martedì 10 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA NAPPI

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Rita Nappi: “Tra donne” – deComporre edizioni 2026 – pag. 128 - € 10,00
Nei ringraziamenti di fine volume la poetessa scrive: “Potrebbe essere senz’altro un libro dedicato, ma credo non sia così. Si tratta di una storiografia di amori duraturi, alcuni flebili e altri impregnati di dolore. Si chiude un ciclo. Si chiude, forse, anche un po’ di più il cuore, a doppia mandata. Ho aspettato cinque anni per pubblicare un nuovo libro e forse questo è il momento giusto per rimandare alle dirette destinatarie il giusto valore dei sentimenti vissuti.”
Tra accenni di un diario e sfumature di colori, tra l’essenza piena dell’esistere e un pastoso simbolismo, tra i frastuoni della quotidianità e il ribollire dei sentimenti più intimi, la poesia ricama lo stupore del riferire e il fluire delle palpitazioni.
“Se tu fossi fine, / amerei la tua chiusa/ come l’abbraccio prima dell’addio/ il buon viaggio delle partenze/ l’ultimo morso che sa di sazietà. / Se tu fossi inizio/amerei il gusto del primo bacio/ come l’incipit del tuo buongiorno/ il ballo al tramonto/ la canzone che si sceglie alla radio. / Se tu fossi qualcosa,/ sapresti di buono./ Ed è quello che sei/ al mio cuore.”
Un tempo, che appare sempre eguale, segna il pensiero che fa capolino per mostrare i segni delle fugaci brezze e o le ferite che congelano lacrime. Il ritmo dei versi, tutti brevi e privi di una metrica predefinita, si “sorseggiano” come da un calice che è capace di mantenere sempre alto il livello per lasciare possibilità di assaporare senza sosta le frequenze emotive che propongono petali variegati e luminosi.
Così anche le mani sanno palpare l’addio e comprendono bene come si diventa estranei attraverso la corrosione dell’amore, bruciacchiando gli errori paralleli o girando intorno all’angolo, offrendo un affetto misto al vino “in una stanza senza tempeste”, inseguendo bagliori perché “Ancora una volta/ nel mio cammino/ sento l’addio/ sulla pelle, / nelle ossa/ tramortite/dal tuo volo lontano”.
Fotogrammi in sequenza serrata danno la luminosità di un canto che invoca ancora una volta la libertà della donna, la quale deve e può raggiungere la speranza di abbandonare definitivamente ogni catena che la sminuisca, e che la metta in difficoltà sociale o morale quando si accosta ad un amore clandestino, o mentre il desiderio diventa finalmente forza che abbandona ogni divieto alle oscillazioni, alla tenerezza, alla capacità di mescolare sacro e profano.
La metafora è una essenza piena, costantemente sagomata nella scrittura di queste poesie che oscillano elegantemente tra il visibile e un vigoroso sussurro.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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