lunedì 9 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA SEROFILLI


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Valeria Serofilli: "Il cappello a fiori" - Ed.Leonida - 2026 - pag. 102 - € 14,00
Conoscete tutti la poetessa Valeria Serofilli, presidente da oltre vent’anni del Premio Internazionale Astrolabio, continuatrice impeccabile del premio creato da Renata Giambene, animatrice degli Incontri letterari del Caffè dell’Ussero, un riferimento culturale della città di Pisa. Poetessa di grande spessore, ha scritto molteplici raccolte di poesie, la Tela di Erato, Fedro rivisitato, Nel senso del verso, Amalgama, La parola e la cura, I Quaderni dell’Ussero, e poi Vestali, Taranta d’inchiostro, Il principio della scorta, che ho avuto l’onore di presentare, in diverse occasioni.
Questa, una raccolta poetica, complessa, composta da tre parti, di fatto tre raccolte, di cui la prima di poesie, la seconda di Haiku, la terza dedicata alla mitologia che è uno dei riferimenti classici nell’intero repertorio di Valeria.
Poesia di svolta che chiude un’epoca e ne apre un’altra, seppur nella continuità dei temi tipici della sua poesia a cui se ne aggiungono di nuovi, oltre che ad allargare il significante a nuove forme di linguaggio espressivo. Una raccolta di cui è protagonista il passare del tempo come citato nella nota in esergo:
Siamo inchiostro / nella cartuccia / del destino
Nella prima parte è protagonista il tempo i cui eventi sono in modo imperscrutabile nelle mani del destino. Il tempo che contempla anche inevitabilmente il rapporto con la morte, come emerge dalla poesia incipitaria, il cui titolo da nome alla raccolta e poi dalla successiva poesia Funzione religiosa. Un modo di rappresentare questo passaggio, non in maniera drammatica o triste, ma naturale, accettata come qualcosa che fa parte della vita stessa. Anche la personificazione della morte non ha i connotati tipici, ma è una signora distinta, seducente, elegante appunto col cappello a fiori, con gli occhi freschi, gentile nei modi
Sfiorandomi le ciglia/ m’inviterà a seguirla / perché sa che sugli occhi/ non voglio / alcuna conchiglia
Il tempo è ancora presente nella sua pseudo circolarità come nella lirica Eterno ritorno, dedicato a Nietzsche.
La versificazione conferisce una musicalità dolce e fluente attraverso un uso sapiente della rima, mentre l’uso del polimetro consente di seguire con efficacia e leggerezza lo stato d’animo che pervade queste liriche. Una poesia di natura ermetica, non solo per la brevità di alcune liriche, ma soprattutto nel senso di Hermes, dell’oscurità e dell’impenetrabilità che caratterizzano il canone espressivo, in cui il riferimento a Luzi, che Valeria, ama non è casuale.
Nella seconda parte, Haiku al Ragù, c’è l’approccio verso una forma di contaminazione di una espressione giapponese come l’Haiku in chiave nostrana, sia sul piano del significato che del significante, in cui la forma originaria si amplia per dare respiro a una composizione di natura esclusivamente sintetica ed evocativa. Torna il tempo nella ciclicità delle stagioni, un omaggio alle Quattro stagioni di Vivaldi, quasi a voler stigmatizzare una contiguità di queste due espressioni artistiche, la musica e la poesia.
Liriche in cui, per ogni stagione, gli elementi naturali si associano a quelli spirituali.
La primavera come il mistero del risveglio e della passione di Cristo. L’estate con il deserto marino e le stelle cadenti, foriere di improbabili sogni. L’autunno con l’amore maturo, con le ali spezzate degli angeli, al fine di evocare la precarietà della natura e dello stesso paradiso. L’inverno con il ghiaccio contrapposto al calore del cuore, all’intimità delle feste.
E poi ancora i Microcanti Danteschi, gli eventi e i personaggi della Commedia, attualizzati e sintetizzati in strofe di tre versi, attraverso una geniale distorsione dell’uso dell’Haiku e per questo originale e stimolante.
Selva oscura / che la via è smarrita / a metà vita
Mela peccato / Paolo e Francesca / Adamo Eva.
Infine la terza parte, dedicata ai miti, Alfeo, Aretusa, Nettuno, poi un sonetto d’amore in stile e omaggio a Neruda, e per chiudere, una sorta di micro pezzo teatrale, già sperimentato in precedenza, come nel Principio della scorta.
Insomma una raccolta poetica che accanto alla speculazione sui temi pregnanti dell’esistenza, il tempo che passa, l’impossibilità di trattenerlo, l’amore, il mistero della morte, unisce una sperimentazione coraggiosa, che ritengo completamente riuscita di nuovi linguaggi e nuove forme espressive, superando la dicotomia tra significato e significante, una questione aperta nella poesia di oggi che vedeva in passato i due ambiti essenzialmente separati e distinti.
Una raccolta che attinge, interpretandole in maniera originale, forme espressive derivate da altre realtà poetiche anche lontane dalla nostra sensibilità, che tende a universalizzarsi, che guarda oltre, additando forse quella che potrebbe essere l’evoluzione futura della poesia.
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FRANCO DONATINI

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