mercoledì 26 marzo 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARISA PAPA RUGGIERO


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Marisa Papa Ruggiero: “Frange d’interferenza” – Giuliano Ladolfi Editore – 2024 – pag. 62 - € 10,00 –
Prima di disporsi alla lettura di questo volume credo sia necessario comprendere, assimilare e condividere quanto ha detto Alfred Jarry intorno alla patafisica, per la quale non esistono verità assolute ma solo relative, sempre mutevoli, e tutti i principi possono essere affermati e contraddetti in nome dell’assoluta libertà creativa dell’artista, fuori da schemi precostituiti. La patafisica, spesso definita come la "scienza delle soluzioni immaginarie", si presenta come una disciplina parodistica e surreale, ma in realtà rischia di dissolvere il senso critico e razionale del pensiero umano. Nata dall'estro del drammaturgo, la patafisica si compiace di un'assurdità programmatica, vanificando ogni sforzo di comprensione logica e lasciando il sapere in balia di conseguenze concrete.
Il suo rifiuto della coerenza e della sistematicità scientifica porta a una fuga dal reale che, lungi dall'essere liberatoria, finisce per diventare una prigione concettuale. Se tutto è vero perché tutto è relativo, allora nulla è veramente conoscibile, e il pensiero si riduce a un gioco sterile, non privo dell'arbitrario. Annullando quei parametri che erano (e sono) il distinguo della poesia sino ad oggi inseguita: ritmo delle sillabe, musicalità del verso, capacità di suscitare emozioni, energia per riaccendere sentimenti.
Inoltre, la patafisica tende a sfociare in un elitarismo intellettuale: chi ne fa uso spesso si vanta di una comprensione superiore, mentre potremmo timidamente sospettare che in realtà si tratti solo di una celebrazione dell'incomprensibile.
L’uso della patafisica nella letteratura e nell’arte, sebbene affascinante in certi contesti, a me sembra che abbia contribuito ad una progressiva perdita del valore comunicativo dell’opera. Se il senso è arbitrario, allora qualsiasi messaggio può essere ridotto a un vuoto gioco linguistico. La creatività, invece di essere potenziata, si avvita su se stessa e si sterilizza in un labirinto senza uscita.
Marisa Papa Ruggiero accetta la sfida e si immerge focosamente nella creazione di componimenti a volte speditamente comprensibili nei loro versi, a volte faticosamente afferrabili nella loro decifrazione, in assenza assoluta della punteggiatura.
“Vedi scorrere grigie risacche tra le ciglia/ e gli alisei e i monsoni le correnti/ arse dei tropici lungo l’acrostico degli anni/ mentre nel corpo l’ultima ora/ gela l’orizzonte// tra vena e nervo hanno un sussulto/ le sinapsi elettriche del furore e dell’utopia”
Le parole scorrono con limpida luminescenza nel ritmo in cui la tappa dell’informe cerca la forma e la robustezza che ribolle nei limiti. Una dinamica frenetica e ondeggiante la caratterizza e la poetessa ricama figurazioni nel discorso che si va proponendo nell’imponderabile.
“Botola lasciata aperta/ contagio di neuroni sconti spiando/ oltre il tendaggio il giorno/ di taglio Vermeer mi tira dentro il quadro/ qualcosa si fa voragine se guardo/ sul filo di questa lama/ Caraffe di luce sulla pelle nuda/ scintillante di miele io lo so solo adesso/ che l’assoluto è qui/ intorno e dentro una combustione di mine/ esplose nell’iride/ un lobo poi l’altro forati da spilli/qui la goccia di sangue qui la perla/ lo scandalo della finzione sulla tela tocca/ il nervo sensibile del vero/ denso come la polpa di un pensiero/ fiondato in vena/ come la mappa inchiostrata viva/ e l’occhio che la guarda”
Qui il verso potrebbe anche essere logoterapeutico, senza favorire quella lettura che mira agevolmente alla riconoscibilità del reale e a porgere condizioni privilegiate per affondare insieme nel pensiero razionale.
Ogni testo è una bomba a mano che deflagra nel particolare valore emblematico, cercando di obbedire ancora al concetto di mimesis, come miniera di spontanea enunciazione.
Per completezza di ragguaglio mi piace riportare quanto è stato scritto in altra sede da G. Alvino:
“L’interpunzione è completamente bandita e l’ultima parola d’ogni testo si perde nel bianco, a significare la negazione di principio e fine; il punto fermo è surrogato dall’iniziale maiuscola del verso seguente, cui è affidato l’incarico di segnare una frontiera testuale: quasi una didascalia di spartito per voce recitante perché musica, si badi, non già musicalità è la cifra caratterizzante l’operazione, che procede per crepe e stecche sonore all’insegna di jazzistiche sincopature fomentate da frequenti allitterazioni ed enjambements tra forti e fortissimi: «Oppure cliccare uno schianto muto un crollo / nel fondo oculare ‒ fionda o freccia / ad altezza di cuore ‒ l’acustica / è fuori circuito la bacchetta del maestro dirige / un’orchestra vuota / ‒ ti aspetto qui e qui e qui / doppie vocali sul ring della mente sono / ali corvine spalancate in volo / come i mitici baffi a punta del dipintore folle / appesi a corna di bue due le metà scisse […]». La metrica, com’è agevole notare, è assolutamente libera e scatenata, benché, per deferire – con benevola ironia – alla tradizione, non manchino relitti di misure canoniche, per lo più endecasillabi, senarî e settenarî non di rado accoppiati.”
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ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 23 marzo 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = ASSUNTA SPEDICATO


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Assunta Spedicato: “Strade al mare” – Ed. Centro culturale l’Ortica – 2025v- pag. 36 – s.i.p.
Premio “Sandra Mazzini”, l’agile volumetto offre con corpose composizioni che interpretano, quasi tutte col verso lungo oltre l’endecasillabo, le quotidiane ricerche di una custodia ricca di fermentazioni e di immaginazioni. Uno scorrere rapido ed attento di visioni e di meditazioni attraverso la difficile propulsione degli accadimenti, che gestiscono occultamente l’alternarsi delle scelte e delle illusioni.
Scorrendo le motivazioni del premio possiamo sottolineare “la crudezza del tempo che passa e che non fa sconti nemmeno all’amore, così come la difficile verità per la quale è inutile rincorrere l’amore di un altro se per primi non impariamo ad amarci”. “Le immagini, evocative e delicate, si susseguono preziose e ricercate, senza mai diventare retoriche, e restano nitide nell’animo del lettore”. Un continuo alternarsi del dialogo che puntella il giudizio indagatore, e sulla strada della preghiera “c’è un momento dopo il gesto insensato/ un frammento in cui il tempo sembra sospeso/ e il respiro impegna il pensiero/ che si vede e si vuole congelato in un sogno.” Passaggi deliziosamente pungenti nella fragranza di un succinto sorriso o nelle allusioni più volte accennate, “forse immagini che ustionano occhi di cera”.br /> Il mare di Assunta Spedicato è proprio l’immenso scrigno dentro il quale immergere le evoluzioni dell’inconscio e del sub conscio, che come le onde lievi o violente ci accompagnano in ogni luminosità delle riflessioni, tracciando quelle pennellate ispirate alle visoni purpuree, alle remote impronte, alle intime vestigia, al naturale percorso dell’immaginazione e della fecondità. E’ così che ricama il tessuto che lega la parola: “Se fosse solo l’orlo di un abito sdrucito/ t’inviterei con ago e filo a riparare col cucito/ e ce ne andremmo a conoscere la stoffa/ concilianti come trama nell’ordito/….ma siamo solo gocce cadute nell’imbuto,/ non si cercava il mare, invece qui/ si è spinti a traboccare. E mentre il peggio accade/ il cielo si fa muto e non lascia evaporare.”
Il tu colloquiale ristabilisce armonie nel moltiplicarsi di sfavillii che rendono il dettato quasi informale, quasi intenzionalmente interrogativo, giocando spesso con il trucco del reale che riemerge come impasto appetibile della genuina consuetudine.
Implora, come impercettibile preghiera, l’azzurro delle acque che rotola via nell’attimo, le nostalgie che ingaggiano i ritorni, le cattedrali inghirlandate e adagiate sul mare, le note di primavera tra l’esordio delle rondini, abbandonare le serre che coltivano rimpianti.
La parola regge il lampeggio e nel contempo è il prodotto libero del significante, agisce tramite i concetti assemblati dalla scrittura ed è il vettore tangente sulla sfera dell’indicibile. Il recupero della memoria diventa metafora che snoda le impronte personali.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 21 marzo 2025

POESIA = LINO ANGIULI


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Si fa presto a dire “Poesia”: meglio dirlo, e dirlo pure ad alta voce, dopo aver navigato nel mare aperto delle “poesie”, che sono davvero tante quanto quelle che potremmo anche definire, ossimoricamente, “politiche poetiche”.
Si pensi che dentro la stessa “casa comune” o “genere” che dir si voglia possono coabitare il Cantico delle creature di San Francesco e Une saison en l’enfer di Arthur Rimbaud. Altrettanto marcata ed evidente è la differenza tra la proposta di Dante Alighieri di fare dell’amore un potente strumento di salvezza escatologica, attraverso un percorso evolutivo della coscienza individuale e storica, e la sublimazione letteraria, pur ricca di eccellenti variazioni sul tema, con cui Francesco Petrarca ha trattato il suo privato sentimento amoroso facendone un canone ancora oggi praticato nelle tante coniugazioni del lirismo, che spesso trovano il loro epicentro in un onnivoro ego, facilmente esposto a derive egolaliche e persino esoteriche. In comune ci sarebbe solo la versificazione.
Un altro esempio di posizioni talmente differenti da essere contrastanti? All’inizio del secolo breve, in Italia, un ipocondriaco giovane torinese prematuramente morto di tubercolosi, Guido Gozzano, nell’opporsi alla mitomania dannunziana, compiva un gesto rivoluzionario scrivendo “Mi vergogno di essere poeta”, mentre Giuseppe Ungaretti, soldato, si accingeva a scrivere “Sono un poeta / un grumo di sogni”, per esaltare una forte vocazione alla parola possibilmente numinosa. E possiamo fermarci qui con gli exempla.
Quindi? Viva il relativismo? Quindi: e naufragar… m’è amaro in questo mare?
No, cari amici praticanti poesia. Tutte queste differenti esperienze costituiscono solo un enorme patrimonio a disposizione di chi decida di assumere la responsabilità della propria irripetibile voce coscienziale, dopo averla appostata cercata scavata inseguita annusata trovata riconosciuta al fine di darle forma, previo diuturno confronto con le altrui voci. Toccherà poi ai critici, militanti o accademici, e ai sedicenti addetti ai lavori individuare formule catalogazioni famiglie tendenze generi e sottogeneri.
Ciò che conta è che ognuno compia il proprio viaggio conoscitivo grazie alla bussola eccezionale che comunemente chiamiamo “poesia”. Come tutte le bussole però, ̶ si sa ̶ basta un nonnulla per rendere l’ago indeciso e oscillante e confuso: tocca quindi a ogni ricercatore mirare a individuare la posizione/direzione/rotta, che auspichiamo dinamica e fertile per sé e per gli altri. Come ogni viaggio, ovviamente, i pericoli sono tanti, come ci spiega nonno Omero, capostipite occidentale dei poeti: bisogna innanzitutto scansare le sirene narcisistiche legate al ruolo, evitare il richiamo delle “scuole” e dei “modelli” abbondantemente disponibili nel supermercato degli “ismi”, e tanti scogli non facili da affrontare. Ma ̶ tutto sommato e tutto sottratto (nonché alla luce della mia esperienza cinquantennale) ̶ il gioco vale la candela per arrivare a poter fare di quella flebile candela un candelabro ricco di luci, assai utile per orientare il cammino della civiltà.
In tal senso, la giornata odierna è proprio quella giusta per formulare e rivolgere a tutti auguri di “buonapoesia”, variante di “buonavita”.
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Lino Angiuli, 21 marzo 2025
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"COLOR SALVAVITA"
Maestrale s’aggira negli orti di marzo
per fare il solletico ad ogni verzura
scampata al rovescio dei mali cervelli
venuti ad armare al posto di amare
ma ci basta un’erre a cambiare le carte
e quanti rumori potremmo aggirare
uscendo da questo terreno infestato
da vermi rimasti arretrati a covare
cavando la ruggine e litri di bava
che fa rovinare ogni ardita salita
dal rosso accecante a un color salvavita.
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= Foto di Giuseppe Di Palma

giovedì 20 marzo 2025

INTERVENTI = PER CAMILLERI


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L’Associazione Culturale “San Ginesio” e il Centro di Lettura “Arturo Piatti” di San Ginesio (MC), nelle persone degli organizzatori Rita Bompadre e Matteo Marangoni, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia e del Teatro 2025, presentano all’interno della pagina social https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti - un contributo audio-video per celebrare il centenario della nascita dello scrittore, regista teatrale, televisivo e radiofonico Andrea Camilleri (on line a partire dal 21 Marzo 2025).
** PER - "Immagine: Porto Empedocle, murales ad Andrea Camilleri (Creative Commons Attribuzione-CondividiAlloStessoModo 4.0 Internazionale)”
https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it
Opera dello street artist Salvo Ligama - https://www.ligama.it/

martedì 18 marzo 2025

POESIA = VALENTINA GIUA


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" I "
il verbo della luna
lo leghi al petto
le sere di giugno,
il suo fragore cavalca lesto
tra i vuoti foggiati
dalle stelle.
Al buio indugia
la pelle intirizzita
delle gambe
rannicchiate ai bordi
di una sdraio di vetro
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" II "
Se riuscissi a stormire
i versi che vorrei
come note intonerei
sulle labbra tue
le nuvole di febbraio
che spingo piano
sulle mie
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" III "
Mille cocci di vetro
scorrono lungo gli scalini
della soffitta
-
li appendo come cristalli
al tetto buio che resto a fissare
per ore
-
Solo una piccola finestra ad aprire il cielo
ma la notte non ha stelle,
-
solo parole
acuminate
affondano il silenzio
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VALENTINA GIUA

sabato 15 marzo 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNAMARIA FERRAMOSCA


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Annamaria Ferramosca "Luoghi sospesi": un dialogo poetico tra confine e possibilità. (Puntoacapo Editrice 2023, € 15,00)
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"Luoghi sospesi" di Annamaria Ferramosca, pubblicato per i tipi di puntoacapo con una nota di Elio Grasso, è un viaggio poetico che si muove tra il visibile e l’invisibile, tra il concreto e l’immaginario. Il titolo stesso evoca una condizione di transizione, di attesa e di continua ridefinizione, dove lo spazio non è mai un semplice sfondo ma diventa simbolo di una tensione interiore.
Strutturata in cinque sezioni, l’opera si sviluppa come un percorso in cui il soggetto lirico si interroga sul senso dell’esistenza, sull’inafferrabilità del reale e sul rapporto tra il sé e il mondo. L'autrice costruisce un vero e proprio monologo interrogante, in cui la ricerca di senso si manifesta attraverso domande, ipotesi e slanci verso l’altrove. Questo movimento oscillante tra certezza e dubbio è uno dei tratti distintivi della raccolta, che si nutre di una poetica del confine, in bilico tra il dentro e il fuori, tra la percezione e l’illusione.
Il linguaggio di Ferramosca è denso di immagini evocative, in grado di tradurre in versi le sfumature di un pensiero in continua evoluzione. Un esempio emblematico è la riflessione contenuta nella sezione Di là dal vetro, in cui la voce poetica si chiede:
"sentirmi mentre penso e muovo
il mio pensare e perché solo il mio?"
Qui emerge la consapevolezza di una soggettività che cerca di superare i propri limiti, di farsi altro, di oltrepassare la percezione individuale per aprirsi a un orizzonte più ampio. Questo senso di sospensione, di attesa di una possibile rivelazione, attraversa tutta la raccolta, rendendola un'esperienza poetica profonda e coinvolgente.
In definitiva, Luoghi sospesi è a mio avviso un'opera che invita alla riflessione e al dialogo interiore, trasformando la poesia in un territorio di esplorazione continua.
Ferramosca costruisce un ponte tra la parola e il pensiero, tra il visibile e l’invisibile, regalandoci una poesia capace di interrogarsi e, nel farlo, di illuminare anche il nostro sguardo.
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Valeria Serofilli
Presidente AstrolabioCultura
Premio Astrolabio e Incontri letterari presso SMSBiblio di Pisa
http://www.italian-poetry.org/valeria-serofilli/
https://www.wikipoesia.it/wiki/Valeria_Serofilli

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


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“Dies irae”
Il cigno è come me: attende Leda
ormai divenuta una chimera
sbarrata dal trapasso colorato
delle mie primavere.
Fluttuando scompongo sensi inversi
per quel famoso Caronte di bragia
dagli occhi fissi alla clessidra, impazzita
nel verderame dell’istante.
Scotomi scintillanti nel rintocco
delle sere in abbandono
quando gli errori smontano visioni.
Nell’imprevisto ancora una coscienza
invoca tradimenti dai profili accennati,
quasi per ingannare il gioco,
ma fissato il giorno della dipartenza
scommetto che anche Cristo mi rifiuta.
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ANTONIO SPAGNUOLO