sabato 3 gennaio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFREDO SANTANIELLO


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Alfredo Santaniello : “La libertà del perdono” – Aletti editore – 2025 – pag. 92 - € 14,00
Alfredo prosegue spedito con le sue accurate e vibranti indagini attraverso le onde della ricerca civile, morale, sentimentale, filosofica, simbolica per cercare di sciogliere semplicemente i nodi che incagliano la nostra quotidianità, tra impegni del banale e lampeggi di illusioni.
“Il libro – leggiamo in quarta di copertina – nasce dalla contemplazione del simbolo della Croce e dallo studio dei diversi modi e delle diverse sfumature e gradazioni dell’amore.”
Perdono quindi lo chiediamo ancora, in questi tempi burrascosi che contraddistinguono il secolo, secondo un atto di amore, di quell’amore che vibra negli animi eletti e sedimenta nella custodia delle emozioni.
Le poesie si rincorrono con un ritmo incalzante tra sguardi ammiccanti e frasi di dubbio, tra ponti di luce e fiamme d’amore, tra sibili dell’abisso e vibrazioni del cuore. La musicalità delle sillabe è in equilibrio nei versi, che si distinguono pagina dopo pagina, con endecasillabi che spesso fanno eco a settenari scelti nell’armonia di un autentico rapporto con la consuetudine classicheggiante.
“E nel terreno del dubbio/ si piantano pali profondi: / o ci credi o tutto crolla/ e preghi e pianti fondamenta.”
“Pensieri, credenze e percezioni/ inculcati nella mente fin da bambini:/ programmati a credere alle menzogne/ figli della paura e del controllo.”
“Ci ansima sul collo/ giorno dopo giorno/ quest’ansia da tormento/ fra precarietà e sfruttamento.”
La poesia diventa anche soliloquio, nella misura delle immagini che si incuneano nel subconscio e cercano di rendere visibile anche l’invisibile, cercando di lenire ferite o invogliando a indulgenza per le richieste sottaciute.
“ Per imparare a perdonare gli altri – suggerisce il poeta -dobbiamo imparare a perdonare noi stessi, accettandoci così come siamo, con i nostri pregi e difetti.”
Una chiave prodigiosa per aprire legami fraterni.
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ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 30 dicembre 2025

RIVISTA = NUOVO MERIDIONALISMO


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E' in distribuzione il numero 250 (settembre novembre 25) della elegante e ricca rivista "Nuovo Meridionalismo", sapientemente realizzata e diretta da Giuseppe Iuliano.
"Numero speciale" per ricordare i quaranta anni dalla fondazione del pariodico /1985-2025) -
Firmano: Generoso Benigni, Gianni Festa, Francesco D'Episcopo, Filippo Doria, Filomena Marino, Paolo Testa, Emanuele Macaluso, Francesco Petrillo, Giovanni Verde, Bruno Troisi, Gerardo Iuliano, Clara Spadea, Mino Mastromarino, Aldo De Francesco, A. Michele Iuliano, Chiara Severino, Gennaro Iannarone, Carmelo Sichinolfi, Alfonso Attilio Faia, Paolo Saggese, Giuseppe Iuliano, Maria Romano, Gennaro Iannarone, Mirella Napodano, Michele Vespasiano, Michele Miscia, Emanuela Sica, Mirella Iannaccone, Teodoro Russo, Antonio Spagnuolo, Vincenzo Aversano, Michele Sessa, Costantino Severino, Antonio Pulcrano, Paola De Lorenzo Ronca, Paolo Nigro, Anna Maria Galasso, Francesco Frisari, Pasquale Martiniello, Aurelio Benevento, Alfonso Nannariello, Tiberio Fusco, Matteo Claudio Zarrella, Francesco Coloia, Franco Mangialardi, Riccardo Sica.
Arricchiscono questo luminoso volume di ben 96 pagine Le "Vignette" di Malatesta.
Per contatti : giiuliano@tiscali.it =

lunedì 29 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = SERGIO GALLO


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Sergio Gallo: “Gleba/Adamah” – ed. Gatto Merlino 2025 – pag. 140 - € 14,00
Micro e macrocosmo si fondono in unica amalgama nello scorrere limpido dei versi, innanzi alle meraviglie, illusioni, esplosioni della realtà quotidiana, divenendo di volta in volta ribellione contro eventi che abbuiano i giorni di fede.
“Gleba” in ebraico significa suolo, zolla, humus, terra da coltivare, donde l’adagio “servo della gleba” che ben conosciamo nella storia che ci precede.
Le sezioni nelle quali si suddivide la silloge hanno tutte un fortissimo legame, una coscienza lampante di quanto necessaria sia la coesione e la capacità di distendere il velo della pace e dell’amore, in questo mondo contemporaneo nel quale tenacemente cerchiamo di custodire i sentieri invisibili e sospesi tra luce e tenebre.
“A noi, fugaci osservatori/ cui spetta l’incombenza/ della vita e della morte,/ a noi privi d’un cuore che ascolta/l’esigua urgenza della parola.”
Il simbolo che riesce a coniugare, sterminando ogni ostacolo!
E la parola prosegue: “Il presente: una minaccia continua. / Tengo la rotta fra dense nebbie;/ emorragie d’anime inafferrabili/ tra maglie di reti lacerate./Con pazienza sciolgo grumi di dolore.”
“Mi guardo attorno turbato, sperduto./Mi rendo conto di non fare eccezione.”
“Ogni sasso uno sgravarsi del cuore,/ un sussulto dell’anima, il ristoro/ del pensiero. Disdoro mancare la visuale/ dalla Cima del Tor. In avvicinamento/ lampi e turbini del Dio Thor.”
La globalità che gestisce l’uomo contemporaneo è sempre in cerca di una bacchetta magica che sappia apparare conflitti e misfatti, illusioni e profezie, flussi informatici e idee di civiltà, pazienza e saggezza, intelletto e adesioni dello spirito.
“Abbiamo letto nei libri di storia del più grande/annientamento nel minor lasso di tempo; ora, senza/ neanche rendercene conto, assistiamo complici al più/copioso sterminio nel più lungo intervallo di tempo.”
Sergio Gallo stempera le sue liriche con una scrittura sapientemente equilibrata, tra movimenti classicheggianti e tragitti attuali, in modo da offrire un tragitto policromatico nel quale si esalta l’utopia e si aspira ad una comunanza di intenti.
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ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 28 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

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Nota di lettura di Carla Malerba per “Dissolvenze e sussurri” di Antonio Spagnuolo - ed. La valle del tempo 2025 -- pag. 60 - € 14,00
Ho letto sempre con curiosità e attenzione le raccolte di Antonio Spagnuolo, poeta molto noto non solo negli ambienti letterari partenopei, ma anche in quelli nazionali e internazionali per essere stato tradotto in molte lingue. Dalla sua biografia si evincono i suoi studi classici, la brillante laurea in Medicina, l’amore per una sola donna.
Amore, paesaggio e cromatismo connotano i suoi versi di note del tutto particolari e di cadenze e di effetti in modo tale da tale da renderli inimitabili. Tutto questo affiora in ogni sua raccolta e amplifica la sua capacità descrittiva fondendo sentimento e sonorità del verso che diventano così parte integrante del suo canto.
Ritrovo oggi leggendo “Dissolvenze e sussurri”, non solamente la musicalità di molte sue raccolte, ma anche l’efficacia descrittiva dei versi:
“Anche la luna riflette le illusioni/ che la notte prepara tra le onde/ mentre luccica il ventre tuo nel mare/ tra sorrisi e perle luminose” (“Riflessi” in “Svestire le memorie”)
E ancora in Futili arpeggi (2024) ecco apparire immagini di fascino assoluto nella poesia “Policromie”:
“Abbagliano le scie dall’ampio raggio/ nel brusio di quelle metamorfosi/ come risacche dalle diafanie …”
D’altronde, nel suo giovanile, classicheggiante “Ore del tempo perduto “(1953) con nota di Umberto Saba, risplende nella poesia” Maia” l’idillio di natura dove i colori si stagliano netti: il “rosso vermiglio del cielo sereno”, i biondi capelli di una donna come una fantastica torcia e il giallo delle ginestre mentre Maia appare: un quadro di colori e sensazioni, opera dei sapienti versi dell’allor giovane poeta.
Se oggi i moltissimi poeti presenti nel panorama nazionale e internazionale cercano di distinguersi l’uno dall’altro, Spagnuolo non ha mai avuto bisogno di ricorrere a certi espedienti: la sua lingua è forbita, ma non ricercata; le sue immagini ti camminano accanto, i suoi sfondi li suggerisce l’incantata natura campana e lì il poeta crea, a getto quasi ininterrotto, la sua favola bella, la perdita dell’amata, il sogno tormentato dall’assenza, le dolci visioni.
I temi della raccolta si fanno fin dalle prime liriche evocativi e misteriosi. Sul video si sfuma la realtà inglobata dall’azzurro, come recitano i versi e il blu si colloca un po’ ovunque: sulle mani, su onde che già lo possiedono, sui segreti che la poesia vuol nascondere. Sono versi che giocano con l’azzurrità dello schermo mentre egli scrive, mentre il mouse rincorre i ricordi, ricercandoli invano.
Spagnuolo è stato sempre fedele ad una ricerca poetica interiore in nome di un amore mai svanito, mai abbandonato. Cos’è quindi per lui l’immagine dell’amata? Questa volta Spagnuolo per rincorrere la sua finalità utilizza la visione di fotogrammi e pixel per immortalare il suo sentimento, per inseguire il suo passato felice.
Cerca la meraviglia nei colori da cui sempre è stato attratto, la sua anima soffre e rincorre nel sogno la grande illusione. Ma questo gli comporta talvolta la caduta della gioia, seppur effimera, quella cui non vorrebbe rinunciare mai.
Sembra che il suo alter ego gli sussurri: “Prendi parte, poeta, alle chiassate festose, non rinunciare ai paesaggi silvestri o ai colori delle marine, ai segnali d felicità che ti vorticano intorno!”
Ecco, i colori, i colori del mondo sembrano essere protagonisti di molte liriche di Antonio, in visita alle mostre di pittura dove lo colpisce un “arlecchino inciso sulla tela”:
= Un arlecchino inciso sulla tela
porge stupore danzando in bianchi cerchi
Prende vita l’arlecchino in un mondo altro da quello del quotidiano e il poeta pare, osservandolo, che si immedesimi nel dolore della maschera: “…sicuramente s’aggroviglia l’anima/ per l’amore smarrito”
Riprende il filone del cromatismo anche nella poesia Hardback dove l’occhio del poeta rincorre l’ispirazione dell’artista, attento a scorgere le bizzarrie che ne affiorano:
= Nel trucco delle tele colano i colori
come fulgidi tocchi tradotti per dovizie
ansiose di scoprire il tempo degli umani.
E così le affinità sovrapposte, amalgamate, intersecate creano l’idea dando sostanza alle attese/ e conquistando cromatiche misure. Il dominio del colore, il rosso in particolare viene scelto anche nella poesia Tramonto rosso proprio per la sua forza, come un respiro che si spegne. La poesia che rappresenta il nucleo della silloge riassumendo ed esaltando insieme il pensiero di un poeta che ha fatto dei versi la sua essenza vitale, viene qui riportata per intero.
"TRAMONTO ROSSO"
L’ultima fiamma è rosso sangue,
come un respiro che si spegne
sull’orlo levigato dei silenzi.
Il sole ormai stremato, si ritira
dietro le ciglia dell’orizzonte intatto,
e l’ombra allunga le sue dita
sui campi, sulle case, sui volti arroventati.
È il tempo in cui più dolce è il peso
degli anni rubati clandestinamente al cuore,
quando ogni battito ora ricorda
che la fine è sull’orlo del non ritorno.
Le nuvole, le foglie in abiti scarlatti,
sfilano come vecchissimi pensieri,
e il vento porta via con sé
sussurri di giorni perduti tra il nonnulla.
Così la vita china il capo, non vinta,
ma riconciliata all’imprevisto,
abbracciando l’attimo nel quale eterno
tutto tace, e tutto resta impietrito nel miraggio.
Nel tramonto ogni sera si riscrive
la poesia dell’ultima ora-
una bellezza che non implora,
ma si spegne, fiera, nel fuoco.
*
Credo che non ci sia necessità di parole di chiusura in questa mia breve recensione al poeta Spagnuolo e che i versi, bellissimi, di Tramonto rosso rappresentino in modo assoluto il suo percorso poetico continuo e proficuo, percorso che nella poesia italiana odierna è quello di un poeta unico per poetica e versificazione.

CARLA MALERBA

venerdì 26 dicembre 2025

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


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"2026 e Alessia"
-
Stabile gelo nella pineta
del Parco Virgiliano
per ragazza Alessia, il freddo
a scendere nell’anima
invisibile col nome nulla
dal quale sporgerne la vita
nuova nell’assetata Alessia
alla sorgente magica a bere
come una donna di desideri
realizzati (Giovanni non mi lascia).
E le corse per raccogliere
portafortuna le pigne e i
genitori con bambini nel
folto del verde gemmante
in risate di Alessia,
nel brivido salutare
dell’attesa.
-
Raffaele Piazza

martedì 23 dicembre 2025

POESIA = PIETRO LUCIANO BELCASTRO


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= Briglie =
Sai che tieni le briglie alla mia bocca
Ma col tuo sguardo volto sempre altrove
Sussurri che son vecchio.
Lo so, lo dice pure questo specchio,
Ma il tuo sussurro è lama che ferisce
Il cavallo che indomito galoppa
Illuso ancora dalla fresca biada
E da quello spirito che non dorme.
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= Silenzi =
Vorrei fosse come questo silenzio,
Seduto nel pomeriggio assolato
Di questa primavera,
Tra refoli di vento e pigolìi,
Tra Rombi d’un biplano
E uno scampanìo lento.
Forse così sarebbe più una sera
Di vermiglie speranze
Che non una notte profonda e nera.
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= Lux =
Le sere agostane mi riportano
Un tempo giocoso, tra spume del mare
Canneti ventosi e riottose fiumare;
Il sole a stento nella fitta abetaia
Aspettando un cenno di quella luce gaia.
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= Ad Afrodite =
Non mortificarmi ancora di più
Di quanto già faccia il volto sgualcito
E la dissolta cromìa
Della mia primavera.
Volgi altrove la brezza,
Io guardo nel cielo di questa sera
Che mesce al sole porpora e cobalto
E sento già più lieve
E penso quel silenzio
Che tace la voglia di giovinezza.
***
PIETRO LUCIANO BELCASTRO