SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCO MEZZETTI
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Marco Mezzetti: “A volte ritornano” – Ed. La Gru – 2026 – pag. 128 - € 15,00-
Il sottotitolo “raccolta di haiku ironici all’italiana” smuove immediatamente l’attenzione, e la curiosità diventa anch’essa una manifestazione di interesse culturale e gioviale insieme.
La valanga di componimenti che Marco Mezzetti ci offre manifesta una irrefrenabile spettacolarizzazione dei brevissimi dettati che galleggiano tra immaginazione e plasmabilità del reale.
Gli haiku nascono come forme minime, quasi impalpabili, eppure dentro i loro diciassette suoni si condensa una visione del mondo. Nella tradizione giapponese non sono semplici giochi di stile, ma esercizi di attenzione: uno sguardo che coglie l’attimo, una filosofia del poco che allude al molto. E tuttavia, se osservati con l’occhio della poesia occidentale, gli haiku sembrano quasi una burla: versi cortissimi, niente rime, nessuna solennità metrica. È come se facessero il verso, con estrema serietà, alla gravità della poesia classica. Personalmente io spesso sono agguantato dal dubbio.
Ma – credo - proprio in questa ambiguità sta la loro forza. La struttura dell’haiku somiglia a uno scherzo ben riuscito: è breve, spiazza, arriva subito al punto e poi lascia il lettore sospeso. Ma lo scherzo, come spesso accade, è solo apparente. Dietro l’essenzialità formale si nasconde un pensiero profondo, una filosofia che rifiuta l’enfasi e preferisce l’allusione, il silenzio, la pausa.
“Un musicista/ sventola il suo stipendio. / Batte gran…cassa.” Trasportare l’haiku in italiano e caricarlo di ironia può diventare allora un gesto culturale fertile. L’ironia non svilisce la tradizione, anzi la rende accessibile e vitale. Scrivere haiku ironici significa usare una forma antica per parlare al presente, giocando con le aspettative del lettore: ci si aspetta l’illuminazione zen e invece arriva una risata, che però costringe a pensare. Un sorriso che accarezza l’essenza delle illusioni. È un modo per educare allo sguardo critico, per mostrare che la poesia non è solo monumento, ma anche un breve valzer intelligente.
In questo senso l’haiku ironico è un ponte che tenta di dimostrare che fare cultura non significa appesantire i contenuti, ma saperli rendere vivi, memorabili, persino divertenti. A volte, per dire qualcosa di serio, la forma più efficace è proprio quella che sembra uno scherzo.
“Guerriglia urbana, / risse partenopee, / Spaccanapoli”.
“Due uova a letto/ senza preliminari. / Andiamo al sodo?”
Raccolta dalla scrittura scoppiettante, volume da conservare gelosamente e consultare non soltanto in caso di ipocondria…
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ANTONIO SPAGNUOLO








