sabato 14 marzo 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


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“Fuga”
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Rubo le ore aggrappato alle sfere
nel vano tentativo di fermarle.
Ormai vecchio, il mattino chiama ancora,
con dita sottili e poca luce alle palpebre.
Contro Thanatos, ritento con la spada,
ma con respiro ostinato,
per carpire semplici guizzi di memorie
e stringendo contro vento le cartelle
dell’ultima fascinazione.
Il tempo ha inciso il mio nome nella polvere,
tra versi incontrollati e possibili metriche,
eppure il cuore non ha imparato a tacere.
Dentro di me arde una brace sfrenata,
una parola che chiede nuovamente di nascere
per incidere il tuo nome nell’eterno.
Le mie mani tremano, sì,
ma sanno ancora accarezzare la carne.
Anche oggi ogni foglio è una frontiera,
ogni verso una piccola rivolta, che brucia
l’intelletto ed i pensieri.
Non ho finito di amare la terra,
né gli occhi che incontro per strada.
Cerco ancora pane caldo nella sera,
che scurisce i silenzi, e ti nomino invano
per ripetere insieme le splendide fughe dell’amore.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = PIER LUIGI GUERRINI


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Pier Luigi Guerrini: “L’amnistia del silenzio” – Ed. Bertoni 2025 – pag. 60 - € 15,00
In prefazione Rita Bonetti scrive: “Il viaggio tra queste pagine colme di vita, sofferenza, gioia, visione e immaginazione poetica, non è da me definitivamente archiviato come un ricordo tra i ricordi. È, anzi, un punto di partenza per il seguito di quell’esplorazione dei sentieri complessi della vita che non deve essere mai interrotto. Nell’opera di Guerrini, infatti, sembrerebbe affiorare l’insistenza con la quale ogni mistero della natura umana debba essere indagato, in questo caso con l’uso della parola più adeguata e con l’uso di un cuore pronto ad alzare il sipario al mondo e sul mondo.”
L’emozione che suscita la poesia allora è come una trafittura piacevole che cerca di risvegliare sentimenti e interrogativi, o ancora meraviglie e illusioni, o ancora memorie e desideri.
In questo panorama multicolore ecco anche il gioco acrobatico della parola:
FUORI POSTO
prova parvo privo di voce
trova torva trave di croce
selva valse troppe illusioni
rupe ch’attende acque pure.
Pasqua si prende il silenzio
tutto per sé.
traverso di fango
mi chino e piango.
rivolto nel sangue
pietà grondanti
e il cielo non è disposto
a rincorrere
il mio esser fuori posto.
nel mare di burrasche,
tante navi fuori porto.
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Un breve ma intenso percorso emotivo che ruota intorno al sentimento di estraneità e di disarmonia dell’io rispetto al mondo. Fin dai primi versi si avverte una tensione sonora e semantica: “prova parvo privo di voce / trova torva trave di croce”. L’accumulo di allitterazioni e assonanze (soprattutto con le consonanti p, t e v) crea un effetto quasi martellante, che restituisce la fatica dell’espressione e la difficoltà del soggetto poetico a trovare una voce autentica. Il riferimento alla “trave di croce” introduce un’immagine di peso e di sofferenza che richiama implicitamente una dimensione sacrificale.
Anche il paesaggio naturale assume un valore simbolico: la “selva”, la “rupe” e le “acque pure” delineano un ambiente aspro, quasi primordiale, in cui l’illusione si dissolve e rimane soltanto l’attesa di una possibile purificazione. Il verso “Pasqua si prende il silenzio / tutto per sé” suggerisce una sospensione sacrale: la Pasqua, momento di rinascita nella tradizione cristiana, qui appare invece come un tempo di silenzio assoluto, quasi sottratto all’uomo. Il soggetto resta dunque escluso anche dalla promessa di redenzione. L’io poetico entra in scena in modo diretto: “traverso di fango / mi chino e piango”. Il fango è simbolo di caduta e di umiliazione, ma anche di una condizione terrena da cui non si riesce a sollevarsi. Il sangue e la “pietà grondante” evocano ancora un immaginario cristologico, accentuando la dimensione dolorosa dell’esperienza. Tuttavia il cielo “non è disposto / a rincorrere” l’uomo: il divino rimane distante, indifferente alla condizione umana.br />< In tutta la silloge Guerrini si distingue per una scrittura fortemente fonica e concentrata, in cui il lavoro sulle allitterazioni e sulle rime interne svolge un ruolo fondamentale nella costruzione del senso. Le immagini naturali e religiose si intrecciano in un breve percorso simbolico che conduce dalla metafora alla vertigine esistenziale, dal mistero alla incredulità. La sua scrittura appare così come una meditazione sull’inadeguatezza dell’uomo contemporaneo, sospeso tra desiderio di redenzione e la consapevolezza di una irriducibile distanza dal sacro, sospeso tra il sacrificio per il lavoro fisico ed il divertimento sotteso alle frasi.
“il freddo dirada le parole
come il passero in cerca di sole.
i pensieri accavallati
s’inseguono, si trovano,
si scontrano, s’illudono,
si scontano ai saldi di stagione.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 13 marzo 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANCARLO BARONI


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Giancarlo Baroni: “Brevi Brevissime” – Ed. Bertoni – 2025 – pag. 90 - € 15,00
Giancarlo Baroni (1953) continua a sciorinare il suo bagaglio culturale con alcune composizioni che attualmente si distinguono tutte per una “brevità” di compilazione la quale fa balzare di volta in volta tra la sorpresa e l’indagine, tra il fulmineo e il pittoresco, tra l’adagio e lo speculativo. Forse il poeta tenta di ricucire decine e decine di fotogrammi per realizzare una corposa corona di folgorazioni in un’antologia che racchiude poesie brevi e brevissime, come annuncia il titolo, composte in trentacinque anni e che procede senza riferimenti temporali. La divisione in capitoli si basa sulla loro lunghezza, iniziando da 8, con liriche di otto versi, fino ad arrivare a 2, le brevissime appunto.
Nella nota al termine del libro l’autore afferma: «Queste poesie tentano di raggiungere il lettore rapidamente ma senza fretta. In parte inedite e in parte no; alcune sono frammenti di poesie più ampie».
Appaiono gli animali, la Storia e i suoi personaggi, l’arte e gli artisti, l’osservazione del mondo e delle cose, le figure mitologiche e i demoni, molte volte con il tocco di una sottile ironia che giova al ritmo serrato delle sillabe. Mi piace leggerne insieme una a caso per centellinare gli stratagemmi della scrittura.
“Veleni”
Stremato dalla difficoltà del compito
alla fine si riposò. D’altronde Atlante
si era affaticato per molto meno. Allora
come un aspirante mattatore
che sfrutta l’infortunio del collega
per levagli la parte emerge il Disordine
sciorinando nella scena i suoi veleni.
Una poesia che mette in scena, in forma allegorica, il momento in cui l’ordine del mondo vacilla a causa della stanchezza di chi lo sostiene. Una figura che, sopraffatta dalla difficoltà del compito, è costretta a fermarsi e a riposare. Il riferimento ad Atlante, il titano della mitologia greca condannato a sorreggere la volta celeste, introduce subito una dimensione simbolica: se persino Atlante si era affaticato “per molto meno”, allora il peso che grava sul protagonista appare ancora più gravoso, trasformando la fatica individuale in metafora della responsabilità di mantenere equilibrio e ordine.
Nel momento in cui questa forza ordinatrice cede, anche solo temporaneamente, entra in scena il “Disordine”. La sua comparsa è descritta con un paragone teatrale: come un aspirante attore che approfitta dell’infortunio di un collega per sottrargli la parte, il Disordine si inserisce nello spazio lasciato libero. Il mondo diventa così una sorta di palcoscenico in cui le forze opposte – ordine e caos – si contendono il ruolo principale. L’immagine del “mattatore” accentua l’idea di opportunismo e di spettacolarizzazione: il disordine non arriva con violenza improvvisa, ma con una sorta di esibizione, quasi compiaciuta.
L’ultimo verso, con l’espressione “sciorinando nella scena i suoi veleni”, rafforza questa visione teatrale e suggerisce che il disordine si diffonde lentamente ma in modo pervasivo. I “veleni” sono le conseguenze della perdita di equilibrio: confusione, degradazione, crisi. Nel complesso, la poesia riflette sulla fragilità dell’ordine e sulla facilità con cui il caos può prendere il sopravvento quando chi lo sostiene viene meno. Bastano una pausa, una stanchezza, una distrazione perché il disordine trovi spazio e si imponga come protagonista.
E l’esempio proposto avverte che l’atmosfera di tutta la silloge si sviluppa con la densità simbolica e con l’efficace fusione di registri culturali diversi. Lo strumento del poeta accresce la gratificazione e l’interezza dell’elaborato diviene in fine un agile saltellare tra dimensioni variabili e affreschi pittorici di notevole spessore.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 12 marzo 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ADRIANA MASTROPASQUA


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Adriana Mastropasqua: "Sinestesia in divenire" - Ed. La valle del tempo 2026 - pag.56 - € 12,00
Primo premio al concorso "L'assedio della poesia 2025"
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– La poesia nasce spesso dall’incontro fortuito tra emozioni, immagini e parole. Tuttavia, il vero poeta non si affida ciecamente al caso: lo sfida, lo piega, lo trasforma. Attraverso l’arte della scelta e della forma, la poesia riesce ad aggirare l’imprevedibile, creando ordine dal caos. Ogni verso, pur nato magari da un’intuizione casuale, viene cesellato con cura, guidato da un’intelligenza emotiva che sa cogliere il senso nascosto dietro l’apparente disordine. In questo modo, la poesia si fa alchimia: trasforma l’accidentale in necessario, l’effimero in eterno. E’ possibile con la poesia offrire quel mistero incontrollabile che si propone quotidianamente come un abbraccio universale che traccia sospensione cromata dei sentimenti e tenerezze di una melodia. La casualità diventa così materia prima, non ostacolo, e il poeta, come un artigiano paziente, sa ascoltare il caso senza esserne schiavo, piegandolo a una visione più alta e consapevole.
*- Le poesie qui raccolte si impongono all’attenzione della critica per la loro capacità di coniugare limpidezza espressiva e profondità simbolica, in un dialogo costante tra elemento naturale e tensione interiore. La parola poetica si muove con passo lieve ma consapevole, facendo della natura non un semplice scenario, bensì un organismo vivo, specchio e misura dell’umano.
Non mancano richiami di figure classiche e mitologiche, ma l’autrice costruisce un raffinato contrappunto tra realtà quotidiana e colorazione dell’immaginazione, tra aria e mare, tra palpabile e sussurrabile. L’aria, elemento della leggerezza e dell’aspirazione, viene interrogata nei suoi limiti: “non sai interpretare i rivoli di schiuma”, “non sai contare il passo delle onde”. È una sottrazione sapiente, quasi una pedagogia del vuoto. L’aria, simbolo di libertà e spiritualità, non possiede il linguaggio profondo dell’acqua, non sa “strappare parola al fondale”. L’immagine del “cefalo affamato” che non può essere salvato con l’aria introduce un improvviso scarto etico: la poesia non è evasione, ma confronto con la realtà concreta, talvolta crudele.
Eppure, proprio nella leggerezza si annida la speranza. La coccinella che “si arma” e “spira leggiadra” diviene emblema di una forza minuta ma invincibile. Qui la scrittura si fa quasi epifania: la levità non è superficialità, bensì capacità di elevarsi sopra il peso del mondo. La speranza non è declamata, ma affidata a un’immagine essenziale, pura, che vibra di silenzio e luce.
In un secondo testo, il motivo del viaggio amplia l’orizzonte simbolico. Il confine di Ventimiglia si apre a una dimensione europea e culturale, evocando la pittura moderna attraverso le “bagnanti” di Paul Cézanne e la circolarità armonica di Henri Matisse. Il dialogo con l’arte figurativa non è citazione ornamentale, ma immersione: la voce poetica entra nel quadro, danza, forma un cerchio. La perfezione diventa gesto condiviso, esperienza comunitaria. Il “Mistral” che bussa alle porte introduce un vento mitico, battezzato “Eolo Ciclope”: una fusione di mito classico e immaginazione personale. Il vento si fa forza di trasformazione, “ondate nuove di ribellione”. La poesia assume allora una dimensione civile: il viaggio non è soltanto geografico o estetico, ma interiore e storico. Perdersi “al centro del mondo” significa attraversare crisi e smarrimenti per approdare a una consapevolezza più ampia.
Per il premio assegnato le motivazioni sono molteplici, in special modo se teniamo presente i vari tentativi di sperimentalismo che vengono giocati in questi ultimi anni nel panorama culturale, che ci avvolge e che molto spesso travolge, dimenticando la genuinità dell’espressione poetica che ha sempre bisogno di ritmo e musicalità, di scansione delle sillabe, di scioglimento di quel groviglio interiore che corrode inaspettatamente le nostre circonvoluzioni cerebrali.
La cifra stilistica dell’autrice si distingue per l’uso calibrato dell’enjambement, per la musicalità sobria e per la densità iconica delle immagini. Ogni verso appare scavato, essenziale, privo di ridondanze. L’elemento naturale — aria, acqua, vento — si intreccia con il mito e con l’arte, componendo un tessuto poetico che unisce memoria culturale e tensione contemporanea.
Per la capacità di fondere leggerezza e profondità, visione estetica e interrogazione morale; per l’originalità con cui il paesaggio naturale si trasfigura in simbolo universale; per la maturità stilistica che coniuga limpidezza e suggestione, quest’opera merita pienamente un riconoscimento. La sua voce, insieme delicata e ferma, sa portare “nuova speranza”, anche se purtroppo tutti noi ci illudiamo di ritrovare una pace universale nel panorama civile e morale contemporaneo.
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ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 8 marzo 2026

POESIA = CINZIA ROTA


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"IL PASSO TRATTENUTO"
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Sull’orlo del tramonto il vento scioglie il mio nome,
alcune rose cadono lente in un vuoto d’aria,
il bianco indossato vibra, come l’onda del suono
tra voli obliqui di gabbiani fusi alla memoria.
Rimango ferma, eppure in me, tutto migra,
come se il passo trattenuto fosse già un ritorno,
e l’onda che mi sfiora, aprisse la soglia più integra
e il silenzio s’allunga, mi chiama nel suo giorno.
Così ti lascio andare, lieve, all’orizzonte che inclina,
mentre un petalo sospeso impara a non cadere
e la brezza m’incanta, mentre nel suo respiro t’avvicina,
come un destino che s’apre, senza chiedere misura.
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"VELLUTO
-
Avanzo,
l’incedere tatuato dalla memoria.
Sono stata ferma qualche tempo,
ma non ho dimenticato nulla.
La quiete non mi ha spento:
ha cesellato solo la mia carne,
il giusto intervallo necessario.
Non vedo più la gente,
scivola ai margini, sfocata
in un affresco, intravisto lontano.
Il mio respiro m’avvolge, mi parla,
la sua voce è vera come una parola.
Ciò che sono stata, adesso sono.
Non cerco musica negli altri,
sono intera.
Non mi spaventa più la folla:
resta fuori, come un rumore.
Sono qui, con me,
respiro solitudine di velluto…
E qui, comincia la mia storia:
Sono tornata.
****
"IL BACIO"

L’aria cede alla notte,
vede più di quanto dice,
lieve, s’apre la soglia.
Tra pelle e parola
trema un segreto.
Si slaccia alla bocca,
un filo d’acqua
che inciampa nella luce.
Tace, poi piano piano
risale, un segreto,
un’ombra sulle labbra
ch’evapora, al sole.
*
©𝐂𝐢𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐑𝐨𝐭𝐚 * 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭
Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

sabato 7 marzo 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = LAURA CHIARINA


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Laura Chiarina: “Cercando il senso” – Ed. Divina follia – 2025 – pag. 70 - € 14,00
Una raccolta di poesie intensa e sorprendentemente attuale, sia per i contenuti policromatici, sia per la maniera di disporre i versi sul foglio. Già dal titolo emerge il cuore del libro: la continua, ostinata ricerca di un significato che dia direzione all’esistenza. Capacità di unire la profondità del pensiero alla immediatezza dei fotogrammi che scatta pagina dopo pagina. L’indagine del fremito interiore, dei piccoli gesti quotidiani, delle immagini familiari, delle appassionanti visioni è il ventaglio di un racconto, nell’esplosione dei sentimenti, ed invita alla ricognizione tra limpido e ombroso, tra suggestioni e dubbi, tra essenziale ed arcano. C’è anche una vena critica verso la società contemporanea, segnata da consumismo e alienazione, ma anche un filo di speranza che corre tra i testi.
La natura, fiumi, papaveri, stagioni, non è semplice sfondo, bensì voce guida che indica la via verso alla pari del tremore dei sentimenti “dall’inesprimibile sapore/ come semi dell’uva”.
“Non rimane che resistere
in bilico sull’antinomia
-poiché man mano
frammenti
d’un ragionamento cristallino-
confermano che nulla
si può conoscere
è come un soffio
la percezione
dell’Oltre
che fa di noi Verità
assieme al fiore che dura
la sua fragranza nel deserto
al pasto macabro
della iena
al breve volo della farfalla
al sovrastare dell’aquila
quale Verità Altra
se non un immaginario
-percepito
Incompleto infinito-
(vano tentativo di circoscriverlo)
In una parola
accade si risolvano enigmi
in un solo sillogismo
incrociando l’Oltre
nello sguardo nuovo
e arcaico di un bimbo.”
*
La poesia si sviluppa come una riflessione filosofica sul limite della conoscenza umana e sulla tensione continua tra razionalità e mistero. Fin dai primi versi emerge l’immagine dell’uomo “in bilico sull’antinomia”, cioè sospeso tra opposti che non possono essere facilmente conciliati. Il poeta sembra suggerire che, nonostante i tentativi della ragione – evocati nei “frammenti d’un ragionamento cristallino” – la realtà ultima rimane inafferrabile, poiché “nulla si può conoscere” in modo definitivo. Tuttavia questa constatazione non genera disperazione, ma apre piuttosto a una dimensione più ampia della percezione. L’“Oltre” appare come un’intuizione lieve e improvvisa, “come un soffio”, che attraversa l’esperienza del mondo naturale. Le immagini del fiore nel deserto, della iena, della farfalla e dell’aquila delineano un mosaico di vita in cui bellezza, crudeltà, fragilità e potenza convivono. In questa varietà si manifesta una “Verità Altra”, non completamente definibile dalla mente umana, ma percepibile come un infinito incompleto, che sfugge a ogni tentativo di essere racchiuso in formule.
Particolarmente efficace è il finale, dove la soluzione degli enigmi non avviene attraverso una complessa costruzione logica, ma nell’incontro con lo sguardo “nuovo e arcaico di un bimbo”. L’infanzia diventa così simbolo di una conoscenza intuitiva e originaria, capace di accogliere il mistero senza ridurlo.
La poesia si distingue per la sua densità concettuale e per l’intreccio armonioso tra pensiero e immagine, offrendo una meditazione profonda che invita il lettore a riconoscere la bellezza dell’incompiuto e dell’indefinibile.
La molteplicità delle incisioni poetiche dettate da Laura Chiarina sono così evidenti in tutta la stesura, tali da lasciare aperta ogni indagine, quasi un corpo a corpo con il modo che ci avvolge, quasi come il sasso lanciato in uno stagno che genera onde di precisa fattura e stacca frammenti di sospensione speculativa.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

TRADUZIONE = ANTONIO SPAGNUOLO

"LA TUA "FORMA"
Ogni giorno il tuo profilo sparisce,
anzi dissolve:
non posso credere che il nulla
sia la tua forma.
Ho parlato alle stanze mentre il vuoto
corrode la mia rassegnazione,
declinando preghiere inaspettate,
rincorrendo tratteggi colorati,
ma non ritrovo.
Il mio respiro ha gli angoli del muro,
ha il taglio lontano di memoria,
nel freddo che discioglie le dita.
Il ritorno non è più promessa
inchiodata alle macchie di una inutile speranza.
**
“FIINȚA TA”
Cu fiecare zi profilul tău se șterge
ba chiar se mistuie:
nu pot să cred c-acest neant
e chiar ființa ta.
Am stat de vorbă cu încăperile în timp ce vidul
îmi corodează resemnarea,
asfințind rugăciuni neașteptate,
luând urma unor hașuri colorate,
dar n-o regăsesc.
Răsuflarea mea are muchiile zidului,
are tăișul depărtat al memoriei,
în frigul ce dizolvă degetele.
Întoarcerea nu mai e făgăduință
țintuită de petele unei zadarnice speranțe.
*
Versisone romena di GEO VASILE