domenica 4 ottobre 2026

POESIA = SANDRO ANGELUCCI

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"S’aggiungono altre voci"
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Non canta il gallo.
Risponde a chi lo chiama
sporgendosi al balcone del mattino.
È la luce, è il Sole che lo cerca,
che gli domanda
se ancora riconosce chi tradisce.
Tre volte,
senza saltare un giorno,
ripete il nome.
Trenta denari, sempre quelli,
l’offerta, il baratto,
la guerra al posto della pace.
Ma Giuda è morto
mentre la cattiveria sopravvive.
C’è qualcosa di più forte dell’amore?
Al gallo
si sono aggiunte voci da ogni dove:
cantano le tortore, i passeri,
i girasoli.
Ed alle loro
s’unisce il suono di queste mie parole.
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"Sul fondo del bicchiere"
-
Una goccia di miele
che cade nel latte bollente,
precipita sul fondo del bicchiere
e si dissolve.
È questo
la parola di un poeta.
Un grumo di bellezza che si scioglie
per rendere più dolce
la bevanda.
Ma la sua forza,
ciò che la distingue
più dello zucchero è quel dissolvimento
quello sparire
per regalare ancora una speranza,
quel velocissimo
battere le ali
che tiene l’ape in stallo
e il cielo in equilibrio sul creato.
-
Da “Si aggiungono voci” (LietoColle, 2014)
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"Alleluia"
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Sta tramontando il Sole.
Ma penso all’alleluia.
No, non quello che credete.
All’alba,
è all’alba che si proietta
il mio pensiero.
Perché - forse non lo sapete -
ma è così che i primitivi
salutavano il ritorno della luce.
E ringraziavano
- perché no -
sacrificando un animale,
edificando qualche dolmen
qualche menhir
o più semplicemente
ridendo, cantando
abbracciandosi in silenzio.
Alleluia,
un suono gutturale, intraducibile
come l’amore, come la pace,
come la vita.
-
(Inedito)
SANDRO ANGELUCCI

sabato 3 ottobre 2026

POESIA = JASNA GUGIC

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"SEI LA MIA STRADA"
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Così spesso mi fermo
e ti guardo soltanto,
nel silenzio dei templi della vita,
mentre benedici tutto ciò che ho davanti
e apri per me ogni strada,
le mie strade senza meta,
e con la preghiera illumini il mio volto.
-
E quando penso che tu sia lontano,
in stanze a cui non è dato accedere,
sento il tuo sguardo tra la folla,
tra milioni di persone.
-
Così spesso mi fermo
e non so, alla fine di quale strada,
tu mi stia aspettando.
-
E sempre ritorno
molti anni indietro,
e così spesso ringrazio Dio
per la tua presenza,
perché tu sei il destino
e sarai alla fine di ogni mia strada,
a raccogliere tutti i sorrisi,
tutte le lacrime
e tutte le preghiere.
-
Così spesso ti guardo,
mentre guardi pensieroso,
come se dentro di te
soffocassi tutti i tuoi pesi,
tutti i pesi della vita.
-
Così spesso mi fermo
e aspetto che tu rida,
con quel tuo sorriso sonoro,
per sapere
che sei felice.
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"SILENZIO INFRANTO"
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Dopo tutti gli amori sei arrivato, come un sigillo sacro, nella mia vita,
come il capitolo che ho atteso per tutti questi anni, nell’abbaglio cieco dell’amore.
Sei arrivato, ma troppo tardi, perché questo amore è impossibile,
così sacro, silenzioso e meraviglioso, silenzioso come il silenzio nel quale vivi e che ami così profondamente.
Sei arrivato e, senza saperlo, hai portato questo amore nel mio cuore, chiuso da tanto tempo,
un amore che apre tutte le porte della terra e del cielo e innalza i sorrisi fino alle altezze del cielo.
Sei arrivato per lavare, con la tua purezza, i miei occhi giocosi, e hai colorato tutte le mie oscurità.
Sei arrivato non come un passante sui marciapiedi della vita.
Sei arrivato con la benedizione delle tue mani, sei arrivato come una preghiera esaudita dal cuore,
come una risposta al nostro silenzio.
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"ABBRACCIA IL MIO SILENZIO"
-
Abbraccia il mio silenzio
con le tue mani di luce e di felicità,
e cingi il mio cuore
con fili di seta.
-
Non lasciare che il vento del Sud
porti via il sorriso
di una speranza donata
a chi è caduto
e non sa più rialzarsi.
-
Abbraccia il mio silenzio
e sentirai, nel buio,
il fremito del mio cuore,
il lieve tintinnio del desiderio
che si risveglia
nel silenzio infinito
della mia anima.
-
Abbraccia il mio silenzio
e chiamami per nome
in questa notte
sospesa nell’attesa.
-
E io verrò,
leggera come una fata,
vestita soltanto di bianco,
per aprire i tuoi occhi
alla luce.
-
Quegli occhi
che ardono e brillano
come stelle incendiate
nel cielo della notte.
-
I tuoi occhi
sono fari bianchi
che illuminano
la paura delle mie profondità.
-
I tuoi occhi
sono diamanti eterni,
gemme accese
nei colori segreti
di una vita
immensa e meravigliosa.
** JASNA GUGIC
-
Tutti i diritti riservati@Jasna Gugić

giovedì 1 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA MARIA MICKIEWICZ

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Anna Maria Mickiewicz: “Il mistero del tempo” Ed. Giuliano Ladolfi 2026 - € 10,00
* Silloge variegata ed accattivante che raccoglie poesie tradotte dall’inglese a cura di Izabella Teresa Kostka e Gregory Spis, in un rincorrersi di figure e di accenti, ricamati da scrittura plasmata secondo il ritmo musicale delle sillabe. Dal testo originale gocciola la poesia che trasporta e in varie accensioni delinea un paesaggio di quiete contemplativa, nel quale la natura diviene lo spazio privilegiato di una riflessione interiore. L'ombra del vecchio cedro, immagine di stabilità e di memoria, accoglie il fluire sereno dei pensieri, sottraendoli per un momento all'agitazione della quotidianità. Forse la poetessa cerca una pausa in cui l'anima ritrovi la propria libertà e si apra ad una dimensione più profonda, evocata dall'aggettivo «platonica», che richiama la tensione verso l'ideale, la conoscenza e l'armonia spirituale.
Proprio quando la contemplazione raggiunge il suo momento di maggiore serenità, emerge il tema centrale della poesia: il tempo, «il concentrato della transitorietà», introduce una consapevolezza filosofica che incrina, senza distruggerla, la quiete precedente. Il tempo, misurato in secondi, diventa la sintesi della precarietà dell'esistenza. Tutta la raccolta si distingue per la sobrietà del linguaggio e per la capacità di condensare in pochi versi una riflessione esistenziale. La successione delle immagini naturali costruisce un'atmosfera distesa, nella quale la delicatezza delle percezioni si accompagna a una sottile tensione filosofica. Particolarmente efficace è la personificazione del sole «pigro», che conferisce al paesaggio una dimensione quasi umana. Il riferimento all'anima platonica amplia invece l'orizzonte lirico, introducendo una suggestione metafisica. Il finale, concettualmente incisivo, offre una chiave interpretativa all'intero testo. Si potrebbe tuttavia osservare che l'espressione «il concentrato della transitorietà», pur densa di significato, risulta più astratta rispetto alla concretezza delle immagini precedenti. È proprio in questa tensione tra sensibilità paesaggistica e riflessione intellettuale che risiede la peculiarità dell’emozione.
Così anche i pensieri di Socrate sviluppano come una meditazione sospesa tra ragione e sentimento, nella quale la natura diventa il luogo simbolico di una trasformazione interiore. Il boschetto incantato, inizialmente animato da una vitalità sensuale e quasi selvaggia, si trasfigura in una dimensione candida: il bianco che lo ricopre, addensandosi in petali e diffondendo un dolce aroma, suggerisce una metamorfosi che attenua l'impeto originario per approdare a una condizione di purezza e di delicatezza.
Il nucleo filosofico mette in discussione il rapporto tra razionalità e sensibilità. La ragione, tradizionalmente associata alla conoscenza e alla ricerca della verità, sembra qui allontanarsi da quella sfera affettiva che alimenta la tenerezza e custodisce la ricchezza dell'esperienza umana. Socrate, nascosto nella nuvola dei pensieri, diviene così una presenza evocativa, quasi una coscienza che interroga il mistero dell'esistenza senza pretendere di risolverlo.
Alcuni componimenti si distinguono per una costruzione prevalentemente analogica, nella quale il paesaggio naturale si trasforma in paesaggio mentale. Il bianco dei petali, la nuvola, la luce dorata e le cellule della memoria compongono una trama di immagini delicate, sostenuta da un'atmosfera rarefatta e contemplativa.
Il pennello delinea i prati fioriti, i monti della Sierra, le mani in un abbraccio nel cielo, una ghiandaia piena di timore, la tela stanca del colore che rivela nudità, lo zaffiro contro il farinello bianco della memoria. Fotogrammi che evocano memorie ed attese.
Da centellinare un brano in prosa dedicato ai cieli di Londra, che tra le prime pagine del volume cesella un’atmosfera singolare e decisamente caratteristica.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

RIVISTA = KENAVO'

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E' in distribuzione il numero 84 (settembre 2026) dell'elegante e sobria rivista KENAVO' - fondata e diretta da Fausta Genziana Le Piane
Firmano questo fascicolo:Aurelia Rosa Iurilli, Clara Di Stefano, Anna Manna, Fausta Genziana Le Piane, Damiano Ricca,Gemma Ravanello, Valentina Bandiera, Paolo Carlucci, Roberto Casati, Antonio Spagnuolo, Alessandro Montagna, Elisabetta Tassi.William Butler Yeats
Scaffale verde in appendice con segnalazione volumi editi di recente.
Inserto dedicato alla Casa di Jacques Couelle a firma di Julie Rebeyrol.
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Per contatti: faustagenzianalepiane@virgilio.it

martedì 29 settembre 2026

POESIA = TALUKDAR LOVELY

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"DO NOT SAY NO MORE"
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Do not say—
“I will not.”
Take that word
and strike it against the walls of silence.
Break it open.
Let it bleed.
Cry out, woman.
You are not a child
to be taught obedience.
Not a girl
waiting for permission to become herself.
Not merely a mother
defined by the body that bears life.
And never—
never a commodity
for the diseased fantasies
of a mutilated masculinity.
You are not the body
they price, possess,
decorate and consume.
You are the wound in the sky
of a sick society—
the unbearable truth
beneath capitalism’s
towering dream of desire.
Woman,
do not feed the furnace of capital
with your silence.
Do not become the velvet curtain
hiding a capitalist’s obscene dream of luxury.
Do not lend your beauty,
your body,
your silence
to the architecture of their power.
Step down from the pedestal
they built for you.
Step out of the cage
they named protection.
Come—
stand naked before truth,
not before their eyes.
Straighten your spine.
Stand.
Let your voice rise
like a storm breaking
over a sleeping continent.
Shout
until the walls of fear
remember your name.
Resist.
And if your mouth must speak
the language of rage,
then spit—
spit not upon humanity,
but upon the face
of that grotesque masculinity
which mistakes possession for love,
silence for consent,
and power for manhood.
Woman—
you were never born
to be someone’s dream of possession.
You were born
to become
your own truth.
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Talukdar lovely
*
General Secretary Writers' Web Bangladesh Treasurer of International PEN Bangladesh
Cbilatu930@gmail.
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"NON DIRE PIÙ DI NO"
-
Non dire—
«Non lo farò».
Prendi quella parola
e scagliala contro i muri del silenzio.
Spezzala.
Lascia che sanguini.
Grida, donna.
Non sei una bambina
a cui insegnare l'obbedienza.
Non una ragazza
in attesa di permesso per diventare se stessa.
Non soltanto una madre
definita dal corpo che genera vita.
E mai—
mai una merce
per le fantasie malate
di una mascolinità mutilata.
Non sei il corpo
che loro prezzano, possiedono,
decorano e consumano.
Sei la ferita nel cielo
di una società malata—
l'insopportabile verità
sotto l'imponente sogno di desiderio
del capitalismo.
Donna,
non alimentare la fornace del capitale
con il tuo silenzio.
Non diventare il sipario di velluto
che cela l'osceno sogno di lusso del capitalista.
Non prestare la tua bellezza,
il tuo corpo,
il tuo silenzio
all'architettura del loro potere.
Scendi dal piedistallo
che hanno costruito per te.
Esci dalla gabbia
che hanno chiamato protezione.
Vieni—
sta' nuda di fronte alla verità,
non di fronte ai loro occhi.
Raddrizza la schiena.
Sta' in piedi.
Lascia che la tua voce si levi
come una tempesta che si abbatte
su un continente addormentato.
Grida
finché i muri della paura
non ricorderanno il tuo nome.
Resisti.
E se la tua bocca deve parlare
la lingua della rabbia,
allora sputa—
non sull'umanità,
ma sul volto
di quella mascolinità grottesca
che scambia il possesso per amore,
il silenzio per consenso,
e il potere per virilità.
Donna—
non sei mai nata
per essere il sogno di possesso di qualcuno.
Sei nata
per diventare
la tua stessa verità.
*
Talukdar Lovely
*
Segretario Generale Writers' Web Bangladesh
Tesoriere di International PEN Bangladesh
Cbilatu930@gmail.com

lunedì 28 settembre 2026

POESIA = WALTER CHIAPPELLI

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" I "
-
Qual è il nostro destino
ultimo? Rivangare
questo terreno brullo
mentre la vita sboccia si fa fiore
frutto è sconfortante
festante è il canto inventato dal fanciullo
che guarda il sole e non sa perché canta
che corre verso la musica del melo
fiorente con l’agile amore invocato
dall’attimo fuggente
beata è l’incoscienza del bambino
che gode il pulsare attivo del mondo
dell’esistenza ai suoi sguardi casta;
la sua toccante grazia
allieta l’età nostra che passo passo
ascende dove? allo stelo oscillante?
Qualcosa della vita noi maturi
sappiamo, e nient’altro.
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"È una poesia di molta saggezza: molto ammonisce, molto invita a condividere gioia e riflessione, giudizio e condivisa amicizia. Per questo tanto guarda alla luce, tanto ai frutti felici della natura al rinnovarsi dell’amore, agli incontri fuggevoli e proprio per questo resi più veri e duraturi per la forza della parola che li rievoca o che racconta."
Giorgio Bàrberi Squarotti
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"II"
-
Che slanci verso gli abbracci d’amore
che sguardi intreccianti gioie eccitanti
non due ma un’anima sola in un solo corpo
e baci e baci e baci ebbri di baci
sensi e anima felici nel piacere
celebrano la fine momentanea
d’ ogni brama temporale
d’ ogni resurrezione celestiale:
celebrano un’ armonia immortale
della Vita
-
Porretta Terme 14 febbraio 2025
********
"III"
***(all'amico Sandro Gros Pietro)
-
È ineffabile la gioia dell’anima
ascesa al supremo stupore dell’arte
o Bellezza soffusa effusione
espansa dall’ispirata arte umana
s’innamorano gli occhi contemplanti
incantati dai tuoi corali incanti...
e quando vinto da emozioni conturbanti
nel vedere e ascoltare e leggere
dei rari grandi umani
le divine opere
e l’ebbrezza più eccita i sensi e la mente,
credo ancor più nell’anima immortale
-
Porretta Terme, 16 ottobre 2020
**
WALTER CHIAPPELLI

SEGNALAZIONE VOLUMI = FLORIANA PORTA

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Floriana Porta: “Nel giardino dei tuoi passi” – Ed. Le pecore nere- 2026 – pag. 108
Silloge questa di particolare interesse, per la stesura policromatica delle numerose pagine illustrate e per l’amalgama che arricchisce ogni componimento poetico.
Volume dal duplice tiro e “Floriana Porta si è calata, dopo una lunga lettura e una lunga frequentazione, nell’intima ed enigmatica poetica di Emily Dickinson. – come scrive Patrizia Tocci in prefazione - Ha individuato due modalità molto interessanti per restituirci la vicinanza alla poetessa vestita di bianco. Ha usato la modalità pittorica ma anche la modalità poetica; potremmo riunirle sotto il segno del grafos, il segno tracciato con le parole o quello tracciato col pennello. In ogni caso che sia una penna o un pennello, è una protesi dell’anima.”
Ecco che a pagina 18 il disegno ispira una poesia che si costruisce attorno all’immagine centrale del fiore, simbolo di qualcosa destinato a sopravvivere alla precarietà del tempo. Non dunque soltanto una presenza naturale, ma una realtà capace di concentrare in se la memoria, sembra opporsi alla dissoluzione, ed è quasi traccia di passione rimasta intatta. “Promettimi che non svanirà” scrive e non chiede solo la conservazione di un fiore, ma la permanenza di ciò che esso rappresenta. Forte compattezza simbolica dalla concretezza cromatica del “purpureo splendore” all’astrazione del mistero. Un album ricco di sorprese per tutte le incursioni pittoriche che si susseguono in una tessitura che riesce a sostenere un adagio che sembra quasi un racconto.
La poetessa che ha esposto i suoi acquerelli e le sue chine in diverse mostre, legando la figura femminile alla natura, all’arte antica e alla sacralità della bellezza, ancora una volta riesce qui a coinvolgere il lettore, come in una giostra che riflette misteri e realtà in continuo evolversi.
Piacciono in tutte le pagine, così come i versi di Emily. A volte sono figure appena accennate, altre volte ben dettagliate dai colori come un fiore, un insetto, una siluette, un tendaggio. Altre volte ci propongono il volto di Emily immerso in tristi o dolci illusioni, ci aiutano a sentire l’eco dei suoi passi sulla ghiaia del giardino. Diviene nei tratti della penna e del pennello una figura contemporanea, nostra. Le immagini scelte sono documenti e musica, tratteggi e ritmi, sospensioni di scelte e proiezioni del pensiero.
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ANTONIO SPAGNUOLO