venerdì 26 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = EUGENIO LORENZINI


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Eugenio Lorenzini: “Progetto liberty” – Ed. Genesi 2026 – pag. 288 - € 18,00
Per gustare a pieno la lettura di questo corposo poema è bene soffermarsi su quanto Sandro Gros Pietro scrive in quarta di copertina: “A metà strada tra l’interpretazione poetica e la descrizione narrativa, Progetto liberty è una gloriosa celebrazione dell’epopea americana della seconda Guerra Mondiale che sancisce in modo inequivocabile la conquista del primato planetario da parte degli Stati Uniti d’America. L’opera si divide in due parti distinte, ma strettamente collegate.
Nella prima parte giganteggiano le figure di Winston Churchill, Emory Land, Cyril Thompson, Henry Kaiser: si tratta di una celebrazione del gigantesco sforzo industriale con cui gli Stati Uniti d’America costruiranno migliaia di navi per sostenere le democrazie occidentali in guerra contra il neo fascismo….Nella seconda parte sono le donne a divenire le autentiche divinità terrene su cui si costruirà la folgorante bellezza e vittoria degli Stati Uniti contro il fascismo. Le donne lavorano al posto degli uomini chiamati al fronte…”
Un canto ininterrotto, dalla formula letteraria egregiamente plasmata da un linguaggio corsivo, precisamente cesellato nelle armonie del verso, che non mantiene una ricercata metrica, ed irrompe in un ritmo cadenzato dallo scorrere rapido delle sillabe.
Il racconto si scioglie armoniosamente in pagine a volte cadenzate dagli endecasillabi, a volte sospese al verso lungo, il quale maggiormente si addice alla realtà ed al sogno che guizzano colorati nella memoria degli avvenimenti tracciati.
Scrittura scorrevole e determinata, ricamata dal caleidoscopico fervore di chi desidera rappresentare nel canto le traiettorie degli accadimenti che hanno segnato la storia del secolo scorso.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO CROCE

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Antonio Croce: “Neapulitan song…s” – Ed. La valle del tempo 2026 – pag. 106 - € 16,00
Originalissima antologia dedicata alla canzone napoletana (viaggio canoro nell’universo musicale napoletano dalle origini ai giorni nostri- Volume I – 1500-1900) stemperata con raffinatezza attraverso i meravigliosi testi cantati, per le melodie del mare e del sole, dal popolo più perspicace del mondo.
La musica ha sempre affascinato tutti i popoli, per quella innata passione che cattura attenzione e spirito nel ritmo talvolta gioioso, talvolta mite, di adagi che rendono infocata ogni sensazione, tra memorie e illusioni, allegrie e tristezze, desideri e palpeggi. Ma la canzone napoletana è l’unica da sempre ad essere universale.
Qui si offre un album prezioso, dalle villanelle del cinquecento, alle tarantelle del seicento, dal barocco di un secolo agli spartiti allegri e ballabili più vicini ai nostri tempi, dalle impreviste battute del policromatico ondeggiare del mare alle languide carezze di spasimanti affannati. Ad arricchire questa raccolta ecco le ottime interpretazioni pittoriche di Marina Borsa, che con le sue impeccabili illustrazioni grafiche commenta, e col suo intelligente giovanile impulso, pagina dopo pagina le varie sfumature dei brani scelti.
Un vero e proprio prezioso catalogo, dolce e dirompente, nelle orecchiabili interpretazioni dei risvegli emotivi, nati dal ritmo incandescente della napoletanità.
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ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 24 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO


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Antonio Spagnuolo: "Dissolvenze e sussurri" - Ed. La Valle del tempo, Napoli, 2025. pag. 60 - € 14,00
Figura sapienzale e d'amore abbiamo già avuto modo di definire quella del Professor Spagnuolo, per autorevolezza autoriale e di vita certo, nella appassionata acclamazione di una gioia cui la parola, per quanto può, espande e riverbera. Non si tiene infatti, non può nella direzione dei suoi quasi cent'anni, iscrivendosi nel novero di quei grandi vecchi del dire poetico che hanno nell'ultima fase di Yeats il grande maestro. Ecco ancora in quest'ultima raccolta di quasi cinquanta testi, pur nello sgretolarsi incalzare dell'inesorabile, l'aprirsi nella lotta di quel piccolo satellite del cuore (curioso richiamo a chi scrive all'intonazione di Lou Reeed) gemma di un'eredità a lasciarsi qui per chi resta, e di affidamento, pronuncia all'altrove che già la sigilla. L'inconscio, ancora, allora a smontare e ridefinire figure di sé e degli altri nel caleidoscopio di affinità oltre le forme, oltre il ventaglio di una idealità rimossa giacché a restare tra le fenditure di fotogrammi universali non è che la carne nel suo frammento di carezza e palmo a imbaciare quello spirito altrimenti perso.
"Una tenera misura cerca le stelle" è scritto in uno dei versi iniziali, verso (intensissimo nella sua cristallina trasparenza) in cui a nostro dire è tutto il commosso motivo di una poetica che testo dopo testo tra garbugli di colori e pitture di incontri come da tela (ora addirittura barocca ora quasi alla Pollock) finisce col dare all'uomo dignità di lampeggi, di piccoli segnali a evocarsi, a ricordarsi nel buio delle incrostazioni e dei silenzi. Questo il dono senza oblio, questa la danza di ciò che resta del sogno- forse sogno compiuto:" Le semplici carezze più volte/ sanno fondo di bosco". Germogliare di codici nel riconoscimento del mondo, è infine questo per Spagnuolo l'amore. Lasciando allora spazio al lettore per le sue risonanze andiamo a chiudere proponendo questo testo, che utilizza l'immagine del tramonto come metafora del compimento dell'esistenza. Il rosso del cielo richiama il sangue e il lento spegnersi della vita, mentre il sole che si ritira oltre l'orizzonte suggerisce l'avvicinarsi del limite ultimo. I ricordi, evocati dalle nuvole e dalle foglie scarlatte, scorrono come antichi pensieri che il tempo trascina via. Tuttavia, il testo non esprime disperazione: la vita «china il capo, non vinta», raggiungendo una serena riconciliazione con il destino. Il tramonto diventa così il simbolo di una bellezza estrema e consapevole, che accetta il proprio spegnersi con dignità.
L'eleganza delle immagini e la coerenza simbolica attraversano tutto il testo.
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"Tramonto rosso"
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L’ultima fiamma è rosso sangue,
come un respiro che si spegne
sull’orlo levigato dei silenzi.
Il sole, ormai stremato,
si ritira dietro le ciglia dell’orizzonte intatto,
e l’ombra allunga le sue dita
sui campi, sulle case, sui volti arroventati.
È il tempo in cui più dolce è il peso
degli anni rubati clandestinamente al cuore,
quando ogni battito ora ricorda
che la fine è sull’orlo del non ritorno.
Le nuvole, le foglie in abiti scarlatti,
sfilano come vecchissimi pensieri,
e il vento porta via con sé
sussurri di giorni perduti tra il nonnulla.
Così la vita china il capo, non vinta,
ma riconciliata all’imprevisto,
abbracciando l’attimo nel quale eterno
tutto tace, e tutto resta impietrito nel miraggio.
Nel tramonto ogni sera si riscrive
la poesia dell’ultima ora
una bellezza che non implora,
ma si spegne, fiera, nel fuoco.
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GIAN PIERO STEFANONI

martedì 23 giugno 2026

RIVISTA = KENAVO'

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E' in distribuzione il numero 82 / maggio 2026 della elegante e sobria rivista "Kenavò", edita, concepita e diretta da Fausta Genziana Le Piane.
Firmano questo fascicolo: Plinio Perilli, Fausta Genziana Le Piane, Clara Di Stefano, Francesco Liberti, Anna Manna, Antonio Spagnuolo, Carlo Di LIeto, Maria Rita Magnante, Aurelia Rosa Iurilli, Damiano Ricca, Roberto Casati, Enrico Finocchiaro, Paolo Ruffilli, Alessandro Montagna, Christina Rossetti, Paolo Carlucci, Elisabetta Tassi. L'inserto, sempre curato da Fausta Genziana Le Piane è dedicato questa volta ad Andrea Chénier. Molto ricco "Lo scaffale verde" nell'indicare nuove pubblicazioni di volumi.
Per contatti: faustagenzianalepiane@virgilio.it
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venerdì 19 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIAN PIERO STEFANONI

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Gian Piero Stefanoni: “La città che sale” – Ed. Ladolfi 2026 – pag. 84 - € 12,00
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“Raccolgo in queste pagine un intreccio di riflessioni tra poesia e fede, tra parola poetica e interrogazioni del sacro. Nel dialogo un tentativo nell'affondo del mistero dell'uomo, delle sue aspirazioni, dalla nudità della Croce. Intrecciando, come in un piccolo rosario figure e testi di una parola poetica legata in modo diverso al pensiero cristiano, ne muove le istanze rammentando nella direzione della creaturalità quel disegno che l’uomo comprende, raccoglie e trascende. Dal perché delle ferite allora al perché della vita iscritta nel motivo della sua speranza, e della bellezza nell’attualizzata memoria di una parola poetica che, seppure provata, non teme la sua ricerca in relazione a una modernità nella voce e nel volto sempre più sfigurata. Questi gli autori di riferimento: Karol Wojtyla, Francis Jammes, Giovanni Testori, Gerard Manley Hopkins, Charles Péguy, Mario Dell’Arco, Madeleine Delbrêl.”
Un florilegio impegnativo di accostamenti emotivi, di interpretazioni civili e storiche, di rielaborazione della memoria, di progetti dal valore interpretativo, di gioiose volontà di intervento, di storiche evaporazioni, per un tragitto culturale di notevole spessore.
Con attenzione delicata Stefanoni suggerisce: “L’uomo non ha che da vigilare e credere alla tensione che venendo da Dio ci pronuncia a Dio, in quella perseveranza del quotidiano, della ferialità dove la vita nei suoi labirinti è continuamente scritta. Lo sappiamo, andando a concludere, la poesia stessa può aiutarci, nel suo rimemorare la vita in tutte le sue accezioni, soprattutto dove la vita è offesa, dove è a rischio d’ognuno quella preziosità, perché unica, altrimenti mancante in un mondo che sempre più fa dell’uniformità il suo controcanto.”
Qualche passo (Wojtyla) si configura come una meditazione intensa sul mistero della Passione, osservata non come semplice evento storico o religioso, ma come esperienza esistenziale che coinvolge ogni uomo. L’autore pone subito una domanda fondamentale: chi è realmente l’uomo che osserva? È il sacerdote, il poeta, il credente, oppure uno dei tanti presenti sul Calvario? L’interrogativo rimane volutamente aperto perché ciascun lettore possa riconoscersi in quella figura. Lo sguardo diventa così il luogo della partecipazione: chi osserva non resta esterno alla scena, ma ne viene investito, trasformato, chiamato a condividere il peso della sofferenza come un nuovo Cireneo.
La riflessione si sviluppa attraverso le figure simboliche di Simone di Cirene e della Maddalena. Essi rappresentano due modalità dell’incontro con il mistero: il primo attraverso il gesto concreto della condivisione del dolore, la seconda mediante la fedeltà dell’amore che resta accanto al Crocifisso fino alla soglia della Resurrezione. Entrambi diventano modelli di un cammino che conduce dalla disperazione alla speranza. Il Calvario non è più soltanto un luogo storico, ma la metafora della condizione umana, segnata dalla sofferenza, dalla polvere e dall’ingiustizia che ogni “Pilato” continua a riprodurre nel tempo.
Nella stesura dei vari capitoli il testo insiste sul senso di incompiutezza che accompagna ogni ricerca spirituale. La poesia stessa viene presentata come un’indagine difficile, quasi una preghiera che tenta di penetrare il significato del dolore e della redenzione. I molteplici profili evocano chiaramente le stazioni della Via Crucis, le immagini statiche, tappe di una continua interrogazione dell’uomo contemporaneo, la voce indimenticata di un architetto, l’amarezza di un’accusa che blocca l’anima nella cecità del trauma, il contrasto tra la fede ed il dubbio quotidiano, l’irruzione della speranza, la possibilità che il limite dell’esistenza possa essere superato da una luce capace di restituire senso al cammino umano.
L’elevata densità simbolica è per una scrittura che intreccia riflessione teologica, tensione poetica e ricerca filosofica. Il linguaggio, ricco di interrogativi e immagini evocative, costruisce una meditazione corale nella quale il lettore è coinvolto direttamente. L’autore riesce a trasformare la incertezza del quotidiano in una rappresentazione universale della coscienza umana, facendo della sofferenza e della speranza i poli di una continua ricerca di significato.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 18 giugno 2026

POESIA = ROCCO SALERNO

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"La tua anima inazzurrata"
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(in memoria di Plinio Perilli)
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Mi rimane incatramata la tua voce
al varco del Palazzo Caetani (1)
mentre ci salutiamo
nel mio sguardo
dove ormai tremola la tua anima
inazzurrata
ora che apprendo
che sei una stella
che illumina l'Universo
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eternamente incielata
nei nostri palpiti.
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E ora piove sole
dalla tua vergine Parola
sui nostri desolati giorni
orfani di sogni
rinverditi dal tuo Amore
dall'Alto (2)
-bianco gesto dell'anima-
per cui ti consumasti
che tanto decantasti.
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E ora come Adamo disteso (3) anche tu
sillabare puoi come una preghiera al mondo:
"...sappi che io nasco, pulso e rinasco ancora
come quel primo giorno, stupefatto al miracolo,
di fare specchio a un Dio per trasparenza
d'amore, rito e carne di tutto il creato!
sangue che stilla luce..."
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Poeta che annuncia ancora l'Eterno nella coscienza.
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Rocco Salerno
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1) Palazzo Caetani, dove si è svolta la 41 Edizione del Premio di Poesia "Libero de Libero" vinta, appunto, da Plinio Perilli (1955-2026), con la silloge: "Prima la gioia e poi la voce".
2) P.Perilli, L'amore visto dall'alto, Amadeus,1996.
3) P.Perilli, Museo dell'uomo. Poesie e poemetti (1994-2020), Zona, 2020.

venerdì 12 giugno 2026

RIVISTA = KENAVO'

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In distribuzione :Kenavò – N° 82 Maggio 2026===
*Firmano Plinio Perilli, Grecco Russo, Fausta Genziana Le Piane, Maria Rita Magnante, Clara Di Stefano, Francesco Liberti, Anna Manna, Antonio Spagnuolo , Carlo Di Lieto, Aurelia Rosa Iurilli, Damiano Ricca, Roberto Casati, Enrico Finocchiaro, Paolo Ruffilli, Alessandro Montagna, Christina Rossetti, Paolo Carlucci, Elisabetta Tassi. Rubrica “Lo scaffale verde” con indicazione di ultime edizioni. Allegato “Andrea Chénier” a cura di Fausta Genziana Le Piane---
Per contatti: faustagenzianalepiane@virgilio.it