martedì 2 giugno 2026

MEMENTO = PLINIO PERILLI

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"La luna del poeta"

La luna diventa gentile
se scrivi con grazia il suo nome
per l’amore che manca alle labbra,
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e sorride di come è più bella la notte
se un poeta la guarda
e non spegne la luce.
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Emma Pretti
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In onore e ricordo di Plinio Perilli

domenica 31 maggio 2026

POETI DA RICORDARE = PLINIO PERILLI

PLINIO PERILLI (1955-2026) - dal volume "Museo dell'uomo"--2020-

POESIA = ALFREDO SANTANIELLO

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"Faro"
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Nel qui ed ora, dopo i deserti
e dopo l’abisso, verso il monte
ritrovai me stesso.
E ciò che sei, quello avrai
ciò che farai, la conseguenza.
E fu solo pace, calma e gioia
felicità infinita, per tutti.
E da cercatore, divenni faro
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"Port’Alba"
Ognuno calza i propri passi
ciascuno sulla sua traiettoria.
Ognuno ha i propri interessi
rondini e gabbiani a primavera.
E nel miglio finale
sulla soglia della porta
fino all’ultimo secondo
presidio quel punto.
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Una brace sul mare
una fiamma che arde:
un toro era seduto
nel soffio del vento.
E presidio il fuoco
da ogni tempesta:
ogni faro, nel mare
muove qualcosa.
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Quando si spegne la luce
e non si vede la rotta
soffiai sul fuoco
e girai quel timone
varcando la soglia:
alla Porta dell’Alba.
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"Luna piena"
C’era la Luna piena, quella strana sera
fatta di allineamenti, di tempi ed eventi.
Di note di canzoni, di numeri strani
codici di frequenze, sull’orizzonte degli eventi.
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E tutto si intrecciava, come un sacro ricamo
tessuto da una donna, dall’invisibile mano.
Tessuto con amore, e grande tenerezza:
sottile ricamo, di una leggera brezza.
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E tutte le stelle, iniziarono a brillare:
c’era la Luna piena, splendente nella notte.
E come potevamo, restare indifferenti:
in quella tenue luce, rinasce la speranza.
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"Penelope"
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Mare calmo, i tuoi occhi
focolare, il tuo sorriso
pace, nello spirito:
al tuo fianco, è casa.
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ALFREDO SANTANIELLO

giovedì 28 maggio 2026

POESIA = ENRICO FAGNANO

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"Nell’attesa la misura"
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nell’attesa la misura
rimane come non detta
superata ogni volta
da una lontana apparenza
semplicemente perduta
lungo il nostro tragitto
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"Nel movimento la figura"
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nel movimento la figura
ritorna sempre tra le cose
ora piegata su se stessa
in un angolo senza forma
ora chiusa da una linea
impossibile da seguire
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"Rimane all’improvviso"
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rimane all’improvviso
negli occhi il suo profilo
poi dopo un lungo abbaglio
ritorna la sua luce
tra queste vecchie pieghe
e il bianco delle tele
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ENRICO FAGNANO
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Enrico Fagnano, attivo sia come autore, sia come organizzatore culturale, ha costituito e diretto le riviste letterarie Brilliancity (1979-86), L’Erba (1986-87) e La parola abitata (1988-93).
Redattore di Radio Spazio Popolare, ha collaborato con Radio Kiss Kiss, con Radio Città e con i quotidiani Il Mattino, Napoli Oggi e Il Roma. Nel 1984 è stato tra i fondatori del gruppo de I Poeti del Gambrinus e nel 1992 è stato tra i promotori dell’associazione Lo Stato dell’Arte, che ha organizzato incontri e dibattiti sulla letteratura a Napoli.
Nel 1999 ha costituito PARTENOPEversus, che fino al 2005 ha edito l’omonimo foglio e ha realizzato letture e rassegne.
Enrico Fagnano ha pubblicato Avvistamenti (tam-tam, 2000), La bomba e il suo contrario (Cento Autori, 2007), Alternative (Società Dante Alighieri, 2009), La Storia dell’Italia Unita (Amazon, 2021), Contra Catilinam (Amazon, 2022), Piccione Johnny (Amazon, 2023), Il Piemontesismo e la burocrazia in Italia dopo l’Unità (Il Sud dopo il 1860, 2023) e Gli anni impossibili ovvero i poeti della notte (La parola abitata, 2024).
Ha curato, inoltre, le antologie Poeti a Napoli (2002), Accenti (2010), La Parola Abitata (2012) e Dintorni (2015).
Suoi testi sono in diverse riviste e in antologie, tra le quali Da Napoli/verso, a cura di Antonio Spagnuolo (Kairòs, 2007) e Dalla bocca del Vesuvio L’assedio della poesia, sempre a cura di Antonio Spagnuolo (Kairòs, 2020)
Enrico Fagnano, vicepresidente della Dante Alighieri di Napoli fino al 2014, attualmente dirige la collana editoriale I sedicesimi ed è presidente dell’associazione culturale La parola abitata, che promuove incontri letterari e cura le attività del Laboratorio permanente di poesia.
Fa parte, inoltre, del consiglio di amministrazione di Officina Mediterranea, associazione per la promozione del Mezzogiorno, ed è tra i curatori del Corso di cultura identitaria di Sud e Civiltà.
Nel 2023 con Salvatore Di Natale ha fondato l’Archivio Carlo Carrà letteratura e arte ed è stato tra gli organizzatori del Premio Gigante, promosso dal Wespace di Willy Santangelo.
Nel giugno dello stesso anno per le attività svolte ha ricevuto un premio dalla Biennale Internazionale Sicily Trinacria, presieduta dalla giornalista e grande organizzatrice culturale Chiara Fici, e dal novembre 2024 fa parte del Direttivo della stessa.

mercoledì 27 maggio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = IVAN POZZONI

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Ivan Pozzoni: “Lo stato pontificio” Ed. Divina Follia – 2026 – pag. 60 – € 11,40
Una lunga e scintillante discussione fa da prefazione a questo volume che rappresenta una lucida critica sociale e letteraria contro il conformismo e il "chiacchiericcio del nulla".
Con il titolo “IL NUOVO «PARADIGMA» AN-ESTETICO: IL TARDOMODERNISMO LETTERARIO. CADORNA E' SOTTOPORTA PIA”, Ivan Pozzoni ci rende partecipi di una nuova idea filosofico/culturale che po-trebbe o dovrebbe alimentare moderne capacità di scrittura.
Le sue poesie allora molto spesso si presentano come un violento manifesto poetico contro il sistema culturale contemporaneo, percepito dall’autore come un “Tempio dell’arte” dominato da mercanti, compromessi e logiche di mercato. Fin dai primi versi emerge una rabbia iconoclasta che assume il tono della bestemmia profetica e della satira aggressiva. L’io lirico si pone come escluso volontario, rifiuta diplomi, percentuali, riconoscimenti ufficiali, scegliendo invece una posizione marginale e anta-gonista.
Le immagini storiche delle Termopili, di Leonida, di Temistocle e di Serse trasformano il conflitto artistico in una guerra epica: il poeta è un combattente isolato contro un esercito smisurato e corrotto. La cultura classica viene però contaminata da linguaggi contemporanei, gergali e provocatori, creando uno scontro continuo tra alto e basso registro stilistico. Questo contrasto produce una poesia volutamente eccessiva, che vive di accumuli verbali, iperboli e invettive.
Molto forte è anche la dimensione cristologica: il poeta si identifica con il martire crocifisso accanto ai ladroni Gestas e Dismas, suggerendo una vocazione sacrificale dell’arte autentica. Tuttavia il tono non è mai elegiaco; al contrario, resta feroce, ironico, quasi rap. Il ritmo sincopato, l’uso delle rime interne e delle assonanze ricordano infatti la spoken poetry e certe strutture dell’hip hop contemporaneo. L’autore costruisce una figura di poeta-anomalia: “antipatico”, tagliente come un coltello, incapace di integrarsi nel sistema. L’“empatia” del titolo viene rovesciata in “cirrosi”, cioè malattia e degenerazione: la sensibilità diventa una patologia corrosiva che impedisce l’adattamento sociale. La poesia allora non consola, ma colpisce, frattura, destabilizza il lettore.
La penna unisce invettiva, autocelebrazione e sperimentazione linguistica in una scrittura ad alta tensione espressiva. La forza principale risiede nell’energia ritmica e nell’immaginario stratificato, che mescola cultura classica, simbologia religiosa e lessico urbano. A tratti l’eccesso verbale rischia di sovraccaricare il discorso poetico, ma proprio questa ridondanza contribuisce a costruire una voce radicale, disturbante e volutamente fuori controllo.
Non ha timore per i suoi versi e dichiara:
“Purtroppo e inutile che vi agitiate, cardinali e curiali, coi vostri maneggi da contrabbando
i miei riots, a forza di tagliare teste, conquisteranno tutto il mondo,
i miei versi da sindrome da colon irritabile si evacuano con il massimo sforzo
irritano le vostre facce da emorroide, facendovi oscillare come un orologio al quarzo.”
Ecco apparire allora pagina dopo pagina un arcobaleno che offre i colori quasi come scoppi di segreti del nostro subconscio.
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ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 25 maggio 2026

POESIA = CINZIA PERRONE

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"Col favore delle stelle"
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Nel silenzio vistoso di un giorno qualunque,
mentre il tempo si incespica in reti di attese
nella camera dei sospiri e dei ricordi sospesi,
la scintilla appare senza farsi annunciare.
Come miraggio nel deserto non si fa afferrare.
Come bimbo che sogna gioioso a occhi aperti,
non vuole distrazioni all’armonia del momento.
L’incanto del suo lume tutto impressiona e scalda
nello sfondo prima buio dove ora splende l’astro
che nel nascente bagliore lo sguardo acceca.
Le palpebre si schiuderanno, e ammirerai libero
la gloria raggiunta nella sua perfetta completezza.
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"Il male nello specchio"
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Io sono il ruolo scomodo,
quello che nessuno vuole interpretare.
La parte del cattivo
quello che tutti evitano,
il duro che non sa amare.
Non sanno come prendermi
o se conviene farlo,
lasciarmi perdere è meglio,
altrimenti ti complico la vita.
La mia per tanti vale poco,
meno di zero, che numero strano.
E se fossi colpevole solo del riflesso?
Quello che nessuno vuole vedere
e cerca in tutti i modi di evitare.
Allora quello specchio va coperto,
nascosto, distrutto no, porta male.
Quella superficie riflettente sono io
e nessuno vuole guardarci dentro:
potrebbe trovarci un po' di sé.
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"Relitti dell'anima"
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Sciogliete
nei versi di una canzone
il freddo del legno
sommerso
in un mare di indifferenza
fatto di stoppa e
cartapesta.
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Cinzia Perrone

SEGNALAZIONE VOLUMI = DONATELLA CANESCHI

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DONATELLA CANESCHI: “NEL MISTERO DEL TEMPO” Ed. Prometeus 2025 – pag. 88 - € 18,00
Con un saggio introduttivo di Francesco Solitario---
“La silloge- scrive di suo pugno l’autrice in postfazione- traccia un percorso poetico-esistenziale sul tempo, che da sempre accompagna l’uomo e la coscienza di sé, le sue paure e desideri……
Il libro si articola in 4 sezioni: Nel mistero del tempo, In Viaggio, Flussi, Visioni, che accolgono l’universo poetico e ne custodiscono i segni. Dal tema del tempo, si sviluppano diversi aspetti:
– il mistero del tempo, che si avverte con la fine della vita sulla terra e la perdita;
– quello della storia, con i suoi conflitti, ferite e speranze;
– il tempo del silenzio che nutre il pensiero e favorisce la meditazione, quello del desiderio , del viaggio reale e simbolico.”
Un continuo sfiorare i minuti tra sospensioni e illusioni, debolezze e caducità, fragilità, precarietà, transitorietà e speranze, tutte nell’immagine non consumabile, non corruttibile, in cui il temporaneo e il temporaneo cessano di essere tali in una inversione che va da precario vivente a frequenze contemplate e autosufficienti.
Molta poesia della poetessa si sviluppa intorno alla percezione del tempo come forza generatrice e insieme dissolutrice. L’incipit, “Fertilità del tempo che si frange”, ad esempio, introduce immediatamente una tensione fra pienezza e caducità: il tempo è fertile, produce vita, ma nello stesso istante si infrange contro il limite dell’esistenza. L’immagine della “cova di luci e ombre” accentua questa ambivalenza, poiché ogni esperienza umana nasce dall’intreccio di gioia e malinconia, speranza e perdita.
La natura di Maggio appare come simbolo della perfezione ciclica del mondo, una stagione che continuamente “rigenera linfe”, restituendo energia vitale alla terra e agli esseri umani. Tuttavia, il poeta introduce presto una nota meditativa e dolente: la “sensuale giovinezza di brezze” richiama il fascino della giovinezza, ma subito dopo emerge la consapevolezza che “molti sogni / fra le rughe, non fioriranno”. Le rughe diventano così segno del trascorrere degli anni e della distanza fra desiderio e compimento.
Non c’è però disperazione. Si evolve verso una maturazione interiore: la “nuova saggezza” che “nutre i giorni” indica che l’esperienza del tempo non distrugge soltanto, ma trasforma. I sogni mancati vengono sostituiti da una più profonda comprensione dell’esistenza. L’immagine finale delle “preziose perle” che “colmano la clessidra” è particolarmente efficace: ogni attimo vissuto, anche doloroso, diventa una gemma di memoria e conoscenza che riempie il tempo umano di significato.
Dunque un equilibrio fra vitalità e disincanto, tra eros della vita e meditazione sulla finitudine. La natura insegna che tutto rifiorisce, ma l’uomo può soltanto accettare il fluire del tempo trasformandolo in coscienza e memoria.
Per Donatella Caneschi la compattezza espressiva e la densità simbolica trasudano in lessico essenziale ma ricco di risonanze interiori, mentre le immagini naturali assumono valore esistenziale. Notevole l’uso della clessidra come simbolo conclusivo: non semplice emblema del tempo che fugge, ma contenitore di esperienza e saggezza. Il tono lirico, sobrio e meditativo, conferisce una delicata intensità elegiaca ad ogni componimento, che si adagia sapientemente ad una scrittura piana e comprensibile.
Anche i ricordi hanno la necessità di rivelarsi “prima che tutto abbia fine”, quasi nel desiderio di sigillare dentro il tessuto dell’ “amore”. E “vestita/ di sana follia,/ creare vibranti echi di senso, /smarrimenti.../e ricomporre l’universo intorno.”
Spesso la penna coglie un attimi di sospensione felice, dove lo spazio urbano diventa luogo dell’anima e della memoria. La piazza di Strasburgo appare immersa in una “rara armonia” che unisce storia, leggerezza e vita quotidiana. La cattedrale rappresenta il tempo solenne della civiltà e della durata, mentre le bolle dei clowns evocano l’effimero, il gioco e l’infanzia. In questo equilibrio tra gravità e leggerezza nasce il senso profondo del testo. L’orangina bevuta insieme è un dettaglio semplice ma essenziale, perché trasforma l’esperienza in intimità condivisa. Anche la fotografia non serve soltanto a fermare un’immagine, ma a trattenere un’emozione destinata a svanire. Il “tempo perduto” richiama una nostalgia dolce, non dolorosa, quasi una riconciliazione con il passato. Il sorriso diventa così consapevolezza della precarietà della felicità. Nel finale, la “nuova vita” che sboccia nel flusso dei pensieri suggerisce una rinascita interiore, generata proprio dalla memoria e dalla bellezza del presente. E qui la poesia mostra come piccoli istanti possano aprire spazi di rigenerazione spirituale.
La silloge si distingue per la misura lirica e la limpidezza espressiva. Il linguaggio quotidiano convive con immagini simboliche leggere e persuasive. L’equilibrio fra concretezza narrativa e riflessione interiore conferisce un tono elegante, capace di trasformare una scena in meditazione sul tempo, sulla memoria e sulla rinascita emotiva.
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ANTONIO SPAGNUOLO