POESIA = GIORGIO BONA
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"Piccole variazioni su temi di Gianni Coscia"
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"Uno"
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Come la nave in un pozzo andare mica a credere che sono contro sai duvej dì la lingua o piuttosto sembra in principio supponi di cambiare la rotta uarda chi vorrei darti in bašen da nascundon a proposito di abbracci mi ami sì sì che piašì cerea arvedzi ti ho conosciuta è stata una gioia se scrivessi per te che apparivi in ogni luminoso passaggio credo diresti dai bugia quando tu l’assorbente che asciuga le tue labbra vedi il rapporto non lo reggo mica un sussulto intimo della materia sotto le dita note ritmate da noi controcorrente e qui possiamo salutare ten da ment fa che t’nabj occorrerà che un giorno la conquista del massimo per questo un giorno la via lattea am viš la terra mi fu inopportuna dov’è l’anello mancante se c’è un mancante citu il silenzio di questi infiniti spazi è per te quando la mia stella invecchia diviene così una grande perla questo globo colmerà il cielo a vig che u s’à sbroja io mimo il minimo senti come fischia il vento pensa come è dura la lotta fuori savej nent ora so perché sari j’oğ tre secondi dimmi se vedi sotto la volta blu ecco è l’amore notte che ci rivelerà nelle parti ansema bita l’assenza dunque accarezzo la luce capisci ecco la sillaba smarrita giunge senza indicare smile l’atomo at home non ho nulla contro te nessuno il soggetto posto al dì fuori ovvero la storia che finirà per essere l’infinito insieme a poss nent ciamè u tò nom Laura adorabile per forza su di me ma piuttosto silenzioso.
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"Due"
Continuiamo nell’insolito modo qui dentro tu si sente in apparenza dai borbotta i fatti di togliere velo l’infinito cominci a sorgere nei suoi paraggi come si trattasse di un messaggio eccola che riprende il mare sta ’tent a drumiva un vento fresco mi svegliò vidi la Stella del Mattino forse lei ha conservato l’inizio bene questo è lo sfondo girevole chi siamo noi per decidere dimmi tutto il sogno sono io il lapsus corporis doloris linguae te che t’ej surtìa da chi ma chi saprà affermarlo con dignità vai a vedere altrove se ci sono oppure è il vortice per trovare niente nessuno il sipario Madamen Pažiensa che rientra mi ero accorto che tu eri incollata all’orale che mi trovavo coinvolto dentro un fatto senza di me sostanza intima sentii bussare cul che prima l’era u tò pass attraverso la mia ombra volevi dirmi qualcosa dai per esempio duma drenta la storia mettiamo che trovi curioso dove la mente si fa largo conosci per caso il racconto nei dettagli c’è una lingua un’invocazione nel bel cielo blu l’è nent da sta sviğ ‘me squatè il ritorno di un astro il suo passaggio in un punto della mente se tutto si gioca prima dell’amore e allora dove vai cosmico tempo o io in parallelo un punto fisso le formule raccolte parole sai ciò che mi colpisce sarai sempre come una volta danza mano nella mano a doppio passo tira a far spazio intorno ma si tratta di sapere dove vuoi andare quando occorre prestarsi all’ascolto tu continui con la stella polare è lontano l’oceano ora senza rotta rema al silenzioso passaggio del cuore
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GIORGIO BONA








