SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANLUCA GUARRAPA
******************************
Gianluca Garrapa: “Saltiquanti” – Ed. Centro scrittura – 2025 – pag. 176 - € 16,90
Volume ricchissimo per costruzioni e frammentazioni, per figure luminose e tratteggi, per incisivi motteggi e ombre che sfuggono. Molte poesie costruiscono un dialogo frammentato tra due poli, “Corpo” e “Assente”, che funzionano come voci interne scisse: da un lato la materialità, l’istinto, la presenza fisica; dall’altro una coscienza dislocata, ironica, talvolta allucinata. Per scarti, giustapposizioni e cortocircuiti semantici, dove il linguaggio non mira a una narrazione lineare ma a rendere l’esperienza di una percezione alterata e discontinua. Così un dialogo tra le due voci è costantemente perturbato da intrusioni di registro: il basso e il triviale (“cazzo”, “coglione”) convivono con immagini pseudo-filosofiche (“diecimila anni e macigni d’aria: le idee”) e con riflessioni metapoetiche (“il filo ludico al dialogo”). Questo impasto linguistico produce un effetto di spaesamento che riflette una crisi del senso: il ritmo si accelera spesso e avvince.
Un tema centrale è quello del “sottofondo”, che ritorna più volte come metafora di una realtà latente: può essere inteso come dimensione inconscia, come rumore di fondo culturale (“sottosfondo di marijuana nell’epoca mediana”) o come sentimento resistente (“un sentimento che resiste / per sempre”). In questo senso, la poesia sembra interrogarsi sulla possibilità di autenticità in un contesto storico percepito come vuoto e manipolato (“cultura di noi altri vuoti di spiritualità”).
Con tono ludico ricreativo il poeta si colloca in una linea di sperimentazione che rifiuta la coerenza discorsiva tradizionale per privilegiare un montaggio di frammenti, registri e livelli di realtà. La voce poetica si sdoppia e si mette in scena, trasformando la poesia in uno spazio teatrale minimo, dove però la rappresentazione è continuamente destabilizzata. L’uso del linguaggio colloquiale e volgare non è gratuito, ma funzionale a smascherare ogni residuo di retorica elevata, mentre le improvvise accensioni liriche o filosofiche vengono facilmente contraddette o ironizzate.
Tutta la silloge si muove entro una dimensione fortemente corporea e insieme alienata, in cui il soggetto percepisce il proprio corpo come qualcosa di estraneo, quasi costruito artificialmente (“non m’appartiene / che un doppio artefatto”). L’immagine “bagnato di sodio e di sole”, mescola elementi naturali e chimici, suggerendo una condizione sospesa tra vita organica e artificio, tra autenticità e costruzione. Il corpo non è più sede di identità, ma oggetto manipolato da forze esterne (“creato da loro fin troppo / perfetti”), forse allusione a un sistema sociale o a modelli imposti di perfezione.
La lingua è aspra, materica, attraversata da termini concreti e talvolta disturbanti (“guazzame di sporco”, “filo di stagno”), che restituiscono una sensazione di compressione esistenziale.
Particolarmente significativa è la metafora della nave: “come nave l’immagine trema”. Qui il soggetto appare instabile, in bilico, esposto a un movimento che non controlla. Il “frigger di pietre” sotto il piede introduce un elemento di precarietà e di attrito, quasi a indicare un cammino difficile, segnato da dolore e rischio. La morte, evocata nei “contorni precisi”, non è tanto evento finale quanto presenza che delimita l’esperienza stessa. Forte dunque la densità metaforica e un linguaggio che unisce registri fisici e astratti, costruendo una poesia di tensione interna più che di narrazione. La sintassi spezzata e l’accumulo di immagini contribuiscono a creare un effetto di disorientamento coerente con il tema dell’alienazione del soggetto.
Gianluca Garrapa si dibatte coscientemente nel conflitto tra interiorità e forma imposta, tra desiderio di apertura e impossibilità di sperare pienamente. La chiusura si propone come conteggio delle ore, dei minuti, dell’attimo e si adagia ad una composizione che abbandona il ritmo scandito delle sillabe per ricamare un fraseggio che che sostiene la narrativa.
*
ANTONIO SPAGNUOLO








