SEGNALAZIONE VOLUMI = DORIS EMILIA BRAGAGNINI
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Doris Emilia Bragagnini: “Terra nullius” Anterem edizioni – 2025 – pag. 50 - € 12,00
Già dal titolo, Terra di nessuno, si avvertono le onde di un flusso che potrebbe anche essere negativo, per le sospensioni del tempo che ci avvolgono quotidianamente nel dubbio e nelle imprecise illusioni.
Un gocciolio che affonda nell’esistenziale attraverso il ricamo di versi che offrono il ritmo necessario per il silenzioso trapanare dei pensieri e delle evaporazioni che il nostro sub conscio è capace di rivelare al semplice tocco dell’emozione.
La poesia di Doris Emilia Bragagnini costruisce paesaggi simbolici, aspri e primordiali, in cui il “mondo del lupo” diventa metafora di una dimensione istintiva e non addomesticabile dell’esistenza. Spesso introduce subito un limite conoscitivo: non c’è apprendimento possibile dentro questa realtà, che resta opaca, dominata da forze naturali e da un sapere corporeo, non razionale. Le immagini sono frante, spesso disarticolate, e procedono per accostamenti analogici: il “grigio del pelo scolpito dal vento” e il “gelo distante”, l’“occhio sorretto dal ramo”, “il corpo sorregge il peso”, “mi disfo piano delle attese”, “la luce diffrazione della tenebra” suggerendo una visione molto ampia, come se la percezione stessa fosse un ricamo da decifrare. La corsa è “privata”, la “scossa” che scaglia le membra le trattiene subito dopo. Si crea così una tensione tra impulso e freno, tra energia e blocco.
Il testo si caratterizza per un linguaggio fortemente analogico e per una sintassi ellittica, che privilegia la giustapposizione di immagini rispetto alla linearità discorsiva. La densità metaforica e la rarefazione dei nessi logici collocano la poesia in una linea sperimentale, dove il significato emerge per stratificazioni e risonanze più che per sviluppo argomentativo. L’uso di termini concreti e corporei, accostati a elementi astratti o cosmici, crea un continuo slittamento di piani semantici. Ne deriva una scrittura che mira a rendere l’esperienza del limite — conoscitivo, percettivo e linguistico — attraverso una forma che ne rispecchia la frammentazione.
La parola è limpida, quasi un gocciolio che deterge il pensiero per divenire fonte di percezioni e di suggestioni, immerse in una melodia che dà forma al dettato. Con fotogrammi che si inseguono, figure tratteggiate, suggerimenti plasmabili il volo è compiuto.
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ANTONIO SPAGNUOLO








