martedì 22 settembre 2026

POESIA = VINCENZO VARLARO

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"Il Custode del Silenzio"
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(A Rocco Salerno)
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Il custode del silenzio
non cerca il clamore,
ma il respiro tra una sillaba e l'altra
dove il tempo si fa sostanza:
roccia che trattiene il sole
e in un solo gesto placa il mondo.
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Affina lo sguardo, monaco attento,
scorgendo nell'ossimoro della carne
una scintilla che non trema.
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Per lui ogni frammento è universo:
la gioia che lambisce il lutto,
il finito che si schiude al mistero,
la solitudine che diventa soglia.
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Scrive per non smarrire
che siamo polvere che sogna l'infinito.
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Nelle sue pagine la parola si fa Zen:
essenziale, limpida, nuda;
un sentiero tracciato nel buio
tra i volumi di un tempo sospeso.
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Sa perfettamente che oltre la fatica,
non tutto è cenere o silenzio,
che c'è sempre una meraviglia segreta
che attende, paziente, di essere svelata.
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"Le Tue Mani"
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Le tue mani
sono una febbre
che mi frantuma.
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Dove mi tocchi
divento cratere di luce.
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E la mia forma
si sbriciola.
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Come pane secco.
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Dimenticato al sole.
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"L' abbandono"
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Nel silenzio che ci avvolge,
ascolta il ritmo
del mio sangue che ti cerca.
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Lascia che la gravità
ci spogli d'ogni orpello,
per restare ferocemente
nervo, inchiostro, naufragio.
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Vincenzo Varlaro
(da Sulla soglia di una Virgola, Ristampa Edizioni, 2026)

lunedì 21 settembre 2026

POESIA = ANTONIO OLIVA


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"Blu"
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Eravamo giovani e sicuri
guardavamo verso l’alto
e guarda com’è finita
lo senti il brivido di nebbia di neve
è il lavoro dell’attore
una mano tesa alla luce
veloce cade la farina dal sacco
in cui c’è un tempo per tutto
e un tempo anche per capire
come mi sento in questi anni
senza ali e senza volo
l’unico a parlarti così
domani sarà Blu
un padre che rincasa
nel buio e nel silenzio
per dirti che ti aiuto io
a diventare chi sei
solo finché la Terra gira
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bruciano le foglie di un autunno perfetto
come vecchie pellicole
autocombustione
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troverò il modo
e prima che sia finita
salverò il salvabile
l’onore, il buon nome
il gatto sul tetto
da cui entra la pioggia
la renderò lieve
ti porterò al sole
salverò chi non vuole
l’amore di ghiaccio
l’uomo nascosto
sotto i riccioli, il velluto
poi il mio passato
che non è bastato
a salvare chi voglio
ma a salvare l’orgoglio
prima che sia finita
ti salvo la vita
e la prossima vita magari
salvo pure me.
-
2026
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Come si fa a danzare
sorridere con un nodo in gola
e la morte nel cuore
giuro che conoscevo la risposta
conoscevo come fare e l’ho fatto
ma ora ci sono soltanto fantasmi
e sensazione di non essere all’altezza
di chi oggi non pensa alla fine
anche per quel breve momento
del teschio che ride
del muro che ho fatto saltare
del baratro che non guardavo.
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estate 2026
***
L’uomo più forte
e anche il più bello
è ridotto a uno spaventapasseri
quell’uomo sono io
e non mi convince
e la notte non passa
sole senza nuvole
che scava la dura madre.
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estate 2026
-
ANTONIO OLIVA

SEGNALAZIONE VOLUMI = CINZIA COPPOLA

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Cinzia Coppola: “Futuro semplice” – Ed Puntoacapo – 2026 – pag. 70 - € 14,00
Le suggestioni e gli stridori di un verso, delicatamente avvolto nel lattiginoso chiarore della luna, appaiono come incisive pennellate nello scorrere delle sezioni che realizzano questa silloge. “Geometrie della memoria”, “Frantumazioni”, “Anima digitale”, “Intermezzo”, “Autorizzare la speranza” si intrecciano, si susseguono, si amalgamano, interagiscono attraverso un filo conduttore che indaga fra le tracce vaporose della quotidianità e ricama frantumazioni che oscillano sia per la cruda realtà sia per il fascino dell’illusione.
Un flashback accende ricordi di figure che il tempo non riesce fortunatamente a cancellare e lascia spazio alla voce viva della poetessa in un canto ritmato e armonioso.
La scrittura è quella consolidata nello stile della tradizione, in un equilibrio misurato dalle ispirazioni, ben calibrata nel metro della contemporaneità, così che ogni componimento dona una musicalità che incide nel racconto, tentando di salvare le reazioni dei sentimenti e le aggressioni della realtà.
Una (pag. 25) poesia si apre con una percezione inquieta dell’esistenza collettiva: «Ci attraversa l’operato della gente» e suggerisce che l’individuo non vive mai isolato, ma è continuamente percorso, condizionato e quasi inciso dalle azioni degli altri. Il «posto illuminato» sembra allora rappresentare uno spazio apparentemente chiaro, visibile, quotidiano, ma subito l’immagine della «ruga dell’asfalto» introduce una frattura: la strada, che dovrebbe indicare una direzione, diviene il segno concreto di una superficie segnata, imperfetta, già consumata dal passaggio degli uomini. Tutti procedono verso quella che ritengono essere una meta, una direzione sicura; tuttavia il testo rovescia immediatamente questa fiducia: «Invece è sempre un posto frantumato». La destinazione non è dunque una conquista definitiva, ma un luogo di disgregazione. Anche il breve sintagma «Un verso» appare ambiguo e significativo: può indicare tanto la direzione quanto il verso poetico, quasi a suggerire che il cammino dell’esistenza e quello della poesia coincidano nella ricerca di un senso.
Cinzia qui sembra accumulare esperienze, episodi, incontri, avvenimenti, in una sorta di fame insaziabile di realtà. Il mondo è «fatto a specchi»: ogni esperienza rimanda ad altre immagini, moltiplica le apparenze e rende difficile raggiungere un nucleo autentico dell’essere. Alla fine, il movimento incessante dell’uomo conduce a una dissipazione: «dissipiamo così quel poco / che ci basta a chiamarla vita». Una radicale consapevolezza esistenziale si traccia in ciò che possediamo, fragile e precario, e proprio quel poco che viene consumato nel tentativo di vivere, conoscere e inseguire continuamente qualcosa.
Con tocco policromatico e personale si costruisce una poesia dell’estraneità e della dispersione attraverso immagini concrete che assumono progressivamente un valore metaforico. Il contrasto tra il movimento apparentemente ordinato degli uomini e la realtà «frantumata,» spezzata, accentua il senso di disorientamento. Cinzia Coppola riesce a realizzare una poesia tanto più riuscita, tanto più significativa in quanto, senza cedere a tentazioni assolutorie e nostalgiche, grazie al suo coraggioso equilibrio culturale, si pone all’altezza delle emozioni, dei sussurri filosofici, dei temi esistenziali, operando con sicuro equilibrio in una dimensione universale.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 18 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MONTANARI

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Giorgio Montanari: “Secondo potere” – Ed. Scatole parlanti – 2026 – pag. 144 – € 16,00
Quarantatré brevissimi capitoli, strettamente collegati fra di loro dal filo policromatico del racconto, che ricama con stile corretto e personale le vicissitudini quotidiane dei protagonisti. Legati dall’atmosfera scolastica si incontrano, scontrano, alleano, discutono, programmano, soggiacciono, studenti e docenti presenti in queste giornate scolastiche, stemperate nelle pagine da una scrittura accorta e seducente.
Negli anni ’90 dello scorso secolo siamo in classe nel primo giorno di scuola. Milo prova il terrore di chi è in prima media, un mondo nuovo, un mondo di nuovi equilibri precari. Ha il cuore a pezzi anche perché ha perso sia la mamma che il papà. Egli cerca di realizzare una nuova vita, la costruisce pezzo dopo pezzo attingendo dal passato e fiondandosi troppo nel futuro. Ed ecco che l’equilibrio scricchiola e il mondo va in frantumi. Una storia intrisa di storie, affluenti narrativi che finiscono nell’unica torbida sensazione di un mondo adolescenziale sensibile, delicato e vulnerabile, immerso com’è nel dubbio e nelle illusioni.
E’ così che con i suoi amici si diverte a fondare un'azienda. La passione per i panini fa vivere in loro l'emozione della celebrità, il successo delle vendite e i guadagni inaspettati. Tuttavia, dietro a questa gioiosa ascesa si celano tante ombre. “Secondo potere” modella un calco antropologico di una nazione che cambia. Un romanzo sul capitalismo, trasfigurato in chiave favolistica ed eccentrica, ideale per coloro che sanno apprezzare il retrogusto dolceamaro quando viene mescolato all'ironia.
/> Il tragitto segnato da Montanari è frastagliato e luminosamente ricco di affetti e spaventi, di sospensioni ed evidenti segni di un’accorata confessione, uno scorrere di tutto un anno scolastico.
Il capitolo che chiude il volume propone un’immagine di apparente serenità: mancano soltanto cinque ore alla conclusione dell’anno scolastico e nelle classi dell’istituto comprensivo si respira già l’atmosfera leggera delle vacanze. Chitarre, torte preparate dalle madri, regalini per compagni e docenti, racconti di viaggi e di esperienze estive costruiscono un quadro di quotidianità giovanile, fatto di attese, consuetudini e piccoli riti collettivi. L’afa di giugno, che accorcia le maniche delle magliette e le gonne, introduce una sensualità spontanea e quasi inconsapevole. Tutto sembra orientato verso la festa e la libertà imminente.
Ma cinque ore alla fine, assume progressivamente un significato inquietante: non indica più soltanto il conto alla rovescia verso le vacanze, ma sembra alludere a una fine diversa, a un tempo che si sta consumando senza che i protagonisti ne abbiano coscienza. Alcuni personaggi si intagliano precisi tra il degrado fisico di Maurizio e le montagne appuntite, col sole giallo limone, ove la figura con le braccia alzate e le pozze color sangue compongono un’immagine ambigua, nella quale la vitalità e la violenza convivono. Il riccetto in cima alla montagna può apparire come una figura di conquista, di esultanza, ma il sangue che si raccoglie ai suoi piedi introduce una dimensione di morte e di sacrificio. Il voto «dieci e lode», pronunciato da Maurizio con stupore, assume allora un valore straziante: il riconoscimento scolastico, normalmente motivo di gioia, non riesce più a raggiungere la sua sensibilità.
La docente di educazione artistica, con il suo tono compassionevole e l’aria materna, rappresenta una presenza di cura che tuttavia non riesce a penetrare fino in fondo nel dramma dell’allievo. La domanda «C’è qualcosa che non va?» rimane sospesa davanti a un dolore che non trova parole. La risposta balbettata «Non dovmo bene», con la sua deformazione infantile, accentua la fragilità del personaggio. Quando Maurizio torna al proprio posto, le ultime parole pronunciate sono quelle relative al voto. Il silenzio successivo acquista un peso enorme: la voce si spegne proprio nel momento in cui il ragazzo riceve la conferma del proprio valore. Particolarmente significativa è la differenza di trattamento tra Mariangela e Umberto. Il professore insiste sulla ragazza, mentre al giovane occhialuto non rivolge alcun commento. Questa disparità introduce una possibile riflessione sul giudizio scolastico, sui pregiudizi e sulle dinamiche di potere che si instaurano nella classe. Il docente, convinto di dover «lavorare» e di non poter tollerare la «cagnara», appare prigioniero della propria funzione, incapace di cogliere ciò che accade oltre il rendimento e la disciplina.
L’autore si distingue per una efficace costruzione del contrasto tra quotidianità e tragedia. La festa di fine anno, con i suoi oggetti concreti e il linguaggio informale, prepara il lettore a un mondo apparentemente rassicurante, che viene progressivamente incrinato dalla sofferenza di Maurizio e dalla tensione dell’interrogazione. Alterna descrizione realistica, dialogo e dettagli corporei, ottenendo una narrazione visiva e cinematografica. Il ritmo è sapientemente affidato al richiamo delle realtà, sia nelle prospettive positive di una ripresa, sia nella immaginativa di tutto quanto accade nel quotidiano. Scene in prospettive positive si alternano alla tensione delle sospensioni e delle inquietudini.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 17 settembre 2026

POESIA = ANNA MARIA MICKIEWICZ

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Poems translated by: Izabella Teresa Kostka
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Anna Maria Mickiewicz
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"słoneczny dzień w Kalifornii"
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odchodzą na chmurach wiosennie lekko niezauważalni aniołowie słów kilku białych słabych
odchodzą tam wysoko uścisną ręce pokiwają głowami
odchodzą pokornie pochyleni ludzie małych miast
z mieszkań z balkonikiem pełnym pelargonii w letnie dni
gdy o chłód trudno nawet wieczorem
odchodzą z dużych białych kalifornijskich domów
z ogrodów nawadnianych sztuczną rosą
odchodząc zostawiają widok Matki Boskiej na konarze drzewa
tak im się wydawało
lękali się czegoś co spada ukradkiem na błyszcząca rozgrzaną blachę samochodu
pilotem zamykają okna
a może to my nie widzieliśmy tych znaków
odchodzą
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Davis, Kalifornia 2005/2026
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Anna Maria Mickiewicz
una giornata di sole in California se ne vanno sulle nuvole con leggerezza primaverile angeli di poche parole bianche fragili
se ne vanno lassù in alto si stringeranno le mani annuiranno con il capo
se ne vanno umilmente chini gli abitanti delle piccole città
dalle case con un balconcino pieno di gerani nelle giornate estive
quando è difficile trovare refrigerio persino la sera
se ne vanno dalle grandi case bianche californiane
dai giardini irrigati da una rugiada artificiale
andandosene lasciano la visione della Madonna sul ramo di un albero
così pareva loro
temevano qualcosa che cade di nascosto sulla lamiera lucida e rovente dell’automobile
con il telecomando chiudono le finestre
o forse siamo noi a non aver visto quei segni
se ne vanno
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Davis, California 2005/2026
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-
Anna Maria Mickiewicz
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rozkwitają poetyckie śmietniki historii
niezauważeni
londyńscy poeci
miastem
czerwonym autobusem
zakoleni
mitycznie zauroczeni
metalowym wózkiem z supermarketu
arbuzami wypchanym
nie na śmietnik, lecz do sklepików pchanym
Turków ramionami
przygnieceni
Przytułkiem Norwida
symbolami zakwitłym
sentymentami nasyconym
zeschłymi literami
historiograficznie zasypani
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Anna Maria Mickiewicz
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"fioriscono le discariche poetiche della storia"
inosservati
i poeti londinesi
dalla città
con l’autobus rosso
sballottati
miticamente incantati
da un carrello metallico del supermercato
colmo di angurie
spinto non verso la discarica, ma verso i negozietti dalle braccia dei turchi
schiacciati
dal Rifugio di Norwid
fiorito di simboli
saturo di sentimentalismi
sepolti
sotto lettere inaridite
storiograficamente
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mercoledì 16 settembre 2026

POESIA = MARIANNA IANNARONE

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TRATTE DAL LIBRO “D'AMORE E D'ALTRA SPECIE” GMP EDIZIONI
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"DONO"
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L’arte dell’arrangiarsi
è un affresco di pane e cipolle
una celebrazione al dono
quando la creatività si ispira al vero
nell’umiltà del sacrificio,
nell’onestà dell’intelletto,
nell’occasione che è opportunità
un ritratto di Dio sull’altare
che non vuole nulla in cambio.
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"CONGESTIONI EMOTIVE"

Ibrido sentire di un’intelligenza artificiale,
meccanica quantistica di congestioni emotive,
sferragliata in vari campi minati della conoscenza
cosa ne puoi mai sapere:
l’amore è una carezza che produce poesia,
una certezza che accompagna la vita –
non ammette semplificazione –
la mitologia della gioia passa per il villaggio globale
ma non può abitare in essa,
può simularla, ma non benedirlo.
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"CELLE ORFANE"
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Che sarà dei figli della guerra
oltre le rovine degli anfratti
nelle diapositive di fame e morte
vuoto e strazio,
tra giocattoli e dinamite
nelle righe piene di storie interrotte –
d'amore e d'altra specie –
se non visita guidata alla fossa del mondo,
scultura di latte in polvere da sparo
in fasce d'amputazione –
carne viva a pezzi –
mostra collettiva di cuori in missione umanitaria
suggellati dalle catene in celle orfane
che urlano silenti i crimini
quanto la pace
quanto la morte.
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MARIANNA IANNARONE

domenica 13 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

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MOTIVAZIONE DEL PREMIO AECLANUM ( 3° classif. ) PER IL VOLUME "DISSOLVENZE E SUSSURRI" ***************************
Antonio Spagnuolo: "Dissolvenze e sussurri", Ed. la Valle del Tempo, Napoli, 2025-- pag.60 - € 14,00
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Cobalto, pervinca e indaco nelle loro sfumature azzurre-grigio-viola fanno da sfondo all’intuizione che si traduce nel continuo sofisma dei versi, un uso, dunque, artificioso della poesia, che lambisce l’ideale da rimettere in asse e il reale, intrecciandoli al sussurro delle foglie. E questo sussurro, personificazione metaforica, che evoca leopardianamente quiete, si connette con i silenzi sfilacciati, a rimarcare, però, una quiete fragile con il silenzio-trama che si sgrana: ecco la dissolvenza. Si perde consistenza nei rapporti umani, ma non nei pensieri che s’aprono ancora alla gioia che sorvola fantasie. (Bluesky/word)
Si guarda la realtà con lucidità e distacco, senza filtri, con una matura consapevolezza che ogni linea/incisa nella memoria è metaforicamente tallonata dal mouse, ma si affida anche a un sinestetico pennello bizzarro l’atto imprevedibile della mente, alla ricerca di affinità espressive, per ridestare dal profondo segreti: si accende abbarbicata alle forme/la grafica che osserva il mondo intero/in un amplesso che raccoglie i sussurri/…/il palmo…/...cerca le stelle. (Pennelli)
Tratteggi, irrequieti controluce destano memorie; le forme variegate dei colori che colano sulle tele o convergono a strisce frenesia, invitano a scoprire del tempo festoso/il compasso segreto. Nella creatività sparisce l’inganno, ogni tassello, ogni cesello è motivo per spiccare il salto e trasformare in altro il fruscio della spatola incantata con un gioioso sinestetico travaglio. (Triangoli)
E questo dare sostanza alle attese in una ricercata conquista della misura cromatica è il dialogo, che accosta chiasticamente ancora/resine e collanti, impalcature e campi, figlio di una volubile festosità del possesso/e gli elementi astratti di un travaglio. (Spazi geometrici)
Un conto è il ricordo che è preciso con i suoi ritagli di figure e stagioni, altra cosa sono i pensieri che hanno stagioni in cornice/…più spesso dei riflessi/confusi a corporei lampeggi. (Riflessi) Fatta di molliche anche la storia, ogni giorno diviene parte del passato e s’affida all’oblio, brividi suggellano il congedo, mentre frammenti ricompongono memorie fra un battere le tracce e l’erosione.
La nostalgia fa capolino sulla soglia, testimone che Tutto è precipitato nel racconto/di un alito di vento. (Racconto)
E nel baleno temporale l’autore si scopre ferito nella fede e disperso/nei millenni promessi dal credo, sì che in un’azione visiva e dissolvente, afferma: sfilaccio ciò che resta del mio corpo /sbavando gli ultimi solchi/del breve arco che mi fu concesso, ma con il gerundio sbavando dilata nello spazio e nel tempo l’agire e contemporaneamente, in senso figurato, rafforza il desiderio di incidere e lasciare ancora orme nei solchi della vita.
È una vittoria parlare di vecchiaia, che se non dà più spazio a l’urgenza della passione ardita e partorisce semplici carezze che più volte/ sanno di fondo di bosco, di fronte è un dono cogliere ogni battito, sapendo che la fine è sull’orlo del non ritorno ed è spiraglio di malinconia l’attesa vana e fuori tempo, ma c’è altro tempo che bussa e chiede il suo aedo che tramandi la parola libertà-maledetta e benedetta- con i suoi contrasti emotivi, la carichi di sussurri pronunciati in albe di speranze tra amore e rovine,/fra chi dona e illusione che trascina, parola legata anche oggi alla sua controparte: tragedia, perché il destino la segna con cicatrici/di tragedie perverse soffiate in tempo/dalle barricate di più aspri rancori./…/È tragico il coraggio di chi sa che morirà/eppure sorride/,,,/ Libertà non è assenza di dolore./È scelta, rischio ,abisso./È la voce che rompe ogni silenzio.(Libertà e tragedia)
Altra denuncia in Egli tace: È babele che incombe in questo mondo/di lingue frantumate/e dove l’odio è capace/d’inchiodare il fratello a nuova Croce e in Gerusalemme: ...le pietre tremano stanche/sotto quel cielo che chiedeva pace/ed ora è squarciato dal fuoco. Le personificazioni rendono più intensa la preghiera: Ferita e divina ritorni la tua preghiera/fra le carni strappate e i ricordi di amore Nell’ossimorica armonia dei timori, in chiave, però, più intimistica, il poeta ripropone il concetto di erosione e dissolvenza: Ed ora giorno dopo giorno/avverto l’incalzare dello sgretolarsi/che consuma inesorabilmente/quel che resta del mio angolo oscuro/per tormenti.
Cosa lo salva? Il Verso e i versi per mostre di pitture!
Ogni pennello sussurra un’emozione,/…/ “Mare e Monti” non soltanto paesaggio,/ma viaggio dell’inconscio e del linguaggio, /sfumature di vertigini sottili, /nel vortice al respiro che si adagia. (Mare e Monti) e in Frontiere: I gesti si caricano di confini/che oscillano tra abitudine e distanze, /vibranti rimembranze e nuovi sogni. /…c’è una soglia nascosta/in un sorriso scambiato sulla tela/…/Nei mille bivi il colore di tutti i giorni è un tenero/taglio che la speranza incide per amare. Estate, il gioco dei miraggi, /che mescola nel sogno sabbia e neve, /lasciando sulla pelle il colore di attese/e negli occhi un orizzonte che non ha confini. (Tra dipinti e illusioni di estate).
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Luisa Martiniello