giovedì 5 marzo 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO


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ANTONIO SPAGNUOLO, Dissolvenze e sussurri, La Valle del Tempo, Napoli, 2025 - pag. 60 - € 14,00
Il tempo e la memoria costituiscono il sotteso filo conduttore dell’ultima raccolta di poesie che Antonio Spagnuolo propone ai lettori. Non è casuale la scelta del titolo che affida, a mio avviso, la dissolvenza allo scorrere inesorabile del tempo, mentre la memoria tiene accesa la fiamma del ricordo che a volte è colmo di rimpianto o di malinconia, altre invece di vita fatta di carne e desiderio nel ricordo della persona amata. Non è un caso che la poesia che apre la raccolta così concluda: «In ogni dissolvenza c’è la traccia / di quella gioia che sorvola fantasie (Bluesky/word)», anche se il poeta è consapevole che solo la realtà virtuale può restituirgli oggi il senso di quella che un tempo era vita. È il piccolo mouse «che tallona ogni linea / incisa nella memoria», mentre il fantasticare fa rivivere frammenti che consentono di «tuffarsi verso fiamme che destano memorie», trasformando «i sussurri in un prodigio / che sconvolge le cose comuni», come si legge in Hardback.
È la stessa dissolvenza che ferma in un ricordo preciso «le misure di un cipiglio / ormai avvolto nelle trasparenze», mentre i pensieri diventano il riflesso confuso di una realtà che ormai non esiste più. «Tutto è precipitato nel racconto / di un alito di vento» dirà il poeta nella poesia Racconto. È il vento che apre ai ricordi e solleva polvere dalla storia intrisa di sangue sulla città di Gerusalemme, dove solo il sogno «di un bimbo che ammira le stelle / e chiede smarrito il silenzio» può costituire un seme che apre alla speranza.
Con i ricordi giunge anche la consapevolezza che la vecchiaia alleggerisce l’urgenza della passione che ormai non brucia più e anche il dolore, che penetrava come spine nel corpo e nell’anima, si attenua «Etereo ma più vero / perché cammina lentamente», come si legge in Vecchiaia. Ed è proprio questo scorrere silenzioso del tempo che trasforma «la carne in memoria» e, al di là dei mutamenti inevitabili del corpo, il desiderio si fa strada e riporta lontano, ad altre età, nonostante l’attesa sia ormai “fuori tempo”. Tutto si scioglie, dice il poeta, in una polvere sottile che cancella i contorni e confonde fantasia e realtà.
Spagnuolo è un poeta che riesce sempre a collegare il proprio personale dolore a quello di questa triste umanità che conosce solo odio e guerre, e, anche se cerca la libertà, il tragico coglie lo sguardo di chi muore, quello di una «fanciulla dagli occhi di sole» che non capisce chi possa avere scagliato la pietra che copre di sangue i suoi capelli. Da qui la domanda accorata che si legge in Egli tace, che è quella dell’uomo che si sente abbandonato da Dio, di cui invano invoca un intervento riparatore che metta fine a tanta crudeltà.
Preparata dalla poesia che ha per titolo Tramonto rosso, una delle più belle della raccolta, «così la vita china il capo, non vinta, / ma riconciliata all’imprevisto», quasi in chiusura torna la voce della donna amata e quello «stupore sfilacciato di ricordi» che vince il silenzio della morte. Poesie come Memoria, Malinconie, Baudelaire, ci riportano l’immagine della donna nella sua bellezza e nella sua vitalità, anche se il poeta deve ammettere che ormai avverte, giorno dopo giorno, «l’incalzare dello sgretolarsi / che consuma inesorabilmente / quel che resta del mio angolo oscuro / per tormenti» (Timori).
Vorrei concludere citando una poesia in cui tutto è racchiuso: il senso della parola che oscilla fra realtà e sogno, un’eco che si infrange nel silenzio e il senso della eterna attesa.
"Tremore del suono"
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Si disfa la parola, simbolo che sparisce
e poi ritorna
nel margine obliquo del ricordo
come neve sul vetro d’estate.
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Hai lasciato un frammento, da svelare,
una sillaba spenta che si adatta
tra le ciglia del giorno.
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Non resta che il suono tra le note
di un’eco ritrosa,
che inciampa nel silenzio
e si fa eternità dubbiosa.
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(Arezzo, 5 marzo 2026)
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Fernanda Caprilli

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


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"Alessia a Ischia"
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Poi, in quel sembiante di Ischia Porto,
dove tutto accade nel verde, a ridestare
trame infinite della vita, vede venire
Giovanni dove sta l’albero
cavo in esatta gioia e trasale
nella selva dei pensieri a dipanarsi
in un giocare all’esistere, tra la rugiada
scesa dai sempreverdi ad angolo retto
con le tende nella mente, nel trasmigrare
in volontà di bellezza nel levigarsi al vento.
È il 1984, costeggia la127 una scia di strada
la vita nelle nuvole fiorite, a forma
di pesce o di giraffa
e ci sarà raccolto.
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Raffaele Piazza

mercoledì 4 marzo 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = CAROLINA ANNA FALBO


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Carolina Anna Falbo: “La distrazione che ci rende dissimili” Ed. Centroluna – 2025 – pag. 82 – € 14,00
* “Il gusto confettato della parola ‘confezione’/ risale nei seni paranasali/ accendendo compiacimento irriflesso. / Una confezione inferente mi è stata ingerente. / Volevo legarmela al dito, /ma non avvertivo la mano/e l’aria di famiglia, /tra la mano/ e il mondo fuori.”
Sembra poter toccare, con polpastrelli intinti nello iodio, la sostanza plasmabile delle parole. Un attraversamento tra la lingua individuale e una caratteristica ricomposizione del pensiero, dell’immaginato, della irrequietezza del nostro sub conscio.
Carolina Anna Falbo cerca di intrecciare la parola simbolo con le realtà del quotidiano tentando di conservare una specie di liturgia tra avanzamenti ed indietreggiamenti di un obiettivo fotografico.
La poesia si muove in uno spazio di rarefazione linguistica e affettiva, dove la parola appare insieme necessaria e colpevole. Fin dall’incipit di alcuni testi il linguaggio è percepito come strumento di potere e di esclusione: nominare significa togliere autorità, ridurre l’altro a oggetto discorsivo. L’espressione “per noia di replicazione” suggerisce un logoramento del senso, una ripetizione sterile che svuota la comunicazione e impedisce un vero “giro”, un rinnovamento dell’incontro. In questo contesto, “Scrivere non evoca / nel tempo dei gigli di clausura”: l’immagine dei gigli – simboli di purezza ma anche di isolamento – rimanda a una chiusura monastica del sentimento; la scrittura non riesce più a far fiorire presenze, resta segregata in un tempo immobile.
La sua scrittura insiste su una tensione irrisolta, “la fatica di tenere lo iato”: lo iato è distanza, scarto tra significante e significato, tra carezza e pugno, tra amore e silenzio. L’equivalenza paradossale di “Carezze e pugni senza differenza” esprime l’ottundimento emotivo di chi non riesce più a distinguere il gesto affettivo dalla violenza, tanto è grande lo sforzo di mantenere aperta la frattura. Gli “oblii profondi” che “divengon mutazioni (due volte)” suggeriscono una trasformazione lenta e irreversibile: la dimenticanza non cancella, ma altera, deforma l’identità.
Molte le immagini felici, anche se in tutto l’elaborato gravita una non celata soddisfazione di saper scrivere ribellandosi alle intimazioni della poesia classica. Anche l’amore non manca nei suoi versi e affonda nelle intimità più ombrose lasciando il soggetto “colpito da tutte le apparenze” dentro frammenti della sensualità, tra dimensioni di autoanalisi e gesti che evocano un presente stagnante.
La lingua è aspra ma controllata, capace di accostamenti audaci (“sillaba di silenzio”, “sapore del rovescio dell’evidenza”) che aprono varchi interpretativi senza chiuderli in un significato univoco. La frammentazione sintattica rispecchia la crisi tematizzata, trasformando la difficoltà del dire in forma poetica.
È un testo esigente, che chiede al lettore di abitare lo iato anziché colmarlo, e proprio in questa tensione trova la sua forza: una poesia che non consola, ma illumina con precisione il disagio contemporaneo della parola e dell’amore.
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ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 3 marzo 2026

POESIA = ROSSELLA SANTORO


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"L'Amore"
Ad ogni buon modo,
quel tempo è andato.
Mi accorgo stranamente
che non sei mai sparito
nel mio cuore,
ne riconosco il battito
emotivo.
Quell’emozione così
intensa, così vera.
Quell’attimo nascente
che accende l’innamoramento.
Oh le piccole nostalgiche passioni,
di pochi gesti , un biglietto ,un fiore
Rendevano così felici
Di un amore.
***
"2"
Si incontravano
A fine estate ,
In un periodico tempo.
-
Dove bastava
si vedessero,
Per dirsi si .
Brevi istanti
Poi sparivano.
-
Disegno insolito
Per nessun destino,
Dove pero’ un sorriso
Rimase custodito
In un bacio e Basta.
***
Senza più tempo"
Da quando sei andato via
nessun oggetto è stato più come prima.
L' orologio della cucina
ha smesso di vivere per un po',
non erano le pile ad essere andate
lui oggi ha deciso di tornare al suo tempo.
-
La luce pure se elettrica ha sentito il bisogno
di trovare la sua esistenza a prescindere
dalla mia volontà.
Insieme seguono frequenze
che cerco di capire.
Prima di uscire, guardo l’ orologio,
indica un orario:
sorrido,
non è di questo tempo ordinario.
Spengo la luce ,
che ritrovo luminosa al mio ritorno,
sembra aspettarmi.
Da quando sei andato via
così , velocemente,
niente è più come prima.
E’ in questo dopo
che cerco di comprendere di più
ogni cosa.
Come se le cose, dopo di te,
avessero una loro ribelle esistenza:
si governano come gli pare.
Perché questo tempo disordinato,
disorientato,
non appartiene più a nessuno.
Ora che sei andato via
la tua presenza nell’ assenza:
Resta.
ROSSELLA SANTORO

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA SEROFILLI


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Valeria Serofilli: “Il cappello a fiori” – Ed. Leonida – 2026 – pag. 104 - € 14,00
Una scrittura rapida e decisa che alimenta il dialogo quotidiano, intriso di interrogativi, di fulminee pennellate, di figure ondeggianti, di panorami illusori. Tra la natura intima del dettato personale e le metafore che vengono a galla pagina dopo pagina le numerose poesie che Valeria Serofilli raccoglie con il sottotitolo “Appointment in Samarra” si inseguono con un battito alternante e variegato, tra l’endecasillabo di classica fattura e il verso breve degli “Haiku delle quattro stagioni”, tra il ritmo cadenzato delle poesie “mitologiche” e la musicalità di “carezze con lunghe dita affusolate”.
Il suo appuntamento nell’antica città dell’Iraq, uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio degli sciiti, dall’architettura storica e lo splendore delle rovine artistiche, forse incide nel suo vagare in un tempo trascorso e difficilmente recuperabile con la semplice memoria.
“Tanta vita è passata/e me ne accorgo/solo adesso- che ne consumo/ il ricordo/ Dell’antico/ traguardo/ del mai risolto/ dell’ancora atteso/ dell’eterno ritorno.” E lei stessa sottolinea: “Il titolo Il cappello a fiori (Appointment in Samarra) richiama consapevolmente il racconto morale mediorientale di Samarra/Samarcanda e il romanzo di John O’Hara. In quella tradizione la morte è destino, incontro inevitabile. La poesia eponima nasce dalla stessa intuizione, ma ne rovescia l’iconografia: la morte non è lugubre, non è impersonale, non è muta: è femminile, chiede il permesso di entrare, ha capelli biondi, occhi azzurri e... un cappello a fiori.”
Un fascio luminoso di poesie che ricamano pensieri filosofici sopiti o pronti a stimolare continuamente nuove fulminazioni. Poesie che plasmano programmi semplici di varie stagioni, di colori evocativi e suggestivi, di appelli a volte sussurrati nell’orecchio e a volte declamati con musicalità, di tocchi policromatici inseriti tra il mitologico e la fugacità dell’esistenza, di ritmi delicati e incisioni traumatiche.
“O mia Aretusa/a breve- lasciata Pisa/ m’insinuerò al di sotto delle onde/per venire da te ad Ortigia/ Là- una volta riemerso dal mare/in sapida mescolanza/ mi unirò a te/ mia fonte d’amore e/ ispirazione mia sposa eternamente novella/ io- sposo di una notte, gitano da una vita/ per farne un’acqua sola!”
Scrittura che nasce dalla variopinta ricchezza culturale che distingue Valeria Serofilli per la sua quotidiana immersione nella creatività e nella capacità di rinsaldare il sociale alla cifra delle immagini poetiche.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONELLO DI GRAZIA


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“Declinazioni umane” di Antonello Di Grazia (Eretica Edizioni, 2025 pp. 80 € 15.00) insegna a prendersi cura del proprio mondo interiore, oltrepassando la cortina feroce e annichilente di un universo che ha, nello scenario spaventoso di una attualità irruente e aggressiva, il suo culmine di desolazione e di malvagità. L'autore esplora i caratteri psicologici incoerenti e tormentati dell'uomo, alla ricerca di un conforto sul quale annullare la propria solitudine e sorreggere la sconcertante distruzione della realtà. Le tre sezioni del libro interpretano il senso dell'avversione e del disprezzo, la sensazione del sentimento drammatico, occupano lo spazio disincantato del dolore, accendono l'attenzione sulla rovina ardente delle guerre quotidiane ammesse all'oscura e alienante disumanizzazione. Antonello Di Grazia dichiara il declino della società attraverso la privazione silenziosa e sospettosa del pensiero, rivela l'abisso imperturbabile della paura, in bilico sull'orlo di un precipizio che assorbe il distacco istintivo dalla vita, analizza, nella voragine tragica, la fenditura negativa, creata da sentimenti irrazionali, ai margini del territorio vulnerabile e friabile dei comportamenti umani. “Declinazioni umane” registra un catalogo privato del deterioramento sensibile in cui lo sviluppo cognitivo dell'anima è deformato dalla crisi della comunicazione, raccoglie lo studio analitico sulla natura umana e la sua inesorabile ricerca dei significati, esplora il rapporto dell'individuo con le prospettive impietose e dure delle interazioni sociali.
Decifra l'esperienza esistenziale della sofferenza, l'impazienza autolesionista, la percezione della lucidità introspettiva, influenzata dal giudizio della malinconia, dall'estinzione dell'umanità nella sua rispettabilità e onestà morale. Antonello Di Grazia sostiene il processo evolutivo dell'identificazione empatica, personale e soggettiva, tra la primitiva vocazione dei fattori innati nel comportamento umano e le condizioni degradate della società, indica la trasformazione fatale legata al contesto antropico dell'appartenenza, misura le dimensioni mentali del tempo e delle attese. Comprende la debolezza nella sua sensazione di dipendenza, come fattore di perturbazione, conosce il potenziale razionale e passionale delle intelligenze emotive, la motivazione delle corrispondenze, orientate nel presentimento di una condivisione in sintonia con le epifanie del cuore. Descrive, in un'atmosfera cupa e annientante, la visione complessa e soffocante della miseria, l'opprimente impressione di una strana alchimia etica in cui l'attrazione e la repulsione si fondono in un oracolo perverso di perdizione, distruzione e sconfitta.
La poesia di Antonello Di Grazia mette in evidenza i contrasti terreni nel crepuscolo delle tensioni irrequiete, invoca, nell'incertezza e nel disorientamento, il ricorso al divino. Nello scenario devastante e lacerante di un itinerario oscuro e disperato emerge l'orizzonte di un cammino intimo, sereno e benefico, un osservatorio d'amore, un passaggio simbolico e sicuro dove trovare l'accoglienza, la protezione e l'incoraggiamento ad assistere la cura degli affetti, indirizzare l'identità personale nella rielaborazione dei ricordi e della loro continuità confortante. Antonello Di Grazia sorveglia la provvisorietà della gratitudine, difendendo il devoto e inattaccabile sollievo della poesia, sconfina l'indistinta e magistrale capacità di afferrare la transitorietà e vivere il presente.
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Rita Bompadre -
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Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/ ********************************************
TESTI ESCELTI
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"DOPO CENA"
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Devastanti bufere al tramonto
pieno inverno
macerie di morti
in un fioco lume, indistinto.
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Cerco negli abissi profondi
mari languidi
il tuo riso diverso.
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Inesausto silenzio,
greve discesa,
buia Siberia.
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"CAPODANNO"
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Nel giro silenzioso
d'uno sgomento di festa
nostalgia dei tuoi occhi
fugaci, intesa d'un meriggio
lontano.
E lieve si presenta
il sentiero percorso
e gravida l'insipienza
di questa certa abitudine
di urla dimenticanze giorni sottili
inverni
che non sfioravano la schiena.
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"SENZA SOFFI DI VENTO"
-
Senza soffi di vento
l'emiciclo di stelle inestese
nello spazio nel tempo
smemora.
E resto a contemplare
la distesa operosa
di un mare che soffoca
le grida
di assordanti cicale.
Questa notte non ha
un prima né conduce
a domani: vaghiamo
svuotati e felici.
****
"A MEZZOGIORNO"
-
Gli anni avviluppati
in una scorza faticosa battono
ad ore inconsuete
chiedendo il conto.
Ma resta soltanto il tornare
lieve
dal mare al tramonto,
e svanire,
abisso di fuga
e celato candore,
in sghembi sentieri e vicoli ciechi.
****
"MOTO DI ROTAZIONE"
-
Nei giorni sparsi di brina
ancorati a doveri inesausti
di un'umanità tumultuosa
sembrava la terra girare
in spente chiose.
-
Non più sogni,
separazione di anima
e corpo, destavano
viali di stelle avvenire:
il tempo gravitava intorno
a giudizi poco globali.
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domenica 1 marzo 2026

POESIA = GENNARO CASTALDO

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"VOCI"
Tacciono le voci
dell’umana specie,
zittite da orridi scempi
che innumerevoli uomini,
hanno inferto al seno,
della prolifera Madre.
La vana cupidigia,
la bramata ricchezza,
il prostrarsi a un dio
duro e senza anima,
hanno reso avida e ingorda
la tua sete di sangue.
Velenosi rifiuti,
frutto della tua malvagità,
hai disseminato
nel ventre di Gea.
Ora, non più partorisce
nettare e ambrosia,
per la tua esistenza,
ma frutti che celano,
un pestifero e crudele morbo.
Osservi la tua semenza
nascere giù morta.
Le hai negato l’unico attimo
d’illusoria felicità.
Le hai troncato le ali
prima che spiccasse il volo,
regalandole un mondo
carico di apocalittiche visioni.
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"Sogno"
Non oso alzare lo sguardo
per non naufragare nei tuoi occhi.
Ho tanto bisogno di te!
per sorreggere le arcate
della mia misera esistenza.
Sei l’oppio ristoratore
per i travagli inconsueti
dei miei nevralgici pensieri.
Inoltro l’assurdo di un sogno
su un percorso irreale,
sento, il peso della tua presenza
fiorire sull’aridità del mio cuore.
Origlio con cautela sull’uscio.
Aspetto! Dammi un cenno,
un piccolo cenno,
aprirò con impeto una falla.
Irromperà, di sicuro la tua essenza
a placare i bollori di un amante
perso, nella scia di un desiderio
abortito e mai nato.
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"Messaggio"
Solo una voce,
risponderà al tuo messaggio,
urlato forte,
affidato al vento.
Ascoltala,
sembra venire
da molto lontano,
da remote regioni,
da monti scoscesi,
da gole profonde,
da orridi abissi.
Invece quella voce,
così diversa, così intensa
non è altro che la voce
della tua coscienza.
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GENNARO CASTALDO