POESIA = ALFONSO LENTINI
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"SENZA LE CARTE ADATTE"
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"I"
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emergi dal barcone e a chi ti accoglie
concedi infreddolita
un sorriso sbandato, la tua mano
perde sangue, sei viva,
parli piano:
non cercato, voluto,
ho soltanto lasciato
che l’esistenza mi scorresse addosso
con l’acqua della doccia
che lava la salsedine e la sabbia,
niente rabbia o rancore
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eppure quattro figlie
modellate dal nulla
ho donato al pianeta,
ho abitato sei case,
le ho lasciate pulite
dopo averle svuotate
di tutto
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abitavo gli alberghi
se suonavo ai concerti
o alle feste da ballo
e la notte veniva
a trovarmi un amore
sempre nuovo e mordace
rapace
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però un giorno è arrivata la sberla,
perché l’esistenza è fuggire,
inseguire sparire
ricomparire là
dove non ti si aspetta,
perché la vita è gatta,
una merla
che cova la luna
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"II"
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era una data dubbia, una di quelle
certo mai registrata
nei quaderni di scuola o nei regesti
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la tua cella volante ti portava
a sfiorare dall’alto Dolomiti
dai ghiacci accoltellata
da grida in verticale
senza le carte adatte
varcavi a quattro zampe
i confini degli orti, dei pianeti
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timbravi passaporti
palesemente finti
strisciavi, arrampicavi
le rampe di scale ossidate,
non contenta tranciavi
le reti metalliche, i fili
spinati, superavi
la bordura agguerrita,
i cespugli di cardo e cento dita
***
"III"
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ti ho vista, eri delfina, che sterzavi
ed uscivi di strada
-
vento e spada
amputavano netti i tuoi passi
le scarpe da montagna insufficienti,
denti stretti, fischiavi
la cantica sbagliata
fatta a pezzi
fra camicie di gelo
e legacci di jazz
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"IV"
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di mezzelune tinta, coronata
di spine, hai reciso
il collare che ti legava al mare
sei sconnessa, approdata
al cortile di sassi, ai tralicci
dell’alta tensione
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"V"
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di notte nei bagni del treno
ti infrattavi sfrontata
raccontavi savane, carezzavi la neve
e quel gerundio appeso al reggiseno
era un sollievo breve
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ALFONSO LENTINI
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Alfonso Lentini è nato a Favara (AG) nel 1951. Laureato in filosofia, si è formato nel clima delle neoavanguardie siciliane del secondo Novecento. Dalla fine degli anni Settanta vive a Belluno.
La sua attività spazia dalle arti visive alla scrittura.
La sua prima personale risale al 1976.
Nelle sue mostre e installazioni propone “poesie oggettuali”, scritture verbo-visive e asemiche, libri oggetto, libri d’artista e in generale opere basate sulla valorizzazione della parola nella sua dimensione materiale e gestuale. Fra i suoi libri: Noi siamo i lupopesci (collana glossa curata da Carlo Sperduti, pièdimosca 2023), Le professoresse meccaniche (Graphofeel, 2019), Tre lune in attesa (Formebrevi 2018), Illegali vene (prefazione di Eugenio Lucrezi, Eureka Edizioni 2015), Luminosa signora (postfazione di Antonio Pane, Pagliai 2011), Cento madri (vincitore del premio “Città di Forlì”, postfazione di Paolo Ruffilli, Foschi 2009) Suoi lavori visivi, racconti e poesie sono usciti a tiratura limitata con esoeditori come Pulcinoelefante, Fuocofuochino, Babbomorto, minima/poesia, in riviste d’assemblaggio come BAU o ASEMICA, o in edizione autoprodotta in forma di libri d’artista.
Con saggi e recensioni si è occupato di scrittori e artisti “irregolari” come Angelo Maria Ripellino, Antonio Pizzuto, Dino Buzzati, Filippo Bentivegna. Ha collaborato e collabora con riviste fra cui Anterem, Ballyhoo - Quotidiano dei Poeti, Colophon di Egidio Fiorin, Il Grandevetro, L’immaginazione, L’Indice, Nuova Tèchne, Quaderni del Collage de ‘Pataphisique, Stilos, Terra del Fuoco, Testuale, Zeta e, in rete, Bac Bac, La morte per acqua, La Recherche, Le reti di Dedalus, Mirkal, Mr Dedalus, multiperso, Niederngasse, Poème de Terre, Utopie del desiderio, Utsanga. È uno dei principali autori del quotidiano di scritture online Il cucchiaio nell’orecchio, fondato nel 2017 da Francesco Gambaro e attualmente diretto da Gaetano Altopiano.
“Senza le carte adatte” è una suite composta intorno al 2020--








