domenica 8 novembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLO DI LIETO

***************************
Carlo Di Lieto: “Leopardi segreto” – Genesi editrice 2026 – pagine 696 - € 45,00
Fresco di stampa il ponderoso volume “Leopardi segreto-la malattia, i misteri, la morte di un genio disperato e ribelle” per la firma di chi ha saputo indagare, con una sagacia veramente ammirevole, tra i documenti, le confessioni, i racconti, le stesure variate, valutazioni e disamine, intorno agli ultimi anni del grande poeta.
Carlo Di Lieto, critico letterario, allievo di Salvatore Battaglia, Francesco Orlando e Nicola Cilento, è docente di Letteratura italiana presso l’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, e ha realizzato gran parte dei suoi interventi in chiave psicoanalitica e con indagini culturali tra scrittura e inconscio.
Anche questa meravigliosa pubblicazione è stesa in chiave esplorativa, con particolare riguardo al tessuto psicoanalitico, ove l’interazione letteratura/psicoanalisi e psicoanalisi/letteratura sviluppa, nel corso della sua elaborazione, la storia del recanatese. Esplora aspetti inediti dell’universo leopardiano, cercando di far luce sul suo “mal di vivere” e mettendo a fuoco la sua “ultrafilosofia”, della quale ben poco conoscevamo. La lettura necessita di molta flemma e di particolare attenzione. Non per difficoltà di interpretazione, bensì per il susseguirsi ininterrotto di documentazioni, di indagini, di segreti, di puntualizzazioni, di epistole, di certificati, di dichiarazioni, di testimonianze, di confessioni, di esplorazioni, che segnano una delle ricchissime forme di saggio/racconto.
I due capitoli dichiarano: “Le malattie e il mal di vivere a Napoli”, “L’ultrafilosofia dell’ultimo Leopardi”, “Ranieri e Leopardi agli Incurabili di Napoli”, “Il sentimento del nulla come cognizione del male”, “Il mistero della morte”, “Ranieri e Leopardi, destini incrociati”, “Il naufragar m’è dolce in questo mare – Leopardi e il principio del piacere”, “I nuovi credenti e l’ultima dimora”.
Così si apre un vastissimo ventaglio dai colori smaglianti e i dettati di una visione/apprensione pervasiva e devastante, che diventa talvolta furioso disordine mentale.
L’energia fluttuante che comprova il sodalizio Ranieri Leopardi sottolinea i numerosi momenti di rarefazione degli affetti e dei sentimenti, qui descritti con la penna che insegna le proiezioni.
Le pagine si susseguono con un ritmo incalzante, una rassegna che tocca momenti intimi di caldissimi tremori, avvenimenti che incidono sulla poesia e sulla memoria, pensieri che si accavallano in un ritmo che è vortice tra l’indefinito e l’informe, tra l’immaginabile e lo straniamento, tra le urgenze e le inutili attese.
In questo scenario traspare quel Leopardi “segreto” che a scuola non viene mostrato.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 7 novembre 2026

POESIA = PASQUALE MONTALTO

****************************
"Incipit"
-
Se la calendula
precipitasse nella polvere,
scomposta la primavera
sarebbe trainata nell’abisso,
e il nuovo giorno
perderebbe ogni chiarore;
le ombre serotine, tristi
e vuote di solitudine,
ne sono certo, velocemente
risveglierebbero la Musa della luce,
come incipit solidale
per il cuore deragliato
in mille aritmie,
perché la calendula
potesse ripensare il suo destino
e fare festa,
con i colori della primavera,
sogno ritrovato di un polverone diradato.
-
(Poesia inedita 1 novembre 2026)
**********
"Centro e periferia"
-
Volano le foglie scompigliate,
quasi una danza,
per realizzare
la festa della primavera,
nella nudità
dalle tante tinte;
-
non abbiate timore per la città,
non c’è motivo d’allarmarsi,
nessun scompiglio si creerà
nelle vie cittadine: i cuori
dall’indole pacifica
preferiscono la periferia,
dove basta aria e acqua
linda e pura;
-
comunque rimaniamo interattivi,
centro e periferia
sono destinati ad incontrarsi
e darsi aiuto vicendevole
nell’unità dell’organismo,
corpo e anima del cosmo
e della terra.

(Novembre 2026)
*********
"L’oblio"
-
Imprigionato il divino,
lingue di fuoco
inseguono l’ingiusto,
la ragione
resta intransigente,
impassibile il cuore dell’amico;
-
Giuda accartocciato
nel vuoto della piazza ,
insoddisfacente quotidianità,
vince amorfo
lo spazio dell’oblio.
*********
-
"Altro amore"
-
Rauco il canto del gallo,
nere ombre
sbiancano gli ulivi,
Cristo in croce
rinnegato,
all’alba la memoria
reclama verità;
-
fratelli tutti, in cielo
la preghiera di Francesco,
da Assisi coinvolge il mondo,
e fa ritorno al padre,
che nel dolore richiama
altro amore;
-
Amo ergo sum
nello “stato nascente”
di una nuova bellezza immortale,
e al tramonto il sogno è già realtà.
**********
-
"Il salto"
-
C’è tanta gente per bene
in giro per il mondo,
e dobbiamo essere grati
e ringraziare
quando un evento eccezionale
interseca il cammino
di ogni comune viaggiatore,
perché potrebbe esserci
o nascere un maestro;
-
ringraziare ogni volta
che abbiamo il privilegio
di condividere compagnia
e altri spazi d’amicizia,
con loro
Esseri completi
che ti saziano di bontà e trascendenza;
-
per poi accomiatandosi
invitarti a fare il salto
spesso nel vuoto e nella decisione
di proseguire sulle stesse orme,
nell’assoluta certezza
della presenza
di un’inedita bellezza,
da creare e rendere immortale;
-
nella condivisione e nella comunione
dell’acqua e del pane,
e per continuare addestrandosi
a fare salti sempre più lunghi e alti,
a sognare insieme un coro
di belle persone in giro per il mondo.
*
PASQUALE MONTALTO
*********************************
* Pasquale Montalto (Acri –CS- 1954), poeta, narratore e saggista. Laureato in Psicologia e Sociologia, ha conseguito il Perfezionamento in Didattica e Didattica Sperimentale, oltre che in Sessuologia e Ginecologia Psicosomatica. Si è Specializzato in Psicoterapia Analitica Esistenziale Individuale e di Gruppo. Sophianalista e docente di materie psicologiche, sociologiche e antropologiche.

SEGNALAZIONE VOLUMI = PATRIZIA GNARRA

*****************************
Patrizia Gnarra: “La semina e l’attesa” - SCRIMM Edizioni – 2022 – pag. 40
Silloge tutta tesa verso il sussurro della parola. Parola scritta con personale sobrietà nel cadenzare il ritmo delle sillabe per ogni verso. Un ricamare sensazioni risvegliate, “Sazio è Amore/ mai/ della purezza dei vostri abbracci e sguardi” nella penombra timida e sensuale, nel porgere un’invocazione, “ È possibile che/ l’attesa sia preghiera / lungimirante / se nell’ora spettrale / v’è un attimo/ che dispera”, nel segnare un istante trascorso: “di un caro passato che riafferma/ battendo il pianto quel fanciullo / addormentato”. Cerca spazi una profonda matrice che sembra scavare negli archivi, immagini, pennellate, bozze, abbagli e fulminazioni, fra i cardini della memoria e le indelebili dimensioni del reale.
Una poesia, improvvisa tra le pagine, si apre con un richiamo alla tradizione cavalleresca dell'epica rinascimentale, evocando le figure di Orlando e Rinaldo, ma soprattutto contrapponendo alla follia amorosa del primo l'ardore ideale del secondo. Non sono dunque le imprese guerriere, né le contraddizioni dell'eroe innamorato, a costituire il centro del componimento, bensì un altro fuoco, una diversa energia che nasce dall'intreccio di un caro passato che riafferma il pianto quel fanciullo addormentatore e fedele. Rinaldo diventa così il simbolo di un'ispirazione capace di superare la dimensione dell'avventura per approdare a una sorta di nobiltà spirituale.
In questo scenario interviene il Cielo, attraverso Amore, definito significativamente «Dio capriccioso e ingeneroso»: una divinità ambigua, che sembra distribuire i propri doni senza seguire una giustizia comprensibile. Eppure proprio da questo volere nasce una creatura femminile straordinaria, un'immagine di perfezione che riunisce in sé la purezza di Eva e la sacralità di Maria. La giovane diviene «Rosa della vita, rosa bianca», emblema di una femminilità incontaminata, diversa dalle altre donne, forse troppo austere per accogliere la dolcezza di una maternità desiderata.
Patrizia comprende che non c’è mistero tra le immagini più intime di un’immersione e lo spazio sospeso nel dubbio di un nulla agguerrito- Ella gioca così tra il simbolo e il desiderio, tra la buona novella e la liberazione dagli incubi, tra il sogno e la diuturna rappresentazione del reale.
Qualche frase stemperata in musica affonda nella tensione tra memoria e rigenerazione, tra la speranza e la dissolvenza del tempo, dal riscatto al richiamo, divenendo così policromatico dialogo con il lettore.
“Essere un nugolo di primavere in una / infinita misura questa vita immagina / all’impertinente rispondo fiera: nessuna/ me stessa, come l’amante con la sua pagina.”
Una scrittura pulita e penetrante, tra i segreti della conoscenza e il mistero del sub conscio.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 6 novembre 2026

POESIA = PATRIZIA GNARRA

*****************************
TRE POESIE DI PATRIZIA GNARRA
-
Due poesie ( n. 6, n. 7) dalla raccolta "Atlantide" (Il leggìo, editore, Chioggia, marzo 2023):
-
n.6
-
Sulla pietra indifferente rinasco
intreccio tra ombra e luce di messi
mentre al varco lupi aspettano greggi
Per me risuona in petto certo l’ammanco
ma ogni tempo sia da noi benedetto
nel sacro mescere di sale e miele.
**
n. 7
-
Oh, estate,
che fredda ai sussulti rimani
di calde tempeste tropicali
di transiti feroci elefantini
ti prego, di finire il triste
tuo corso che Dio offende
di ciliegie rosse al morso, ti prego
son vicine le ore che lente
consegnano l’umano all’imperio
di cose mai viste.
****
Dalla raccolta La semina e l’attesa ( Scrimm Edizioni, Catania, ottobre 2022):
-
*
"Dov’è finita la vita?"
-
Dov’è finita la vita?
Se non è distrazione non so
quando questa irride la morte
e lieve cancella il barcollare
della sorte greve
dove sta della creatura l’evoluzione?
Mi rispondo adagio allora:
forse ché ad altri promettere non posso.
**
Parma, 06/11/2026
PATRIZIA GNARRA -

mercoledì 4 novembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = PIETRO LUCIANO BELCASTRO

*************************
Pietro Luciano Belcastro: "E l'alba fu di nuovo chiara" - Ed. Armando Curcio - 2026 - pag. 66 - € 18,00
Silloge particolarmente elaborata, con incursioni tematiche variegate e una scrittura del tutto personale, incisa tra il tentennamento delle rime e lo scigliersi del verso libero, in fenomenologia di lampanti tracce.
Per scorrere con sensibilità complesse mi piace esaminare in particolare la poesia numero 35:
"Pur luce nelle buie ore ti fui un di,
quella che la notte segue
e al primo albore ancor riluce,
o quella che di giorno il cielo avvampa,
o ancora la notturna lampa;
assai e per lungi vagai nei tuoi pensieri
o donna mia, e quello mi dicevi,
ma erano solo parole
che il tempo reo oblia,
come ogni cosa che in terra posa.
Ma più mi strugge, di questo che fugge,
quell’infinito che allora si rivelò,
e che ora, pur dolce, è solo ricordanza.
O forse in questa,
qual nell’oscura forza
che a dir io sono sempre me stesso mi spinge,
pur se ormai ampi solchi il mio sembiante tinge,
s’asconde ben celata, la divina magia
onde non altrove ma in noi è la via?
Sulle scale dell’orto seduto
guardo le gocciole cadere giù,
mentre uno squarcio d’azzurro s’apre
sull’orizzonte lontano:
o donna mia forse non tutto è vano."
Si sviluppa come una meditazione sulla persistenza dell'amore oltre il trascorrere del tempo, quando la passione vissuta si trasforma in memoria e la memoria, a sua volta, diventa interrogazione sull'esistenza. L'incipit, «Pur luce nelle buie ore ti fui un dì», introduce una dichiarazione affettiva nella quale il poeta si riconosce come presenza luminosa nella vita della donna amata: una luce capace di accompagnare la notte, di precedere l'alba, di avvampare nel cielo diurno. Le diverse immagini luminose suggeriscono la totalità di un sentimento che ha cercato di abitare ogni spazio del pensiero e dell'esperienza amorosa. Ma il tempo, definito significativamente «reo», interviene a cancellare le parole, a disperdere le promesse, a trasformare ciò che sembrava eterno in una fragile «ricordanza». Non è tuttavia la perdita in sé a provocare il dolore più profondo: ciò che maggiormente strugge è la consapevolezza di aver conosciuto, in quell'amore, una dimensione d'infinito, una rivelazione che continua a interrogare il presente. Da qui nasce il passaggio dalla nostalgia alla ricerca metafisica. Il poeta si domanda se la forza che ancora lo sostiene, nonostante i solchi impressi dall'età sul volto, non custodisca una «divina magia», una verità che non va cercata altrove, ma dentro l'essere umano. L'identità personale diventa così resistenza alla dissoluzione, affermazione di una continuità interiore che il tempo biologico non riesce completamente a scalfire.
La conclusione riconduce questa inquietudine ad una scena quotidiana e raccolta: il poeta è seduto sulle scale dell'orto, osserva le gocciole cadere e, mentre uno squarcio d'azzurro si apre sull'orizzonte, ritrova una possibilità di speranza. La natura offre un'immagine di rigenerazione: anche dopo la pioggia, il cielo può riaprirsi alla luce. L'ultimo verso, «o donna mia forse non tutto è vano», assume allora il valore di una sommessa dichiarazione di fiducia. L'amore non è più necessariamente presenza fisica, ma sopravvive come esperienza interiore, capace di restituire significato all'esistenza. Il poeta possiede un andamento elegiaco e meditativo, sostenuto da un lessico che intreccia memoria amorosa, riflessione sul tempo e tensione spirituale. Particolarmente efficace è il contrasto fra l'ampiezza delle immagini cosmiche della prima parte e la semplicità domestica della scena conclusiva. La luce, ricorrente elemento simbolico, diventa il filo conduttore dell'intera composizione, fino allo squarcio d'azzurro che restituisce una possibilità di salvezza. Qualche passaggio, soprattutto nella sezione interrogativa sulla «divina magia», risulta concettualmente più denso e potrebbe giovarsi di una maggiore essenzialità espressiva. Ma è proprio nella conclusione, dove il pensiero si ricompone in un'immagine concreta e in una confessione delicata, che la poesia raggiunge la sua più autentica intensità emotiva.
Per Pietro Luciano Belcastro la scrittura diventa palpabile, con un certo equilibrio che ondeggia tra il sussurrato ed il dichiarato, in frammenti temporali che appartengono all'oggi e alla memoria in un solo tratto. La parola,infine diviene strumento di analisi di se stesso, fra dimensioni interiori che giocano al rimpiattino.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 3 novembre 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

***************************************
“Sillabe”
-
Galaverna per membra non più rosee,
indefinibile misura tagliente come notte,
già tarda, allor che i segreti colpiscono
le sponde condivise alle vettovaglie quotidiane.
Secondo il tremore sopito nel consenso del linguaggio
ogni misura è inquieta periferia che con l’ebbrezza
cancella il colpo della monotonia.
Fogliami irrigiditi ingannano questo sontuoso ottobre,
denso per il fumo rubino del cervello
e del veleno forse di qualche umore frantumato.
Intorno il divenire cede ai minuti,
secondario interprete di noi stessi in sillabe.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

******************************
"Alessia a Roccaraso"
-
Treno, ferrovia locale dalla
neve leggera nel candore dell’
anima di ragazza Alessia.
Materico incantesimo nel freddo
per resurrezioni ad ogni passo.
Pensa Alessia a Roccaraso
a Giovanni che la raggiungerà
stasera e all’amore all’Hotel
Paradiso, stanza 8. Attimi nivei
e sorride Alessia e sul vetro
appannato della camera scrive
Giovanni per sempre.
A proteggerla una conca
di tramonto e così esiste
Alessia.
*
Raffaele Piazza