SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO CUSCITO
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Giorgio Cuscito: “Nessuna solitudine” – Ed. RP – 2026 – pag. 66 - € 10,00
La vera poesia, quella sussurrata tra armonie ed emozioni, accompagna il cammino di ognuno. Amore, dolore, guerra, speranza, morte, amicizia, fede, appaiono talvolta come argomenti troppo volte affrontati, e che ogni sentimento abbia trovato la propria voce nei grandi poeti del passato. Di fronte a questa apparente saturazione ci si potrebbe chiedere che cosa resti ancora da dire al poeta contemporaneo. Eppure il verso ritmato continua ad esistere e a rinnovarsi, perché ciò che conta non è soltanto ciò che viene detto, ma il modo in cui viene vissuto e vibrato tra le sillabe.
“Nessuna solitudine” è la raccolta di poesie di esordio di Giorgio Cuscito. Egli presenta sin dalle prime composizioni un tentativo di scoperta del ricamo armonioso del verso, e affonda nei vari scintillii della solitudine come compagna, dell’amore come tempo passato e tempo futuro, delle vertigini quotidiane, del dubbio di un credo, dell’illusione e delle aspettative.
Fra le diverse composizione serpeggia luminoso un registro che si costruisce intorno a un desiderio di liberazione e di trasformazione dell’identità. L’immagine della tenda (ad esempio) è significativa: scostarla significa oltrepassare una barriera, uscire da una condizione di occultamento per «tendere al cielo», dunque verso uno spazio aperto, verticale, finalmente libero. Il poeta vorrebbe guardare il mondo dall’alto, «tra i tetti», assumendo una prospettiva diversa, quasi estranea alla quotidianità. Da qui nasce una progressiva metamorfosi: l’io afferma «Non sono un uomo» e si riconosce invece nel gatto che, pur vivendo all’ombra, sfida i cani incatenati. È una figura di libertà istintiva contrapposta alla prigionia.
Anche l’«industria assolata / che non ha bisogno di lavorare» introduce una curiosa immagine di autonomia: una realtà che esiste senza dover dimostrare la propria utilità. Infine il soggetto diventa «quel profumo / sempre irriconoscibile», qualcosa di impalpabile, impossibile da definire e possedere. Ma la tensione verso la libertà si rovescia nella confessione conclusiva. Le parole dell’altra persona — «so di vecchio», «la mia pelle sa di polvere», «la mia bocca è amara» — riportano l’io alla dimensione fisica del tempo, della decadenza e della memoria. Il verso, «Solitaria è / la mia compagnia», chiude il testo con una nota di radicale isolamento: dopo tante metamorfosi, ciò che resta è la solitudine.
“Nel logorarsi, / negli angoli dietro al bar/ c’è sempre una via /dove non c’è nessuno/ Lì/ la quiete l’eterno/ la sopravvivenza / il piacere/ scorrono/ e/ nascondersi dura/fino alla morte.” Un sottile tocco di filosofia accompagna le interpretazioni del quotidiano, e la poesia si riordina in un ciclo ideale che suggerisce e avvolge.
Una forte energia immaginativa, ben equilibrata nella scrittura, produce una sorta di metamorfosi surreale dell’io. Interessante è il contrasto fra il desiderio di elevarsi e l’inevitabile ritorno alla vecchiaia e alla solitudine. Così come appaiono colorate le esperienze della vita di tutti i giorni, in una semplice realtà con tutte le sue problematiche e contraddizioni.
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ANTONIO SPAGNUOLO








