lunedì 6 luglio 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA D'ERRICO

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Francesca d’Errico – Bianco antico--Aletti Editore – Villanova di Guidonia (RM) – 2019 – pag. 45 - € 10,00

Bianco antico, la raccolta di poesie di Francesca d’Errico che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’introduzione di Alessandro Quasimodo esauriente e ricca di acribia.
Si tratta di un volume non scandito che, per la sua unitarietà formale e contenutistica, potrebbe essere considerato un poemetto.
Protagonista pare essere l’io –poetante nel suo ripiegarsi su sé stesso nell’interanimarsi con una natura amata e sentita con una forte sensibilità nell’effondersi del canto che fortemente emoziona il lettore.
Programmatico il componimento d’apertura intitolato “Magica sintassi” nel quale in maniera intellettualistica la poetessa riflette sul poiein stesso e la “Magica sintassi” non è altro che una definizione dello scrivere versi tra sospensione e mistero, evento catartico e salvifico anche simile ad un’alchimia.
La suddetta composizione ha sicuramente una valenza programmatica e particolarmente densi sono i tre versi della chiusa dove sono nominati un’incustodita commozione e un anonimo ristoro emancipato dall’inchiostro perché la poesia stessa può essere una forma eccellente di emancipazione e liberazione del poeta e non a caso si può parlare in questo frangente di pensiero divergente, pensiero che è il filo rosso che guida tutte le attività creative e artistiche.
Una poetica vagamente neolirica pare essere quella messa in scena dalla d’Errico, venata come si diceva da introspezione che si disvela nelle composizioni sempre scabre ed essenziali.
Le poesie sono assertive e concentrate nella loro brevità cosa per la quale potrebbero essere considerate quasi come degli epigrammi.
A volte c’è la presenza di un tu al quale la poetessa si rivolge del quale sono dati pochi riferimenti.
A tratti i versi sono connotati da una vena anarchica che sfiora l’alogico e sono intrisi di elementi filosofeggianti.
Come scrive il critico nell’introduzione nella silloge Bianco antico riscontriamo colori intensi quasimodiani: azzurri, verdi, gialli, vermigli. Il titolo della raccolta associa il ruolo della luce alla tradizione, al passato e il termine antico ci ricorda i classici sempre attuali.
La natura in una forma rarefatta, scabra e animata viene detta con urgenza e fa da controcampo ai versi prevalenti fatti di riflessioni e in Fenditure vengono detti i licheni audaci, come se questa specie vegetale potesse diventare umanizzata.
In Atomi di pace, la poetessa si apre all’ottimismo con una fortissima densità metaforica e sinestesica, tratto saliente dell’ordine del discorso dell’intera raccolta che brilla per la sua forte icasticità che si coniuga sorprendentemente a leggerezza e luminosità nonché a velocità.
In questa alta composizione nell’incipit sono dette bozze di sorrisi tradotti e perspicaci come se questi fossero un preludio alla felicità nella nostra liquida realtà nella quale anche tramite la poesia si arriva alla fusione con la natura e alla pienezza dell’essere.
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Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = ELIO GRASSO

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Elio Grasso : “Anni di poesia” – Ed. Puntoacapo 2020 – pgg. 384 - €25,00
Volume che affianca la ricerca poetica attraverso centinaia di interventi che Elio Grasso, con la sua più che provata capacità critica, ha stilato nell’arco di tempo che va dal 1985 al 2019.
Un exurcus che dobbiamo centellinare con tutta la dovuta attenzione, perché riesce a scavare negli scritti la vena lirica che ha nutrito anni ed anni di ricerca. Una ricchezza del turbine compositivo che conferma la sobrietà di quanto è stato proposto, emerso, e riemerso nelle stagioni poetiche vitali e significative.
Ampio “prontuario” di consultazione per chi voglia conoscere ed approfondire le opere di moltissimi autori qui esaminati. Da Alberto Arbasino a Valentino Zeichen, da Gabriela Fantato ad Andrea Zanzotto, da Nanni Cagnone a Vittorio Sereni, da Maurizio Cucchi a Pier Paolo Pasolini, da Lucetta Frisa ad Adriano Spatola, da Elsa Morante a Cesare Pavese, da Giuseppe Conte a Emilio Villa, per citarne soltanto alcuni. Anche l’intento cronologico ha un particolare significato, segnando anno dopo anno il percorso che le scelte intelligentemente fatte riescono a ricamare nel tratteggio policromatico della parola. L’ispezione prosegue con un ritmo incalzante di “intercettazioni”, e con un paziente impegno che cerca di interpretare, arricchendosi del consentire progressivo alle preferenze senza cedere ad approssimazioni. La lettura va avanti con cautela, lentamente, perché il contenuto rappresenta precise indicazioni, capaci di realizzare un’opera edificata con le tessere di un mosaico culturale variegato e multiforme. Simpaticamente interrotta da “interventi distillati” apparsi in rivista cartacee.
Elio Grasso ci racconta le multiformi possibilità che la poesia è stata capace di offrire nell’arco di trentacinque anni attraverso un ponderoso bagaglio memoriale, che non consente ombre, ed è una vera e propria operazione che si afferma nel linguaggio mai enigmatico delle pagine.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = EMMANUEL DI TOMMASO

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NONOSTANTE L’OCEANO
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"A te che rendi facile
guardare il mondo con amore"
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C’erano i nostri vent’anni
c’era l’aria ventrica della città,
i vicoli bui e luminosi
in cui portavi un’aria di festa
che faceva luce,
tutta la luce del mondo.
C’è stato anni dopo un treno spirituale
da cui scendevi, eri tu
e io tremavo
alla potenza fragile del tuo sguardo.
Era già lì, splendente,
come tutte le cose che in sogno si sognano,
il nostro comune altrove.

***

Di notte mi fugge via il corpo,
vedo nel mondo di fuori il sogno
d’essere altrove rinati
di un solo cuore che batte all’unisono.
La verità è solo quella detta in un bacio.

***

Mattino: fiore dischiuso
quasi a chiedere noi
nonostante l’oceano.
Bambina-architrave
dalle palpebre sole,
sposa silenziosa
ora libera da ogni male,
cullami nel mare
di un giorno che finendo
richiama una vecchia
paura del buio.
In te nulla rivela
se è con uno schianto
o con un lamento
che stavi morendo.
Il tuo respiro schiarisce il cielo,
fa vero questo orizzonte.
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EMMANUEL DI TOMMASO

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – "In limine alla rosa"

La fedeltà a una linea.
Anche quando la linea stessa sbiadisce o si fa corda logora o minaccia di spezzarsi.
La fedeltà di un credo. L’essere fedeli alla vita.
Qualunque forma essa prenda. Sia essa assenza o presenza.
La vita indomata, che comunque resta ferina. Anche nella più cupa evanescenza della disperazione. Raffaele Piazza con “In limine alla rosa”. Fissa un punto. La sfida che non vi sia non ritorno non affrontabile.
Un guanto che viene gettato con forza di carezza e di grimaldello. Per una voce poetica che si declina per dare respiro a tutti gli antri dell’umano sentimento.
Dal farsi breve come proiettile. Al lirismo per rimandare al mittente le distanze siderali di un addio.
Una varietà complessa che restituisce la geografia del mondo e dell’anima. Una politica del sentire. Un voto quasi religioso. E un senso del sacro. Intrinseco all’amore.
E ancora l’auspicio di una rinascita. Di una stagione nuova di coesione.
Che ha sempre come architrave un “tu” ineludibile e definitivo. Il fiore del vivere e il suo seno.
Piazza stacca la poesia dalla poesia. La strappa della pagina e la rende chiave, piede di porco, ariete. Perché il momento è arrivato. Il momento in cui sia la poesia a rivelarci. Dopo che tante materie, nel dirci, hanno fallito. Allontanandoci nel largo mare della confusione.
Piazza accetta lo scontro- confronto con il Montale d i Clizia. In nome di un richiamo alla salvezza, una salvezza che dobbiamo imparare da zero. In alfabeto, sillabe e parole.
La poesia di Piazza è poesia che genera e si rigenera. Pagine dove si cerca alleanza con il lettore chiamato a essere compagno in una rivoluzione senza promesse che tende all’ultimo estremo. Alle sole cose che contano.

Quelle che ci rendono umani
Lettera di primavera
A voi scrivo questa lettera
(con diseguale grafia che pare
ondulata come l’acqua di una forma di laghetto
dai cerchi concentri di un sasso)
, amici poeti sempre in primavera,
simili al suo paesaggio di chiarità,
sfondo in cui entrare e non volete lasciare
nemmeno ad un’offerta di ricchezze,
non so se di lauri profumati.
Qui la mia strada è bianca come la vostra,
vergine agli anni e alle morti degli uomini
e dei salici, in una storia che non ha numero e nome.
Forse non ha nemmeno la storia
ma comunque per voi che non vedo
e per me appoggiato ad un azzurro di panchina contro
[il cielo resta nelle vene e nelle linfe il nome
(il nome almeno) di questa primavera.

A chi ha il compito di dire questa raccolta non resta altro che dirvi di intraprendere il viaggio, senza mai guardarvi indietro.
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Enrico Marià

venerdì 3 luglio 2020

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

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"Alessia e il sogno ad occhi aperti"

Sottesa all’azzurrità
nel farsene una veste
prima di pregare
dopo dell’amica
la telefonata guarda
Alessia la vita che è una
dal balcone-visore
sul condominiale
giardino tra i lampi
delle piante da rinominare
e ci sarà raccolto.
S’imprime la traccia
della felicità naturale
dopo l’amore di ieri sera
fino all’Albergo degli
Angeli oggi nel replicarlo.
La scuola è finita.
La promozione è avvenuta
anche nella vita
e Mirta suicida le è accanto
nel dirle di non avere paura.
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"Alessia e l’amuleto di Mirta"

Fotocopiata gioia dei giorni
di Mirta in vita
tramite il magico di platino
braccialetto-amuleto
dono dell’amica al polso
di Alessia per scaramanzia.
E la scuola è finita
e fa l’amore stasera
all’Albergo degli Angeli.
e bella è la vita infinita.
Si affaccia Alessia
dal balcone dell’anima
e vede Mirta nel giardino
segreto e così esiste.
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RAFFAELE PIAZZA

giovedì 2 luglio 2020

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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“Giuseppe”
Lo chiamavano Giuseppe il falegname:
aveva tristezza nello sguardo,
il dubbio che cancella le illusioni
ed il fulgore della parola divina.
Vittima che attende all’impossibile,
curvo negli anni all’alba di un sussurro,
nell’incredibile mistero di una vergine
che nessuna vertigine ha scansioni.
La mano inesplorata cade nel tuono
della notte indicata,
abbraccio eguale per quella donna
condivisa dal cielo nell’irreale stanza
che innesca all’immortale.
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ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 1 luglio 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = STELVIO DI SPIGNO

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Stelvio Di Spigno: “Minimo umano” – Ed. Marcos y Marcos – 2020 – pagg. 96 - € 18,00
Stelvio Di Spigno offre alla poesia una calda ed ampia preparazione culturale e dal dettato rigorosamente ricamato riesce a far emergere quel ritmo orecchiabile che distingue la lirica alta. L’agilità e la scorrevolezza della scrittura, dentro il rovello dell’esistenza quotidiana, ha la capacità di comunicare la profondità dei sentimenti tra analisi e consapevolezza del reale quale visione multicolore della narrazione.
La parola poetica al giorno d’oggi è ancora alla ricerca di un mondo che ritrovi armonie, che in realtà hanno origini sempre più lontane, in continuità con le ambasce misteriosamente affondate nelle circonvoluzioni cerebrali, ed il poeta agguerrito è qui affondato in uno specchio cangiante, che permette percezioni da affrontare ed attraversare, che palpeggia la fragilità della vita, il dramma della perdita, lo sbandamento della illusioni, in vertiginosa ambascia per la riconquista della propria presenza .
Sette le sezioni che caratterizzano questo volume in un crescendo di illuminazioni: “preludi”, “versi morali”, “elegie finali”, “terra e cielo”, “il mondo estremo, “la vita facile”, “congedi”, quasi a tratteggiare un viaggio tra le domande impellenti e l’epilogo di una immaginaria tempesta, consapevolmente immerso nella ondulazione esistenziale.
L’atmosfera intima, a volte cupa, ha sequenze che sono vera e propria narrazione, in un’attesa illusoria percepita dentro un fluire inteso come elemento del tempo e dell’esserci, in continua metamorfosi che unisce emotività e razionalità.
“Una punta di universo caduta qui,/ per noi e nessun altro. Ti aspetto,/ da sempre, come una certezza. Perché/ vivere è un traforo che bisogna/ attraversare…”
“Lascerò il programma del mondo, il ricavo quotidiano” scrive ad un certo punto Stelvio, quasi a voler dichiarare una inaspettata sconfitta, un arrendersi alle intemperie per un “sonno senza più domini”.
Il poeta ha solo 45 anni, non si arrende facilmente ed aspetta con elegante timore: “Faccio la spola/ tra il ricordo e una moneta, tra l’amore/ e l’arena, tra il terriccio e le stelle,/ ma un Dio ancora esiste, un Dio/ che basta/ a me stesso, a se stesso, sublime/ come un esilio, trionfante/ in ciò che ancora vive…” Una dinamica interiore per la quale il sub conscio cerca continuamente di riappropriarsi del proprio Sé, inoltrandosi in un labirinto immaginario che produce orizzonti di senso onirico e a tratti surreali, anche quando un accenno di preghiera tenta nel sussurro di sciogliere le catene del presente.
L’emozione di un desiderio acuisce la fantasia, ma il poeta insiste nella immaginazione della inarrestabile corruzione del corpo, dai muscoli indeboliti ai capelli bianchi, dalla tachipnea alla implorata resurrezione: “Quando l’anima si staccherà da te/ e andrà lì dove tutto si crea,/ tu che non vuoi morire,/ col tuo vestito a festa/ carico di rammendi,/ brillerai per le strade.”
Allungare il “verso” oltre gli spazi che superano la nostra precarietà significa agguantare la coda dell’inarrivabile, dato che non ci è consentito di essere “tutto”, fra il giorno e la notte, fra l’umano e il divino, fra l’assoluto e il relativo, per costituire il tormento del nostro esserci, e qui il poeta cerca di ovviare confondendo il suo pathos nelle fusioni dell’inquietudine, con lo sguardo rivolto all’oltre e il pugno ben chiuso sulla materia.
ANTONIO SPAGNUOLO