SEGNALAZIONE VOLUMI = SERENA CIANTI
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Serena Cianti: “Denudata” – Ed. Controluna 2026 – pag. 66 - € 13,00
“Del fiore di pesco/ accarezzo la cadenza del risveglio/ un bocciolo tremolante/una fogliolina che si stiracchia/ scuotendo il gelo dell’inverno/ nell’osservarlo/ serenamente accetto lo scorrere del tempo.”
La delicatezza del dire, che evapora dai semplici versi per una sensazione vellutata, nello sciogliersi dei minuti, diviene in queste pagine un motivo persistente di musicalità che dona ritmo alle numerose illuminazioni del pensiero che la poetessa ricama.
Molte volte qui la poesia si costruisce attorno a una scena di apparente complicità burocratica che, nella sua essenzialità, diventa metafora di due destini destinati a sfiorarsi senza coincidere. L'incipit di “Vite incrociate”, «Impronte digitali», introduce immediatamente il tema dell'identità ridotta a segno amministrativo: l'individuo non è presentato attraverso il volto, il nome o la storia, ma attraverso il dato biometrico, simbolo di un'esistenza sottoposta al controllo e alla classificazione.
L'immagine delle «strade vicine un metro» è di particolare efficacia. La vicinanza fisica non coincide con quella esistenziale: un solo metro separa due individui che tuttavia appartengono a realtà profondamente differenti. In quello spazio minimo si concentra una tensione umana intensa, fatta di silenzi, di sguardi e di reciproco riconoscimento. L'attesa comune culmina nel «respiro di sollievo», gesto elementare che accomuna entrambi e sospende, per un istante, le differenze sociali, geografiche e politiche.
La forza del testo risiede proprio nella capacità di suggerire un'intera vicenda umana attraverso pochi dettagli concreti. Nessuna descrizione psicologica, nessun commento morale: sono gli oggetti – le impronte, il permesso, il passaporto – a raccontare la disparità delle esistenze. La poesia invita così a riflettere sul tema dell'identità, delle migrazioni e dei privilegi senza assumere un tono ideologico, lasciando che sia il lettore a completare emotivamente ciò che rimane sottinteso.
Serena Cianti tratta e trasmette una poesia di impianto minimalista, fondata sull'ellissi e sulla sottrazione. Il linguaggio è sobrio, quasi prosastico, ma proprio questa asciuttezza conferisce autenticità alle scene. L'efficacia nasce dalla precisione delle immagini che illuminano retrospettivamente tutti i testi. Equilibrio, misura e intensa capacità di trasformare un episodio quotidiano in una meditazione discreta sulla condizione umana, saltellando tra i ricordi dell’Etruria e la paura dell’abisso, tra l’abbandono per una separazione e lo sfiorare armonioso delle dita di una mano, tra l’incantatore del circo illusionista itinerante e un respiro che si spezza in frantumi di diamante.
La parola ha capacità policromatiche e nasce dall’ascolto di una continua dilatazione temporale e nasce ancora dagli Arcani maggiori dei Tarocchi – in particolare La Stella, La Luna e Il Sole – attraverso cui l'autrice compie un intimo percorso di metamorfosi e introspezione.
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ANTONIO SPAGNUOLO








