venerdì 3 luglio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUCA R. MARTINI

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Luca R. Martini: "Il tempo dopo" - Di Felice Edizioni, 2026 -
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(L’altra memoria)
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Ogni epoca lascia dietro di sé un paesaggio. Non sempre lascia una memoria. È dentro questa differenza che si muove Il tempo dopo (Di Felice Edizioni, 2026) di Luca Raul Martini - una raccolta che compie un gesto ormai inconsueto, quello di sottrarre l'uomo dal centro della scena e restituire il mondo alla sua silenziosa autonomia. Nelle pagine di questo libro non è la perdita a dominare, ma la permanenza. Le cose non sopravvivono agli uomini come reliquie, continuano semplicemente a essere ciò che sono. Una strada, un cane, un quartiere, un ospedale, un inverno non chiedono di essere interpretati. Esistono. E proprio questa ostinazione del reale diventa materia poetica. Martini sembra diffidare di tutto ciò che, nella poesia contemporanea, tende a trasformarsi immediatamente in simbolo. Non cerca metafore consolatorie, non costruisce allegorie, non forza il lettore verso una conclusione emotiva. L’autore guarda, e lo fa con una precisione quasi morale. Perché ogni volta che la parola pretende di aggiungere qualcosa alla realtà, rischia anche di sottrarle la sua verità. È questo rigore a rendere Il tempo dopo un libro raro.
La scrittura procede come un'archeologia del presente, scava non nelle grandi fratture della storia, ma nelle tracce minime che il tempo deposita sulle cose: gli spazi urbani, gli animali, i corpi consumati, gli oggetti rimasti al loro posto quando tutto il resto è cambiato. La memoria, allora, non appartiene più all'uomo, è il mondo stesso a ricordare. Questa inversione dello sguardo modifica profondamente anche la figura dell'io poetico. L'autore rinuncia a occupare il centro del discorso, preferisce esporsi al rischio dell'ascolto. È una scelta tanto poetica quanto etica. Lasciare parlare le cose significa riconoscere che la realtà possiede un'esistenza che precede ogni nostro tentativo di nominarla. Forse la forza più autentica di questo libro risiede proprio nella sua discrezione. Il tempo dopo vuole solo essere abitato, e quando accade, ci si accorge che il "dopo" del titolo non coincide con ciò che viene dopo un evento, ma con il momento in cui il mondo continua a esistere senza aver più bisogno di noi. È un'intuizione poetica di grande portata, affidata a una lingua essenziale, sorvegliata, capace di lasciare che sia il silenzio a completare ciò che il verso, con sapienza, decide di non dire.
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RITA PACILIO
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"Il tempo dopo" (p. 18)
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Essere il niente che mi fa compagnia
nella casa disertata. Di nuovo
sono comparse le nuvole. Di nuovo
l’edificio e crollato.
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La paura e piu forte di ogni cerimonia.
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"Il ristorante dei cani" (p. 16)
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Lontano che vai e uno dei due
va sempre via per primo
ne servono i fischietti ne i richiami
lo scheletro delle parole amate.
The never ending skeletal family.
E ora e inutile mettersi carponi
abbaiando per Vertumno o altri
dei infidi e dagli arti rattrappiti.
A chi cerchi la boria per risposta?
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Semmai qui si riposa
nei vasti e freddi lidi
del ristorante dei cani
e vano e il mio o il tuo mendicar
carne morta carne nel lessico
nostro privato
questo cadavere in traduzione
ora reso pubblico prima dell’alt
che gela in un gesto i camerieri.
Il banchiere, la moglie folle, i gabellieri
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"Time out" (p. 21)
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E rimasta una cappella
luminosa di gelo
vicino alla casa sgomberata
dalla valanga. Apro un libro
E ancora apparecchiato l’altare
di quando eravamo bambini
i chierichetti ciechi che
leggevano Char
li dietro la villa in rovina,
nascosti agli occhi i confini.
L’altare serve ai nostri morti
a quelli degli altri
chiunque puo dire messa
in questi prati adesso turistici.
Per un po’ si puo girare
intorno a un corpo senza vita
essendoci sempre
un flash di sospensione
nel tempo e nello sterminio
del tempo. La possibilita
per noi di respirare
piano, leggere e sanguinare
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Luca R. Martini vive a Milano. Ha sempre lavorato nel campo della comunicazione e ha pubbliato racconti in libri, riviste e testate online. Nel 2017 è uscita la sua raccolta poetica "Tra due stazioni" che nel 2026 è stata tradotta in romeno e pubblicata a Bucarest. E’ del 2026 la piu recente raccolta, "Il tempo dopo" (Di felice Edizioni).

mercoledì 1 luglio 2026

POESIA = EMMA PRETTI

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(Collage di rovi)
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"Morso di lupo"
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La notte che le stelle giacquero
m’insegnarono il male.
Se ne stava col pelo ritto
fuori dalla porta
e bestemmiava sé stesso.
Io proprio non capivo
dove ruzzolassero le sue parole
fuori dalla fosca cortina della nebbia.
Gobbo mi sembrava e straricco
e rapido a sparire
lasciando come traccia solo l’impronta
della propria lingua.
Rappresentava il lupo la civetta l’avvoltoio
o una colonna supersonica di fuoco
- tutte le disumane difformi apparenze.
L’unico colpevole rimasto
con gli occhi roteanti nelle orbite vuote
mi raccontò del suo bosco perfetto
dove si raccolgono solo funghi velenosi.
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"Sacrificio"
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Serpenti senza legge
nella catapecchia manicomio
che tende verso la scarpata:
com’è possibile confrontare
la cornacchia e la lepre
rispetto a una simile posizione?
Non c’è idiota che non conosca
La strada sdrucciola
che fa di caino omicida
il miglior donatore.
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(Dalla raccolta Economia del bosco, Caramanica editore, 2002)
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"Afasia del male"
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Se i colpevoli non ci sono più
la memoria tace.
Dio sceglie il silenzio per salvare
le insensate ragioni del male inconcepibile
che cavalca i margini delle ombre e i loro tentacoli
e in lui dimora carbonizzato dal suo sguardo.
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"Nel mezzo di un’aquila dipinta"
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L’amore se l’han bevuto le stelle
Il sole brucia senza far rumore
E l’odio adesso è una risorsa.
Non costa niente, come un pezzo
di pane comune.
Segatura sotto i denti
Brace accesa tra i capelli.
Non sa leggere e non sa scrivere
Ma canta, canta al suono
Possente dei tamburi.
Canta e divora
- Divora e geme.
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(Dalla raccolta Modalità silenziosa, Genesi editrice, 2017)
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"Istant poem"
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nel singhiozzo della tortora
l’alba è domani.
Manca pace e pioggia.
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(Componimento inedito)
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EMMA PRETTI

lunedì 29 giugno 2026

POESIA = ALFONSO LENTINI

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"SENZA LE CARTE ADATTE"
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"I"
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emergi dal barcone e a chi ti accoglie
concedi infreddolita
un sorriso sbandato, la tua mano
perde sangue, sei viva,
parli piano:
non cercato, voluto,
ho soltanto lasciato
che l’esistenza mi scorresse addosso
con l’acqua della doccia
che lava la salsedine e la sabbia,
niente rabbia o rancore
-
eppure quattro figlie
modellate dal nulla
ho donato al pianeta,
ho abitato sei case,
le ho lasciate pulite
dopo averle svuotate
di tutto
-
abitavo gli alberghi
se suonavo ai concerti
o alle feste da ballo
e la notte veniva
a trovarmi un amore
sempre nuovo e mordace
rapace
-
però un giorno è arrivata la sberla,
perché l’esistenza è fuggire,
inseguire sparire
ricomparire là
dove non ti si aspetta,
perché la vita è gatta,
una merla
che cova la luna
****
"II"
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era una data dubbia, una di quelle
certo mai registrata
nei quaderni di scuola o nei regesti
-
la tua cella volante ti portava
a sfiorare dall’alto Dolomiti
dai ghiacci accoltellata
da grida in verticale
senza le carte adatte
varcavi a quattro zampe
i confini degli orti, dei pianeti
-
timbravi passaporti
palesemente finti
strisciavi, arrampicavi
le rampe di scale ossidate,
non contenta tranciavi
le reti metalliche, i fili
spinati, superavi
la bordura agguerrita,
i cespugli di cardo e cento dita
***
"III"
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ti ho vista, eri delfina, che sterzavi
ed uscivi di strada
-
vento e spada
amputavano netti i tuoi passi
le scarpe da montagna insufficienti,
denti stretti, fischiavi
la cantica sbagliata
fatta a pezzi
fra camicie di gelo
e legacci di jazz
****
"IV"
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di mezzelune tinta, coronata
di spine, hai reciso
il collare che ti legava al mare
sei sconnessa, approdata
al cortile di sassi, ai tralicci
dell’alta tensione
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"V"
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di notte nei bagni del treno
ti infrattavi sfrontata
raccontavi savane, carezzavi la neve
e quel gerundio appeso al reggiseno
era un sollievo breve
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ALFONSO LENTINI
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Alfonso Lentini è nato a Favara (AG) nel 1951. Laureato in filosofia, si è formato nel clima delle neoavanguardie siciliane del secondo Novecento. Dalla fine degli anni Settanta vive a Belluno.
La sua attività spazia dalle arti visive alla scrittura.
La sua prima personale risale al 1976.
Nelle sue mostre e installazioni propone “poesie oggettuali”, scritture verbo-visive e asemiche, libri oggetto, libri d’artista e in generale opere basate sulla valorizzazione della parola nella sua dimensione materiale e gestuale. Fra i suoi libri: Noi siamo i lupopesci (collana glossa curata da Carlo Sperduti, pièdimosca 2023), Le professoresse meccaniche (Graphofeel, 2019), Tre lune in attesa (Formebrevi 2018), Illegali vene (prefazione di Eugenio Lucrezi, Eureka Edizioni 2015), Luminosa signora (postfazione di Antonio Pane, Pagliai 2011), Cento madri (vincitore del premio “Città di Forlì”, postfazione di Paolo Ruffilli, Foschi 2009) Suoi lavori visivi, racconti e poesie sono usciti a tiratura limitata con esoeditori come Pulcinoelefante, Fuocofuochino, Babbomorto, minima/poesia, in riviste d’assemblaggio come BAU o ASEMICA, o in edizione autoprodotta in forma di libri d’artista.
Con saggi e recensioni si è occupato di scrittori e artisti “irregolari” come Angelo Maria Ripellino, Antonio Pizzuto, Dino Buzzati, Filippo Bentivegna. Ha collaborato e collabora con riviste fra cui Anterem, Ballyhoo - Quotidiano dei Poeti, Colophon di Egidio Fiorin, Il Grandevetro, L’immaginazione, L’Indice, Nuova Tèchne, Quaderni del Collage de ‘Pataphisique, Stilos, Terra del Fuoco, Testuale, Zeta e, in rete, Bac Bac, La morte per acqua, La Recherche, Le reti di Dedalus, Mirkal, Mr Dedalus, multiperso, Niederngasse, Poème de Terre, Utopie del desiderio, Utsanga. È uno dei principali autori del quotidiano di scritture online Il cucchiaio nell’orecchio, fondato nel 2017 da Francesco Gambaro e attualmente diretto da Gaetano Altopiano.
“Senza le carte adatte” è una suite composta intorno al 2020--

POETI DA RICORDARE = GILBERTO FINZI

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GILBERTO FINZI (1927 - 2014) = Dal volume "Tre formule del desiderio" 1981

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


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"Alessia a Salisburgo"
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Poi in quel treno veloce
nelle cose dell’Austria,
con sinfonia di Mozart
nell’anima e nel corpo
(l’ha sentita con le cuffiette
al bar della stazione),
in quell’immedesimarsi stellante
con la pagina delle Affinità
elettive, nel chiedersi il seguito
e se sia uguale a Giovanni,
in quel vento fino al Teatro
delle Marionette o alla
Grande Sala del Festival
di Pasqua ad ascoltare un mito
vivente (Herbert von Karajan)
al concerto per la
vita, fino ai Giochi d’Acqua
della gita o escursione
nel tornare al primo
innamoramento dell’adolescenza
-
contro un tetto di cielo
da sfondare con mano affilate
e con il violino e l’archetto
che restano intatti,
melodie nelle vene di un amore
con Giovanni nella fine pensione:
m’ama, non m’ama
m’ama ad interanimarsi
con fondale oceanico delle cose
e della vita musicale
-
tesse nel chiaroscuro lunare
un filo di luce a farsi alba
nel silenzio gioia.
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Raffaele Piazza

venerdì 26 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = EUGENIO LORENZINI


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Eugenio Lorenzini: “Progetto liberty” – Ed. Genesi 2026 – pag. 288 - € 18,00
Per gustare a pieno la lettura di questo corposo poema è bene soffermarsi su quanto Sandro Gros Pietro scrive in quarta di copertina: “A metà strada tra l’interpretazione poetica e la descrizione narrativa, Progetto liberty è una gloriosa celebrazione dell’epopea americana della seconda Guerra Mondiale che sancisce in modo inequivocabile la conquista del primato planetario da parte degli Stati Uniti d’America. L’opera si divide in due parti distinte, ma strettamente collegate.
Nella prima parte giganteggiano le figure di Winston Churchill, Emory Land, Cyril Thompson, Henry Kaiser: si tratta di una celebrazione del gigantesco sforzo industriale con cui gli Stati Uniti d’America costruiranno migliaia di navi per sostenere le democrazie occidentali in guerra contra il neo fascismo….Nella seconda parte sono le donne a divenire le autentiche divinità terrene su cui si costruirà la folgorante bellezza e vittoria degli Stati Uniti contro il fascismo. Le donne lavorano al posto degli uomini chiamati al fronte…”
Un canto ininterrotto, dalla formula letteraria egregiamente plasmata da un linguaggio corsivo, precisamente cesellato nelle armonie del verso, che non mantiene una ricercata metrica, ed irrompe in un ritmo cadenzato dallo scorrere rapido delle sillabe.
Il racconto si scioglie armoniosamente in pagine a volte cadenzate dagli endecasillabi, a volte sospese al verso lungo, il quale maggiormente si addice alla realtà ed al sogno che guizzano colorati nella memoria degli avvenimenti tracciati.
Scrittura scorrevole e determinata, ricamata dal caleidoscopico fervore di chi desidera rappresentare nel canto le traiettorie degli accadimenti che hanno segnato la storia del secolo scorso.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO CROCE

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Antonio Croce: “Neapulitan song…s” – Ed. La valle del tempo 2026 – pag. 106 - € 16,00
Originalissima antologia dedicata alla canzone napoletana (viaggio canoro nell’universo musicale napoletano dalle origini ai giorni nostri- Volume I – 1500-1900) stemperata con raffinatezza attraverso i meravigliosi testi cantati, per le melodie del mare e del sole, dal popolo più perspicace del mondo.
La musica ha sempre affascinato tutti i popoli, per quella innata passione che cattura attenzione e spirito nel ritmo talvolta gioioso, talvolta mite, di adagi che rendono infocata ogni sensazione, tra memorie e illusioni, allegrie e tristezze, desideri e palpeggi. Ma la canzone napoletana è l’unica da sempre ad essere universale.
Qui si offre un album prezioso, dalle villanelle del cinquecento, alle tarantelle del seicento, dal barocco di un secolo agli spartiti allegri e ballabili più vicini ai nostri tempi, dalle impreviste battute del policromatico ondeggiare del mare alle languide carezze di spasimanti affannati. Ad arricchire questa raccolta ecco le ottime interpretazioni pittoriche di Marina Borsa, che con le sue impeccabili illustrazioni grafiche commenta, e col suo intelligente giovanile impulso, pagina dopo pagina le varie sfumature dei brani scelti.
Un vero e proprio prezioso catalogo, dolce e dirompente, nelle orecchiabili interpretazioni dei risvegli emotivi, nati dal ritmo incandescente della napoletanità.
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ANTONIO SPAGNUOLO