domenica 6 settembre 2026

POESIA = MARCO CANDELA

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"Poesia scritta nel solco del vinile"
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Ero cieco d'amore: tastavo
il suo corpo in cerca
di un messaggio in braille.
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Ho preso tanti pugni eppure
vinco ai punti la mia
personale sfida contro la vita.
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Infelice, amareggiato come una
bibita senza zucchero,
cerco conforto nel tutto e subito.
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Triste e straziante, il sentimiento
gaucho che graffia il vinile
e annuncia quest'ultimo ballo.
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Opera in modi misteriosi il Signore:
ma la fama dopo la morte
non la auguro proprio a nessuno.
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"Il diritto di leggere"
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Leggo annunci matrimoniali,
funebri, trigesimi, anniversari,
date di scadenza sulle scatolette
del tonno o dei surgelati,
le indicazioni farmaceutiche
e le scritte in caratteri minuscoli
sui contratti che firmo.
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Leggo gli avvisi pubblici
affissi per la strada, manifesti
elettorali, gli sconti sui volantini
nella buca delle lettere, le coccarde
con i nomi dei nascituri
e le frasi formose sulle magliette
che indossano le donne.
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Nessuno può negarmi il diritto
di essere informato, di spettegolare
con gli amici davanti a un caffè
o di spulciare un menù da cima a fondo.
Nessuno deve giudicare quello
che non faccio e neppure il modo
in cui decido di non farlo.
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MARCO CANDELA

venerdì 4 settembre 2026

POESIA = ORLANDO SIMIELE


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*L' eterno amore paterno*
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Ti guardo e cerco il molo,
il porto sicuro,
la mano che un tempo
correggeva
il mio passo,
ma oggi sei un mare
che si fa scuro,
un castello di sabbia
che cede in basso.
La tua mente è un libro
che il vento sfoglia,
strappando le pagine
proprio sul più bello;
cade un ricordo come
cade una foglia,
e resti nudo,
senza più il tuo mantello.
Eppure, papà,
in questo lento svanire,
mentre il tuo nome
ti scivola
dalle dita,
io imparo un modo
nuovo
di darti da bere:
amarti nel silenzio,
oltre la vita...
Non serve che tu sappia
chi sono io stasera,
perché io so chi sei tu
e questo mi basta.
Sei il battito che resta,
la radice vera,
la parte di me
che non si guasta.
Ti terrò la mano
mentre il buio avanza,
sarò io la memoria
se la tua si arrende,
perché l'amore
non ha bisogno
di vicinanza,
è una luce che brilla
dove tutto si spegne...
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*Cieli di speranza*
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La notte si colora di viola,
apre le sue porte
e all'aurora vola.
Ora, addosso sento
la mia anima,
ha l'odore d'un fiore
rosso porpora
mosso dal vento.
Il sole nella sua gran mole
spunta fra le isole.
Suole e suole
che nel loro continuo marciare
non si apprestano a fermare.
Nessuno vuole cercare
la pace,
seppure la luce
non tace...
Le nuvole nell'immenso,
risplendono
di un color oro
così intenso
che in un momento
si perdono tra il suono
del vento.
Pian piano cominciano
a girovagare
anime sempre più sole.
Prima il cielo
era dietro il velo
dell'inquietudine
e della solitudine,
ma ora è divenuto blu.
Qui giù
ha dato il suo benvenuto
ad un sereno giorno,
sempre più pieno
del calore dell'amore.
Il suo calore
non cederà mai più
il suo passo
perchè l'amore
non verrà mai meno.
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Orlando Simiele

giovedì 3 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MONICA PASERO

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E' in distribuzione il quarto volume dell'antologia culturale ""Oltre scrittura". Un almanacco fondato, realizzato e diretto dalla inistancabile scritrice Monica Pasero.Dal sommario di questo fascicolo: Intervista a Riccardo Testa, intervista a Riccardo Balestra, intervista a Silvia Giorsetti, Intervista a Righello-storie, Ricordo di Marcello Silvestri, Liriche ispirate alle opere di Zampieri firmate da vari autori, e ancora interviste per Serena Squanquerillo, Gioia Lomasti, Nazarena De Angelis, Cristina Guarducci, Maria Tedeschi, Andrea Carlo Bortolotti, Pino Strabioli, Rosario Rito, Elena Castellano. Una nutrita serie di recensioni. Rubriche a firma di Giuseppina Tesauro, Monica Zauolovic, Riccardo Mainetti, Anna Castellazzi, Silvia S.G. Palandri, Antonio Spagnuolo. Poesie di Daniele Cerioni, Roberta Alberti, Antonio Spagnuolo. Uno spazio editoriale a firma di Giorgio Infantino. Critica a firma di Alessio Miglietta. Chiude il numero una aggiornata serie di note biobibliografiche dei collaborato a wquesto numero.
Per contatti : monicapasero@libero.it
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martedì 1 settembre 2026

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

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"Alessia al Bar Celestiale"
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Mattinale battesimo di pioggia
per Alessia al Bar Celestiale
con Giovanni. Il luogo è il
Parco Virgiliano e l’ora non
ha senso del 2 settembre a Napoli.
Occhi negli occhi i fidanzati
nel lieve lucore del sole occhio
di Dio a farsi spazio tra le nuvole
e ci saranno raccolto con salvezza.
nell’ebbrezza dei sensi nel letto
stasera per di redenzione piacere
per Alessia rosa vestita per la vita
quasi una divisa scaramantica.
Mentre si diradano le ombre
dal cielo e dall’anima di Alessia
ed è sereno tempo delle fragole
al loro posto esatto.
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Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA CORRETTO

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Francesca Corretto: "Il tempo che ci ha divise" -- 2026 - pag. 340 -- € 16,15
Scrive di proprio pugno l'autrice: "Il tempo che ci ha divise: quando il passato torna a chiedere un nome."======
Ci sono assenze che non fanno rumore.
Non si manifestano necessariamente attraverso il dolore quotidiano, né occupano sempre uno spazio visibile nella vita. A volte rimangono nascoste in una stanza interiore che impariamo a tenere chiusa, convinti che sia più semplice non aprirla. Eppure, prima o poi, qualcosa torna a bussare. È da questa consapevolezza che prende forma Il tempo che ci ha divise, un romanzo nel quale la ricerca delle proprie origini diventa anche una ricerca di sé.
Sandy ha trentadue anni e una vita apparentemente piena. Viaggia, lavora, cambia luoghi, raccoglie ricordi e costruisce intorno a sé un'esistenza ordinata. Ma dentro quella quotidianità permane una domanda alla quale non è mai riuscita a dare una risposta definitiva: da dove vengo? Essere stata adottata significa, per lei, vivere con una parte della propria storia rimasta nell'ombra. Non è soltanto il desiderio di conoscere un nome o ricostruire una genealogia. È il bisogno più profondo di comprendere quale sia il proprio posto nel mondo. Il romanzo si muove così lungo una linea sottile tra ciò che conosciamo e ciò che ci manca. Il passato non viene presentato come qualcosa di definitivamente concluso, ma come una presenza capace di attraversare il presente e modificarlo. Il tempo, allora, non è soltanto quello che separa.
È anche quello che conserva.
Conserva parole mai pronunciate, legami interrotti, verità rimaste sospese. Conserva soprattutto ciò che gli esseri umani, nel tentativo di proteggersi, hanno scelto di non affrontare.
La storia di Sandy assume in questo modo una dimensione più ampia: la ricerca di una famiglia diventa ricerca di identità; il desiderio di conoscere il passato diventa necessità di comprendere il presente; la paura di amare diventa conseguenza di una ferita che non ha ancora trovato il proprio significato.
E proprio nei rapporti affettivi emerge una delle tensioni più profonde del romanzo. Sandy incontra persone che potrebbero rappresentare la possibilità di fermarsi, di costruire, di appartenere a qualcuno e a qualcosa. Ma ogni volta che la vicinanza rischia di diventare davvero intimità, qualcosa dentro di lei arretra.
Come se fosse difficile costruire un futuro quando una parte del proprio passato è ancora senza risposta.
La scrittura accompagna questo percorso attraverso immagini ricorrenti — la pioggia, le case, gli oggetti, i viaggi, i volti incontrati casualmente — che diventano tracce di una memoria ancora da ricomporre.
Ed è forse proprio questo il senso più profondo del viaggio di Sandy: non si può scegliere fino in fondo chi diventare se non si accetta di guardare anche ciò che ci ha preceduti.
Il tempo che ci ha divise parla dunque di famiglia, ma anche di appartenenza. Parla di separazioni, ma soprattutto di legami che il tempo non riesce completamente a cancellare.
Perché esistono legami che precedono persino la conoscenza.
E talvolta la vita impiega anni per condurci esattamente nel punto dal quale tutto era cominciato.
Il passato può sembrare lontano, dimenticato, perfino estraneo.
Ma quando torna a cercarci, non sempre lo fa per riaprire una ferita.
A volte torna semplicemente per restituirci una parte di noi che avevamo smesso di cercare.
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FRANCESCA CORRETTO

lunedì 31 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI == MARIANNA SALERNO

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Marianna Salerno: “In Italia con Caravaggio” – Giulio Perrone editore – 2026 – pag. 122 - € 15,20
“Attraversiamo le sale della Biblioteca Ambrosiana. Nel silenzio si sente solo il fruscio delle pagine girate dagli studiosi chinati sui volumi. Mio padre è tra loro, immerso tra i documenti della sua nuova ricerca. Questo luogo è stato una delle prime biblioteche aperte al pubblico nel mondo.” Uno dei primi momenti emotivi, riflessi del policromatico viaggio che Marianna Salerno, con agile penna e ricca preparazione culturale, racconta voluttuosamente.
Le sue parole, pagina dopo pagina, sono elegantemente impregnate da un succo, un condimento, che come le spezie rendono le pennellate pastose e appetitose. E’ Caravaggio che si svela ancora una volta!
Un itinerario ricco di sorprese e folgorazioni, atto a riscoprire opere famose che mettono in luce violentemente il vigore, la ricchezza culturale, le capacità creative di un artista fuori dal comune. Il tutto sobriamente ricamato nella narrazione.
Tra le tappe principali raggiunte: Milano e la Lombardia:( le origini e la formazione del giovane Merisi.) Roma: (il fulcro del successo e delle opere romane tra chiese e palazzi storici - come San Luigi dei Francesi o Galleria Borghese-. Napoli: (i soggiorni drammatici e i capolavori dal forte realismo.) Sicilia = Siracusa e Messina: (l'estrema fuga meridionale con le ultime grandi tele.)
Molti gli appunti e le curiosità che vengono ricucite tra pensieri, ricerche, illusioni, spigolature.
“Mia madre mi racconta che una ventina di anni fa, nella Basilica di Santo Stefano Maggiore, è stato ritrovato il certificato di battesimo dell’artista datato 30 settembre 1571. È grazie a questo documento che si è potuto risalire alla sua presunta data di nascita.”
Una sfida alle banalità del quotidiano per riuscire ad immergersi nella ricchezza dei quadri, molti dal fondo scuro e minaccioso, molti rutilanti di lampi colorati che abbagliano.
“Domani proverò a scattare foto senza “filtri”, cercando la verità proprio come faceva quel ragazzo che quattro secoli fa partì da questi stessi marmi del Duomo cambiando la storia dell’arte.”
Con garbo e delicatezza Marianna propone le sue soste, accompagnata amorevolmente da qualche amico, da congiunti, che arricchiscono il percorso compito a piedi, descrivendo minuziosamente luoghi e ambienti, musei e architetture, quadri e bizzarrie.
Non mancano appunti di chiarori improvvisi, come uno sguardo rapido ai vicoli di Napoli: = “Alzo la testa: file di maglie e pantaloncini colorati sono stesi su corde che passano da un palazzo all’altro. Sembrano bandiere svolazzanti. Più in là, lenzuola bianche ricordano le vele di una nave.
«Perché lo fanno?», chiedo. «Per mancanza di spazio all’interno, ma anche per farli asciugare più velocemente. E poi, diciamolo, è un modo per socializzare con il vicino mentre si stendono i panni» risponde mia madre, indicandomi due signore affacciate alla finestra.
Osservo quella scena e penso che, in effetti, è il social network più antico del mondo.”
La parola qui nasce dallo stupore che avvolge lo sguardo, in una dilatazione temporale, che proviene dalla meraviglia corrispondente al controcanto di un’attenzione dedicata ai dettagli.
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ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 29 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMILIA BERSABEA CIRILLO

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Emilia Bersabea Cirillo: “Arsura” – ed. Telebinto 2025 - pag. 82 -- € 12,00
L’impatto, con le scelte metriche, le inconfondibili deviazioni dei significati, il tessuto lessicale e la trama sintattica, si offre in queste liriche con un quadro preciso di sperimentalismo, ben equilibrato e quasi sorprendente per le sue illuminazioni.
La poetessa riceve per il volume il primo premio al concorso Nazionale Aeclanum, che condivide una nota critica di notevole fattura.
“Arsura somiglia a un viaggio, - scrive Rossella Tempesta in prefazione- e non uno qualsiasi ma piuttosto a il viaggio, quello esistenziale per eccellenza, in cui la vita stessa consiste e nel quale il lettore viene coinvolto, cui partecipa pagina dopo pagina, seguendo – appena indietro di un passo – una guida limpida e sensibile qual è la voce della poeta stessa.”
Così una poesia, scelta a caso per interpretare il tragitto, si presenta come una meditazione sul tempo terminale dell’estate, ma progressivamente l’estate stessa diventa metafora di una stagione esistenziale giunta al limite. L’attacco, «Ultimi giorni ultime stanze ultimi fuochi», costruisce subito una scansione ossessiva attraverso la ripetizione dell’aggettivo ultimi: non si tratta soltanto della fine di agosto, ma della percezione di qualcosa che sta esaurendosi, di un tempo che non può essere recuperato. Anche l’espressione «offerte di vacanze last-minute», volutamente quotidiana e quasi prosaica, introduce una nota contemporanea: la società dei consumi tenta di vendere un’ultima possibilità di evasione proprio mentre il soggetto avverte il carattere irreversibile della fine.
Particolarmente efficace è il gioco fonico e semantico di «giorni consumati a consumare»: il verbo consumare si ripete trasformando il tempo in una merce che, mentre viene vissuta, viene anche dissipata. L’estate non è più sinonimo di vitalità e spensieratezza, ma diviene una stagione «acre», «quasi violenta», caratterizzata da un eccesso di luce, di attesa e di notte. La triplice ripetizione «troppa luce troppa attesa troppa notte» restituisce molto bene questa sensazione di saturazione: agosto non è semplicemente troppo caldo o luminoso, è un mese psicologicamente sovraccarico. Il discorso assume un tono più apertamente religioso e invocativo. Agosto è «il mese della festa / della santa Assunta al cielo», e la figura della Vergine viene evocata come possibile protezione dalla condizione dolorosa dell'io. Il «manto azzurro di misericordia» introduce un'immagine di grande tradizione iconografica mariana, ma la preghiera che segue è rivolta a una salvezza eminentemente esistenziale: «liberaci dalla solitudine / dall’uggiosa malinconia senza domani». Il passaggio dal semplice io al noi di «liberaci» allarga la sofferenza individuale a una condizione collettiva.
Cirillo qui possiede una buona compattezza tematica e procede con naturalezza dalla cronaca stagionale alla meditazione sul tempo e sulla solitudine. Interessante soprattutto l'alternanza tra linguaggio contemporaneo («last-minute», «consumati a consumare») e registro lirico-religioso («manto azzurro di misericordia»), che evita una poesia esclusivamente elegiaca e introduce una tensione tra quotidiano e sacro.
“Capita che una luce dimenticata riaffiori”, “I pensieri diventano polvere i desideri stelle introvabili”, “Una sorpresa dopo un’altra una speranza dietro alle finestre in quale luogo mi aspettano”, “Non sono mie le stanze di una casa che ritorna in mente nella controra”, “Raccolgo briciole di pane, resti di candele, tappi di bottiglia, spaghi corti, penne scariche”, “Il mondo non lo fermi perché se ne frega di te e va per la sua strada” – incisi che si alternano al ritmo della caducità e fanno della poesia un veicolo di messaggi dal sapore filosofico nella scansione ben cadenzata delle sillabe.
La parola nasce da un ascolto possibile della dilatazione temporale e determina un percorso che si alterna tra una tensione di ricerca e una dimensione di riferimenti.
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ANTONIO SPAGNUOLO