lunedì 28 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = FLORIANA PORTA

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Floriana Porta: “Nel giardino dei tuoi passi” – Ed. Le pecore nere- 2026 – pag. 108
Silloge questa di particolare interesse, per la stesura policromatica delle numerose pagine illustrate e per l’amalgama che arricchisce ogni componimento poetico.
Volume dal duplice tiro e “Floriana Porta si è calata, dopo una lunga lettura e una lunga frequentazione, nell’intima ed enigmatica poetica di Emily Dickinson. – come scrive Patrizia Tocci in prefazione - Ha individuato due modalità molto interessanti per restituirci la vicinanza alla poetessa vestita di bianco. Ha usato la modalità pittorica ma anche la modalità poetica; potremmo riunirle sotto il segno del grafos, il segno tracciato con le parole o quello tracciato col pennello. In ogni caso che sia una penna o un pennello, è una protesi dell’anima.”
Ecco che a pagina 18 il disegno ispira una poesia che si costruisce attorno all’immagine centrale del fiore, simbolo di qualcosa destinato a sopravvivere alla precarietà del tempo. Non dunque soltanto una presenza naturale, ma una realtà capace di concentrare in se la memoria, sembra opporsi alla dissoluzione, ed è quasi traccia di passione rimasta intatta. “Promettimi che non svanirà” scrive e non chiede solo la conservazione di un fiore, ma la permanenza di ciò che esso rappresenta. Forte compattezza simbolica dalla concretezza cromatica del “purpureo splendore” all’astrazione del mistero. Un album ricco di sorprese per tutte le incursioni pittoriche che si susseguono in una tessitura che riesce a sostenere un adagio che sembra quasi un racconto.
La poetessa che ha esposto i suoi acquerelli e le sue chine in diverse mostre, legando la figura femminile alla natura, all’arte antica e alla sacralità della bellezza, ancora una volta riesce qui a coinvolgere il lettore, come in una giostra che riflette misteri e realtà in continuo evolversi.
Piacciono in tutte le pagine, così come i versi di Emily. A volte sono figure appena accennate, altre volte ben dettagliate dai colori come un fiore, un insetto, una siluette, un tendaggio. Altre volte ci propongono il volto di Emily immerso in tristi o dolci illusioni, ci aiutano a sentire l’eco dei suoi passi sulla ghiaia del giardino. Diviene nei tratti della penna e del pennello una figura contemporanea, nostra. Le immagini scelte sono documenti e musica, tratteggi e ritmi, sospensioni di scelte e proiezioni del pensiero.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA SEROFILLI

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Valeria Serofilli: "Il cappello a fiori" - Ed. Leonida - 2026 - pag. 104 -- € 14,00
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La liturgia del ritorno: sulla scrittura e l’estetica di Valeria Serofilli
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L’elegia del margine e la sublimazione del quotidiano
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L’opera poetica di Valeria Serofilli, summa di un percorso intellettuale che attraversa decenni di produzione saggistica e lirica, si colloca all’interno di un panorama tardomodernista in cui la parola non è monumento, ma scoria luminosa, residuo di un’archeologia del quotidiano. La sua scrittura adotta la strategia dello scarto: il verso si denuda di ogni enfasi retorica fino a farsi ricognizione intima e civile. Nella silloge Il cappello a fiori (Appointment in Samarra), come nelle precedenti prove, la voce poetica dialoga costantemente con la soglia, con il transito tra la vita e la sua dissoluzione, opponendo alla mercificazione imperante del discorso letterario una rigorosa resistenza formale ed etica. Titoli emblematici della sua produzione, come Nel senso del verso o Taranta d’inchiostro, dichiarano sin dalla soglia paratestuale l’urgenza di un’indagine ontologica sulla forma. Come acutamente rilevato da una ricognizione critica che guarda ai vertici della riflessione contemporanea - affine alla tensione etica di un Giorgio Agamben o alla decostruzione del soggetto operata da poeti come Giampiero Neri, Serofilli costruisce un teatro in cui la voce lirica si fa carico del dolore del mondo senza mai scadere nel patetico. «Quando arriverà la Signora / la Signora/ quando arriverà / avrà i capelli biondi/ e un cappello a fiori / non la solita veletta nera». In questi versi inaugurali, l’allegoria della morte perde i suoi attributi cupi e terrorizzanti per vestirsi di una familiarità straniante, quasi domestica, dove l’ironia sottile disamina il tragico. Analogamente, nella Funzione religiosa, il rito collettivo si scompone in una galleria di umanità imperfetta: «La Messa è finita: andate in pace / No, aspettate! / Rotola fuori dal messale una postilla / o forse un refuso: “Da leggersi al momento opportuno: istruzioni per l’uso!”». Qui il testo svela la sua natura metaletteraria: la liturgia si rovescia in errore tipografico, in postilla irriverente che demolisce l’istituzione attraverso il dettaglio minimo.
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Analisi: Pragmatica, neuroestetica e sociologia dell’arte
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Da una prospettiva accademica, l’architettura testuale di Valeria Serofilli si offre a un’indagine multidimensionale che interseca la critica letteraria analitica, la pragmatica linguistica, la neuroestetica e la sociologia dell’arte. Il testo poetico opera attraverso una fitta rete di speech acts (atti illocutori e perlocutori) e deixis temporali e spaziali che disorientano e coinvolgono il lettore. Nella poesia Lode alla formica, la struttura interrogativa iniziale («Chi sono io / chi sono/ per schiacciare una formica?») attiva una presupposition di vulnerabilità ontologica. L’uso della indexicality connette il micro-evento naturale (il tragitto dell’insetto) alla macro-riflessione esistenziale sulla fatica del vivere (l’evocazione di «Sisifo alla montagna»). L’atto della scrittura viene parificato al lavoro infaticabile della formica: «Tu/ punto d’ombra ma d’inizio scrittura / ed una dietro l’altra a crear trama e versificazione». Dal punto di vista della neuroestetica, la ripetizione ritmica e la simmetria microstrutturale presenti nei componimenti di Serofilli stimolano la sincronizzazione percettiva del lettore. Il passaggio improvviso da registri elevati a notazioni colloquiali (come l’apparizione del gatto con il fiocco nero o del ladro con il sacchetto vuoto nella Funzione religiosa) genera un salutare cognitive friction (attrito cognitivo). Questo cortocircuito stimola le aree cerebrali deputate alla risoluzione della incongruenza estetica, trasformando la lettura in un’esperienza di risonanza emotiva profonda. In chiave sociologica e antropologica, l’opera di Serofilli - che affonda le radici nel suo ruolo di operatrice culturale e presidente di associazioni come AstrolabioCultura- rappresenta un avamposto di resistenza contro la mercificazione neoliberista della cultura. La poesia non si piega alle logiche dell’industria editoriale di massa, si configura come spazio di autonomia critica. L’opposizione finale tra la cicala e la formica in Lode alla formica («che non/ come Rodari, preferisco la cicala!») ribadisce la necessità di un impegno etico e laboratoriale che rifiuta la facile spettacolarizzazione a favore di una laboriosità testuale rigorosa e sotterranea.
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Conclusione
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L’itinerario poetico di Valeria Serofilli si conferma come una delle voci più lucide e coerenti del panorama italiano contemporaneo. Attraverso una scrittura che sa coniugare la profondità dell’indagine civile con la levità dell’ironia e la precisione dell’innesto formale, l’autrice restituisce alla poesia il suo ruolo originario di scandalo e conoscenza. I suoi testi non cercano il consenso immediato dei circuiti commerciali, esigono un lettore partecipe, capace di abitare la fessura tra il rito e il suo scarto, tra la norma e l’inaspettata rivelazione del dettaglio.
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IVAN POZZONI

domenica 27 settembre 2026

POESIA = DONATELLA CANESCHI

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"Isola"
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Ritorna , primitivo , un tempo d’infanzia
nuda la vita,
respira il salmastro.
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Il mare ha baci di sale
carezze di mirto
aromi sospesi di sogni.
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L’isola-culla muta
le linee ordinarie,
dilata il respiro,
accende desideri.
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Un canto d’azzurro,
eterna ridondanza
…dolcezza e inquietudine
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Radici riscopri
dell’essere al mondo ,
fra i gigli di mare e le impronte .
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Riscopri
l’ignoto del viaggio, in un volo,
dissolto al tramonto .
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"GAZA"
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Lacerato il cielo
perso il respiro del mondo .
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Vittime civili
tanti bambini …rubata ogni infanzia ,
rovesciato
calpestato
ogni diritto.
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Bombe macerie .
sangue,ferite
sete fame malattie
dolore …morte…infinita follia
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Impotenti
(di fronte ai nostri schermi tv)
Assistiamo al massacro
Voluto dai sovrani del potere :
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Seminano catrame
custodiscono polvere
il fango del denaro ,
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ciechi a ogni Primavera .
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"Parole in fuga"
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Volano sulle ali del tempo , le nostre parole,
tracce d’inchiostro ,
impronte in metamorfosi.
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Inseguono la storia del mondo,
moltiplicano le stagioni ,
nel mistero di chi
ne filtra il senso .
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Una trama di strade , in fuga
per tornare al tempio dell’anima
fertile fermento , oltre la cenere .
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Dono di luce e sudore , la scrittura :
memorie stratificate
fluttuano insieme al desiderio,
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cromatura dinamica , al fondo dell’abisso.
****** "Linfa del tempo"
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Siamo rami e foglie d’uno stesso albero,
linfa del tempo ,amore.
Scambiamo
sguardi, gesti ,parole
speranza e dolore
per rinascere,
in una manciata di stelle.
=
DONATELLA CANESCHI

venerdì 25 settembre 2026

SEGNALAZIONI = FESTIVAL LIBRO MADRID

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Madrid, una pagina scritta insieme
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Partecipare al Festival del Libro di Madrid è, per chi ama la letteratura, molto più che prendere parte a un evento culturale. È entrare in uno spazio in cui le parole si incontrano, si riconoscono e diventano ponti tra persone, sensibilità e mondi diversi. Ed ecco che Madrid, con la sua anima vibrante e cosmopolita, accoglie scrittori, poeti e uomini e donne di cultura, accomunati dalla passione per il libro e per quella parola che ancora oggi sa emozionare, interrogare e lasciare tracce profonde.
In questa prestigiosa cornice ho avuto il piacere di essere presente come autrice con il mio libro "Il cappello a fiori – Appointment in Samarra", (Leonida Editrice 2026), portando con me una parte del mio mondo letterario, fatto di parole, memoria, poesia e narrazione.
Sono particolarmente lieta di condividere questa esperienza insieme a tanti autori: Vittorio Melini, Angelo Ianniello, Lydia R. Ianniello, Stefania Melini, Andrea Ansevini, Giuseppe Felago, Milena Bonvissuto, Anna Maria Veit, Mari Bolzano, Giovanni Pagiuca, Margherita Bonfilio, Ylenia Paladino, Giuseppe D'Andrea, Patrizia Raspa, Loris Babbini, Maria Catena Sansone, Rosalia Ferreri, Alex Hunter, Thea Vinci, Angela Caputo, Gemma Messori, Anna Rita Bianconi, Cristoforo De Vivo e Annamaria Gallo.
Ventisei sensibilità differenti, percorsi diversi che si incontrano sotto il segno comune della cultura e della scrittura. Annesso al Festival si è svolto anche “La Città della Letteratura”, il Premio Letterario al quale personalmente non ho partecipato, ma del quale desidero comunicare con piacere i risultati, rendendo omaggio agli autori premiati e a tutti coloro che hanno ricevuto una menzione.
Nella Sezione Poesia, il primo classificato è stato Francesco Fiore con Infanzia perduta, seguito da Angelo Ianniello con Luce che brucia e da Andrea Ansevini con Dentro l'anima mia.
Il Premio Miglior Poesia è stato inoltre assegnato ad Andrea Ansevini per Dentro l'anima mia, mentre il Premio Libri è andato a Francesco Fiore per Infanzia perduta.
Tra le Menzioni d'Onore della poesia figurano Annarita Di Paolo, Carolina De Filippis, Brice Grudina, Sara Brillante, Cinzia Panuccio, Sabrina Zonno e Antonia Flavio. Le Menzioni Speciali hanno riconosciuto, tra gli altri, i lavori di Simona Pruiti, Sandra De Felice, Francesco Lo Galbo, Tommaso Arcella, Cristoforo De Vivo, Arnaldo Citterio, Francesco Enas, Davide Rocco Colocrai, Cesare D'Ambrosio, Patrizia Splendiani, Vittorio Melini, Michela Minini, Angela Caputo, Loris Babbini, Massimo Zecca e Irene Ferraro. Nella Sezione Racconti, il primo classificato è stato Maria Catena Sansone con Il suono delle cose perdute, il secondo Giovanni Pagiuca con Lettera d'autunno e il terzo Anna Valente con L'equilibrista. Tra le Menzioni d'Onore della sezione racconti troviamo Ylenia Paladino, Marco Leonardi, Anna Lisa Catalano, Orietta Bosch, Giuseppe D'Andrea e Gemma Messori.
Le Menzioni Speciali sono state attribuite a Gaetano Appeso, Daisy Chaussette, Rosalia Ferreri, Milena Bonvissuto, Carla Barbera, Silvia Ruggero, Manuela Rotili, Giuseppe Felago e Alessio Romanini.
Un riconoscimento particolare è andato anche a Marco Leonardi per il Premio Miglior Stile, con Odisseo, tra Dante e Omero.
Desidero rivolgere le mie congratulazioni a tutti gli autori premiati e menzionati, perché ogni pagina scritta con autenticità merita ascolto e ogni voce letteraria contribuisce ad arricchire quel grande dialogo che chiamiamo cultura.
Da docente di lettere, poetessa e scrittrice, sento ancora più forte il valore di questi momenti di condivisione.
La letteratura vive quando esce dalle pagine e diventa dialogo, confronto, amicizia, memoria.
E Madrid, in questa occasione, è diventata una città della parola: un luogo nel quale voci diverse hanno potuto incontrarsi senza perdere la propria unicità.
Un pensiero particolare e un sincero ringraziamento desidero rivolgerlo a Silvia Carol, organizzatrice dell'evento, per l'impegno, la sensibilità e la cura con cui ha reso possibile questo importante appuntamento. A lei va la mia gratitudine per aver creato un'occasione capace di riunire tanti autori e di offrire alla cultura uno spazio di incontro e di bellezza.
Porterò con me il ricordo di queste giornate, consapevole che ogni incontro letterario lascia qualcosa: una parola, uno sguardo, un'emozione, forse persino l'inizio di una nuova pagina.
Perché i libri, quando sono autentici, non finiscono mai davvero.
Continuano a viaggiare.
E questa volta, insieme con noi, sono arrivati fino a Madrid.
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VALERIA SEROFILLI

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

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"Alessia alla finestra" -
Finestravisore di vita
d’incanto nel migrare
dei pensieri di Alessia
verso sfioccate nuvole
e l’azzurrità, nel sottendere
dell’esistere la gioia
ad ogni passo di ragazza.
Alessia vicina alla vita
nella pianta da rinominare
ad angolo con il mondo.
Piove battesimale
acqua dal cielo privato
di Alessia nella tasca
del jeans il fiore amuleto.
Crede nei presagi Alessia,
ha visto un quadrifoglio.
(quindi non mi lascia).
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Raffaele Piazza

martedì 22 settembre 2026

POESIA = VINCENZO VARLARO

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"Il Custode del Silenzio"
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(A Rocco Salerno)
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Il custode del silenzio
non cerca il clamore,
ma il respiro tra una sillaba e l'altra
dove il tempo si fa sostanza:
roccia che trattiene il sole
e in un solo gesto placa il mondo.
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Affina lo sguardo, monaco attento,
scorgendo nell'ossimoro della carne
una scintilla che non trema.
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Per lui ogni frammento è universo:
la gioia che lambisce il lutto,
il finito che si schiude al mistero,
la solitudine che diventa soglia.
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Scrive per non smarrire
che siamo polvere che sogna l'infinito.
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Nelle sue pagine la parola si fa Zen:
essenziale, limpida, nuda;
un sentiero tracciato nel buio
tra i volumi di un tempo sospeso.
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Sa perfettamente che oltre la fatica,
non tutto è cenere o silenzio,
che c'è sempre una meraviglia segreta
che attende, paziente, di essere svelata.
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"Le Tue Mani"
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Le tue mani
sono una febbre
che mi frantuma.
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Dove mi tocchi
divento cratere di luce.
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E la mia forma
si sbriciola.
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Come pane secco.
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Dimenticato al sole.
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"L' abbandono"
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Nel silenzio che ci avvolge,
ascolta il ritmo
del mio sangue che ti cerca.
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Lascia che la gravità
ci spogli d'ogni orpello,
per restare ferocemente
nervo, inchiostro, naufragio.
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Vincenzo Varlaro
(da Sulla soglia di una Virgola, Ristampa Edizioni, 2026)

lunedì 21 settembre 2026

POESIA = ANTONIO OLIVA


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"Blu"
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Eravamo giovani e sicuri
guardavamo verso l’alto
e guarda com’è finita
lo senti il brivido di nebbia di neve
è il lavoro dell’attore
una mano tesa alla luce
veloce cade la farina dal sacco
in cui c’è un tempo per tutto
e un tempo anche per capire
come mi sento in questi anni
senza ali e senza volo
l’unico a parlarti così
domani sarà Blu
un padre che rincasa
nel buio e nel silenzio
per dirti che ti aiuto io
a diventare chi sei
solo finché la Terra gira
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bruciano le foglie di un autunno perfetto
come vecchie pellicole
autocombustione
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troverò il modo
e prima che sia finita
salverò il salvabile
l’onore, il buon nome
il gatto sul tetto
da cui entra la pioggia
la renderò lieve
ti porterò al sole
salverò chi non vuole
l’amore di ghiaccio
l’uomo nascosto
sotto i riccioli, il velluto
poi il mio passato
che non è bastato
a salvare chi voglio
ma a salvare l’orgoglio
prima che sia finita
ti salvo la vita
e la prossima vita magari
salvo pure me.
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2026
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Come si fa a danzare
sorridere con un nodo in gola
e la morte nel cuore
giuro che conoscevo la risposta
conoscevo come fare e l’ho fatto
ma ora ci sono soltanto fantasmi
e sensazione di non essere all’altezza
di chi oggi non pensa alla fine
anche per quel breve momento
del teschio che ride
del muro che ho fatto saltare
del baratro che non guardavo.
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estate 2026
***
L’uomo più forte
e anche il più bello
è ridotto a uno spaventapasseri
quell’uomo sono io
e non mi convince
e la notte non passa
sole senza nuvole
che scava la dura madre.
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estate 2026
-
ANTONIO OLIVA