martedì 1 settembre 2026

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

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"Alessia al Bar Celestiale"
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Mattinale battesimo di pioggia
per Alessia al Bar Celestiale
con Giovanni. Il luogo è il
Parco Virgiliano e l’ora non
ha senso del 2 settembre a Napoli.
Occhi negli occhi i fidanzati
nel lieve lucore del sole occhio
di Dio a farsi spazio tra le nuvole
e ci saranno raccolto con salvezza.
nell’ebbrezza dei sensi nel letto
stasera per di redenzione piacere
per Alessia rosa vestita per la vita
quasi una divisa scaramantica.
Mentre si diradano le ombre
dal cielo e dall’anima di Alessia
ed è sereno tempo delle fragole
al loro posto esatto.
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Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA CORRETTO

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Francesca Corretto: "Il tempo che ci ha divise" -- 2026 - pag. 340 -- € 16,15
Scrive di proprio pugno l'autrice: "Il tempo che ci ha divise: quando il passato torna a chiedere un nome."======
Ci sono assenze che non fanno rumore.
Non si manifestano necessariamente attraverso il dolore quotidiano, né occupano sempre uno spazio visibile nella vita. A volte rimangono nascoste in una stanza interiore che impariamo a tenere chiusa, convinti che sia più semplice non aprirla. Eppure, prima o poi, qualcosa torna a bussare. È da questa consapevolezza che prende forma Il tempo che ci ha divise, un romanzo nel quale la ricerca delle proprie origini diventa anche una ricerca di sé.
Sandy ha trentadue anni e una vita apparentemente piena. Viaggia, lavora, cambia luoghi, raccoglie ricordi e costruisce intorno a sé un'esistenza ordinata. Ma dentro quella quotidianità permane una domanda alla quale non è mai riuscita a dare una risposta definitiva: da dove vengo? Essere stata adottata significa, per lei, vivere con una parte della propria storia rimasta nell'ombra. Non è soltanto il desiderio di conoscere un nome o ricostruire una genealogia. È il bisogno più profondo di comprendere quale sia il proprio posto nel mondo. Il romanzo si muove così lungo una linea sottile tra ciò che conosciamo e ciò che ci manca. Il passato non viene presentato come qualcosa di definitivamente concluso, ma come una presenza capace di attraversare il presente e modificarlo. Il tempo, allora, non è soltanto quello che separa.
È anche quello che conserva.
Conserva parole mai pronunciate, legami interrotti, verità rimaste sospese. Conserva soprattutto ciò che gli esseri umani, nel tentativo di proteggersi, hanno scelto di non affrontare.
La storia di Sandy assume in questo modo una dimensione più ampia: la ricerca di una famiglia diventa ricerca di identità; il desiderio di conoscere il passato diventa necessità di comprendere il presente; la paura di amare diventa conseguenza di una ferita che non ha ancora trovato il proprio significato.
E proprio nei rapporti affettivi emerge una delle tensioni più profonde del romanzo. Sandy incontra persone che potrebbero rappresentare la possibilità di fermarsi, di costruire, di appartenere a qualcuno e a qualcosa. Ma ogni volta che la vicinanza rischia di diventare davvero intimità, qualcosa dentro di lei arretra.
Come se fosse difficile costruire un futuro quando una parte del proprio passato è ancora senza risposta.
La scrittura accompagna questo percorso attraverso immagini ricorrenti — la pioggia, le case, gli oggetti, i viaggi, i volti incontrati casualmente — che diventano tracce di una memoria ancora da ricomporre.
Ed è forse proprio questo il senso più profondo del viaggio di Sandy: non si può scegliere fino in fondo chi diventare se non si accetta di guardare anche ciò che ci ha preceduti.
Il tempo che ci ha divise parla dunque di famiglia, ma anche di appartenenza. Parla di separazioni, ma soprattutto di legami che il tempo non riesce completamente a cancellare.
Perché esistono legami che precedono persino la conoscenza.
E talvolta la vita impiega anni per condurci esattamente nel punto dal quale tutto era cominciato.
Il passato può sembrare lontano, dimenticato, perfino estraneo.
Ma quando torna a cercarci, non sempre lo fa per riaprire una ferita.
A volte torna semplicemente per restituirci una parte di noi che avevamo smesso di cercare.
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FRANCESCA CORRETTO

lunedì 31 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI == MARIANNA SALERNO

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Marianna Salerno: “In Italia con Caravaggio” – Giulio Perrone editore – 2026 – pag. 122 - € 15,20
“Attraversiamo le sale della Biblioteca Ambrosiana. Nel silenzio si sente solo il fruscio delle pagine girate dagli studiosi chinati sui volumi. Mio padre è tra loro, immerso tra i documenti della sua nuova ricerca. Questo luogo è stato una delle prime biblioteche aperte al pubblico nel mondo.” Uno dei primi momenti emotivi, riflessi del policromatico viaggio che Marianna Salerno, con agile penna e ricca preparazione culturale, racconta voluttuosamente.
Le sue parole, pagina dopo pagina, sono elegantemente impregnate da un succo, un condimento, che come le spezie rendono le pennellate pastose e appetitose. E’ Caravaggio che si svela ancora una volta!
Un itinerario ricco di sorprese e folgorazioni, atto a riscoprire opere famose che mettono in luce violentemente il vigore, la ricchezza culturale, le capacità creative di un artista fuori dal comune. Il tutto sobriamente ricamato nella narrazione.
Tra le tappe principali raggiunte: Milano e la Lombardia:( le origini e la formazione del giovane Merisi.) Roma: (il fulcro del successo e delle opere romane tra chiese e palazzi storici - come San Luigi dei Francesi o Galleria Borghese-. Napoli: (i soggiorni drammatici e i capolavori dal forte realismo.) Sicilia = Siracusa e Messina: (l'estrema fuga meridionale con le ultime grandi tele.)
Molti gli appunti e le curiosità che vengono ricucite tra pensieri, ricerche, illusioni, spigolature.
“Mia madre mi racconta che una ventina di anni fa, nella Basilica di Santo Stefano Maggiore, è stato ritrovato il certificato di battesimo dell’artista datato 30 settembre 1571. È grazie a questo documento che si è potuto risalire alla sua presunta data di nascita.”
Una sfida alle banalità del quotidiano per riuscire ad immergersi nella ricchezza dei quadri, molti dal fondo scuro e minaccioso, molti rutilanti di lampi colorati che abbagliano.
“Domani proverò a scattare foto senza “filtri”, cercando la verità proprio come faceva quel ragazzo che quattro secoli fa partì da questi stessi marmi del Duomo cambiando la storia dell’arte.”
Con garbo e delicatezza Marianna propone le sue soste, accompagnata amorevolmente da qualche amico, da congiunti, che arricchiscono il percorso compito a piedi, descrivendo minuziosamente luoghi e ambienti, musei e architetture, quadri e bizzarrie.
Non mancano appunti di chiarori improvvisi, come uno sguardo rapido ai vicoli di Napoli: = “Alzo la testa: file di maglie e pantaloncini colorati sono stesi su corde che passano da un palazzo all’altro. Sembrano bandiere svolazzanti. Più in là, lenzuola bianche ricordano le vele di una nave.
«Perché lo fanno?», chiedo. «Per mancanza di spazio all’interno, ma anche per farli asciugare più velocemente. E poi, diciamolo, è un modo per socializzare con il vicino mentre si stendono i panni» risponde mia madre, indicandomi due signore affacciate alla finestra.
Osservo quella scena e penso che, in effetti, è il social network più antico del mondo.”
La parola qui nasce dallo stupore che avvolge lo sguardo, in una dilatazione temporale, che proviene dalla meraviglia corrispondente al controcanto di un’attenzione dedicata ai dettagli.
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ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 29 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMILIA BERSABEA CIRILLO

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Emilia Bersabea Cirillo: “Arsura” – ed. Telebinto 2025 - pag. 82 -- € 12,00
L’impatto, con le scelte metriche, le inconfondibili deviazioni dei significati, il tessuto lessicale e la trama sintattica, si offre in queste liriche con un quadro preciso di sperimentalismo, ben equilibrato e quasi sorprendente per le sue illuminazioni.
La poetessa riceve per il volume il primo premio al concorso Nazionale Aeclanum, che condivide una nota critica di notevole fattura.
“Arsura somiglia a un viaggio, - scrive Rossella Tempesta in prefazione- e non uno qualsiasi ma piuttosto a il viaggio, quello esistenziale per eccellenza, in cui la vita stessa consiste e nel quale il lettore viene coinvolto, cui partecipa pagina dopo pagina, seguendo – appena indietro di un passo – una guida limpida e sensibile qual è la voce della poeta stessa.”
Così una poesia, scelta a caso per interpretare il tragitto, si presenta come una meditazione sul tempo terminale dell’estate, ma progressivamente l’estate stessa diventa metafora di una stagione esistenziale giunta al limite. L’attacco, «Ultimi giorni ultime stanze ultimi fuochi», costruisce subito una scansione ossessiva attraverso la ripetizione dell’aggettivo ultimi: non si tratta soltanto della fine di agosto, ma della percezione di qualcosa che sta esaurendosi, di un tempo che non può essere recuperato. Anche l’espressione «offerte di vacanze last-minute», volutamente quotidiana e quasi prosaica, introduce una nota contemporanea: la società dei consumi tenta di vendere un’ultima possibilità di evasione proprio mentre il soggetto avverte il carattere irreversibile della fine.
Particolarmente efficace è il gioco fonico e semantico di «giorni consumati a consumare»: il verbo consumare si ripete trasformando il tempo in una merce che, mentre viene vissuta, viene anche dissipata. L’estate non è più sinonimo di vitalità e spensieratezza, ma diviene una stagione «acre», «quasi violenta», caratterizzata da un eccesso di luce, di attesa e di notte. La triplice ripetizione «troppa luce troppa attesa troppa notte» restituisce molto bene questa sensazione di saturazione: agosto non è semplicemente troppo caldo o luminoso, è un mese psicologicamente sovraccarico. Il discorso assume un tono più apertamente religioso e invocativo. Agosto è «il mese della festa / della santa Assunta al cielo», e la figura della Vergine viene evocata come possibile protezione dalla condizione dolorosa dell'io. Il «manto azzurro di misericordia» introduce un'immagine di grande tradizione iconografica mariana, ma la preghiera che segue è rivolta a una salvezza eminentemente esistenziale: «liberaci dalla solitudine / dall’uggiosa malinconia senza domani». Il passaggio dal semplice io al noi di «liberaci» allarga la sofferenza individuale a una condizione collettiva.
Cirillo qui possiede una buona compattezza tematica e procede con naturalezza dalla cronaca stagionale alla meditazione sul tempo e sulla solitudine. Interessante soprattutto l'alternanza tra linguaggio contemporaneo («last-minute», «consumati a consumare») e registro lirico-religioso («manto azzurro di misericordia»), che evita una poesia esclusivamente elegiaca e introduce una tensione tra quotidiano e sacro.
“Capita che una luce dimenticata riaffiori”, “I pensieri diventano polvere i desideri stelle introvabili”, “Una sorpresa dopo un’altra una speranza dietro alle finestre in quale luogo mi aspettano”, “Non sono mie le stanze di una casa che ritorna in mente nella controra”, “Raccolgo briciole di pane, resti di candele, tappi di bottiglia, spaghi corti, penne scariche”, “Il mondo non lo fermi perché se ne frega di te e va per la sua strada” – incisi che si alternano al ritmo della caducità e fanno della poesia un veicolo di messaggi dal sapore filosofico nella scansione ben cadenzata delle sillabe.
La parola nasce da un ascolto possibile della dilatazione temporale e determina un percorso che si alterna tra una tensione di ricerca e una dimensione di riferimenti.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 28 agosto 2026

RIVISTA = KENAVO'

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E' in distribuzione il numero di luglio della elegante e sobria rivista bimestrale "KENAVO'", ideata,realizzata e diretta dalla inistancabile Fausta Genziana le Piane- Un crogiuolo di scintillante cultura dedita alle indagini della creatività e della informazione.
Firmano questo fascicolo: Anton Checov, Fausta Genziana le Piane, Clara di Stefano, Francesco Liberti, Maria Rita Magnante, Paolo Carlucci, Anna Manna, Valentina Bandiera, Damiano Ricca, Paolo Ruffilli, Jacques Prevert, Roberto Casati, Antonio Spagnuolo, Elisabetta Tassi, Alessandro Montagna, Aurelia Rosa Iurilli, Gemma Ravanello, William Butler Yeats.
Nello "Scaffale verde" segnalazione di novità editoriali.
L'inserto è dedicato a La casa di Pierrem Lori / Il palazzo eccentrico.
Per contatti: faustagenzianalepiane@virgilio.it

lunedì 24 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUIGI TRISOLINO

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Luigi Trisolino: “Carnànima” – ed. Ensemble – 2026 – pag. 108 - € 15,00
Basta soffermarsi sul titolo, che da solo fonde anima e corpo, per immaginare il percorso che il poeta intende ricamare, invitando il lettore a passi risoluti di conoscenza e ad interrogarsi sul valore effettivo di alcuni incisi quotidiani: i diritti legali, la libertà e la responsabilità personale, il possibile grido di illusioni e speranze.
Divisa in cinque sezioni – Risorgendo il verso, Versi dalle Galizie, Segni ardenti, Veementi versi dall’Egitto e Fede, coscienza e missione – la silloge si distingue per una forma di scrittura intensa e visionaria, capace di unire l’amore, la spiritualità, la giustizia, la politica e il paesaggio in un’unica tensione poetica. La carne diventa luogo dell’esperienza umana, mentre la parola si fa testimonianza, resistenza e possibilità di rinascita, in un continuo dialogo tra il giornaliero e l’eterno.
La scrittura, volutamente incendiata da tensioni e contrasti, diventa uno strumento di resistenza, una lama che ferisce l’inerzia, ma al contempo una fiamma che può illuminare nuove vie di convivenza, quasi a voler accogliere le vibrazioni della conoscenza, unitamente ai segreti del sub conscio, da svelare con avidità.
Scegliendo a caso un componimento, per penetrare nella destinazione dell’identità, la poesia “Oltre il Millennio” si presenta come una meditazione sulla dimensione spirituale dell'esistenza e sulla capacità della fede di proiettare l'uomo oltre la contingenza del presente. L'avvio, «Misterica fede / che / riscopre magnificenza», introduce subito un'atmosfera sacrale, nella quale il mistero religioso diviene strumento di riscoperta della bellezza. La «romana Chiesa» non appare soltanto come istituzione, ma soprattutto come luogo simbolico, spazio della memoria, della luce e della trascendenza. Il riferimento al «Millennio ulteriore» amplia quindi la prospettiva: il tempo storico procede, ma la poesia cerca ciò che permane oltre il tempo, «verso il sapore dell'eterno».
Significativo è il rapporto fra presente e trascendenza. «Abitiamo dolci e veementi il / Presente» suggerisce una partecipazione intensa alla vita concreta, all'azione e alla creazione; ma immediatamente questa esperienza viene oltrepassata attraverso il «trascendendo l'immanente». Il poeta costruisce così una sorta di itinerario ascensionale: dal presente all'oltre, dall'ora all'eterno, dalla realtà visibile a una dimensione spirituale appena intuita. La Chiesa diviene infine una «soave casa», una «venatura di luce», immagine delicata di una possibile dimora nell'immenso. L'ultima parola, «Oltre», lasciata isolata, funziona quasi come una soglia: la poesia non conclude veramente il suo discorso, ma lo apre verso l'infinito. Una forte tensione spirituale e un lessico volutamente solenne, adatto alla materia religiosa, adatto alla speculazione filosofica, adatto alle particolarità intellettive, sono capaci di trasformare la realtà istituzionale in luogo interiore e metafisico. Anche la disposizione spezzata dei versi conferisce alle poesie di Trisolino un andamento che oscilla cromaticamente fra il contemplativo, quasi liturgico, e il deferibile, tra il sussurrabile e il tragico, dove il pensiero metafisico si trasforma in immagine, quale ascesa dal tempo contingente all’eternità.
Trisolino nei suoi ritmi presenta come una meditazione inquieta sul destino della poesia e sul rapporto, sempre problematico, tra il verso e la realtà storica. L’attacco, rivolto ai «signori" e alle "signore di quest’era», assume il tono di una interrogazione quasi profetica: le lacrime della Vergine Maria, immagine della sofferenza sacralizzata, possono davvero «scendere» nella storia e modificarla, oppure restano soltanto un segno di pietà e di dolore? La domanda religiosa diventa così una domanda più ampia sul senso dell’arte: che cosa può realmente fare la poesia di fronte al male, al potere del denaro, alla crisi delle coscienze?
Il poeta colloca se stesso e gli altri poeti in una dimensione insieme «mistica» e marginale. I versi sono «scolpiti inutili ma grondanti / dalle vene», dunque apparentemente improduttivi, incapaci di incidere immediatamente sulla realtà, ma autentici perché nascono dal sangue, dalla sofferenza, da una necessità interiore.
Particolarmente significativa è l'ammissione: «un’inutile filastrocca / m’ha salvato la vita». Qui l’apparente inutilità della poesia si rovescia nel suo contrario: ciò che non produce ricchezza, potere o successo può tuttavia diventare indispensabile alla sopravvivenza spirituale. Egli preferisce «far più di verso che di conto», scegliendo consapevolmente la fedeltà alla propria vocazione contro la logica degli «apogei monetari». Il ritorno di Cristo «sulle acque» introduce infine una dimensione escatologica: il poeta attende un possibile riscatto, consolando con il proprio verso il dolore che ci corrode.
Un nostalgico desiderio di tessuto esistenziale diviene per lo scrittore una sorta di temporalità radicata e viscerale, che non esclude la drammatica consapevolezza della miseria umana. L’inclinazione formale del processo creativo è in queste pagine trattenuta egregiamente in un voluttuoso abbandonarsi alla scrittura per rivelare il verbo coniugato alla storia.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO