SEGNALAZIONE VOLUMI = STEFANO TACCONE
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Stefano Taccone: “Poco più che spam” – Ed. Macabor 2026 – pag. 156 -- € 15,00
Potremmo anche cedere allo scontro che avviene tra le banalità del quotidiano e l’insistere persistente di frecciate che raggiungono le nostre contrazioni involontarie in quei dispositivi di comunicazione contemporanei, ormai simbolo della impoverita cultura della massa.
Stefano Taccone gioca allo scoperto e immerge la sua penna nella terrestre adozione dei simboli o nel safari della periferia urbana, a momenti avvolto dalle scenografie del vernacolo, a volte smarrito tra i ricordi che accendono nuove fiammelle.
Una poesia limpidamente frastagliata, intinta in un processo corrosivo o conservata nelle scene del racconto, custode di una ridda di notizie false o colorato ricamo di sperimentazioni formulate dalle ipotesi del verosimile.
Varie suddivisioni della silloge. “Napoli piange ride e divide”, “Tutti siamo stati bambini”, “Della sinistra ed altre sinistrità”, “Vi siete messi nelle orecchie”, “Così va il monitor”, “Un po' di scuola è d’obbligo”, “Quasi quasi mi faccio apire dagli UFO”, “Il mestiere di convivere”, “Poesie scritte da chi?”, “Quando incontri persone empatiche” sono tutti capitoli di uno svolgimento che riferisce elegantemente la realtà in una semplice ricognizione di eventi.
Versi di autentica percezione, alimentati anche da un evidente bagaglio culturale che sottende.
Non manca una vera e propria burla per il “contemporaneo:
“Ogni giorno su questo pianeta
tre miliardi di persone
adorano il dio Meta
e Marco il suo profeta
-
a colpi di like
a suon di vocali
a forza di post
a ritmo di reel
a furia di storie
-
Lui sa scrutare i cuori
meglio dei nostri genitori
e ci dona istantaneamente
tutto ciò che desidereremmo
prima ancora che ci venga in mente
-
ancora un po' e potremmo dire
non sono più io che vivo
ma è Meta che vive in me.”
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Una riflessione ironica e insieme inquietante sul rapporto fra l'essere umano e i social network, trasformando il mondo digitale in una moderna religione. L'incipit, con l'affermazione che "tre miliardi di persone adorano il dio Meta", introduce immediatamente una metafora forte: la piattaforma non è più soltanto uno strumento di comunicazione, ma assume i tratti di una divinità onnipresente, capace di orientare desideri, comportamenti e persino la percezione della realtà. La figura di "Marco", evidente allusione a Mark Zuckerberg, viene elevata al ruolo di "profeta", accentuando il carattere liturgico della comunicazione moderna.
L'elenco cadenzato di "like", "vocali", "post", "reel" e "storie" riproduce il ritmo incessante della vita sui social, dove ogni gesto diventa un rito quotidiano. L'effetto è quello di una litania, che sostituisce la preghiera con le pratiche della connessione permanente. Meta viene descritta come un'entità che "sa scrutare i cuori", conoscendo gli utenti meglio dei loro stessi genitori e anticipandone perfino i desideri. È una rappresentazione poetica della profilazione algoritmica, ma anche una riflessione sull'abdicazione della libertà individuale di fronte all'intelligenza artificiale e ai sistemi di raccolta dei dati. Il verso conclusivo, evidente richiamo alla celebre espressione paolina "non sono più io che vivo...", rovescia il significato spirituale della citazione: non è più il divino ad abitare l'uomo, bensì la tecnologia, che rischia di sostituirsi alla coscienza personale. La poesia diventa così una critica della progressiva alienazione dell'identità nell'era digitale.
L'ironia iniziale evolve in una denuncia etica, sostenuta da una costruzione semplice ma incisiva e da un efficace crescendo culminante nell'ultimo verso, di forte impatto.
Così nel complesso la poesia di Stefano Taccone comunica con immediatezza una delle questioni più urgenti del nostro tempo: il rischio che gli algoritmi finiscano per sostituire il libero esercizio della volontà e dell'identità personale, realizzando nello stesso tempo un volume ricchissimo di figure e di citazioni, di racconti e di impatti imprevisti, di scaltre pennellate e di inaspettati accenni ad eventi storici.
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ANTONIO SPAGNUOLO








