venerdì 20 febbraio 2026

POESIA = EMANUELA DALLA LIBERA


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1)
Dimmi, cos’è che ti ha così
pensosamente attraversato
gli occhi da lasciarti in viso
i segni di un doloroso inverno?
cos’è che ti ha turbato il passo
e così mutato i gesti che guardi
sempre l’orizzonte e in fronte
porti le tracce di un lungo andare,
dell’attesa che si rinnovi il giorno,
che presagi tornino le ore a ricamare
e che una quotidiana quiete
rimpiazzi i vortici di vento in cui
ti è precipitato il cuore? Saliranno
dall’orlo della notte i tuoi pensieri
se ne andranno portandosi appresso
gli anni accatastati in fila, ti desterà
un barlume d’alba sopra il mare,
l’anelito ad attendere, nell’aria
che si imbruna sopra i boschi
e le radure, il pieno della luna. 
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2
Si faceva più lento il tempo,
scorreva adagio oltre gli argini
insonni delle stagioni in fila
sulle sponde dei ricordi.
Era il vento tra i pioppi a misurare
il giorno, dintorno voci si disperdevano
sull’orlo dei sentieri, volavano rapidi
gli uccelli in cerca di riposo.
Camminavamo a ritroso, pensierosi,
sfidando il cielo sulle chiome, sembrava
immenso il mondo, eterno il tempo.
Dicevi che nulla sarebbe cambiato
se avessimo affidato al vento
le nostre voci. Sarebbero ritornate,
dicevi, come ritorna ogni cosa
sia pure in altra forma, con altro dolore.
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3)
Ancora odo quel suono d’onde
sugli scogli e la tua voce
in rivoli innocenti di pensieri,
di sguardi fiduciosi su sentieri
immaginati. Sapeva di certezze
l’onda che veniva da lontano,
portava misteri d’altre sponde,
lune tramontate altrove,
vite sconosciute a raccontarsi.
Tu a noi raccontavi la vita nel suo farsi
dicevi parole che scivolavano
sull’acqua e svanivano nelle notti buie
in accordi di maree per poi tornare
nelle albe quiete tra i silenzi intatti
delle nuvole in corsa nel vuoto di universi,
di scie sul mare candide nel vento.
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EMANUELA DALLA LIBERA

mercoledì 18 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA


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Carla Malerba: “Un tempo nuovo” – Ed. Fara – 2026 – pag. 56 - € 12,50
Silloge votata al Narrapoetando 2026 ricevendo dal giurato Luigi Palazzo il seguente giudizio:
«Con tocco delicato, il tempo, la natura, la vita sono mescolati in versi essenziali, profondi, riflessivi.»
Così, come stemperato dalla ritmata scansione del metronomo, il susseguirsi dei pensieri, delle immagini, delle illusioni, delle irrequietezze che ci invitano alla vertigine del quotidiano, riesce a comporre una policromatica miscela di perfetta poesia e audace estetica della scrittura.
Due le sezioni: “Come gioia pura” e “A tratti senti”, che in effetti si agganciano delicatamente nell’afflato e tracciano un percorso del gesto in movimento, della emotività che emerge dalle visioni.
Il soffio di adagia semplice: “Perduti campi di primavera/ guazze di petali/ confuse e d’erbe/ luce di sole e vita/ in movimento/ nessun’ombra/ nei giardini felici/ neppure suoni/ parla solo il vento/ respiri di corolle.” In special modo quando la natura ci aggancia son le sue stagioni, o quando il sub conscio tenta aggiustamenti: “Semplice è sinonimo di chiaro/ è parola che invita/al sincero rispetto delle cose/ semplice come lo sguardo di un bambino/ l’occhio del poeta/ osserva intuisce riferisce/ cosa c’è nell’anima del mondo.”
Carla Malerba indaga silenziosamente, ma con ritmo vigoroso, tra le ombre e le improvvise luci, tra il verde della natura e il solfeggio dell’opulenza, nella chiarissima brama di esserci ancora perché costantemente insidiata nella corsa del tempo, anche quando l’eco delle voci, il riverbero delle memorie rimandano alle falde del silenzio. Indaga fra il germogliare delle immagini e i fotogrammi di un rastrellamento, fra gli angoli delle reminiscenze e il fascino della percezione, fra il segno di ogni passo e una tensione che urge. Un fluire che genera fibrillazione anche quando il verso si presenta spoglio di languori o di smerigli.
“Inseguire chimere/ apparteneva/ a un’età governata/ da venti improvvisi/ altro era il tempo/delle sfide coscienti/ che irridevano l’ombra/ fioriva la poesia/ per l’amore non menzognero/ per l’attimo che si eterna/ e subito scompare/ non per corone d’alloro/ma per un serto di viole.”
Rivelazioni che attraversano verticalmente l’idea, quella idea che giungerà quale strale che ubbidisce sempre attivamente e mostra le nuove motivazioni delle suggestioni e delle speranze.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


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POESIA = RAFFAELE PIAZZA


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"Alessia coltiva la fragola"
-
Sera di luna di platino
per Alessia ragazza
sul bordo della serra
delle fragole. Attimi
mistici e sensuali con
gli occhi nel rosso della
fragola e della fabula
i contorni intravisti
con anima sottile.
Bella la vita. Versa
acqua Alessia sulle foglie
della pianta amica.
Risorge in chiara forma
nel verde brillante delle
foglie. Alessia gioca
alla vita a diventare
fragolina di bosco
e trasale e stasera
fa l’amore dopo la
riscoperta delle cose.
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Raffaele Piazza

domenica 15 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA BRIOSCHI

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Andrea Brioschi “Fallo di rigore” – Ed. Fallone 2025 – pag. 140 - € 16,00
Spulciando fra le notizie del calcio il fallo di rigore altro non è che una sanzione assegnata quando un calciatore commette un’infrazione punibile con un “calcio di punizione diretto” all’interno della propria area di rigore mentre il pallone è in gioco. Quindi un’improvvisa ed immediata azione di destrezza, senza porre tempo intermedio, tra una mancanza ed un azzardo che lascia il fiato sospeso.
Anche la poesia, tra i lampeggi colorati delle sue sillabe, ha connessioni che trasportano il lettore nelle vibrazioni del lessico per gli umori variabili e magnifici della rivelazione. Uno specchio capace di riflettere momenti policromatici che diventano facilmente appello alla concatenazione.
“La vita possiede/ coscienza del trono d’opera/ in atto lo spirito di essere/ stantio legno nervo venoso/ dall’ureo uretrale di origine, Venere terrestre/ femmina cosmica, sostanza primordiale/ precipitevole liquame addensantesi/ in forra di luce, forza che è bàlia/ del nostro essere in balìa al tempo. / Laggiù sulla sponda sparsa in miseria/ di tenebra stiamo presso l’indomita/ corrente, energetico essere mobile/ inchinatosi all’immobile/ lume etereo di acqua affibrante.”
Affibrante potrebbe essere un neologismo proponente “che dà forza”?
Ci troviamo in effetti innanzi ad una scrittura poetica tutta da decifrare, e per la quale occorre contemporaneamente un’adeguata preparazione verso la sperimentazione che in questi ultimi anni del nuovo secolo cerca affannosamente anzitutto di ridefinire il linguaggio, mettendo in discussione le forme liriche tradizionali e aprendosi a contaminazioni tra generi. Dopo le esperienze del Gruppo 63, la ricerca si è orientata verso una scrittura che intreccia memoria, cronaca e riflessione metalinguistica. Esplorando l’ibridazione tra poesia e narrativa, tra testo e arti visive, anche attraverso i nuovi media digitali, purtroppo secondo me si è perso il ritmo delle sillabe, si è dilatato il verso in pensieri ricorrenti e molto spesso banali. Si vuole superare l’io lirico chiuso, dando voce a soggettività plurali e frammentate. Inoltre, interrogando il rapporto tra parola e realtà, in un contesto segnato da crisi sociali e culturali, la musicalità della scrittura non esiste più e il tocco delle emozioni non riesce a realizzare nuove fulminazioni.
“Senza mezzi termini – scrive Michelangelo Zizzi in prefazione – mi sento di poter affermare che FALLO DI RIGORE è un esempio di poesia metafisica, di poesia cioè che scardinando il quotidiano mira a una connessione verticale, che nell’uccisione dell’ IO mira a una più alta identificazione, che alla somiglianza delle cose precipitate nel mondo dei sensi preferisce la somiglianza con le cose sovrasensibili, pur all’interno di una estetica unitaria.”
Il calcio di rigore di Andrea Brioschi riesce ad andare al di là della retorica proponendo una propria modulazione tra quotidiano e cosmico, tra emersione dalle tenebre e abbandoni adagiati alle “reti vulviche”, tra l’immobilità del timore e il risorgere di una dottrina, tra contaminazioni del sangue e ancestrali sussurri.
Le molteplici espressioni della sua compilazione si adagiano morbidamente e facilmente inducono a penetrare qualche interrogativo che, come sparviero all’orizzonte, stuzzica l’interesse del lettore.
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ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 14 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO TAMMARO

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Antonio Tammaro: “Via da quest’arsura” – Ed. Fallone – 2024 – pag. 128 - € 16,00
Un semplice suggerimento suggella gli squarci corrosivi delle attese, delle incertezze, delle inquietudini, che, con profondi annuvolamenti e nella sensazione di bruciori, avvolgono il nostro scrigno dal codice segreto.
Fosforescenti fughe dalla quotidianità si intrecciano allora con le impalcature di una vigoria filosofica che impreziosisce la ricerca e prepara lo sciamare delle percezioni a quella moltitudine di immagini, verso il caleidoscopio della metafora.
“Ci rapisce il sentore che/ una tempesta s’alzi tra le garitte/ e venga a squarciare le nostre strade/ con la sua raucedine. La terra/ reca una frangia di pioggia nel costato/ che rimanda la sete: i nemici/ non serrano le bocche per morire/ ma per suggerirci quanto sia bello baciare. / Nel disgelo il seme di Dio/ prova a dirci quello che non sentiamo. / Nel disgelo la sua corrosiva allusione.”
Una tormentata sensazione di annullamento avvolge il poeta che cerca ostinatamente l’aiuto divino, anche se questo difficilmente sarà capace di lenire il pensiero arrugginito dalla banalità. Allora: la resa o il tenace vorticare di fantasmi? La supposta logica dell’infinito o la vacuità dell’illusione? Il fuggire dell’annebbiarsi degli anni o l’addensare nelle pupille querule il luccicare della speranza?
“C’è, in questa silloge, in cui l’afflato poetico si esprime talora in versi, talora in prose artistiche prodighe e brillanti, - scrive Isabella Bignozzi in prefazione – il gesto del movimento che da mancanze si fa intimo pellegrinaggio di desiderio e attesa. L’emotività emerge in specie quando il dire, dalla piattaforma di un dettato sintatticamente ricercato e peculiare, s’incorona di povertà, “abbassandosi” in locuzioni dialettali che, come tenerezze improvvise, come cadute inverse, potenziano cromaticamente la visione: posandola nel suo ancestrale giaciglio, rendendola più soffice e selvatica insieme.”
Con segni sicuri il poeta propone visioni che si alternano tra i lacerti di scrittori ammalati o “il soffio primaverile che brucia a stento sulle braccia”, tra i rimandi di fughe e passaggi l’eco di voci scomparse, tra la presunta logica dell’infinito e il rosso sanguigno del dubbio, tra “i petali caduti sui tetti sparsi” e la ritualità di un fuoco o di un orgasmo.
Nell’ultima pagina della silloge: “il bisogno delle parole del mondo ma il mondo non ha bisogno delle mie parole, altrove è la realtà che non parla, selciato che si cammina scalzi, finestre spalancate, vetri rotti tra le rovine di una casa diruta, è languore che si spoglia del tetto, delle mura, degli orpelli, è bellezza che non striscia e non dimora nella vanagloria della scrittura.” Pennellate ardenti e coerenti, in un dettato che dimostra il chiarissimo filo della vertigine culturale, il traballante tocco della vanità.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 13 febbraio 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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“Colori”
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Colori che tremano come le vene aperte,
nel desiderio di pomeriggi inquieti,
tra il blu o nel rosso intriso sulla tela,
forse a custodire silenzi.
La fantasia è una tavola infinita,
strati di luce e ombre sovrapposte,
una ferita lieve, un’ambra impressa
nel ricordo che vibra.
Gialla è la voce che ride improvvisa,
verde è speranza che cresce ad ogni margine,
viola l’enigma dei sogni più notturni,
bianco lo spazio dove nasce fiducia.
Dipingo il tuo volto accanto al mio,
tra schizzi d’azzurro e lampi d’impazienza,
così come un ponte di passioni rinnovate
che unisce e attende l’eco di vibrazioni.
Nel gesto condiviso dei modelli
si sciolgono le antiche lusinghe,
e la tela, specchio di un’anima ostinata,
si fa pergola di passioni cesellate.
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ANTONIO SPAGNUOLO