venerdì 16 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MIRIAM BRUNI

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Miriam Bruni: “Cromosoma celeste” Ed. L’Arca di Noè - 2026 -pag.80 - € 16,00
- “È una poesia immaginifica quella di Miriam Bruni in questa sua raccolta di preghiere in versi: già dal suo titolo il riferimento a un "cromosoma celeste" pare una chiara costruzione immaginale di un pensiero di cella divina da cercare dentro il proprio sé con l'occhio microscopico della fede, un punto focale su cui concentrare tutta la vera attenzione d'anima. – Scrive Serena Vestene in prefazione- È una messa a nudo del proprio Credo, della propria indiscussa devozione alla fonte dell'unica vera energia vitale della poetessa.”
Prima di inoltrarci nella lettura dei componimenti da segnalare la dotta e esaustiva nota introduttiva che l’autrice di suo pugno ricama fra l’attenzione del quotidiano ed il rapporto tra poesia e preghiera.
Ella si illumina nella sorpresa della luce improvvisa del mattino o l’avvince tra i prati candidi il bagliore della neve: “Nel tuo specchio/ vedo il cuore, la sua gioia, da te imparo/ l'eleganza sopraffina/ per entrare in ogni dove.”
Poesia che si sviluppa come un’intensa meditazione sulla sofferenza interiore, sulla fragilità dell’essere umano e sulla possibilità di ritrovare, attraverso la fede, una ragione per continuare a vivere. L’immagine «È azzurro pallido il sangue dell’anima», propone una metafora di grande suggestione: il dolore più profondo non si manifesta necessariamente attraverso lo sgomento, ma scorre silenzioso dentro di noi, ricoprendo simbolicamente i pavimenti delle case e disperdendosi tra le incomprensioni e i litigi quotidiani. È una ferita invisibile, tanto più difficile da riconoscere quanto più appartiene alla dimensione segreta dell’io. Da qui nasce il bisogno di qualcuno capace di vedere, raccogliere e ricomporre ciò che la sofferenza ha disgregato.
Affidata alla memoria la fede non si presenta come certezza rassicurante o come liberazione immediata dal dolore, ma come fiducia che persiste anche quando ogni forza sembra esaurita. Il desiderio di tornare sulla terra per cercare la bellezza — propria, altrui e divina — restituisce alla poesia una tensione vitale che supera il dolore presente.
La scrittura si distingue per la forza delle immagini corporee, attraverso le quali una condizione spirituale astratta acquista consistenza sensibile: il sangue dell'anima, il cibo salato, il grumo di pene. Un linguaggio che alterna crudezza esistenziale e abbandono mistico, accompagnando il lettore dalla desolazione alla speranza. La bellezza si configura, in definitiva, come una promessa di salvezza: una ricerca che unisce l'amore per la vita terrena al desiderio di un'infinita trascendenza.
La poetessa amalgama in un’atmosfera di intimità e raccoglimento, nella quale una semplice esperienza quotidiana diviene occasione di riflessione sul mistero dell’esistenza. Il corpo, ancora «caldo di doccia», sembra ritrovare una condizione di abbandono e di sensibilità, mentre l’ascolto del respiro, che «mi solleva lo sterno», riconduce il soggetto alla percezione concreta della propria vita. E’ molto più di un automatismo fisiologico: è il segno tangibile di una presenza che si rinnova, di un movimento interiore che accompagna silenziosamente l’essere umano. Da questa sensazione fisica il pensiero si innalza verso una dimensione trascendente. Le «mani» costituiscono il fulcro emotivo e simbolico: la loro ripetizione, prima isolata e poi ricondotta all’immagine dell’«Eterno», crea una sospensione meditativa, quasi una preghiera pronunciata sottovoce.
Miriam Bruni si distingue per la sua essenzialità espressiva e per la capacità di concentrare in pochi versi un percorso dalla sensazione corporea alla meditazione metafisica. La brevità non impoverisce il significato, ma favorisce una progressiva rarefazione del discorso, fino alla solenne apparizione dell’«Eterno», parola conclusiva che conferisce calorosamente una risonanza spirituale.
Cerchiamo di osservare che l’immagine dell’Eterno rimanga volutamente indeterminata; proprio questa apertura consente al lettore di riconoscervi tanto una fede religiosa quanto un bisogno profondamente umano di protezione e di senso.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE = ILENIA SALA

31 ottobre 2025 - un'artista nel vortice! Tra viaggi ed esperienze internazionali, partecipa anche a un soggiorno formativo al CET di Mogol. In Italia studia teatro a Milano, si esibisce in serate di piano bar e si stabilisce a Firenze, dove prosegue la sua attività musicale. A Firenze canta con i B. Brothers, gruppo dedicato alla musica degli anni Sessanta e Settanta. Con Luca Bechelli, musicista e autore, comincia a scrivere inediti e forma un duo. Nel 2023 è finalista al Festival Mogol/Battisti, dove canta con un'orchestra di trenta elementi. Partecipa anche a Sanremo Senior e al Festival della Canzone Italiana in Polonia. Nel 2024 appare in due programmi di Canale Italia ed è finalista all'Evoli Festival e a Juliet Loves Romeo. Vince Marche in Canto, categoria Inediti, con Tango dell'Assenza. Continua a esibirsi tra bossa nova e piano e voce. Con Notte Nera, pubblicato il 31 ottobre 2025 da Galive Records, racconta il passaggio dal buio alla speranza----

giovedì 15 ottobre 2026

PREMIO ASTROLABIO = VERBALE -

PREMIO INTERNAZIONALE ASTROLABIO.
VERBALE DELLA GIURIA
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RISULTATI DELLE SEZIONI
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A fronte della significativa partecipazione di 350 concorrenti, la Giuria, esaminati attentamente gli elaborati pervenuti e valutati i requisiti di qualità letteraria, originalità, efficacia espressiva, valore poetico e coerenza con le tematiche delle rispettive sezioni, ha deliberato l’assegnazione dei seguenti premi e riconoscimenti:
SEZIONE 1 – LIBRO EDITO
1° Premio
Marco Onofrio , Luce del tempo — Passigli, 2024
2° Premio
Roberto Casati , Dalla casa controvento — Puntoacapo Editrice, 2026
3° Premio
Monica Martinelli , L’abitudine degli occhi — Passigli, 2015
Premio Speciale della Giuria
Marco Righetti , Dal bianco della storia — Puntoacapo Editrice, 2026
Premio Speciale del Presidente di Giuria
Margherita Bonfilio , La stanza dei segreti — SBS Edizioni, 2023
Premio Speciale per la Forza Espressiva
Riccardo Mazzamuto , Patria metallo dell’inganno U.I. 238 (morire in tempo di pace) — Eretica Edizioni, 2023
Premio Speciale per l’Originalità Poetica
Angela Caputo , NevichiAMO — Delta 3 Edizioni, 2025
Premio Speciale “Poesia e Formazione”
Franco Casadei , Le stagioni. La poesia a scuola — Itaca, 2026
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SEZIONE 2 – SILLOGE INEDITA
1° Premio
Paolo Panattoni , Le parole sono bussole
2° Premio
Franco Donatini , L’ineffabile destino della poesia
3° Premio
Teodoro Lorenzo, Propilei
Premio Speciale della Giuria
Natalizia Pinto, Svegliando le stelle
Premio Speciale per la Forza Espressiva
Mauro Corona, Nascita del canto
Finalisti – ex aequo
Pietro Barbera , Estrapolazioni
Amedeo Pellegrini, L’obelisco dei quattro fiumi
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SEZIONE 3 – POESIA SINGOLA A TEMA LIBERO
1° Premio
Tiziana Monari , L’albero di gelso (ai bambini di Gaza)
2° Premio
Cristina Coppini , Pisa
3° Premio
Lucia Enedina Campus , Albero
Premio Speciale per la Forza Espressiva
Paolo Cattolico , Il gatto delle vie crucis
Finalisti – ex aequo
Giusy De Vizia, I viandanti
Amedeo Pellegrini, Il ribelle virtuale
Premio Speciale del Presidente di Giuria
Dina Paola Cosci, Il platano antico
Menzione d’Onore
Mauro Battini, Accade
Premio Speciale della Giuria
MariaTeresa Coppola , Non darmi la parola
Premio Speciale per l'Intensità Poetica
Licia Sansone (in arte Susi Mare) Oggi più non sai
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SEZIONE SPECIALE – “LE VIE DELL’ACQUA”
1° Premio
Nicola Baronti, Alla sorgente di valle buia
2° Premio
Giovanni Bottaro, Curve, linee di effimere schiume
3° Premio
Maria D'Ippolito , Acqua
Premio Speciale del Presidente di Giuria
Giovanna Jenny Santagati
Premio Goccia di Poesia
Gabriella Scalzulli, Acqua Salus
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SEZIONE 4 – HAIKÙ
1° Premio
Mauro Battini, Tutto quel cielo
2° Premio
Devid Bracaloni , La sposa
3° Premio
Maurizio Mariani, Eremo di Camaldoli
Finalisti – ex aequo
Elisabetta Antichi, Quando ridi
Silvio Di Fabio, Ali spezzate
Premio Speciale per la Forza Espressiva
Adele Palmerini, Anna Frank
Premio Speciale della Giuria
Maria Antonietta Garaffa, Tra le montagne
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=PREMIO ALLA MEMORIA DI VITTORIO VETTORI
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DELIBERAZIONE FINALE
La Giuria del Premio Internazionale Astrolabio, all’esito della valutazione complessiva delle opere, conferma i riconoscimenti sopra elencati, ritenendo che gli stessi rappresentino le opere maggiormente meritevoli nelle rispettive sezioni, per qualità poetica, originalità, forza espressiva e capacità di interpretare, attraverso la parola, la sensibilità e la complessità del nostro tempo.
La Cerimonia di Premiazione si terrà il 12 dicembre alle ore 16:30 presso la Sala delle Baleari di Palazzo Gambacorti. Ciascun premiato riceverà una comunicazione personale relativa al conferimento del premio.
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mercoledì 14 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCISCO SORIANO

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FRANCISCO SORIANO: “Poesie sparse” – Ed. Aurea Nov – 2026 - € 15,00
* “Il tema battuto dalla poesia di Soriano è amoroso, senza però che l’incontro d’amore trovi svolgimento e si riconosca in una storia; - scrive Marcello Carlino in prefazione - il tema è amoroso purché si consideri che l’espandersi dei versi in un caos calmo e il loro succedersi secondo logiche simmetriche si sostanzino di un eros diffuso, linfa e sangue in circolo nelle varie presenze animate e inanimate (presenze per intero o in frammenti) e delle svariate azioni (inevitabilmente, perennemente incoative) che il discorso della poesia chiama in scena o evoca. Un eros che non ha confini, un eros senza oggetto che non distingue ruoli da protagonisti o da comparse…”
Ma lo sfogliare delle pagine mi porta involontariamente all’ultima poesia (62) che si sviluppa come una meditazione sulla necessità di abbandonare il rancore e le recriminazioni, riconoscendo che la vita, con le sue contraddizioni, non può essere continuamente sottoposta al giudizio del rimpianto. L’esordio, «non serve recriminare», assume il valore di un’ammonizione rivolta a se stessi, quasi un invito a interrompere il circolo sterile delle accuse, al mondo, al tempo e persino all’alternanza naturale del sole e della luna. Se «in un solo modo si vive», occorre accettare l’irrimediabilità di ciò che è accaduto, senza pretendere di correggere il passato attraverso il dolore.
L’imperativo «ritrai gli artigli, i pianti, le grida» suggerisce una rinuncia alla violenza, non soltanto fisica, ma soprattutto emotiva e verbale. Il poeta invita a deporre le armi dell’orgoglio, a ricomporre la frattura tra il detto e il non detto, tra le parole pronunciate e quelle rimaste imprigionate nell’animo. Particolarmente incisiva appare l’immagine delle «dolci parole in salamoia»: la dolcezza del sentimento sembra essersi conservata artificialmente, perdendo però la freschezza originaria, come se il tempo e l’incomprensione avessero alterato la sincerità della comunicazione affettiva.
Il testo costruisce il proprio percorso attraverso immagini naturali e metafore di forte efficacia, contrapponendo la costrizione del mare alla promessa liberatrice del vento. La sintassi spezzata, gli incisi e i trattini riproducono l’andamento inquieto di una riflessione che procede per ripensamenti e improvvise illuminazioni. La conclusione, affidata a Zefiro, restituisce una tensione positiva senza cancellare la sofferenza precedente. Rinascere non significa negare il dolore, ma sottrargli il potere di determinare per sempre il nostro rapporto con la vita.
La poesia 60 continua intorno alla precarietà dell’esistenza e alla ricerca dello stupore, come se ogni esperienza dovesse essere vissuta con intensità prima che il tempo ne decreti la fine. L’esordio, «eccoci a rincorrere lo stupore / come se non ci fosse un domani», suggerisce un’urgenza vitale, ma anche l’inquietudine di chi avverte la fragilità del presente. Il rapporto con l’altro si colloca «nel labirinto del dunque», immagine che evoca l’incertezza del pensiero, il bisogno di spiegazioni e, insieme, l’impossibilità di raggiungere una verità definitiva. La sigaretta fumata diventa allora un gesto quotidiano, quasi una pausa sospesa nel flusso delle domande, mentre l’invito «aspetta dunque» introduce un’interruzione, un tentativo di rinviare il compimento degli eventi e di conservare una possibilità nel futuro. L’ardesia, pietra scura e compatta, suggerisce una scrittura che si fa materia, durezza, incisione destinata a resistere. Eppure, questa solidità si dissolve nello «sprazzo di una litania», dove la ripetizione acquista un valore quasi rituale, ultima voce capace di risuonare «nel deserto del mondo». La poesia diventa così un tentativo di opporsi al silenzio, pur senza poter cancellare la solitudine che lo genera.
La scrittura di Soriano si distingue per la concentrazione espressiva e per una trama di immagini che procede dall’urgenza esistenziale alla desolazione metafisica. La successione dei versi, sostenuta da un andamento libero e da pause significative, riproduce il movimento irregolare del pensiero. La parola ha una concretezza inattesa, mentre il ritmo introduce una dimensione sonora e quasi sacrale.
I pensieri si accavallano e incidono: “speranza sia – il bruco si contorce/ sul nido teso come un’imboscata;/ un fare stanco – canta e ci uccide.” – “l’iride è un arcano/ vetro soffiato pianto/ sulla pelle ardente” – “ora non saprei dire / di quale essenza sia la parola: / cigola al verso del vento / che non la lascia libera di andarsene.”
Soluzioni da definirsi tout-court affidate ad una specie di colorata affabulazione, rappresentata da un obiettivo trasognare ed una simpatica erratica immersione tra i fantasmi.
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ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 13 ottobre 2026

ANTEPRIMA = CARLA MALERBA

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Carla Malerba : “Il tempio sulla collina” e altri racconti– Ed. Fara 2026 – pag. 64 n - € 14,00
Scrivere racconti è forse un privilegio della sintesi, la possibilità di offrire al lettore una visione rapida e complessiva di un’esperienza, di un sentimento, di un frammento di vita. Il racconto possiede il dono della concentrazione: in poche pagine può racchiudere un’intera esistenza, illuminare una contraddizione umana, restituire il significato di un incontro o fissare nella memoria un istante destinato a trasformarsi in rivelazione. La sua brevità non è necessariamente un limite, ma una scelta espressiva che esige precisione, essenzialità e capacità di suggerire. Ogni parola deve contribuire all’architettura del testo, ogni particolare può assumere un valore simbolico, ogni silenzio può diventare più eloquente di una lunga spiegazione. Non si tratta, tuttavia dal romanzo, soltanto di una differenza di lunghezza. Un racconto può essere intenso e profondo quanto un romanzo, così come un romanzo può perdere efficacia se si abbandona a digressioni inutili. La distinzione autentica riguarda soprattutto il modo di organizzare la materia narrativa: il racconto concentra, il romanzo dilata; il racconto suggerisce attraverso l’essenziale, il romanzo esplora attraverso la continuità.
Scrivere racconti significa accettare la sfida di dire molto con poco, affidando alla sensibilità del lettore il compito di completare ciò che la pagina lascia in sospeso. Il romanzo invita a soggiornare a lungo nel mondo della narrazione; il racconto, invece, può spalancare una porta e richiuderla subito dopo, lasciandoci tuttavia nell'animo una domanda, un turbamento, una verità. Ed è proprio questa capacità di prolungarsi interiormente ben oltre la propria ultima parola a fare del racconto una delle forme più preziose della letteratura.
Carla Malerba ci offre pagine molto agili e coinvolgenti, dalla scrittura lampeggiante e scorrevole, per un ricamo che si realizza da una fonte ricca del bagaglio culturale della scrittrice.
“Mentre saliva anche lei verso il tempio, vide uscire dalle acque di una piccola insenatura un giovane uomo dai capelli lunghi, fermati al disopra della nuca. Due bande inanellate gli scendevano sul petto. Fissava un punto lontano oltre la riva, le sembrava un enigmatico kuros moderno. Senza accorgersene adeguò il passo a quello del giovane che aveva preso a inerpicarsi sullo scosceso pendio che dalla riva portava sulla strada. Ora gli stava dietro e rallentava di proposito il passo mentre lui muoveva le lunghe gambe abbronzate e muscolose con ritmo cadenzato. Si accorse di essere sola con il ragazzo davanti a lei, non un turista, nessuno, ad eccezione di alcune pacifiche e aggraziate coturnici che pascolavano nelle zone ombrose presso i cespugli. Si disse che non doveva temere. Perché avrebbe dovuto rinunciare ad arrivare all’altura? Non aveva paura alcuna di quel giovane che andava verso il tempio e vi sarebbe arrivato senz’altro prima di lei. Lo vide infatti entrare nella cella, là dove venivano custoditi i simboli sacri del dio e in quell’istante un raggio obliquo di sole gli illuminò la capigliatura che rifulse, bionda com’era, di un bagliore repentino.” Un breve assaggio dalle prime pagine.
E nel racconto “Una storia veneziana”: "Non aveva relazioni clandestine da nascondergli. Con la scusa dell’incontro, della possibilità di un lavoro, si era procurata la possibilità di star sola in quella città così unica al mondo che avrebbe desiderato starci per sempre. Dalla stazione, appena quattro passi e c’era il suo albergo. Posizione comoda, ma perlopiù le stanze si affacciavano su calli strette e dalle finestre si vedevano solo altre finestre. Ma era un buon posto per stare da soli, con un giardino silenzioso in cui sostare con il tempo favorevole. Alla reception chiese la stessa stanza dove era stata altre volte. Fu fortunata, era libera e appena vi entrò saggiò la morbidezza del letto e si distese a fissare il soffitto per qualche minuto. Pensò in quell’istante che le storie nella vita si intrecciano da sole, come quando si scrive un romanzo: niente di prefabbricato, tutto nasce lì, alla tastiera. Anche la mattina in cui lo aveva conosciuto poteva benissimo essere l’inizio di un gran bel racconto.”
L’incontro con Dario, nato quasi per caso in un bar e sviluppatosi attraverso frequentazioni sempre più assidue, sembra offrire alla protagonista una possibilità concreta di ricominciare. La condivisione di interessi culturali, la scoperta dell’intimità fisica e il progetto di una convivenza delineano un rapporto autentico, capace di alleviare la solitudine e di restituire alla vita una dimensione di serenità. Eppure, nonostante la dolcezza di questa nuova relazione, qualcosa rimane irrisolto: il ricordo di quel breve idillio veneziano, tanto fugace quanto profondo, conserva un’intensità che nessuna esperienza successiva riesce a eguagliare.
Il ritorno a Venezia, dopo dieci anni, assume così il significato di un viaggio interiore, una ricerca della verità attraverso i luoghi che custodiscono la memoria. Le calli, i ponti e soprattutto il punto esatto in cui la donna aveva incontrato l'uomo diventano spazi evocativi, capaci di restituire gesti, parole e sensazioni rimasti impressi nel tempo. La protagonista rilegge retrospettivamente gli avvenimenti, riconoscendo nella reticenza e nella tristezza dell'uomo, al momento del distacco, segnali che allora non aveva saputo interpretare. Il desiderio di ritrovarlo non è soltanto nostalgia amorosa: è anche bisogno di comprendere, di dare una spiegazione a ciò che è rimasto sospeso. L'immagine finale degli occhiali che stanno per cadere richiama il primo incontro e trasforma un gesto quotidiano in una possibilità quasi magica di ricongiungimento. Il passato, dunque, non è semplicemente trascorso: continua a vivere nella coscienza, alimentando la speranza che una verità tardiva possa ancora restituire senso a quell'esperienza. Qui la delicatezza dell'indagine psicologica e per la capacità di intrecciare la dimensione sentimentale con quella della memoria. Venezia non è un semplice sfondo paesaggistico, ma diventa un luogo simbolico nel quale il tempo sembra arrestarsi e l'assenza acquistare una presenza quasi tangibile. Interessante è il contrasto tra Dario, figura di una possibile stabilità quotidiana, e l'uomo veneziano, che rimane invece legato a un'esperienza incompiuta e per questo idealizzata. La protagonista sembra cercare non soltanto una persona, ma anche la soluzione di un enigma che continua a condizionare il suo presente.
Sul piano stilistico, la narrazione è scorrevole e coinvolgente, anche se alcune spiegazioni psicologiche risultano esplicite e affidate maggiormente ai gesti, ai silenzi e alle immagini. Incisiva appare la scena conclusiva, nella quale la speranza prende forma attraverso una frase semplice, già pronunciata nel passato e ora attesa come una promessa. Il nucleo più suggestivo del brano è proprio l'idea che un incontro brevissimo possa lasciare una traccia più profonda di un rapporto duraturo, perché ciò che non è stato chiarito continua a sollecitare l'immaginazione e a chiedere, ostinatamente, una risposta.
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ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 11 ottobre 2026

ANTEPRIMA = GIANPAOLO MASTROPASQUA

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Dal libro "SPARTITO BIANCO 79 Capricci al Buio", in prossima uscita per Puntoacapo editrice
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Dal Movimento n. 6 Offertorium - Romanza in Caos Maggiore
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"La Capitale dei Sud"
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Attraversai mezza città, dal basso
all’alto, fin dove i versi umani
si lanciano in tutti i versi del cielo
chiamando arcane paure e sensuali
precipizi, per l’immensa ombra dei titani
addormentati, per lo scherzo del vivere.
E tu, amore della mia prima e ultima vita,
sgrani gli occhi e non vuoi più andar via
ti perdi tra le scale perenni del Seicento
tra la fame sotto gli archi delle parole
e la sete rincorsa in funivie di sillabe,
qui tutto è adolescente ed eterno
mutevole come le nuvole e immutato,
io guardo a picco le case sul porto e sogno:
Napoli è un’amichevole furia, un sublime
teatro all’aperto, pazzo di bellezza,
un bambino millenario, raffinato
e malandrino, un ragazzo sveglio
e puttaniere che mi saluta sempre
dall’infanzia, una donna dai seni grossi
e gambe in preghiera, un santo sanguigno
e scostumato che amoreggia nelle chiese
dimenticate, cambiando i colori dei cieli,
un calcio d’oro in faccia ai pregiudizi, un mare
con un mondo sommerso dove ritornare.
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Gianpaolo G. Mastropasqua
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GIANPAOLO G. MASTROPASQUA nato a Bari (1979). Medico Psichiatra, Maestro di Musica, Psicoterapeuta della Gestalt, performer, vive nella Città Bianca. Ultime pubblicazioni: Viaggio salvatico, Ologramma in La minore – Accordatura orchestrale 432 Hz, In Silenzio Maggiore – poesiaconcerto 1999-2005 che riprende con una sezione inedita i primi libri, Danze d’amore e duende (versione completa), pubblicato precedentemente in Spagna e in Romania in versione bilingue. Vincitore di vari premi nazionali e internazionali, è presente in rubriche di poesia, riviste specializzate, quotidiani, programmi radio-televisivi, in diverse antologie e blog letterari italiani ed esteri, nonché nell’Atlante della Poesia Contemporanea “Ossigeno nascente” dell’Università di Bologna, in VIP (Voice of Italian Poets) dell’Università di Torino. Ha ideato, diretto e co-diretto vari eventi tra cui il Grand Tour Poetico. Ha partecipato a diversi Festival Internazionali di Poesia. É uno dei 7 poeti del film “Il futuro in una poesia” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Alcuni testi sono stati tradotti in spagnolo, rumeno, catalano, tedesco, inglese, greco, turco, russo e cinese. Ha ricevuto il “The Light of Galata” dell’IstanbulArts Culture and Tourism, e il Naji Naaman Literary Prize per la Creatività. Inserito nell’Annuario Internazionale Artisti Mondadori ’22 per la sua opera-libro “Ologramma in La minore”, videoesposta nei musei d’arte contemporanea in Europa e nella Biennale USA 2023/2024. Ha ideato Poesiaconcerto in varie declinazioni in sodalizio con diversi artisti contemporanei. Ha ideato e fondato la Casa della Poesia Meridiana – Casa del Duende. Per Poetipost68 ha curato la parola chiave “Follia”. Giurato in rilevanti premi letterari, tra cui il Premio Rainer Maria Rilke. Scelto per Gli Speciali di Radio Rai Techetè il ciclo “Arte Ri Evoluzionaria”.

giovedì 8 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ADA RIZZO

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Ada Rizzo: “Il cacciatore di biglie” (romanzo) – Ed. Youcanprint 2026 – pag. 266 - € 18,00
Quarantadue capitoli dettagliatamente segmentati in un lungo racconto, nel quale i numerosi personaggi ricamano eventi di quotidianità, a momenti convulsi, a tratti plasmati nella morbida illusione, a momenti impuntati contro la violenza che cerca di distruggere materia e sentimenti.
“L’universo che scoprirete in queste pagine esplora il profondo impatto dei conflitti armati sui cittadini più vulnerabili, e al tempo stesso più resilienti: i bambini. – Scrive Farzaneh Dorri in prefazione- Attraverso i loro occhi, la guerra non è una grande strategia politica, ma una crisi personale, una rottura della sicurezza e dell’innocenza. Queste pagine offrono una testimonianza della loro capacità di agire, sopravvivere e mantenere viva la speranza, nonostante la devastazione.”
E’ la voce di bambini che quasi sempre non posseggono lo scudo che sappia difenderli contro un mondo intento a distruggere e ad abbrutire nelle violenze, e la sopravvivenza diventa capricciosa necessità atta a condividere le difficoltà distillate dal tempo ingordo.
Samyr, Kalila, Mariam, Bashir, zia Fatima, percorrono queste pagine con passi colorati, in una stesura del testo pregevolmente ricca di eloquenza.
C’è un brano a metà volume che costruisce il ricordo di una giornata apparentemente semplice, ma destinata ad assumere, nella memoria, un valore quasi assoluto. Il gioco tra il narratore e Kalila nasce dall’acqua e dal movimento: gli spruzzi, la fuga, l’inseguimento, il corpo sollevato sulle spalle diventano gesti di una complicità spontanea, nella quale il tempo sembra sospendersi. L’espressione «gioco infinito» introduce già il tema centrale della pagina: il desiderio di sottrarre alla precarietà dell’esistenza un momento di felicità.
Attorno ai due protagonisti si dispone una piccola comunità affettiva: mamma e papà osservano, sorridono, controllano con discrezione che il gioco rimanga sicuro. Il loro sguardo introduce una dimensione protettiva e familiare che trasforma la spiaggia in uno spazio dell’infanzia e della serenità. Anche il cibo — pane caldo, olive, pomodori, formaggio — partecipa a questa costruzione della felicità. La semplicità del pasto ne accresce il valore: non occorrono ricchezze, perché il piacere nasce dalla condivisione e dalla presenza reciproca.
Il tramonto conclude la giornata con un’immagine fortemente simbolica. Il cielo che «esplode di colori» accompagna la discesa del sole e, insieme, la consapevolezza che ogni momento felice è destinato a finire. Il gesto finale, con la testa di Kalila appoggiata al narratore, concentra tutta la tenerezza del ricordo: «vorrei che questo momento non terminasse» non è soltanto un desiderio infantile, ma la struggente aspirazione a fermare il tempo e conservare intatta una felicità che proprio perché fuggevole diventa preziosa.
Tutte le pagine di Ada Rizzo posseggono una limpida capacità evocativa e procedono attraverso dettagli concreti, evitando l’eccesso sentimentale. Acqua, sabbia, cibo, ombra, tramonto e viaggio sull’Ape Car, incontri e scontri, timore e spavalderia, compongono una memoria sensoriale molto viva. Particolarmente efficaci gli improvvisi passaggi dalla dimensione giocosa a quella malinconica, dalla descrizione dettagliata ai lampeggi dei sentimenti. La semplicità della narrazione è dunque la forza principale: dietro il racconto di coinvolgimenti familiari si avverte il bisogno profondo di salvare dall’oblio un istante d’amore.
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ANTONIO SPAGNUOLO