martedì 29 settembre 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = MAURO CASARETTI

**** Mauro Cesaretti – Se è amore, lo sarà per sempre (Edizioni Montag)--- 2017 -- PAGG. 113 --€ 10,20----------- Tante novità vibrano, sollecitandoci ad andare avanti e raggiungerle così per fare chiarezza ed esprimerci con leggerezza, pur essendo sempre più intrattenibili, pur dovendo scorrere per rinfrescare la natura degli eventi. Secondo il poeta, il battito cardiaco è influenzato da una lotta interiore, la più deplorevole, cosicché aleggiano amorevoli frammenti, da mirare con uno spirito infrangibile, piacevolmente passivi a tutta questa sublimazione. “Mai riceviamo quel che vorremmo/ perché s’ignora il desiderio altrui/ e l’insoddisfazione c’assale adagio”.--- In questa raccolta di versi, il lettore può notare che per amare non bisogna essere portatori di tradimento, cercando piuttosto d’appurare una perdita dall’intensità di un saluto che pecca di reciprocità; tra voli diseguali, fragili, che una corrente fredda li può legare in maniera del tutto discutibile. Attanagliati dai nervi, si attende che ogni cosa smetta d’esistere, volendo cambiare aria in definitiva, in mancanza del coraggio d’ammettere che siamo in balia della scelleratezza, per respirare un domani serenamente. Nella vista inerme, nella gabbia dell’amore, si sta insieme senza saperne il motivo, si scompare per quell’oscura, prematura intenzione di approfondire tutto ciò che si è amando. Tra le poesie si constata che l’esistenza di una coppia d’amanti si ripara al fresco di una passione, rincorre un gesto d’affetto nell’amarezza dei sensi. “Se io potessi amare ogni respiro e il suo dolore/ ogni fiacchezza dell’amore/ ti scriverei parole che non so”.--- Un cielo variabile riveste percorsi dolorosi, correnti d’aria che un miscuglio di persone fatica a sentire, come a scorgere l’aprirsi del fiore più classico da porgere. Il desiderio di snervare degli affetti c’intensifica, e scambiamo il bene per il male e viceversa in un contatto che così si evolve in passione, determinando tutto tranne che l’atto finale di una storia tra due persone. Traspaiono delle identità amando, allorché una fisicità include della desolazione con delicatezza, fino a stancarsi meravigliosamente. Capita di rientrare in un cenno d’intesa per sconvolgersi reciprocamente, e irrigidirsi individualmente, nello spirito, perché uno scambio di vite può risultare drammatico, specie per il genere femminile. Chi ama finisce imprigionato all’istante, ad angosciarsi noiosamente, a patto che un’apertura dei sensi la si divori in un tu per tu. I nervi d’incanto scompigliano della quiete che chissà se la meritiamo, come se ci dovessimo sfidare a duello fino a non intendere un valido motivo, coi demoni che ci tentano scherzando col fuoco che facciamo. “Carezza che mi aiuti a sognare l’amor vero/ evitami di incrociare il suo sguardo omicida/ e con quella sua dura e insopportabile morsa”.--- Un timore può dimorare nel cuore in mancanza di rettilinei, alle dipendenze di vizi nient’altro che sensuali… ma di certo svanisce col riacutizzarsi della memoria, con la pretesa olfattiva. Prima o poi un battito cardiaco può precipitare nell’anonimato fintantoché i ritmi quotidiani manifestano indifferenza, senza riconoscere un’osservazione passata, sul proprio conto… roba da rimanere travolti, bloccati ancora. Il domani somiglia a una casa d’abitare, in cui non si entra, preferendo invece attendere, viaggiare mentalmente, arrecando complessità ai giorni che passano, a un regista. Quindi non è affatto perpetuo il caos insito alle forme liquide, di una preghiera al fine di andare avanti e raccogliere meglio le forze per tenere testa alle debolezze.--------------VINCENZO CALO'

domenica 27 settembre 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

*** Raffaele Piazza, In limine alla rosa, puntoacapo Editrice - 2020 ----- di Carlangelo Mauro---------- L’ultima raccolta di Raffaele Piazza, In limine alla rosa (2020), si apre con una lettera ai poeti «senza nome», intitolata Lettera di primavera. La marginalità di essi è speculare alla marginalità della poesia nella società di oggi. Non è questa la sede per considerazioni sociologiche o per dati, ad esempio, sulla circolazione tra i lettori dei libri di poeti in Italia. Riferendoci al libro, in questa breve recensione, c’è da dire che Piazza conserva una sua speranza implicita già nel titolo. Per lui la primavera della poesia non è mai finita, come l’archetipo delle stagioni ritornerà circolarmente nella purezza del «paesaggio di chiarità» e il paesaggio letterario sarà segnato da una «strada bianca» dove questi poeti passeranno. I «salici» sono sempre verdi, mai nessun poeta vi appenderà le cetre. Una perenne primavera quindi, in cui chi scrive, di fronte agli orrori del mondo, concepisce la scrittura come tradizionale rifugio. L’opposto di una poesia della contraddizione che si immerge in quell’orrore e ne trae elementi corrosi e tizzoni ardenti, un magma di frammenti di realtà che incutono timore trasposti sul piano della sperimentazione linguistica. Al fondo quella di Piazza è una poesia lirica, che nasce tra le pareti di casa: «la casa tiene e anche la mente», che ripete ritualmente le forme di un cattolicesimo domestico («con il bambino che ci fa bere la sua gioia / a mutare il nostro sangue») in cui l’eros non è trasgressivo ma mistico, benedizione e immersione, nell’ambito della famiglia, con un tu femminile e salvifico in quella perenne primavera: «Una metafora vegetale ti fa donna / pervasa dal tuo vivere serale: / io leggo proteso al tuo seno». Le altre figure femminili che ritornano nella sua produzione, come Alessia e Mirta, appartengono al ricordo e non mettono in discussione il fondamento del discorso, semmai costituiscono una variazione sul tema. L’«ozio di fragola feriale», che si ripete da un libro all’altro di Piazza, è rito di vita «duale», in cui il poeta e la donna vivono separati dalla cronaca degli avvenimenti, guardano soltanto «da finestre grandi» aperte «sul delta del mondo», ma i giornali sono «annudati dal tempo», i fatti e gli eventi trascorrono ma non sembrano intaccare, pur nella loro tragicità che talvolta riaffiora, la dimensione della lettura nella casa, con i libri appoggiati sulle mensole, elementi dell’«ozio» celebrato nel poemetto: nell’undici settembre non venuto// a caso le impiegate della Microsoft// hanno dato l’ultimo// volatile respiro leggendo e lavorando e//-- Il flusso poetico e la narrazione, come in altri componimenti, si interrompono con la congiunzione, la e, qui provvidenziale. Gli «universi d’aria», le metafore vegetali, le metamoforsi secondo una topica dannunziana («entriamo in piante / di altri mondi») ed ermetica, permettono all’io lirico di sfuggire a ciò che raccontano quegli stessi giornali. Egli cerca ossessivamente uno spazio altro in rapporto con un tu femminile che lo salvi e lo rinnovi attraverso l’amore: «Vengo fuori da te come una cosa nuova». Se il mondo non è abitabile o non lo è più, lo spazio privilegiato che l’io lirico si concede è quello domestico o del parco di verde vicino, dei «platani condominiali». E’ questa l’unità che forma una «monade» in cui sono racchiusi l’io lirico e il tu: «è un giocare al rifugio per noi / ad amarci nella tana domestica». L’«edera» (p. 19) entra nella casa come foglia da segnalibro, la natura e la poesia convivono senza muoversi dal proprio luogo. L’equazione non sembra avere eccezioni: «Amore, parola pari a casa o luogo / abitabile». Quando ci si trasferisce nello spazio accessorio o transeunte, cittadino o vacanziero come la spiaggia di Paestum o Capri, viene rievocata sempre la casa: «sta inevitabilmente / il nostro guscio familiare». La «casa rosafiorevole» esiste come certezza granitica, vera sostanza; di fronte o sopra di essa, se c’è l’abisso, esso deve restar nascosto al lettore, coperto da rose, per usare le parole del grande Saba. Il rito della scrittura è quello una preghiera quotidiana che serve a se stessi. La ripetizione ossessiva è salvezza, un esorcismo contro la morte nel ritorno, che si vorrebbe perenne, dell’«uguale» (p. 17): Esistiamo pari agli alberi sempreverdi,// rinasciamo ogni giorno nel letto// del risveglio duale […]-- La «forma verde del giardino» dell’infanzia, del parco dove si assaggiavano i frutti «a cinque anni», è quella dove la «sposa» è entrata per una unione mistica. Il chiostro o la «rosa mistica» che contornano lessicalmente questo spazio ne confermano la natura sacrale; il tempo è sospeso, immobile, esclusa la sofferenza del divenire quando si è protetti dalla donna-Madre: «ti disponi con il figlio a tessere le tele delle ore». La luce può quindi inondare la casa essendo le sue porte «tutte aperte», la «casa consacrata» con il «bambino» e il «pane» completano lo spazio del sacro che consente di non vedere il «cadavere del tempo» (p. 27). La sposa è celebrata come divinità, una madonna, nel luogo di nascita, montuoso, che è avvolto da una «luce soprannaturale», dove gli animali vanno, come in un presepe, nel loro «sacro abbeverarsi»; i morti come presenze larvali salgono «in cima» con le loro vesti. Ma la morte è per l’io e la sposa soltanto un addormentarsi come nelle fiabe in «bare di vetro», in attesa del risveglio. Il «sagrato della vita» è il luogo infatti dove avvengono «mille resurrezioni». Si sviluppa, quindi, in una ossessiva iterazione come in un rosario, il «sinuoso senso del rito quotidiano e duale», il rito cristiano per cui «acqua e vino» devono «trasformarsi in sangue» (p. 32). Il tempo della vacanza, in altri testi del libro, non è nella sostanza che attesa del ritorno alla «domenicale domestica ripetizione / ad angolo con la vita nei libri», così come si attende il ritorno della sposa quando è lontana, ha abbandonato temporaneamente la casa e fi lei si contemplano i «segnali / che [ha] lasciato». Anche i libri scritti sono ciò che si dà in cambio del sacro dono, il bene familiare ricevuto. Un inno di grazie che si estende al creato: «volano Angeli e rondini sotto il cielo», per cui l’azzurro diventa l’unico colore al cui confronto il nero dell’inchiostro, della scrittura, non può vedersi, si rimane turbati nel corpo, che si vorrebbe totalmente spiritualizzato, dalla meraviglia che rigenera. Nella seconda sezione del libro, intitolata «Alessia e Mirta», ritornano le figure femminili complementari della vita e della morte di altre raccolte. Alessia è simbolo dell’adolescenza nel passaggio alla prima maturità (nei testi di Piazza precedenti ha sedici anni, oppure qui «diciotto anni contati come semi»), della giovinezza che vince la morte nel suo splendore, mentre Mirta vi si sottomette per scelta, per «libero arbitrio» (p. 52). Un suicidio, quindi, un frammento doloroso del reale se in altra sede il poeta ha evocato i dettagli del caso, che rimandano ad articoli di cronaca, al caso di un’amica. Ma il rito, di cui il libro di poesia è parte fondamentale come la preghiera, serve ad esorcizzare il baratro. La «fiorevole Alessia sulla via della vita» rappresenta l’anima che affonda le radici nella psiche del poeta, il quale non può non celebrare la vitalità e l’amore come «via maestra» (p. 60), cammino solido che tiene lontani dal filo del baratro, che è una vittoria nel segno della «gioia» sull’istinto di morte che è prevalso in Mirta: sta infinitamente il flusso buono// dagli occhi di Alessia,// fino ai verdi prati della vittoria// della gioia […]-- In questa fede che si rinnova nella vita e in Dio (p. 66), il grembo di Alessia raccoglie la «pioggia amniotica» come una gran Madre, perché è sempre la donna a garantire la sostanza di questa fede e di questa salvezza che da individuale si fa nel finale del libro collettiva

sabato 26 settembre 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI =

++ Laura Capra – Nero fittizio------ puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 71 - € 12,00----------- Laura Capra (Genova 1982) è specializzata nei settori risorse umane e comunicazione. Nero fittizio è la sua raccolta d’esordio. Il volume presenta una prefazione di Marco Ercolani esauriente e ricca di acribia intitolata Un tormentoso desiderio di libertà. L’opera non è scandita e per la sua unitarietà formale, stilistica e contenutistica potrebbe vagamente essere considerata un poemetto. Perché Nero fittizio? Il nero in sé stesso come colore evoca la morte, la notte e le tenebre nonché la fermezza, ma anche i valori opposti della vita che rinasce dalla morte stessa anche se ci si veste di nero in segno di lutto. Fittizio significa privo di corrispondenza con la realtà, finto, inconsistente, immaginario. I due termini associati insieme danno l’idea dell’esistenza che diviene immaginaria, finta, appunto, non essere, il nulla. Il nero evoca anche l’idea di qualcosa in cui si entra mentre si accede alla dimensione del sonno e gli antichi dicevano che la morte è simile al sonno stesso, un sonno senza sogni. Non a caso il poeta Ranieri Teti ha scritto un libro intitolato Entrata nel nero, nero visto come dimensione ancestrale e appunto da onirismo purgatoriale, di ripiegamento su sé stessi e di full immersion nell’inconscio e nel fondo in cui l’ansia si specchia. Ma poi c’è la risalita verso la luce che coincide proprio con la creatività che è in questo caso poetica nei versi espressi perché la poesia salva la vita. E allora dall’azzeramento, dal nulla sporge l’essere che di sé stesso è infinito attraverso le parole del libro, dalla prima all’ultima dette, nominate con urgenza dall’autrice, urgenza che diviene luce nel farsi parola. Scrive Ercolani che il libro è maturo e sofferto e manifesta Il grido incantato e sillabico di una violenta urgenza espressiva, Laura Capra non ci propone una poesia risolta e conclusa ma un diario crudele di emozioni, un concitato monologo rivolto a sé e all’altro, concitato ma lucido. Nero fittizio è un libro che l’autrice ha custodito a lungo dentro di sé e che ora, dopo una faticosa gestazione, si risolve a pubblicare. La scrittura di dipana sulla pagina connotata da un forte carattere anarchico per l’apparire non consequenziale delle immagini che sgorgano le une dalle altre fino s sfiorare l’alogico, un inconscio controllato appunto. Una forte carica di visionarietà permea l’opera di Capra e non mancano nei versi surrealismo e magia, versi che per la loro natura avvertita e icastica sembrano pervenire al lettore come raccolti da messaggi in bottiglia raccolti nel loro involucro dal mare della vita che se è cattiva e contraddittoria può trovare una soluzione proprio in quel tormentoso desiderio di libertà perché è implicito che la libertà che è il primo valore dell’essere umano può essere raggiunta proprio con la parola poetica e nel pubblicare questa opera prima la giovane Laura ne è pienamente conscia.. ------- Raffaele Piazza

giovedì 24 settembre 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = CHIARA ALBANESE

+++++++++++ Chiara Albanese – Il cormorano Bryan------ puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 53 - € 10,00------------ Chiara Albanese è nata nel 1984 a Genova. dove risiede. Questa è la sua opera prima. Il cormorano Bryan, la raccolta di poesie di Chiara Albanese che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta uno scritto introduttivo di Loredana Magazzeni intitolato Chiara Albanese, poesia come prossimità intenso e ricco di acribia nel quale sono dette le ragioni della poetica della giovane autrice. Come scrive la prefatrice siamo fatti di legami. Fili comunicativi si sciolgono e s’intrecciano continuamente, disperatamente, fra noi e gli altri. Avvolgendo passo dopo passo i fili di queste relazioni, di questi continui disvelamenti, Chiara Albanese ci rende partecipi di un territorio intimo e geografico, una geografia delle relazioni e della memoria che ci apprestiamo a percorrere con reverenza e con pudore, come entrando in una stanza privata. Con fare induttivo, partendo da un dettaglio. un oggetto, un gesto, una luce improvvisa, una parola pronunciata di sfuggita, Albanese ci mostra nuove dimensioni del quotidiano, moltiplicando i nostri punti di vista e aprendoli a prospettive plurali e non consolatorie. Quindi essenziale nel volume è il tema del rapporto sociale in continuo divenire, delle relazioni amicali o amorose in relazione con la quotidianità che possono riferirsi sia al presente che al passato e questo innanzitutto nel vissuto dell’io – poetante che è fortemente autocentrato e si svela come il filo di lana srotolato di un gomitolo. A proposito del titolo visto che in esso viene nominato un volatile con un nome non può non venire in mente il titolo del famosissimo best seller degli anni ’70 Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Però c’è una differenza abissale tra il libro di Albanese e quello di Bach perché oltre ad appartenere a generi diversi trattandosi l’uno di un libro di poesia e l’altro di un romanzo breve, nello scrittore americano l’uccello è il protagonista indiscusso perché su di lui si gioca tutta la vicenda mentre nella raccolta di poesie ci sono pochissimi riferimenti a Bryan mentre l’essenza del poiein dell’autrice ci porta al suo svelamento in chiave esistenziale e psicologica con le sue pulsioni e i suoi sentimenti avvertiti e sensibili. Il testo è composito e articolato architettonicamente essendo suddiviso nelle seguenti sezioni: Steel butterflies, Pistacchio e stracciatella, In viaggio e La strada di casa. Un tono di onirismo purgatoriale legato al dono del turbamento pare essere la cifra essenziale della poetica di Chiara nell’aleggiare di immagini spesso inquietanti sempre ben risolte a volte in climax o chiuse che portano in sé stesse un forte riscatto morale: …Damocle scese sulla terra/ e mi confidò/ “Ascolta e non dire nulla. Parla e sarai ripagata”, versi che hanno qualcosa di magico e magnetico. Il senso della corporeità è fortemente presente in una poetica vagamente neolirica nella quale sono presenti accensioni e spegnimenti continui e s’intravede un tu del quale ogni riferimento resta taciuto. ************* Raffaele Piazza

martedì 22 settembre 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = LEONARDO MANETTI

* Leonardo Manetti – DiVersi in Prosa – Viaggio alla ricerca di me… (Youcanprint Self-Publishing)2017- PAG 94 - € 12 ------------- La poesia viene invocata giacché deliziosa artefice di un tempo del tutto personale, che scorre con leggerezza, normalmente, rivalutando certe attività, quelle svolte da coloro che coltivano la terra, alla luce delle familiari tradizioni, dell’autentico buongusto, estasiante quando un dato paesaggio aspetta solo d’essere contemplato, fortificati da risultati ottenuti rispettandolo, fertilizzandolo fuori dall’ordinario, tra l’illusione, la favola e il sogno: tre elementi da mischiare dimodoché la verità comporti l’univoca sorte. “Un'oasi solitaria/ nel deserto della velocità/ scandisce il mutare delle stagioni/ un sottofondo di musiche classiche”. Riaprendo gli occhi alla natura vuol dire sperare che il futuro sia migliore, Leonardo effettivamente ama svolgere delle attività distante da qualsiasi tipo d’artifizio, un qualcosa che ha desiderato fare da sempre… guarda caso il poetico apice secondo lui lo si tocca producendo il vino, che per degustarlo bisogna attenersi a un cerimoniale favoloso, al momento di servirlo, dimodoché s’ingigantisca la voglia di riconoscersi nei sacrifici compiuti, in una certa stagione, per realizzarlo alla portata di tutti. Nelle parole di questo poeta si passa da una collocazione terrena che costa fatica alla vegetazione selvaggia, contorta, e viceversa; agendo come degli agricoltori lesti a donare della proverbiale vivacità d’animo, a chi si entusiasma sull’orlo di un’ubriacatura, ballando e cantando sotto la pioggia, con una serenità raggelante, a precedere il tormento primaverile che poi porta a legittimare la passione con cui il sole splende. Manetti intende delle qualità che se sortite danno modo di credere che tutto torni, leggiadramente; la sua solitudine si riferisce all’eternità della messa a prova di un prodotto della natura del tutto autentico, che lui ricava, oltre al fatto di distinguersi con la salvaguardia di un fiore prezioso, rappresentativo per la comunità fiorentina, ossia l’Iris pallida, che sbocciando rende seppur brevemente ammalianti le terre per chi le lavora e non solo… un decoro straordinario! “Tutto è poesia agli occhi di un bambino meravigliato dalla normalità”. I versi successivamente s’incentrano sull’immagine di una dolce metà alquanto riservata e talvolta cupa, caratteristiche che ritemprano il poeta che necessita di riprendere la propria vita in chiave sentimentale, di spalancare le porte nuovamente senza venire travisato dalla nostalgia, e abbracciare l’incanto di un destino che ci viene incontro anche e soprattutto quando non ce ne accorgiamo; giacché disattenti o disattesi di per sé. “Leggendo lettere imprigionate/ di un corpo ferito/ scoprii intimi segreti/ corsi fuori, all'aperto”. Messaggi sopraffini, di una memoria desolata e lacerante vanno colti nonostante una rigidità di tipo residuale, per riempire inquadrature positive col candore emotivo, che si ottiene tacendo in quel contatto che non può fare altro che impreziosire l’animo umano… nel potere degli affetti che purtroppo può annullarsi se le volontà si distaccano tra di loro, se non si crede in qualcosa e di conseguenza in qualcuno. “Persi senza ragione in un labirinto/ cerchiamo vie nascoste”. Le altezze rappresentavano delle conquiste, quella ripidità tra l’immacolato, il tenero e l’avverso che ti spegne la luce, sgraziata dal corso degli eventi… tanto valeva andare via, lontano, denotare come le coperture degli stabili spiccano in una grande metropoli offuscando il cielo, e ch’era allora indispensabile prendersi il proprio tempo senza pensarci, prolungarsi alla faccia della normalità e del progresso che la modernità ci propina, destinarsi a un luogo esotico, propensi all’ascolto di musiche da ballo entusiasmanti e accattivanti al contempo… insomma: Leonardo voleva sprofondare nell’amore desiderato, in mezzo a quell’umanità che ogni volta ti stupisce e in un contesto territoriale da sogno, solitario, con immagini seducenti, travolgenti al momento di rintracciare l’immensità, tastando il buio. Manetti si allontana dalle sue care radici per rigenerarsi doverosamente, giacché trafitto da una dolce e delicata tristezza che s’ingigantisce improvvisamente come se costretto a stare sotto la pioggia, a concepire una malattia senza che gli altri possano comprendere, paragonando addirittura la vita che comincia alle sabbie mobili… da qui il desiderio di provare più esperienze possibili per motivare la coscienza, prima di ridursi in cenere e abbandonarsi nell’aria, godendo dell’infinito, di una dimensione al naturale per nulla incolta grazie al suo operato, alla sua passione. “Gesto doveroso/ un rituale sano/ esclama la libertà”. ******* VINCENZO CALO'

lunedì 21 settembre 2020

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

* "Alessia e il desiderio avverato" ------------- Della domenica lo scampanio di platino a rendere Alessia allegra nella polita aria in attesa dell’amore della sera (prenotata la camera 8 all’Albergo degli Angeli). Esce Alessia dal tempo, attimo verde a pervaderla come un raggio a illuminarla e il braccialetto. d’argento desidera segno d’infinito amore dono di Giovanni. Poi lui entra nella casa di Alessia con la chiave fatata e in limine del letto della cameretta – porto il gioiello al braccio le mette. Ride Alessia come una donna. *** Raffaele Piazza.

sabato 19 settembre 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

* Felice Serino – Dell’indicibile 2019---Edito in proprio – 2020 Felice Serino, nato a Pozzuoli nel 1941 e residente a Torino, autodidatta, è un poeta che ha ottenuto numerosi consensi critici e che ha vinto molti premi letterari. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia da dio boomerang del 1978 a Quell’onda che ti tiene lieve, 2019. Dell’indicibile, la raccolta del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, è preceduta da una presentazione di Giuseppe Vetromile esauriente e ricca di acribia. Già a partire dal titolo del volume ci rendiamo conto che Serino è ben conscio dell’importanza della poesia come fatto in sé salvifico e utile per una vera redenzione del poeta che può essere redenzione anche per il lettore. Se la poesia è sempre metafisica attraverso l’ipersegno qui il poeta si rende conto che la forza portante del poiein di ogni autore e in primo caso del suo lavoro, il suo fare poesia, consiste nel dire l’indicibile e a questo proposito vengono in mente l’estasi e il sogno stesso, elemento che per molti artisti non solo poeti è fonte d’ispirazione profonda se è vero come affermava Maria Luisa Spaziani che la poesia è il genere letterario più alto. Indicibile significa grandissimo, eccezionale, indescrivibile, straordinario e insolitamente grave e profondo e sembra che Felice, poeta mistico ed esistenziale, con questa raccolta raggiunga la più alta maturità espressiva senza mutare la forma in modo notevole ma mantenendosi in continuum con le precedenti prove. Il senso del mistero perdura in questo libro quando sono detti gli angeli e i morti con i quali il poeta dice di avere un rapporto empatico in una bellissima composizione e si percepisce il senso del sacro anche quando Serino non nomina cose religiose ma si mantiene in una dimensione di quotidianità nella quale ritrovare costantemente il vero senso della vita, un filo che tenga per sopravvivere anche nel tempo della pandemia. E anche il tema sociale – politico è affrontato nell’invettiva contro gli scafisti che speculano sui migranti, tematica attualissima. Serino è conscio che la poesia sia, per usare una metafora, il negativo fotografico della fotografia che è la vita stessa, il precipitato chimico delle nostre esistenze, quindi la poesia è fondante nella vita per arrivare ad un’eterna adolescenza della parola stessa per un ringiovanimento che non è solo della mente ma anche del corpo. Versi scabri non definibili neo lirici tout-court anche se ci sono a volte accensioni e spegnimenti che s’inverano nella linearità dell’incanto. La raccolta non è scandita e può essere considerata vagamente un poemetto e la dizione è luminosa, ben cesellata e raffinata, elementi costanti nelle prove del Nostro che a volte raggiunge toni neo orfici. Se la vita è questa non è tanto l’uscita religiosa l’ancora di salvezza (pur essendoci una splendida composizione sul Cristo), quanto proprio l’indicibilità stessa che diviene categoria fondante per uscire dalle angustie e dalle frustrazioni del tran – tran quotidiano e da quello di un’esistenza che metterebbe in scacco. *** Raffaele Piazza