venerdì 18 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MONTANARI

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Giorgio Montanari: “Secondo potere” – Ed. Scatole parlanti – 2026 – pag. 144 – € 16,00
Quarantatré brevissimi capitoli, strettamente collegati fra di loro dal filo policromatico del racconto, che ricama con stile corretto e personale le vicissitudini quotidiane dei protagonisti. Legati dall’atmosfera scolastica si incontrano, scontrano, alleano, discutono, programmano, soggiacciono, studenti e docenti presenti in queste giornate scolastiche, stemperate nelle pagine da una scrittura accorta e seducente.
Negli anni ’90 dello scorso secolo siamo in classe nel primo giorno di scuola. Milo prova il terrore di chi è in prima media, un mondo nuovo, un mondo di nuovi equilibri precari. Ha il cuore a pezzi anche perché ha perso sia la mamma che il papà. Egli cerca di realizzare una nuova vita, la costruisce pezzo dopo pezzo attingendo dal passato e fiondandosi troppo nel futuro. Ed ecco che l’equilibrio scricchiola e il mondo va in frantumi. Una storia intrisa di storie, affluenti narrativi che finiscono nell’unica torbida sensazione di un mondo adolescenziale sensibile, delicato e vulnerabile, immerso com’è nel dubbio e nelle illusioni.
E’ così che con i suoi amici si diverte a fondare un'azienda. La passione per i panini fa vivere in loro l'emozione della celebrità, il successo delle vendite e i guadagni inaspettati. Tuttavia, dietro a questa gioiosa ascesa si celano tante ombre. “Secondo potere” modella un calco antropologico di una nazione che cambia. Un romanzo sul capitalismo, trasfigurato in chiave favolistica ed eccentrica, ideale per coloro che sanno apprezzare il retrogusto dolceamaro quando viene mescolato all'ironia.
/> Il tragitto segnato da Montanari è frastagliato e luminosamente ricco di affetti e spaventi, di sospensioni ed evidenti segni di un’accorata confessione, uno scorrere di tutto un anno scolastico.
Il capitolo che chiude il volume propone un’immagine di apparente serenità: mancano soltanto cinque ore alla conclusione dell’anno scolastico e nelle classi dell’istituto comprensivo si respira già l’atmosfera leggera delle vacanze. Chitarre, torte preparate dalle madri, regalini per compagni e docenti, racconti di viaggi e di esperienze estive costruiscono un quadro di quotidianità giovanile, fatto di attese, consuetudini e piccoli riti collettivi. L’afa di giugno, che accorcia le maniche delle magliette e le gonne, introduce una sensualità spontanea e quasi inconsapevole. Tutto sembra orientato verso la festa e la libertà imminente.
Ma cinque ore alla fine, assume progressivamente un significato inquietante: non indica più soltanto il conto alla rovescia verso le vacanze, ma sembra alludere a una fine diversa, a un tempo che si sta consumando senza che i protagonisti ne abbiano coscienza. Alcuni personaggi si intagliano precisi tra il degrado fisico di Maurizio e le montagne appuntite, col sole giallo limone, ove la figura con le braccia alzate e le pozze color sangue compongono un’immagine ambigua, nella quale la vitalità e la violenza convivono. Il riccetto in cima alla montagna può apparire come una figura di conquista, di esultanza, ma il sangue che si raccoglie ai suoi piedi introduce una dimensione di morte e di sacrificio. Il voto «dieci e lode», pronunciato da Maurizio con stupore, assume allora un valore straziante: il riconoscimento scolastico, normalmente motivo di gioia, non riesce più a raggiungere la sua sensibilità.
La docente di educazione artistica, con il suo tono compassionevole e l’aria materna, rappresenta una presenza di cura che tuttavia non riesce a penetrare fino in fondo nel dramma dell’allievo. La domanda «C’è qualcosa che non va?» rimane sospesa davanti a un dolore che non trova parole. La risposta balbettata «Non dovmo bene», con la sua deformazione infantile, accentua la fragilità del personaggio. Quando Maurizio torna al proprio posto, le ultime parole pronunciate sono quelle relative al voto. Il silenzio successivo acquista un peso enorme: la voce si spegne proprio nel momento in cui il ragazzo riceve la conferma del proprio valore. Particolarmente significativa è la differenza di trattamento tra Mariangela e Umberto. Il professore insiste sulla ragazza, mentre al giovane occhialuto non rivolge alcun commento. Questa disparità introduce una possibile riflessione sul giudizio scolastico, sui pregiudizi e sulle dinamiche di potere che si instaurano nella classe. Il docente, convinto di dover «lavorare» e di non poter tollerare la «cagnara», appare prigioniero della propria funzione, incapace di cogliere ciò che accade oltre il rendimento e la disciplina.
L’autore si distingue per una efficace costruzione del contrasto tra quotidianità e tragedia. La festa di fine anno, con i suoi oggetti concreti e il linguaggio informale, prepara il lettore a un mondo apparentemente rassicurante, che viene progressivamente incrinato dalla sofferenza di Maurizio e dalla tensione dell’interrogazione. Alterna descrizione realistica, dialogo e dettagli corporei, ottenendo una narrazione visiva e cinematografica. Il ritmo è sapientemente affidato al richiamo delle realtà, sia nelle prospettive positive di una ripresa, sia nella immaginativa di tutto quanto accade nel quotidiano. Scene in prospettive positive si alternano alla tensione delle sospensioni e delle inquietudini.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 17 settembre 2026

POESIA = ANNA MARIA MICKIEWICZ

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Poems translated by: Izabella Teresa Kostka
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Anna Maria Mickiewicz
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"słoneczny dzień w Kalifornii"
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odchodzą na chmurach wiosennie lekko niezauważalni aniołowie słów kilku białych słabych
odchodzą tam wysoko uścisną ręce pokiwają głowami
odchodzą pokornie pochyleni ludzie małych miast
z mieszkań z balkonikiem pełnym pelargonii w letnie dni
gdy o chłód trudno nawet wieczorem
odchodzą z dużych białych kalifornijskich domów
z ogrodów nawadnianych sztuczną rosą
odchodząc zostawiają widok Matki Boskiej na konarze drzewa
tak im się wydawało
lękali się czegoś co spada ukradkiem na błyszcząca rozgrzaną blachę samochodu
pilotem zamykają okna
a może to my nie widzieliśmy tych znaków
odchodzą
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Davis, Kalifornia 2005/2026
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Anna Maria Mickiewicz
una giornata di sole in California se ne vanno sulle nuvole con leggerezza primaverile angeli di poche parole bianche fragili
se ne vanno lassù in alto si stringeranno le mani annuiranno con il capo
se ne vanno umilmente chini gli abitanti delle piccole città
dalle case con un balconcino pieno di gerani nelle giornate estive
quando è difficile trovare refrigerio persino la sera
se ne vanno dalle grandi case bianche californiane
dai giardini irrigati da una rugiada artificiale
andandosene lasciano la visione della Madonna sul ramo di un albero
così pareva loro
temevano qualcosa che cade di nascosto sulla lamiera lucida e rovente dell’automobile
con il telecomando chiudono le finestre
o forse siamo noi a non aver visto quei segni
se ne vanno
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Davis, California 2005/2026
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Anna Maria Mickiewicz
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rozkwitają poetyckie śmietniki historii
niezauważeni
londyńscy poeci
miastem
czerwonym autobusem
zakoleni
mitycznie zauroczeni
metalowym wózkiem z supermarketu
arbuzami wypchanym
nie na śmietnik, lecz do sklepików pchanym
Turków ramionami
przygnieceni
Przytułkiem Norwida
symbolami zakwitłym
sentymentami nasyconym
zeschłymi literami
historiograficznie zasypani
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Anna Maria Mickiewicz
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"fioriscono le discariche poetiche della storia"
inosservati
i poeti londinesi
dalla città
con l’autobus rosso
sballottati
miticamente incantati
da un carrello metallico del supermercato
colmo di angurie
spinto non verso la discarica, ma verso i negozietti dalle braccia dei turchi
schiacciati
dal Rifugio di Norwid
fiorito di simboli
saturo di sentimentalismi
sepolti
sotto lettere inaridite
storiograficamente
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mercoledì 16 settembre 2026

POESIA = MARIANNA IANNARONE

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TRATTE DAL LIBRO “D'AMORE E D'ALTRA SPECIE” GMP EDIZIONI
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"DONO"
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L’arte dell’arrangiarsi
è un affresco di pane e cipolle
una celebrazione al dono
quando la creatività si ispira al vero
nell’umiltà del sacrificio,
nell’onestà dell’intelletto,
nell’occasione che è opportunità
un ritratto di Dio sull’altare
che non vuole nulla in cambio.
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"CONGESTIONI EMOTIVE"

Ibrido sentire di un’intelligenza artificiale,
meccanica quantistica di congestioni emotive,
sferragliata in vari campi minati della conoscenza
cosa ne puoi mai sapere:
l’amore è una carezza che produce poesia,
una certezza che accompagna la vita –
non ammette semplificazione –
la mitologia della gioia passa per il villaggio globale
ma non può abitare in essa,
può simularla, ma non benedirlo.
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"CELLE ORFANE"
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Che sarà dei figli della guerra
oltre le rovine degli anfratti
nelle diapositive di fame e morte
vuoto e strazio,
tra giocattoli e dinamite
nelle righe piene di storie interrotte –
d'amore e d'altra specie –
se non visita guidata alla fossa del mondo,
scultura di latte in polvere da sparo
in fasce d'amputazione –
carne viva a pezzi –
mostra collettiva di cuori in missione umanitaria
suggellati dalle catene in celle orfane
che urlano silenti i crimini
quanto la pace
quanto la morte.
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MARIANNA IANNARONE

domenica 13 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

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MOTIVAZIONE DEL PREMIO AECLANUM ( 3° classif. ) PER IL VOLUME "DISSOLVENZE E SUSSURRI" ***************************
Antonio Spagnuolo: "Dissolvenze e sussurri", Ed. la Valle del Tempo, Napoli, 2025-- pag.60 - € 14,00
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Cobalto, pervinca e indaco nelle loro sfumature azzurre-grigio-viola fanno da sfondo all’intuizione che si traduce nel continuo sofisma dei versi, un uso, dunque, artificioso della poesia, che lambisce l’ideale da rimettere in asse e il reale, intrecciandoli al sussurro delle foglie. E questo sussurro, personificazione metaforica, che evoca leopardianamente quiete, si connette con i silenzi sfilacciati, a rimarcare, però, una quiete fragile con il silenzio-trama che si sgrana: ecco la dissolvenza. Si perde consistenza nei rapporti umani, ma non nei pensieri che s’aprono ancora alla gioia che sorvola fantasie. (Bluesky/word)
Si guarda la realtà con lucidità e distacco, senza filtri, con una matura consapevolezza che ogni linea/incisa nella memoria è metaforicamente tallonata dal mouse, ma si affida anche a un sinestetico pennello bizzarro l’atto imprevedibile della mente, alla ricerca di affinità espressive, per ridestare dal profondo segreti: si accende abbarbicata alle forme/la grafica che osserva il mondo intero/in un amplesso che raccoglie i sussurri/…/il palmo…/...cerca le stelle. (Pennelli)
Tratteggi, irrequieti controluce destano memorie; le forme variegate dei colori che colano sulle tele o convergono a strisce frenesia, invitano a scoprire del tempo festoso/il compasso segreto. Nella creatività sparisce l’inganno, ogni tassello, ogni cesello è motivo per spiccare il salto e trasformare in altro il fruscio della spatola incantata con un gioioso sinestetico travaglio. (Triangoli)
E questo dare sostanza alle attese in una ricercata conquista della misura cromatica è il dialogo, che accosta chiasticamente ancora/resine e collanti, impalcature e campi, figlio di una volubile festosità del possesso/e gli elementi astratti di un travaglio. (Spazi geometrici)
Un conto è il ricordo che è preciso con i suoi ritagli di figure e stagioni, altra cosa sono i pensieri che hanno stagioni in cornice/…più spesso dei riflessi/confusi a corporei lampeggi. (Riflessi) Fatta di molliche anche la storia, ogni giorno diviene parte del passato e s’affida all’oblio, brividi suggellano il congedo, mentre frammenti ricompongono memorie fra un battere le tracce e l’erosione.
La nostalgia fa capolino sulla soglia, testimone che Tutto è precipitato nel racconto/di un alito di vento. (Racconto)
E nel baleno temporale l’autore si scopre ferito nella fede e disperso/nei millenni promessi dal credo, sì che in un’azione visiva e dissolvente, afferma: sfilaccio ciò che resta del mio corpo /sbavando gli ultimi solchi/del breve arco che mi fu concesso, ma con il gerundio sbavando dilata nello spazio e nel tempo l’agire e contemporaneamente, in senso figurato, rafforza il desiderio di incidere e lasciare ancora orme nei solchi della vita.
È una vittoria parlare di vecchiaia, che se non dà più spazio a l’urgenza della passione ardita e partorisce semplici carezze che più volte/ sanno di fondo di bosco, di fronte è un dono cogliere ogni battito, sapendo che la fine è sull’orlo del non ritorno ed è spiraglio di malinconia l’attesa vana e fuori tempo, ma c’è altro tempo che bussa e chiede il suo aedo che tramandi la parola libertà-maledetta e benedetta- con i suoi contrasti emotivi, la carichi di sussurri pronunciati in albe di speranze tra amore e rovine,/fra chi dona e illusione che trascina, parola legata anche oggi alla sua controparte: tragedia, perché il destino la segna con cicatrici/di tragedie perverse soffiate in tempo/dalle barricate di più aspri rancori./…/È tragico il coraggio di chi sa che morirà/eppure sorride/,,,/ Libertà non è assenza di dolore./È scelta, rischio ,abisso./È la voce che rompe ogni silenzio.(Libertà e tragedia)
Altra denuncia in Egli tace: È babele che incombe in questo mondo/di lingue frantumate/e dove l’odio è capace/d’inchiodare il fratello a nuova Croce e in Gerusalemme: ...le pietre tremano stanche/sotto quel cielo che chiedeva pace/ed ora è squarciato dal fuoco. Le personificazioni rendono più intensa la preghiera: Ferita e divina ritorni la tua preghiera/fra le carni strappate e i ricordi di amore Nell’ossimorica armonia dei timori, in chiave, però, più intimistica, il poeta ripropone il concetto di erosione e dissolvenza: Ed ora giorno dopo giorno/avverto l’incalzare dello sgretolarsi/che consuma inesorabilmente/quel che resta del mio angolo oscuro/per tormenti.
Cosa lo salva? Il Verso e i versi per mostre di pitture!
Ogni pennello sussurra un’emozione,/…/ “Mare e Monti” non soltanto paesaggio,/ma viaggio dell’inconscio e del linguaggio, /sfumature di vertigini sottili, /nel vortice al respiro che si adagia. (Mare e Monti) e in Frontiere: I gesti si caricano di confini/che oscillano tra abitudine e distanze, /vibranti rimembranze e nuovi sogni. /…c’è una soglia nascosta/in un sorriso scambiato sulla tela/…/Nei mille bivi il colore di tutti i giorni è un tenero/taglio che la speranza incide per amare. Estate, il gioco dei miraggi, /che mescola nel sogno sabbia e neve, /lasciando sulla pelle il colore di attese/e negli occhi un orizzonte che non ha confini. (Tra dipinti e illusioni di estate).
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Luisa Martiniello

sabato 12 settembre 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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POESIE DEL SECOLO SCORSO

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMANUELA DALLA LIBERA

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Emanuela Dalla Libera: “Memorie della pianura” – Ed. Il convivio – 2026 – pag. 64 - € 13,00
Con una scrittura limpida e immediatamente comunicativa, il tessuto poetico si coniuga con la solida tenuta delle illuminazioni, delle folgorazioni, della creatività. Un ricamo che cerca di intrecciare la quotidianità con la sparizione delle figure di un mondo moderno, le illusioni con i marosi della memoria.
Scrive Vincenzo Guarracino in prefazione: “È fin dalle prime pagine di Memorie della pianura di Emanuela Dalla Libera che si percepisce un passo lento, meditativo, come quello di chi stia attraversando un paesaggio antico e familiare e si guardi intorno con religiosa e compunta attenzione, con ancora l’eco dell’“ebbrezza”, del piacevole stordimento, della sua “stagione” poetica più recente. La sua è una voce poetica che non descrive, ascolta, posta com’è qui e altrove all’insegna di un vigile allerta dei sensi che elegge la natura a templum, a teatro della propria esperienza di verità, dove la parola è il tramite di un rito che sollecita forze e presenze ieraticamente attive.”
Le pagine si susseguono senza interruzioni di sorta in un continuo raccontasr/si che avvince per il ritmo incalzante delle figurazioni e delle incisioni partite quasi sempre da sub conscio.
Molte poesie si aprono con una meditazione sulla condizione umana, sospesa tra la gioia e il dolore, tra la luminosità della primavera e il grigiore degli inverni. «Nessuna vita è mai fuori della gioia / e del dolore»: affermazione che assume il valore di una verità universale, quasi un principio esistenziale al quale ogni essere umano è sottoposto. La vita non può sottrarsi all’alternanza delle stagioni, ai mutamenti della fortuna, alla presenza e all’assenza, alla felicità e alla sofferenza. Da questa consapevolezza nasce il desiderio di tornare ai giorni trascorsi, di recuperare quell’ebbrezza della vita e dell’amore che il tempo ha lentamente sottratto. Il verbo «ritornare», ripetuto in momenti decisivi, esprime una nostalgia che non è semplice rimpianto, ma vera e propria tensione verso una possibile riconquista. Il passato viene evocato attraverso sensazioni concrete: il fuoco sulle labbra, la frenesia delle estati, i sentieri erbosi e solitari, il vento tra i canneti, il canto del cuculo ridesto a primavera. La memoria non si limita a conservare gli eventi: li riaccende, restituendo loro una presenza sensibile, quasi tattile e sonora.
Il tema dell’assenza si manifesta con particolare intensità nei versi dedicati alle mani strette e negate dal tempo. La stretta delle mani è un gesto semplice, ma racchiude il calore dell’incontro, la complicità, la promessa dell’amore. Il tempo, tuttavia, ha separato quei corpi e quelle presenze, lasciando il desiderio di «accorciare lo spazio tra noi». È uno spazio che non è soltanto geografico: è la distanza prodotta dalla perdita, dalla lontananza affettiva, dalla consapevolezza che alcuni incontri non possono più ripetersi.
La poetessa non si arresta alla malinconia. Il movimento del ricordo si trasforma in una ricerca di futuro. Il «faticoso andare» dell’uomo può ancora aprirsi a «un orizzonte di promesse inaspettate», a scorci limpidi su un’erba appena germinata.
Oscillazione continua tra memoria e desiderio, tra ciò che è perduto e ciò che ancora può nascere è così un gesto di resistenza al tempo: se non è possibile ritornare realmente ai giorni felici, è possibile almeno conservarne la fiamma nella parola, trasformando l’assenza in canto e il dolore in una nuova promessa di luce.
Emanuela Dalla Libera realizza nei suoi versi una costruzione lirica ampia e meditativa, sostenuta da una forte continuità tematica. Il lessico naturale — primavera, inverni, estati, vento, canneti, erba germinata, sole — non svolge una funzione meramente descrittiva, ma si configura come una vera grammatica simbolica dell’esistenza. Le stagioni diventano figure del tempo umano, mentre la natura offre il modello di un rinnovamento che l’uomo desidera e insieme teme di non poter raggiungere. Sul piano formale, l’ampiezza dei periodi e la prevalenza dell’endecasillabo e di misure prossime all’endecasillabo conferiscono un andamento discorsivo e musicale. La sintassi distesa accompagna la meditazione, anche se in alcuni passaggi l’accumulo di immagini e di aspirazioni rischia di attenuare la tensione poetica, rendendo il dettato più dichiarativo che evocativo.
“così lontani gli anni e le stagioni /e gli astri che sopra vi avevano/ nidificato coi loro balenii”, “che avesse fine / ogni guerra e tornasse primavera / sugli alberi feriti dalla galaverna”, “Enormi si facevano /le notti, giorni lenti a passare / sul filo dell’attesa, che ritornasse / la vita nel suo alveo”, “Nessuno è tornato nel giardino triste, / l’amore, mai nato, si è dissolto, / nessuna anima è rimasta tra l’erba marcia / e le ortensie soffocate dal gelo.”
Con incisioni del dubbio o di un malcelato risentimento si offrono le frasi che riaccendono sentimenti.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POETI DA RICORDARE = VITTORIO PARISI

******** VITTORIO PARISI = 1892 - 1955