SEGNALAZIONE VOLUMI = MENOTTI LERRO
****************************
Menotti Lerro: “La falegnameria” – Ed. Società editrice fiorentina – 2026 – pag. 56 – € 13,00
Instancabile operatore culturale, attivissimo focolare di ricerche, si è distinto negli ultimi anni per una intensa attività innovativa nel campo della scrittura. Fondatore del Movimento Empatico (Empatismo), considerato da molti studiosi il primo movimento artistico-culturale nato nel XXI secolo, basato sui valori dell'empatia, dell'interdisciplinarità e dell'“Artista Totale”. Ha inoltre ideato la “Piramide Culturale del Cilento”, trasformando numerosi borghi in centri tematici dedicati alla poesia, agli aforismi e alle arti, favorendo la valorizzazione culturale del territorio. Tra le sue iniziative più originali figurano il Centro Contemporaneo delle Arti e la Scuola Empatica, progetti che promuovono lo sviluppo dell'intelligenza emotiva attraverso la letteratura, la musica, la filosofia e le arti visive. Grazie a queste esperienze, Lerro ha contribuito a creare una rete internazionale di artisti, scrittori e studiosi, offrendo nuovi modelli di partecipazione intellettuale e di rigenerazione sociale attraverso l'arte. Un lungo racconto, questa silloge, un susseguirsi di vertiginosi pensieri che diventano, pagina dopo pagina l’incessante corrodersi del quotidiano immerso nelle segrete casseforti del sub conscio, un canto cesellato nel ritmo.
Poesia che si muove lungo il confine sottile che separa identità e dissoluzione, memoria e oblio, vita e morte. Fin dai primi versi, il presente appare come presenza in un luogo ben preciso, tra i trucioli della sega e le oscillanti insicurezze delle incollature. Più oltre il paesaggio frammentato, attraversato da “fiumi e rigagnoli”, si accosta con immagini che evocano il fluire incessante del tempo e delle esperienze umane. La figura del “burattino”, privata della stabilità dei propri piedi dai “tarli di zucchero”, suggerisce una condizione di fragilità esistenziale: ciò che dovrebbe soste-nere l'essere viene lentamente corroso da una forza apparentemente innocua ma inesorabile. Il soggetto poetico rimane allora in una posizione di veglia, quasi di custodia dolorosa, davanti a una presenza che è insieme riconoscibile e sfuggente.
Il verso “Riconoscerti essere / E non essere” introduce il nucleo filosofico del testo. L'identità non è mai pienamente afferrabile; essa oscilla tra presenza e assenza, tra consistenza e dissolvenza. L'immagine dell'“acqua dell'Alento” — il fiume che attraversa il Cilento, luogo ricco di sugge-stioni mitiche e memoriali — diventa simbolo di una corrente che spezza e trasforma, trascinando con sé le certezze dell'io.
Particolarmente intensa la srittura, dove “tra unus e narciso” si apre una frattura. L'unità dell'esse-re (“unus”) e il ripiegamento narcisistico dell'io si confrontano in una tensione irrisolta. Il volto cerca se stesso tra “ombre e rondini”, immagini che uniscono oscurità e slancio vitale, mentre il corpo appare come un “mosaico”, un “tempio disfatto” che attende una possibile ricomposizione. Qui emerge una concezione dell'esistenza come insieme di frammenti che soltanto la memoria, l'amore o la parola poetica possono tentare di riunire.
Nella stesura del ritmo particolare accollo assume una dimensione quasi metafisica. La notte di-venta un “oceano” in cui affondano le ossa, metafora dell'abbandono e della vulnerabilità umana. Le stelle, riflesse nello specchio, sembrano interrogarsi sulla propria permanenza, come se l'uni-verso stesso partecipasse al dubbio dell'uomo. Il sonno dei vivi e il risveglio silenzioso dei morti costruiscono un suggestivo rovesciamento: mentre i primi cercano di dimenticare le ferite del giorno, i secondi ritornano nella memoria, discreti e rispettosi, per non alterare ciò che ancora re-sta integro nel mondo dei viventi. La morte non appare dunque come annientamento, ma come presenza sommessa che continua a dialogare con la vita.
Menotti Lerro si distingue per la forte densità simbolica e per una scrittura che intreccia riflessio-ne esistenziale e visionarietà lirica. Le immagini, spesso enigmatiche e volutamente allusive, ri-chiedono una partecipazione attiva del lettore, chiamato a ricomporre il significato dei frammenti disseminati nel testo. La tensione tra essere e non essere, memoria e perdita, conferisce ai versi una profonda dimensione meditativa. Talvolta l'accumulo metaforico rende il discorso volutamen-te oscuro, ma proprio questa complessità costituisce uno degli elementi più affascinanti della composizione, che si colloca nell'ambito di una poesia contemporanea attenta alle inquietudini dell'identità e al dialogo incessante tra i vivi e i loro fantasmi interiori.
Nella postfazione Mario Fresa, accorto e valido investigatore della “parola”, provetto analista del fraseggio, accenna: “La scrittura passionata di questo nuovo poemetto di Menotti Lerro giunge a esiti assai felici, offrendo al lettore la tensione continuata di una profonda cavatura delle ombre, le più remote del ricordo e dell’infanzia. La narrazione, pur levissima e trasparente, ha le movenze, il passo, il nervoso andamento di un teatro scurolucente e senza sosta mobile, il cui soffio armo-nioso e verticale non assicura né carezza ma si, invece a poco a poco, sottrae spesso la pace,la spinge all’approssimarsi di una veglia intranquilla , indocile, turbata.”-
*
ANTONIO SPAGNUOLO








