SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA MARIA MICKIEWICZ
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Anna Maria Mickiewicz: “Il mistero del tempo” Ed. Giuliano Ladolfi 2026 - € 10,00
* Silloge variegata ed accattivante che raccoglie poesie tradotte dall’inglese a cura di Izabella Teresa Kostka e Gregory Spis, in un rincorrersi di figure e di accenti, ricamati da scrittura plasmata secondo il ritmo musicale delle sillabe. Dal testo originale gocciola la poesia che trasporta e in varie accensioni delinea un paesaggio di quiete contemplativa, nel quale la natura diviene lo spazio privilegiato di una riflessione interiore. L'ombra del vecchio cedro, immagine di stabilità e di memoria, accoglie il fluire sereno dei pensieri, sottraendoli per un momento all'agitazione della quotidianità. Forse la poetessa cerca una pausa in cui l'anima ritrovi la propria libertà e si apra ad una dimensione più profonda, evocata dall'aggettivo «platonica», che richiama la tensione verso l'ideale, la conoscenza e l'armonia spirituale.
Proprio quando la contemplazione raggiunge il suo momento di maggiore serenità, emerge il tema centrale della poesia: il tempo, «il concentrato della transitorietà», introduce una consapevolezza filosofica che incrina, senza distruggerla, la quiete precedente. Il tempo, misurato in secondi, diventa la sintesi della precarietà dell'esistenza. Tutta la raccolta si distingue per la sobrietà del linguaggio e per la capacità di condensare in pochi versi una riflessione esistenziale. La successione delle immagini naturali costruisce un'atmosfera distesa, nella quale la delicatezza delle percezioni si accompagna a una sottile tensione filosofica. Particolarmente efficace è la personificazione del sole «pigro», che conferisce al paesaggio una dimensione quasi umana. Il riferimento all'anima platonica amplia invece l'orizzonte lirico, introducendo una suggestione metafisica. Il finale, concettualmente incisivo, offre una chiave interpretativa all'intero testo. Si potrebbe tuttavia osservare che l'espressione «il concentrato della transitorietà», pur densa di significato, risulta più astratta rispetto alla concretezza delle immagini precedenti. È proprio in questa tensione tra sensibilità paesaggistica e riflessione intellettuale che risiede la peculiarità dell’emozione.
Così anche i pensieri di Socrate sviluppano come una meditazione sospesa tra ragione e sentimento, nella quale la natura diventa il luogo simbolico di una trasformazione interiore. Il boschetto incantato, inizialmente animato da una vitalità sensuale e quasi selvaggia, si trasfigura in una dimensione candida: il bianco che lo ricopre, addensandosi in petali e diffondendo un dolce aroma, suggerisce una metamorfosi che attenua l'impeto originario per approdare a una condizione di purezza e di delicatezza.
Il nucleo filosofico mette in discussione il rapporto tra razionalità e sensibilità. La ragione, tradizionalmente associata alla conoscenza e alla ricerca della verità, sembra qui allontanarsi da quella sfera affettiva che alimenta la tenerezza e custodisce la ricchezza dell'esperienza umana. Socrate, nascosto nella nuvola dei pensieri, diviene così una presenza evocativa, quasi una coscienza che interroga il mistero dell'esistenza senza pretendere di risolverlo.
Alcuni componimenti si distinguono per una costruzione prevalentemente analogica, nella quale il paesaggio naturale si trasforma in paesaggio mentale. Il bianco dei petali, la nuvola, la luce dorata e le cellule della memoria compongono una trama di immagini delicate, sostenuta da un'atmosfera rarefatta e contemplativa.
Il pennello delinea i prati fioriti, i monti della Sierra, le mani in un abbraccio nel cielo, una ghiandaia piena di timore, la tela stanca del colore che rivela nudità, lo zaffiro contro il farinello bianco della memoria. Fotogrammi che evocano memorie ed attese.
Da centellinare un brano in prosa dedicato ai cieli di Londra, che tra le prime pagine del volume cesella un’atmosfera singolare e decisamente caratteristica.
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ANTONIO SPAGNUOLO








