mercoledì 11 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI === ROSARIA DI DONATO


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“Preghiera in gennaio” di Rosaria Di Donato (Macabor, 2021 pp. 78 € 12.00) attinge la sua forza ispiratrice dalla luce di umanità che circonda i versi e mantiene, nella ricchezza spirituale, il messaggio universale di un canto in armonia con la compassione e l'amore per il tutto. Rosaria Di Donato trasmuta la sua poesia offrendo in dono ai lettori una visione di fiduciosa sensibilità e di lucida verità, una motivazione etica e liturgica delle condizioni esistenziali. L'invocazione biblica dell'autrice segue il respiro della sofferenza e dell'indulgenza, nella consapevolezza intensa ed emozionante della conoscenza e del perdono. Rosaria Di Donato osserva il divenire come flusso costante dell'anima, nella perenne traduzione del significato originario, affronta la responsabilità del valore morale, rielabora il ruolo delle figure evangeliche emblematiche del cristianesimo per rivisitare una prospettiva elegiaca immersa nel riconoscimento di una dignità terrena, empatica, concentrata sull'attenzione a un ascolto che mette insieme la tensione romantica e drammatica e l'infinita e profonda devozione verso l'invisibile e il sacro. Sperimenta, nei versi, il sentimento della partecipazione emotiva e la considerazione religiosa dell'amore spiegando il contenuto poetico in una misericordia che soccorre allo stupore dell'uomo e persevera nell'indulgenza. Annida, nella misteriosa regione mistica del dubbio l'esegesi del conflitto interiore, nella misura sospesa della speranza, suggerisce la commovente richiesta di riscatto, dirige il senso contemplativo e teologico della coscienza. Diffonde il tentativo di verificare la disciplina della fede attraverso l'indagine umana, per decifrare la dimensione salvifica, con la meraviglia della rivelazione divina, nella confessione di ogni scoperta speculativa, interroga la validità dell'esperienza restituendone l'asprezza e la soavità della grazia miracolosa. La voce poetica di Rosaria Di Donato si fa espressione di comprensione della realtà, eleva lo strumento essenziale per l'analisi con il legame con Dio, asseconda il sacrificio della parola con l'intento di catturare, con la percezione del trascendente, il pensiero che dischiude lo spirito consacrato nella sua soglia da oltrepassare. Rosaria Di Donato compone, nella sua scrittura, una mitopoiesi eseguita nella delicata consistenza di un conforto autentico, nell'invito a rileggere il cammino dell'attualità allontanandolo dalla crudeltà del giudizio e dalla fredda incomprensione del mondo. Scandisce il culto dei riferimenti simbolici nel tempio della fragilità e nel cuore della desolazione, percorre il sentiero della carità lungo gli itinerari riflessi di una gratuita e incondizionata possibilità che rinnova la promessa clemente di una rinascita, oltre l'inesorabilità del destino. “Preghiera in gennaio” sostiene la vicinanza e la trascendenza di una fremente solennità al testo, come appello a esaudire la richiesta di valutare la materia ascetica con la pratica del tempo contemporaneo, destabilizzato da fratture e contrasti, fortificare l'approccio alla benevolenza e alla fratellanza, favorire la difesa dell'innocenza, la ragione e la riflessione critica contro lo smarrimento e la contingenza delle apparenze. Un libro che espone l'invito amorevole a riconoscere il dolore degli altri, mostrare il coraggio che accomuna la direzione del bene e immedesima la sintonia delle intenzioni come aspirazione alla conversione del cuore.
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Rita Bompadre
- Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
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Testi scelti--
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"speranze"
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svegliarsi un giorno
e scoprire che tutto
non è ancora perso
-
rinnovare speranze
rinverdire pensieri
rimuovere dai calzari
la polvere
-
e di nuovo solcare
-
le vie che conducono
al cuore al centro
al senso segreto
di tutte le cose
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"arcate di luce"
-
arcate di luce nel cosmo
ma preferiamo il buio
le tenebre che invadono
e corrodono
senza un altrove
muto il rumore dei passi
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"madonna ai monti"
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al tuo manto rivolti
ci copriamo di stelle
-
sussurro di mare
cingi il mondo di grazia
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"preghiera"
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mite ti so
a pregare sotto
una radura di stelle
-
come silenzio
e fuoco
preghiera
-
sciogli ghiacciai
e l'acqua mare
si fa e oceano
-
all'orizzonte
ali d'ulivo
la colomba
-
non è più notte
discende lo Spirito
per inebriarti di luce
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"renovatio"
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al tuo spazio interiore
volgi lo sguardo
-
profondamente
cerca la luce
-
dentro te troverai
ruscelli e laghi
-
e tutto ciò che fuori
non esiste più
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"autoritratto"
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rosaria azzurra marina
se non fosse il ceruleo
che dagli occhi traspare
nessuno vedrebbe l'oceano
interiore metafisica luce
che all'onda consente
il divenire
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martedì 10 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIULIA D'ANCA


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Giulia D’Anca: “Camminamento” Editrice Carabba – 2024 – pag.70 - € 13,30
Arsura e veemenza, fino a dare il senso di un fluire intriso di splendore, la poesia in queste pagine ha un rigore vertebrale sottilissimo e contemporaneamente avvolgente. Si sviluppa intorno al tema della febbre d’amore, nella precisa percezione del sentimento che regola gli affanni di Eros.
La passione insidia anche la corsa del tempo e rimanda spesso alla vertiginosa reazione che l’istinto e “il camminamento” cercano di mantenere in un equilibrio troppe volte instabile.
Giulia D’Anca non è nuova alla poesia, ma in questo libro offre forse il meglio del suo percorso, o di quello che chiama Camminamento. Fulminee impressioni-riflessioni che si condensano in versi desultori e che si muovono in misteriosi analogismi inducendo non già alla comprensione ma all’enigma da cui le emozioni scaturiscono. Allusioni dialogiche, domande sorprendenti, nitore di sguardi, slittamenti di sensi, confessioni professe, pluralità di ardori e sentimenti. Una poesia avvitata alla sua rabdomanzia, agli affondi che vivono in immagini ardite e metamorfiche. Nell’espressività ritmicamente rotta, un ben ponderato lirismo, una dizione interiore che s’inarca – come suggeriscono alcuni versi.
“Nessun colpo/ andava a segno, / sono foglia caduca, / quando cala la notte/ m’impiglio, nessuno mi tocca/ se non il tempo./ Sono foglia/ che non crede/ alle guerre per la morte./ Sono foglia di acqua, collasso nei fondali, / il mio humus / si ciba, / le radici s’appigliano/ al cuore della terra. / Sono foglia di cielo, / volteggio nello spazio pretestuoso/ dei venti, / dolcissimi, taglienti.”
Si costruisce con coerenza e delicatezza una metafora centrale, quella della foglia, che diventa emblema della fragilità e insieme della resistenza e dell’esistenza. Il verso iniziale suggerisce un senso di disarmo e di fallimento, subito trasformato in accettazione del tempo come unica forza che davvero incide sull’essere. La foglia non è passiva: attraversa notte, acqua e cielo, assumendo forme diverse senza perdere la propria identità. Molto efficace è il rifiuto delle “guerre per la morte”, che introduce una posizione etica pacata ma ferma, lontana dalla retorica.
L’immagine dell’humus che si ciba di sé stessa restituisce una visione ciclica e fertile del dolore e del collasso. Le radici che si aggrappano al cuore della terra rafforzano l’idea di un legame profondo e necessario con l’origine.
Nella sezione finale, il passaggio al cielo amplia lo spazio simbolico e dona leggerezza al testo.
I venti “dolcissimi, taglienti” chiudono con una tensione sensoriale ben calibrata, che tiene insieme carezza e ferita. Il linguaggio è essenziale ma denso, capace di suggerire più che spiegare.
Tutta la silloge, con le sue densità policrome, nel complesso convince per unità tematica, chiarezza simbolica e maturità dello sguardo, e per un afflato continuo che si esprime con immediatezza sia nei gesti vibranti, sia nei movimenti intimi di desiderio e di attesa.
E altrove si affacciano le ipotesi di condivisione del silenzio, di strazianti avversioni che turbano il sogno, di ferite rinchiuse e di boccioli profumati, di memorie sullo sfondo di lampeggi, o il bisogno di fare e disfare la riva di un mare che lambisce.
Per il poeta anche la contemplazione muta nello splendore di un percorso che parte dal labirinto e riconduce agevolmente nell’equazione perfetta della visibilità.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA NAPPI

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Rita Nappi: “Tra donne” – deComporre edizioni 2026 – pag. 128 - € 10,00
Nei ringraziamenti di fine volume la poetessa scrive: “Potrebbe essere senz’altro un libro dedicato, ma credo non sia così. Si tratta di una storiografia di amori duraturi, alcuni flebili e altri impregnati di dolore. Si chiude un ciclo. Si chiude, forse, anche un po’ di più il cuore, a doppia mandata. Ho aspettato cinque anni per pubblicare un nuovo libro e forse questo è il momento giusto per rimandare alle dirette destinatarie il giusto valore dei sentimenti vissuti.”
Tra accenni di un diario e sfumature di colori, tra l’essenza piena dell’esistere e un pastoso simbolismo, tra i frastuoni della quotidianità e il ribollire dei sentimenti più intimi, la poesia ricama lo stupore del riferire e il fluire delle palpitazioni.
“Se tu fossi fine, / amerei la tua chiusa/ come l’abbraccio prima dell’addio/ il buon viaggio delle partenze/ l’ultimo morso che sa di sazietà. / Se tu fossi inizio/amerei il gusto del primo bacio/ come l’incipit del tuo buongiorno/ il ballo al tramonto/ la canzone che si sceglie alla radio. / Se tu fossi qualcosa,/ sapresti di buono./ Ed è quello che sei/ al mio cuore.”
Un tempo, che appare sempre eguale, segna il pensiero che fa capolino per mostrare i segni delle fugaci brezze e o le ferite che congelano lacrime. Il ritmo dei versi, tutti brevi e privi di una metrica predefinita, si “sorseggiano” come da un calice che è capace di mantenere sempre alto il livello per lasciare possibilità di assaporare senza sosta le frequenze emotive che propongono petali variegati e luminosi.
Così anche le mani sanno palpare l’addio e comprendono bene come si diventa estranei attraverso la corrosione dell’amore, bruciacchiando gli errori paralleli o girando intorno all’angolo, offrendo un affetto misto al vino “in una stanza senza tempeste”, inseguendo bagliori perché “Ancora una volta/ nel mio cammino/ sento l’addio/ sulla pelle, / nelle ossa/ tramortite/dal tuo volo lontano”.
Fotogrammi in sequenza serrata danno la luminosità di un canto che invoca ancora una volta la libertà della donna, la quale deve e può raggiungere la speranza di abbandonare definitivamente ogni catena che la sminuisca, e che la metta in difficoltà sociale o morale quando si accosta ad un amore clandestino, o mentre il desiderio diventa finalmente forza che abbandona ogni divieto alle oscillazioni, alla tenerezza, alla capacità di mescolare sacro e profano.
La metafora è una essenza piena, costantemente sagomata nella scrittura di queste poesie che oscillano elegantemente tra il visibile e un vigoroso sussurro.
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ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 9 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA SEROFILLI


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Valeria Serofilli: "Il cappello a fiori" - Ed.Leonida - 2026 - pag. 102 - € 14,00
Conoscete tutti la poetessa Valeria Serofilli, presidente da oltre vent’anni del Premio Internazionale Astrolabio, continuatrice impeccabile del premio creato da Renata Giambene, animatrice degli Incontri letterari del Caffè dell’Ussero, un riferimento culturale della città di Pisa. Poetessa di grande spessore, ha scritto molteplici raccolte di poesie, la Tela di Erato, Fedro rivisitato, Nel senso del verso, Amalgama, La parola e la cura, I Quaderni dell’Ussero, e poi Vestali, Taranta d’inchiostro, Il principio della scorta, che ho avuto l’onore di presentare, in diverse occasioni.
Questa, una raccolta poetica, complessa, composta da tre parti, di fatto tre raccolte, di cui la prima di poesie, la seconda di Haiku, la terza dedicata alla mitologia che è uno dei riferimenti classici nell’intero repertorio di Valeria.
Poesia di svolta che chiude un’epoca e ne apre un’altra, seppur nella continuità dei temi tipici della sua poesia a cui se ne aggiungono di nuovi, oltre che ad allargare il significante a nuove forme di linguaggio espressivo. Una raccolta di cui è protagonista il passare del tempo come citato nella nota in esergo:
Siamo inchiostro / nella cartuccia / del destino
Nella prima parte è protagonista il tempo i cui eventi sono in modo imperscrutabile nelle mani del destino. Il tempo che contempla anche inevitabilmente il rapporto con la morte, come emerge dalla poesia incipitaria, il cui titolo da nome alla raccolta e poi dalla successiva poesia Funzione religiosa. Un modo di rappresentare questo passaggio, non in maniera drammatica o triste, ma naturale, accettata come qualcosa che fa parte della vita stessa. Anche la personificazione della morte non ha i connotati tipici, ma è una signora distinta, seducente, elegante appunto col cappello a fiori, con gli occhi freschi, gentile nei modi
Sfiorandomi le ciglia/ m’inviterà a seguirla / perché sa che sugli occhi/ non voglio / alcuna conchiglia
Il tempo è ancora presente nella sua pseudo circolarità come nella lirica Eterno ritorno, dedicato a Nietzsche.
La versificazione conferisce una musicalità dolce e fluente attraverso un uso sapiente della rima, mentre l’uso del polimetro consente di seguire con efficacia e leggerezza lo stato d’animo che pervade queste liriche. Una poesia di natura ermetica, non solo per la brevità di alcune liriche, ma soprattutto nel senso di Hermes, dell’oscurità e dell’impenetrabilità che caratterizzano il canone espressivo, in cui il riferimento a Luzi, che Valeria, ama non è casuale.
Nella seconda parte, Haiku al Ragù, c’è l’approccio verso una forma di contaminazione di una espressione giapponese come l’Haiku in chiave nostrana, sia sul piano del significato che del significante, in cui la forma originaria si amplia per dare respiro a una composizione di natura esclusivamente sintetica ed evocativa. Torna il tempo nella ciclicità delle stagioni, un omaggio alle Quattro stagioni di Vivaldi, quasi a voler stigmatizzare una contiguità di queste due espressioni artistiche, la musica e la poesia.
Liriche in cui, per ogni stagione, gli elementi naturali si associano a quelli spirituali.
La primavera come il mistero del risveglio e della passione di Cristo. L’estate con il deserto marino e le stelle cadenti, foriere di improbabili sogni. L’autunno con l’amore maturo, con le ali spezzate degli angeli, al fine di evocare la precarietà della natura e dello stesso paradiso. L’inverno con il ghiaccio contrapposto al calore del cuore, all’intimità delle feste.
E poi ancora i Microcanti Danteschi, gli eventi e i personaggi della Commedia, attualizzati e sintetizzati in strofe di tre versi, attraverso una geniale distorsione dell’uso dell’Haiku e per questo originale e stimolante.
Selva oscura / che la via è smarrita / a metà vita
Mela peccato / Paolo e Francesca / Adamo Eva.
Infine la terza parte, dedicata ai miti, Alfeo, Aretusa, Nettuno, poi un sonetto d’amore in stile e omaggio a Neruda, e per chiudere, una sorta di micro pezzo teatrale, già sperimentato in precedenza, come nel Principio della scorta.
Insomma una raccolta poetica che accanto alla speculazione sui temi pregnanti dell’esistenza, il tempo che passa, l’impossibilità di trattenerlo, l’amore, il mistero della morte, unisce una sperimentazione coraggiosa, che ritengo completamente riuscita di nuovi linguaggi e nuove forme espressive, superando la dicotomia tra significato e significante, una questione aperta nella poesia di oggi che vedeva in passato i due ambiti essenzialmente separati e distinti.
Una raccolta che attinge, interpretandole in maniera originale, forme espressive derivate da altre realtà poetiche anche lontane dalla nostra sensibilità, che tende a universalizzarsi, che guarda oltre, additando forse quella che potrebbe essere l’evoluzione futura della poesia.
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FRANCO DONATINI

SEGNALAZIONE VOLUMI = PAOLO RUFFILLI


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Paolo Ruffilli: “Incanto e disincanto” – Il ramo e la foglia edizioni – 2025 - pag. 232 - € 19,00
Titolo affascinante e suggestivo che chiaramente allude alla valenza musicale del ritmo cadenzato dell’elemento sonico, nel ricamo dei versi genuinamente legati alla quotidianità della vita. Un saggio dalla piena essenza che ripercorre le infinite tappe della poesia del novecento. Non è un’antologia, bensì una selezione critica, illuminante e rigorosa, del panorama poetico dell’ultimo secolo. Un’attenta schedatura di settantuno autori che hanno lasciato il segno indelebile nella storia della letteratura.
Prefazione di una perfezione unica, ricca di determinatezza, precisa e solidamente ancorata ad uno studio accorto ed aggiornato intorno alla scrittura poetica attraverso il tempo e stemperando il bagaglio culturale necessario ad una ricerca che riesca ad avviare il lettore nel coloratissimo ventaglio della parola e del simbolo. Da essa ci piace estrapolare l’incipit.
“La poesia, lo sappiamo, è una forma particolare di comunicazione verbale in cui la lingua usata non è necessariamente diversa da quella della comunicazione quotidiana, eppure l’esito è completamente diverso. Perché le sue parole non sono rivolte a chiarire un concetto, ma a “incarnarlo”, a farlo cioè vivere con tutta la sostanza e la forza dei sentimenti ad esso legati e collegati: paura, amore, incanto e disincanto, odio, sdegno, distacco. Ciò che cambia, insomma, è il ruolo che assumono nel linguaggio poetico le operazioni di selezione e combinazione delle parole. Nella poesia, infatti, queste non hanno più lo scopo di comunicare ordinatamente informazioni e conoscenze, ma di creare soluzioni espressive ricche di valori musicali e ritmici capaci di evocare, anzi di scatenare, sia nel dettaglio sia nelle amplificazioni e sovrapposizioni, tutta una serie di immagini.”
Osservazioni che io condivido in toto, stordito attualmente da una certa maniera caotica di offrire lo sperimentalismo in questi ultimi anni, distruggendo le frasi, smembrando il verso, abbandonando del tutto la metrica, disconoscendo il ritmo della modulazione delle sillabe, proponendo frasi allucinatorie che difficilmente possono essere comprese.
Per ogni scrittore Ruffilli stempera una critica ragionata, precisa e puntuale, prendendo sempre in esame le opere di ciascun poeta, nella scrupolosa ricapitolazione delle produzioni.
Gli autori presenti sono: Elio Filippo Accrocca, Alberto Arbasino, Raffaello Baldini, Nanni Balestrini, Giorgio Bassani, Dario Bellezza, Giovanna Bemporad, Attilio Bertolucci, Carlo Betocchi, Alberto Bevilacqua, Piero Bigongiari, Ignazio Buttitta, Giorgio Caproni, Vincenzo Cardarelli, Bartolo Cattafi, Giovanni Comisso, Sergio Corazzini, Stefano D’Arrigo, Eduardo De Filippo, Libero De Libero, Luciano Erba, Franco Fortini, Alfonso Gatto, Virgilio Giotti, Giovanni Giudici, Alfredo Giuliani, Corrado Govoni, Guido Gozzano, Tonino Guerra, Margherita Guidacci, Francesco Leonetti, Franco Loi, Gian Pietro Lucini, Mario Luzi, Biagio Marin, Filippo Tommaso Marinetti, Eugenio Montale, Elsa Morante, Marino Moretti, Alberto Mario Moriconi, Giacomo Noventa, Ottiero Ottieri, Elio Pagliarani, Aldo Palazzeschi, Alessandro Parronchi, Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna, Albino Pierro, Antonio Porta, Antonia Pozzi, Salvatore Quasimodo, Giovanni Raboni, Clemente Rebora, Amelia Rosselli, Roberto Roversi, Umberto Saba, Edoardo Sanguineti, Camillo Sbarbaro, Franco Scataglini, Rocco Scotellaro, Vittorio Sereni, Leonardo Sinisgalli, Ardengo Soffici, Maria Luisa Spaziani, Giovanni Testori, Giuseppe Ungaretti, Diego Valeri, Giorgio Vigolo, Emilio Villa, Paolo Volponi, Andrea Zanzotto.
Corpo vividamente pulsante la tradizione ha sempre continuità ed evoluzione nella imperitura fede del discorso poetico.
E’ un messaggio, quindi, il lavoro di Ruffilli: un atto di fede nella tradizione, la fiducia, forse anacronistica ma necessaria, nella possibilità che la poesia, anche nell’epoca del Collasso del Simbolico, resti un modo di conoscenza ancora valido. Incanto e disincanto diventano cognizione policromatica e sorgente di nuove energie.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


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"Alessia e il libro di poesia"
(a Sylvia Plath)
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Scrive con vaga grafia, Alessia,
nell’aria disadorna senza fiato,
inchiostro rosapesca come l’estate
o l’inoltrata primavera.
Scatta il volo di un gabbiano
e trasale Alessia azzurrovestita
nell’aria vegetale della consecutiva
attesa. Sulla scrivania I fiori del male,
sua lezione per la vita e la
scrittura accade dalle mani affilate
come un attimo disadorno
come un bagliore Alessia
alla trentesima poesia
del suo libro per la vita,
pioggia a cadere esteriore
sulle cose senza tempo in segno
di vittoria. A destra il mare
a sinistra una nube bluastra
gioca a farsi ragazza o cavallo.
Epifanie del nulla, a poco a poco
tutto si ricompone, ecco lo squillo
del telefono, la voce di Giovanni.
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È il 1984 attesa sgretolata ecco
il primo appuntamento
ci sono il parco, la panchina e le labbra
da baciare.
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Raffaele Piazza

domenica 8 febbraio 2026

POESIA = STEFANIA GIAMMILLARO


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"Cambio turno"
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Ha un che di malinconico
nel cenno il dondolio
che arranca al passo del carrello
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uno zig-zag estremo
fino al cambio di turno
notturno che tramonta all'alba
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la chioma bianca con mèches celesti
avanza appoggiando
la scopa sui binari:
ha finito adesso di pulire i rinali.
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L'ombra aperta sulle costole
saluta di spalle il putrido animale
soffiarsi il naso è il gesto imposto
per accettare un nuovo odore tra gli umani.
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Che ne sanno le case della lentezza
dei tetti scoscesi sull'urna
mentre il treno avanza tiepido
e disvela cecità
di frane, sporcizie, smottamenti
appena sopra l'estate
l'attimo dopo la curva di passaggio
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Avere scarpe da indossare
fino a consumarle
fino a che il calzolaio dice
che non c'è più nulla da fare
che conviene
comprarne di nuove
e non avere idea
di come sostituirle
se non cambiando qualcosa di sé
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Come quel fermaglio
usato allo stremo
a sollevare pensieri
a liberare la fronte
da ogni misericordia
finché la molla non si spezza
e si conserva il fermaglio
non trovandone un altro
che possa sostituirlo
-
c'è un filo invisibile
che lega l'anima all'oggetto
vivificandolo
trasferendogli suono, sapore
o argomento
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solo A. ordina pane e psicofarmaci
senza distinzione
lei maneggia oggetti
per spolverare intorno
io li tengo in vita
per non dimenticare
da dove vengo
e dove ritorno
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STEFANIA GIAMMILLARO