martedì 20 ottobre 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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“Atomo del nulla”
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La deforme immagine del vero, inutile strada,
cerca di colmare l’ultima data concessa
al mio serto d’alloro, proiettato in una fuga
quasi spericolata e vago arpione di salvezza.
Fuggo, anticonformista, peraltro l’antica sapienza
inchiodata al passato come parabola
la cui vera ragione schiva un ritrovamento.
Anche la frenesia dell’immaginario ripete
“aut stabis, aut lento pede deambulabis »,
corollario di quel raggio che indaga
un orizzonte di attese o una tensione in bilico.
Atomo del nulla nel nulla eterno,
ingrigito nel sudario del famoso aoristo.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIA GRAZIA GALATA'

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Maria Grazia Galatà: “Orfani di meraviglia” Ed.Effigi – 2026 – pag. 92 - € 12,00
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“cadute tra luce e buio/ nel rimpianto/ di una via persa” = tre versi che potrebbero essere l’incipit di un itinerario variegato e intagliato che cerca di imporre una forza rigenerante. Sillaba dopo sillaba compaiono le “vivisezioni” di emozioni e vertigini, di illusioni e preghiere, di abbandoni e ripiegamenti, di sussurri e ascolti. Lo spazio che la poetessa occupa con il ritmo musicale del verso è lo spazio dell’infinito, un’ascesa verso la brace di un focolare sospeso tra il soffio dell’infinito e la realtà quotidiana.
Si apre in una dimensione di raccoglimento assoluto, là dove il silenzio precede persino la preghiera e diventa il luogo originario di una domanda. Il «punto interrogativo» che sorge da questa sospensione suggerisce l’inquietudine dell’uomo di fronte all’esistenza, il bisogno di interrogare ciò che sfugge alla ragione e alla certezza. Non è ancora una richiesta di risposte, ma il manifestarsi di un dubbio che abita la coscienza prima ancora che la parola possa esprimerlo.
Le notti, con la loro opera discreta e incessante, «cesellano parole»: l’immagine attribuisce al tempo notturno la funzione di un artefice silenzioso, capace di modellare pensieri e sensazioni nella dimensione dell’impercettibile. In questo spazio si incontrano la noia e il sonno, definiti «vicini invisibili», presenze che accompagnano l’uomo senza rivelarsi pienamente, quasi fossero manifestazioni di un vuoto interiore o di una stanchezza esistenziale. Tutto ciò che rimane nascosto, che non trova espressione immediata, alberga «tra questa luce sopraffatta»: una luminosità fragile, forse vinta dall’oscurità, ma non del tutto cancellata.
Il tempo, pur nella sua imprevedibilità, conserva la possibilità di un dono, di un’esperienza ancora da vivere o di una rivelazione improvvisa. Molti testi si distinguono per una scrittura rarefatta, nella quale prevalgono immagini allusive e accostamenti semantici capaci di suggerire più che di dichiarare. Efficace è soprattutto il contrasto tra la luce sopraffatta e il dono di un tempo ignoto, che mantiene aperta una possibilità di attesa. La poesia di Maria Grazia si sviluppa a tratti anche come una breve scena di assenza, nella quale il ricordo di una persona amata si affaccia improvvisamente alla coscienza, senza tuttavia trovare alcuna corrispondenza nella realtà. Così «mi sei venuta in mente», suggerisce un’apparizione interiore, un richiamo della memoria che sembra quasi prendere corpo attraverso la finestra aperta. Ma oltre la nebbia, che può essere interpretata come simbolo di una percezione incerta e confusa, la figura evocata non c’è. L’assenza dell’altro diventa così occasione per scoprire una disarmonia più radicale: non è soltanto venuta meno una presenza desiderata, ma sembra essersi dissolta la trama di significati che consentiva di abitare la realtà.
Ella affida dunque a immagini quotidiane e scarne una riflessione sulla solitudine, sulla memoria e sulla crisi del senso, lasciando che sia proprio l’incompiutezza a esprimere l’impossibilità di una risposta.
“adesso guardo in su ed è/ così lontano il tempo/ in cui non sono” lievi tocchi di immersioni filosofiche.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

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"Alessia a scuola"
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Nell’aula fiorevole con poster
di paesaggi sorgivi di isole
incontaminate e il mappamondo
dei viaggi virtuali nel pensiero
(oggi doveva piovere e c’è il sole)
primo liceo classico di Alessia
oggi di greco interrogazione
(se lo sente Alessia ragazza).
E il professore dice Alessia Rossi.
Con la penna rosa stringendola
nella destra affilata va Alessia
alla cattedra e traduce il sogno
di Nausica dopo averlo letto
nella lingua: Subito giunse l’aurora
dal bel trono che svegliò lei
Nausica dal bel peplo e subito
si ricordò del sogno. (Aveva sognato
Ulisse). Va bene 8 Rossi, dice
l’insegnante. E Alessia torna
al banco e spera che il suo
eroe non la lasci.
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Raffaele Piazza

POESIA = DMITRIJ MUSELLA

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"Parole!"
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Un uccellino esce da una grotta
e vola verso la libertà,
senza lasciare impronte.
In una foresta fa più rumore
lo schianto di un albero
che una foresta nascente.
Una statua marmorea parla del suo passato,
conscia di non essere sentita.
Un libro parla del suo sapere,
conscio di non essere approfondito…
Una persona ci parla,
conscia di non essere compresa.
La natura, l’io
ci mormora parole di ferro…
che col tempo si ossidano
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"Cuore"
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Cuore di ghiaccio, cuore di quarzo…
luce che viene assorbita
e rigettata in mille colori
che ti indicano la direzione
anche nelle giornate di nebbia totale.
Ma lo stesso si rischia
di inciampare in qualche scoglio…
Cuore di pietra,
la natura lo abbraccia
ma lui rimane così com’è.
Cuore di carne,
la vita lo abbraccia.
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"Rosa dei Venti"
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Un drago verde porta con sé una rosa bianca; volando, i suoi petali caddero sul suolo di
ferro. Un uccello, un corvo, prese questo petalo bianco, volando lo perse e, cadendo, generò
una tigre bianca.
Un serpente giallo vide un animale volare, lo vide di rosso: era il corvo… Non lontano da
lui, presso la terra di ferro, scorreva un fiume, generato dal drago verde. Dal fiume fuoriuscì
una tartaruga nera…
Infine, un uomo li vide tutti e quattro attorno al serpente, immobili ma allo stesso tempo
giocavano. Giocando generavano una tempesta di vento; alla fine del fenomeno l’uomo ne
rimase colpito, andò a verificare più da vicino e sul suolo giaceva una rosa del deserto...
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DMITRIJ MUSELLA

lunedì 19 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

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Dissolvenze e sussurri: il colore della memoria tra eros, tempo e tragedia
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Di Hossam Barakat
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La raccolta Dissolvenze e sussurri di Antonio Spagnuolo si presenta come un viaggio nell’interiorità umana, dove pittura, amore, memoria, tempo e tragedia si intrecciano in una ricerca poetica ricca di suggestioni. Il titolo racchiude efficacemente il senso dell’opera: le dissolvenze evocano la precarietà delle presenze e il progressivo svanire delle certezze, mentre i sussurri rappresentano le voci della memoria, del desiderio e di tutto ciò che continua a vivere nonostante l’assenza.
Uno degli elementi più caratteristici della raccolta è il dialogo tra parola e immagine. Nei componimenti dedicati ai colori, ai pennelli, alle geometrie e alle superfici pittoriche, la poesia si trasforma in una tela verbale, sulla quale il pensiero assume forme e sfumature. In Bluesky/word, il cobalto, il pervinca, l’indaco e l’oltremare diventano strumenti attraverso cui esplorare l’immaginazione e il mistero della creazione. In Ventagli, invece, la fotografia e la tecnologia contemporanea sollevano una riflessione sulla possibilità di trattenere l’istante e sottrarlo alla dissoluzione del tempo.
Questa ricchezza figurativa costituisce uno dei punti di forza dell’autore, ma rappresenta anche un limite. L’accumulo di metafore, aggettivi e associazioni talvolta rende il discorso oscuro, indebolendo la precisione espressiva. Quando le immagini sono più selezionate e coerenti, la scrittura acquista maggiore intensità; quando si moltiplicano senza una chiara gerarchia, rischiano invece di sovrapporsi.
Accanto alla dimensione artistica emerge il tema dell’eros, vissuto come esperienza insieme sensuale e dolorosa. In Sogno, il contatto con il corpo dell’amata diventa un tentativo di restituire vita a una presenza perduta; in Erosioni, il desiderio si intreccia con il tempo e con le tracce lasciate dalla memoria. Anche Ricerche e Pulviscolo mostrano come il passato continui a esercitare la propria influenza sul presente, trasformando il ricordo in una forza che resiste all’oblio. La sensualità raggiunge i risultati migliori quando si accompagna alla consapevolezza della perdita, mentre in alcuni passaggi la densità metaforica ne attenua la spontaneità.
Il tempo conduce inevitabilmente alla riflessione sulla vecchiaia e sulla morte. In Vecchiaia, la passione non scompare, ma si trasforma in una tenerezza più pacata, capace di trovare significato nelle carezze e nella quotidianità. Tramonto rosso affronta invece il congedo dalla vita attraverso immagini naturali che suggeriscono accettazione e riconciliazione con l’imprevisto. In Tremore del suono, infine, la parola sopravvive come eco fragile, dimostrando che anche ciò che svanisce può lasciare una traccia duratura.
La dimensione esistenziale si approfondisce attraverso il confronto con la morte, il sacro e il silenzio di Dio. In Dies irae, i riferimenti alla mitologia classica si intrecciano con il timore del rifiuto e della fine; in Egli tace, la questione spirituale si trasforma in un’interrogazione sul male, sulla violenza e sull’apparente assenza di una risposta divina. La fede non viene semplicemente negata, ma sottoposta alla prova della sofferenza umana.
Con Gerusalemme, Quattordici anni e le due versioni di Libertà e tragedia, lo sguardo del poeta si apre alla dimensione collettiva. La guerra, l’innocenza violata e il sacrificio per la libertà diventano occasioni per denunciare la disumanizzazione e interrogare il prezzo delle conquiste storiche. In Gerusalemme, il sogno di un bambino che guarda le stelle rappresenta una fragile speranza in mezzo alle macerie. La poesia civile, tuttavia, risulta più incisiva quando si affida a immagini concrete, mentre perde parte della propria forza quando ricorre a formulazioni generiche o eccessivamente dichiarative.
Anche il paesaggio partecipa alla costruzione di questo universo simbolico. In Mare e Monti e Tra dipinti e illusioni di estate, la natura diventa un luogo d’incontro fra sensibilità differenti, mentre in Frontiere il confine assume il significato di una soglia che può separare, ma anche favorire l’intimità. Questi testi mantengono una buona coerenza atmosferica, sebbene alcune immagini risultino meno originali rispetto ai componimenti in cui il paesaggio si lega direttamente a un’esperienza personale.
La riflessione sulla parola trova un momento significativo in Chiusura, dove compare la figura del recensore chiamato a raccontare solitudini, ferite e silenzi. Il testo suggerisce che nessuna interpretazione possa restituire completamente la complessità del dolore. È una conclusione metapoetica interessante, anche se l’accumulo di simboli cupi avrebbe beneficiato di una maggiore essenzialità.
Nel complesso, Dissolvenze e sussurri si distingue per l’ampiezza dei temi, la ricchezza cromatica, l’intensità sensuale e il tentativo di congiungere arte figurativa, esperienza individuale e coscienza civile. La raccolta procede per richiami e costellazioni tematiche più che attraverso uno sviluppo lineare, e proprio questa struttura riflette la natura frammentaria della memoria. Tuttavia, la discontinuità qualitativa, alcune oscurità lessicali e la ripetizione di immagini simili rendono necessaria una selezione più rigorosa.
Antonio Spagnuolo propone una poesia ambiziosa, visionaria e ricca di suggestioni, nella quale la parola tenta di salvare ciò che il tempo consuma. La sua maggiore qualità risiede nella capacità di trasformare colori, corpi e paesaggi in strumenti di esplorazione interiore; il limite principale è una certa sovrabbondanza espressiva, che talvolta oscura le intuizioni più felici.
La raccolta presenta tuttavia una qualità discontinua. La frequente sovrapposizione di metafore, cromatismi e simboli — ombre, fuoco, cenere, frammenti e silenzi — talvolta indebolisce l’incisività dei versi, generando ridondanze e rendendo meno chiaro il nucleo emotivo. In alcuni componimenti, inoltre, la complessità sintattica e le associazioni semantiche poco definite compromettono la fluidità della lettura. L’intensità espressiva, infatti, non dipende dalla quantità delle immagini, ma dalla loro necessità e precisione.
Anche il ritmo e l’organizzazione complessiva potrebbero beneficiare di una revisione. Una maggiore attenzione alle pause, agli enjambement e alla musicalità interna renderebbe più incisivi diversi testi, mentre una disposizione più organica delle poesie favorirebbe il passaggio dalla contemplazione artistica alla dimensione intima, fino alla riflessione civile ed esistenziale.
Il potenziale migliore della raccolta emerge in Gerusalemme, Tramonto rosso, Vecchiaia e Tremore del suono: quattro poesie differenti, accomunate dalla capacità di mantenere una relazione riconoscibile fra immagine, sentimento e significato.
Nel complesso, la raccolta rivela un autore dalla spiccata vocazione simbolica e da un’autentica tensione emotiva. La sua ambizione consiste nel trasformare ogni esperienza in una visione; la sua principale fragilità emerge quando l’abbondanza figurativa prevale sulla chiarezza e sulla misura. È proprio nell’equilibrio tra immaginazione e controllo espressivo che la poesia di Spagnuolo trova le sue prove più convincenti.
In definitiva, Dissolvenze e sussurri ci ricorda che la poesia non può arrestare la scomparsa delle cose, ma può conservarne l’eco. Quando l’immagine si dissolve e la voce si affievolisce, resta la traccia di ciò che abbiamo amato, perduto e cercato di comprendere: una presenza fragile, ma capace di resistere all’oblio.
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HOSSAM BARAKAT

domenica 18 ottobre 2026

POESIA = VITO SORRENTI

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"IL RAGAZZO CON LA BROCCA"
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Il vento di scirocco avvampava le ginestre
sparse fra le macchie. E le sorgive d'acqua
languivano fra le felci e non davano che gocce
al fondo delle pozze che facevano da specchio
al ragazzo con la brocca.
E tutto era secco sotto il sole di giugno
che scagliava le sue frecce sugli ulivi e sulle vigne.
E la pioggia era un sogno per le arse campagne
assediate dalla gramigna e dalle tele di ragno.
E non vi era alcun segno che lasciasse presagire
l'arrivo della pioggia sugli ortaggi e sul granturco.
E uno strascico di lutto aleggiava dentro gli occhi
e sugli alberi da frutto bruciati dall'arsura.
E il paterno dolore volse gli occhi al cielo
senza scagliare alcuna freccia.
Poi volgendoli sul volto del suo giovane virgulto
diede voce al suo sconforto: “Coltivare la terra da queste parti
è come fare la guerra a un mostro invincibile e crudele”.
E asciugandosi il sudore, disse ancora: “Fuggire
fuggire lontano da questo groviglio di spine
che trafigge le mani e insanguina il cuore.
Fuggire da questa terra avara che rende amara l'anima
e arida la vita. Fuggire da questo fuoco
che brucia ogni speranza e ogni illusione”.
E al sorgere della nuova luna, il ragazzo con la brocca
che correva a piedi nudi sui sentieri del vento
disse addio per sempre ai fiori di campo
e agli odori inebrianti di origano e rosmarino
per dare un cammino diverso al suo avverso destino.
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"IL VIAGGIO"
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Alle soglie della mia giovinezza
spinsi il mio cuore verso il mare aperto
e affrontai i perigli degli avversi flutti
per dare una rotta diversa alla mia avversa sorte.
E del mare e della rotta maestro mi fu il dolore.
E il forte desiderio di divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore sospinse le mie vele
sulla distesa delle acque.
E sollievo al mio sconforto,
nelle notti di tempesta, fu l'amore di una ragazza
dagli occhi di mare dolci più del miele.
E stella polare del mio andare solitario
alla ricerca del sapere, fu la musica delle parole
dei cantori degli ideali e dei valori più alti.
E nel corso della rotta vidi molti lidi e molti porti
e le opere dei dotti ed illustri maestri
di virtute e canoscenza.
E dissetai la mia mente
a tutte le fonti della limpida saggezza
prima di veder dileguare fra i flutti
ogni residuo della mia giovinezza.
E ora, vecchio e ricco di acciacchi,
son ritornato al mio porto segreto,
alla mia Itaca giammai dimenticata,
per risentire fra gli ulivi e le querce
il fremer degli arbusti e delle odorose ginestre,
come facevo da ragazzo,
quando, fra fruscii di frasche ed effluvi silvestri,
salivo con la brocca ad attingere acque
sgorganti dalle rocce limpide e fresche
come dal mio cuore le dolci chimere.
E ora sento, in un canto del cuore,
una profonda tristezza e un ottuso dolore.
E il dolore è tristezza per le defunte chimere.
E la tristezza è amore per la mia terra amara,
disseminata di rovi e di annose miserie.
* VITO SORRENTI

sabato 17 ottobre 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO