giovedì 8 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ADA RIZZO

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Ada Rizzo: “Il cacciatore di biglie” (romanzo) – Ed. Youcanprint 2026 – pag. 266 - € 18,00
Quarantadue capitoli dettagliatamente segmentati in un lungo racconto, nel quale i numerosi personaggi ricamano eventi di quotidianità, a momenti convulsi, a tratti plasmati nella morbida illusione, a momenti impuntati contro la violenza che cerca di distruggere materia e sentimenti.
“L’universo che scoprirete in queste pagine esplora il profondo impatto dei conflitti armati sui cittadini più vulnerabili, e al tempo stesso più resilienti: i bambini. – Scrive Farzaneh Dorri in prefazione- Attraverso i loro occhi, la guerra non è una grande strategia politica, ma una crisi personale, una rottura della sicurezza e dell’innocenza. Queste pagine offrono una testimonianza della loro capacità di agire, sopravvivere e mantenere viva la speranza, nonostante la devastazione.”
E’ la voce di bambini che quasi sempre non posseggono lo scudo che sappia difenderli contro un mondo intento a distruggere e ad abbrutire nelle violenze, e la sopravvivenza diventa capricciosa necessità atta a condividere le difficoltà distillate dal tempo ingordo.
Samyr, Kalila, Mariam, Bashir, zia Fatima, percorrono queste pagine con passi colorati, in una stesura del testo pregevolmente ricca di eloquenza.
C’è un brano a metà volume che costruisce il ricordo di una giornata apparentemente semplice, ma destinata ad assumere, nella memoria, un valore quasi assoluto. Il gioco tra il narratore e Kalila nasce dall’acqua e dal movimento: gli spruzzi, la fuga, l’inseguimento, il corpo sollevato sulle spalle diventano gesti di una complicità spontanea, nella quale il tempo sembra sospendersi. L’espressione «gioco infinito» introduce già il tema centrale della pagina: il desiderio di sottrarre alla precarietà dell’esistenza un momento di felicità.
Attorno ai due protagonisti si dispone una piccola comunità affettiva: mamma e papà osservano, sorridono, controllano con discrezione che il gioco rimanga sicuro. Il loro sguardo introduce una dimensione protettiva e familiare che trasforma la spiaggia in uno spazio dell’infanzia e della serenità. Anche il cibo — pane caldo, olive, pomodori, formaggio — partecipa a questa costruzione della felicità. La semplicità del pasto ne accresce il valore: non occorrono ricchezze, perché il piacere nasce dalla condivisione e dalla presenza reciproca.
Il tramonto conclude la giornata con un’immagine fortemente simbolica. Il cielo che «esplode di colori» accompagna la discesa del sole e, insieme, la consapevolezza che ogni momento felice è destinato a finire. Il gesto finale, con la testa di Kalila appoggiata al narratore, concentra tutta la tenerezza del ricordo: «vorrei che questo momento non terminasse» non è soltanto un desiderio infantile, ma la struggente aspirazione a fermare il tempo e conservare intatta una felicità che proprio perché fuggevole diventa preziosa.
Tutte le pagine di Ada Rizzo posseggono una limpida capacità evocativa e procedono attraverso dettagli concreti, evitando l’eccesso sentimentale. Acqua, sabbia, cibo, ombra, tramonto e viaggio sull’Ape Car, incontri e scontri, timore e spavalderia, compongono una memoria sensoriale molto viva. Particolarmente efficaci gli improvvisi passaggi dalla dimensione giocosa a quella malinconica, dalla descrizione dettagliata ai lampeggi dei sentimenti. La semplicità della narrazione è dunque la forza principale: dietro il racconto di coinvolgimenti familiari si avverte il bisogno profondo di salvare dall’oblio un istante d’amore.
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ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 7 ottobre 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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“Il vuoto”
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Abbandonato, cadrò senza cadere,
catapultato oltre ogni possibile confine,
nel vuoto che non ha testimonianza.
Non sarà notte, né silenzio, né attesa,
nessun luogo, nessun nome, dissolti fuori del tempo.
Come presenza un’assenza che non conosce più!
La parola che fu, sempre senza pronunce,
e tutto ciò che ho amato ed evapora,
avrà forse il peso di una foglia caduta.
Ogni libro sarà pagine senza più respiro,
le mani che ho stretto perderanno calore.
L’amore donato e ricevuto,
che sembrava una forma invincibile dell’essere,
si farà improvvisamente il non-essere,
come una fiamma spenta prima ancora di ricordare luce.
Soltanto un breve errore della materia,
un lampo apparso nel buio e subito restituito al buio,
il volto che ancora riconosco nello specchio?
Occhi per non vedere ciò che insegue la vita
la mia energia, dispersa oltre misura,
insegue inutilmente chi ora la contiene.
I versi mi appartengono tremando
incapaci di restituirmi un abbraccio, in assolute distanze.
Consumata con ostinata passione la carne
potrà sembrare come non fosse mai accaduto,
e contro Thanatos, non avrà di nuovo un cuore.
Resterà forse, sorseggiando le macchie di un arcobaleno,
finché anche la memoria non avrà più voce.
Resterà nel non essere l’eco dell’energia dispersa!
Poi nulla: non l’eternità, ma l’assenza dell’eternità stessa.
nel mondo come un segno cancellato dal coltello.
Il silenzio che non ci appartiene, precipitando
truccato in tacchi a spillo, sarà promessa di ruggine
consumata ai margini di una prenotazione.
*
*
“Medaglione”
-
Forse un colpo di clava, come caverna
da ricostruire assecondando passioni,
ripristina filtrati ormai archiviati,
o nei segreti un senatore che parla di confronti
e di vecchie amicizie, vittima di una donna
sazia di sassi e di civetterie.
Completamente in custodia delle meraviglie
additato dai turni della misericordia
divento l’ossessione che scardina,
grimaldello affidato al principio e mille volte
marea da ricomporre con preziosi inviti.
Per te ancora pagine che colorano di luci
il segno della sepoltura, cariatide e riflesso
della ricognizione che si schiude
nel tepore di domande ingommate nell’occhio.
Inciampa in fretta il cuneo dell’imbrunire:
medaglione ricordo di un racconto.
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ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 6 ottobre 2026

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

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"Alessia accarezza il mare"
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Sguardo di Alessia al folto
delle onde con gli occhi
nel lambirle a poco a poco
sottese all’azzurrità del cielo.
Accarezza il mare Alessia
dal belvedere del Parco Virgiliano,
l’aria a dissetarla nella tersa
stagione (la quinta che oltre
gli orologi esiste). Azione
di Alessia nell’intensificare
le tinte nel leggere la marina
distesa (il graffito: non ti
lascerà)
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Raffaele Piazza.

SEGNALAZIONE VOLUMI = CRISTIANO CUTURI

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Cristiano Cuturi: “Come rondini in volo” – Ed. La valle del tempo 2026 – pag. 82 - € 16,00
La sensibilità, plasmata con semplicità e delicatezza, regala pagine che sembrano continuamente attendere un segnale che sappia stringere nella morsa della creatività le variegate emozioni che improvvisamente la quotidianità ci porge tra la sgangherata realtà ed rigore inaspettato dei confronti. La scrittura di Crisitano Cuturi si inserisce abilmente nella tradizione plasmando accenni di stesure moderne che nella maggioranza delle composizioni insiste spesso sulla recitazione della preghiera. Attrae l’apertura a questa lettura la poesia “Sulla mia chitarra più vecchia” (pag. 24) che recita:
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Sulla mia chitarra più vecchia più preziosa
ci sono i segni che ha fatto un bambino che non sapeva suonare
l’ho tenuta per tanti anni abbandonata, perché conoscevo solo pochi accordi.
Adesso che so suonare qualcosa vorrei tanto che mi ascoltasse mio padre,
adesso che tutto riposa dentro l’abbracio che da la sera,
troppo generosa e troppo donna, come una femmina che concede
la sua bellezza al mondo intero.
Proprio adesso. Io vorrei che le note di quelle corde che da poco ho cambiato,
arrivassero sino al paradiso, che credo che poi non sia così lontano.
-
Chiaramente si costruisce intorno a un oggetto apparentemente semplice, la chitarra, che diventa progressivamente il deposito materiale della memoria e del rapporto con il padre. La “chitarra più vecchia più preziosa” non vale per la sua qualità musicale, ma per i segni lasciati su di essa da un bambino incapace ancora di suonare: quelle tracce infantili sono dunque una sorta di scrittura originaria, testimonianza di un tempo in cui il desiderio precedeva la competenza. La chitarra conserva ciò che il tempo non può cancellare: l’immagine di quel bambino e, insieme, la possibilità di un dialogo rimasto incompiuto. Il passaggio decisivo avviene quando il poeta confessa di averla tenuta per anni “abbandonata”, perché conosceva soltanto pochi accordi. L’abbandono dello strumento può essere letto anche come metafora di una vita sospesa: qualcosa che possiede una voce, ma non ha ancora trovato i mezzi per esprimerla pienamente. Ora, invece, “so suonare qualcosa”: l'espressione volutamente modesta contiene una conquista profonda. Non importa quanto sia grande la competenza raggiunta; ciò che conta è che finalmente il poeta sente di poter dare una forma alla propria voce e, soprattutto, di poterla offrire a qualcuno.
Quel qualcuno è il padre, inseguito ripetutamente nei suoi versi, intaccando e ricucendo memorie, evocato con una frase di struggente semplicità: “vorrei tanto che mi ascoltasse mio padre”. Il desiderio arriva però quando l'ascolto non è più concretamente possibile. Da qui nasce la tensione fondamentale della poesia: proprio nel momento in cui il figlio sente di avere finalmente qualcosa da dire, il destinatario non può più riceverlo. La musica diventa allora un tentativo di oltrepassare la separazione della morte.
Molto intensa è l'immagine della sera, “troppo generosa e troppo donna”, quasi una presenza femminile che accoglie e avvolge ogni cosa. La sera assume così un valore materno ed erotico insieme, una dimensione di abbraccio universale nella quale “tutto riposa”. È il momento in cui i confini tra presenza e assenza sembrano attenuarsi e il ricordo può cercare una strada verso l'oltre.
Le corde appena cambiate rappresentano una possibilità di rinascita della voce. Le nuove corde possono finalmente produrre note capaci di salire verso il padre: “arrivassero sino al paradiso”. Ma anche il paradiso viene sottratto a una dimensione dogmatica: “credo che poi non sia così lontano”. Quel “credo” è fondamentale, perché non afferma una certezza religiosa; esprime piuttosto una speranza, quasi una fiducia poetica. La distanza della morte può forse essere ridotta dalla musica, dalla memoria, dall'amore.
Silloge ricca e programmata nei riflessi di ricordi ed emozioni, nei tratteggi di avvenimenti e metafore completamente sciolte. Poesia della memoria filiale e della parola tardiva, costruita su un linguaggio piano, colloquiale, che acquista intensità proprio al padre. attraverso la sincerità della confessione. Particolarmente efficace è il contrasto tra il “avvenimenti della prima infanzia e l'uomo che oggi vorrebbe essere ascoltato”: in mezzo c'è tutto il tempo della vita.
Il periodo linguistico concettuale si basa su di un atto di fiducia per quei contatti sentimentali ed universali che accostano metafisica e storia, etica e scienza, amore e inganno, illusione e speranza, dubbio e fede, per una sapiente interpretazione del tempo passato e del vissuto attuale.
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ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 5 ottobre 2026

POESIA = MARIA TERESA INFANTE

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1." Sale in zucca"
-
Avrei voluto scrivere poesie
direzionare il volo col timone
– un legno antico che non ha frontiere –
inerpicarmi
scendere di testa
dove i grafemi scindono gli schemi
e trasformare il male con il bene
-
un po’ d’inchiostro non è mai abbastanza
provo a passarlo da una mano all’altra
-
si dà di sale
se la carne è sciapa
intanto i crampi stridono la mente
-
si dà di matto
se rimani a terra.
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(da “Extrema ratio”, Genesi Editrice, 2021)
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2. "Manovre"
-
Sono giorni che dovrò scontare
andare a capo non è ritornare
-
eppure un punto non è mai abbastanza
a far poesia di un sogno malandato.
-
Cassare il tempo deflorato invano
-
un tentativo per poter barare.
*
(da “Collisione d’interni”, Il Convivio Editore, 2019)
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3. "Spettro"
-
C’eravate tutti al mio funerale
poche parole, braccia lungo i fianchi.
-
Solo il ricordo vive a fare da sponda
ciò che da morti è chiaro più del sole.
-
C’eravate tutti al mio brindare in vena
qualcuno mi ha portato un fiore
– quindici rose, forse per errore –
magari solo per sventrarmi il petto
qualcuno mi ha schernita ardito
un altro mi ha sputata in viso
un uomo mi ha chiamata figlia
e dato un nome, quasi fosse un dono
-
due occhi invece mi han fatto l’amore
e anche la morte mi sembrò migliore.
-
C’eravate tutti ed io con voi
seppur la vita mi portò lontano
-
dov’ero spettro mentre respiravo.
*

da “Collisione d’interni”, Il Convivio Editore, 2019
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MARIA TERESA INFANTE LA MARCA

domenica 4 ottobre 2026

POESIA = SANDRO ANGELUCCI

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"S’aggiungono altre voci"
-
Non canta il gallo.
Risponde a chi lo chiama
sporgendosi al balcone del mattino.
È la luce, è il Sole che lo cerca,
che gli domanda
se ancora riconosce chi tradisce.
Tre volte,
senza saltare un giorno,
ripete il nome.
Trenta denari, sempre quelli,
l’offerta, il baratto,
la guerra al posto della pace.
Ma Giuda è morto
mentre la cattiveria sopravvive.
C’è qualcosa di più forte dell’amore?
Al gallo
si sono aggiunte voci da ogni dove:
cantano le tortore, i passeri,
i girasoli.
Ed alle loro
s’unisce il suono di queste mie parole.
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"Sul fondo del bicchiere"
-
Una goccia di miele
che cade nel latte bollente,
precipita sul fondo del bicchiere
e si dissolve.
È questo
la parola di un poeta.
Un grumo di bellezza che si scioglie
per rendere più dolce
la bevanda.
Ma la sua forza,
ciò che la distingue
più dello zucchero è quel dissolvimento
quello sparire
per regalare ancora una speranza,
quel velocissimo
battere le ali
che tiene l’ape in stallo
e il cielo in equilibrio sul creato.
-
Da “Si aggiungono voci” (LietoColle, 2014)
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"Alleluia"
-
Sta tramontando il Sole.
Ma penso all’alleluia.
No, non quello che credete.
All’alba,
è all’alba che si proietta
il mio pensiero.
Perché - forse non lo sapete -
ma è così che i primitivi
salutavano il ritorno della luce.
E ringraziavano
- perché no -
sacrificando un animale,
edificando qualche dolmen
qualche menhir
o più semplicemente
ridendo, cantando
abbracciandosi in silenzio.
Alleluia,
un suono gutturale, intraducibile
come l’amore, come la pace,
come la vita.
-
(Inedito)
SANDRO ANGELUCCI

sabato 3 ottobre 2026

POESIA = JASNA GUGIC

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"SEI LA MIA STRADA"
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Così spesso mi fermo
e ti guardo soltanto,
nel silenzio dei templi della vita,
mentre benedici tutto ciò che ho davanti
e apri per me ogni strada,
le mie strade senza meta,
e con la preghiera illumini il mio volto.
-
E quando penso che tu sia lontano,
in stanze a cui non è dato accedere,
sento il tuo sguardo tra la folla,
tra milioni di persone.
-
Così spesso mi fermo
e non so, alla fine di quale strada,
tu mi stia aspettando.
-
E sempre ritorno
molti anni indietro,
e così spesso ringrazio Dio
per la tua presenza,
perché tu sei il destino
e sarai alla fine di ogni mia strada,
a raccogliere tutti i sorrisi,
tutte le lacrime
e tutte le preghiere.
-
Così spesso ti guardo,
mentre guardi pensieroso,
come se dentro di te
soffocassi tutti i tuoi pesi,
tutti i pesi della vita.
-
Così spesso mi fermo
e aspetto che tu rida,
con quel tuo sorriso sonoro,
per sapere
che sei felice.
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"SILENZIO INFRANTO"
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Dopo tutti gli amori sei arrivato, come un sigillo sacro, nella mia vita,
come il capitolo che ho atteso per tutti questi anni, nell’abbaglio cieco dell’amore.
Sei arrivato, ma troppo tardi, perché questo amore è impossibile,
così sacro, silenzioso e meraviglioso, silenzioso come il silenzio nel quale vivi e che ami così profondamente.
Sei arrivato e, senza saperlo, hai portato questo amore nel mio cuore, chiuso da tanto tempo,
un amore che apre tutte le porte della terra e del cielo e innalza i sorrisi fino alle altezze del cielo.
Sei arrivato per lavare, con la tua purezza, i miei occhi giocosi, e hai colorato tutte le mie oscurità.
Sei arrivato non come un passante sui marciapiedi della vita.
Sei arrivato con la benedizione delle tue mani, sei arrivato come una preghiera esaudita dal cuore,
come una risposta al nostro silenzio.
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"ABBRACCIA IL MIO SILENZIO"
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Abbraccia il mio silenzio
con le tue mani di luce e di felicità,
e cingi il mio cuore
con fili di seta.
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Non lasciare che il vento del Sud
porti via il sorriso
di una speranza donata
a chi è caduto
e non sa più rialzarsi.
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Abbraccia il mio silenzio
e sentirai, nel buio,
il fremito del mio cuore,
il lieve tintinnio del desiderio
che si risveglia
nel silenzio infinito
della mia anima.
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Abbraccia il mio silenzio
e chiamami per nome
in questa notte
sospesa nell’attesa.
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E io verrò,
leggera come una fata,
vestita soltanto di bianco,
per aprire i tuoi occhi
alla luce.
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Quegli occhi
che ardono e brillano
come stelle incendiate
nel cielo della notte.
-
I tuoi occhi
sono fari bianchi
che illuminano
la paura delle mie profondità.
-
I tuoi occhi
sono diamanti eterni,
gemme accese
nei colori segreti
di una vita
immensa e meravigliosa.
** JASNA GUGIC
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Tutti i diritti riservati@Jasna Gugić