giovedì 1 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA MARIA MICKIEWICZ

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Anna Maria Mickiewicz: “Il mistero del tempo” Ed. Giuliano Ladolfi 2026 - € 10,00
* Silloge variegata ed accattivante che raccoglie poesie tradotte dall’inglese a cura di Izabella Teresa Kostka e Gregory Spis, in un rincorrersi di figure e di accenti, ricamati da scrittura plasmata secondo il ritmo musicale delle sillabe. Dal testo originale gocciola la poesia che trasporta e in varie accensioni delinea un paesaggio di quiete contemplativa, nel quale la natura diviene lo spazio privilegiato di una riflessione interiore. L'ombra del vecchio cedro, immagine di stabilità e di memoria, accoglie il fluire sereno dei pensieri, sottraendoli per un momento all'agitazione della quotidianità. Forse la poetessa cerca una pausa in cui l'anima ritrovi la propria libertà e si apra ad una dimensione più profonda, evocata dall'aggettivo «platonica», che richiama la tensione verso l'ideale, la conoscenza e l'armonia spirituale.
Proprio quando la contemplazione raggiunge il suo momento di maggiore serenità, emerge il tema centrale della poesia: il tempo, «il concentrato della transitorietà», introduce una consapevolezza filosofica che incrina, senza distruggerla, la quiete precedente. Il tempo, misurato in secondi, diventa la sintesi della precarietà dell'esistenza. Tutta la raccolta si distingue per la sobrietà del linguaggio e per la capacità di condensare in pochi versi una riflessione esistenziale. La successione delle immagini naturali costruisce un'atmosfera distesa, nella quale la delicatezza delle percezioni si accompagna a una sottile tensione filosofica. Particolarmente efficace è la personificazione del sole «pigro», che conferisce al paesaggio una dimensione quasi umana. Il riferimento all'anima platonica amplia invece l'orizzonte lirico, introducendo una suggestione metafisica. Il finale, concettualmente incisivo, offre una chiave interpretativa all'intero testo. Si potrebbe tuttavia osservare che l'espressione «il concentrato della transitorietà», pur densa di significato, risulta più astratta rispetto alla concretezza delle immagini precedenti. È proprio in questa tensione tra sensibilità paesaggistica e riflessione intellettuale che risiede la peculiarità dell’emozione.
Così anche i pensieri di Socrate sviluppano come una meditazione sospesa tra ragione e sentimento, nella quale la natura diventa il luogo simbolico di una trasformazione interiore. Il boschetto incantato, inizialmente animato da una vitalità sensuale e quasi selvaggia, si trasfigura in una dimensione candida: il bianco che lo ricopre, addensandosi in petali e diffondendo un dolce aroma, suggerisce una metamorfosi che attenua l'impeto originario per approdare a una condizione di purezza e di delicatezza.
Il nucleo filosofico mette in discussione il rapporto tra razionalità e sensibilità. La ragione, tradizionalmente associata alla conoscenza e alla ricerca della verità, sembra qui allontanarsi da quella sfera affettiva che alimenta la tenerezza e custodisce la ricchezza dell'esperienza umana. Socrate, nascosto nella nuvola dei pensieri, diviene così una presenza evocativa, quasi una coscienza che interroga il mistero dell'esistenza senza pretendere di risolverlo.
Alcuni componimenti si distinguono per una costruzione prevalentemente analogica, nella quale il paesaggio naturale si trasforma in paesaggio mentale. Il bianco dei petali, la nuvola, la luce dorata e le cellule della memoria compongono una trama di immagini delicate, sostenuta da un'atmosfera rarefatta e contemplativa.
Il pennello delinea i prati fioriti, i monti della Sierra, le mani in un abbraccio nel cielo, una ghiandaia piena di timore, la tela stanca del colore che rivela nudità, lo zaffiro contro il farinello bianco della memoria. Fotogrammi che evocano memorie ed attese.
Da centellinare un brano in prosa dedicato ai cieli di Londra, che tra le prime pagine del volume cesella un’atmosfera singolare e decisamente caratteristica.
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ANTONIO SPAGNUOLO

RIVISTA = KENAVO'

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E' in distribuzione il numero 84 (settembre 2026) dell'elegante e sobria rivista KENAVO' - fondata e diretta da Fausta Genziana Le Piane
Firmano questo fascicolo:Aurelia Rosa Iurilli, Clara Di Stefano, Anna Manna, Fausta Genziana Le Piane, Damiano Ricca,Gemma Ravanello, Valentina Bandiera, Paolo Carlucci, Roberto Casati, Antonio Spagnuolo, Alessandro Montagna, Elisabetta Tassi.William Butler Yeats
Scaffale verde in appendice con segnalazione volumi editi di recente.
Inserto dedicato alla Casa di Jacques Couelle a firma di Julie Rebeyrol.
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Per contatti: faustagenzianalepiane@virgilio.it

martedì 29 settembre 2026

POESIA = TALUKDAR LOVELY

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"DO NOT SAY NO MORE"
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Do not say—
“I will not.”
Take that word
and strike it against the walls of silence.
Break it open.
Let it bleed.
Cry out, woman.
You are not a child
to be taught obedience.
Not a girl
waiting for permission to become herself.
Not merely a mother
defined by the body that bears life.
And never—
never a commodity
for the diseased fantasies
of a mutilated masculinity.
You are not the body
they price, possess,
decorate and consume.
You are the wound in the sky
of a sick society—
the unbearable truth
beneath capitalism’s
towering dream of desire.
Woman,
do not feed the furnace of capital
with your silence.
Do not become the velvet curtain
hiding a capitalist’s obscene dream of luxury.
Do not lend your beauty,
your body,
your silence
to the architecture of their power.
Step down from the pedestal
they built for you.
Step out of the cage
they named protection.
Come—
stand naked before truth,
not before their eyes.
Straighten your spine.
Stand.
Let your voice rise
like a storm breaking
over a sleeping continent.
Shout
until the walls of fear
remember your name.
Resist.
And if your mouth must speak
the language of rage,
then spit—
spit not upon humanity,
but upon the face
of that grotesque masculinity
which mistakes possession for love,
silence for consent,
and power for manhood.
Woman—
you were never born
to be someone’s dream of possession.
You were born
to become
your own truth.
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Talukdar lovely
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General Secretary Writers' Web Bangladesh Treasurer of International PEN Bangladesh
Cbilatu930@gmail.
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"NON DIRE PIÙ DI NO"
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Non dire—
«Non lo farò».
Prendi quella parola
e scagliala contro i muri del silenzio.
Spezzala.
Lascia che sanguini.
Grida, donna.
Non sei una bambina
a cui insegnare l'obbedienza.
Non una ragazza
in attesa di permesso per diventare se stessa.
Non soltanto una madre
definita dal corpo che genera vita.
E mai—
mai una merce
per le fantasie malate
di una mascolinità mutilata.
Non sei il corpo
che loro prezzano, possiedono,
decorano e consumano.
Sei la ferita nel cielo
di una società malata—
l'insopportabile verità
sotto l'imponente sogno di desiderio
del capitalismo.
Donna,
non alimentare la fornace del capitale
con il tuo silenzio.
Non diventare il sipario di velluto
che cela l'osceno sogno di lusso del capitalista.
Non prestare la tua bellezza,
il tuo corpo,
il tuo silenzio
all'architettura del loro potere.
Scendi dal piedistallo
che hanno costruito per te.
Esci dalla gabbia
che hanno chiamato protezione.
Vieni—
sta' nuda di fronte alla verità,
non di fronte ai loro occhi.
Raddrizza la schiena.
Sta' in piedi.
Lascia che la tua voce si levi
come una tempesta che si abbatte
su un continente addormentato.
Grida
finché i muri della paura
non ricorderanno il tuo nome.
Resisti.
E se la tua bocca deve parlare
la lingua della rabbia,
allora sputa—
non sull'umanità,
ma sul volto
di quella mascolinità grottesca
che scambia il possesso per amore,
il silenzio per consenso,
e il potere per virilità.
Donna—
non sei mai nata
per essere il sogno di possesso di qualcuno.
Sei nata
per diventare
la tua stessa verità.
*
Talukdar Lovely
*
Segretario Generale Writers' Web Bangladesh
Tesoriere di International PEN Bangladesh
Cbilatu930@gmail.com

lunedì 28 settembre 2026

POESIA = WALTER CHIAPPELLI

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" I "
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Qual è il nostro destino
ultimo? Rivangare
questo terreno brullo
mentre la vita sboccia si fa fiore
frutto è sconfortante
festante è il canto inventato dal fanciullo
che guarda il sole e non sa perché canta
che corre verso la musica del melo
fiorente con l’agile amore invocato
dall’attimo fuggente
beata è l’incoscienza del bambino
che gode il pulsare attivo del mondo
dell’esistenza ai suoi sguardi casta;
la sua toccante grazia
allieta l’età nostra che passo passo
ascende dove? allo stelo oscillante?
Qualcosa della vita noi maturi
sappiamo, e nient’altro.
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"È una poesia di molta saggezza: molto ammonisce, molto invita a condividere gioia e riflessione, giudizio e condivisa amicizia. Per questo tanto guarda alla luce, tanto ai frutti felici della natura al rinnovarsi dell’amore, agli incontri fuggevoli e proprio per questo resi più veri e duraturi per la forza della parola che li rievoca o che racconta."
Giorgio Bàrberi Squarotti
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"II"
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Che slanci verso gli abbracci d’amore
che sguardi intreccianti gioie eccitanti
non due ma un’anima sola in un solo corpo
e baci e baci e baci ebbri di baci
sensi e anima felici nel piacere
celebrano la fine momentanea
d’ ogni brama temporale
d’ ogni resurrezione celestiale:
celebrano un’ armonia immortale
della Vita
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Porretta Terme 14 febbraio 2025
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"III"
***(all'amico Sandro Gros Pietro)
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È ineffabile la gioia dell’anima
ascesa al supremo stupore dell’arte
o Bellezza soffusa effusione
espansa dall’ispirata arte umana
s’innamorano gli occhi contemplanti
incantati dai tuoi corali incanti...
e quando vinto da emozioni conturbanti
nel vedere e ascoltare e leggere
dei rari grandi umani
le divine opere
e l’ebbrezza più eccita i sensi e la mente,
credo ancor più nell’anima immortale
-
Porretta Terme, 16 ottobre 2020
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WALTER CHIAPPELLI

SEGNALAZIONE VOLUMI = FLORIANA PORTA

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Floriana Porta: “Nel giardino dei tuoi passi” – Ed. Le pecore nere- 2026 – pag. 108
Silloge questa di particolare interesse, per la stesura policromatica delle numerose pagine illustrate e per l’amalgama che arricchisce ogni componimento poetico.
Volume dal duplice tiro e “Floriana Porta si è calata, dopo una lunga lettura e una lunga frequentazione, nell’intima ed enigmatica poetica di Emily Dickinson. – come scrive Patrizia Tocci in prefazione - Ha individuato due modalità molto interessanti per restituirci la vicinanza alla poetessa vestita di bianco. Ha usato la modalità pittorica ma anche la modalità poetica; potremmo riunirle sotto il segno del grafos, il segno tracciato con le parole o quello tracciato col pennello. In ogni caso che sia una penna o un pennello, è una protesi dell’anima.”
Ecco che a pagina 18 il disegno ispira una poesia che si costruisce attorno all’immagine centrale del fiore, simbolo di qualcosa destinato a sopravvivere alla precarietà del tempo. Non dunque soltanto una presenza naturale, ma una realtà capace di concentrare in se la memoria, sembra opporsi alla dissoluzione, ed è quasi traccia di passione rimasta intatta. “Promettimi che non svanirà” scrive e non chiede solo la conservazione di un fiore, ma la permanenza di ciò che esso rappresenta. Forte compattezza simbolica dalla concretezza cromatica del “purpureo splendore” all’astrazione del mistero. Un album ricco di sorprese per tutte le incursioni pittoriche che si susseguono in una tessitura che riesce a sostenere un adagio che sembra quasi un racconto.
La poetessa che ha esposto i suoi acquerelli e le sue chine in diverse mostre, legando la figura femminile alla natura, all’arte antica e alla sacralità della bellezza, ancora una volta riesce qui a coinvolgere il lettore, come in una giostra che riflette misteri e realtà in continuo evolversi.
Piacciono in tutte le pagine, così come i versi di Emily. A volte sono figure appena accennate, altre volte ben dettagliate dai colori come un fiore, un insetto, una siluette, un tendaggio. Altre volte ci propongono il volto di Emily immerso in tristi o dolci illusioni, ci aiutano a sentire l’eco dei suoi passi sulla ghiaia del giardino. Diviene nei tratti della penna e del pennello una figura contemporanea, nostra. Le immagini scelte sono documenti e musica, tratteggi e ritmi, sospensioni di scelte e proiezioni del pensiero.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA SEROFILLI

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Valeria Serofilli: "Il cappello a fiori" - Ed. Leonida - 2026 - pag. 104 -- € 14,00
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La liturgia del ritorno: sulla scrittura e l’estetica di Valeria Serofilli
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L’elegia del margine e la sublimazione del quotidiano
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L’opera poetica di Valeria Serofilli, summa di un percorso intellettuale che attraversa decenni di produzione saggistica e lirica, si colloca all’interno di un panorama tardomodernista in cui la parola non è monumento, ma scoria luminosa, residuo di un’archeologia del quotidiano. La sua scrittura adotta la strategia dello scarto: il verso si denuda di ogni enfasi retorica fino a farsi ricognizione intima e civile. Nella silloge Il cappello a fiori (Appointment in Samarra), come nelle precedenti prove, la voce poetica dialoga costantemente con la soglia, con il transito tra la vita e la sua dissoluzione, opponendo alla mercificazione imperante del discorso letterario una rigorosa resistenza formale ed etica. Titoli emblematici della sua produzione, come Nel senso del verso o Taranta d’inchiostro, dichiarano sin dalla soglia paratestuale l’urgenza di un’indagine ontologica sulla forma. Come acutamente rilevato da una ricognizione critica che guarda ai vertici della riflessione contemporanea - affine alla tensione etica di un Giorgio Agamben o alla decostruzione del soggetto operata da poeti come Giampiero Neri, Serofilli costruisce un teatro in cui la voce lirica si fa carico del dolore del mondo senza mai scadere nel patetico. «Quando arriverà la Signora / la Signora/ quando arriverà / avrà i capelli biondi/ e un cappello a fiori / non la solita veletta nera». In questi versi inaugurali, l’allegoria della morte perde i suoi attributi cupi e terrorizzanti per vestirsi di una familiarità straniante, quasi domestica, dove l’ironia sottile disamina il tragico. Analogamente, nella Funzione religiosa, il rito collettivo si scompone in una galleria di umanità imperfetta: «La Messa è finita: andate in pace / No, aspettate! / Rotola fuori dal messale una postilla / o forse un refuso: “Da leggersi al momento opportuno: istruzioni per l’uso!”». Qui il testo svela la sua natura metaletteraria: la liturgia si rovescia in errore tipografico, in postilla irriverente che demolisce l’istituzione attraverso il dettaglio minimo.
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Analisi: Pragmatica, neuroestetica e sociologia dell’arte
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Da una prospettiva accademica, l’architettura testuale di Valeria Serofilli si offre a un’indagine multidimensionale che interseca la critica letteraria analitica, la pragmatica linguistica, la neuroestetica e la sociologia dell’arte. Il testo poetico opera attraverso una fitta rete di speech acts (atti illocutori e perlocutori) e deixis temporali e spaziali che disorientano e coinvolgono il lettore. Nella poesia Lode alla formica, la struttura interrogativa iniziale («Chi sono io / chi sono/ per schiacciare una formica?») attiva una presupposition di vulnerabilità ontologica. L’uso della indexicality connette il micro-evento naturale (il tragitto dell’insetto) alla macro-riflessione esistenziale sulla fatica del vivere (l’evocazione di «Sisifo alla montagna»). L’atto della scrittura viene parificato al lavoro infaticabile della formica: «Tu/ punto d’ombra ma d’inizio scrittura / ed una dietro l’altra a crear trama e versificazione». Dal punto di vista della neuroestetica, la ripetizione ritmica e la simmetria microstrutturale presenti nei componimenti di Serofilli stimolano la sincronizzazione percettiva del lettore. Il passaggio improvviso da registri elevati a notazioni colloquiali (come l’apparizione del gatto con il fiocco nero o del ladro con il sacchetto vuoto nella Funzione religiosa) genera un salutare cognitive friction (attrito cognitivo). Questo cortocircuito stimola le aree cerebrali deputate alla risoluzione della incongruenza estetica, trasformando la lettura in un’esperienza di risonanza emotiva profonda. In chiave sociologica e antropologica, l’opera di Serofilli - che affonda le radici nel suo ruolo di operatrice culturale e presidente di associazioni come AstrolabioCultura- rappresenta un avamposto di resistenza contro la mercificazione neoliberista della cultura. La poesia non si piega alle logiche dell’industria editoriale di massa, si configura come spazio di autonomia critica. L’opposizione finale tra la cicala e la formica in Lode alla formica («che non/ come Rodari, preferisco la cicala!») ribadisce la necessità di un impegno etico e laboratoriale che rifiuta la facile spettacolarizzazione a favore di una laboriosità testuale rigorosa e sotterranea.
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Conclusione
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L’itinerario poetico di Valeria Serofilli si conferma come una delle voci più lucide e coerenti del panorama italiano contemporaneo. Attraverso una scrittura che sa coniugare la profondità dell’indagine civile con la levità dell’ironia e la precisione dell’innesto formale, l’autrice restituisce alla poesia il suo ruolo originario di scandalo e conoscenza. I suoi testi non cercano il consenso immediato dei circuiti commerciali, esigono un lettore partecipe, capace di abitare la fessura tra il rito e il suo scarto, tra la norma e l’inaspettata rivelazione del dettaglio.
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IVAN POZZONI

domenica 27 settembre 2026

POESIA = DONATELLA CANESCHI

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"Isola"
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Ritorna , primitivo , un tempo d’infanzia
nuda la vita,
respira il salmastro.
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Il mare ha baci di sale
carezze di mirto
aromi sospesi di sogni.
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L’isola-culla muta
le linee ordinarie,
dilata il respiro,
accende desideri.
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Un canto d’azzurro,
eterna ridondanza
…dolcezza e inquietudine
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Radici riscopri
dell’essere al mondo ,
fra i gigli di mare e le impronte .
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Riscopri
l’ignoto del viaggio, in un volo,
dissolto al tramonto .
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"GAZA"
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Lacerato il cielo
perso il respiro del mondo .
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Vittime civili
tanti bambini …rubata ogni infanzia ,
rovesciato
calpestato
ogni diritto.
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Bombe macerie .
sangue,ferite
sete fame malattie
dolore …morte…infinita follia
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Impotenti
(di fronte ai nostri schermi tv)
Assistiamo al massacro
Voluto dai sovrani del potere :
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Seminano catrame
custodiscono polvere
il fango del denaro ,
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ciechi a ogni Primavera .
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"Parole in fuga"
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Volano sulle ali del tempo , le nostre parole,
tracce d’inchiostro ,
impronte in metamorfosi.
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Inseguono la storia del mondo,
moltiplicano le stagioni ,
nel mistero di chi
ne filtra il senso .
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Una trama di strade , in fuga
per tornare al tempio dell’anima
fertile fermento , oltre la cenere .
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Dono di luce e sudore , la scrittura :
memorie stratificate
fluttuano insieme al desiderio,
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cromatura dinamica , al fondo dell’abisso.
****** "Linfa del tempo"
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Siamo rami e foglie d’uno stesso albero,
linfa del tempo ,amore.
Scambiamo
sguardi, gesti ,parole
speranza e dolore
per rinascere,
in una manciata di stelle.
=
DONATELLA CANESCHI