giovedì 21 gennaio 2021

PREMIO = APOLLO DIONISIACO


***Annuale Internazionale Apollo dionisiaco Roma 2021 invita poeti e artisti a celebrare il senso della bellezza
Opere in poesia e opere d’arte visiva, in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite e a tema libero, di autori e artisti di ogni età, libera formazione e nazionalità, sono attese entro il 4 giugno 2021 via e-mail all'indirizzo: accademia.poesiarte@libero.it
L'Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, bandisce il Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo dionisiaco, VIII Edizione Roma 2021, senza scopo di lucro.
L’evento artistico e letterario celebra l’espressione creativa, come spazio oltre lo spazio, tempo oltre il tempo, intensità di senso della vita e nuovo volto per la rinascita di sé e di mondo. Contro il giudizio omologante e la quantificazione e per la libertà di essere, l’analisi critica in semiotica estetica delle opere dell’Annuale Internazionale Apollo dionisiaco valorizza il senso della bellezza dell’arte come arto del vivere, che muove e congiunge ombra e luce, silenzio e parola, emozione e pensiero.
Fra Arte in mostra, Poesia in voce, critica di valorizzazione del senso delle opere a firma della presidente prof.ssa Fulvia Minetti, pubblicazione nella Mostra dell’Arte Contemporanea online e nell’Antologia della Poesia Contemporanea online, diplomi e trofei in medaglia “Apollo dionisiaco” in pregiata fusione artigianale del laboratorio orafo di Via Margutta 51 in Roma, effigie del bacio che fonde gli opposti del dionisiaco e dell’apollineo al senso, il premio si terrà il 16 ottobre 2021 al duecentesco Castello della Castelluccia in Roma. Autori e Artisti sono eventualmente liberi di richiedere la spedizione a domicilio dei riconoscimenti.
Informazioni:
Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma E-mail: accademia.poesiarte@libero.it Sito Edizioni Premio: http://www.accademiapoesiarte.it
Sito Antologia, Mostra, Critiche e Video: https://www.accademiapoesiarte.com

martedì 19 gennaio 2021

SAGGIO PER ANTONIO SPAGNUOLO


***Il comportamento della parola nella poetica del sempre di Antonio Spagnuolo***
a cura di Carmen De Stasio
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Nel solco dell’invalicabilità tra la vita e l’essere invisibile della morte, il poeta rilancia la parola come assunto di amore – passaggio meditativo oltre una concretezza irrigidita sul disfarsi della realtà conclamata nel giogo di illusione e disperazione, che pure traspare nell’irrequieta consapevolezza di un esistere oscillante tra i costrutti della memoria e la sensazione di esser parte di un percorso destinato a perdersi.
Malgrado la persistente imperturbabilità di un presente sotteso all’inganno e al tranello dell’illusione, la rielaborazione dei ricordi ci porta alla poesia che con Antonio Spagnuolo si fa promessa fertile di un’intelligenza che, riprendendo un’affermazione di B. Russell, induce l’ambiente a trasformarsi in continuità. Così nell’esistere del poeta affiora una parola che è comportamento e che non si maschera di narrazioni dissidenti, ma si attiene alla selezione di richiami perché diano forma alla visione cosciente di un esserci vero senza assunti solutori. L’obiettivo è sempre un richiamo di amore; un implicito richiamo etimologico che trova l’inizio là dove il poeta avverte il senso stringente di uno squilibrio procurato dallo strazio dell’assenza; non ultimo, è il passo che accompagna il figurarsi nella visione di un intorno contratto in una pavidità che ne disturba lo svolgimento fino ad annichilire in un non-rumore oscillante come non-vita (In questo mondo senza più timori, / lontano da ogni meraviglia, / vagamente inseguente ombre senza forma / senza costrutto, senza più filosofia, (-1) – scrive il poeta), oppure adagiato flebilmente in un campo visivo d’inganno impudente e per il quale la mancanza è segno inequivocabile di perdita. Una siffatta modalità non si contrae nel tempo; vieppiù, Spagnuolo ricrea nell’essenzialità del verso lo scatto del proiettarsi, di un comprendere rintracciabile sul versante totalmente opposto rispetto al facile appiattimento umorale, andando infine a dilatarsi in una territorialità combinatoria di elementi – o condizioni (La sciarada è negli anni, / ci scompone gli spazi / ad insidiare scenari.(-2), sarebbe opportuno dire – tra le quali incisiva è un’emozione tutt’altro che casuale. È quanto distingue la poetica progressiva del pensiero, dalla quale Spagnuolo trae il vigore della variazione e non potrebbe che essere così: se, talora, l’antropomorfico «introspettivo» tende a deteriorarsi per l’esattezza della propria assenza, il contrario avviene nel caso del poetare logico, in virtù del fatto che il poeta viva il suo tempo e il suo spazio portandoli a livello di vicenda (lo scorrere del verbo è destino / e tributo. -(3) – leggiamo con il poeta). Diversamente sarebbe inganno: in fondo, l’esserci della parola – in senso pienamente heideggeriano – prevede che il poeta viva completamente all’interno di quel che (af)ferma nella sua visuale, sicché all’intelaiatura attitudinale di queste parole – che hanno il giogo dell’edera, / strette ai rami, irrequiete al vento per ricordi, (…) che Lungo il tempo hanno un palpito delicato / inseguono il rumore della gente / che non conosce la soglia del cielo / e cede all’ombra dei frammenti -(4) – si lega il dire di un approfondimento che può soltanto provenire da studio (ricerca, cioè) per esserci-in-divenire, pertanto, e non già consacrarsi ad un’isolata, disorientata idolatria. Arriviamo quindi agli effetti combinatori intratestuali che animano la poesia di Spagnuolo, effetti il cui musicale accento sembra promanare nell’immediatezza dell’ordine del verso, là dove esso si delinea in una forma intima di dialogo senza filtri in grado di estendersi in una tale inattesa coralità da sfrondare qualsiasi incedere occasionale (Qualcosa modella la malia che hai abbandonato / e incanta la scrittura nel rigore di altre ombre (-5). In questo modo, alla stregua di un organismo di non separazione tra tutte le componenti (dalla struttura verbo-visuale alla struttura lessicale, fino agli spazi e le cose, immersi simultaneamente nella variabilità delle intonazioni pensative) l’azione stessa del poetare si conferma nella traduzione del motivo-significato portante nei nuclei tematici d’amore e d’esistenza, di memoria e di condizioni osservabili, tutti impressi nella sagoma del vertiginoso silenzio del presente (-6), senza alcun cedimento alla possibile dissoluzione (è lo stesso Spagnuolo a farsi portavoce dell’intensità tattile della poesia quando afferma: Il luogo della poesia è nel pensiero che vorticosamente illumina l’istante.-(7). Libero dalle intercapedini del fulmineo, quanto dall’ovattato melodico sfuggente, Spagnuolo elabora la complessa trama di un territorio analogico e, pertanto, mutevole, dove il dire-scrivere ha le caratteristiche di una narrativa che nel neo-morfico paesaggio partecipa della pienezza diatopica del ricordo (germogliando alfabeti per l’inattesa assenza, / per non dimenticare la nebulosa dei tuoi gesti,-(8) pur tra le strettoie e le inclinazioni di un presente pericolante, ma pur esso efficace e illuminante (giacché, riprendendo T. S. Eliot, l’oscurità decreta la gloria della luce-(9). In questo spazio di riconversione – amplificato da ascendenze memorabili e appuntato da affidamento semantico e formale – si approda all’essenzialità di una pronuncia autentica e pienamente rigenerativa (Vorrei che la penombra diradasse il mio dubbio / nel nuovo inganno della seduzione, / rabbia e fantasia delle occasioni mancate.- (10): assorto a sfuggire alle conclusioni affrettate della breve scala cromatica che noi percepiamo, (…)-(11) – come scriveva G. Piazza poco più di cento anni fa – e agendo quindi sia sul fronte esterno della modalità interattiva e intramodale (plastica), che, simultaneamente, sul fronte interno (le emozioni), il linguaggio di Spagnuolo si staglia in una forma di tipo esometrico, ovverosia, esistente nell’interezza immaginale di un organismo vivente in grado di traslare l’uso creativo della ragione nell’azione poetica con una sensibilità che trascende l’ordinario, malgrado alla struttura ordinaria si leghi in virtù di un vocabolario condiviso, per poi combinarsi in un’amplificazione multisensoriale e, di fatto, di natura epistemica (e che rammenta da vicino il significato dell’essere attraverso l’esplorazione come indagato da H. Bergson: Non ci sarà nulla di nuovo nelle nostre azioni se non grazie a ciò che di ripetitivo avremo trovato nelle cose -(12). Da qui la sensazione che il verso di Spagnuolo riesca a realizzare l’assonanza dittologica di una narrazione fatta di impronte che infine legano il verso singolo del sentire a una vasta scena di radiale investitura. Si consideri i versi di «Azzurri»: qui l’assonanza interna al tensivo ordine fertilizza il dire moltiplicandone la traiettoria nella vitalità ultra-temporale e scansando da sé qualsiasi artificio che possa intorpidire tanto il segno, che il pensante rinnovato (Là dove c’erano glicini o soltanto / segni di una possibile scomparsa, / compaiono le orme delle nostre scansioni, / compaiono i giorni del giardino / che ripete il mio gesto.- (13). Poiché Agire su qualcosa significa, in qualche modo, entrarvi dentro -(14) – concordiamo con W. James –, anziché di forzatura rispetto all’ovvietà figurale, andiamo a scoprire la modalità che permette al coinvolgimento tissutale di aderire deitticamente al quadro della complessità non soltanto riportando in superficie le impronte delle quali ho riferito, ma pure attraversando la reinvenzione ipotattica di un linguaggio poetico pensante e nella quale reinvenzione la riflessione e la vastità dell’esperienza individuale convergono senza cristallizzarsi nella morsa della dispersione. Così la parola sarà non semplicemente segno e né tantomeno simbolo, ma agirà quale metatesto di suoni e di suoni nelle impronte (L’arteria batte il tempo irrequieto / in questa solitudine perfettamente incisa / nel ricordo e nei segni, che permangono ancora -(15).
Siffatta estensione porta a riflettere sull’interezza compositiva di una fisicità che, nell’accompagnare la visuale concepita nelle sue intonazioni, suggella altresì fotogrammi del sentire di memoria nell’armonizzare il ritorno / anche se il tempo scade senza scampo -(16), senza, tuttavia, sollecitarne la dualità oppositiva: è questa una scelta che mette al centro della poetica di Spagnuolo l’amore nella dimensione mitica, una dimensione che dissolve l’assenza e pone l’articolazione delle parole al di là di un realismo atteso, così aderendo ad una cromia che, sconfiggendo la vaporosità del ricordare, quanto il cerchio accecante di rabbia scoscesa e incompresa nel tumulto solitario della voce, si manifesta in un comportamento che, del tutto declinato a creazione di sensazioni visive, lascia libero il sentiero dei pensieri e consente al tratto mitico di sfondare le asperità di un presente tormentato e dove la memoria si stringe nell’amalgama semiotico delle attuali visioni in tenebra (…) tra le figure / sbiadite dell’infinto splendore del niente -(17). Oltretutto, con consapevole intraprendenza le percorrenze immaginali attraversano quanto è noto e lo recuperano affinché il poeta forgi le assenze in una vastità di rappresentazioni, procedendo dallo spazio intimo a uno spazio che sceglie di adagiarsi nell’unicità, là dove la potenza immaginativa della memoria (memoria del trascorso coniugata con la memoria visiva dell’attuale momento in una propensione che non prevede scarti) supera gli squarci localizzati del paesaggio e tinge questo di un’universalità per mietere, infine, la folla di rifrazioni che un tempo assai distante – e consegnato all’attivismo del presente senza supposizioni – diviene tangibile molteplicità di significato. Non è, dunque, obiettivo la parola convincente, adeguata, quanto la duttilità della parola, che esiste in virtù del forte legame con altre parole e così, nell’impossibilità di inventarne di nuove – al pari di come a suo tempo aveva compiuto V. Woolf – Spagnuolo inventa un ordine che consegna le parole in un significato che è sintesi di molteplici significati e in una realtà composta da molteplici realtà. In questi termini, l’ordine reinventato dal poeta rimanda esattamente alla vitalità di un particolare modo di elaborare i «contesti» delle parole affinché da esse non si distraggano quelle impronte «fatte» in grado di dar vita all’equilibrio cromatico di un vedere senza contrapposizioni (L’assurdo poema dell’illogico sognare / ha raffiche di vento, dal profondo sospetto / del nulla, che il ventre apre al sussurro. / Smisurata presenza quella sfida violenta / che incatena l’ultimo precipizio / agli assalti dell’eterno.(18).
Decisivo per la parola-avvenimento è altresì il tempo poetico di Spagnuolo, un tempo che interviene ad elevare l’amore a neomorfico territorio mitopoietico, dove il sentire pregnante forgia un privatissimo processo di esplorazione, ma anche di corrispondenza tra caratteri visivo-tissutali al fine di ricomporre un’azione che non lasci nulla in ombra, sebbene all’ombra talora il poeta si riferisca con l’intento a scrutare le trame incrostate e fatiscenti di un presente che nella visuale abbraccia il declivio di una prorompenza dissuasiva, dove insiste (…) un domani già ieri tormentato dal dubbio19. L’esistente e l’esistito vengono così a ricomporsi, non già all’interno di un’icona paralizzata (che soltanto rimarcherebbe la presunzione di imitatio nel momento prima della grave perdita), tutt’altro: l’esistente e l’esistito si sottraggono all’evaporazione nel movimento assai ritmato – ora lento e assorto, ora prominente e aspro – di un vivere-scrivere comprensivo del dilemma oltre i limiti di una rigida formalizzazione, quant’anche da una diegesi regolamentata per traduzione nel disegno sbiadito di quella stessa realtà attuale, dalla quale la parola-ambiente del poeta estirpa qualsiasi insinuante abitudine al pleonastico mascheramento; in più, ponderata e a misura di quanto sia in particolare velocità, essa congiunge l’evanescente e la concretezza del dolore in un livello che è superiore poiché non si lascia affatto alterare da alcuna trappola che ritenga l’imponderabile nella geometria eroica del rimpianto. È da questo scenario che si ravvisa il modo in cui il significativo enjambement non solo si attivi all’interno del nucleo poetico (e che rinvia, per certi aspetti, al sonetto shakespeariano), ma si dilati in una continuità argomentativo-narrativa che nell’unire ciascuna poesia viepiù formuli uno scenario di incessante scoperta e che conduce a ritenere la poesia di Spagnuolo nell’evidenza di un’autonomia assai innovativa; per il fatto di essere sinonimo di costruttiva territorialità nei complessi rapporti che richiamano in tal senso la ritualità di un pensiero che (…) Improvviso smaglia il nostro durare, / tra i polsi e gli specchi, anche stupore / di lontane credenze, di armonie / che hanno dissolvenze senza presagi, / immersi come siamo nell’inquietudine / di giorni sempre eguali. (…)20. Ed è una ritualità che, vediamo, pone nella giusta luce anche le forme del paesaggio esistenziale e naturale nel quale il poeta ricompone gli intermezzi concedendo alla vita e alla morte, all’amore come atto di continuità e alla morte come impraticabile sconnesso di conclusione, il riverbero di una tanto semantica che semica, quanto fortemente intrisa di un’effettiva cromia capace di consolidare l’ergonomia artistica della poesia di Spagnuolo nel continuo accedere alla richiesta di sapere ed esplorare quel che vive nell’occhio perché nel significante visuale l’accadimento poetico risulti di rilucenza totale. Nei secoli, la poesia d’amore osa dirigersi su più versanti narrativi, uno dei quali è il versante compiutamente destinato ad accogliere la molteplicità non soltanto delle idee che pure nel tessere il verso d’amore incontra lo spazio vasto delle intuizioni quale incessante scaturigine per la successiva e pure intra-modale struttura a piani convergenti, senza che questi vengano contraffatti dalla rigidità delle sovrapposizioni essenzialmente ego-riferibili ed edonistiche. Un siffatto assetto comporta una lettura interpretativa all’interno della materia generata dalla poesia ed esige il concepimento di una fisicità tutt’altro che contemplativa, , assorta a investire con attitudine di tipo flâneur le minimalità che assurgono dalle vestigia creative dei ricordi distanti ma anche prossimi a suggello di una parola che, pertanto, è sì mediana dei pensieri, ma che è essa stessa spazio d’indagine e luogo di co-azione. È il versante di quelle gallerie della mente21 dove si concentra la sonorità multiforme e variabile di trame riconducibili agli effetti delle complessità della parola pensante e di tal padronanza è il mezzo linguistico da non lasciarsi corrompere dalla frantumata realtà che si presenta impavida e, talora, sprezzante nelle sue manifestazioni. Come si sviluppa, dunque, la poesia di Spagnuolo se non attraverso una dicibilità in contraltare alla mimetizzazione con un atteggiamento che per sua parte riconquista l’esser vero, e che di contro alle visioni imperfette-22 e concluse in un’intimità periferica, riprende la semantica biografia (esattamente nella scomposizione del termine in quanto grafia vitale) di tempi individuali, di tratti di chiaro riferimento storico e di spazi rivissuti nelle intonazioni, nel privilegio di un’etica vocazionale tendente a ricomporre le rifrazioni di quel che in superficie pare atrofizzato in un’indecifrabilità aporica e tutt’altro che appagante (Ho paura per quelle sillabe perdute / tra i versi ancora incerti, che lasceranno una cifra / per comunicare astrazioni, o l’incognita / traccia di una soffice preghiera neicolori-23. Ed è, infatti, nell’onni-comprensibilità in continuo spostamento che incontriamo il carattere complessivamente dianoetico della narrazione poetica di Spagnuolo: nel mondo delle cose egli si ritrova non già inerme e sprovveduto o intento semplicemente a bloccare fotogrammi memoriali in un’erosione continua, tutt’altro: il suo impegno sintetizza una reciprocità maieutica quanto esegetica dell’Io partecipe del linguaggio, là dove si concilia la frequenza temporale con l’approssimazione fisica nel rapporto di costruzione, un rapporto crescente e, pertanto, dianoetico, quanto strutturante di una neo-morfica etimologia. Sicché nulla sfugge alla reciprocità che nel suono piano distingue le tensioni che animano tanto la struttura del verso che la struttura dei sensi nell’intensità talora inafferrabile di simbiosi eteroclita quanto duttile e che nella composizione visuale si protrae prendendo la forma dell’orientamento meta-espressivo del poeta, un orientamento che, infine, sovverte l’«oramai» per diffondersi in un congiungimento nel quale vediamo prospettarsi con garbo e onestà di pensiero la poetica del sempre. *
1 A. Spagnuolo, La tua poesia da «Poesie», SEN, Napoli 1974 in LETTERA in VERSI Newsletter di poesia di BombaCarta n. 72 Dicembre 2019 - Numero dedicato a ANTONIO SPAGNUOLO, p. 17
2 A. Spagnuolo, 43, da «Rapinando alfabeti», L’assedio della poesia, Napoli 2001, in LETTERA in VERSI, ibi, p. 22
3 Ibi, p. 21
4 A. Spagnuolo, Parole, da «Canzoniere dell’assenza» ed. Kairòs, Napoli, 2018, in LETTERA in VERSI, op. cit. p. 24
5 A. Spagnuolo, Smerigli, Ibi, p. 25
6 Ibi
7 Cfr. intervista a cura di Liliana Porro Andriuoli al poeta A. Spagnuolo, in LETTERA in VERSI, op. cit., p. 36
8 A. Spagnuolo, Smerigli, da «Canzoniere dell’assenza», op. cit., p. 25
9 T. S. Eliot, Murder in the Cathedral (1935), Faber & Faber, London, 1968, p. 92
10 A. Spagnuolo, Inganno, da «Canzoniere dell’assenza», op. cit., pp. 23 – 24
11 G. Piazza, Viaggio dentro una stanza con un cieco in «La Scena Illustrata» n. VII, I Aprile 1913, p. 9
12 H. Bergson, Il possibile e il reale, (1930), Albo Versorio, br />Milano, 2014, p. 17
13 A. Spagnuolo, Azzurri, da «Istanti o Frenesie», Puntoacapo Ed., Pasturana (Al), 2019, in LETTERA in VERSI, op. cit., p. 26
14 W. James, Bergson e la sua critica all’intellettualismo (1908), in «Durata reale e flusso di coscienza – Lettere e altri scritti (1902 – 1939)» - H. Bergson e W. James (a cura di R. Ronchi), Cortina, Milano, 2014, p. 131--
-15 A. Spagnuolo, Inquietudine, da «Polveri nell’ombra», Oedipus, 2019, in LETTERA in VERSI, op. cit., pp. 30 – 31
16 A. Spagnuolo, Il tempo, da «Istanti o Frenesie», in LETTERA in VERSI, op. cit., p. 28
17 A. Spagnuolo, La mia furia, da «Polveri nell’ombra», ibi, p. 33
18 A. Spagnuolo, Sussurro, ibi, p. 31
19 A. Spagnuolo, Armonie, da «Inediti», in LETTERA in VERSI, op. cit., p. 35
20 A. Spagnuolo, Pergamene, da «Istanti o Frenesie», in LETTERA in VERSI, op. cit., p. 29
21 A. Spagnuolo, 16, da «Rapinando alfabeti», in LETTERA IN VERSI, op. cit., p. 20
22 A. Spagnuolo, Vertigini, da «Canzoniere dell’assenza», ibi, p. 23
23 A. Spagnuolo, Incertezze, ibi, p. 25

POESIA = LAURA BORGHESI


**Sospensioni**
La lettura finiva alle diciotto e la sospensione era nel display
nel rimbombo del paradosso
nel chiedersi qual è il numero che distingue l'amore
il congiungersi di miglia sotterranee
subito il gesto secco di finestrini che sigillavo in corsa.
Case e filari dal vetro apparizioni radicate e dopo un giorno ombre confuse
Dov'eri in questo stretto ventaglio di anni?
**
**Maggio**
Rimaniamo così
come le rose che stanno tra gli altari di maggio
fioriscono per una stagione fanno incroci perfetti,
si espandono nell'oro delle navate
rubano linfa dalle spine per non morire.
Sono terrena
ho talloni affondati
respiro tutte le spaccature terrestri che hanno i continenti.
Non mi risolvo
sono la macchia di ceralacca.
*
**Caos**
A tutto questo dolore attorcigliato
che a volte si espande improvviso
come la nebbia di novembre.
Ed è tornare bambini
quando il respiro si fermava nel buio del corridoio
il sangue inondava gli zigomi durante il frastuono del cuore.
Sa durare la mancanza della luce
la conta interminabile dei mostri,
difficile trovare la persiana socchiusa
nel tempo che si vuole.
*
LAURA BORGHESI
*
Laura Borghesi nasce nel 1972 a Rimini,insegnante di scuola primaria, segue contemporaneamente il suo percorso di studio in poesia arrivando nel 2012 alla pubblicazione "Scrivere ai tempi delle nuvole informatiche" per Fara editore.
Nel 2013 esce il volume antologico "Scrittura Felice" a cura della Fara.
Nello Stesso anno viene segnalata partecipando al premio Alda Merini con la pubblicazione nel volume "Mille voci per Alda" edito da Ursini, si classifica nella sezione inediti del premio Thesaurus. Ha partecipato a varie letture nella biblioteca della sua città, recentemente un suo testo è stato utilizzato nello spettacolo teatrale "Multistrato" dal regista e attore Silvio Castiglioni.
Esce nel 2017 sulla rivista Atelier ,alcuni testi sono stati tradotti in spagnolo e pubblicati sul portale Vallejo. Compare sulla rivista Voci della luna. Nel 2019 alcuni inediti vengono scelti per Estroverso. Nel 2021 alcuni inediti vengono pubblicati per Atelier

lunedì 18 gennaio 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***Alessia e il bianco***
Bianco senso della neve
per Alessia a Roccaraso
a sciare. Candida tinta
a entrare in di ragazza Alessia l’anima e gelo
a raffreddare nelle tasche
del jeans sdrucito il sogno
soave.
Bianco senso di nuvole
grandiose per Alessia
a piovere nell’anima
in attesa di Giovanni
che la prenda come
una donna (sedici anni contati
come dai seni rotondi)
Raffaele Piazza
*
***Alexia y lo blanco***
Blanco sentido de la nieve
para Alexia a Roccaraso
para esquiar. Candida tinta
para entrar en muchacha
Alexia el alma y el hielo
para enfriarse en los bolsillos
del jeans descosido el sueño
suave.
Blanco sentido de las nubes
grandiosas para Alexia
le llueven en el alma
en espera de Juan
que la tome como
mujer (dieciséis años cumplidos
y senos redondos).
*
Traduzione Francesca Lo Bue
*
***Alessia attende Giovanni***
Caneretta porto di Alessia
ragazza è lo spazio
e l'attesa lacera di Alessia
l'anima dove già avviene
l'amore un anno fa
Attende Alessia no squillo
un segnale del cuore
una soglia per due dai suoi
passi consumata e sta
infinitamente un'ora di ritardo
Pange Alessi a sciogliersi
in azzurri rigagnoli il rimmel
e il viso allo specchio
da non frantumare.
Poi un giro di chiave
una porta ad aprirsi
è lui!!! è lui!!! è lui!!!
*
Raffaele Piazza
***Alexia espera a Juan***
Cuartito, puerto de Alexia
muchacha, es el espacio
y la espera desgarra de Alexia
el alma donde vive
amor desde un año.
Espera Alexia una llamada
una señal del corazón
un umbral gastado por dos de sus
pasos y ya es tarde de una hora.
Llora Alexia y se deshace
en gotas azules el rimmel
que su cara en el espejo
no se trize.
Después se oye girar la llave
una puerta se abre
es él!!! Es él!!! es él!!!
*
traduzione, Francesca Lo Bue

sabato 16 gennaio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = MAURO PIERNO


****Le liquide ramificazioni della poesia in Mauro Pierno.- "Compostaggi"- (2020)****
È finalmente arrivato sugli scaffali delle librerie il nuovo libro, dato alle stampe per le Edizioni Progetto Cultura di Roma, di Mauro Pierno, autore che nei suoi pochi affacci pubblici ha sempre sorpreso e incuriosito per la sua capacità di essere ogni volta innovativo con sé stesso, proponendosi continuamente diverso nel linguaggio, nei temi, nella tecnica e nella modalità di vivere la poesia ed essere poeta. Forse, dobbiamo tutto questo al fatto che Pierno è un poeta nato nel 1962 e che i suoi primi passi nei versi li ha mossi all’interno dello sperimentalismo linguistico e performativo degli anni ’70. I suoi scritti sono apparsi nel tempo sempre imprevedibili, inaspettati, diversi sia nel genere (dato che il nostro autore ha palleggiato i suoi interessi autoriali fra teatro e poesia) che nella forma.
Anche in questo suo ultimo lavoro non si è smentito, a cominciare dalle impostazioni grafiche del volume, le quali ci pongono di fronte a diverse piccole trovate, a volte poco usuali, che colpiscono subito l’occhio. La maggior parte delle poesie sono proposte in distici, come detta la Nuova Ontologia Estetica, corrente che in questi ultimi anni lo ha visto più volte partecipe alle discussioni e sperimentazioni. Inoltre le liriche non riportano titolo, ma, consultando l’indice, ritroviamo per ciascun componimento un titolo (o quello che pare esserlo): una parola chiave (forse) o un semplice lemma a caso presente nella poesia.
Ogni forma d’arte, ogni espressione umana estetica, e perciò anche la poesia, nel suo “fare”, nel suo cercare contatti, nel destinarsi ad altri uomini, altro non è che un onesto gesto politico, sociale. Forse è per questo che Mauro, nella divisione interna delle varie sezioni, sceglie dei titoli che richiamano un famoso gioco di società: così abbiamo la prima sezione che si chiama “Nomi”, la seconda “Cose” e la quarta “Città”. La terza sezione ha una marca di denuncia appena più evidente, poiché, se la disgregazione sociale, oltre che le cose e i luoghi, ha pervaso anche le singole persone e le nostre anime, con il titolo “Percolati”, l’autore ci lascia sospesi al nostro destino, come frutti incolti.
Anche la copertina, come forte richiamo al titolo, Compostaggi, ripropone un’opera del 2012 di Marie Laure Colasson: un collage, ovvero un mosaico di ritagli cartacei o parti di materiali vari; materiale di scarto, insomma, che si ricompone (scorie, come le definisce Giorgio Linguaglossa nella quarta di copertina), che si fa spazzatura pressata e ordinata, ma allo stesso tempo sa farsi compost, fertilizzante per la ripresa e per la nuova vita (poetica, nel nostro caso).
Dopo questa lunga descrizione “superficiale” del volume, ci conviene, a questo punto, entrare nel vivo della lettura, cosa non facile, poiché non appena si poggia l’occhio sul verso, il poeta non ci lascia più possibilità di sosta, non concede luoghi di ricovero o ambienti familiari riconoscibili e consolatori, anche se ogni verso meriterebbe tempo per l’assorbimento della tensione che regge. Sono liriche fatte di una pronuncia così fitta che ogni rigo è quasi il germe di un componimento a sé stante, ma che l’esuberanza di Mauro non sviluppa per dargli gambe proprie, evidentemente perché già un’altra idea preme, incombe sulla pagina per coniugarsi al già appuntato. Si ha alle volte l’impressione di una scrittura automatica, quasi irrazionale, dettata dall’inconscio, che può ricordare la già vista scrittura surrealista dei primi anni del secolo scorso; ma così non è, in quanto la frantumazione e la libertà, in Pierno, sono funzionali, e ottengono, in questa maniera, un affastellamento di invenzioni che hanno come conseguenza di lettura, la sensazione di trovarsi realmente isolati e disarmati all’interno di una discarica. Un luogo, quest’ultimo, in realtà, ricco dei più disparati oggetti, che è solo il nostro stile di vita a far considerare scarti; un luogo ricco anche di cose preziose e ancora integre, oggetti che stiamo gettando, perdendo, e che il poeta, attento rovistatore, sceglie, rappresentandole e riorganizzandole attraverso un opportuno riciclo o una necessaria trasformazione (compost). E tutto questo, altro non è che una maleodorante metafora del periodo che stiamo attraversando, come un terra sospesa, in cui si necessita la costituzione di una nuova etica e metafisica. Nell’attesa, non ci resta altro che prendere atto di quanti “detriti”, poetici e materiali, stiamo producendo e tendere “a comportarsi di conseguenza”, come ben dice Linguaglossa in quarta.
Facciamo qualche esempio:
E mettici i resti della sostanza,
che avanza. Nelle suppellettili e nelle credenze.
Nei cucchiaini.
Nei buchi neri, nelle topaie.
Nei sotterranei,
nelle tranvie,
nelle metropolitane.
In fondo al mare,
per questo avanzano le parole.
Negli specchi muti delle sorgenti.
E nelle luci più minuscole.
Nei corridoi di ceramica
e nelle tazze che sfarfallano.
Ci troviamo, qui, proprio nella sezione “Percolati”, a pagina 58, dove l'autore dichiara esplicitamente, a partire da una sorta di elenco che potrebbe non finire mai, questo “avanzo” di scarti.
Le liriche presenti in questo libro non si limitano ad ammonticchiare parole embrionali di versi senza collegamenti organizzati e scagliati a caso:
Una sintassi di vertebre interrate
di parole senza dardo né faretra.
Dagli oblò delle sinfonie
al ghiaccio simmetrico delle capanne.
Dalla geometria dell’occhio
alla similitudine del dado.
Si scoprono, invece, lacerti di denuncia sotto forma di apparenti errori lessicali; errori lessicali che sono in realtà gli errori e orrori che stiamo vivendo in questo periodo di transizione verso un mondo fatto di oggetti non necessari e dalla durata breve, un mondo che riduce anche le persone a soli corpi svuotati di anima, un post umanesimo che, ora, sembra irreversibile. In questa situazione, in cui ci si trova con Il potere della sintesi polverizzata, nasce la denuncia e al contempo la protesta del poeta per il ripristino dei ruoli e dei principi alla base del buon funzionamento di ogni organizzazione; si leggono, quindi, versi come Il pugno è stato il simbolo / che ora riposa nella mano, che, con eleganza e facilità, si risolvono in un distico dal forte sapore lirico e ripropongono temi e modi dell’autore nel periodo dei suoi esordi. Accennavamo ad un sapore lirico, sì, perché nonostante le pagine di questo libro siano condizionate dalle coordinate tracciate dalla Nuova Ontologia Estetica, che aborra lirica, accademismi, soggettivismi, in Mauro non sono comunque del tutto assenti, e si vuole sperare che voglia recuperarli, fosse solo per “riciclarli” fra i tanti raccoglitori differenziati.
Ed è così che, procedendo nel testo, ci si può ritrovare, con aspre interruzioni e passaggi improvvisi, immersi nella lettura di versi slegati ed antimusicali, come:
Un Palombaro in profonda immersione scrive lettere enormi.
Sopravvive ad una sponda, un diapason tiene.
Oppure in questi versi sconnessi seppur ricchi di ironia e parafrasi:
La gravità dell’onda.
Ma come porti i capelli
scompigliati al vento o racchiusi
nello chignon di un sito?
Nei test di gravidanza, con tutti i colori a lato
o li porti alla bella marinara?
Là infondo al mare il pianoforte è spento. Passare, poi, bruscamente fra le carezze di questi versi dal forte lirismo:
Tienimi nelle postille,
nelle tonsille,
nella intonazione di una bevanda sola.
Nella mescita semplice.
Nei cateti colorati consumati.
Al buio rasentando libri.
Nei sottotitoli.
Nelle coltivazioni dei fast-food
O, ancora, ad una lirica come questa, che raccoglie, in soli sei versi, tutto il destino agonizzante dell’arte:
L’Eroica sul golfo irruppe
e propagò la luce che subito si spense.
Ci fosse stato in sala un medico
avrebbe approfondito meglio
la stasi sintomatica
del moonwalk in progress.
Libro ricco, quindi, come questa nostra società multicolore e piatta al tempo stesso, dove il reale sta diluendo e evaporando le logiche e i paradigmi di un tempo, canalizzandoci verso un mondo fatto di superficie e immagini rapide e sintetiche come un tweet, che non concede affondi e pause nell’anima.
Questo destino, figlio-frutto di un mondo, una realtà oramai mutata, che incombe e chiede con urgenza un cambiamento nella vita, nell’arte e nella poesia, ha spinto il nostro poeta a sperimentare fonti nuove di linguaggio, una opzione denunciata con voce aspra già nella scelta della citazione in esergo, un verso di una canzone di Caparezza che evoca l’urgenza di riappropriarsi dei ruoli e compiti, etici direi, della Letteratura e della Critica.
Mauro Pierno, poeta in linea con i tempi, riesce con liquidità a assorbire forme sperimentali diverse, ma proprio la liquidità che ha caratterizzato la nostra società in questi ultimi anni, a nostro avviso, non ha portato ad altro che al discioglimento delle nostre anime; ed è qui, forse, che si può intravedere un piccolo punto debole nei versi del poeta: un progressivo annacquarsi del “carattere”, in una poesia costretta a cambiare sempre.
Intanto abbeveriamoci nei gorgogli improbabili e inaspettati che la liquidità dei versi e delle invenzioni di Mauro Pierno sperimentano e seguono.
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Francesco Lorusso

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA


***LA RECHERCHE**: RAFFAELE PIAZZA -"Linea di poesia delle tue fragole"
“Tesse una musica…”. È la sensazione più forte che non si può far a meno di provare leggendo queste nuove poesie dell’amico Raffaele. Infatti, ritmo e musicalità sono le parole che mi sono subito nate in mente. Con il ritrovare i suoi tempi, i suoi colori, i lidi e profumi marini che tanto lo inebriano, “l’ombra tra la sabbia dei passi”, “l’argento che ti sfiora”. Della luna però una spina sta lì, pronta a graffiare, stendendo il suo velo di malinconia sui paesaggi più ridenti e sul “figlio diciottenne amato e non voluto”.
Non poteva mancare Alessia, la rosa musa presente sempre nei pensieri e nei versi del poeta. Precede e accompagna e segue e ama, con tutto il suo giovane corpo ardente e tutto il suo cuore, il ragazzo nerovestito Giovanni, sui solchi “linee di fortuna”, a varcare le distese vegetali dalle sfumature “carminio gialle e cobalto… conchiglie…fiore di pelle…sillabe sfiorate”. Quant’armonia e poesia vissuta intensamente “scia bianca campita nell’azzurro del cielo”. Un volo verso New York… a torri già cadute… e sul finestrino, tracciati col dito, il giuramento, la promessa, la confessione…”ti amo”, fedeltà senza nuvola, concreta, carnale.
Ma cupa e solitaria sta nell’ombra l’ombra di Mirta, l’amica suicida e mai dimenticata, tanto lunare e sofferente quant’è solare Alessia, velo grigio sospeso “dove prosegue la vita”.
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edith dzieduszycka- 15.1.2021

venerdì 15 gennaio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLO DI LIETO


***Carlo Di Lieto : “L’inconscio – La letteratura e l’ospite inquietante” – Ed.Marsilio – 2020 – pagg. 406 – s.i.p.
Da Narciso a Francesco d’Assisi a Edmondo De Amicis, da Antonio Ranieri a Giacomo Leopardi, da Federico Nietzsche a Luigi Pirandello un viaggio estremamente accattivante nell’immenso ondeggiare dell’analisi psicologica, quasi un’inchiesta sull’inconscio, che sostiene la creatività ed il rifugio policromatico dell’arte.
Un’opera d’arte prende le mosse dall’immaginazione dell’autore ed è riorganizzata a seconda dei sentimenti dello studioso o del lettore, attraverso una esplorazione che cerca di liberare il sub-conscio.
“Non poteva essere che Carlo Di Lieto – scrive Claudio Toscani in prefazione – a impegnarsi per un nuovo volume di psicoanalisi applicata alla letteratura, a così stretto intervallo temporale da altre sue fondanti pubblicazioni psicocritiche: una decina di titoli in pochi anni, come attesta la biobibliografia che correda l’odierno lavoro, un incandescente saggio che dà definitiva sostanza esegetica alle istanze precedenti.” Quindi un lavoro di ricerca che attanaglia e affascina, nelle sue pagine realizzate con uno stile preciso e fortunatamente leggibilissimo. L’esame dettagliato dei sussurri sublimati, che sottendono il terreno della scrittura di questi autori intervistati e delle loro opere, è un lavoro impegnato, quasi un atto di religione laica, che si affonda come un fantasma irrefrenabile nella mente degli scrittori stessi.
Carlo Di Lieto non è nuovo a questi impegni culturali di alto livello ed ancora una volta sveglia la nostra attenzione con un libro calibrato, da leggere e rileggere, da annotare e assorbire, da centellinare e goderne, nella sua esplicita connotazione di scavo nella psicologia degli autori, nello scrutare le opere e nell’interpretare la tormentata vicenda umana che abita in ciascun personaggio. “La psicoanalisi, quando si avvicina all’arte – scrive il Di Lieto- con l’intenzione di scavare nella psicologia degli autori, per rintracciarne le ferite biografiche, o di leggere l’opera come un sintomo latente di malattia, rischia di essere un’applicazione patografica, se il suo uso non è ben calibrato. L’esegesi psicoanalitica deve mettere da parte ogni interpretazione patografica e dar forma all’alterità latente.” Ed è così che egli approfondisce, ricamando, gli affanni segreti che diventano la tessitura pregnante di ogni frequentazione, a partire dalla soggettività dello sguardo per confluire nella osservazione che concepisce la resistenza ai bordi di un precipizio. La scrittura cerca coerenza ed unità per giungere a circoscrivere l’esistenza umana nello spazio dell’apparizione, immersione momentanea tra il manifestarsi e la sparizione.
Il volume ha tre corposi capitoli: “Il pensiero laterale e l’inconscio”, “Autoanalisi e mistificazione letteraria”, “La malattia letteraria: bi-logica e oltre”, attraverso i quali Di Lieto avvolge il principio filosofico che funziona da specchio tra il contrasto e l’apparenza, tra la visione onirica e l’espansione dell’essere, nel gioco spiazzante che l’inconscio riesce a realizzare quando si manifesta nel “testo”. Passaggi vertiginosi si avvicendano in queste pagine, con le quali Carlo Di Lieto indaga sapientemente nel sottosuolo della coscienza, tra gli abissi tenebrosi dell’essere e l’emozione infinita dell’immaginazione, dentro e oltre la riflessione sull’onda di un flusso continuo capace di travolgere la simmetria dell’accostabile.
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ANTONIO SPAGNUOLO