SEGNALAZIONE VOLUMI = SALVATORE OROFINO
Salvatore Orofino: “Ciao, sono Luca” – Ed. Zona 2025 – pag. 166 - € 20,00
(prefazione di Plinio Perilli)
Una silloge corposa che si presenta apertamente come “prosa poetica”, ricca com’è di pagine che raccontano e ricamano, sussurrano o declamano, affondano tra le pieghe della memoria o scavano con arguzia nel sub conscio, non impiegando mai il ritmo del verso classico.
Mi piace focalizzare la mia indagine prendendo spunto da una delle prime composizioni: “Da quanto tempo segui la strada laterale, la sua faccia mentre chiude la porta o quando l’aspetti con il cappotto ripiegato sul braccio e pensi di non avere il fiato lucido ma un respiro corto./ Così doppi le stanze con questa misura molecolare di desiderio, com’è doppio l’amore che provi per lei nelle sale d’attesa; anche il dolore all’ingiù a volte è doppio, esattissimo./ È la nostra storia vera fin nei minimi particolari./ La passione incendiata in pochi metri, che riesce longeva verso la finestra, le finestre alte, respira tanti chilometri di vestiti bruciati tra le tue ginocchia.”
La pagina costruisce un piccolo teatro dell’attesa e del desiderio attraverso immagini quotidiane e insieme estremamente concentrate. Fin dal primo verso — “Da quanto tempo segui la strada laterale” — si avverte un movimento marginale, quasi nascosto: la “strada laterale” suggerisce una relazione che procede ai bordi dell’esistenza ordinaria, in uno spazio discreto e appartato. L’immagine della “faccia mentre chiude la porta” o dell’attesa con “il cappotto ripiegato sul braccio” restituisce una scena precisa, domestica, ma attraversata da un’emozione trattenuta. Il soggetto sente di non avere “il fiato lucido”, ma “un respiro corto”: l’amore non è qui un’illuminazione limpida, bensì un’esperienza fisica, quasi affannosa, che modifica il ritmo stesso del corpo. Compare una delle immagini più originali: la “misura molecolare di desiderio”. Espressione che introduce una dimensione scientifica, minima, quasi invisibile, per descrivere qualcosa di intensamente emotivo. Il desiderio non è rappresentato come slancio grandioso, ma come una sostanza che permea lo spazio stanza dopo stanza, come se ogni gesto e ogni attesa fossero unità infinitesimali di una stessa energia affettiva. Anche l’amore è “doppio”, così come “doppio” può essere il dolore: questa duplicazione suggerisce una relazione complessa, fatta di intensità parallele, di felicità e sofferenza che si rispecchiano con una precisione quasi matematica (“esattissimo”). Raccontare attraverso i minimi gesti, con a volte precisione dei particolari e dove l’immaginario diventa apertura dell’intimità.
Così rigo dopo rigo Salvatore Orofino riesce a tessere per tutte le strofe un’intensità metaforica che fonde registri diversi ed immagini molto spesso fortemente sensoriali e corporee, con scrittura controllata, evitando agilmente impatti che potrebbero lasciare indecisioni.
“Attende cose sparite con la corda delle dita, le pieghe delle unghie all’infinito in gola. / Lei è davanti a lui gli entra nel fiato, il respiro stinge/ una sola forma lineata, poi si commuove.”
Figure che giungono fulminando, tratteggi che stordiscono, ombre e luci avvolte nella memoria, stanze scelte per il tempo minimo, pensieri che volteggiano, illusioni che affogano, desideri che potrebbero essere doni.
Ma: “Anche l’amore muore in un cassetto o in una curva perfetta di velluto rosso” per ricordare al lettore la fugacità dell’esistenza.
Capitoli in progress, elegantemente introdotti dalle foto di scacchi, che danno sobrietà ed equilibrio alla scrittura, tutta tesa in guizzi di sapienza, di cultura, di emozioni, tra formule sapienziali e turbamenti, tra atti di fede o improvvise cessioni.
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ANTONIO SPAGNUOLO








