SEGNALAZIONE VOLUMI = ADRIANA MASTROPASQUA
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Adriana Mastropasqua: "Sinestesia in divenire" - Ed. La valle del tempo 2026 - pag.56 - € 12,00
Primo premio al concorso "L'assedio della poesia 2025"
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– La poesia nasce spesso dall’incontro fortuito tra emozioni, immagini e parole. Tuttavia, il vero poeta non si affida ciecamente al caso: lo sfida, lo piega, lo trasforma. Attraverso l’arte della scelta e della forma, la poesia riesce ad aggirare l’imprevedibile, creando ordine dal caos. Ogni verso, pur nato magari da un’intuizione casuale, viene cesellato con cura, guidato da un’intelligenza emotiva che sa cogliere il senso nascosto dietro l’apparente disordine. In questo modo, la poesia si fa alchimia: trasforma l’accidentale in necessario, l’effimero in eterno. E’ possibile con la poesia offrire quel mistero incontrollabile che si propone quotidianamente come un abbraccio universale che traccia sospensione cromata dei sentimenti e tenerezze di una melodia. La casualità diventa così materia prima, non ostacolo, e il poeta, come un artigiano paziente, sa ascoltare il caso senza esserne schiavo, piegandolo a una visione più alta e consapevole.
*- Le poesie qui raccolte si impongono all’attenzione della critica per la loro capacità di coniugare limpidezza espressiva e profondità simbolica, in un dialogo costante tra elemento naturale e tensione interiore. La parola poetica si muove con passo lieve ma consapevole, facendo della natura non un semplice scenario, bensì un organismo vivo, specchio e misura dell’umano.
Non mancano richiami di figure classiche e mitologiche, ma l’autrice costruisce un raffinato contrappunto tra realtà quotidiana e colorazione dell’immaginazione, tra aria e mare, tra palpabile e sussurrabile. L’aria, elemento della leggerezza e dell’aspirazione, viene interrogata nei suoi limiti: “non sai interpretare i rivoli di schiuma”, “non sai contare il passo delle onde”. È una sottrazione sapiente, quasi una pedagogia del vuoto. L’aria, simbolo di libertà e spiritualità, non possiede il linguaggio profondo dell’acqua, non sa “strappare parola al fondale”. L’immagine del “cefalo affamato” che non può essere salvato con l’aria introduce un improvviso scarto etico: la poesia non è evasione, ma confronto con la realtà concreta, talvolta crudele.
Eppure, proprio nella leggerezza si annida la speranza. La coccinella che “si arma” e “spira leggiadra” diviene emblema di una forza minuta ma invincibile. Qui la scrittura si fa quasi epifania: la levità non è superficialità, bensì capacità di elevarsi sopra il peso del mondo. La speranza non è declamata, ma affidata a un’immagine essenziale, pura, che vibra di silenzio e luce.
In un secondo testo, il motivo del viaggio amplia l’orizzonte simbolico. Il confine di Ventimiglia si apre a una dimensione europea e culturale, evocando la pittura moderna attraverso le “bagnanti” di Paul Cézanne e la circolarità armonica di Henri Matisse. Il dialogo con l’arte figurativa non è citazione ornamentale, ma immersione: la voce poetica entra nel quadro, danza, forma un cerchio. La perfezione diventa gesto condiviso, esperienza comunitaria. Il “Mistral” che bussa alle porte introduce un vento mitico, battezzato “Eolo Ciclope”: una fusione di mito classico e immaginazione personale. Il vento si fa forza di trasformazione, “ondate nuove di ribellione”. La poesia assume allora una dimensione civile: il viaggio non è soltanto geografico o estetico, ma interiore e storico. Perdersi “al centro del mondo” significa attraversare crisi e smarrimenti per approdare a una consapevolezza più ampia.
Per il premio assegnato le motivazioni sono molteplici, in special modo se teniamo presente i vari tentativi di sperimentalismo che vengono giocati in questi ultimi anni nel panorama culturale, che ci avvolge e che molto spesso travolge, dimenticando la genuinità dell’espressione poetica che ha sempre bisogno di ritmo e musicalità, di scansione delle sillabe, di scioglimento di quel groviglio interiore che corrode inaspettatamente le nostre circonvoluzioni cerebrali.
La cifra stilistica dell’autrice si distingue per l’uso calibrato dell’enjambement, per la musicalità sobria e per la densità iconica delle immagini. Ogni verso appare scavato, essenziale, privo di ridondanze. L’elemento naturale — aria, acqua, vento — si intreccia con il mito e con l’arte, componendo un tessuto poetico che unisce memoria culturale e tensione contemporanea.
Per la capacità di fondere leggerezza e profondità, visione estetica e interrogazione morale; per l’originalità con cui il paesaggio naturale si trasfigura in simbolo universale; per la maturità stilistica che coniuga limpidezza e suggestione, quest’opera merita pienamente un riconoscimento. La sua voce, insieme delicata e ferma, sa portare “nuova speranza”, anche se purtroppo tutti noi ci illudiamo di ritrovare una pace universale nel panorama civile e morale contemporaneo.
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ANTONIO SPAGNUOLO








