SEGNALAZIONE VOLUMI == CESARE VERGATI
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Cesare Vergati: “Aforismi in opera” – Ed. ExCogita 2025 – pag. 106 - € 12,00
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Prima di immergerci nella sorprendente avventura di questi aforismi bisogna gustare, tutta di un fiato, la “conversazione con Alberto Casiraghi di Cesare Vergati”, elegantemente proposta in appendice del volume. I due ci introducono speditamente nell’amalgama policromatica della scrittura nella quale la sottrazione diventa affidamento fulminante della espressione poetica.
Il volume si presenta come un laboratorio della parola breve, un’officina in cui il pensiero si distilla fino a farsi scheggia, tensione, talvolta persino enigma. Non siamo di fronte a una raccolta meramente sentenziosa, ma a un percorso in cui l’aforisma diventa esercizio di scavo, una forma di scrittura che rinuncia all’espansione narrativa per concentrarsi sulla densità e sull’urto semantico.
Si avverte una poetica ben precisa. Così: «In un dato di fatto l’esperienza spensierata serve da palliativo» suggerisce una visione disincantata dell’esperienza, dove la leggerezza non è liberazione ma compensazione, quasi un anestetico contro la rigidità del reale. L’aforisma non consola: smaschera. Allo stesso modo, «Nell’umano il disumano ritrova un vasto campo di dedizione smanioso di giungere all’inumano» introduce una tensione quasi paradossale, una spirale concettuale che mette in crisi i confini etici e ontologici, insinuando che ciò che definiamo “umano” contenga già in sé una vocazione al suo superamento o alla sua negazione.
Ancora più sottile è «Le più profonde sofferenze aggirano i più grandi dolori», dove il rapporto tra sofferenza e dolore viene rovesciato: non è il dolore a fondare la sofferenza, ma una dimensione più segreta, più interna, che lo elude, lo circonda, forse lo svuota. Qui l’aforisma si fa quasi meditazione filosofica, lasciando al lettore il compito di colmare i vuoti. E gli esempi diventano numerosi, carichi di ritmo musicale bene impastato al suggerimento speculativo.
Le aspettative per una “tele-scrittura” — intesa come scrittura capace di trasmettersi, diffondersi e risuonare in un contesto contemporaneo segnato dalla rapidità e dalla frammentazione — sono alte. Questo tipo di aforistica sembra infatti particolarmente adatto a una fruizione mobile, intermittente, ma non per questo superficiale. Al contrario, la brevità richiede una partecipazione attiva: ogni frase chiede di essere riletta, sostata, quasi abitata.
Cesare Vergati sa trovare una sua naturale espansione proprio in forme di circolazione “a distanza”, dove il testo breve diventa nodo di riflessione condivisa, scintilla capace di accendere interpretazioni plurali. Se la tele-scrittura rischia spesso di appiattire il pensiero, qui potrebbe invece amplificarne la complessità, trasformando ogni aforisma in un punto di partenza più che in una conclusione.
In questo senso, il volume promette non solo una raccolta, ma un’esperienza: quella di una scrittura che, pur nella sua essenzialità, continua a lavorare nel tempo lungo della coscienza del lettore.
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ANTONIO SPAGNUOLO








