SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MONTANARI
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Giorgio Montanari: “Secondo potere” – Ed. Scatole parlanti – 2026 – pag. 144 – € 16,00
Quarantatré brevissimi capitoli, strettamente collegati fra di loro dal filo policromatico del racconto, che ricama con stile corretto e personale le vicissitudini quotidiane dei protagonisti. Legati dall’atmosfera scolastica si incontrano, scontrano, alleano, discutono, programmano, soggiacciono, studenti e docenti presenti in queste giornate scolastiche, stemperate nelle pagine da una scrittura accorta e seducente.
Negli anni ’90 dello scorso secolo siamo in classe nel primo giorno di scuola. Milo prova il terrore di chi è in prima media, un mondo nuovo, un mondo di nuovi equilibri precari. Ha il cuore a pezzi anche perché ha perso sia la mamma che il papà. Egli cerca di realizzare una nuova vita, la costruisce pezzo dopo pezzo attingendo dal passato e fiondandosi troppo nel futuro. Ed ecco che l’equilibrio scricchiola e il mondo va in frantumi. Una storia intrisa di storie, affluenti narrativi che finiscono nell’unica torbida sensazione di un mondo adolescenziale sensibile, delicato e vulnerabile, immerso com’è nel dubbio e nelle illusioni.
E’ così che con i suoi amici si diverte a fondare un'azienda. La passione per i panini fa vivere in loro l'emozione della celebrità, il successo delle vendite e i guadagni inaspettati. Tuttavia, dietro a questa gioiosa ascesa si celano tante ombre. “Secondo potere” modella un calco antropologico di una nazione che cambia. Un romanzo sul capitalismo, trasfigurato in chiave favolistica ed eccentrica, ideale per coloro che sanno apprezzare il retrogusto dolceamaro quando viene mescolato all'ironia.
/> Il tragitto segnato da Montanari è frastagliato e luminosamente ricco di affetti e spaventi, di sospensioni ed evidenti segni di un’accorata confessione, uno scorrere di tutto un anno scolastico.
Il capitolo che chiude il volume propone un’immagine di apparente serenità: mancano soltanto cinque ore alla conclusione dell’anno scolastico e nelle classi dell’istituto comprensivo si respira già l’atmosfera leggera delle vacanze. Chitarre, torte preparate dalle madri, regalini per compagni e docenti, racconti di viaggi e di esperienze estive costruiscono un quadro di quotidianità giovanile, fatto di attese, consuetudini e piccoli riti collettivi. L’afa di giugno, che accorcia le maniche delle magliette e le gonne, introduce una sensualità spontanea e quasi inconsapevole. Tutto sembra orientato verso la festa e la libertà imminente.
Ma cinque ore alla fine, assume progressivamente un significato inquietante: non indica più soltanto il conto alla rovescia verso le vacanze, ma sembra alludere a una fine diversa, a un tempo che si sta consumando senza che i protagonisti ne abbiano coscienza. Alcuni personaggi si intagliano precisi tra il degrado fisico di Maurizio e le montagne appuntite, col sole giallo limone, ove la figura con le braccia alzate e le pozze color sangue compongono un’immagine ambigua, nella quale la vitalità e la violenza convivono. Il riccetto in cima alla montagna può apparire come una figura di conquista, di esultanza, ma il sangue che si raccoglie ai suoi piedi introduce una dimensione di morte e di sacrificio. Il voto «dieci e lode», pronunciato da Maurizio con stupore, assume allora un valore straziante: il riconoscimento scolastico, normalmente motivo di gioia, non riesce più a raggiungere la sua sensibilità.
La docente di educazione artistica, con il suo tono compassionevole e l’aria materna, rappresenta una presenza di cura che tuttavia non riesce a penetrare fino in fondo nel dramma dell’allievo. La domanda «C’è qualcosa che non va?» rimane sospesa davanti a un dolore che non trova parole. La risposta balbettata «Non dovmo bene», con la sua deformazione infantile, accentua la fragilità del personaggio. Quando Maurizio torna al proprio posto, le ultime parole pronunciate sono quelle relative al voto. Il silenzio successivo acquista un peso enorme: la voce si spegne proprio nel momento in cui il ragazzo riceve la conferma del proprio valore. Particolarmente significativa è la differenza di trattamento tra Mariangela e Umberto. Il professore insiste sulla ragazza, mentre al giovane occhialuto non rivolge alcun commento. Questa disparità introduce una possibile riflessione sul giudizio scolastico, sui pregiudizi e sulle dinamiche di potere che si instaurano nella classe. Il docente, convinto di dover «lavorare» e di non poter tollerare la «cagnara», appare prigioniero della propria funzione, incapace di cogliere ciò che accade oltre il rendimento e la disciplina.
L’autore si distingue per una efficace costruzione del contrasto tra quotidianità e tragedia. La festa di fine anno, con i suoi oggetti concreti e il linguaggio informale, prepara il lettore a un mondo apparentemente rassicurante, che viene progressivamente incrinato dalla sofferenza di Maurizio e dalla tensione dell’interrogazione. Alterna descrizione realistica, dialogo e dettagli corporei, ottenendo una narrazione visiva e cinematografica. Il ritmo è sapientemente affidato al richiamo delle realtà, sia nelle prospettive positive di una ripresa, sia nella immaginativa di tutto quanto accade nel quotidiano. Scene in prospettive positive si alternano alla tensione delle sospensioni e delle inquietudini.
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ANTONIO SPAGNUOLO








