sabato 14 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO TAMMARO

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Antonio Tammaro: “Via da quest’arsura” – Ed. Fallone – 2024 – pag. 128 - € 16,00
Un semplice suggerimento suggella gli squarci corrosivi delle attese, delle incertezze, delle inquietudini, che, con profondi annuvolamenti e nella sensazione di bruciori, avvolgono il nostro scrigno dal codice segreto.
Fosforescenti fughe dalla quotidianità si intrecciano allora con le impalcature di una vigoria filosofica che impreziosisce la ricerca e prepara lo sciamare delle percezioni a quella moltitudine di immagini, verso il caleidoscopio della metafora.
“Ci rapisce il sentore che/ una tempesta s’alzi tra le garitte/ e venga a squarciare le nostre strade/ con la sua raucedine. La terra/ reca una frangia di pioggia nel costato/ che rimanda la sete: i nemici/ non serrano le bocche per morire/ ma per suggerirci quanto sia bello baciare. / Nel disgelo il seme di Dio/ prova a dirci quello che non sentiamo. / Nel disgelo la sua corrosiva allusione.”
Una tormentata sensazione di annullamento avvolge il poeta che cerca ostinatamente l’aiuto divino, anche se questo difficilmente sarà capace di lenire il pensiero arrugginito dalla banalità. Allora: la resa o il tenace vorticare di fantasmi? La supposta logica dell’infinito o la vacuità dell’illusione? Il fuggire dell’annebbiarsi degli anni o l’addensare nelle pupille querule il luccicare della speranza?
“C’è, in questa silloge, in cui l’afflato poetico si esprime talora in versi, talora in prose artistiche prodighe e brillanti, - scrive Isabella Bignozzi in prefazione – il gesto del movimento che da mancanze si fa intimo pellegrinaggio di desiderio e attesa. L’emotività emerge in specie quando il dire, dalla piattaforma di un dettato sintatticamente ricercato e peculiare, s’incorona di povertà, “abbassandosi” in locuzioni dialettali che, come tenerezze improvvise, come cadute inverse, potenziano cromaticamente la visione: posandola nel suo ancestrale giaciglio, rendendola più soffice e selvatica insieme.”
Con segni sicuri il poeta propone visioni che si alternano tra i lacerti di scrittori ammalati o “il soffio primaverile che brucia a stento sulle braccia”, tra i rimandi di fughe e passaggi l’eco di voci scomparse, tra la presunta logica dell’infinito e il rosso sanguigno del dubbio, tra “i petali caduti sui tetti sparsi” e la ritualità di un fuoco o di un orgasmo.
Nell’ultima pagina della silloge: “il bisogno delle parole del mondo ma il mondo non ha bisogno delle mie parole, altrove è la realtà che non parla, selciato che si cammina scalzi, finestre spalancate, vetri rotti tra le rovine di una casa diruta, è languore che si spoglia del tetto, delle mura, degli orpelli, è bellezza che non striscia e non dimora nella vanagloria della scrittura.” Pennellate ardenti e coerenti, in un dettato che dimostra il chiarissimo filo della vertigine culturale, il traballante tocco della vanità.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 13 febbraio 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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“Colori”
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Colori che tremano come le vene aperte,
nel desiderio di pomeriggi inquieti,
tra il blu o nel rosso intriso sulla tela,
forse a custodire silenzi.
La fantasia è una tavola infinita,
strati di luce e ombre sovrapposte,
una ferita lieve, un’ambra impressa
nel ricordo che vibra.
Gialla è la voce che ride improvvisa,
verde è speranza che cresce ad ogni margine,
viola l’enigma dei sogni più notturni,
bianco lo spazio dove nasce fiducia.
Dipingo il tuo volto accanto al mio,
tra schizzi d’azzurro e lampi d’impazienza,
così come un ponte di passioni rinnovate
che unisce e attende l’eco di vibrazioni.
Nel gesto condiviso dei modelli
si sciolgono le antiche lusinghe,
e la tela, specchio di un’anima ostinata,
si fa pergola di passioni cesellate.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = LIDIA FRACCARI


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Lidia Fraccari: “Mantiche allo specchio” – Ed. Fallone – 2025 – pag. 56 - € 15,00
La Mantica è l’antica arte della divinazione, ovvero la capacità di individuare le possibili interpretazioni di presagi, di illuminazioni del pensiero, forse anche dei sogni, insomma possiamo dire l’arte dell’indovino. La incursione di un vecchio specchio può, allora, rimandarci figure e folletti, segnali e colori, che cercano di riemergere sia dalla memoria, sia dalla creatività in agguato in un mondo ignoto. Lidia Fraccari si affida alla meditazione senza mezzi termini, tra gli esempi di una metafisica e l’avverarsi della fuggevolezza.
“Rifletto in uno specchio qualunque. / Datato, tarlato, giunto da epoche diverse, / mi chiede in quante vite viviamo. / Qui servite in un unico drink/ si mescolano entità dualità anime.”
Un sorso di alcool che immediatamente giunge alle circonvoluzioni cerebrali e si intromette fra i segreti del nostro subconscio. La poesia indaga con cautela, con tempestività avvedute, con il dinamismo del ritmo incessante delle sillabe, e riesce a concentrare nei suoi versi tutto ciò che appare come immagine trattenuta all’emergere delle metafore.
I sentimenti emergono con sottili drappeggi e sorprendenti interrogativi: “contrire la gioia dopo averla abusata/ o bere dalle tue lacrime/ dopo aver pianto insieme.” “sangue, piombo, bile/ occhi fuori da sforzi/ contorci le interiora / perfori lo stomaco/ conosci le arti antiche/ delle autopsie coscienti.” “mentre da fuori ti chiama la vita/ tu guardi altrove/ noi passiamo come fumi leggiadri/ in camini accesi. / E quando si spegne il fuoco/ resta la cenere di un IO morto.” “Nell’ora tarda contemplo/ assorto il cadavere/ e acquisisco in lui/ la mia scienza esatta/ del passaggio transitivo e ignoto/ che si destina ad ognuno.”
Un caleidoscopio di pensieri che avvinghiano il lettore e lo sottopongono energicamente al mitico dubbio di ogni esistenza. Amore o morte, lotta o indagine, speranza o arresa?
Scrittura matura, ad un livello variegato che inclina alla introspezione.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = SILVANA LEONARDI


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"INCIAMPO E BARC-R-OLLO"
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inciampo e barc-r-ollo
mi spezzo in echi
in frammenti
di specchi
con
voce d’ombra
canto ciò che resta
la foce che dimentica
il fiume sulla riva deserta
la Luna sparita che ritorna
al centro del mio centro
sventrando coscienza
cadere
nell’imbuto
dentruscendo
dalla bocca/faglia
eruttando rimpianti
piegati in fiore di ferro
confessioni senza data né ora
maschera abbandonata per scoprire
la verità in volto
combustione (a ritroso)
sguardo ficcato profondo
dove desiderio afferra
il volo sospeso
nella materia più densa
attraverso il fondo/mondo/tondo
dove ogni racconto svanisce
dove il sogno abbandona
la pelle/pellicola
nel quotidiano
svolgersi avvolgersi
e scende
nel luogo indicato
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"SULLA SOGLIA DEL TEMPO"
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chiusa
nell'ombra
arriva nera marea
di violenza inaudita
vertigine liquida rompe
e irrompe silenzio
sulla soglia
del buio
l’oscurità del mare
morbida di crepuscolo
sorprende ondate di memoria
inquinati segnali cenni di persistenze
trasparenti abitate scenografie di un nulla
pericolosamente attraversato interno labirinto
di muti segni di parole mute fa spazio alla luce
nella vischiosa unta e atra spirale del vuoto
dare senso al presente è un’ardua impresa
nell’effimero transitorio vivere comune
urticante ultima danza lampeggiando
precaria luce custodisce assenza
forma funesta sul proscenio
teatrale dell’angoscia
stride bastardo
strappa
la pelle ai vivi
la memoria ai morti
l’orrore
permanente
connettoma corrotto
sul bordo inabissato dell’abisso
pornografica esponenziale
follia destinata
al perenne
rifiuto.
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"SE MALIGNO FURORE"
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se maligno furore
m' arrivuglia
bevo
bevo e ribevo
annegando l’angoscia
un tempo spleen o male di vivere
ora erroneamente appellato indigestione mediatica
per le troppe notizie di un mondo che affoga in un deserto
che avvampa in un silenzio glaciale d'indifferenza globale
fragile foglia esposta a mille venti impotente a scuotere
alberi scuoiati per bacchiare nocciole di terrore
incapace di scuotere coscienze per risvegliare
le menti addormentate in un sonno di morte
e con la mente allegra/mente inquinata
avvitata ingarbugliata in pensiero
ostile
iommero
d’ostinato rimorso
d’imperdonabile errore
nel grigiume puntinato di uno schermo
lattiginoso in un gioco di sguardi subalterno
scudo di fragilità contro l’irrisione dei succubi
dell’occulto potere di cosche cincischiate
colluse con gli oscuri mostri in agguato
nulla di tanto effimero e perenne
come i denti affioranti
dello squalo
e i coltelli nascosti
tra i marosi del Mar degl’Infami
nel tremendo crescendo di tempesta
che infesta tutti i sogni e i pensieri d’amore
morte tutte le rose e archiviate speranze
amore occultato e smarrito tra le spine
non resta che certezza e conforto
d’imprescindibile
fine
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SILVANA LEONARDI

mercoledì 11 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI === ROSARIA DI DONATO


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“Preghiera in gennaio” di Rosaria Di Donato (Macabor, 2021 pp. 78 € 12.00) attinge la sua forza ispiratrice dalla luce di umanità che circonda i versi e mantiene, nella ricchezza spirituale, il messaggio universale di un canto in armonia con la compassione e l'amore per il tutto. Rosaria Di Donato trasmuta la sua poesia offrendo in dono ai lettori una visione di fiduciosa sensibilità e di lucida verità, una motivazione etica e liturgica delle condizioni esistenziali. L'invocazione biblica dell'autrice segue il respiro della sofferenza e dell'indulgenza, nella consapevolezza intensa ed emozionante della conoscenza e del perdono. Rosaria Di Donato osserva il divenire come flusso costante dell'anima, nella perenne traduzione del significato originario, affronta la responsabilità del valore morale, rielabora il ruolo delle figure evangeliche emblematiche del cristianesimo per rivisitare una prospettiva elegiaca immersa nel riconoscimento di una dignità terrena, empatica, concentrata sull'attenzione a un ascolto che mette insieme la tensione romantica e drammatica e l'infinita e profonda devozione verso l'invisibile e il sacro. Sperimenta, nei versi, il sentimento della partecipazione emotiva e la considerazione religiosa dell'amore spiegando il contenuto poetico in una misericordia che soccorre allo stupore dell'uomo e persevera nell'indulgenza. Annida, nella misteriosa regione mistica del dubbio l'esegesi del conflitto interiore, nella misura sospesa della speranza, suggerisce la commovente richiesta di riscatto, dirige il senso contemplativo e teologico della coscienza. Diffonde il tentativo di verificare la disciplina della fede attraverso l'indagine umana, per decifrare la dimensione salvifica, con la meraviglia della rivelazione divina, nella confessione di ogni scoperta speculativa, interroga la validità dell'esperienza restituendone l'asprezza e la soavità della grazia miracolosa. La voce poetica di Rosaria Di Donato si fa espressione di comprensione della realtà, eleva lo strumento essenziale per l'analisi con il legame con Dio, asseconda il sacrificio della parola con l'intento di catturare, con la percezione del trascendente, il pensiero che dischiude lo spirito consacrato nella sua soglia da oltrepassare. Rosaria Di Donato compone, nella sua scrittura, una mitopoiesi eseguita nella delicata consistenza di un conforto autentico, nell'invito a rileggere il cammino dell'attualità allontanandolo dalla crudeltà del giudizio e dalla fredda incomprensione del mondo. Scandisce il culto dei riferimenti simbolici nel tempio della fragilità e nel cuore della desolazione, percorre il sentiero della carità lungo gli itinerari riflessi di una gratuita e incondizionata possibilità che rinnova la promessa clemente di una rinascita, oltre l'inesorabilità del destino. “Preghiera in gennaio” sostiene la vicinanza e la trascendenza di una fremente solennità al testo, come appello a esaudire la richiesta di valutare la materia ascetica con la pratica del tempo contemporaneo, destabilizzato da fratture e contrasti, fortificare l'approccio alla benevolenza e alla fratellanza, favorire la difesa dell'innocenza, la ragione e la riflessione critica contro lo smarrimento e la contingenza delle apparenze. Un libro che espone l'invito amorevole a riconoscere il dolore degli altri, mostrare il coraggio che accomuna la direzione del bene e immedesima la sintonia delle intenzioni come aspirazione alla conversione del cuore.
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Rita Bompadre
- Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
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Testi scelti--
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"speranze"
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svegliarsi un giorno
e scoprire che tutto
non è ancora perso
-
rinnovare speranze
rinverdire pensieri
rimuovere dai calzari
la polvere
-
e di nuovo solcare
-
le vie che conducono
al cuore al centro
al senso segreto
di tutte le cose
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"arcate di luce"
-
arcate di luce nel cosmo
ma preferiamo il buio
le tenebre che invadono
e corrodono
senza un altrove
muto il rumore dei passi
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"madonna ai monti"
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al tuo manto rivolti
ci copriamo di stelle
-
sussurro di mare
cingi il mondo di grazia
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"preghiera"
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mite ti so
a pregare sotto
una radura di stelle
-
come silenzio
e fuoco
preghiera
-
sciogli ghiacciai
e l'acqua mare
si fa e oceano
-
all'orizzonte
ali d'ulivo
la colomba
-
non è più notte
discende lo Spirito
per inebriarti di luce
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"renovatio"
-
al tuo spazio interiore
volgi lo sguardo
-
profondamente
cerca la luce
-
dentro te troverai
ruscelli e laghi
-
e tutto ciò che fuori
non esiste più
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"autoritratto"
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rosaria azzurra marina
se non fosse il ceruleo
che dagli occhi traspare
nessuno vedrebbe l'oceano
interiore metafisica luce
che all'onda consente
il divenire
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martedì 10 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIULIA D'ANCA


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Giulia D’Anca: “Camminamento” Editrice Carabba – 2024 – pag.70 - € 13,30
Arsura e veemenza, fino a dare il senso di un fluire intriso di splendore, la poesia in queste pagine ha un rigore vertebrale sottilissimo e contemporaneamente avvolgente. Si sviluppa intorno al tema della febbre d’amore, nella precisa percezione del sentimento che regola gli affanni di Eros.
La passione insidia anche la corsa del tempo e rimanda spesso alla vertiginosa reazione che l’istinto e “il camminamento” cercano di mantenere in un equilibrio troppe volte instabile.
Giulia D’Anca non è nuova alla poesia, ma in questo libro offre forse il meglio del suo percorso, o di quello che chiama Camminamento. Fulminee impressioni-riflessioni che si condensano in versi desultori e che si muovono in misteriosi analogismi inducendo non già alla comprensione ma all’enigma da cui le emozioni scaturiscono. Allusioni dialogiche, domande sorprendenti, nitore di sguardi, slittamenti di sensi, confessioni professe, pluralità di ardori e sentimenti. Una poesia avvitata alla sua rabdomanzia, agli affondi che vivono in immagini ardite e metamorfiche. Nell’espressività ritmicamente rotta, un ben ponderato lirismo, una dizione interiore che s’inarca – come suggeriscono alcuni versi.
“Nessun colpo/ andava a segno, / sono foglia caduca, / quando cala la notte/ m’impiglio, nessuno mi tocca/ se non il tempo./ Sono foglia/ che non crede/ alle guerre per la morte./ Sono foglia di acqua, collasso nei fondali, / il mio humus / si ciba, / le radici s’appigliano/ al cuore della terra. / Sono foglia di cielo, / volteggio nello spazio pretestuoso/ dei venti, / dolcissimi, taglienti.”
Si costruisce con coerenza e delicatezza una metafora centrale, quella della foglia, che diventa emblema della fragilità e insieme della resistenza e dell’esistenza. Il verso iniziale suggerisce un senso di disarmo e di fallimento, subito trasformato in accettazione del tempo come unica forza che davvero incide sull’essere. La foglia non è passiva: attraversa notte, acqua e cielo, assumendo forme diverse senza perdere la propria identità. Molto efficace è il rifiuto delle “guerre per la morte”, che introduce una posizione etica pacata ma ferma, lontana dalla retorica.
L’immagine dell’humus che si ciba di sé stessa restituisce una visione ciclica e fertile del dolore e del collasso. Le radici che si aggrappano al cuore della terra rafforzano l’idea di un legame profondo e necessario con l’origine.
Nella sezione finale, il passaggio al cielo amplia lo spazio simbolico e dona leggerezza al testo.
I venti “dolcissimi, taglienti” chiudono con una tensione sensoriale ben calibrata, che tiene insieme carezza e ferita. Il linguaggio è essenziale ma denso, capace di suggerire più che spiegare.
Tutta la silloge, con le sue densità policrome, nel complesso convince per unità tematica, chiarezza simbolica e maturità dello sguardo, e per un afflato continuo che si esprime con immediatezza sia nei gesti vibranti, sia nei movimenti intimi di desiderio e di attesa.
E altrove si affacciano le ipotesi di condivisione del silenzio, di strazianti avversioni che turbano il sogno, di ferite rinchiuse e di boccioli profumati, di memorie sullo sfondo di lampeggi, o il bisogno di fare e disfare la riva di un mare che lambisce.
Per il poeta anche la contemplazione muta nello splendore di un percorso che parte dal labirinto e riconduce agevolmente nell’equazione perfetta della visibilità.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA NAPPI

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Rita Nappi: “Tra donne” – deComporre edizioni 2026 – pag. 128 - € 10,00
Nei ringraziamenti di fine volume la poetessa scrive: “Potrebbe essere senz’altro un libro dedicato, ma credo non sia così. Si tratta di una storiografia di amori duraturi, alcuni flebili e altri impregnati di dolore. Si chiude un ciclo. Si chiude, forse, anche un po’ di più il cuore, a doppia mandata. Ho aspettato cinque anni per pubblicare un nuovo libro e forse questo è il momento giusto per rimandare alle dirette destinatarie il giusto valore dei sentimenti vissuti.”
Tra accenni di un diario e sfumature di colori, tra l’essenza piena dell’esistere e un pastoso simbolismo, tra i frastuoni della quotidianità e il ribollire dei sentimenti più intimi, la poesia ricama lo stupore del riferire e il fluire delle palpitazioni.
“Se tu fossi fine, / amerei la tua chiusa/ come l’abbraccio prima dell’addio/ il buon viaggio delle partenze/ l’ultimo morso che sa di sazietà. / Se tu fossi inizio/amerei il gusto del primo bacio/ come l’incipit del tuo buongiorno/ il ballo al tramonto/ la canzone che si sceglie alla radio. / Se tu fossi qualcosa,/ sapresti di buono./ Ed è quello che sei/ al mio cuore.”
Un tempo, che appare sempre eguale, segna il pensiero che fa capolino per mostrare i segni delle fugaci brezze e o le ferite che congelano lacrime. Il ritmo dei versi, tutti brevi e privi di una metrica predefinita, si “sorseggiano” come da un calice che è capace di mantenere sempre alto il livello per lasciare possibilità di assaporare senza sosta le frequenze emotive che propongono petali variegati e luminosi.
Così anche le mani sanno palpare l’addio e comprendono bene come si diventa estranei attraverso la corrosione dell’amore, bruciacchiando gli errori paralleli o girando intorno all’angolo, offrendo un affetto misto al vino “in una stanza senza tempeste”, inseguendo bagliori perché “Ancora una volta/ nel mio cammino/ sento l’addio/ sulla pelle, / nelle ossa/ tramortite/dal tuo volo lontano”.
Fotogrammi in sequenza serrata danno la luminosità di un canto che invoca ancora una volta la libertà della donna, la quale deve e può raggiungere la speranza di abbandonare definitivamente ogni catena che la sminuisca, e che la metta in difficoltà sociale o morale quando si accosta ad un amore clandestino, o mentre il desiderio diventa finalmente forza che abbandona ogni divieto alle oscillazioni, alla tenerezza, alla capacità di mescolare sacro e profano.
La metafora è una essenza piena, costantemente sagomata nella scrittura di queste poesie che oscillano elegantemente tra il visibile e un vigoroso sussurro.
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ANTONIO SPAGNUOLO