domenica 7 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

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**Raffaele Piazza : "Alessia e Mirta"-Ed Ibiskos- 2019 ***
Si nota, leggendo questa raccolta di Raffaele Piazza, una interessante ricerca sulla parola, termini non scontati, un notevole approfondimento linguistico che dà rilievo all'opera in questione. Termini come per es "trasale", "alberate", "interanimarsi", "albereto", "infiorescenze", "azzurrità", "incielarsi", "campita", danno il senso della cura con cui sono stati scritti i versi. Questi nell'opera vanno a tratti a sovrapporsi a versi più immediati, diretti, espliciti, come quando si citano gli euro, le telefonate, come quando si descrive le vesti di Alessia, gli incontri "alla camera 8" fra i due personaggi, che comunque si amano.
Vi è dunque la narrazione di un storia - a mio dire - d'amore tra i due protagonisti di questo "sequel poetico", fatto di episodi, di situazioni, ambientazioni diverse, che portano il lettore all'interno di una storia sentimentale da seguire, ma anche passionale nella sua descrizione, un amore che risulta anche puro e sincero, direi una narrazione vicina ad un racconto breve in forma poetica. A volte forse, alcuni riferimenti espliciti possono risultare eccessivi se rapportati alla forma lirica del verso: "spera che il preservativo non si rompa....poi ha l'orgasmo e dice non lasciarmi!" Oppure "Si veste Alessia come una donna (slip e reggiseno rosa confetto e gonna corta cobalto di cielo e a quadri camicetta, scarpe nere con i tacchi alti). È già bagnata Alessia nell’attesa del prossimo letto e aspetta Giovanni per l’amore. È appassionata Alessia calda e sudata", ma sono pur sempre scelte stilistiche dell'autore poiché sembrano essere cercate nella forma espressiva voluta appositamente come forma di linguaggio, che denota una chiara immediatezza di espressione. Ho trovato anche una certa attenzione e riferimenti alla natura, una descrizione che arricchisce sicuramente il panorama letterario di queste poesie.
Altro è l'aspetto relativo alla parte in cui si cita Mirta, dove si intrecciano sentimenti di amicizia, di dolore, di nostalgia, di tristezza per una vita che purtroppo non c'è più. Sono atti drammatici la cui descrizione porta sempre un autore a varcare superfici non facili da solcare, o da descrivere, ciò quando vi è stato, come questo sembra il caso, un coinvolgimento piuttosto intenso e reale fra le due vite, di momenti condivisi e rapporti confidenziali, di ricordi indissolubili. Ma si aggiunge alla perdita di una persona cara anche il dramma, poiché è esplicito nell'opera le modalità con le quali Mirta ha scelto di lasciare questa terra. Qui i versi, sempre a mio avviso, si fanno meno articolati, meno controllati, meno astrusi nel linguaggio, divenendo più liberi, personali ed intimi, semplici ma pur sempre efficaci nella descrizione dello stato d'animo che a tratti incupisce l'autore di fronte alla vita, la quale resta sempre il luogo delle nostre passioni, del nostro amore, della nostra realtà.
GIANNI MARCANTONI.

sabato 6 marzo 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia e marzo**
Sole nel fresco a illuminare
di Alessia la vita nel tempo
prima della felicità
la fine della pandemia
Alessia ragazza vaccinata
nell’anima di 18 grammi.
Mentre poi piove e spiove
sottesa all’acqua Alessia
nel rigenerarla e il Parco
Virgiliano ancora esiste
con la pianta rara da rinominare
il roseto del cuore
e dei pini i verdi che hanno
visto la storia dei baci.
*
Raffaele Piazza

venerdì 5 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALINA RIZZI


***Alina Rizzi – Gente che se ne va----puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 85 - € 12,00 "Gente che se ne va", la raccolta di poesie di Alina Rizzi che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Alessandra Paganardi centrata e ricca di acribia intitolata "Libertà e misura nei versi di Alina Rizzi".
Il testo composito e bene strutturato architettonicamente è scandito nelle seguenti sezioni: Preludio, Ricostruzione e Un’estate a contraddire.
I componimenti, molti dei quali sono brevi, hanno una venatura epigrammatica e assertiva e sono ben risolti nella loro compattezza formale e nell’icasticità che li connota pur nella loro leggerezza.
In Sera, la breve poesia che apre il volume, la poetessa parla della sua vita raggomitolata per parare i colpi del silenzio e in questo testo è implicitamente trattato il tema del detto e non detto e delle parole che scaturiscono dalla virtuale feritoia tra i due termini inverandosi proprio nei versi. Nella prima sezione Preludio si respira nei versi stessi un’atmosfera di sogno ad occhi aperti e tra accensioni e spegnimenti si realizza una forte e magica sospensione che crea visionarietà in sensazioni che sembrano connotate da un forte onirismo purgatoriale.
Altre volte prevale la linearità dell’incanto anche nel relazionarsi dell’io-poetante ad un tu del quale ogni riferimento resta taciuto. Anche il senso della fisicità di un corpo cogitante si rivela con frequenza, corpo che si fa parola e dallo scatto e scarto memoriale scaturisce la chiarezza dei dettati, che sottende una complessità intrinseca giocata sulle tastiere analogiche e forte è la densità semantica, metaforica e sinestesica.
Una sensazione di già vissuto, di ritorno dove si era già stati caratterizza queste poesie fluide nel loro sgorgare come sorgenti di acque limpide sulla pagina decollando negli incipit e planando dolcemente nelle chiuse.
Una vaga armonia sembra sottendere tutto l’ordine del discorso dell’autrice e l’io-poetante è molto autocentrato solipsisticamente su sé stesso e dai sensi acuti e sensitivi scaturiscono le parole dette con urgenza. Nella seconda parte Ricostruzione si assiste a un forte cambiamento di registro espressivo e la materia si fa spesso magmatica e oscura nella trattazione dei massimi sistemi come il tempo che è scritto con la lettera maiuscola iniziale a dimostrazione della sua titanica forza di condizionamento delle vite di chi è sotto specie umana e ne sconta la gravità e il tempo stesso è collegato alla morte che per dirla con Ungaretti si sconta vivendo.
Si tratta di un tempo violato dalla presunta, se tutto in poesia è presunto, volontà di annullarlo come categoria che va stretta per la sua percezione soggettiva e per la sua velocità che aumenta nella mente temporale con il trascorrere appunto della durata della vita.
Nella terza sezione dall’intrigante titolo Un’estate a contraddire ritroviamo poesie senza titolo e numerate che potrebbero essere lette come un poemetto a sé stante connotato da un’aura fortemente surreale ed evocativa.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA


***Edith Dzieduszycka : “Viraggio” – Ed. Genesi – 2021 – pagg. 168 - € 15,00
Il “diario” che incontriamo tra le pagine di questa raccolta è un cesellato ricamo quotidiano che trasporta le policromatiche riflessioni della vita di ogni giorno verso il filtro della meraviglia e della immaginazione.
Il grigiore della potenza filosofica, che attanaglia il pensiero del poeta, rivela un canto senza dubbio ricco di melodiosi tocchi, quasi un continuo sussurrare a se stessa e al lettore il tremore che il verso concede alla trasfigurazione del momento. Il “tempo” diventa presenza acuta della coscienza, anche quando le nostre azioni si rallentano innanzi agli interrogativi che tastoni ritroviamo nella nostra impotenza.
Una strana forza ineludibile libera la tensione “sine macula” in un percorso di incremento significativo, come la cornice che trattiene uniti i motivi tutt’altro che marginali di un sopravvivere sempre sul filo delle epifanie: “Che bello poter stare/ su poltrona e sofà/ su divano e dormeuse/ con la benedizione del capo dello stato./ che bello addormentarsi/ dalle piccole ore al mattino avanzato/ svegliarsi ancora cisposo/ con orzo-caffè al posto dell’hamburger/ che bello ciondolare nelle stanze silenti/ senza preoccuparsi/ di postare su FB un selfie con trucco/ ma poi all’improvviso/ per conto suo va/ la mente addormentata/ e le passa davanti la sfilata infinita/ dei camion militari/ trasportando bare al rogo purgatore.”
La tela ha i colori delle vertigini e passo dopo passo gli appunti si addensano tra musiche, animali e fiori, tra mura impotenti e bersagli dormienti, tra ricordi a male pena trattenuti ed impalpabili virus, nello strano paradosso che può ricamare la tristezza. Una cordata che ospita un’innocenza mai smarrita per un percorso vissuto con passione, emotivamente fremente, diacronicamente in progress.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 4 marzo 2021

POESIA = FRANCESCA LO BUE


**Pistis Sophia**
Come di consueto, la Lo Bue, in questa poesia gioca con il linguaggio in una semantica articolata tra mithos e logos. Ciò, in una situazione poetica nella quale la sincronia e la diacronia si incociano in un simbolismo che possiede le sue radici nella cultura classica e articola i suoi effetti nella nostra contemporaneità, aprendo, così, lo scrigno di significati nascosti che evocano la memoria di espressioni allusive, capaci di suscitare gli effetti delle metafore proiettate ad esplicitare i contenuti ineffabili ed emotivi del non dicibile.
La chiave di lettura di questo componimento poetico si colloca senz’altro nell’archeologia di un pensiero sommerso. Così, il linguaggio realizza il suo ruolo centrale in tutta la composizione immaginativa. Ciò manifesta la sintonia onirica di un rito arcano in cui le parole sono oggetti, immagini e sentimenti, suscettibili di una profonda penetrazione umana nel mondo della comunicazione interpersonale. Pertanto, l’itinerario poetico realizza un vero e proprio racconto simbolico composto di flash di luce e di sentieri interrotti, in modo tale che la poesia medesima esprime una musica di voci misteriose.
Tutto ciò apre il discorso ad una ermetica interrogazione che esige una risposta sperata e inattesa, che tuttavia trova il suo spazio immaginativo nel silenzio della meditazione.
Aurelio Rizzacasa
*
PISTIS SOFIA
I
Un solco di luce s’inchioda nel cuore anelante
quando la mente ama.
Tu sei freschezza e passione,
stille dal calice della luna nuova,
armonie cangianti di citazioni antiche.
Le maschere s’abbandonano nei poggi di pietra,
il tempo ritorna al tempo,
nella giara incrinata si disfà la giovinezza,
nell’eco di un sogno fuggente
repente sarà fumo di cera.
L’acqua parla e io canterò con la voce di tutti i giorni,
inseguirò il canto del povero,
le orme disperse nelle scalee delle nuvole.
Devono venire le api coi fiori a cavallo,
devono venire i pastori con la lama dei dromedari,
deve venire un cane fra portici di vetro e canali salmastri,
deve venire la Santa madre che sta sola,
che sta nuda.
II
Errano gli dei nelle tenebre del mare,
nel meriggio ardente delle strade.
Errano le chimere e gli amanti
Nei marciapiedi voraci,
arrivano a un santuario violaceo.
È Lei,
e sono le sue voci nelle sette ghirlande della carne,
soavi voci,
braci di gemme di alberi sonnolenti
che si impadroniscono di un mistero in cielo,
regno compatto avvolto di grigiore perlaceo.
Sei calore di desiderio,
mentre io sono albero vinto.
III
Madre addormentata in un torbido tappeto,
qual è la tua scienza?
Darai parole,
pucritudine di scienza senza fine,
il musicare dell’alloro di Lazzaro
che raddolcisce la carne di Sebastiano
nell’echeggiare di specchi allucinati.
L’epifania del cammino,
come fulgore di cometa nella notte dei tempi,
l’orma invisibile della tua voce silenziosa.
*
Francesca Lo Bue

martedì 2 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANNI MARCANTONI


***Gianni Marcantoni – Complicazioni di altra natura***puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 75 - € 12,00
Si tratta di una raccolta di poesie non scandita e compatta che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.
Il volume è prefato da Alessandra Paganardi che, con le sue parole acute e piene di acribia. entra felicemente nel merito di una definizione del testo con lo scritto Per non essere distratti dal niente. Programmatico il titolo "Complicazioni di altra natura" che sembrerebbe avere una connotazione pessimistica non di un pessimismo cosmico di stampo leopardiano, bensì di un pessimismo che sembrerebbe individuale, che si riferisce presumibilmente al vissuto privato e pubblico del poeta.
Se la vita dà scacco un po’ a tutti con tutte le sue contraddizioni tipiche dell’essere sotto specie umana anche nel postmoderno occidentale nell’era di internet, e-mail, sms e di tutti gli strumenti che la rendono liquida e velocissima le inevitabili complicazioni nel quotidiano sono più acute per il poeta rispetto al non – poeta e attualmente ancora di più per il fenomeno pandemia.
Il discorso potrebbe continuare con la constatazione che i poeti e le poetesse sono persone ipersensibili ma, attenzione, non per questo devono essere annoverate necessariamente come persone deboli, anzi la poesia stessa, la leggerezza dell’esistenza stessa, se controllata dal poeta può divenire uno strumento vincente nel confrontarsi del poeta con la realtà. Quindi anche se le complicazioni della vita sono di varia natura il poeta può superarle come ogni persona, un po’ facendo uso di strategie come il difendersi e migliorare la propria capacità d’amare, un po’ ricorrendo alla scrittura poetica salvifica perché il male è sempre in agguato e questo prescinde dal parallelismo etico – estetico che ha i suoi limiti intrinseci.
Entrando nel merito della poetica di Marcantoni si constata innanzitutto che si può definire antilirica e antielegiaca e predomina in essa un fortissimo senso del dolore e della morte che provoca emozioni nel lettore e che è gridato e debordante e forse non efficacemente controllato.
Sia che l’io-poetante si ripieghi solipsisticamente su sé stesso, sia che si apra all’alterità, un tu del quale ogni riferimento resta taciuto, la sua parola icastica fa i conti con l’autocompiacimento nel suo essere veramente detta con una viscerale urgenza. Ma non è un’angustia fine a sé stessa quella di Marcantoni che attraverso la sofferenza non manca d’intravedere un possibile approdo nel mare – magnum di un mondo caotico e di una vita stessa che, per dirla con i pragmatisti americani, è sempre degna di essere vissuta. Colpisce la chiarezza dei versi e la densità metaforica e sinestesica crea talvolta accensioni fulminanti con spegnimenti successivi che potrebbero essere correlati al senso del dolore suddetto.
La felicità sembra essere una lontana possibilità: un vento puro ha sradicato il nostro albero felice, scrive il poeta e il discorso complessivamente potrebbe essere considerato come affabulante e il poeta è perfettamente conscio della funzione che può avere la poesia nel suo vissuto.
*
Raffaele Piazza

sabato 27 febbraio 2021

CLOSE READING = RAFFAELE PIAZZA


***Raffaele Piazza – La Ricerca***
Bar Celestiale per Alessia
nel bere fredda la vita
che arriva al pozzo dell'anima.
A che età l'hai fatto per la
prima volta? Chiede Alessia
a Veronica che arrossisce
e dice sono vergine. Trasale
Alessia e poi ride come
una donna di sedici anni
e ride anche Veronica.
Guarda il cielo e se ne fa
una veste azzurra Alessia
nell'entrare nel file segreto
del cuore (il mistero
da custodire).
Arriva il cameriere e guarda
le ragazze e trasale
e ride di nuovo Alessia.

Confidenze tra amiche al Bar Celestiale, nome alquanto adatto! Ritroviamo Alessia, la portavoce e musa di Raffaele. Curiosa e un tantino indiscreta interroga la sua amica Veronica. “A che età l’hai fatto per la prima volta?” Non precisa che cosa… Potrebbe trattarsi di qualunque fatto… ascoltare Giorgia, Elisa o Beethoven… mangiare cioccolata… fumare… bere vino bianco… salire su un albero… prendere l’aereo…che so ancora?
Invece no. A domanda vaga, risposta molto netta che non ha avuto bisogno di contorni dettagli precisazioni per essere capita… Come fosse ovvio! Fare l’amore, da sedici anni in poi, è l’argomento chiave, l’oggetto principale d’ogni conversazione a quell’età, triviale tra i maschi, conturbante e stuzzicante tra le femmine.
E quando Alessia, come sempre di rosa o questa volta di blu cielo vestita, viene a sapere che Veronica è ancora vergine, trasalisce sorpresa e quasi incredula. Un tale candore non può che farla ridere e prendere in giro la sua amica “ritardata”!
Anche il cameriere sembra aver capito di che si tratta, così s’istaura tra di loro una complicità fatta di sotto-intesi divertiti, un episodio allegro che ricorderanno con nostalgia e tenerezza “da grandi”!
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Edith Dzueuduszycka - 26 febbraio 2021