SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIANNA IANNARONE
*****************************
Marianna Iannarone: “D’amore e d’altra specie” Ed. GPM – 2026 – pag. 64 - € 6,99
Una nutrita scheda biobibliografica in appendice mostra il viaggio attraverso gli anni per un bagaglio culturale di notevole spessore ed una ricognizione coloratissima di riconoscimenti raccolti in varie esperienze. Poesia senza confini che coincide luminosamente con i luoghi della memoria e l’ansia policromatica dell’interrogazione e della scoperta che ruota intorno alla parola.
“Intrattenimento virale scrollo l’inutilità totale:/ l’ultimo fenomeno senza né arte e né parte –/ che per stare informati vale la pena restare sul pezzo/ ma da un pezzo non c’è più contegno –“ sussurra la poetessa a conclusione di queste sue pagine, quasi a giustificare il dubbio che nasce in chi si abbandona alla scrittura poetica. Ma: “L’arte dell’arrangiarsi/ è un affresco di pane e cipolle/ una celebrazione al dono/ quando la creatività si ispira al vero.”
La scrittura nelle prime composizioni si sviluppa come una riflessione amara e dolente sulla condizione dell'umanità, continuamente sospesa tra il desiderio di pace e il ripetersi inesorabile della violenza. L'immagine iniziale, «Dietro l’angolo l’indaco del cielo», introduce una dimensione cromatica di grande suggestione: il blu profondo, assimilato alla vastità del mare, non è tuttavia un colore di serenità, ma sembra appesantito dal dolore dei «cuori infranti sugli scogli». La natura diventa così lo specchio di una sofferenza collettiva, mentre la significativa affermazione «lì Dio sembra essere arrivato tardi» esprime lo smarrimento di fronte alle tragedie, quasi che persino la dimensione divina non riesca a intervenire tempestivamente per salvare l'uomo dalla propria crudeltà.
Il discorso poetico si allarga progressivamente, passando dalla percezione individuale a una denuncia universale. La mancanza di pace viene indicata come una condizione incompatibile con la sopravvivenza stessa, mentre l'assenza di ponti tra i popoli diventa metafora di incomunicabilità, separazione e odio. A questa immagine negativa si contrappone una possibilità di riscatto: «ma con la musica fanno l'amore». È forse il passaggio più luminoso del componimento, perché affida all'arte e alla sensibilità il compito di ricostruire un'intesa che la politica, le divisioni e le guerre sembrano avere distrutto.
Marianna Iannarone possiede una forte tensione etica e civile, sostenuta da immagini evocative e da un linguaggio che alterna suggestione lirica e dichiarazione polemica. Qualche passaggio, soprattutto quello relativo alla fame e alla sollecitudine, presenta una costruzione semantica che contribuisce a restituire il disordine di un mondo nel quale persino le parole della solidarietà sembrano aver perduto la loro efficacia.
Ancora più avanti una denuncia drammatica della perdita di coscienza dinanzi alla violenza, alla guerra e alla progressiva assuefazione dell'umanità all'orrore. L'apostrofe «Ripugnanza sei l’esplosione della desolazione isterica», attribuisce a un sentimento una dimensione quasi fisica, capace di sconvolgere i volti, deformare le coscienze e trasformare il pianto in una manifestazione collettiva di disperazione. La morte che si consuma sulla strada diventa il simbolo di un'esistenza travolta dalla brutalità, mentre l'immagine del carrarmato che «trapassi la vita» restituisce con crudezza l'irruzione della guerra nella quotidianità degli uomini.
La «macchia assassina, croce e bandiera» introduce una significativa contaminazione di simboli religiosi e identitari, trasformati in emblemi di sopraffazione e di sangue. Il mondo evocato è ormai «privato di coscienza»: gli uomini assistono alla tragedia, si scompongono interiormente, ma non rivendicano, non reagiscono, non interrompono il meccanismo della violenza. L'immagine conclusiva, «lasci un fiore piuttosto che un cuore battere», racchiude tutta la desolazione del componimento: il fiore diventa un gesto rituale di commemorazione, ma non restituisce la vita né sostituisce la necessità di una ribellione morale. Finché ogni angolo continuerà a bruciare, la pietà rischierà di rimanere soltanto un omaggio ai morti, anziché trasformarsi in una forza capace di salvare i vivi. Ne emerge una poesia di denuncia, nella quale la vera colpa non è soltanto la violenza esercitata, ma anche l'indifferenza di chi ha imparato a considerarla inevitabile.
Suggerisce con enfasi: “L’amore è una carezza che produce poesia/ una certezza che accompagna la vita”. Forse per addolcire con garbo e fermezza di penna i timori e le sospensioni che ci attanagliano nella quotidianità.
*
ANTONIO SPAGNUOLO








