SEGNALAZIONE VOLUMI = ADA RIZZO
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Ada Rizzo: “Il cacciatore di biglie” (romanzo) – Ed. Youcanprint 2026 – pag. 266 - € 18,00
Quarantadue capitoli dettagliatamente segmentati in un lungo racconto, nel quale i numerosi personaggi ricamano eventi di quotidianità, a momenti convulsi, a tratti plasmati nella morbida illusione, a momenti impuntati contro la violenza che cerca di distruggere materia e sentimenti.
“L’universo che scoprirete in queste pagine esplora il profondo impatto dei conflitti armati sui cittadini più vulnerabili, e al tempo stesso più resilienti: i bambini. – Scrive Farzaneh Dorri in prefazione- Attraverso i loro occhi, la guerra non è una grande strategia politica, ma una crisi personale, una rottura della sicurezza e dell’innocenza. Queste pagine offrono una testimonianza della loro capacità di agire, sopravvivere e mantenere viva la speranza, nonostante la devastazione.”
E’ la voce di bambini che quasi sempre non posseggono lo scudo che sappia difenderli contro un mondo intento a distruggere e ad abbrutire nelle violenze, e la sopravvivenza diventa capricciosa necessità atta a condividere le difficoltà distillate dal tempo ingordo.
Samyr, Kalila, Mariam, Bashir, zia Fatima, percorrono queste pagine con passi colorati, in una stesura del testo pregevolmente ricca di eloquenza.
C’è un brano a metà volume che costruisce il ricordo di una giornata apparentemente semplice, ma destinata ad assumere, nella memoria, un valore quasi assoluto. Il gioco tra il narratore e Kalila nasce dall’acqua e dal movimento: gli spruzzi, la fuga, l’inseguimento, il corpo sollevato sulle spalle diventano gesti di una complicità spontanea, nella quale il tempo sembra sospendersi. L’espressione «gioco infinito» introduce già il tema centrale della pagina: il desiderio di sottrarre alla precarietà dell’esistenza un momento di felicità.
Attorno ai due protagonisti si dispone una piccola comunità affettiva: mamma e papà osservano, sorridono, controllano con discrezione che il gioco rimanga sicuro. Il loro sguardo introduce una dimensione protettiva e familiare che trasforma la spiaggia in uno spazio dell’infanzia e della serenità. Anche il cibo — pane caldo, olive, pomodori, formaggio — partecipa a questa costruzione della felicità. La semplicità del pasto ne accresce il valore: non occorrono ricchezze, perché il piacere nasce dalla condivisione e dalla presenza reciproca.
Il tramonto conclude la giornata con un’immagine fortemente simbolica. Il cielo che «esplode di colori» accompagna la discesa del sole e, insieme, la consapevolezza che ogni momento felice è destinato a finire. Il gesto finale, con la testa di Kalila appoggiata al narratore, concentra tutta la tenerezza del ricordo: «vorrei che questo momento non terminasse» non è soltanto un desiderio infantile, ma la struggente aspirazione a fermare il tempo e conservare intatta una felicità che proprio perché fuggevole diventa preziosa.
Tutte le pagine di Ada Rizzo posseggono una limpida capacità evocativa e procedono attraverso dettagli concreti, evitando l’eccesso sentimentale. Acqua, sabbia, cibo, ombra, tramonto e viaggio sull’Ape Car, incontri e scontri, timore e spavalderia, compongono una memoria sensoriale molto viva. Particolarmente efficaci gli improvvisi passaggi dalla dimensione giocosa a quella malinconica, dalla descrizione dettagliata ai lampeggi dei sentimenti. La semplicità della narrazione è dunque la forza principale: dietro il racconto di coinvolgimenti familiari si avverte il bisogno profondo di salvare dall’oblio un istante d’amore.
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ANTONIO SPAGNUOLO








