SEGNALAZIONE VOLUMI = GIAN PIERO STEFANONI
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Gian Piero Stefanoni: “La città che sale” – Ed. Ladolfi 2026 – pag. 84 - € 12,00
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“Raccolgo in queste pagine un intreccio di riflessioni tra poesia e fede, tra parola poetica e interrogazioni del sacro. Nel dialogo un tentativo nell'affondo del mistero dell'uomo, delle sue aspirazioni, dalla nudità della Croce. Intrecciando, come in un piccolo rosario figure e testi di una parola poetica legata in modo diverso al pensiero cristiano, ne muove le istanze rammentando nella direzione della creaturalità quel disegno che l’uomo comprende, raccoglie e trascende. Dal perché delle ferite allora al perché della vita iscritta nel motivo della sua speranza, e della bellezza nell’attualizzata memoria di una parola poetica che, seppure provata, non teme la sua ricerca in relazione a una modernità nella voce e nel volto sempre più sfigurata. Questi gli autori di riferimento: Karol Wojtyla, Francis Jammes, Giovanni Testori, Gerard Manley Hopkins, Charles Péguy, Mario Dell’Arco, Madeleine Delbrêl.”
Un florilegio impegnativo di accostamenti emotivi, di interpretazioni civili e storiche, di rielaborazione della memoria, di progetti dal valore interpretativo, di gioiose volontà di intervento, di storiche evaporazioni, per un tragitto culturale di notevole spessore.
Con attenzione delicata Stefanoni suggerisce: “L’uomo non ha che da vigilare e credere alla tensione che venendo da Dio ci pronuncia a Dio, in quella perseveranza del quotidiano, della ferialità dove la vita nei suoi labirinti è continuamente scritta. Lo sappiamo, andando a concludere, la poesia stessa può aiutarci, nel suo rimemorare la vita in tutte le sue accezioni, soprattutto dove la vita è offesa, dove è a rischio d’ognuno quella preziosità, perché unica, altrimenti mancante in un mondo che sempre più fa dell’uniformità il suo controcanto.”
Qualche passo (Wojtyla) si configura come una meditazione intensa sul mistero della Passione, osservata non come semplice evento storico o religioso, ma come esperienza esistenziale che coinvolge ogni uomo. L’autore pone subito una domanda fondamentale: chi è realmente l’uomo che osserva? È il sacerdote, il poeta, il credente, oppure uno dei tanti presenti sul Calvario? L’interrogativo rimane volutamente aperto perché ciascun lettore possa riconoscersi in quella figura. Lo sguardo diventa così il luogo della partecipazione: chi osserva non resta esterno alla scena, ma ne viene investito, trasformato, chiamato a condividere il peso della sofferenza come un nuovo Cireneo.
La riflessione si sviluppa attraverso le figure simboliche di Simone di Cirene e della Maddalena. Essi rappresentano due modalità dell’incontro con il mistero: il primo attraverso il gesto concreto della condivisione del dolore, la seconda mediante la fedeltà dell’amore che resta accanto al Crocifisso fino alla soglia della Resurrezione. Entrambi diventano modelli di un cammino che conduce dalla disperazione alla speranza. Il Calvario non è più soltanto un luogo storico, ma la metafora della condizione umana, segnata dalla sofferenza, dalla polvere e dall’ingiustizia che ogni “Pilato” continua a riprodurre nel tempo.
Nella stesura dei vari capitoli il testo insiste sul senso di incompiutezza che accompagna ogni ricerca spirituale. La poesia stessa viene presentata come un’indagine difficile, quasi una preghiera che tenta di penetrare il significato del dolore e della redenzione. I molteplici profili evocano chiaramente le stazioni della Via Crucis, le immagini statiche, tappe di una continua interrogazione dell’uomo contemporaneo, la voce indimenticata di un architetto, l’amarezza di un’accusa che blocca l’anima nella cecità del trauma, il contrasto tra la fede ed il dubbio quotidiano, l’irruzione della speranza, la possibilità che il limite dell’esistenza possa essere superato da una luce capace di restituire senso al cammino umano.
L’elevata densità simbolica è per una scrittura che intreccia riflessione teologica, tensione poetica e ricerca filosofica. Il linguaggio, ricco di interrogativi e immagini evocative, costruisce una meditazione corale nella quale il lettore è coinvolto direttamente. L’autore riesce a trasformare la incertezza del quotidiano in una rappresentazione universale della coscienza umana, facendo della sofferenza e della speranza i poli di una continua ricerca di significato.
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ANTONIO SPAGNUOLO








