mercoledì 10 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MENOTTI LERRO

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Menotti Lerro: “La falegnameria” – Ed. Società editrice fiorentina – 2026 – pag. 56 – € 13,00
Instancabile operatore culturale, attivissimo focolare di ricerche, si è distinto negli ultimi anni per una intensa attività innovativa nel campo della scrittura. Fondatore del Movimento Empatico (Empatismo), considerato da molti studiosi il primo movimento artistico-culturale nato nel XXI secolo, basato sui valori dell'empatia, dell'interdisciplinarità e dell'“Artista Totale”. Ha inoltre ideato la “Piramide Culturale del Cilento”, trasformando numerosi borghi in centri tematici dedicati alla poesia, agli aforismi e alle arti, favorendo la valorizzazione culturale del territorio. Tra le sue iniziative più originali figurano il Centro Contemporaneo delle Arti e la Scuola Empatica, progetti che promuovono lo sviluppo dell'intelligenza emotiva attraverso la letteratura, la musica, la filosofia e le arti visive. Grazie a queste esperienze, Lerro ha contribuito a creare una rete internazionale di artisti, scrittori e studiosi, offrendo nuovi modelli di partecipazione intellettuale e di rigenerazione sociale attraverso l'arte. Un lungo racconto, questa silloge, un susseguirsi di vertiginosi pensieri che diventano, pagina dopo pagina l’incessante corrodersi del quotidiano immerso nelle segrete casseforti del sub conscio, un canto cesellato nel ritmo.
Poesia che si muove lungo il confine sottile che separa identità e dissoluzione, memoria e oblio, vita e morte. Fin dai primi versi, il presente appare come presenza in un luogo ben preciso, tra i trucioli della sega e le oscillanti insicurezze delle incollature. Più oltre il paesaggio frammentato, attraversato da “fiumi e rigagnoli”, si accosta con immagini che evocano il fluire incessante del tempo e delle esperienze umane. La figura del “burattino”, privata della stabilità dei propri piedi dai “tarli di zucchero”, suggerisce una condizione di fragilità esistenziale: ciò che dovrebbe soste-nere l'essere viene lentamente corroso da una forza apparentemente innocua ma inesorabile. Il soggetto poetico rimane allora in una posizione di veglia, quasi di custodia dolorosa, davanti a una presenza che è insieme riconoscibile e sfuggente.
Il verso “Riconoscerti essere / E non essere” introduce il nucleo filosofico del testo. L'identità non è mai pienamente afferrabile; essa oscilla tra presenza e assenza, tra consistenza e dissolvenza. L'immagine dell'“acqua dell'Alento” — il fiume che attraversa il Cilento, luogo ricco di sugge-stioni mitiche e memoriali — diventa simbolo di una corrente che spezza e trasforma, trascinando con sé le certezze dell'io.
Particolarmente intensa la srittura, dove “tra unus e narciso” si apre una frattura. L'unità dell'esse-re (“unus”) e il ripiegamento narcisistico dell'io si confrontano in una tensione irrisolta. Il volto cerca se stesso tra “ombre e rondini”, immagini che uniscono oscurità e slancio vitale, mentre il corpo appare come un “mosaico”, un “tempio disfatto” che attende una possibile ricomposizione. Qui emerge una concezione dell'esistenza come insieme di frammenti che soltanto la memoria, l'amore o la parola poetica possono tentare di riunire.
Nella stesura del ritmo particolare accollo assume una dimensione quasi metafisica. La notte di-venta un “oceano” in cui affondano le ossa, metafora dell'abbandono e della vulnerabilità umana. Le stelle, riflesse nello specchio, sembrano interrogarsi sulla propria permanenza, come se l'uni-verso stesso partecipasse al dubbio dell'uomo. Il sonno dei vivi e il risveglio silenzioso dei morti costruiscono un suggestivo rovesciamento: mentre i primi cercano di dimenticare le ferite del giorno, i secondi ritornano nella memoria, discreti e rispettosi, per non alterare ciò che ancora re-sta integro nel mondo dei viventi. La morte non appare dunque come annientamento, ma come presenza sommessa che continua a dialogare con la vita.
Menotti Lerro si distingue per la forte densità simbolica e per una scrittura che intreccia riflessio-ne esistenziale e visionarietà lirica. Le immagini, spesso enigmatiche e volutamente allusive, ri-chiedono una partecipazione attiva del lettore, chiamato a ricomporre il significato dei frammenti disseminati nel testo. La tensione tra essere e non essere, memoria e perdita, conferisce ai versi una profonda dimensione meditativa. Talvolta l'accumulo metaforico rende il discorso volutamen-te oscuro, ma proprio questa complessità costituisce uno degli elementi più affascinanti della composizione, che si colloca nell'ambito di una poesia contemporanea attenta alle inquietudini dell'identità e al dialogo incessante tra i vivi e i loro fantasmi interiori.
Nella postfazione Mario Fresa, accorto e valido investigatore della “parola”, provetto analista del fraseggio, accenna: “La scrittura passionata di questo nuovo poemetto di Menotti Lerro giunge a esiti assai felici, offrendo al lettore la tensione continuata di una profonda cavatura delle ombre, le più remote del ricordo e dell’infanzia. La narrazione, pur levissima e trasparente, ha le movenze, il passo, il nervoso andamento di un teatro scurolucente e senza sosta mobile, il cui soffio armo-nioso e verticale non assicura né carezza ma si, invece a poco a poco, sottrae spesso la pace,la spinge all’approssimarsi di una veglia intranquilla , indocile, turbata.”-
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ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 9 giugno 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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“Lunghe frequenze”
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Come una macchia d’olio bollente
giaccio lungo la strada silenziosa,
casella fra le stoppie ingiallite e un capoverso.
Madre terra respira sotto i passi, fragile come vetro all’alba,
e nel suo abbraccio verde racconta sogni,
trema nella preghiera silenziosa, per raccontare una storia antica di rinunce,
ascoltando distratti le ingiurie del demonio,
scambiando gli strappi della nostra età.
Quando richiamo il tuo nome
nelle crepe del suolo cresce la bellezza,
tra pietre stanche, o segni ostinati di speranza.
Camminammo veloci ignari delle corrosioni,
tra le semplici tempeste delle ore
pronte a segnare il dorso delle mani,
i raggi del sole cadente,
il canto delle allodole ingannatrici,
senza chinare il capo, modellando il pudore.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POETI DA RICORDARE - V. S. GAUDIO

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Nota al testo=
V.S. Gaudio, 1951 -2024, durante l'infanzia e parte dell'adolescenza, visse nel centro di Cervia, in provincia di Ravenna, in via Mazzini, probabilmente al numero civico 12. Frequentava il Ginnasio a Cesena e passava ogni mattina dalle saline di Cervia: «e tra nebbia e sale – amava ripetere – la mia anima dov’era finita?». Molti anni dopo decise, quasi d'impulso, di dedicare alcuni versi a Mario Bono, figlio della padrona di casa, scomparso tempo addietro e conosciuto soltanto attraverso le foto presenti all'interno dell'abitazione presa in affitto.
Si trascrive il testo di quella poesia, al quale mi limito ad aggiungere qualche rilievo di ordine filologico. Il dattiloscritto, redatto nell'estate del 1995 sul recto di due fogli riciclati, è stato rinvenuto da mia madre, Marisa Aìno, nello studio di mio padre, sul fondo di una cartella contenente altri lavori inediti. Soltanto il secondo foglio è numerato. Il componimento ha fruito di un processo elaborativo molto lineare, facilmente ricostruibile: presenta pochissime aggiunte, per lo più manoscritte, ed espunzioni che provvedo a indicare rispettivamente con parentesi uncinate e parentesi uncinate rovesciate. Il passaggio dalla prima alla seconda pagina si indica con due barre trasversali (//).
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Alessandro Gaudio
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"In memoriam di Mario Bono" -
-F-1=osse stato rosso l'avresti visto
o verde o giallo,
fosse stato un cinguettìo l'avresti sentito
fosse stata la vita<,> poteva travolgerti di nuovo?
-
Dentro un colore sento che stava il tuo esserci
ma non so dirti se alla sera fosse azzurro o grigio
né se al mattino ci fosse un bel rosso a darti tono
-
o stavi dentro un suono infinito
un eterno orizzonte lungo il quale camminavi
come se girassi intorno al mondo, all'anima
o dentro gli occhi, il tuo tempo infranto
-
O stavi dentro una musica?
Per quanto sia impossibile per me ricordare
un ritornello o un intermezzo
sto a chiedermi in che ritmo abitava la tua anima,
poteva essere una semifrase per te
la cui vita non era più
una passione, un'opera, una pastorale, uno stornello
-
Ma se stavi dentro una musica
chi "suonava la campana"2- del tuo destino?
-
Se ricordo com'eri
e se adesso ti incontravo
non potevo guardarti
per non vedere il tuo tempo spezzato
non potevo sentire i tuoi passi
come se calpestassero la mia adolescenza
ma tu camminavi nei tuoi anni perduti
-
se tu passavi, il mondo stava giù
o dall'altra parte
a sentire i fantasmi che non avevi più
-
oppure percorrendo il mondo
c'era nei tuoi passi il mio mondo fanciullo
in cui mi facevo strada
toccando in silenzio gli angoli del labirinto
-
e "quando una barriera emerge"-3
la memoria rallenta
o fa quattro passi
a volte inciampa o, per inventarsi un passato,
perde il passo, arranca
-
se è questa la storia con cui impeciamo la vita
è bitumato il nostro passato
c'era una volta l'hanno incatramata
o se vuoi hanno tirato lo smalto,
le hanno tagliato i capelli
non c'è più
il rosso, l'azzurro
giallo è svanito dissolto
//
non si fa più vedere
e quel canto si è reso irreperibile
ha preso il volo l'anima,
il tempo la storia l'esserci
sono andati via
-
nei tuoi occhi
il sole si è chiuso in casa
è andato in fumo
chi ti guarderà ora negli occhi
chi ti piangerà
chi dirà che c'era "la sua anima"-4
nei tuoi occhi
chi ti chiederà il colore delle tue immagini
chi ricorderà il tuo camminare nel
nostro habitat e nella nostra coscienza
chi griderà nella notte
chi avrà il coraggio di dire che
il tuo incidentale destino non era scritto nel cielo
farà un buco nel mondo
e fermerà il treno della storia
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V.S. Gaudio
31 luglio e 1 agosto 1995
***
Note
1 >f<./- 2 >percuoteva i tasti<./-3 >se emerge una barriera<./-4 >il suo mondo- la correzione è dattiloscritta=

lunedì 8 giugno 2026

POESIA = PAOLO CARLUCCI

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"Frammento d’infinito"
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Carità quotidiana
al sole della speranza
abbracciarti corpo
frammento d’infinito…
-
Credo la vita una piuma
folle di domande.
È quel Dio disperso
tra due stelle e il cielo.
-
Irregolare d’Amore
forse l’Eternità?
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"Flutto d’eros"

Lanterna d’ombra.
Nube un’adolescenza:
selva che mi resta di baci.
-
Demoni gli occhi
velieri se ne vanno
ondosi di carezze.
-
Di te che inviti
a notti di giovinezza
Flutto d’Eros.
*****
"Fende la notte"
-
Fende la notte
aspra la meraviglia
d’un solo fiore.
-
E si fa vento il croco
poi scudiero dell’alba.
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PAOLO CARLUCCI

domenica 7 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFREDO SANTANIELLO

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ALFREDO SANTANIELLO – "Fratello del prossimo" - Ed. Aletti 2026 - pag. 684 -- € 28,00
Alfredo Santaniello, con una energia provvidenziale ed una capacità di revisione personalissima, gioca tra decine e decine di pensieri filosofici, tra decine e decine di immagini folgoranti di metodologia sociale, tra decine e decine di accostamenti morali, per inseguire un suo metodo di ricerca tra la teoria metafisica pura ed il logos capace di analizzare la realtà, tra un tangibile contatto di conoscenza e una possibile modulazione del convivere fraternamente e principalmente in pace. La scrittura deve essere stata di notevole fatica, come lo dimostra la stesura di periodi lunghissimi e privi del punto e a capo.
Il pensiero quindi cerca di vincere contro i troppi ostacoli radicati nella politica, nel diritto, nell’economia, nella società maldestra, in più che avvincenti scontri quasi sempre senza soluzioni reali.
Il saggio nasce e sviluppa una metodologia di studio definita trans-disciplinare, per cui la conoscenza richiede un nuovo metodo che tenga conto della interconnessione totale globale degli elementi di base della realtà, superando la visione dualista tipica della cultura occidentale, per approdare ad una visione trina della realtà, dove i tre massimi sistemi dell’Io, dell’Altro e della Natura come Ambiente si influenzano reciprocamente in un equilibrio dinamico.
Tutto il lavoro si configura come una riflessione filosofica e pedagogica sulla natura dell’essere umano e sul percorso che conduce alla piena realizzazione di sé. La conoscenza viene rappresentata attraverso la metafora della bussola: non un semplice accumulo di informazioni, ma uno strumento di orientamento che permette all’uomo di comprendere la realtà e di collocarsi consapevolmente al suo interno. La vera conoscenza coincide dunque con la consapevolezza, ossia con la capacità di cogliere le relazioni profonde che legano l’Io, l’Altro e l’Ambiente in una rete dinamica di reciproche influenze.
L’autore sottolinea come ogni individuo sia immerso fin dalla nascita in un sistema di condizionamenti esercitati dai tre grandi educatori: la famiglia, la società e l’ambiente. Questi fattori contribuiscono a formare la personalità, ma possono anche ostacolare la manifestazione dell’essenza più autentica dell’essere umano. In questo contesto viene richiamata l’immagine della “ghianda” elaborata da James Hillman: ogni persona possiede un nucleo originario, un progetto interiore unico e irripetibile che attende di essere sviluppato. La vita diventa così una lotta continua tra ciò che siamo chiamati a essere e le pressioni che tendono a uniformarci.
La riflessione si amplia poi alla dimensione storica e sociale. L’individuo agisce in un mondo dominato da tre grandi forze: la paura, l’interesse e l’ignoranza. Questi elementi influenzano profondamente i comportamenti collettivi e spesso limitano la libertà e la crescita personale. Tuttavia, l’uomo consapevole può riconoscere tali dinamiche e affrontarle attraverso la conoscenza di sé e degli altri, nell'ambiente. Particolare rilievo assume il concetto di “Humanitas”, secondo cui l’identità personale si costruisce nel rapporto con l’altro. L’altro diventa uno specchio indispensabile per comprendere sé stessi, mentre la comunità rappresenta il luogo nel quale si sviluppano le potenzialità individuali. In questa prospettiva la realizzazione della persona passa attraverso la cura delle tre sfere vitali fondamentali: la salute, il lavoro e le relazioni interpersonali. Esse non sono ambiti separati, ma dimensioni interconnesse che si influenzano reciprocamente e determinano il benessere complessi-vo dell’individuo.
Ed ancora il riferimento alla piramide dei bisogni di Maslow evidenzia come l’essere umano proceda secondo una logica naturale: prima soddisfa le necessità essenziali per la sopravvivenza e la sicurezza, poi può dedicarsi alla crescita personale e alla piena espressione della propria vocazio-ne. La semplicità concettuale della vita umana, evocata dall’autore, non significa banalità, ma riconoscimento di una struttura fondamentale che governa l’esistenza e orienta il cammino verso l’autorealizzazione.
Alfredo Santaniello presenta una visione antropologica ampia e organica, nella quale convergono elementi di filosofia umanistica, pedagogia montessoriana, psicologia archetipica Junghiana e teoria della gerarchia delle necessità o dei bisogni di Maslow. L’intento è chiaramente sintetico e sistematico: offrire una mappa interpretativa della realtà umana fondata sull’interconnessione tra individuo, società e ambiente. Lo stile è argomentativo e didascalico, caratterizzato da una forte tensione divulgativa che mira a rendere accessibili concetti complessi. Interessante è il tentativo di conciliare unicità individuale e condizionamenti storici, evidenziando come la crescita personale consista nella progressiva emersione della propria essenza autentica. Pur nella sua impostazione schematica e talvolta programmatica, il testo possiede una significativa forza etica, poiché pone al centro la dignità ir-ripetibile della persona e la necessità di una conoscenza orientata non al potere, ma alla piena realizzazione dell’umano.
Lettura impegnativa, per il carattere ansioso e di scavo nell’inconscio, per il preciso modello che richiede il distintivo e la competizione, per la sfida alla elaborazione dei dettati proposti contro l’indifferenza, contro l’individualismo distruttivo, il tutto in un lunghissimo dialogo che favorisca una struttura logica, equità e fiducia necessaria a maturare la consapevolezza delle responsabilità individuali.
La stesura propone una lettura della contemporaneità fondata sull’idea che la conoscenza non possa più limitarsi all’osservazione di una realtà unica e stabile. L’autore evidenzia come la crescente complessità del mondo moderno imponga al sistema politico, giuridico, economico, sociale e culturale di confrontarsi con una trasformazione radicale dell’esperienza umana. La realtà non si presenta più soltanto come dimensione concreta e tangibile, ma si articola in una “Tri-Realtà”: quella reale, quella virtuale e quella ibrida.
Particolarmente significativa è la nozione di realtà ibrida, nella quale il confine tra esperienza fisica e digitale tende a dissolversi. La citazione della metafora delle mangrovie elaborata da Luciano Floridi offre un’immagine efficace di questa condizione: come nelle zone di mangrovia l’acqua dolce e quella salata si mescolano creando un ambiente nuovo, così la vita contemporanea si svolge in uno spazio “salmastro” dove online e offline convivono e si intrecciano continuamente. L’essere umano vive ormai in una dimensione “OnLife”, nella quale le relazioni, il lavoro, la cultura e persino la costruzione dell’identità personale si sviluppano simultaneamente nel mondo fisico e in quello digitale.
Dunque una meditazione sulla necessità di ripensare i modelli tradizionali di conoscenza e di governo della società. Se la realtà è diventata plurale e interconnessa, anche gli strumenti culturali e istituzionali devono evolversi per comprendere e gestire questa nuova condizione. La conoscenza assume così il ruolo di guida indispensabile per orientarsi in un ambiente complesso, mutevole e sempre più caratterizzato dalla fusione tra esperienza materiale e tecnologica.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ALESSANDRO GAUDIO

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= I =
-
* In famiglia, mi dici di un verme carnoso,
ufficiale trappista, con incarico speciale
riquadratore e lampista,
cercatore serpentino di giacimenti
ingegnere, a soffiare in disparte,
a seppellirsi.
-
Tu, i sandali di cuoio
sul pietrisco che sputa in superficie,
con rigore, bagnante in equilibrio pubico
sui tuoi studi cavernosi,
niente vertigini, sulla torre di Davide
niente abisso, bassofondo,
soffocante tetto di roccia sterile,
fuggi la mina e il fragore del tuono
e della dinamite curi l’innesco,
turandoti le orecchie
ostruisci, istruisci, allestisci,
erigi il castelletto.
-
Da iniettare sottocute
un po’ di spuma di primavera
ricoverata nella borsa,
tortura e tanaglia
per la tua mandorla mistica
masticata dalla forficula vagabonda
al variare, incostante, del fellone-camaleonte
che corregge per intendersela,
per indurti virtuosa,
da parassita superno, «tu che puoi»,
a non dire, ti prego,
filarino, romanzetto.
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= II =
-
La lettera,
l’effetto nel punto in cui colpisci,
sgombera il corpo dagli orpelli tronfi
e dalle differenze,
acerba copia conforme,
sagacia che eccepisce
e trascina e spinge
entrambe le mani a stringere
quel pene cieco,
con fiducia e senza trasporto,
l’angelo e il bisogno,
le sue setole dure,
intrise di sangue e sperma,
dipingono con dovizia
la tua morale da vergine nera
e uno sguardo tarato sul fischio
attento al richiamo.
******
= III =
-
Dirige, comanda, domina
irruma la madre
affettuosa entraîneuse
mani giunte da libero pensatore, da virtuosa pisseuse
istitutrice baciasanti
con le gambe incrociate sotto il tronco
muove, composta, il seritterio
in progressivo perfezionamento interiore
ostenta indifferenza
enigmatica, sgranocchia biscotti.
-
Ti spunta
il pene bacchettone di tuo padre
santone, brahmino, fanatico
pertica fiera
o secolare martirio del santo
dal 19 marzo sostituisci il cazzo assente
machilide assente
dialettica muta, calibrata
quando non può che celebrare se stessa
o il tuo cane
davanti allo specchio
custode impassibile del casolare
del casino abbandonato
e per pochi euro, principessa, Gotama sorridente
simulacro irridente,
dono di compleanno?
***
ALESSANDRO GAUDIO

venerdì 5 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA PACILIO

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“La prima parola” di Rita Pacilio (Di Felice Edizioni, 2025 pp. 64 € 10.00) è una dichiarazione biblica di principio, immersa nel profondo significato teologico e simbolico di una poetica che contiene già in sé, in nuce, il valore e la direzione di una dedizione spontanea e sensibile. Rita Pacilio conferma il primato della parola, come azione creativa rivolta alla manifestazione di un atto d'amore e di comprensione verso qualcosa che supera la misura ordinaria del tempo e della vita, oltre la nostra esistenza e il nostro orizzonte. La ricerca filologica ed esegetica di Rita Pacilio estende l'espressione di una funzione della scrittura a sostegno di una rivelazione spirituale e razionale, agisce sulla relazione caritatevole con la memoria e interpreta una esperienza compiuta e matura, approfondita in una forma stilistica originale e omogenea. L’opera poetica infatti si svolge in un unico componimento, originario e primordiale, realizzato con una prospettiva emblematica sull'osservazione sapiente e sacra della realtà e dell'uomo, in cui la fonte celebrativa del linguaggio è lo strumento demiurgo, dà forma alla materia, ne plasma il contenuto, dichiara la prima parola come segno di confessione interiore e preghiera. Rita Pacilio consegna al lettore la sua armonia evangelizzatrice, distende l'ordine ciclico dei versi, a testimonianza di un itinerario esistenziale, filosofico e religioso verso la contemplazione e l'accettazione suprema della vita, analizzata scrupolosamente nella fedele ed empatica direzione di una sintonia di ricordi, attraverso la fragilità della natura umana e il sentimento pulsante delle aspettative. Alimenta la speranza e il desiderio, mantenendo viva la capacità di consacrare, alla radice romantica e lirica di ogni presenza viva, complice del suo cammino, l'invocazione a una sublime energia divina, in grado di assegnare il sostegno, il discernimento di ogni percezione antica e liturgica, idealizzata nel contesto presente, di riconoscere, nella caducità, la consapevolezza, nell'essenzialità l'intensità di una fermezza morale. “La prima parola” pronuncia la saggezza di una dimensione trascendente, sedimentata in un solido e premuroso riferimento della biografia degli affetti, ancorata in un impercettibile e mistico esercizio ascetico dove l'approccio teologico sostiene il dono di una presenza dilatata, ideale, aperta alla misericordia. Rita Pacilio espone la sua riflessione ermeneutica intorno alla disposizione generosa verso l'altro, riflesso dell'amore di Dio, alla grazia del bene che trasforma il cuore e si mostra nella benevolenza quotidiana. La potenza ipnotica del libro seduce l'attenzione alla lettura, affascina il richiamo ieratico di una solenne, ispirata comunicazione con la volontà di affermare l'importanza e l'eredità dei vincoli familiari e ristabilire dal passaggio inevitabile del dolore la consolazione e la letizia dell'anima. Rita Pacilio rende la fede nella dignità umana, rischiara il buio delle coscienze, ricompone l'incrinatura delle sconfitte. Risana la luce e la verità della salvezza, attraversa la finalità docile e accogliente della compassione, si fa lingua dell'innocenza in un mondo dominato dalla malvagità. In un rituale che esplora il mistero della vita, il respiro di “La prima parola” avvolge la continuità di un verbo assoluto, tradotto nel luogo delle evocazioni emotive, nella terra e dentro di noi, come rappresentazione della nostra origine.
Un ponte invisibile tra l'ascolto e l'umiltà di ogni parola pronunciata in limine di un'offerta introspettiva.
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Rita Bompadre -
Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
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Un testo scelto-
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L’intenzione è mettersi sottosopra
avventurarsi nel fiato
gradualmente
in un chiarore alto sull’autunno
se i giorni si assomigliano
ostinati
-
quel lucore lungo è un mare ovale
tracce impazzite di libertà spianate
sopra, sotto, nel posto più comune
sulla stessa onda corpo, senza corpo.
-
La prima parola possiede la vita,
una pietra nera è la rotta che avanza
voce aperta sul punto esatto
aderenza.
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Si muove così la storia, una mano
per volta o un pugno caduto
come una carestia sul cuore.
-
Costruire ponti che coprono
il mondo
spalancarsi balconi nell’aria
gettarci così lontano
dalla voragine meridiana
grido puro.
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Ogni nome si attacca alle cose
alle persone
siamo la firma unita
al carteggio di una storia
d’amore
-
diventiamo orme e profezie:
il movimento del divenire
transizione, sperimentazione.
Obbedienza.
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Cresce
la lacrima, le isole,
i promontori
la luce magnifica e il fiore.
È il vento che cuce l’erba nella terra
quando la speranza resiste.
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