SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO
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MOTIVAZIONE DEL PREMIO AECLANUM ( 3° classif. ) PER IL VOLUME "DISSOLVENZE E SUSSURRI" ***************************
Antonio Spagnuolo: "Dissolvenze e sussurri", Ed. la Valle del Tempo, Napoli, 2025-- pag.60 - € 14,00
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Cobalto, pervinca e indaco nelle loro sfumature azzurre-grigio-viola fanno da sfondo all’intuizione che si traduce nel continuo sofisma dei versi, un uso, dunque, artificioso della poesia, che lambisce l’ideale da rimettere in asse e il reale, intrecciandoli al sussurro delle foglie. E questo sussurro, personificazione metaforica, che evoca leopardianamente quiete, si connette con i silenzi sfilacciati, a rimarcare, però, una quiete fragile con il silenzio-trama che si sgrana: ecco la dissolvenza. Si perde consistenza nei rapporti umani, ma non nei pensieri che s’aprono ancora alla gioia che sorvola fantasie. (Bluesky/word)
Si guarda la realtà con lucidità e distacco, senza filtri, con una matura consapevolezza che ogni linea/incisa nella memoria è metaforicamente tallonata dal mouse, ma si affida anche a un sinestetico pennello bizzarro l’atto imprevedibile della mente, alla ricerca di affinità espressive, per ridestare dal profondo segreti: si accende abbarbicata alle forme/la grafica che osserva il mondo intero/in un amplesso che raccoglie i sussurri/…/il palmo…/...cerca le stelle. (Pennelli)
Tratteggi, irrequieti controluce destano memorie; le forme variegate dei colori che colano sulle tele o convergono a strisce frenesia, invitano a scoprire del tempo festoso/il compasso segreto. Nella creatività sparisce l’inganno, ogni tassello, ogni cesello è motivo per spiccare il salto e trasformare in altro il fruscio della spatola incantata con un gioioso sinestetico travaglio. (Triangoli)
E questo dare sostanza alle attese in una ricercata conquista della misura cromatica è il dialogo, che accosta chiasticamente ancora/resine e collanti, impalcature e campi, figlio di una volubile festosità del possesso/e gli elementi astratti di un travaglio. (Spazi geometrici)
Un conto è il ricordo che è preciso con i suoi ritagli di figure e stagioni, altra cosa sono i pensieri che hanno stagioni in cornice/…più spesso dei riflessi/confusi a corporei lampeggi. (Riflessi) Fatta di molliche anche la storia, ogni giorno diviene parte del passato e s’affida all’oblio, brividi suggellano il congedo, mentre frammenti ricompongono memorie fra un battere le tracce e l’erosione.
La nostalgia fa capolino sulla soglia, testimone che Tutto è precipitato nel racconto/di un alito di vento. (Racconto)
E nel baleno temporale l’autore si scopre ferito nella fede e disperso/nei millenni promessi dal credo, sì che in un’azione visiva e dissolvente, afferma: sfilaccio ciò che resta del mio corpo /sbavando gli ultimi solchi/del breve arco che mi fu concesso, ma con il gerundio sbavando dilata nello spazio e nel tempo l’agire e contemporaneamente, in senso figurato, rafforza il desiderio di incidere e lasciare ancora orme nei solchi della vita.
È una vittoria parlare di vecchiaia, che se non dà più spazio a l’urgenza della passione ardita e partorisce semplici carezze che più volte/ sanno di fondo di bosco, di fronte è un dono cogliere ogni battito, sapendo che la fine è sull’orlo del non ritorno ed è spiraglio di malinconia l’attesa vana e fuori tempo, ma c’è altro tempo che bussa e chiede il suo aedo che tramandi la parola libertà-maledetta e benedetta- con i suoi contrasti emotivi, la carichi di sussurri pronunciati in albe di speranze tra amore e rovine,/fra chi dona e illusione che trascina, parola legata anche oggi alla sua controparte: tragedia, perché il destino la segna con cicatrici/di tragedie perverse soffiate in tempo/dalle barricate di più aspri rancori./…/È tragico il coraggio di chi sa che morirà/eppure sorride/,,,/ Libertà non è assenza di dolore./È scelta, rischio ,abisso./È la voce che rompe ogni silenzio.(Libertà e tragedia)
Altra denuncia in Egli tace: È babele che incombe in questo mondo/di lingue frantumate/e dove l’odio è capace/d’inchiodare il fratello a nuova Croce e in Gerusalemme: ...le pietre tremano stanche/sotto quel cielo che chiedeva pace/ed ora è squarciato dal fuoco. Le personificazioni rendono più intensa la preghiera: Ferita e divina ritorni la tua preghiera/fra le carni strappate e i ricordi di amore Nell’ossimorica armonia dei timori, in chiave, però, più intimistica, il poeta ripropone il concetto di erosione e dissolvenza: Ed ora giorno dopo giorno/avverto l’incalzare dello sgretolarsi/che consuma inesorabilmente/quel che resta del mio angolo oscuro/per tormenti.
Cosa lo salva? Il Verso e i versi per mostre di pitture!
Ogni pennello sussurra un’emozione,/…/ “Mare e Monti” non soltanto paesaggio,/ma viaggio dell’inconscio e del linguaggio, /sfumature di vertigini sottili, /nel vortice al respiro che si adagia. (Mare e Monti) e in Frontiere: I gesti si caricano di confini/che oscillano tra abitudine e distanze, /vibranti rimembranze e nuovi sogni. /…c’è una soglia nascosta/in un sorriso scambiato sulla tela/…/Nei mille bivi il colore di tutti i giorni è un tenero/taglio che la speranza incide per amare. Estate, il gioco dei miraggi, /che mescola nel sogno sabbia e neve, /lasciando sulla pelle il colore di attese/e negli occhi un orizzonte che non ha confini. (Tra dipinti e illusioni di estate).
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Luisa Martiniello








