SEGNALAZIONE VOLUMI = CATIA SIMONE
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Catia Simone: “Momenti di necessarie necessità” – Ed. Chiare voci – 2026 – pag. 96 - € 13,00
La fantasia che si sprigiona in queste liriche ha la cadenza delle improvvisazioni per un singolare impegno delle presenze che dal disincanto fioccano divenendo pensieri.
A pagina 62 una poesia si apre con una constatazione apparentemente semplice, quasi cronachistica, ma subito attraversata da un sentimento di insofferenza: il luogo evocato è quello della folla turistica, dell’affollamento estivo, della socialità diventata consumo. Immagini pungenti e fortemente concrete, capaci di restituire in pochi tratti una realtà contemporanea dominata dal turismo di massa. Il termine “clan”, in particolare, suggerisce gruppi chiusi, rituali collettivi, appartenenze effimere; mentre l’espressione “svuotaturisti”, volutamente deformata, introduce una vena sarcastica che trasforma il traghetto in una sorta di macchina destinata a riversare masse di visitatori sul territorio.
Il poeta contrappone una serie di negazioni: “non un angolo di solitudine / non un attimo di quiete / non un attimo di sottrazione all’eccesso”. La ripetizione dell’“non” costruisce un ritmo incalzante e produce una progressiva sensazione di soffocamento. Non viene negata soltanto la solitudine, ma persino la possibilità di sottrarsi, per un momento, all’eccesso. È proprio questa “sottrazione” a costituire il nucleo più profondo del testo: la poesia sembra chiedere uno spazio appartato nel quale poter ascoltare il tempo, la memoria, ciò che la folla inevitabilmente copre. Il punto d'innesco della memoria: non è più soltanto una taglia o una misura, ma una cifra che mette in rapporto il presente con il passato. Dal dettaglio quotidiano si passa al numero degli abitanti della Terra, e infine a un’altra forma di numerazione, quella impossibile da calcolare delle persone scomparse dalla nostra vita e dalla nostra memoria affettiva. È un movimento molto efficace: dalla folla visibile dei vivi si giunge alla folla invisibile degli assenti. Si rivela così che dietro la denuncia del turismo, del rumore e dell’eccesso si nasconde una meditazione sul tempo e sulla perdita.
Catia Simone per la sua scrittura possiede una struttura narrativa essenziale e un linguaggio volutamente colloquiale, nel quale la dimensione poetica nasce soprattutto dal montaggio delle immagini e dal brusco passaggio dal quotidiano alla meditazione esistenziale. “A volte mi sveglio nel cuore della notte/ sempre che la notte abbia un cuore.” – “Oggi ho accontentato la parola/ poi un vento impetuoso ha zittito anche me.” – “Invidiare è un’inutile perdita di tempo/ sognare ci separa dalla notte.” – “Mi farò una coda cappio/ e mi appenderò al lampadario barocco.” – “Il novecento resiste/ penso -/mentre con il telefono riprendo le capriole di una folaga.” Tutte prospettive che scorrono improvvisamente e la poesia trova il proprio punto di forza nelle immagini capaci di rovesciare a volte anche i significati della folla aggregata nel sub conscio.
Il tessuto si ricama progressivamente con colorate immaginazione che scaturiscono dalla memoria e cedono all’incantamento della rappresentazione, o accostano equilibri di significanti tra l’amarezza della solitudine e la moltitudine delle inquietudini, o ancora nelle illimitate possibilità delle ore persiste come ironia del fato.
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ANTONIO SPAGNUOLO








