SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO TAMMARO
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Antonio Tammaro: “Discroste” – Fallone editore – 2026 – pag. 64 - € 15,00-
Una silloge notevolmente serrata, per un colloquio policromatico tra la pagina bianca e il poeta che affonda il suo esistere quotidiano tra vertigine e smagliature della psiche.
Un ritmare che coinvolge e stimola il motore segreto del sub conscio.
La poesia si muove in uno spazio simbolico denso e quasi ermetico, dove il gesto iniziale si carica subito di una peso ambivalente: è un atto insieme generativo e distruttivo. Le bacche, semi di vita e nutrimento, vengono consegnate a un luogo ostile, i rovi, che evocano ferita, intrico, difesa, un tentativo di trasformazione tardiva, forse consapevolmente destinata al fallimento o comunque segnata da una stagione di declino. In questo senso, l’io lirico sembra agire contro se stesso, “nel tentativo di fingermi avaro”, come se trattenere o negare fosse una forma di autodifesa emotiva.
Molte le tensioni interne che emergono con forza, dove si accumulano stati d’animo (“dannato distrutto deluso”) senza punteggiatura, in una sorta di flusso compresso e affannoso. L’“afrore represso” allude a un’energia vitale o passionale trattenuta, che non trova sfogo e si converte in rabbia trattenuta “in disparte”. Questa rabbia, tuttavia, non esplode: lavora sotterraneamente, “a levigare le strade alle sponde”, immagine che suggerisce un’azione lenta, quasi ossessiva, di adattamento o di consumo interiore.
Il testo si colloca in una linea di poesia contemporanea che privilegia l’opacità semantica e la densità metaforica, rinunciando a una narrazione lineare in favore di un accumulo di immagini e stati interiori. La lingua è fortemente nominale, con una riduzione della sintassi e dell’interpunzione che contribuisce a creare un ritmo spezzato, quasi ansimante, coerente con il contenuto emotivo.
Dal punto di vista stilistico, si nota una tensione tra concretezza e astrazione: accanto a termini molto fisici “cesoie”, “croste”, “raschiato” compaiono parole più rarefatte o concettuali: “come farei/ senza il colpo della ghianda/ sulla terra”, “è una smania che teme/ folle di tripodi e specchiere/ fitta annodature di traglie”, creando un lessico stratificato che richiede un lettore attivo e attento.
Simpaticamente la raccolta si suddivide in cinque sezioni, che l'autore chiama "croste": Oniros, Corpo e materia, Paesaggio e memoria, Contramore e bella morte, Disgregazione, quasi per segnare le varie tappe di un percorso che si avviluppa tra meditazione e sussurri.
Antonio Tammaro con i suoi ritmi si distingue per la coerenza del tono e per la capacità di tradurre un conflitto interiore in immagini incisive, forte densità simbolica, sospensioni del pensiero e delle visioni.
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ANTONIO SPAGNUOLO








