mercoledì 19 giugno 2024

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


Dal volume : Antonio Spagnuolo "Sospensioni" (2016)

martedì 18 giugno 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA ROMPIANESI

**ANDREA ROMPIANESI: “Riviere” – Ed. Punto a capo – 2024 – pag. 80 - € 12,00-
La vera poesia parte dalla realtà e cerca di non andare oltre. La realtà è l’immediato, nel senso di ciò che si manifesta immediatamente. Tornare a un ‘vedere’ che precede il ‘guardare’, intendendo con ‘guardare’ un atto di volontà, anche solo di comprensione. Così semplicemente nel prevedere la quotidianità riusciamo ad immergerci nell’atto del capire. Siamo noi ad andare verso di esso, ma è il manifestarsi stesso che, come un trauma, ci sorprende e ci coglie impreparati. La volontà, l’io, la ragione, sono una risposta all’immediato, all’inaspettato. Anche il più bel paesaggio, che ci delizia con la sua grazia, si presenta a noi come esterno, preesistente a noi. L’evento o gli eventi si offrono come fulminei nel senso positivo in risposta ad un primo riflesso che potrebbe apparire anche irrazionale.
Rompianesi prende scrupolosamente appunto delle evenienze e degli abbagli, delle incursioni e degli impulsi, del lucore artificiale e dello splendore del creato, per ricamare metafore a tutto spiano, in un rincorrersi di versi che cercano quasi sempre di evocare la potenza dell’esistenza.
Egli si adagia: “solco appisolante tardo forma/ copertura blu cobalto gialla/ circonferenza ombra piantato palo/ sabbia adultera solcata (laica)/ quasi rimosso cumolo paletta” in un gioco vertiginoso di parole simbolo che destano l’attenzione per poter centellinare il vincolo descrittivo.
Nel risvolto di copertina possiamo leggere una nota del poeta che riesce a decifrare il contenuto celatamente ricucito nei testi.br />< “Appunti in traccia poetica variante architetture testuali a murmuri effetti di passati soggiorni, nei primi tre tempi liguri, nel quarto toscani, dove la sonorità del vocabolo evocante l’oggetto si fa processo di concreta attuazione¸ così l’essenza sta alla potenza come l’esistenza all’atto. Si evidenzia l’accezione materica nelle prime tre sezioni, attraverso però differenti realizzazioni formali. Nell’ultima affiora ed emerge una volontà descrittiva. In tutte si dipana il vincolo di materia e forma da cui scaturisce, come filo conduttore, l’identità del correlativo oggettivo rivelante sensazioni e approdi di percezione in grado di indicare, quando gli spiragli si fanno richiami, ciò che diciamo costitutivo e fondante l’opportunità dell’ulteriore.”
La “partita” ci trascina pagina dopo pagina in un continuo riversarsi di quesiti e di fulgori che si dipanano come un gomitolo di lana tra le unghiette di un gatto furioso, dal “plasticato lucido/ del tavolino” al “mormorio per ciottolo/ sotto il passaggio rapido”, da “litoranee etrusche/ assili/ riconducibili/ ai distici residenziali” alla “darsena porto attracco ormeggio/ (silenzioso) innesto targato palme”.
L’humus è continuamente da scoprire attraverso una poesia che mette a dura prova il percorso sapiente della memoria, ottenuto dalla forza dell’uso molto suggestivo della lingua.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 16 giugno 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE

*Francesca Lo Bue: Il Pellegrino dell'alba - Ed.Dante Alighieri - 2023- -
Questa ultima opera della poetessa Francesca Lo Bue, edita nel 2023 dalla casa editrice Dante Alighieri, fa seguito ad altre raccolte pubblicate con la medesima casa editrice, ovvero "Itinerari e I canti del pilota". Anche in questa ultima si conferma il tratto stilistico principale dell’autrice, ovvero lo scrivere e riscrivere gli stessi testi in due lingue, italiano e spagnolo, che rappresentano le sue due lingue, essendo vissuta tra Italia e Argentina. Ritorna anche il tema portante della riflessione metalinguistica e metapoetica sulla parola e sul linguaggio. In tal senso ci viene particolarmente utile il concetto semiotico di intertestualità. In semiotica, branca della linguistica che studia il linguaggio come più ampio mezzo fatto di segni e simboli, l’intertestualità si qualifica come studio dei rapporti che intercorrono tra testi dello stesso autore, della stessa opera o di uno stesso genere letterario. In questo modo tra le trame delle varie composizioni ritroviamo numerosi temi comuni, nonché allusioni spesso sottili, talora più evidenti.
Già questo è presente nella copertina del libro. Lo stesso apparato iconografico della prima di copertina delle opere dell’autrice mostra una particolare cura, e un rapporto consequenziale con gli argomenti delle opere: in Itinerari e nei Canti del pilota troviamo riproduzioni epigrafiche e ideografiche a conferma dell’interesse per il tema della lingua e, dunque, della scrittura. Qui, invece, pur essendo, come si diceva, ancora centrale l’argomento linguisti, troviamo un dettaglio da un Affresco della Chiesa di San Clemente di Taull in Catalogna, ovvero una riproduzione dell’agnello apocalittico, il cui tratto caratteristico è la molteplicità degli occhi. Tale raffigurazione fa pensare alla poesia Regina dai cento occhi, contenuta in un’altra precedente raccolta poetica, I Canti del pilota: "Puoi essere regina dai cento occhi, e giocare con una corona di mirti, quando scende il bagliore segreto della sera. Le parole strisciano nel silenzio quando la vita volteggia come nube nel cielo".
Inoltre l’immagine dell’agnello sacrificale ci rimanda a una dimensione escatologica, che sarà, come vedremo in seguito, un tratto del Pellegrino dell’Alba.
Quali siano i suoi significati, questi molti occhi hanno certo il compito di rintracciare segni e sensi, di riconnettere e ricollegare, ruolo che primariamente spetta al luogo fisico biblioteca, luogo cui la poetessa dedica ampia e profonda riflessione. Come già in altre opere, la sede di ciò è l’Introduzione.
La biblioteca ha la funzione di “abbattere il suono della solitudine”, come dice l’autrice; o altrove afferma che “la lingua ci possiede”, dunque è la biblioteca che forma il mondo. Questo è evidente sin dalla storia dell’antichità, da cui ci provengono gli esempi di grandi conquistatori che intesero lasciare prova di sé anche con la progettazione o la costruzione di grandi biblioteche: Cesare a Roma, Alessandro ad Alessandria d’Egitto, il re assiro Assurbanipal a Ninive. Ad esempio, è proprio grazie a quest’ultimo se abbiamo ritrovato le tavolette dell’epopea di Gilgamesh, considerata il primo esempio noto di letteratura epica.
Prima, a proposito di intertestualità e rimandi, si parlava di trame delle varie composizioni, e non di trama, anche se vi sono numerosi temi portanti che possono far assomigliare quest'opera, insieme alle altre precedenti, a un tipo di romanzo poetico.
Un tratto che ritorna con particolare e suggestiva evidenza è l’uso dell’ossimoro, figura retorica che consiste nell’accostare termine opposti. Possiamo prendere a riferimento il testo Stare Instabile, che già di per sé è una contraddizione, in quanto lo stato si ricollega a qualcosa di solido, che qui però viene colto nell’effimero. Inoltre, anche se qui non è esplicitamente detto, abbiamo un nuovo canto alla biblioteca come ancora di salvezza al “trascorrere”. E cosa sarebbero in fondo le biblioteche, se non tentativi di salvare e superare l’ossimoro naturale della vita, ovvero mettere insieme cose diverse, contrastanti e altrimenti destinate a perdersi, come esemplari di lingue diverse, o tradizioni culturali opposte, o generi molteplici?
La poetessa ci dice che dell’instabilità dell’essere si salva solo la parola, definita “prodigiosa officina”. Per lei ciò assume particolare senso, se la aiuta a preservare il passato e la doppia lingua, che ha consacrato nelle sue opere usandole come terreno, prima arido e poi di ritrovata rigogliosità, grazie all’artigianato della parola poetica. Il passato ritorna spesso sotto forma di segni, brevi apparizioni, fugaci espressioni, di sapore carsico. Come nel testo Adesso imperituro: Gli spazi oceanici, le patrie lontane, le cime del sud non sono altro che reminiscenze dell’Argentina, la seconda origine dell’autrice, che ha vissuto nei due paesi (Argentina e italia) e ne pratica entrambe le lingue, tanto appunto, come dicevamo, da scrivere e riscrivere le proprie poesie in entrambi gli idiomi. A seguire, quasi in un dittico, abbiamo Scrigno essenziale: si vede come questo libro d’oro degli alfabeti sia fecondo e permetta di conservare qualcosa nella vita che si dilegua in fumo, anzi, ne rappresenta appunto uno scrigno, ma essenziale, in quanto rappresenta l’elemento minimo e inderogabile per cui possiamo esistere, altrimenti il nostro destino sarebbe quello della pietra muta e annodata, oppure sarebbe quello di lasciarci trascinare nei flussi scritturali di cui ci parlava nell’Introduzione. Qui possiamo scorgere un rimando alla tradizione culturale greca, alla filosofica presocratica di Parmenide, che si interroga sulla natura dell’essere (l’autrice lega l’’essere - l’è- al fonema sbriciolato, al suo consistere al contempo in un niente e in qualcosa) e ad Eraclito, che utilizzava la metafora del rivo, del ruscello per il trascorrere del tempo, qui invece un flusso, un flusso scritturale appunto.
La tradizione culturale greca, nel suo connubio filosofico e mitologico, molto presente nelle precedenti raccolte poetiche come Itinerari e i Canti del Pilota, qui appare più sfumata e impalpabile, ma non per questo assente, e da recuperare tramite il mezzo delle reminiscenze. Evidente la poesia L’ora che allontana. Qui compaiono Adone, Arianna e Medea. Tutti e tre personaggi tragici, puniti e vittime per interessi e scopi altrui: Adone vittima di gelosia per la sua bellezza, Arianna abbandonata, Medea che diventa carnefice di se stessa e dei propri figli dopo aver scontato l’onta del ripudio coniugale.
Per questi esempi di anime perse rimane una Preghiera buia, cui viene dedicata una poesia con tale titolo. Anche qui abbiamo un sapore ossimorico, perché la preghiera dovrebbe far pensare ad un anelito di speranza, ed è invece buia.
La biblioteca ha la funzione di “abbattere il suono della solitudine”, come dice l’autrice; o altrove afferma che “la lingua ci possiede”, dunque è la biblioteca che forma il mondo. Questo è evidente sin dalla storia dell’antichità, da cui ci provengono gli esempi di grandi conquistatori che intesero lasciare prova di sé anche con la progettazione o la costruzione di grandi biblioteche: Cesare a Roma, Alessandro ad Alessandria d’Egitto, il re assiro Assurbanipal a Ninive. Ad esempio, è proprio grazie a quest’ultimo se abbiamo ritrovato le tavolette dell’epopea di Gilgamesh, considerata il primo esempio noto di letteratura epica.
Prima, a proposito di intertestualità e rimandi, si parlava di trame delle varie composizioni, e non di trama, anche se vi sono numerosi temi portanti che possono far assomigliare quest'opera, insieme alle altre precedenti, a un tipo di romanzo poetico.
Un tratto che ritorna con particolare e suggestiva evidenza è l’uso dell’ossimoro, figura retorica che consiste nell’accostare termine opposti. Possiamo prendere a riferimento il testo Stare Instabile, che già di per sé è una contraddizione, in quanto lo stato si ricollega a qualcosa di solido, che qui però viene colto nell’effimero. Inoltre, anche se qui non è esplicitamente detto, abbiamo un nuovo canto alla biblioteca come ancora di salvezza al “trascorrere”. E cosa sarebbero in fondo le biblioteche, se non tentativi di salvare e superare l’ossimoro naturale della vita, ovvero mettere insieme cose diverse, contrastanti e altrimenti destinate a perdersi, come esemplari di lingue diverse, o tradizioni culturali opposte, o generi molteplici?
La poetessa ci dice che dell’instabilità dell’essere si salva solo la parola, definita “prodigiosa officina”. Per lei ciò assume particolare senso, se la aiuta a preservare il passato e la doppia lingua, che ha consacrato nelle sue opere usandole come terreno, prima arido e poi di ritrovata rigogliosità, grazie all’artigianato della parola poetica. Il passato ritorna spesso sotto forma di segni, brevi apparizioni, fugaci espressioni, di sapore carsico. Come nel testo Adesso imperituro: Gli spazi oceanici, le patrie lontane, le cime del sud non sono altro che reminiscenze dell’Argentina, la seconda origine dell’autrice, che ha vissuto nei due paesi (Argentina e italia) e ne pratica entrambe le lingue, tanto appunto, come dicevamo, da scrivere e riscrivere le proprie poesie in entrambi gli idiomi. A seguire, quasi in un dittico, abbiamo Scrigno essenziale: si vede come questo libro d’oro degli alfabeti sia fecondo e permetta di conservare qualcosa nella vita che si dilegua in fumo, anzi, ne rappresenta appunto uno scrigno, ma essenziale, in quanto rappresenta l’elemento minimo e inderogabile per cui possiamo esistere, altrimenti il nostro destino sarebbe quello della pietra muta e annodata, oppure sarebbe quello di lasciarci trascinare nei flussi scritturali di cui ci parlava nell’Introduzione. Qui possiamo scorgere un rimando alla tradizione culturale greca, alla filosofica presocratica di Parmenide, che si interroga sulla natura dell’essere (l’autrice lega l’’essere - l’è- al fonema sbriciolato, al suo consistere al contempo in un niente e in qualcosa) e ad Eraclito, che utilizzava la metafora del rivo, del ruscello per il trascorrere del tempo, qui invece un flusso, un flusso scritturale appunto.
La tradizione culturale greca, nel suo connubio filosofico e mitologico, molto presente nelle precedenti raccolte poetiche come Itinerari e i Canti del Pilota, qui appare più sfumata e impalpabile, ma non per questo assente, e da recuperare tramite il mezzo delle reminiscenze. Evidente la poesia L’ora che allontana. Qui compaiono Adone, Arianna e Medea. Tutti e tre personaggi tragici, puniti e vittime per interessi e scopi altrui: Adone vittima di gelosia per la sua bellezza, Arianna abbandonata, Medea che diventa carnefice di se stessa e dei propri figli dopo aver scontato l’onta del ripudio coniugale.
Per questi esempi di anime perse rimane una Preghiera buia, cui viene dedicata una poesia con tale titolo. Anche qui abbiamo un sapore ossimorico, perché la preghiera dovrebbe far pensare ad un anelito di speranza, ed è invece buia, sembra risolversi nell’incomunicabilità: la poetessa dice infatti che la realtà allucinata lampeggia di nulla. Non c’è quindi possibilità di riscatto? Siamo dunque in contraddizione con le premesse, con l’immagine salvifica e rincuorante della biblioteca che salva dal nulla con il suo opificio di gemme di scrittura?
In realtà no. Nella poesia Regno fertile, la fecondità abbatte l’aridità, anzi termina asserendo: Vorrei una scala/per arrivare all’apice del mio regno fertile/trono oscuro di colpa, pentimento e speranza. Vediamo come dalla colpa si arrivi, in una progressione in salita che ricalca la figura retorica del climax, richiamata dalla stessa scala, alla speranza della redenzione.
In questo modo siamo anche al titolo dell’opera e alla natura del pellegrino dell’alba, cui viene dedicata anche una poesia. Ma chi è in realtà il pellegrino?
Forse lo possiamo immaginare come una sorta di demone demiurgo-artefice che possiede utte le lettere che sono nelle parole, tutte le parole che sono in un unico grande libro disseminato, la cui conoscenza è una scienza oscura, non perché in sé inintellegibile, ma perché intellegibile solo per pochi, coloro che, come il pellegrino (o il poeta) riescono ad accostarsi all’unica alba, il flusso (scritturale), la disseminazione degli alfabeti, il ciclo dell’esistente. Così infatti ci dice in Scienza oscura.
Ma tale pellegrino, e così ritorniamo all’inizio avviandoci a concludere, ha anche caratteristiche di escatologia, volte a comprendere il destino ultimo. Quasi fosse un soggetto profetico che viaggia verso una nuova e purificata realtà, il cui inizio è appunto la sua alba? Certo come pellegrino batte itinerari e strade inaudite, ci rimanda alla preghiera taoista del XII secolo richiamata come incipit del libro.
Tale natura di destino e di salvezza potrebbe spiegare la qualità dell’agnello sacrificale con tanti occhi che troneggia nella copertina, e il testo Pistis sophia, il cui nome è ripreso dall'omonimo vangelo gnostico in lingua copta e vale a significare come “conoscenza della fede”.
Il nostro testo è strutturato come un piccolo poemetto in tre parti. La terza riassume forse il senso della missione del pellegrino-poeta: ..qual è la tua scienza?/…L’epifania del cammino/…l’orma invisibile della tua voce silenziosa.
*
Prof.ssa Rosa Rempiccia

domenica 9 giugno 2024

POETI DA RICORDARE = NEVIO NIGRO

**NEVIO NIGRO (1930 / 2015) - dal volume "Il sale dei baci"

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

**
"Alessia e il 2024"
Calendario per Alessia
campito contro la tavola
del mare, sottesa Alessia
alla danza della vita
se prima erano prove
e più non è nuotando
esistere nell’abetaia
fantastica delle pareti
della cameretta-porto
dove farà l’amore con
Giovanni. E il 2024
entrerà in scena nei sentieri
dell’anima di 21 grammi
di Alessia ragazza
nel tendere alla finestra
del sole d’agosto che
s’illumina.
*
Raffaele Piazza

giovedì 6 giugno 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARMEN DE STASIO


** Carmen De Stasio: “Poetica senza interruzione” (negli squarci verbo-scenici di Alfonso Cardamone) – Ed. Milella 2024 – pag.144 – s.i.p.
*
Dire che noi già viviamo in un mondo dove vige l’identità promiscua o ibrida, al pari della guerra ibrida, la pace ibrida, le post-democrazie ibride, la psicologie ibride i romanzi ibridi, le poesie ibride, ci porta ad un passo dalle suddivisioni della identità. Il futuro che ci aspetta è intessuto di ibridismo dove le individualità si smarriscono in un labirinto di elementi di pura sopravvivenza per la scelta di un efficiente segnale di elaborazione della scrittura poetica.
Redigere un saggio che sia profondamente radioso nel centellinare le opere di un poeta è lavoro di impegno totale e di ricerca gravosa, collocandosi di volta in volta tra le pagine scritte di un autore per cercare di interpretare, approfondire, elaborare e rimandare tutti gli spazi del ponderabile e del misurabile.
Carmen De Stasio ha affrontato la sfida ed è riuscita a concretizzare l’intento portando a termine un volume corposo ed intriso di una dinamica del conoscere egregiamente ricamata.
Otto capitoli compatti e densi per mettere a fuoco l’opera poetica di Alfonso Cardamone, poeta, saggista, autore di testi teatrali, giornalista, nato nel 1939 e già docente di materie letterarie, drammaturgia, e storia del teatro.
“Tra creazione e pratica”, “La complessa metamorfosi dell’agire nell’arrestabile ancòra”, “Varietà e vastità – una riflessione su Graffiando il mito”, “L’attualità òntica della Svariatezza del tempo”, “Il paesaggio infermo della realtà esplorando Stupori tardivi”, “L’anti liturgia poetica in Stupori ancora”, “Il versificare nell’attitudine costruttivista”, “Nel campo scritturale di Alfonso Cardamone”, questi i vari titoli della suddivisone.
Le concretezze che affiorano in queste pagine sono quasi tutte concepite per il conoscere ed esplorare, e molte di esse fanno riferimento intelligente e luminoso al substrato psicoanalitico, che distingue lo scorrimento necessario per affondare nel sub conscio.
La realtà di questo panorama riesce a superare le nebbie e scavalca le onde del dubbio per intuire le intonazioni che un poeta è in grado di cesellare.
L’attualità di tutte le riflessioni che Carmen De Stasio plasma in questo suo prezioso volume sostengono quella sintonia necessaria tra la logica dell’indagine e la musicalità della scrittura. Qui brillantemente realizzata, vuoi per la scorrevolezza del dettato, vuoi per la evidente presenza di un bagaglio culturale di notevole spessore.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 5 giugno 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLO DI LIETO


**Carlo Di Lieto : “Pirandello segreto” – Ed. Marsilio 2024 – pag. 440 – s.i.p.
Lavoro incommensurabile questo di Carlo Di Lieto, che ha dato così la stura al suo ricchissimo bagaglio culturale, agile fremito di studi ed approfondimenti letterari di notevole interesse, capace di indagare aleggiando sempre fra i dettami della psicoanalisi, che gli è cara per ogni impegno di ricerca.
Le teorie della relatività, della comunicazione e della informazione, specialmente tra le vertigini poco controllate della rete internet, la fisica atomica, l’astrofisica, la magica rapidità e complessità operativa dei calcolatori elettronici, le esplorazioni spaziali, la diversa percezione dell’ignoto ed infine la presenza della intelligenza artificiale hanno messo in crisi tutti i soggetti dal raziocinio acceso, e gli umanisti in particolare.
Immergersi allora in un’atmosfera classicheggiante, con il richiamo ad un personaggio che ha vissuto tra le aureole dorate delle arti e le trafitture di una persistente sofferenza caratteriale, e riaccendere l’atmosfera tradizionale del focolare intimo, diviene un particolarmente vivo contatto con la sperimentazione letteraria e con l’indagine minuziosa di un vissuto. L’indagine è in effetti un punto di scandaglio per una eccezionale e corposa verifica su Pirandello segreto. Un Pirandello intimamente esplorato, con tutti i crismi di un vero e proprio interrogatorio psicoanalitico, una indagine per le particolari passioni che il drammaturgo e scrittore aveva per la pittura e la musica, oltre che per il famoso teatro. Egli ha vissuto continuamente sdoppiato in un oscuro suo io diviso che lo ha inseguito per anni sino alla fine.
Di Lieto ricama attorno a questa realtà umana per comprendere la profonda sfera che ha segnato i due piani paralleli dell’individuo, quello della vita cosciente e quello della misteriosa realtà inconscia, matrici di ripetuti turbamenti, molto spesso quotidiani.
La corposa scrittura trascina pagina dopo pagina in un variopinto carosello di materiale pregiato; e la capacità di saper “raccontare” elementi scientifici tratti da preziosa miniera sta proprio nel valore intrinseco che Carlo Di Lieto inserisce nell’incandescente ed indistinto alternarsi di emozioni personali e combinazioni inaspettate annotate in tempi diversi. Il volto degli eventi e delle cose, del familiare e del sociale, alimenta la configurazione storica di Pirandello, che potrebbe anche diventare messaggio di esistenza in modulazioni costanti, superando nel tessuto dell’immaginario la ricorrente multi dimensione, orientando un ordine consolidato della coscienza nel lucido affanno del poeta.
“Letteratura e psicoanalisi” è il primo capitolo del corposo volume partendo da una incisiva dichiarazione per l’ermeneutica psicoanalitica freudiana, che ha conosciuto varie ondulazioni tra le opere letterarie del momento, e definendo proprio l’approccio scientifico al mistero della creatività, dell’arte in genere e della letteratura.
Il cangiamento degli stati psicologici è a fondamento della personalità nel suo divenire e rivela creazioni, sia alla luce della fantasia che all’esperienza del precedente vissuto, definendo gradini di una scalinata che coinvolge la creatura.
Pirandello oltre alla pittura amava anche la musica e troviamo nei capitoli successivi le varie manifestazioni di queste passioni, anche se possiamo spulciare dal ricco epistolario che ha lasciato in eredità, affascinato come fu da musicisti storicizzati, e dalle Jazz band di Harlem. Nel flusso delle immagini la musica diventa il concentrato delle sensazioni, e la sedimentazione delle tracce mnestiche, delimitando l’area inconscia in un perimetro sommerso. Tutto sfugge al controllo della coscienza, in un inconscio pervasivo, cognitivo, e che è, invece, l’esito finale dell’evoluzione della mente, nel segno dell’altrove infinito della musica.
Il racconto continua luminoso, dall’ Io diviso nei sei personaggi in cerca d’autore, con l’incombere di ombre/figure e di fantasmi senza volto, in un’aura perturbante ed ossessiva, e nel roteare involontario della onnipotenza del pensiero, allo scenario del ripiegamento dell’io alimentato dal germe della visionarietà. L’ossessione paranoica è frequente nell’agrigentino ed una sorta di confessione scritta diventa una genuina ed innocente terapia quale benefico risarcimento alle lacerazioni di identità.
Molti i punti di confluenza nel tracciato, come si evince nel capitolo “Binet, Seailles e l’estetica pirandelliana”, nel quale risulta chiaro che uscire dal personaggio è sempre un’impresa perigliosa tra la rappresentazione del mondo esteriore continuamente infinita e varia e la incombente illusione o finzione delle immagini nel segno del sentimento estetico.
Quasi distinto in allegato “I taccuini segreti di Pirandello”, variegato panorama tra l’idea astratta dell’artista ed i sentimenti che si impadroniscono della personale ombra corporale. Scrivere un diario come cronaca sull’io è, letteralmente, storiografare se stessi mentre si procede nella scrittura. Scrivere è osservare funzione, il voler dare ad intendere che chi scrive è l’osservatore che osserva la scena, mentre invece è un intruso, un ospite nel teatro dell’esistenza, un ospite che fa parte dell’esistenza che scorre ma che non può vedere dall’esterno come il teatro vorrebbe dare ad intendere. E l’io si scopre privo di una platea, deiettato nel linguaggio. E Pirandello era dentro la pagina, nel pieno del quotidiano corrodersi, al di là di finzioni e tentennamenti.
“Taccuino di Coazze”, “Taccuino di Bonn” e “Taccuino di Harvard”, si collocano in un periodo di transizione per muoversi nel potere della fantasia, per quella “officina” che consente di vedere la realtà in modo inequivocabile e logico.
Carlo Di Lieto ci fornisce una compiuta meditazione, che concentra la sua profonda inchiesta in un mito nella variabilità epocale, e nell’impegno di ricerca per il patrimonio dorato del diadema di sentimenti avvinghiati ad uomo particolare.
*
ANTONIO SPAGNUOLO