domenica 7 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFREDO SANTANIELLO

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ALFREDO SANTANIELLO – "Fratello del prossimo" - Ed. Aletti 2026 - pag. 684 -- € 28,00
Alfredo Santaniello, con una energia provvidenziale ed una capacità di revisione personalissima, gioca tra decine e decine di pensieri filosofici, tra decine e decine di immagini folgoranti di metodologia sociale, tra decine e decine di accostamenti morali, per inseguire un suo metodo di ricerca tra la teoria metafisica pura ed il logos capace di analizzare la realtà, tra un tangibile contatto di conoscenza e una possibile modulazione del convivere fraternamente e principalmente in pace. La scrittura deve essere stata di notevole fatica, come lo dimostra la stesura di periodi lunghissimi e privi del punto e a capo.
Il pensiero quindi cerca di vincere contro i troppi ostacoli radicati nella politica, nel diritto, nell’economia, nella società maldestra, in più che avvincenti scontri quasi sempre senza soluzioni reali.
Il saggio nasce e sviluppa una metodologia di studio definita trans-disciplinare, per cui la conoscenza richiede un nuovo metodo che tenga conto della interconnessione totale globale degli elementi di base della realtà, superando la visione dualista tipica della cultura occidentale, per approdare ad una visione trina della realtà, dove i tre massimi sistemi dell’Io, dell’Altro e della Natura come Ambiente si influenzano reciprocamente in un equilibrio dinamico.
Tutto il lavoro si configura come una riflessione filosofica e pedagogica sulla natura dell’essere umano e sul percorso che conduce alla piena realizzazione di sé. La conoscenza viene rappresentata attraverso la metafora della bussola: non un semplice accumulo di informazioni, ma uno strumento di orientamento che permette all’uomo di comprendere la realtà e di collocarsi consapevolmente al suo interno. La vera conoscenza coincide dunque con la consapevolezza, ossia con la capacità di cogliere le relazioni profonde che legano l’Io, l’Altro e l’Ambiente in una rete dinamica di reciproche influenze.
L’autore sottolinea come ogni individuo sia immerso fin dalla nascita in un sistema di condizio-namenti esercitati dai tre grandi educatori: la famiglia, la società e l’ambiente. Questi fattori con-tribuiscono a formare la personalità, ma possono anche ostacolare la manifestazione dell’essenza più autentica dell’essere umano. In questo contesto viene richiamata l’immagine della “ghianda” elaborata da James Hillman: ogni persona possiede un nucleo originario, un progetto interiore unico e irripetibile che attende di essere sviluppato. La vita diventa così una lotta continua tra ciò che siamo chiamati a essere e le pressioni che tendono a uniformarci.
La riflessione si amplia poi alla dimensione storica e sociale. L’individuo agisce in un mondo dominato da tre grandi forze: la paura, l’interesse e l’ignoranza. Questi elementi influenzano pro-fondamente i comportamenti collettivi e spesso limitano la libertà e la crescita personale. Tutta-via, l’uomo consapevole può riconoscere tali dinamiche e affrontarle attraverso la conoscenza di sé e degli altri. Particolare rilievo assume il concetto di “Humanitas”, secondo cui l’identità personale si costrui-sce nel rapporto con l’altro. L’altro diventa uno specchio indispensabile per comprendere sé stes-si, mentre la comunità rappresenta il luogo nel quale si sviluppano le potenzialità individuali. In questa prospettiva la realizzazione della persona passa attraverso la cura delle tre sfere vitali fon-damentali: la salute, il lavoro e le relazioni interpersonali. Esse non sono ambiti separati, ma di-mensioni interconnesse che si influenzano reciprocamente e determinano il benessere complessi-vo dell’individuo.
Ed ancora il riferimento alla piramide dei bisogni di Maslow evidenzia come l’essere umano pro-ceda secondo una logica naturale: prima soddisfa le necessità essenziali per la sopravvivenza e la sicurezza, poi può dedicarsi alla crescita personale e alla piena espressione della propria vocazio-ne. La semplicità concettuale della vita umana, evocata dall’autore, non significa banalità, ma ri-conoscimento di una struttura fondamentale che governa l’esistenza e orienta il cammino verso l’autorealizzazione.
Alfredo Santaniello presenta una visione antropologica ampia e organica, nella quale convergono elementi di filosofia umanistica, pedagogia montessoriana, psicologia archetipica Hillmaniana e teoria motivazionale di Maslow. L’intento è chiaramente sintetico e sistematico: offrire una map-pa interpretativa della realtà umana fondata sull’interconnessione tra individuo, società e ambien-te. Lo stile è argomentativo e didascalico, caratterizzato da una forte tensione divulgativa che mi-ra a rendere accessibili concetti complessi. Interessante è il tentativo di conciliare unicità indivi-duale e condizionamenti storici, evidenziando come la crescita personale consista nella progressi-va emersione della propria essenza autentica. Pur nella sua impostazione schematica e talvolta programmatica, il testo possiede una significativa forza etica, poiché pone al centro la dignità ir-ripetibile della persona e la necessità di una conoscenza orientata non al potere, ma alla piena rea-lizzazione dell’umano.
Lettura impegnativa, per il carattere ansioso e di scavo nell’inconscio, per il preciso modello che richiede il distintivo e la competizione, per la sfida alla elaborazione dei dettati proposti contro l’indifferenza, contro l’individualismo distruttivo, il tutto in un lunghissimo dialogo che favorisca una struttura logica, equità e fiducia necessaria a maturare la consapevolezza delle responsabilità individuali.
La stesura propone una lettura della contemporaneità fondata sull’idea che la conoscenza non pos-sa più limitarsi all’osservazione di una realtà unica e stabile. L’autore evidenzia come la crescente complessità del mondo moderno imponga al sistema politico, giuridico, economico, sociale e cul-turale di confrontarsi con una trasformazione radicale dell’esperienza umana. La realtà non si pre-senta più soltanto come dimensione concreta e tangibile, ma si articola in una “Tri-Realtà”: quella reale, quella virtuale e quella ibrida.
Particolarmente significativa è la nozione di realtà ibrida, nella quale il confine tra esperienza fi-sica e digitale tende a dissolversi. La citazione della metafora delle mangrovie elaborata da Lu-ciano Floridi offre un’immagine efficace di questa condizione: come nelle zone di mangrovia l’acqua dolce e quella salata si mescolano creando un ambiente nuovo, così la vita contemporanea si svolge in uno spazio “salmastro” dove online e offline convivono e si intrecciano continuamen-te. L’essere umano vive ormai in una dimensione “OnLife”, nella quale le relazioni, il lavoro, la cultura e persino la costruzione dell’identità personale si sviluppano simultaneamente nel mondo fisico e in quello digitale.
Dunque una meditazione sulla necessità di ripensare i modelli tradizionali di conoscenza e di go-verno della società. Se la realtà è diventata plurale e interconnessa, anche gli strumenti culturali e istituzionali devono evolversi per comprendere e gestire questa nuova condizione. La conoscenza assume così il ruolo di guida indispensabile per orientarsi in un ambiente complesso, mutevole e sempre più caratterizzato dalla fusione tra esperienza materiale e tecnologica.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ALESSANDRO GAUDIO

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= I =
-
* In famiglia, mi dici di un verme carnoso,
ufficiale trappista, con incarico speciale
riquadratore e lampista,
cercatore serpentino di giacimenti
ingegnere, a soffiare in disparte,
a seppellirsi.
-
Tu, i sandali di cuoio
sul pietrisco che sputa in superficie,
con rigore, bagnante in equilibrio pubico
sui tuoi studi cavernosi,
niente vertigini, sulla torre di Davide
niente abisso, bassofondo,
soffocante tetto di roccia sterile,
fuggi la mina e il fragore del tuono
e della dinamite curi l’innesco,
turandoti le orecchie
ostruisci, istruisci, allestisci,
erigi il castelletto.
-
Da iniettare sottocute
un po’ di spuma di primavera
ricoverata nella borsa,
tortura e tanaglia
per la tua mandorla mistica
masticata dalla forficula vagabonda
al variare, incostante, del fellone-camaleonte
che corregge per intendersela,
per indurti virtuosa,
da parassita superno, «tu che puoi»,
a non dire, ti prego,
filarino, romanzetto.
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= II =
-
La lettera,
l’effetto nel punto in cui colpisci,
sgombera il corpo dagli orpelli tronfi
e dalle differenze,
acerba copia conforme,
sagacia che eccepisce
e trascina e spinge
entrambe le mani a stringere
quel pene cieco,
con fiducia e senza trasporto,
l’angelo e il bisogno,
le sue setole dure,
intrise di sangue e sperma,
dipingono con dovizia
la tua morale da vergine nera
e uno sguardo tarato sul fischio
attento al richiamo.
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= III =
-
Dirige, comanda, domina
irruma la madre
affettuosa entraîneuse
mani giunte da libero pensatore, da virtuosa pisseuse
istitutrice baciasanti
con le gambe incrociate sotto il tronco
muove, composta, il seritterio
in progressivo perfezionamento interiore
ostenta indifferenza
enigmatica, sgranocchia biscotti.
-
Ti spunta
il pene bacchettone di tuo padre
santone, brahmino, fanatico
pertica fiera
o secolare martirio del santo
dal 19 marzo sostituisci il cazzo assente
machilide assente
dialettica muta, calibrata
quando non può che celebrare se stessa
o il tuo cane
davanti allo specchio
custode impassibile del casolare
del casino abbandonato
e per pochi euro, principessa, Gotama sorridente
simulacro irridente,
dono di compleanno?
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ALESSANDRO GAUDIO

venerdì 5 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA PACILIO

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“La prima parola” di Rita Pacilio (Di Felice Edizioni, 2025 pp. 64 € 10.00) è una dichiarazione biblica di principio, immersa nel profondo significato teologico e simbolico di una poetica che contiene già in sé, in nuce, il valore e la direzione di una dedizione spontanea e sensibile. Rita Pacilio conferma il primato della parola, come azione creativa rivolta alla manifestazione di un atto d'amore e di comprensione verso qualcosa che supera la misura ordinaria del tempo e della vita, oltre la nostra esistenza e il nostro orizzonte. La ricerca filologica ed esegetica di Rita Pacilio estende l'espressione di una funzione della scrittura a sostegno di una rivelazione spirituale e razionale, agisce sulla relazione caritatevole con la memoria e interpreta una esperienza compiuta e matura, approfondita in una forma stilistica originale e omogenea. L’opera poetica infatti si svolge in un unico componimento, originario e primordiale, realizzato con una prospettiva emblematica sull'osservazione sapiente e sacra della realtà e dell'uomo, in cui la fonte celebrativa del linguaggio è lo strumento demiurgo, dà forma alla materia, ne plasma il contenuto, dichiara la prima parola come segno di confessione interiore e preghiera. Rita Pacilio consegna al lettore la sua armonia evangelizzatrice, distende l'ordine ciclico dei versi, a testimonianza di un itinerario esistenziale, filosofico e religioso verso la contemplazione e l'accettazione suprema della vita, analizzata scrupolosamente nella fedele ed empatica direzione di una sintonia di ricordi, attraverso la fragilità della natura umana e il sentimento pulsante delle aspettative. Alimenta la speranza e il desiderio, mantenendo viva la capacità di consacrare, alla radice romantica e lirica di ogni presenza viva, complice del suo cammino, l'invocazione a una sublime energia divina, in grado di assegnare il sostegno, il discernimento di ogni percezione antica e liturgica, idealizzata nel contesto presente, di riconoscere, nella caducità, la consapevolezza, nell'essenzialità l'intensità di una fermezza morale. “La prima parola” pronuncia la saggezza di una dimensione trascendente, sedimentata in un solido e premuroso riferimento della biografia degli affetti, ancorata in un impercettibile e mistico esercizio ascetico dove l'approccio teologico sostiene il dono di una presenza dilatata, ideale, aperta alla misericordia. Rita Pacilio espone la sua riflessione ermeneutica intorno alla disposizione generosa verso l'altro, riflesso dell'amore di Dio, alla grazia del bene che trasforma il cuore e si mostra nella benevolenza quotidiana. La potenza ipnotica del libro seduce l'attenzione alla lettura, affascina il richiamo ieratico di una solenne, ispirata comunicazione con la volontà di affermare l'importanza e l'eredità dei vincoli familiari e ristabilire dal passaggio inevitabile del dolore la consolazione e la letizia dell'anima. Rita Pacilio rende la fede nella dignità umana, rischiara il buio delle coscienze, ricompone l'incrinatura delle sconfitte. Risana la luce e la verità della salvezza, attraversa la finalità docile e accogliente della compassione, si fa lingua dell'innocenza in un mondo dominato dalla malvagità. In un rituale che esplora il mistero della vita, il respiro di “La prima parola” avvolge la continuità di un verbo assoluto, tradotto nel luogo delle evocazioni emotive, nella terra e dentro di noi, come rappresentazione della nostra origine.
Un ponte invisibile tra l'ascolto e l'umiltà di ogni parola pronunciata in limine di un'offerta introspettiva.
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Rita Bompadre -
Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
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Un testo scelto-
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L’intenzione è mettersi sottosopra
avventurarsi nel fiato
gradualmente
in un chiarore alto sull’autunno
se i giorni si assomigliano
ostinati
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quel lucore lungo è un mare ovale
tracce impazzite di libertà spianate
sopra, sotto, nel posto più comune
sulla stessa onda corpo, senza corpo.
-
La prima parola possiede la vita,
una pietra nera è la rotta che avanza
voce aperta sul punto esatto
aderenza.
-
Si muove così la storia, una mano
per volta o un pugno caduto
come una carestia sul cuore.
-
Costruire ponti che coprono
il mondo
spalancarsi balconi nell’aria
gettarci così lontano
dalla voragine meridiana
grido puro.
-
Ogni nome si attacca alle cose
alle persone
siamo la firma unita
al carteggio di una storia
d’amore
-
diventiamo orme e profezie:
il movimento del divenire
transizione, sperimentazione.
Obbedienza.
-
Cresce
la lacrima, le isole,
i promontori
la luce magnifica e il fiore.
È il vento che cuce l’erba nella terra
quando la speranza resiste.
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SEGNALAZIONE VOLUMI = LAURA RUSSO

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Laura Russo: “Oltre” ed. Youkanprint 2025 – pag. 134 - € 15,00
Una ricca silloge di poesie, che offre nella seconda parte del volume una scelta di racconti che aprono a pensieri lampeggianti e ricordi fecondi, tra personaggi velocemente stilati, pronti al viaggio o piegati da tensioni emotive.
La poesia si stende in una scrittura pulita ed elegantemente cesellata.
Spesso si sviluppa come un intenso esercizio della memoria sentimentale, ma con una particolarità affascinante: il soggetto lirico non desidera semplicemente rivivere il passato, bensì cancellarlo per poter ricominciare da capo l'esperienza dell'amore. L'incipit di una composizione segnalata a caso, “Vorrei vederti per la prima volta”, introduce immediatamente il tema centrale del componimento: il desiderio di recuperare la freschezza originaria dell'incontro amoroso, liberandolo dal peso delle vicende vissute e delle inevitabili ferite accumulate nel tempo.
I versi procedono attraverso una sequenza di immagini semplici e quotidiane che ricostruiscono le tappe dell'innamoramento: uno sguardo casuale in strada, il desiderio di avvicinarsi, l'ascolto della voce, l'emozione dei primi sguardi, fino al contatto fisico rappresentato dalla pelle bagnata e dal bacio “al sapor di sale”. Tutto è immerso in una dimensione di innocenza e scoperta, dove ogni gesto assume il valore di un evento irripetibile. La ripetizione dell'avverbio “prima” e delle sensazioni legate al primo incontro conferisce al testo un andamento circolare, quasi ossessivo, come se il poeta cercasse di fermare il tempo nel momento più puro della relazione.
Particolarmente significativa è la svolta centrale di questa poesia, quando il tono nostalgico si trasforma in una vera confessione: “Vorrei conoscerti adesso, cancellare il passato, gli errori, le urla, i pianti...”. Qui emerge il contrasto tra il sogno e la realtà. L'amore evocato non è quello idealizzato di due persone che non si sono mai ferite, ma quello di una coppia che ha attraversato incomprensioni, sofferenze e delusioni. Il desiderio di dimenticare non nasce dunque da superficialità, bensì dalla volontà di salvare ciò che rimane autentico del sentimento originario.
L'ultimo verso rappresenta il punto più toccante del componimento. Dopo aver immaginato di non conoscere neppure il nome dell'amata, il poeta la saluta come una perfetta sconosciuta: “Piacere Laura, e tu?”. In questa domanda apparentemente semplice si racchiude tutta la malinconia del testo. È una domanda impossibile, perché rivolta a una persona già conosciuta profondamente; eppure proprio questa impossibilità rende più intensa la tensione emotiva della poesia. Il sogno di un nuovo inizio diventa metafora della speranza che l'amore possa continuamente rigenerarsi.
La scrittura di Laura Russo sembra distinguersi per il linguaggio diretto, colloquiale e immediatamente comunicativo. L'assenza di artifici retorici complessi favorisce una lettura emotivamente coinvolgente, nella quale prevale la sincerità del sentimento. La struttura è costruita su una successione di desideri introdotti da verbi all'infinito, che conferiscono al testo un ritmo dolce e meditativo. I temi molteplici: dal ritorno alle origini all'amore è affrontato con sensibilità contemporanea, il ricordo che affascina o l’ansia di una illusione, dal buio che circonda il volto e incide sul sorriso, trasformano il ricordo in un'utopia affettiva: quella di poter amare ancora la stessa persona come fosse il primo giorno. Ne nasce una lirica delicata e malinconica, capace di parlare con immediatezza a chiunque abbia sperimentato il desiderio di ricominciare una storia senza il peso delle sue ferite.
Da segnalare nel corpo della silloge alcune poesie tentate in vernacolo napoletano e presentate con testo in lingua-
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 4 giugno 2026

POESIA = EDVIGE GIOIA

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"Il tuo ricordo"
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Emerge il tuo ricordo
dal buio in cui sono.
Era l’ora felice dell’assalto
e del bacio,
l’ora dello stupore
che splendeva nel buio come faro.
Era la sete e la fame e tu pasto
appagante che mi saziava e ridava vigore.
Ah, i denti famelici, le membra accaldate
i corpi intrecciati, e la tenerezza,
lieve come sussurro
lieve come acqua e farina.
Era il tempo dell’amore
era Eros e disperazione.
Ora sorgono fredde le stelle
migrano uccelli neri
solo ombra mi rimane nelle mani.
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"Eternità"
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Un tempo le nostre estati
duravano un’eternità.
Vagavamo in giornate di sole senza fine
vivevamo intensamente
senza paura dell’arrivo della sera.
-
Cosa ne è stato della nostra eternità?
Il nostro giorno si è fatto troppo breve
ci agitiamo convulsi
nella nostra quotidianità frenetica
cercando di riempire fittamente il tempo
per non sprecarlo.
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Ma ancora cadono gocce senza tempo
quando il sole cala in silenzio
sul mare, sui solitari fili d’erba
e tutto il nostro correre, agitarsi
ci appare un gioco, una vuota forma.
Allora ricordiamo che dobbiamo
ardere intensamente ogni giorno
abbandonarci alla vita
e dimenticare il tempo.
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"Il tuo corpo"
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Il tuo corpo amore scrive parole nell’aria
ogni volta che si muove
disegna traiettorie con lo sguardo
inventa storie, formula sogni
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Il tuo corpo muove altri corpi
è fatto di desideri, ha memoria,
si trasforma continuamente
non si assenta, non mente
-
Il tuo corpo assorbe ogni carezza
sente ogni colpo, aspetta tenerezza
ogni giorno rifiorisce
sotto lo sguardo del nostro amore.
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EDVIGE GIOIA

martedì 2 giugno 2026

MEMENTO = PLINIO PERILLI

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"La luna del poeta"

La luna diventa gentile
se scrivi con grazia il suo nome
per l’amore che manca alle labbra,
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e sorride di come è più bella la notte
se un poeta la guarda
e non spegne la luce.
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Emma Pretti
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In onore e ricordo di Plinio Perilli

domenica 31 maggio 2026

POETI DA RICORDARE = PLINIO PERILLI

PLINIO PERILLI (1955-2026) - dal volume "Museo dell'uomo"--2020-