venerdì 18 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MONTANARI

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Giorgio Montanari: “Secondo potere” – Ed. Scatole parlanti – 2026 – pag. 144 – € 16,00
Quarantatré brevissimi capitoli, strettamente collegati fra di loro dal filo policromatico del racconto, che ricama con stile corretto e personale le vicissitudini quotidiane dei protagonisti. Legati dall’atmosfera scolastica si incontrano, scontrano, alleano, discutono, programmano, soggiacciono, studenti e docenti presenti in queste giornate scolastiche, stemperate nelle pagine da una scrittura accorta e seducente.
Negli anni ’90 dello scorso secolo siamo in classe nel primo giorno di scuola. Milo prova il terrore di chi è in prima media, un mondo nuovo, un mondo di nuovi equilibri precari. Ha il cuore a pezzi anche perché ha perso sia la mamma che il papà. Egli cerca di realizzare una nuova vita, la costruisce pezzo dopo pezzo attingendo dal passato e fiondandosi troppo nel futuro. Ed ecco che l’equilibrio scricchiola e il mondo va in frantumi. Una storia intrisa di storie, affluenti narrativi che finiscono nell’unica torbida sensazione di un mondo adolescenziale sensibile, delicato e vulnerabile, immerso com’è nel dubbio e nelle illusioni.
E’ così che con i suoi amici si diverte a fondare un'azienda. La passione per i panini fa vivere in loro l'emozione della celebrità, il successo delle vendite e i guadagni inaspettati. Tuttavia, dietro a questa gioiosa ascesa si celano tante ombre. “Secondo potere” modella un calco antropologico di una nazione che cambia. Un romanzo sul capitalismo, trasfigurato in chiave favolistica ed eccentrica, ideale per coloro che sanno apprezzare il retrogusto dolceamaro quando viene mescolato all'ironia.
/> Il tragitto segnato da Montanari è frastagliato e luminosamente ricco di affetti e spaventi, di sospensioni ed evidenti segni di un’accorata confessione, uno scorrere di tutto un anno scolastico.
Il capitolo che chiude il volume propone un’immagine di apparente serenità: mancano soltanto cinque ore alla conclusione dell’anno scolastico e nelle classi dell’istituto comprensivo si respira già l’atmosfera leggera delle vacanze. Chitarre, torte preparate dalle madri, regalini per compagni e docenti, racconti di viaggi e di esperienze estive costruiscono un quadro di quotidianità giovanile, fatto di attese, consuetudini e piccoli riti collettivi. L’afa di giugno, che accorcia le maniche delle magliette e le gonne, introduce una sensualità spontanea e quasi inconsapevole. Tutto sembra orientato verso la festa e la libertà imminente.
Ma cinque ore alla fine, assume progressivamente un significato inquietante: non indica più soltanto il conto alla rovescia verso le vacanze, ma sembra alludere a una fine diversa, a un tempo che si sta consumando senza che i protagonisti ne abbiano coscienza. Alcuni personaggi si intagliano precisi tra il degrado fisico di Maurizio e le montagne appuntite, col sole giallo limone, ove la figura con le braccia alzate e le pozze color sangue compongono un’immagine ambigua, nella quale la vitalità e la violenza convivono. Il riccetto in cima alla montagna può apparire come una figura di conquista, di esultanza, ma il sangue che si raccoglie ai suoi piedi introduce una dimensione di morte e di sacrificio. Il voto «dieci e lode», pronunciato da Maurizio con stupore, assume allora un valore straziante: il riconoscimento scolastico, normalmente motivo di gioia, non riesce più a raggiungere la sua sensibilità.
La docente di educazione artistica, con il suo tono compassionevole e l’aria materna, rappresenta una presenza di cura che tuttavia non riesce a penetrare fino in fondo nel dramma dell’allievo. La domanda «C’è qualcosa che non va?» rimane sospesa davanti a un dolore che non trova parole. La risposta balbettata «Non dovmo bene», con la sua deformazione infantile, accentua la fragilità del personaggio. Quando Maurizio torna al proprio posto, le ultime parole pronunciate sono quelle relative al voto. Il silenzio successivo acquista un peso enorme: la voce si spegne proprio nel momento in cui il ragazzo riceve la conferma del proprio valore. Particolarmente significativa è la differenza di trattamento tra Mariangela e Umberto. Il professore insiste sulla ragazza, mentre al giovane occhialuto non rivolge alcun commento. Questa disparità introduce una possibile riflessione sul giudizio scolastico, sui pregiudizi e sulle dinamiche di potere che si instaurano nella classe. Il docente, convinto di dover «lavorare» e di non poter tollerare la «cagnara», appare prigioniero della propria funzione, incapace di cogliere ciò che accade oltre il rendimento e la disciplina.
L’autore si distingue per una efficace costruzione del contrasto tra quotidianità e tragedia. La festa di fine anno, con i suoi oggetti concreti e il linguaggio informale, prepara il lettore a un mondo apparentemente rassicurante, che viene progressivamente incrinato dalla sofferenza di Maurizio e dalla tensione dell’interrogazione. Alterna descrizione realistica, dialogo e dettagli corporei, ottenendo una narrazione visiva e cinematografica. Il ritmo è sapientemente affidato al richiamo delle realtà, sia nelle prospettive positive di una ripresa, sia nella immaginativa di tutto quanto accade nel quotidiano. Scene in prospettive positive si alternano alla tensione delle sospensioni e delle inquietudini.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 17 settembre 2026

POESIA = ANNA MARIA MICKIEWICZ

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Poems translated by: Izabella Teresa Kostka
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Anna Maria Mickiewicz
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"słoneczny dzień w Kalifornii"
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odchodzą na chmurach wiosennie lekko niezauważalni aniołowie słów kilku białych słabych
odchodzą tam wysoko uścisną ręce pokiwają głowami
odchodzą pokornie pochyleni ludzie małych miast
z mieszkań z balkonikiem pełnym pelargonii w letnie dni
gdy o chłód trudno nawet wieczorem
odchodzą z dużych białych kalifornijskich domów
z ogrodów nawadnianych sztuczną rosą
odchodząc zostawiają widok Matki Boskiej na konarze drzewa
tak im się wydawało
lękali się czegoś co spada ukradkiem na błyszcząca rozgrzaną blachę samochodu
pilotem zamykają okna
a może to my nie widzieliśmy tych znaków
odchodzą
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Davis, Kalifornia 2005/2026
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Anna Maria Mickiewicz
una giornata di sole in California se ne vanno sulle nuvole con leggerezza primaverile angeli di poche parole bianche fragili
se ne vanno lassù in alto si stringeranno le mani annuiranno con il capo
se ne vanno umilmente chini gli abitanti delle piccole città
dalle case con un balconcino pieno di gerani nelle giornate estive
quando è difficile trovare refrigerio persino la sera
se ne vanno dalle grandi case bianche californiane
dai giardini irrigati da una rugiada artificiale
andandosene lasciano la visione della Madonna sul ramo di un albero
così pareva loro
temevano qualcosa che cade di nascosto sulla lamiera lucida e rovente dell’automobile
con il telecomando chiudono le finestre
o forse siamo noi a non aver visto quei segni
se ne vanno
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Davis, California 2005/2026
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Anna Maria Mickiewicz
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rozkwitają poetyckie śmietniki historii
niezauważeni
londyńscy poeci
miastem
czerwonym autobusem
zakoleni
mitycznie zauroczeni
metalowym wózkiem z supermarketu
arbuzami wypchanym
nie na śmietnik, lecz do sklepików pchanym
Turków ramionami
przygnieceni
Przytułkiem Norwida
symbolami zakwitłym
sentymentami nasyconym
zeschłymi literami
historiograficznie zasypani
-
Anna Maria Mickiewicz
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"fioriscono le discariche poetiche della storia"
inosservati
i poeti londinesi
dalla città
con l’autobus rosso
sballottati
miticamente incantati
da un carrello metallico del supermercato
colmo di angurie
spinto non verso la discarica, ma verso i negozietti dalle braccia dei turchi
schiacciati
dal Rifugio di Norwid
fiorito di simboli
saturo di sentimentalismi
sepolti
sotto lettere inaridite
storiograficamente
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mercoledì 16 settembre 2026

POESIA = MARIANNA IANNARONE

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TRATTE DAL LIBRO “D'AMORE E D'ALTRA SPECIE” GMP EDIZIONI
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"DONO"
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L’arte dell’arrangiarsi
è un affresco di pane e cipolle
una celebrazione al dono
quando la creatività si ispira al vero
nell’umiltà del sacrificio,
nell’onestà dell’intelletto,
nell’occasione che è opportunità
un ritratto di Dio sull’altare
che non vuole nulla in cambio.
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"CONGESTIONI EMOTIVE"

Ibrido sentire di un’intelligenza artificiale,
meccanica quantistica di congestioni emotive,
sferragliata in vari campi minati della conoscenza
cosa ne puoi mai sapere:
l’amore è una carezza che produce poesia,
una certezza che accompagna la vita –
non ammette semplificazione –
la mitologia della gioia passa per il villaggio globale
ma non può abitare in essa,
può simularla, ma non benedirlo.
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"CELLE ORFANE"
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Che sarà dei figli della guerra
oltre le rovine degli anfratti
nelle diapositive di fame e morte
vuoto e strazio,
tra giocattoli e dinamite
nelle righe piene di storie interrotte –
d'amore e d'altra specie –
se non visita guidata alla fossa del mondo,
scultura di latte in polvere da sparo
in fasce d'amputazione –
carne viva a pezzi –
mostra collettiva di cuori in missione umanitaria
suggellati dalle catene in celle orfane
che urlano silenti i crimini
quanto la pace
quanto la morte.
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MARIANNA IANNARONE

domenica 13 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

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MOTIVAZIONE DEL PREMIO AECLANUM ( 3° classif. ) PER IL VOLUME "DISSOLVENZE E SUSSURRI" ***************************
Antonio Spagnuolo: "Dissolvenze e sussurri", Ed. la Valle del Tempo, Napoli, 2025-- pag.60 - € 14,00
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Cobalto, pervinca e indaco nelle loro sfumature azzurre-grigio-viola fanno da sfondo all’intuizione che si traduce nel continuo sofisma dei versi, un uso, dunque, artificioso della poesia, che lambisce l’ideale da rimettere in asse e il reale, intrecciandoli al sussurro delle foglie. E questo sussurro, personificazione metaforica, che evoca leopardianamente quiete, si connette con i silenzi sfilacciati, a rimarcare, però, una quiete fragile con il silenzio-trama che si sgrana: ecco la dissolvenza. Si perde consistenza nei rapporti umani, ma non nei pensieri che s’aprono ancora alla gioia che sorvola fantasie. (Bluesky/word)
Si guarda la realtà con lucidità e distacco, senza filtri, con una matura consapevolezza che ogni linea/incisa nella memoria è metaforicamente tallonata dal mouse, ma si affida anche a un sinestetico pennello bizzarro l’atto imprevedibile della mente, alla ricerca di affinità espressive, per ridestare dal profondo segreti: si accende abbarbicata alle forme/la grafica che osserva il mondo intero/in un amplesso che raccoglie i sussurri/…/il palmo…/...cerca le stelle. (Pennelli)
Tratteggi, irrequieti controluce destano memorie; le forme variegate dei colori che colano sulle tele o convergono a strisce frenesia, invitano a scoprire del tempo festoso/il compasso segreto. Nella creatività sparisce l’inganno, ogni tassello, ogni cesello è motivo per spiccare il salto e trasformare in altro il fruscio della spatola incantata con un gioioso sinestetico travaglio. (Triangoli)
E questo dare sostanza alle attese in una ricercata conquista della misura cromatica è il dialogo, che accosta chiasticamente ancora/resine e collanti, impalcature e campi, figlio di una volubile festosità del possesso/e gli elementi astratti di un travaglio. (Spazi geometrici)
Un conto è il ricordo che è preciso con i suoi ritagli di figure e stagioni, altra cosa sono i pensieri che hanno stagioni in cornice/…più spesso dei riflessi/confusi a corporei lampeggi. (Riflessi) Fatta di molliche anche la storia, ogni giorno diviene parte del passato e s’affida all’oblio, brividi suggellano il congedo, mentre frammenti ricompongono memorie fra un battere le tracce e l’erosione.
La nostalgia fa capolino sulla soglia, testimone che Tutto è precipitato nel racconto/di un alito di vento. (Racconto)
E nel baleno temporale l’autore si scopre ferito nella fede e disperso/nei millenni promessi dal credo, sì che in un’azione visiva e dissolvente, afferma: sfilaccio ciò che resta del mio corpo /sbavando gli ultimi solchi/del breve arco che mi fu concesso, ma con il gerundio sbavando dilata nello spazio e nel tempo l’agire e contemporaneamente, in senso figurato, rafforza il desiderio di incidere e lasciare ancora orme nei solchi della vita.
È una vittoria parlare di vecchiaia, che se non dà più spazio a l’urgenza della passione ardita e partorisce semplici carezze che più volte/ sanno di fondo di bosco, di fronte è un dono cogliere ogni battito, sapendo che la fine è sull’orlo del non ritorno ed è spiraglio di malinconia l’attesa vana e fuori tempo, ma c’è altro tempo che bussa e chiede il suo aedo che tramandi la parola libertà-maledetta e benedetta- con i suoi contrasti emotivi, la carichi di sussurri pronunciati in albe di speranze tra amore e rovine,/fra chi dona e illusione che trascina, parola legata anche oggi alla sua controparte: tragedia, perché il destino la segna con cicatrici/di tragedie perverse soffiate in tempo/dalle barricate di più aspri rancori./…/È tragico il coraggio di chi sa che morirà/eppure sorride/,,,/ Libertà non è assenza di dolore./È scelta, rischio ,abisso./È la voce che rompe ogni silenzio.(Libertà e tragedia)
Altra denuncia in Egli tace: È babele che incombe in questo mondo/di lingue frantumate/e dove l’odio è capace/d’inchiodare il fratello a nuova Croce e in Gerusalemme: ...le pietre tremano stanche/sotto quel cielo che chiedeva pace/ed ora è squarciato dal fuoco. Le personificazioni rendono più intensa la preghiera: Ferita e divina ritorni la tua preghiera/fra le carni strappate e i ricordi di amore Nell’ossimorica armonia dei timori, in chiave, però, più intimistica, il poeta ripropone il concetto di erosione e dissolvenza: Ed ora giorno dopo giorno/avverto l’incalzare dello sgretolarsi/che consuma inesorabilmente/quel che resta del mio angolo oscuro/per tormenti.
Cosa lo salva? Il Verso e i versi per mostre di pitture!
Ogni pennello sussurra un’emozione,/…/ “Mare e Monti” non soltanto paesaggio,/ma viaggio dell’inconscio e del linguaggio, /sfumature di vertigini sottili, /nel vortice al respiro che si adagia. (Mare e Monti) e in Frontiere: I gesti si caricano di confini/che oscillano tra abitudine e distanze, /vibranti rimembranze e nuovi sogni. /…c’è una soglia nascosta/in un sorriso scambiato sulla tela/…/Nei mille bivi il colore di tutti i giorni è un tenero/taglio che la speranza incide per amare. Estate, il gioco dei miraggi, /che mescola nel sogno sabbia e neve, /lasciando sulla pelle il colore di attese/e negli occhi un orizzonte che non ha confini. (Tra dipinti e illusioni di estate).
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Luisa Martiniello

sabato 12 settembre 2026

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

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POESIE DEL SECOLO SCORSO

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMANUELA DALLA LIBERA

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Emanuela Dalla Libera: “Memorie della pianura” – Ed. Il convivio – 2026 – pag. 64 - € 13,00
Con una scrittura limpida e immediatamente comunicativa, il tessuto poetico si coniuga con la solida tenuta delle illuminazioni, delle folgorazioni, della creatività. Un ricamo che cerca di intrecciare la quotidianità con la sparizione delle figure di un mondo moderno, le illusioni con i marosi della memoria.
Scrive Vincenzo Guarracino in prefazione: “È fin dalle prime pagine di Memorie della pianura di Emanuela Dalla Libera che si percepisce un passo lento, meditativo, come quello di chi stia attraversando un paesaggio antico e familiare e si guardi intorno con religiosa e compunta attenzione, con ancora l’eco dell’“ebbrezza”, del piacevole stordimento, della sua “stagione” poetica più recente. La sua è una voce poetica che non descrive, ascolta, posta com’è qui e altrove all’insegna di un vigile allerta dei sensi che elegge la natura a templum, a teatro della propria esperienza di verità, dove la parola è il tramite di un rito che sollecita forze e presenze ieraticamente attive.”
Le pagine si susseguono senza interruzioni di sorta in un continuo raccontasr/si che avvince per il ritmo incalzante delle figurazioni e delle incisioni partite quasi sempre da sub conscio.
Molte poesie si aprono con una meditazione sulla condizione umana, sospesa tra la gioia e il dolore, tra la luminosità della primavera e il grigiore degli inverni. «Nessuna vita è mai fuori della gioia / e del dolore»: affermazione che assume il valore di una verità universale, quasi un principio esistenziale al quale ogni essere umano è sottoposto. La vita non può sottrarsi all’alternanza delle stagioni, ai mutamenti della fortuna, alla presenza e all’assenza, alla felicità e alla sofferenza. Da questa consapevolezza nasce il desiderio di tornare ai giorni trascorsi, di recuperare quell’ebbrezza della vita e dell’amore che il tempo ha lentamente sottratto. Il verbo «ritornare», ripetuto in momenti decisivi, esprime una nostalgia che non è semplice rimpianto, ma vera e propria tensione verso una possibile riconquista. Il passato viene evocato attraverso sensazioni concrete: il fuoco sulle labbra, la frenesia delle estati, i sentieri erbosi e solitari, il vento tra i canneti, il canto del cuculo ridesto a primavera. La memoria non si limita a conservare gli eventi: li riaccende, restituendo loro una presenza sensibile, quasi tattile e sonora.
Il tema dell’assenza si manifesta con particolare intensità nei versi dedicati alle mani strette e negate dal tempo. La stretta delle mani è un gesto semplice, ma racchiude il calore dell’incontro, la complicità, la promessa dell’amore. Il tempo, tuttavia, ha separato quei corpi e quelle presenze, lasciando il desiderio di «accorciare lo spazio tra noi». È uno spazio che non è soltanto geografico: è la distanza prodotta dalla perdita, dalla lontananza affettiva, dalla consapevolezza che alcuni incontri non possono più ripetersi.
La poetessa non si arresta alla malinconia. Il movimento del ricordo si trasforma in una ricerca di futuro. Il «faticoso andare» dell’uomo può ancora aprirsi a «un orizzonte di promesse inaspettate», a scorci limpidi su un’erba appena germinata.
Oscillazione continua tra memoria e desiderio, tra ciò che è perduto e ciò che ancora può nascere è così un gesto di resistenza al tempo: se non è possibile ritornare realmente ai giorni felici, è possibile almeno conservarne la fiamma nella parola, trasformando l’assenza in canto e il dolore in una nuova promessa di luce.
Emanuela Dalla Libera realizza nei suoi versi una costruzione lirica ampia e meditativa, sostenuta da una forte continuità tematica. Il lessico naturale — primavera, inverni, estati, vento, canneti, erba germinata, sole — non svolge una funzione meramente descrittiva, ma si configura come una vera grammatica simbolica dell’esistenza. Le stagioni diventano figure del tempo umano, mentre la natura offre il modello di un rinnovamento che l’uomo desidera e insieme teme di non poter raggiungere. Sul piano formale, l’ampiezza dei periodi e la prevalenza dell’endecasillabo e di misure prossime all’endecasillabo conferiscono un andamento discorsivo e musicale. La sintassi distesa accompagna la meditazione, anche se in alcuni passaggi l’accumulo di immagini e di aspirazioni rischia di attenuare la tensione poetica, rendendo il dettato più dichiarativo che evocativo.
“così lontani gli anni e le stagioni /e gli astri che sopra vi avevano/ nidificato coi loro balenii”, “che avesse fine / ogni guerra e tornasse primavera / sugli alberi feriti dalla galaverna”, “Enormi si facevano /le notti, giorni lenti a passare / sul filo dell’attesa, che ritornasse / la vita nel suo alveo”, “Nessuno è tornato nel giardino triste, / l’amore, mai nato, si è dissolto, / nessuna anima è rimasta tra l’erba marcia / e le ortensie soffocate dal gelo.”
Con incisioni del dubbio o di un malcelato risentimento si offrono le frasi che riaccendono sentimenti.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POETI DA RICORDARE = VITTORIO PARISI

******** VITTORIO PARISI = 1892 - 1955

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

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"Alessia al timone felice"
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Mattino di giugno
di candele solari per
Alessia al timone nel
mare di Napoli, barchetta
azzurra per la gioia
con l’amore per le acque
fredde e calme a raffreddare
di Alessia la camera
della mente
di stella e luna di Alessia.
Cala la nebbia e tira
la lenza gettata con
devozione e un grosso
pesce mette Alessia
nel cestino a bordo.
Viene Giovanni vicino
in motoscafo salta
sulla barca e bacia
Alessia dall’estasi rapita
(allora mi ama!!!).
*
Raffaele Piazza

venerdì 11 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONELLA CAGGIANO

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ANTONELLA CAGGIANO==”Diecimila anni” – Ed. Moretti / Vitali – 2026. Pag. 104 - € 10,00
Immergersi tra le sillabe di queste poesie è come essere delicatamente accarezzati da un tocco di ali di farfalle, tutte dotate di un candido potere che riesce a levigare fantasie e a ricamare memorie. Un universo personale diventa linfa del mondo, dilatazione del quotidiano, sintesi del mito e delle illusioni.
Nell’eleganza di uno stile misurato e volto ai tessuti della discrezione improvvisamente appaiono anche fulminazioni incisive, spesso inquiete e tremanti, incisive per allusioni e sguardi che si mescolano all’imprevisto o alle ondulazioni della memoria.
Mi piace rileggere questa poesia:
“tornerai come torna la sera
con tutti i baci che rimbombano
e nella testa batte batte sordo
il battito del cuore ostinato
nel ritmo caparbio delle cicale
Tornerai come torna la valle
col tremore negli occhi dell’estate
rossi papaveri e gerani e ortensie
giardini cantano viole gravide
con tutti i baci che rimbombano
e nella testa batte batte sordo
il battito del cuore ostinato
nel ritmo caparbio delle cicale
Tornerai come il giugno dei ragazzi
e porterai il vento
in tutte le strade che ballano
con le voci delle madri a cena
gli sbuffi delle tende speziate
con tutti i baci che rimbombano
e nella testa batte batte sordo
il battito del cuore ostinato
nel ritmo caparbio delle cicale.”
Essa si costruisce intorno a una parola-chiave, «tornerai», ripetuta come una promessa, un’invocazione e insieme un tentativo di resistenza all’assenza. Non viene precisato chi sia il destinatario di questo ritorno: una persona amata, una stagione, un tempo della vita, forse addirittura una felicità perduta. Proprio questa indeterminatezza permette al testo di trasformare un’esperienza privata in una condizione più universale: ciò che è scomparso viene continuamente richiamato attraverso le immagini della natura e della memoria.
Il ritorno viene dapprima assimilato alla sera, poi alla valle, infine al giugno dei ragazzi. Tre figure temporali e spaziali che appartengono a una memoria profondamente sensoriale. La sera è il momento del raccoglimento e dell'attesa; la valle richiama uno spazio originario, quasi edenico, nel quale l'estate si manifesta attraverso «rossi papaveri», «gerani» e «ortensie»; giugno, invece, introduce la dimensione della giovinezza, dei ragazzi, delle strade percorse dal vento e dalle voci familiari.
Il cuore «batte batte sordo», quasi ossessivamente, opponendo la propria ostinazione al trascorrere del tempo.
La ripetizione della strofa centrale funziona allora come un vero ritornello mnemonico. «Con tutti i baci che rimbombano / e nella testa batte batte sordo...» ritorna tre volte, quasi a imitare il battito cardiaco e il frinire incessante delle cicale. La poesia assume così una struttura circolare: il desiderio del ritorno viene pronunciato, la memoria lo alimenta, e il ritornello riconduce ancora al punto di partenza. Non è un ritorno reale, dunque, ma il tentativo della parola di rendere nuovamente presente ciò che il tempo ha sottratto.Il vero protagonista del testo è quindi il tempo, ma un tempo che la poesia tenta ostinatamente di contraddire. Il futuro del verbo «tornerai» contiene la speranza; le immagini dell'estate appartengono alla memoria; il presente del cuore e delle cicale mantiene aperta la ferita. La poesia nasce precisamente da questa tensione fra ciò che non c'è più e ciò che la parola continua a promettere.
La scrittura di Antonella Caggiano possiede una forte musicalità, sostenuta dalle ripetizioni, dalle allitterazioni e soprattutto dalle formule di angoscia, che trasferiscono “un sorriso monco sull’albero”, “Psiche ha raccolto le sue farfalle”, “Non sarà mai più estate a Gaza”, “I libri tessono viaggi in gusci”, “Urli di tradimento di chi sfida”, “Della croce il segreto degli occhi”, variazioni di ritmo e musicalità che accendono attenzione. Il lessico è volutamente semplice e figurativo, con una netta prevalenza di immagini naturali e domestiche.
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Antonio Spagnuolo

martedì 8 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO CUSCITO

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Giorgio Cuscito: “Nessuna solitudine” – Ed. RP – 2026 – pag. 66 - € 10,00
La vera poesia, quella sussurrata tra armonie ed emozioni, accompagna il cammino di ognuno. Amore, dolore, guerra, speranza, morte, amicizia, fede, appaiono talvolta come argomenti troppo volte affrontati, e che ogni sentimento abbia trovato la propria voce nei grandi poeti del passato. Di fronte a questa apparente saturazione ci si potrebbe chiedere che cosa resti ancora da dire al poeta contemporaneo. Eppure il verso ritmato continua ad esistere e a rinnovarsi, perché ciò che conta non è soltanto ciò che viene detto, ma il modo in cui viene vissuto e vibrato tra le sillabe.
“Nessuna solitudine” è la raccolta di poesie di esordio di Giorgio Cuscito. Egli presenta sin dalle prime composizioni un tentativo di scoperta del ricamo armonioso del verso, e affonda nei vari scintillii della solitudine come compagna, dell’amore come tempo passato e tempo futuro, delle vertigini quotidiane, del dubbio di un credo, dell’illusione e delle aspettative.
Fra le diverse composizione serpeggia luminoso un registro che si costruisce intorno a un desiderio di liberazione e di trasformazione dell’identità. L’immagine della tenda (ad esempio) è significativa: scostarla significa oltrepassare una barriera, uscire da una condizione di occultamento per «tendere al cielo», dunque verso uno spazio aperto, verticale, finalmente libero. Il poeta vorrebbe guardare il mondo dall’alto, «tra i tetti», assumendo una prospettiva diversa, quasi estranea alla quotidianità. Da qui nasce una progressiva metamorfosi: l’io afferma «Non sono un uomo» e si riconosce invece nel gatto che, pur vivendo all’ombra, sfida i cani incatenati. È una figura di libertà istintiva contrapposta alla prigionia.
Anche l’«industria assolata / che non ha bisogno di lavorare» introduce una curiosa immagine di autonomia: una realtà che esiste senza dover dimostrare la propria utilità. Infine il soggetto diventa «quel profumo / sempre irriconoscibile», qualcosa di impalpabile, impossibile da definire e possedere. Ma la tensione verso la libertà si rovescia nella confessione conclusiva. Le parole dell’altra persona — «so di vecchio», «la mia pelle sa di polvere», «la mia bocca è amara» — riportano l’io alla dimensione fisica del tempo, della decadenza e della memoria. Il verso, «Solitaria è / la mia compagnia», chiude il testo con una nota di radicale isolamento: dopo tante metamorfosi, ciò che resta è la solitudine.
“Nel logorarsi, / negli angoli dietro al bar/ c’è sempre una via /dove non c’è nessuno/ Lì/ la quiete l’eterno/ la sopravvivenza / il piacere/ scorrono/ e/ nascondersi dura/fino alla morte.” Un sottile tocco di filosofia accompagna le interpretazioni del quotidiano, e la poesia si riordina in un ciclo ideale che suggerisce e avvolge.
Una forte energia immaginativa, ben equilibrata nella scrittura, produce una sorta di metamorfosi surreale dell’io. Interessante è il contrasto fra il desiderio di elevarsi e l’inevitabile ritorno alla vecchiaia e alla solitudine. Così come appaiono colorate le esperienze della vita di tutti i giorni, in una semplice realtà con tutte le sue problematiche e contraddizioni.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = DANIELA D'ALOIA

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"Ti vedo"
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Acquaforte
Spio la casa
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Punta secca, sbarbata e cera molle, c’era
Il dettaglio della forma
Mezza luna i suoi denti
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Lo spettatore sia invitato a capire
il ruolo della luce,
la luce percorsa, la luce percossa,
la luce tremula che si può soltanto intuire
-
A volte nasconde passaggi
A volte è un’incisione nelle iridi la luce
A volte una gola.
******
"Da luce"
-
La notte macina la strada,
divora vorace i nervi tesi
-
Alle prime luci, l’alba
-
Risalgo dal cancello d’ingresso
i miei fili d’erba e la pietra bianca
Qui il vento sibila parole lontane
-
Alcuni vivono nascosti.
******
"I tuoi mostriciattoli non fanno più paura"
-
Eravamo infiniti e…
Ogni volta è un piccolo dolore
La caduta, il fallimento, l’errore,
un crack le mie costole
-
Ho un nuovo quaderno
Le righe sono graffi e i pensieri si formano
a metà
-
Voglio un legno antico, una piccola gioia
Una stanza senza nome,
un eterno mah
Le nuvole in slow motion, ma che dico,
ferme.
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Daniela D’Aloia

lunedì 7 settembre 2026

POESIA = SPERIMENTALISMO ANNI 80

ANCHE IO HO GIOCATO NELLO SCORSO SECOLO!!!!

domenica 6 settembre 2026

POESIA = GABRIELE GRECO

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"Bianca ora cava"
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Un sibilo
di luce
nelle crepe
sbrecciate.
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Steli
d’ombra
prima
della parola.
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Una lucertola
sfruscia
fra scialbi
di calce.
-
Al respiro
del lentisco
chiedi se si
farà sera.
******
"II"
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Di notte
viaggio
lungo
latitudini
-
oltrepasso
sepolcri
di cuori
sbiancati
-
palpebre
inghiottite
dalle brume
-
soltanto per
un abbraccio.
-
Crescere
è questa fretta
della vita
-
che conflagra
in un’alba
già spoglia.
*****
"Luna di neve"
-
Velo su velo si raddensa
il mattino d’un albore vitreo
e intatta nel bianco freme
una luce: è un vuoto che s’apre –
una parola che non si dice.

Nei tuoi occhi il rifugio:
un alveolo di neve si sgrana
e s’accaglia in un’ombra –
sfaldato, ricucito e non s’estingue.
-
E tu non lo puoi sapere.
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GABRIELE GRECO

POESIA = MARCO CANDELA

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"Poesia scritta nel solco del vinile"
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Ero cieco d'amore: tastavo
il suo corpo in cerca
di un messaggio in braille.
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Ho preso tanti pugni eppure
vinco ai punti la mia
personale sfida contro la vita.
-
Infelice, amareggiato come una
bibita senza zucchero,
cerco conforto nel tutto e subito.
-
Triste e straziante, il sentimiento
gaucho che graffia il vinile
e annuncia quest'ultimo ballo.
-
Opera in modi misteriosi il Signore:
ma la fama dopo la morte
non la auguro proprio a nessuno.
*******
"Il diritto di leggere"
-
Leggo annunci matrimoniali,
funebri, trigesimi, anniversari,
date di scadenza sulle scatolette
del tonno o dei surgelati,
le indicazioni farmaceutiche
e le scritte in caratteri minuscoli
sui contratti che firmo.
-
Leggo gli avvisi pubblici
affissi per la strada, manifesti
elettorali, gli sconti sui volantini
nella buca delle lettere, le coccarde
con i nomi dei nascituri
e le frasi formose sulle magliette
che indossano le donne.
-
Nessuno può negarmi il diritto
di essere informato, di spettegolare
con gli amici davanti a un caffè
o di spulciare un menù da cima a fondo.
Nessuno deve giudicare quello
che non faccio e neppure il modo
in cui decido di non farlo.
*
MARCO CANDELA

venerdì 4 settembre 2026

POESIA = ORLANDO SIMIELE


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*L' eterno amore paterno*
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Ti guardo e cerco il molo,
il porto sicuro,
la mano che un tempo
correggeva
il mio passo,
ma oggi sei un mare
che si fa scuro,
un castello di sabbia
che cede in basso.
La tua mente è un libro
che il vento sfoglia,
strappando le pagine
proprio sul più bello;
cade un ricordo come
cade una foglia,
e resti nudo,
senza più il tuo mantello.
Eppure, papà,
in questo lento svanire,
mentre il tuo nome
ti scivola
dalle dita,
io imparo un modo
nuovo
di darti da bere:
amarti nel silenzio,
oltre la vita...
Non serve che tu sappia
chi sono io stasera,
perché io so chi sei tu
e questo mi basta.
Sei il battito che resta,
la radice vera,
la parte di me
che non si guasta.
Ti terrò la mano
mentre il buio avanza,
sarò io la memoria
se la tua si arrende,
perché l'amore
non ha bisogno
di vicinanza,
è una luce che brilla
dove tutto si spegne...
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*Cieli di speranza*
-
La notte si colora di viola,
apre le sue porte
e all'aurora vola.
Ora, addosso sento
la mia anima,
ha l'odore d'un fiore
rosso porpora
mosso dal vento.
Il sole nella sua gran mole
spunta fra le isole.
Suole e suole
che nel loro continuo marciare
non si apprestano a fermare.
Nessuno vuole cercare
la pace,
seppure la luce
non tace...
Le nuvole nell'immenso,
risplendono
di un color oro
così intenso
che in un momento
si perdono tra il suono
del vento.
Pian piano cominciano
a girovagare
anime sempre più sole.
Prima il cielo
era dietro il velo
dell'inquietudine
e della solitudine,
ma ora è divenuto blu.
Qui giù
ha dato il suo benvenuto
ad un sereno giorno,
sempre più pieno
del calore dell'amore.
Il suo calore
non cederà mai più
il suo passo
perchè l'amore
non verrà mai meno.
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Orlando Simiele

giovedì 3 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MONICA PASERO

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E' in distribuzione il quarto volume dell'antologia culturale ""Oltre scrittura". Un almanacco fondato, realizzato e diretto dalla inistancabile scritrice Monica Pasero.Dal sommario di questo fascicolo: Intervista a Riccardo Testa, intervista a Riccardo Balestra, intervista a Silvia Giorsetti, Intervista a Righello-storie, Ricordo di Marcello Silvestri, Liriche ispirate alle opere di Zampieri firmate da vari autori, e ancora interviste per Serena Squanquerillo, Gioia Lomasti, Nazarena De Angelis, Cristina Guarducci, Maria Tedeschi, Andrea Carlo Bortolotti, Pino Strabioli, Rosario Rito, Elena Castellano. Una nutrita serie di recensioni. Rubriche a firma di Giuseppina Tesauro, Monica Zauolovic, Riccardo Mainetti, Anna Castellazzi, Silvia S.G. Palandri, Antonio Spagnuolo. Poesie di Daniele Cerioni, Roberta Alberti, Antonio Spagnuolo. Uno spazio editoriale a firma di Giorgio Infantino. Critica a firma di Alessio Miglietta. Chiude il numero una aggiornata serie di note biobibliografiche dei collaborato a wquesto numero.
Per contatti : monicapasero@libero.it
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martedì 1 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA CORRETTO

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Francesca Corretto: "Il tempo che ci ha divise" -- 2026 - pag. 340 -- € 16,15
Scrive di proprio pugno l'autrice: "Il tempo che ci ha divise: quando il passato torna a chiedere un nome."======
Ci sono assenze che non fanno rumore.
Non si manifestano necessariamente attraverso il dolore quotidiano, né occupano sempre uno spazio visibile nella vita. A volte rimangono nascoste in una stanza interiore che impariamo a tenere chiusa, convinti che sia più semplice non aprirla. Eppure, prima o poi, qualcosa torna a bussare. È da questa consapevolezza che prende forma Il tempo che ci ha divise, un romanzo nel quale la ricerca delle proprie origini diventa anche una ricerca di sé.
Sandy ha trentadue anni e una vita apparentemente piena. Viaggia, lavora, cambia luoghi, raccoglie ricordi e costruisce intorno a sé un'esistenza ordinata. Ma dentro quella quotidianità permane una domanda alla quale non è mai riuscita a dare una risposta definitiva: da dove vengo? Essere stata adottata significa, per lei, vivere con una parte della propria storia rimasta nell'ombra. Non è soltanto il desiderio di conoscere un nome o ricostruire una genealogia. È il bisogno più profondo di comprendere quale sia il proprio posto nel mondo. Il romanzo si muove così lungo una linea sottile tra ciò che conosciamo e ciò che ci manca. Il passato non viene presentato come qualcosa di definitivamente concluso, ma come una presenza capace di attraversare il presente e modificarlo. Il tempo, allora, non è soltanto quello che separa.
È anche quello che conserva.
Conserva parole mai pronunciate, legami interrotti, verità rimaste sospese. Conserva soprattutto ciò che gli esseri umani, nel tentativo di proteggersi, hanno scelto di non affrontare.
La storia di Sandy assume in questo modo una dimensione più ampia: la ricerca di una famiglia diventa ricerca di identità; il desiderio di conoscere il passato diventa necessità di comprendere il presente; la paura di amare diventa conseguenza di una ferita che non ha ancora trovato il proprio significato.
E proprio nei rapporti affettivi emerge una delle tensioni più profonde del romanzo. Sandy incontra persone che potrebbero rappresentare la possibilità di fermarsi, di costruire, di appartenere a qualcuno e a qualcosa. Ma ogni volta che la vicinanza rischia di diventare davvero intimità, qualcosa dentro di lei arretra.
Come se fosse difficile costruire un futuro quando una parte del proprio passato è ancora senza risposta.
La scrittura accompagna questo percorso attraverso immagini ricorrenti — la pioggia, le case, gli oggetti, i viaggi, i volti incontrati casualmente — che diventano tracce di una memoria ancora da ricomporre.
Ed è forse proprio questo il senso più profondo del viaggio di Sandy: non si può scegliere fino in fondo chi diventare se non si accetta di guardare anche ciò che ci ha preceduti.
Il tempo che ci ha divise parla dunque di famiglia, ma anche di appartenenza. Parla di separazioni, ma soprattutto di legami che il tempo non riesce completamente a cancellare.
Perché esistono legami che precedono persino la conoscenza.
E talvolta la vita impiega anni per condurci esattamente nel punto dal quale tutto era cominciato.
Il passato può sembrare lontano, dimenticato, perfino estraneo.
Ma quando torna a cercarci, non sempre lo fa per riaprire una ferita.
A volte torna semplicemente per restituirci una parte di noi che avevamo smesso di cercare.
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FRANCESCA CORRETTO

lunedì 31 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI == MARIANNA SALERNO

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Marianna Salerno: “In Italia con Caravaggio” – Giulio Perrone editore – 2026 – pag. 122 - € 15,20
“Attraversiamo le sale della Biblioteca Ambrosiana. Nel silenzio si sente solo il fruscio delle pagine girate dagli studiosi chinati sui volumi. Mio padre è tra loro, immerso tra i documenti della sua nuova ricerca. Questo luogo è stato una delle prime biblioteche aperte al pubblico nel mondo.” Uno dei primi momenti emotivi, riflessi del policromatico viaggio che Marianna Salerno, con agile penna e ricca preparazione culturale, racconta voluttuosamente.
Le sue parole, pagina dopo pagina, sono elegantemente impregnate da un succo, un condimento, che come le spezie rendono le pennellate pastose e appetitose. E’ Caravaggio che si svela ancora una volta!
Un itinerario ricco di sorprese e folgorazioni, atto a riscoprire opere famose che mettono in luce violentemente il vigore, la ricchezza culturale, le capacità creative di un artista fuori dal comune. Il tutto sobriamente ricamato nella narrazione.
Tra le tappe principali raggiunte: Milano e la Lombardia:( le origini e la formazione del giovane Merisi.) Roma: (il fulcro del successo e delle opere romane tra chiese e palazzi storici - come San Luigi dei Francesi o Galleria Borghese-. Napoli: (i soggiorni drammatici e i capolavori dal forte realismo.) Sicilia = Siracusa e Messina: (l'estrema fuga meridionale con le ultime grandi tele.)
Molti gli appunti e le curiosità che vengono ricucite tra pensieri, ricerche, illusioni, spigolature.
“Mia madre mi racconta che una ventina di anni fa, nella Basilica di Santo Stefano Maggiore, è stato ritrovato il certificato di battesimo dell’artista datato 30 settembre 1571. È grazie a questo documento che si è potuto risalire alla sua presunta data di nascita.”
Una sfida alle banalità del quotidiano per riuscire ad immergersi nella ricchezza dei quadri, molti dal fondo scuro e minaccioso, molti rutilanti di lampi colorati che abbagliano.
“Domani proverò a scattare foto senza “filtri”, cercando la verità proprio come faceva quel ragazzo che quattro secoli fa partì da questi stessi marmi del Duomo cambiando la storia dell’arte.”
Con garbo e delicatezza Marianna propone le sue soste, accompagnata amorevolmente da qualche amico, da congiunti, che arricchiscono il percorso compito a piedi, descrivendo minuziosamente luoghi e ambienti, musei e architetture, quadri e bizzarrie.
Non mancano appunti di chiarori improvvisi, come uno sguardo rapido ai vicoli di Napoli: = “Alzo la testa: file di maglie e pantaloncini colorati sono stesi su corde che passano da un palazzo all’altro. Sembrano bandiere svolazzanti. Più in là, lenzuola bianche ricordano le vele di una nave.
«Perché lo fanno?», chiedo. «Per mancanza di spazio all’interno, ma anche per farli asciugare più velocemente. E poi, diciamolo, è un modo per socializzare con il vicino mentre si stendono i panni» risponde mia madre, indicandomi due signore affacciate alla finestra.
Osservo quella scena e penso che, in effetti, è il social network più antico del mondo.”
La parola qui nasce dallo stupore che avvolge lo sguardo, in una dilatazione temporale, che proviene dalla meraviglia corrispondente al controcanto di un’attenzione dedicata ai dettagli.
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ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 29 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMILIA BERSABEA CIRILLO

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Emilia Bersabea Cirillo: “Arsura” – ed. Telebinto 2025 - pag. 82 -- € 12,00
L’impatto, con le scelte metriche, le inconfondibili deviazioni dei significati, il tessuto lessicale e la trama sintattica, si offre in queste liriche con un quadro preciso di sperimentalismo, ben equilibrato e quasi sorprendente per le sue illuminazioni.
La poetessa riceve per il volume il primo premio al concorso Nazionale Aeclanum, che condivide una nota critica di notevole fattura.
“Arsura somiglia a un viaggio, - scrive Rossella Tempesta in prefazione- e non uno qualsiasi ma piuttosto a il viaggio, quello esistenziale per eccellenza, in cui la vita stessa consiste e nel quale il lettore viene coinvolto, cui partecipa pagina dopo pagina, seguendo – appena indietro di un passo – una guida limpida e sensibile qual è la voce della poeta stessa.”
Così una poesia, scelta a caso per interpretare il tragitto, si presenta come una meditazione sul tempo terminale dell’estate, ma progressivamente l’estate stessa diventa metafora di una stagione esistenziale giunta al limite. L’attacco, «Ultimi giorni ultime stanze ultimi fuochi», costruisce subito una scansione ossessiva attraverso la ripetizione dell’aggettivo ultimi: non si tratta soltanto della fine di agosto, ma della percezione di qualcosa che sta esaurendosi, di un tempo che non può essere recuperato. Anche l’espressione «offerte di vacanze last-minute», volutamente quotidiana e quasi prosaica, introduce una nota contemporanea: la società dei consumi tenta di vendere un’ultima possibilità di evasione proprio mentre il soggetto avverte il carattere irreversibile della fine.
Particolarmente efficace è il gioco fonico e semantico di «giorni consumati a consumare»: il verbo consumare si ripete trasformando il tempo in una merce che, mentre viene vissuta, viene anche dissipata. L’estate non è più sinonimo di vitalità e spensieratezza, ma diviene una stagione «acre», «quasi violenta», caratterizzata da un eccesso di luce, di attesa e di notte. La triplice ripetizione «troppa luce troppa attesa troppa notte» restituisce molto bene questa sensazione di saturazione: agosto non è semplicemente troppo caldo o luminoso, è un mese psicologicamente sovraccarico. Il discorso assume un tono più apertamente religioso e invocativo. Agosto è «il mese della festa / della santa Assunta al cielo», e la figura della Vergine viene evocata come possibile protezione dalla condizione dolorosa dell'io. Il «manto azzurro di misericordia» introduce un'immagine di grande tradizione iconografica mariana, ma la preghiera che segue è rivolta a una salvezza eminentemente esistenziale: «liberaci dalla solitudine / dall’uggiosa malinconia senza domani». Il passaggio dal semplice io al noi di «liberaci» allarga la sofferenza individuale a una condizione collettiva.
Cirillo qui possiede una buona compattezza tematica e procede con naturalezza dalla cronaca stagionale alla meditazione sul tempo e sulla solitudine. Interessante soprattutto l'alternanza tra linguaggio contemporaneo («last-minute», «consumati a consumare») e registro lirico-religioso («manto azzurro di misericordia»), che evita una poesia esclusivamente elegiaca e introduce una tensione tra quotidiano e sacro.
“Capita che una luce dimenticata riaffiori”, “I pensieri diventano polvere i desideri stelle introvabili”, “Una sorpresa dopo un’altra una speranza dietro alle finestre in quale luogo mi aspettano”, “Non sono mie le stanze di una casa che ritorna in mente nella controra”, “Raccolgo briciole di pane, resti di candele, tappi di bottiglia, spaghi corti, penne scariche”, “Il mondo non lo fermi perché se ne frega di te e va per la sua strada” – incisi che si alternano al ritmo della caducità e fanno della poesia un veicolo di messaggi dal sapore filosofico nella scansione ben cadenzata delle sillabe.
La parola nasce da un ascolto possibile della dilatazione temporale e determina un percorso che si alterna tra una tensione di ricerca e una dimensione di riferimenti.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 28 agosto 2026

RIVISTA = KENAVO'

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E' in distribuzione il numero di luglio della elegante e sobria rivista bimestrale "KENAVO'", ideata,realizzata e diretta dalla inistancabile Fausta Genziana le Piane- Un crogiuolo di scintillante cultura dedita alle indagini della creatività e della informazione.
Firmano questo fascicolo: Anton Checov, Fausta Genziana le Piane, Clara di Stefano, Francesco Liberti, Maria Rita Magnante, Paolo Carlucci, Anna Manna, Valentina Bandiera, Damiano Ricca, Paolo Ruffilli, Jacques Prevert, Roberto Casati, Antonio Spagnuolo, Elisabetta Tassi, Alessandro Montagna, Aurelia Rosa Iurilli, Gemma Ravanello, William Butler Yeats.
Nello "Scaffale verde" segnalazione di novità editoriali.
L'inserto è dedicato a La casa di Pierrem Lori / Il palazzo eccentrico.
Per contatti: faustagenzianalepiane@virgilio.it