venerdì 30 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = VITTORINO CURCI


**Vittorino Curci : “Poesie” (2020-1997) – Ed. La vita felice 2021- pagg. 170 - € 16,00-**
Preziosa ricognizione poetica, tra i volumi che Vittorino Curci ha pubblicato nell’ultimo arco di venti anni, con un’accurata scelta di testi che testimoniano il tragitto di un autore materialmente avvinto al ritmo del verso e con il verso elegantemente soggiogato dalla cultura.
Policromatico ventaglio immerso nel soffio della lirica, con sobbalzi e sussurri che rendono il canto uniformemente luminoso, dalla sfida alla realtà che imperversa irreparabile in ogni vita al tracciato ponderato della danza, “che tormenta gli inseguiti”, dalle “stanze impregnate di fumo/ dove vanno ad abbeverarsi/ gli uccelli della notte” alla “vita romanzo di una parola” di chi resta senza fiato.
“Il fascino di questa poesia – scrive Milo De Angelis in prefazione – è un soffio polifonico che raccoglie in sé diverse tonalità, dalla elegia alla riflessione sapiente, dall’invettiva alla supplica, per ricrearsi continuamente dalle sue ceneri, che sono le ceneri personali ma anche quelle della Storia: è una prospettiva vasta e generale, un’inquadratura in campo lungo, uno sguardo nitido e insieme visionario.”
Tutto il cammino percorso dimostra le ragioni occulte del fare poesia, mettendo in chiaro che il mondo è rappresentazione non solo quando lo percepiamo come astrazione dal soggetto, ma anche quando l’intimo e inscindibile legame della variabilità dei sentimenti si intreccia indissolubilmente con le certezze positive della scena descritta.
L’illusione nella sua integrità diventa fattore dinamico, risorsa alternativa alla natura delle cose, ancor più quando il sogno diventa artificio e l’astrazione diviene pulsione del subconscio.
La ribellione al fragile non è altro che il frutto di un forte legame alla quotidianità, un percorso ricco di sentimenti, che traspare chiaro dal sottofondo di tutta la raccolta, con tutti i suoi momenti di rivisitazione, da un verso fresco e sinfonicamente attuale al volo pindarico slanciato in euritmica fattura.
Vittorino Curci apre alla musica del verso e sembra dominare il canto dell’attesa, affidata al supporto di sperdimenti nei quali immergere le vibrazioni, gli abbrivi, le commistioni della ricerca che trema sospesa fra immagini e vertigini.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 28 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROCCO SALERNO


***ROCCO SALERNO, Dolce, misteriosa essenza dell’universo, Macabor, 2021,
prefazione di Claudia Manuela Turco, postfazione di Antonio Spagnuolo
Una piccola persona--(Prefazione)
In precedenza avevo già avuto occasione di conoscere Bambolo, il gatto claudicante protagonista di questo libro, poiché la poesia “Come un dondolio” compare nell’antologia Bellezza senza vanità – Poesie d’amore per gli animali (Macabor Editore, 2021) da me curata. Rocco Salerno riesce con pochi versi, con poche parole accuratamente cesellate, a far immaginare al lettore l’intera storia, e con poche pennellate riesce a restituirci un vivido ritratto del felino che gli ha catturato il cuore. Una storia fatta di apparizioni e sparizioni, di strazianti attese e appaganti ricongiungimenti, in un gioco che dà tormento e dilania. L’autore, catturando la Dolce, misteriosa essenza dell’Universo, fa sua una convinzione di molti, ovvero che gli amanti degli animali siano più vicini a dio. I luoghi assorbono le vibrazioni che Bambolo emana: tutto acquista un senso al suo passaggio, i vuoti si riempiono, le amarezze vengono messe da parte. La sua bellezza genera meraviglia («si gira come un piumino / innevando il cortile / su cui pure ha lasciato / qualche avanzo / della sua grazia»), ma soprattutto assistiamo al trionfo della bellezza sul dolore. Gli occhi dell’uomo, grazie alla presenza di questo gatto speciale, catturano scenari paradisiaci e anche il cortile diviene una piccola oasi felice: Bambolo è armonia, Bambolo è pace, Bambolo è il sole. La condivisione riguarda non solo spazi e oggetti, al punto che l’autore parla di stessa anima, e si tratta di anima francescana.
Non serve molto per poter vivere serenamente. Gli animali sono come «stelle scagliate sulla nostra terra desolata»; portano luce.
Gli occhi fosforescenti di Bambolo custodiscono la cura. La felicità che egli comunica a ogni nuovo incontro pervade l’anima del poeta; i suoi sensi ne escono vivificati. Il gatto non ha bisogno delle parole, trova sempre il modo per esprimere la sua gratitudine per ogni più piccolo dono che riceve, e si dimostra attento anche ai bisogni degli altri, sia umani che animali (per esempio, non sottrae il cibo a chi è affamato).
Il momento del pasto di solito è occasione speciale. Se così non è, aumenta la preoccupazione di chi scrive, mentre cresce il bisogno di dare protezione, di tenere al riparo dai pericoli l’indifesa creatura. Ed ecco, allora, il poeta che spia il protagonista di questi versi, segue quei passi felpati per scoprire dove portano, per capire quale giaciglio e quali scenari possano accogliere Bambolo quando non si sa dove sia.
Il gatto forse non sa quale sia la pena dell’uomo che lo attende e lo accoglie, ma di certo custodisce segreti almeno altrettanto importanti e conosce i lati oscuri della vita («e se ferinità umana o macchina incauta / ti abbia azzoppato / non sapremo mai»).
Il tempo fa il suo corso, Natale è alle spalle, giunge un nuovo anno. La favola non avrà più un seguito, probabilmente per colpa di qualcuno.
La fine non può mai essere felice, indolore.
Arriva il lutto, lutto vero, lutto pieno.
Come per una persona speciale, perché Bambolo è una piccola persona.
Una piccola persona dall'anima immensa.
E la sua "Dolce misteriosa essenza" non può scomparire dallUniverso.
*
Claudia Manuela Turco

martedì 27 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = MASSIMILIANO CICORIA

>
**Massimiliano Cicoria : “Quarantacinque” – Ed. Terra d’ulivi – 2020- pagg. 62 - € 10,00
“Guardo/ l’ultima malga e i/ suoi/ gerani perfetti. / Non siamo costellazioni. / Si è/ ciò che non / si desidera.” Con una tale affermazione la vertigine che ci propone la lettura di questi versi decisamente avvia a molteplici riflessioni filosofiche, che fanno del tragitto umano lo stordire quotidiano di intonazione specificamente illusoria, in un dualismo esasperato tra persuasione e retorica.
Il poeta traccia con mano sicura, e con bagaglio culturale di tutto rispetto, un segmento preciso e retto tra la tragicità della vita, tematica esistenziale per la crisi dei valori, fra libertà e necessità, e la proposta di una liberatoria per opporre un gesto di autonomia, una sorta di valore positivo.
Il ritmo musicale è preciso, uno scorrere convulso tra visioni che attivano colori sgargianti e sussurri che aprono alla contemplazione, tra cesellati profili immersi negli spazi per metafore allusive e ricerca affannosa di accecanti dinamiche.
Quasi un racconto cadenzato che si avvale della poesia per trascinarci ad una consapevolezza primaria, ove l’astrazione ideale diventa perniciosa perché sboccia nella suggestione e cerca disperatamente di sopravvivere alle illusioni.
“Volgo lo sguardo a/ valle. Ho vaghi ricordi: / non/ sono mai/ esistito. Ho solo/ immaginato / di farlo.”
“Esista o meno/ risposta, le/ porte del/ tempio/ sono socchiuse. Il tempo è/ lo spazio metafisico del/ mio/ sguardo: la memoria/ il tavolo verde di/ rose/ fiorito. / Ho guardato/ ogni/ cosa: nulla/ immotivatamente/ transita.”
Per portare alla luce emozioni la compulsione rompe il silenzio interiore, che nasce da motivazioni indefinibili e inafferrabili, e ci offre un oggetto di seduzione primaria, che è il principio di non contraddizione nella diversa galassia del pensiero.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = BERNARDO ROSSI


"COLORI"
L'albero fiorito nel cielo terso
mi sono perso nei vostri colori,
ho lasciato che il cuore si desse
uno slancio diverso, l'ho lasciato
andare senza freni e lui è venuto
da te, scavalcando il tempo e lo spazio:
ti ha ritrovata giovane com'eri:
snella, con il seno nascosto nella
maglia, per un vezzo che non ho mai
capito, un tuo ribellarsi a quella
femminilità che in te prorompeva
naturalmente in ogni tenue gesto.
Ora ritorna il tempo ed io nel mesto
accettare la vita e le sue regole
ritorno ai colori del mio presente
assaporando l'aria lentamente.
*
"FORSE"
Partecipare al momento insicuro
scaricare l’ansia su un suono blando
andando incontro a un destino che gira
su sé stesso più volte, le rivolte
sono caos ordinato, ma nutrite
di voglia di normalità perduta,
ogni mio gesto un pretesto
per arrivare a te, per raggiungerti
un’ultima volta, forse per dirti
quello di cui non avrei mai voluto
parlarti: quello che nascondo in me
per abitudine o per non volere
che il vero lutto si venga a sapere.
*
"Ansia"
Lo stato di quiete non mi appartiene
nemmeno ansia, semmai un' apparente
distanza, che delimita il giorno.
Tutto intorno un vociare disturba,
mi turba il pensiero del tuo ritorno,
mi assale un assillo che sa di nulla,
percepisco distanze perse sulla
strada che non percorro da anni: tu
mia unica àncora nemmeno sei più.
*
Bernardo Rossi

lunedì 26 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA MANUELA TURCO


**CLAUDIA MANUELA TURCO (a cura di), "Bellezza senza vanità" – Poesie d’amore per gli animali, Macabor Editore, 2021
(L’umanità degli animali e l’animalità dell’uomo di Claudia Manuela Turco)
Prefazione
Da tanti anni al centro del mio lavoro letterario ci sono l’umanità degli animali e l’animalità dell’uomo, come si evince da diversi titoli di miei libri (Glenn amatissimo – Il cane che mi salvò la vita, Il Ciliegio, 2013; Lord Glenn - L’anima di Byron nel cuore di un cane, Biblioteca dei Leoni, 2014; Neraneve e i sette cani – Storia di antiche violenze, Italic, 2018). Tutto il mio tempo è scandito dalla presenza del cane: i miei occhi cercano continuamente i suoi, i suoi occhi cercano i miei. Prima Glenn (Lord Glenn), poi Mughetto (Mr. Mughy), ora Nina. Tutti e tre mi hanno salvato la vita e molte volte. Con ognuno di loro, un mondo diverso, ma sempre, a suo modo, un mondo di perfezione. E grazie a loro ho maturato, via via, una visione sempre più magica della realtà («Nel cuore dei cani alberga l’anima di poeti estinti»).
Soltanto con l’arrivo di Glenn, nel 2007, smisi di sentirmi incompleta e incompresa. Lo adottai perché aveva problemi alle anche come me (eravamo “amici per le ossa”). Proprio vedendo come la gente trattava lui, iniziai a sentire il dovere di espormi in prima persona. Le cattiverie che la gente diceva su di lui, davanti a lui, erano le medesime che altri avevano rivolto a me, quando ero bambina e poi ragazza. Io e Glenn eravamo una cosa sola, una sola anima.
A volte litigo con i libri, con i loro autori, smetto di leggerli, non compro più le loro opere, distruggo le copie in mio possesso. O capita che le conservi per i momenti in cui c’è necessità di arrabbiarsi di nuovo, di ritrovare energie per non arrendersi. C’è da vergognarsi, leggendo quanto a volte l’uomo è riuscito a scrivere sia sugli uomini che sugli animali, e ancor di più c’è da sentirsi in imbarazzo pensando che nessuno si sia indignato, opposto, come nel caso di molti film di successo. Per fortuna almeno qualche volta le persone sono meglio delle parole che usano.
Io scrivo soprattutto di cani, quello è il mio mondo, ma so bene che meritano altrettanto rispetto tutte le forme di vita e non solo gli animali domestici. In realtà, non bisogna mai abbassare la guardia nemmeno per quanto riguarda questi ultimi, perché le conquiste possono venire scardinate sui fronti più diversi, nei momenti più impensabili, anche se in Italia la situazione è decisamente migliore che altrove (le origini dell’ENPA risalgono all’aprile del 1871, quando a Torino Giuseppe Garibaldi (sì, proprio lui, “l’eroe dei due mondi”), Anna Winter e Timoteo Riboli costituirono la “Società Protettrice degli Animali”).
Sono molto affascinata da tutte le creature del bosco: le spio entrando nella loro sacra cattedrale in punta di piedi, in punta di cuore. In un mondo ideale, vorrei poter conoscere veramente tutti gli animali, uno a uno. Ponendosi le domande giuste, risulta interessantissima l’esistenza, la biografia di qualsiasi essere vivente. Tanti hanno formulato teorie sugli animali senza mai neanche averci avuto a che fare; io ritengo imprescindibile il contatto diretto. Alcuni hanno bisogno di appigli, di ricorrere alla religione o alla scienza per definire il loro rapporto con le varie creature; altri ritengono, invece, che la scienza sia troppo lenta nel dimostrare quanto per loro è evidente da sempre. C’è chi istintivamente, grazie a una capacità innata, riesce a interagire e a comunicare con l’animale risolvendo con complicità qualsiasi problema possa sorgere, senza bisogno di filtri, di “educatori”. Io sono e sono stata vegetariana o quasi, a seconda della fase, del mio mezzo secolo di vita, che si voglia considerare. Quel “quasi” fa sì che io mi senta un’assassina. La quotidianità porta con sé un intreccio di problemi molto complessi, per tenere a bada i quali è necessaria la collaborazione di molti, se non di tutti, perché, a ben vedere, tutto si ricollega con tutto.
Il cattivo esempio degli altri (pure il mio) deve stimolare a fare meglio, non a fare altrettanto. C’è anche chi è vegetariano perché non vuole contaminarsi, mangiando carne, con chi avrebbe, nella sua ottica, “bassi istinti”. E questa non è una bella prospettiva, anche se, al lato pratico, risparmia la vita a molti innocenti. L’umanità dovrebbe aspirare a fare la cosa giusta per il giusto motivo, ma l’evoluzione spirituale richiede tanti passaggi; raramente avviene per illuminazione rapida o immediata.
«Il bene e il male si intrecciano, ma non si confondono»; eppure ho l’impressione spesso che il bene non esista, perché nel momento in cui sto facendo qualcosa per qualcuno, non mi sto occupando di qualcun altro che ne avrebbe disperatamente bisogno. Ecco dunque l’esigenza di non preoccuparsi soltanto dei propri affetti, degli animali appartenenti alla propria “famiglia multietnica”, ma di rivolgere lo sguardo anche altrove. La mia Neraneve si elettrizza quando rende felice il suo Mughetto con deliziose scatolette, preziose “scatoline” di prelibatezze a base di carne, ma il suo è, a volte, presunto umorismo canino, a volte “entusiasmo materno” (egoismo?). Aspiriamo alla pace, ma siamo in guerra. La vita è un gioco spietato di coalizioni e strategie per la sopravvivenza. Comunque, Mughetto ha sempre preferito la frutta alla carne; se avesse potuto scegliere, si sarebbe nutrito soltanto di frutta e l’ultima cosa che abbiamo potuto fare insieme è stata proprio gustarci un grappolino di uva bianca.
Nulla è facile o difficile in senso assoluto. Se noi esseri umani, con la nostra presunzione, possedessimo l’olfatto del cane, come ho scritto in Neraneve e i sette cani, diremmo che l’intelligenza risiede nel naso. I luoghi comuni sono molto fastidiosi, ognuno di noi ne è un po’ vittima. A volte cadiamo nella rete delle affermazioni irrazionali, cercando di difenderci da chi ci ferisce con provocazioni varie. Per esempio, mi dispiace sentir ancora dire che il gatto è più diffuso perché più amato rispetto al cane. Ad affermazioni così superficiali, talvolta mi è capitato di replicare che il gatto pare sia più simile all’uomo, indipendente e capriccioso, che non si leghi mai veramente a nessuno, che rimanga sempre un po’ selvatico, e che è molto meno impegnativo. E riguardo al suo essere misterioso, non lo siamo un po’ tutti, persino nei confronti di noi stessi?
Il cane da qualcuno viene visto come poco affascinante perché buono. Io, invece, osservando proprio i cani, ho scoperto che si può essere belli e maledettamente sfortunati (dannati) eppure rimanere senza peccato, restare generosi e sempre grati, sapendo apprezzare ogni più piccolo dono ricevuto dalla vita. Per me, se «il poeta è la più impoetica delle cose che esistono» (John Keats), il cane è l’essere più poetico. Fantasioso, sempre curioso e mai noioso. Ogni volta che guardo il mio cane, è un colpo di fulmine. Per il suo aspetto perfetto (bellezza senza vanità, direbbe Byron: è stato ovviamente il celebre Lord, a donarmi il titolo del libro), per i suoi meriti e per la sua storia. Aver trascorso quasi tutta l’esistenza in un Rifugio, dopo magari maltrattamenti indicibili, lascia il segno (Nina che trema per qualsiasi rumore, spaventata persino da una crocchetta che si spezza in bocca, mi ricorda me stessa tanto tempo fa). Secondo alcuni l’animale resta ancorato soltanto al presente perché il suo è un pensiero semplice. Penso non si vedano, o non si vogliano vedere, le infinite sfumature di colore.
L’attenzione va focalizzata sempre sull’individuo. Nascere in salotto e poter trascorrere tutta la vita alternando gli agi domestici alle avventure in giro per il mondo, amorevolmente accompagnati sino alla fine dei propri giorni, immaginare che tutto possa essere un meraviglioso gioco, non è come venire picchiati se si ha paura dello sparo di un fucile, se si entra in casa, se non si prende il topo, se si toccano i fiori in giardino. E magari si viene lasciati in strada, a seconda degli alterni umani umori, esposti alle intemperie, in mezzo ai pericoli del traffico. Molti cani sanno cosa sia la violenza sui minori, avendola sperimentata sulla propria pelle. E non sono rimasti per sempre bambini che non crescono mai, come invece per fortuna tanti loro simili.
Quindi, dire che i cani sono meno amati dei gatti, ai miei occhi, assume un significato ben preciso e molto diverso da quello attribuito da chi ci scherza sopra con affermazioni superficiali. I miei cani hanno sempre “litigato” con i gatti, ma… per divertirsi. Senza nutrire alcun odio. Semmai si tratta di una recita, di un gioco delle parti, che consente di trarre, dalla finzione, attimi vivificanti.
Alla luce di tutto ciò, non vedo proprio ragione di contrapporre cani e gatti. Anche quando litigano, loro stessi per primi non vorrebbero fare a meno del loro “avversario”, che gli movimenta le giornate, allontanando la noia. Inoltre, anni fa ho avuto la fortuna di conoscere una gattina molto speciale. Impossibile dimenticare i suoi occhi, che non abbandonavano i miei, la sera che la conobbi, mentre mi raccontava, urlando disperata, tutto quello che le era successo prima che la mia amica la adottasse. Poi all’improvviso si tranquillizzò e rimase acciambellata per il resto della serata, mentre sedevo sulla cassapanca, dietro la mia schiena, toccandomi come se ci conoscessimo da sempre. Mi sembrava, così tenera e alla ricerca di comprensione, una cagnolina smarrita e piena di paura, ora al sicuro ma consapevole che poteva ancora capitarle qualcosa di molto doloroso in questo mondo così spietato e pieno di pericoli.
E la cagnolina Tanya, che aveva rischiato di morire, quando mi rivide poche ore dopo essere stata operata d’urgenza per una forma grave di piometra, pianse emettendo urla atroci, facendo un discorso che durò parecchi minuti, molto articolato. Voleva raccontarmi tutto e chiedermi dove fossi stata, rimproverandomi perché non ero (stata) accanto a lei (io, sua sorella) quando ne aveva avuto più bisogno. Mi raccontò il terrore che l’aveva assalita durante una sofferenza indicibile, incomunicabile. Tutti noi presenti scoppiammo a piangere, guardandoci increduli. Ricorrendo alle parole, non sarebbe mai stato possibile descrivere così efficacemente la paura di morire.
Dai cani ho imparato soprattutto l’importanza del “merito”. In famiglia a nessuno piace sentirsi messo al secondo posto. Tanti “drammi della gelosia” potrebbero essere evitati, sia con i bambini che con cani e gatti, semplicemente dimostrandosi ancor più premurosi, in presenza dell’ultimo arrivato, proprio con chi c’era già prima e quindi merita di non venire messo da parte. In questo modo l’ultimo arrivato sarà facilmente amato da tutti e non percepito come un “nemico”. E mi commuove vedere come di solito i cani anziani vengano rispettati dai più giovani all’interno del proprio branco. Ma la vita è molto complicata pure per loro. Purtroppo capita talvolta anche di vedere magari un cane con un mal di denti terribile, che cerca in tutti i modi di dissimularlo, poiché sa benissimo che, se gli altri ti vedono debole, ci può essere sempre qualcuno pronto ad attaccarti per sostituirti. Perché esiste un terribile meccanismo di sostituzione che non risparmia nessuno, splendidamente indagato da Javier Marías (persino una macchia sul pavimento cerca ostinatamente di non lasciarsi del tutto cancellare).
Non è, dunque, questione di umano o animale, cane o gatto, bensì di conoscenza e rispetto delle diversità. L’individuo non è mai uguale a qualcun altro. Ognuno riveste un suo ruolo ed è insostituibile, anche se, nell’economia del mondo, per gli altri non conta o conta poco. La sofferenza è uguale per tutti. Non si è mai troppo sensibili.
Ringrazio l’editore Macabor (l’intero staff) e Bonifacio Vincenzi (sensibile poeta e critico letterario), per avermi proposto di occuparmi di questa antologia, e ringrazio per la partecipazione e la collaborazione tutti gli autori che hanno accolto l’invito e quanti si sono resi disponibili, sin da subito, a contribuire alla riuscita del progetto. Ogni suggerimento si è rivelato preziosissimo. Ognuno è stato insostituibile, a suo modo.
L’ordine delle poesie raccolte in questo volume non segue quello alfabetico dei loro autori. Ho cercato di condurre la narrazione in modo che non ci fossero brusche fratture tra una poesia e l’altra, lasciando che qualcosa degli argomenti o delle atmosfere evocati nella precedente lirica sfumasse nella seguente.
Ritengo quest’opera collettiva particolarmente importante, sia per la qualità e varietà delle voci radunate, sia sul versante della sensibilizzazione, per quanto concerne le tematiche affrontate. Non è stato facile selezionare i testi inseriti. In redazione è giunta una quantità di materiali che ci ha davvero sorpreso. Alcuni versi selezionati possono sollevare, comunque, talune criticità e meriterebbero ulteriori approfondimenti o risposte poetiche improntate a diversa visione, prospettiva. Risulta auspicabile, pertanto, che ci possa essere in futuro occasione, magari anche sul versante della prosa, di dare seguito a questo progetto.
Mi avvicino alla conclusione di queste mie considerazioni, sperando che il lettore che spesso ha provato disagio parlando con altri degli animali della propria famiglia, possa sentirsi meno solo e meno incompreso. E con l’augurio che la poesia possa essere davvero veicolo di un messaggio di solidarietà nei confronti di tutte le creature che soffrono, sono indifese, hanno subito maltrattamenti, sono in pericolo. Nessuna conquista è al sicuro. L’impegno per la protezione degli animali deve proseguire su ogni versante, trovandoci uniti. Ciò non può essere considerato di secondaria importanza.
Infine, un ringraziamento particolare agli animali che hanno ispirato i versi di cui si compone questa antologia, alle creature che ci accompagnano quotidianamente rendendo speciale ogni singolo attimo condiviso, e ancor più in generale, a tutti gli animali non umani che ci regalano tanta bellezza e mistero, arricchendo di significati profondi la nostra esistenza, contribuendo, ognuno, a rendere tanto complessa quanto affascinante la Vita.
Anche loro poeti, a loro modo.
*
Claudia Manuela Turco
*
Poesie di: Franca Alaimo, Maria Allo, Sandro Angelucci, Ivano Baglioni, Marco Baiotto, Carla Barlese, Mariella Bettarini, Fabrizio Bregoli, Anna Buoninsegni, Corrado Calabrò, Anna Cascella Luciani, Ennio Cavalli, Marta Celio, Filomena Ciavarella, Domenico Cipriano, Pietro Civitareale, Alessandra Corbetta, Pino Corbo, René Corona, Mirella Crapanzano, Mariapia L. Crisafulli, Roberta D’Aquino, Milo De Angelis, Marvi del Pozzo, Renzia D’Incà, Antonio Fiori, Alessandro Fo, Luigi Fontanella, Lucia Gaddo Zanovello, Renzo Gherardini, Mariateresa Giani, Daniele Gorret, Ilaria Grasso, Nicola Grato, Giuseppe Grattacaso, Carol Guarascio, Vivian Lamarque, Caterina Lazzarini, Annalisa Macchia, Dante Maffìa, Gabriella Maleti, Dacia Maraini, Franco Marcoaldi, Daìta Martinez, Ivano Mugnaini, Angelo Mundula, Roberto Pacifico, Elio Pecora, Roberta Pelachin Giorello, Matteo Pelliti, Susanna Piano, Umberto Piersanti, Davide Puccini, Fabio Pusterla, Antonella Radogna, Emilio Rentocchini, Gianni Rescigno, Paolo Ruffilli, Rocco Salerno, Elisabetta Santini, Evaristo Seghetta Andreoli, Gabriella Sica, Lilia Slomp Ferrari, Antonio Spagnuolo, Cristiano Spila, Dario Talarico, Silvano Trevisani, Antonio Vanni, Lucio Zinna, Paolo Zoboli.***

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***A Pierpaolo Pasolini***
Vedi, Pierpaolo, a Ostia è il
nulla, una culla di pensieri
sciama nel Terzo Millennio
eri felice, Pierpaolo? Saresti
vivo in questo postmoderno
senza usignoli senza la mano
e la manna dell’innocenza
a tessere testi per Garzanti
e sul Decamerone
mirabili pellicole.
Poesia in forma di rosa
un attimo un barlume,
l’esatta verginità morale del tuo
esistere eri l’angelo del nulla
sorridevi in questo ti differenzi,
da Pavese, tu, profeta sanguato dei giorni
e cosa diresti vegliardo nel 2021?
Pierpaolo angelo
tra penna e cinepresa, Corriere
e ragazzi di borgata, privata
felicità nella diversità eri felice?
Ceste di mele di fortuna
ti donerei questi versi
piango come chi crede nell’arte tua
le ceneri tue insieme a quelle di Gramsci
a vedere nel fondo della Storia
un mistico furore di generazioni
senza passato Pierpaolo
oltre la vita e la morte
ai blocchi di partenza e sono morti
Penna e Bellezza e Moravia.
Pierpaolo, in quel chiaroscuro
aurorale che dà barlumi per esatta
coincidenza era il 1975 il. giorno
dell’infanzia e mia nonna disse
che eri morto, sovrana innocenza
penna nel quaderno di me stesso
a non sapere come nascono i figli.
*
Raffaele Piazza

venerdì 23 aprile 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


***OBLIO***
Anche l'oblio è stralcio di memoria
altro versante che cancella colori,
solitudini e canti misteriosi,
tra forme vaghe e luminose.
Tempo nella penombra lenta
somiglia a un labirinto incantato
dove il centro segreto ha echi e passioni.
Non saprò mai chi sono, allo specchio
recondito e fragile riflesso di un pericolo
che ostacola fantasmi.
Nell'azzardo impallidisce e tace
anche la storia in un saluto rapido,
accennato ad un rancore antico,
e si ferma se c'è un fiore di cardo.
Senza fare rumore, con la fermezza
che fu già la sua illusione, abbandono
mine vaganti.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 22 aprile 2021

SEGNALAZINE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA


**PIAZZA A PRIMAVERA***
"In limine alla rosa" di Raffaele Piazza (Puntoacapo, Pasturana 2020) è un testo complesso, ben illuminato dalle interpretazioni del prefatore Ivan Fedeli («la poesia dell’ultimo Piazza tende al completamento duale: alfa e omega, principio maschile e femminile, si compenetrano, come se l’Autore trovasse, finalmente, senso di completezza, comunione»), nonché dalle recensioni di Valeria Borsa («Natura e Tempo paiono le vere costanti, il cemento unificante» della poesia di Raffaele Piazza) e di Carlangelo Mauro, secondo cui «quella di Piazza è una poesia lirica, che nasce tra le pareti di casa», in quanto «chi scrive, di fronte agli orrori del mondo, concepisce la scrittura come tradizionale rifugio in una perenne primavera». «La poesia di Piazza è poesia che genera e si rigenera», ha scritto un altro acuto recensore, Enrico Marià. Come la primavera (si può concludere per analogia) genera e rigenera foglie fiori e frutti, così da sempre Raffaele Piazza genera e rigenera ammirabili effetti fonico-ritmici, vividissime immagini impreziosite da non banali metafore, poetismi, arcaismi, termini peregrini, parole composte ascrivibili a una gloriosa tradizione sapientemente rinnovata, vocaboli dal significato non comune, esasperati enjambement, assonanze, rime, iterazioni di parole e di enunciati. Queste figure di suono e di pensiero producono sovrabbondanza di senso, spessore di significato, ulteriori connotazioni affettive o meditative, in testi e contesti che vedono la compresenza di fantasie e di mai troppo spiattellati eventi autobiografici, di incursioni nei territori della poesia metafisica o squisitamente lirica e di ritorni in ambienti consueti, casalinghi, situabili in una familiare topografia. La primavera, effettivamente, è predicata in ogni suo aspetto e connotazione: «gemmante», «fiorevole», «rosafiorevole», «iridi», «fragole», «rinascita», «azzurro», «pioggia amniotica» ecc.…Con la primavera si rinnova il miracolo della nascita (quanti riferimenti al «figlio»!) e della rinascita,ricomincia il ciclo delle stagioni. Può essere, la primavera, anche allegoria del ciclico nascere e rinascere della ispirazione poetica? È un’ipotesi.
Procediamo ancora per ipotesi. In limine alla rosa si conclude con una sezione a sé stante, “Ancora Alessia e Mirta”, che rinvia al titolo dell’opera penultima di Raffaele Piazza, Alessia e Mirta (Ibiskos Ulivieri, Empoli 2019). Qui, come già altrove, il poeta coniuga il linguaggio di un’avventura (quella con/di Alessia) con l’avventura del linguaggio, in un processo di invenzione, innovazione e ricerca formale. Stravolge cronologia e principio di causa-effetto, si abbandona alla frammentazione del continuum narrativo e ai capricci della mis-memoria, creando un discorso poetico che abolisce ogni pretesa di verità unitaria e che di proposito si presenta desultorio sebbene mai ascitizio. E ancora: in Alessia e Mirta compariva una inedita e differente figura femminile, laddove un traumatico fatto di cronaca (il suicidio di un’amica) veniva presentato e ribadito senza infingimenti in ciascuna delle sei poesie del “ciclo di Mirta”. La carissima amica, così tragicamente scomparsa, risorgeva come Musa ispiratrice di nuova poesia, a rinnovata conferma di come i discorsi, i luoghi, gli oggetti e gli avvenimenti condivisi con quella “donna per amico” potevano ingenerare poesia vivificante e consolatoria. Nella succitata sezione del nuovo libro, però, una sola delle undici poesie si riferisce a Mirta: quella intitolata La luna del libero arbitrio. Al pari di tante altre liriche della silloge, una rete di originali immagini rendono il testo denso e complesso. «Mi decido e scrivo mentre /piove acqua di sorgente /di platino dal cielo /e sento Mirta accanto /sempre così bruna e così /donna anche se è cenere. / Sensazioni nel bere un filo /di compassione nel lunare /raggio a pervadermi /nel chiedermi se Mirta / aveva ancora il ciclo. / Mi rivelava i suoi amplessi /ma di questo mai avevamo / parlato, Mirta che si è /ammazzata per il suo libero /arbitrio. […] /E tu Evelina felice mi chiedi /la parola ed è solo silenzio.». Provo a unire alcuni nodi della rete testuale. Un’analogia: CICLO LUNARE – CICLO MESTRUALE. Una opposizione: PAROLA vs SILENZIO. Un rapporto di relazione-opposizione: LIBERO ARBITRIO DI SCRIVERE (dell’Io poetante) vs LIBERO ARBITRIO DI UCCIDERSI (nel caso di Mirta). E mi chiedo: davvero abbiamo il libero arbitrio, la facoltà di scegliere come agire? Di vivere o di darci la morte, di essere fecondi o sterili, di scrivere o di chiuderci nel silenzio? Oppure no? La voglia di vivere può venir meno, a prescindere dal nostro volere? Anche la Chiesa cattolica insegna oggigiorno che «gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida. Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.»” (articoli 2282 e 2283 del Catechismo della Chiesa Cattolica (URL: https://www.vatican.va/ archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm [consultato il 21/04/ 2021])). Parimenti, può venir meno la fecondità dell’ispirazione, può disseccarsi la scaturigine donde rampolla il desiderio di dire e di saper dire, di praticare il «gioco della musa» che salva dalla «selva oscura» (Un gioco della musa, pag.47), di operare il sortilegio della «trasmigrazione /di sillabe di gioia nel centro dell’anima» (Nel fulcro delle cose, pag.17). Perché, se la Musa tace, significa che la battaglia, o addirittura la guerra, l’ha vinta l’antiMusa. Che ci ha gettati nell’abisso dell’impotenza creativa, del tutto ignota a Raffaele Piazza, poeta gioioso e “primaverile” che ciclicamente riesce a creare versi simili a rose tanto belle (rubo l’immagine a Carlangelo Mauro che si rifà al «grande Saba») da nascondere al lettore l’abisso, coprendolo, appunto, di rose. Non però e non sempre davanti al gesto di Mirta, «così bruna e così donna» ma forse sterile perché amenorroica. Lei che «è cenere», da quando «si è ammazzata per il suo libero arbitrio». Parole così dure, crude ed esplicite sono un apax, ricorrono una sola volta in questo libro.
Sono le parole dell’anti-Musa.
*
Vincenzo Moretti

lunedì 19 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALBERTO DIONISI


***Alberto Dionisi – "Amori nello specchio" - Ed PanDiLettere- 2020 , pagg. 82 - € 12,00
Alberto ama definire la sua dolce metà per principio, anche se ignaro (ma la cosa è reciproca) prova a calamitare l’attimo con lo sguardo e la voglia di credere nel potere del cuore.
L’elemento vacante rappresenta un percorso bloccato, da tracciare per intero amando una lei, dovendo rischiare proprio in tal senso, non riuscendo a pazientare, specie attualmente. Il cuore battendo riempie l’immaginario, irrigidisce un proiettile vagante, che colpisce un’anima nervosa, che patisce l’ordinarietà degli eventi.
Il passaggio da un livello di comprensione all’altro si verticalizza bene o male, dipendendo dalla scelta della persona amata, senza importarsene del destino. Il poeta vede restringersi un campo d’azione da subito, inspiegabilmente, disponendo in esclusiva di questioni che non vanno risolte se il sentimento viene ricambiato. Chi lo ama lo conduce per una vita ottenebrante al naturale… del resto la memoria librandosi svanisce in un desiderio da esprimere assolutamente.
“Gli amori attendono l’alba per un incontro”.
Egli viene preso da un sonno isolante, con gli astri a compensare una carenza, pari alla natura che sollecita la fertilità ai territori aridi.
Quel che dice la persona amata lo possiede spiritualmente, rimanda a un volatile, il più solitario, che può rimanere attratto nient’altro che dal suo rifugio. Una rinuncia sa di definitiva scomparsa, la presenza di Dionisi allora finirebbe a inasprire l’etereo? La comunicazione si parzializza per memorie appannate, abbandonando i suoi soggetti con della desertificazione a far proseliti, uniformando resti d’esseri viventi. Il sentimento vibra in una forma divina e inflessibile, sembra proprio impossibile vigilarci sopra essendo irrazionale… cosicché il candore profana il trasporto emotivo.
Compiere un gesto deve significare il recupero delle cose perse, il raschiamento nel profondo. Si esiste quindi a forza di reagire, al fine di contemplare una corrente effusiva che accarezzi il viso di sempre.
La dolce metà del poeta assisterà al decesso di quest’ultimo all’inizio di un nuovo giorno, ma senza volerlo.
Esili strati di una superficie per la quale si è letteralmente inconsapevoli brillano, con le precipitazioni provenienti dall’alto a pulire le umane sconcezze. Chi legge questa raccolta può spontaneamente accusare pensieri lontani, illuminanti per come aleggiano, benché un contatto fatale lo si misuri sapendo di occupare un luogo di carne e fiato, di non esistere.
“Il tuo respiro colpirà le mie labbra”.
I tempi si prolungano costituendo ricordi amorevoli, mentre l’altrove aspetta le sue pedine, di una luce nuova.
Dovrebbe insomma vigere l’oggettività per atto supremo e rincuorante, se non fosse che l’attenzione terrena si sposta, perforante una trasparenza macchiata di acqua piovana. Nella lettura con l’immenso ravvivi il disegno di un attimo indissolubile, la meraviglia, per dolori spaesati, da richiamare a crudo per attenuarli.
Il rifiuto del vuoto assoluto comporta l’ascolto del cuore, con la luce che tarda a sopraggiungere. La scoperta di un amore s’esaurisce subito dacché il poeta ne racchiude il soggetto, ch’equivale a una distesa d’acqua sopprimibile in prossimità dell’oltre, che l’etereo avidamente assorbe. Dionisi proviene da un pianeta diseguale alla Terra, qui l’autenticità è nemica della memoria, tracciando percorsi senza lasciare il segno.
L’oscurarsi dell’anima dipende da un attimo esclusivamente irreale, ne consegue una destinazione tattile, sopraffina dato il volto dei sentimenti. Una bestia s’incattivisce per questioni celate e trionfi di consapevolezza, sta di fatto che la sicurezza investe il cuore a seguito d’immagini ravvivate e che l’udito ritaglia delicatamente.
L'invito a non agire colma così tutti gli avanzamenti, e sotto qualsiasi punto di vista il sentimento si riapre.
"Come quel mare lontano sparisce all'orizzonte diventando cielo...", "Vengo dal mondo diverso, dove le origini non si ricordano e le strade si dimenticano", "Ma non essere nuvola, sii direttamentepioggia.", "Siamo ricchi perchè abbiamo una possibilità:::Nongettiamola nei nostri pensieri al contrario...".
Un patrimonio qui va motivato col diritto di maturare qualcosa che altrimenti negativizza la mente sempre più attiva, come una raccolta di rifiuti.
Distanti dalla verità globalizzante, il divertimento sta nel provare ad avvicinare dei punti di riferimento.
Al margine del tacere svettano sottospecie di strutture religiose che influenzano serenamente, inattaccabili, susseguenti alla polarità accresciuta per decisioni lapidarie. La stima di natura prettamente sentimentale rifocilla l'ego, discutibile quando si ha di che mantenere un bene impossibile da condannare gicchè immateriale, con gesti di solo pudore.
Ecco allora che la solitudine percuote un'umanità priva di soluzioni,che quindi si muove non lasciando tracce di se.
L'aroma di una bevanda calda per poco non travolge i pensieri, dunque la si consuma aggrassivamente, come a voler trovare della vecchia e isolata inconsistenza di fondo.
I quesiti in sospeso di volta in volta infiammano, appartenendo probabilmente alla finalizzazione della coscienza evidenziano una vita raffigurabile seguendo i muscoli facciali.
"E angoli di silenzio, monasteri solitari contro l'inquietudine, dopo il clamore prima delle scelte definitive: così immagino il mio oltre. Il mio dopo.", "Sei una derivazione foll di un amore ignaro ma puro, talmentepuro da non poterlo gudicare. E' un amore diverso quasi terso, invisibile, che si tocca con l'anima...", "Alla ricerca di un nulla antico e solitario...".
*
VINCENZO CALO'

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA


Raffaele Piazza : "Alessia e Mirta" - ed. Ibiskos -2019- € 12,00 -
La poesia di Raffaele Piazza è una poesia che suscita grandi emozioni per quello che si legge nei testi ma, soprattutto, per quello che si percepisce fra le righe. Nella raccolta l’autore parla di due donne con destini diversi, con una presenza forte e misteriosa in tutte le liriche e un’assonanza di colori che descrive le varie fasi dell’età e dei luoghi. Come in un poemetto la vita delle due figure femminili viene magistralmente descritta in una sequenzialità in crescendo. Nello scorrere dei testi l’Autore descrive minuziosamente l’adolescenza di Alessia, le prime pulsioni amorose e, soprattutto, l’incontro con Giovanni, l’uomo che le farà vivere in pieno la sua sessualità.
“ ALESSIA VOLA SULLE NUVOLE”
Per raggiungerlo, Alessia si sposta da una parte all’altra della terra e questo genera nella ragazza una grande attesa emotiva che la porta a sognare e che si spegne solo quando riesce finalmente a raggiungerlo e a fare l’amore con lui.
“ALESSIA VESTITA DI LUNA”
È la descrizione precisa e minuziosa di un periodo particolare degli incontri con il suo uomo. E non importano i luoghi in cui questi avvengono, il finale è sempre lo stesso:
Tra le foglie Alessia si congiunge.
In tutte le sue poesie, Raffaele Piazza lascia intuire che il pensiero di Alessia, concentrato sempre sull’amato, non l’abbandona mai.
Il nome di Mirta non appare molto nella silloge, ma è una presenza così forte per l’autore che la donna aleggia in ogni suo componimento. Ed è questo che riesce a comunicare al lettore, che Mirta ha avuto nella sua vita un ruolo di grande importanza.
È sicuramente una raccolta da leggere e rileggere perché sono sicura che, ogni volta, fra le parole si potranno ritrovare nuove emozioni che cattureranno la testa,ma sopratutto il cuore.
*
RITA IACOMINO

domenica 18 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANFRANCO ISETTA


Gianfranco Isetta: "SENZA TURBARE IL CIELO" - PUNTOACAPO ED.2020 - pagg.89 - € 12,00 -
Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (Al) nel 1949. Laureato in tatistica presso l'Università Cattolica di Milano è stato per dieci anni sindaco di Castelnuovo,promuovendo il Centro Internazionaledi sudi "Matteo Bandello". Ha pubblicatonumerose raccolte di poesia e ha vinto vari premi.
"Senza turbare il cielo" presenta una prefazione di Ivani Fedeli, sensibile, acura e ben centrata. Il volume di apre con un componimento breve l'unico senza ttolo il cui ultimo verso riproduce il titolo del libro "Senza turbareil cielo" che ha una connotazione misteriosa ricca di senso.Nella suddetta poesia viene detto con un'urgenza uncompito che si porrà quando non ci sarà più la pietas dell'albero ma il vento a scegliere le foglie più caduche e più lievi le ultime a cedere.
Il termine compito potrebbe essere interpretato come l'etimo più profondo della vita quando spetta alla persona, all'individuo, crearsi le sue strategie per affrontare l'esistenza, fatto di pe se difficile, per tentare di trovare armonia ed equilibrio in amore, nel lavoro e in tutto per diventare felice perché quello è lo scopo.
Se la pietas dell'albero, che è comunque animato, verrà a mancare entrerà sullo spazio scenografico della vita il vento e farà cadere le ultime foglie dello stesso albero e non dimentichiamo l'assunto di Pascal:"L'uomo è canna al vento ma canna pensante", frase veramente profonda.
E si deve aggiungere che il vento stesso non e né cattivo né buono ma che è la sintesi di tutti i fattori esterni che influenzano la vita dell’uomo e che lo condizionano e a questo punto l’uomo solo con la sua intelligenza che è pensiero tramite la sua reazione agli eventi, che è fondante, troverà la forza di andare avanti e possibilmente anche se non è poeta di abitare poeticamente la terra. Da notare che il fluire dei versi di Isetta è connotato da chiarezza nei dettati e da una certa vena affabulane nonché da una tonalità gnomica che s’inserisce in un discorso di sua natura affabulante.
L’io – poetante è molto autocentrato e potrebbe definirsi vagamente neolirica la poetica di Gianfranco che è caratterizzata da tessuti linguistici plastici e ben concentrati che si traducono in versi che creano immagini sempre ben controllate. Forte la densità metaforica, sinestesica e semantica che non pregiudica la facilità d’interpretazione delle composizioni a volte sottese ad una struttura anarchica ma che non sfiora nemmeno l’alogico e l’autore riesce spesso a produrre una notevole linearità dell’incanto.
Nella poesia eponima nell’incipit l’autore scrive due suggestivi versi: abbozzano i miei piedi/ ombre di desideri e con il riferimento ai piedi che servono per camminare si simboleggiano le strade del cammino della vita e vengono dette le tasche colme dalle quali fili d’argento in lampi occhieggiano sui rami. che guardano il mattino e il poiein d’Isetta è sempre esercizio di conoscenza consapevole e acuto.
*
Raffaele Piazza

sabato 17 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = BRINA MAURER


Brina Maurer : "L'innocenza usurpata" Ed. Macabor 2021 -
Immergersi nella scrittura di Brina Maurer, alias di Claudia Manuela Turco, non è mai agevole né comodo. Non sono lievi gli argomenti di cui la nostra autrice sente la necessità e l’urgenza di scrivere. Si tratta sempre di materiale incandescente ed aspro. E anche i temi che vanno dal suo primo romanzo, Brina Maurer (2005), tra i quali sono individuabili la pornografia, l’immoralità, i disvalori della società, la violenza, fisica, morale e psicologica, pure parentale e il disagio adolescenziale, all’ultimo Rame e cioccolato (2017), che tratta la devastazione dell’alzheimer, morbo destabilizzante sia per chi ne è affetto, che per i familiari, eppure, in questo caso, in grado di ribaltare affettivamente percezioni ed emozioni, lo testimoniano ampiamente.
Il fatto è che Brina, da sempre, si sente chiamata a ‘dar voce a chi non ha voce’ e scrive libri che vanno scritti, “affinché comunque si spezzino / i ceppi invisibili”, come è detto in Quel che resta di un’ape operaia, testo presente ne L’innocenza usurpata
Nelle pagine di Brina la parola si fa materia essenziale di esperienza, ancorché dolorosa, utile e opportuna. Imprescindibile a figurare, se non a creare, una realtà migliore, se è vero che le parole sincere possono cambiare il mondo. Le parole formano incantesimi. Hanno il potere di creare e di distruggere.
Le cose importanti sono difficili da dire e quelle dolorose abbisognano di tempi di elaborazione a volte lunghissimi. Attraversano fasi di impossibilità. Credo che proprio da una condizione come questa sgorghi L’innocenza usurpata.
Si tratta qui non di una raccolta di poesia ma di una sorta di poemetto organico unitario, ove l’enigma della sofferenza, immanente al mondo, diviene responsabilità di ciascuno, allo scopo di tentare di alleviarla in ogni modo, non per incrementarla, disavvedutamente, o peggio, consapevolmente, evento non so se più spregevole od odioso, perché ha a che vedere col tradimento di chi si fida, con l’arroganza di chi ha potere sull’altro.
Il peso specifico della parola poetica è tale per cui, in essa, il grido di dolore permane più a lungo. Quando si fa denuncia, il potere della parola poetica sopravanza quello della prosa; infine, la poesia è l’unica in grado di dire l’indicibile: “Pensieri di filospinato / che non possono essere catturati / in arrugginite griglie alfabetiche” (Lutti non onorati). La categoria dell’innocenza ha origine nel significato generico intrinseco di ‘non dannoso’, ma a questa grande famiglia di creature appartengono a pieno titolo pure gli ingenui, coloro che sono ‘così come sono nati’, i ‘vergini’, i semplici, i candidi, i malati, i disabili, i fragili e i piccoli.
Proprio quelli che chi li scandalizza ‘meglio si metta una macina al collo’ (Matteo 18,6). Ma insieme ai corruttori, neppure i crudeli per malvagità o sadismo si sentano al sicuro, né gli insensibili per ignoranza, quelli che “non hanno capito / oppure si sono lasciati dominare dalla debolezza”, o semplicemente diventano crudeli per superficialità: “… E non vedi che la tua bontà / è spesso ingiusta, / perché l’innocenza di un cuore puro / viene usurpata / da chi, / per riflesso, / vorrebbe spacciarsi / per buon genitore.” (L’innocenza usurpata).
In questo libro, come del resto in ogni altro libro di Brina, sia di narrativa che di poesia, si parla di innocenti umani, ma molto anche di animali, di varie specie, di gatti, e prevalentemente di cani. Sono innocenti a pieno titolo tutti gli animali, ma fra le specie, quella che maggiormente da sempre si lega ai destini della stirpe umana, è la multiforme, all’infinito variegata, specie canina. La più fragile fra quelle considerate animali, per la totale dipendenza, dedizione e fiducia all’uomo.
Chiunque abbia avuto il privilegio di dividere la propria vita con un animale, di qualsiasi specie, penso non possa dubitare che l'anima non sia dote esclusiva degli esseri umani. Ogni animale ha come noi il proprio carattere, le proprie abitudini, oserei dire il proprio ‘stile’; come noi preferisce certe cose ad altre, prova gioia e paura e nel sonno può sognare. Ma diversamente da noi, il cane ama in modo assoluto, senza farsi alcun problema di come siamo, ama totalmente ed è sempre disponibile, instaura con noi un rapporto migliore del miglior rapporto con esseri umani, annullando le differenze di specie. Non credo sia possibile che legami tanto forti e profondi possano essere destinati a scomparire nel nulla. Voglio credere che nell’altra dimensione ritroveremo le anime pure dei nostri amati animali come anche quelle dei milioni di spiriti innocenti finalmente liberi da paura e dolore, che mai invece hanno incontrato in questo mondo amore o compassione. Probabilmente l’innocenza che si legge nello sguardo dei cuccioli di qualunque specie procura una nostalgia travolgente di quanto si è perduto. Per questo risulta insopportabile certa crudeltà verso gli animali, che se fosse rivolta agli umani porterebbe a un istituto di pena o quantomeno per malattie mentali.
C’è da aggiungere che l’istinto, l’impulso naturale a cui spesso si fa riferimento con leggerezza, al solo scopo di svilirli, negli animali è un moto irriflessivo, qualcosa di perentorio e tassativo, cui è legata la sopravvivenza della specie, diversamente, nell’uomo, le pulsioni sono spinte multiformi, non sempre specifiche, giustificate, comprensibili e determinate dal bisogno. L’uomo è straordinariamente complicato, probabilmente per una sua doppia individualità, quella storica, per la quale non può svincolarsi dal passato e dal futuro e quella che riguarda la sua essenza più profonda, la sua anima, con la quale per mille ragioni tende ad andare in conflitto. Ma quando ci specchiamo negli occhi di un animale è come se ci mettessimo in contatto con il nostro io più vero e profondo, inizia un dialogo silenzioso che potrebbe farci molto bene. Potremmo imparare da queste creature innocenti la ‘relatività’ di ogni cosa, a limitare le nostre pretese, le ansie esagerate, le arrabbiature, quelle pulsioni esatte che a lungo raggio portano alle guerre.
Sostegno, partecipazione e amore, questo dovremmo riuscire a leggere nello sguardo degli animali, prendendo consapevolezza della nostra provvisorietà, che dovrebbe tenerci lontani da tutti gli eccessi caldeggiati dai mille travestimenti del nostro egoismo. La stessa innocente fiducia che a volte non comprendiamo e che talvolta si giunge ad ‘usurpare’ in maniera arbitraria negli animali, nei riguardi di ‘umani’, l’unico ‘torto’ dei quali è di essere troppo miti o ignari, assume talora i connotati del furto o dell’appropriazione indebita, come accade per certi ‘eredi’, che diventano perfino “capaci di rendere / voluttuoso / il lutto.” (Clown e clochard).
E quando qualcuno si appropria di qualcosa che non gli spetta, quando prende possesso, usandone, di qualcosa che appartiene a un altro, compie qualcosa di profondamente immorale, il suo diventa sopruso grave e crudele, che chiama a condanna. Neppure l’ambiente letterario disdegna, causa opportunismo e ambizione, comportamenti o azioni esecrabili e non mancano parole di riprovazione se il giudizio delle opere capita in mano di addetti ai lavori tanto famosi, quanto incoerenti con l’essenza stessa della poesia, che non può avere a che fare che con la verità: “ricercando la sua lodata stima, / chiunque si compiaceva / vestendo d’alta moda / nuda poesia” (La disfatta della poesia.
Finché non sapremo provare amore per le creature miti, fragili e innocenti sarà difficile provare compassione per esseri di altre specie. Emblematico, a questo assunto, il testo in cui allitterazioni e scelte lessicali e sonore sapienti sono in grado di riprodurre ambiente e condizioni della realtà agricola, per lo più impassibile e indifferente a ciò che, a causa degli attuali sistemi di coltura, meccanizzati e non, accade agli animali; in Nata per soccombere un susseguirsi di situazioni, per essi senza scampo, riproduce un climax ascendente sempre più opprimente: “Tra trattori e trebbiatrici / – bombardieri di nuova generazione – / un’ulteriore strage di innocenti, / e ancora innocenti in fuga / nelle viscere dell’orrore, / nei meandri della terra / frantumata / da assordanti boati”. Stragi e scempi a volte forse involontari, ma non così per il massacro a cui si riferisce A merenda, dalla mamma, dove sono “i ragazzini del quartiere” a far del male, deliberatamente, a un gattino, il cui unico torto è stato quello di fidarsi delle mani dei suoi giovani aguzzini.
Tenerissima e raggiante, per contro, in Una breve eternità l’immagine ricordo della “bimba down” sorridente tra le braccia della madre: “Immersa / in un amore / che non aveva principio, / né fine”.
Pure dentro il cattolicesimo si dovrebbe scoprire un modo nuovo di guardare a tutti i nostri fratelli animali. Conosciamo bene le condizioni di allevamento e la brutalità con cui tanto spesso vengono ammassate e ammazzate le creature destinate a trasformarsi in cibo. E quante vite vengono di regola inutilmente soppresse se non sono giudicate ‘all'altezza’ dello standard industriale. E perché poi, nella nostra schizofrenia umana, passiamo costantemente da un estremo all'altro, provando tenerezza per alcuni animali e mangiandone altri di altre specie?
Tutto l’ultimo testo Sirene e Centauri, che conclude l’Opera, in cui vengono poste le principali questioni che riguardano gli animali, dalla piramide alimentare alla vivisezione, dove trova posto anche la triste sorte decretata per Laika, la cagnetta lanciata nello spazio nel 1957 e recentemente ricordata dalla cronaca, è denuncia e monito insieme, dato che la vita “è una sola per tutti”, ma è anche invocazione e supplica accorata, affinché l’autorità della parola poetica giunga a toccare il cuore agli umani, aiutandoli, finalmente persuasi di tale urgente necessità, a trovare la forza per ristabilire armonia fra gli esseri viventi e la natura.
*
Lucia Gaddo Zanovello

mercoledì 14 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA OLIVERO


Claudia Olivero : "Ma tu, tu sei la pianta" - Ed. RPlibri 2021 - pagg. 32 -- € 10,00
Elegante veste editoriale su carta avoriata di pura cellulosa, un quaderno di poesia arricchito da dieci illustrazioni a colori di Lodovica Paschetta.
Le pagine si alternano in un policromatico rincorrere di disegni e di versi che rende la lettura agevole ed accattivante, vuoi per il tocco delicato delle figure che vengono presentate, vuoi per il significativo esplodere del ritmo, tutto teso verso il disincanto della passione amorosa.
La scitnilla che scocca propone alterne apparizioni quasi a contemplare la malia della parola. "Labbra/ di donna, labbra/ che han trovato altre labbra/ altre vie, insegnano/ che se un uomo ti ospita a casa/ dev'essere il suo, il tuo letto/ la notte, deve essere il tuo/ il suo corpo-stanotte."
L'esperienza dialettica risolve lo scioglimento che coinvolge nella scansione in tempi, per i quali sono rappresnetati segnali puntuali e compiuti in una narrazione che diventa canto: "L'amore si accontanta / di un quarto di letto, di poche vocali./ Dei cinque sensi./ L'amore è l'esapserazione/ dei sensi,tesi/ nell'incavo del collo, una carezza. Così,/ addormentarsi."
Poesie scandite con fermezza ed una compostezza stilistica che riesce ad esprimere vitalità personale, capace di rientrare nella veste leggera dell'esperienza di una scrittura originale, nel momento troppo affollato della poesia contemporanea , e perizia nell'incursione di uno stile.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 10 aprile 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“Parola”**
Come l’esplosione di un fiore la parola
ha un lungo laccio che ricama passati,
come un fossile rimane traccia di echi,
più non è canto nei riverberi del giorno,
nel rosso di ferite, ma stormire variegato.
Cerchiamo la parola che da se non si presenta,
annodata al germoglio di un fecondo schermire.
Immergersi per un cambio mutilante
di un rendiconto che ammicca nel silenzio.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 7 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROCCO SALERNO


Rocco Salerno : "Dolce, misteriosa essenza dell'Universo" - Ed. Macabor 2021 - pagg. 80 € 12,00
Che un gatto possa ammaliare il poeta è qui dimostrato in maniera elegante e suggestivamente lirica, per quel tocco magico che il rapporto tra uomo e animale riesce a creare, al difuori di ogni ideale sanguigno capace di infiammare la vita del singolo, costringendolo a mettere a tacere le inutili ambiguità del quotidiano. Un rapporto che dovrebbe consentire a tutti stati emotivi squisitamente intimi, fra la carezza furtiva e delicata e lo sguardo illuminato e raccolto, un sussurro che diventa alito nella trasparente caducità di una pausa. Rocco Salerno diviene il cantore di una strana inquietudine che da sobbalzi emotivi sfocia in un corteggiamento assiduo, il cui orizzonte rappresenta la sintonia essenziale che consegue all’armonia creatasi giorno dopo giorno tra l’autore ed un gatto randagio. Un’armonia le cui ondulazioni tessono una rete vincolante nella quale l’uomo diventa metafora di un dettato poetico morbido e indomabile. Egli stende con l’essenzialità della riflessione filosofica alcune meditazioni fulminanti che richiedono immediatezza e prontezza espressiva, permettendo di conciliare le forze ontologiche con iuncture concise od espanse, in base alla richiesta del suo subconscio.
La struttura del volume, che alterna composizioni brevi a quelle lunghe, di un afflato prettamente lirico-epigrammatico, come tanti flash, momenti, spaccati discorsivi, a volte quasi narrativi, si rivela, come un diario, un viaggio nel quotidiano che manifesta, insieme alla gioia, ai momenti festaioli, anche sofferenza e instabilità d'animo. Il gatto offre un caleidoscopico panorama di certezze/incertezze, che spesso sfuggono anche all’osservatore più attento, mirando ad ottenere pause ravvicinate e momenti di sfrenata corrispondenza, per quel suo carattere che ne fa un individuo rinchiuso nel suo intimo tepore e ben disposto a trasmettere le fusa, come un fratello francescanamente angelico e docile. La poesia prende l’avvio dalla frantumazione del tempo, sillabando, con un lessico moderno e accattivante, brandelli di un filo conduttore che gioca con il sentimento magico dell’esserci, nell’arte e nel fantasmatico equilibrio esistenziale. La tensione diventa cromatica, l’interazione sentire-manifestare agisce sull’emozione dello scrittore e ne diventa freschezza di vita.
Molte volte l’attesa si manifesta con il sussurro: “sei riapparso/ come l’ultima scia di sole rosso/ al tramonto/ fugando le tenebre/della nostra incertezza/ per la tua assenza.” L‘accostamento della figura diviene immagine salvifica alla quale viene affidata una sorta di liberazione che si sedimenta e rinfranca. Il poeta continua a carezzare quasi inebriato in un transfert : “non è più il cibo che mi interessa/ o ti alletta pur nella ricerca/ né la tua carezza salutare/ o il tuo sinuoso pelame arruffato/ che si perde tra le gambe e le mani/ ma il tuo essere/ in cui mi perdo/ come un confidente/ nella tua segreta intelligenza/ opera del Nostro Onnipotente.” Ad ogni tappa, ad ogni sosta dobbiamo riconoscerci nel gioco di una partita doppia, dal valore di un evento come espressione normale di scambio, uno scambio nel quale si avvicendano entità che appartengono all’inconscio, per un valore particolare che diviene armonia natura – uomo.
Quel che ammalia in questa raccolta di Rocco Salerno è la semplicità con la quale egli tesse il segmento tracciato dall’emozione, un dettato che addirittura commuove: “Quando siamo insieme/ è come se vivessimo nell’Eden/ nella perfetta innocenza. / E anche il cortile è un paradiso/ con l’ulivo che copre il nostro respiro.” Ecco l’organicità del suo mondo, in un unico afflato partecipativo. Riflette sul bisogno di una coscienza unitaria tra la tensione psicologica e la tenerezza dell’animale in un’armonia dell’io con la natura. La realtà di questo “scenario” si conforma in tutto con il sentimento riflesso dell’artista, quando la riflessione fa emergere dall’inconscio un mondo nuovo ed inaspettatamente scintillante. Nasce così il culto del vero per la spontaneità che apprezza ed ammira una certa sensibilità estetica anche nel gatto suo amico. In queste poesie, così curate, non possiamo negare l’aspetto personale e la novità del poetare, tutta raccolta in una ontologica e quanto mai attenta ricerca del “verbo” e dei suoi nessi che ne convalidano lo stupore e l’azzurrità esistenziale. Il particolare valore dei frammenti rimane nell’armonia di alcuni valori che si sospendono nell’eterno gioco dei sentimenti per affiorare anche al solo tocco di una carezza, quella che avvicina al sublime e nella quale ci illudiamo di conoscere la nostra stessa natura.
Questo volume credo trovi la sua compattezza partendo proprio dal sapore della realtà, da ciò che conserva di primitivo per ampliarsi in un più ampio respiro, teso a farci intendere come la fantasia, l’immaginario, filtrati dal quotidiano riescano a diventare certezza decantata nell’anima fino a farsi attuale, esistenziale, autobiografica, simbolo con i suoi pregevoli squarci di luce. Rocco scrive in privato: “Vivo, ringraziando anch'io il Creatore, non è azzardato affermarlo, in definitiva, questo essere come un "fratello", una presenza angelica che mi fa sentire, ungarettianamente, "docile fibra dell'universo", e, francescanamente, Bellezza dell'Universo o nell'Universo, un tutt'uno con il creato, con il Cantico delle creature: Laudato si’, mi' Signore, cum tucte le tue creature.” – Parole sufficienti ad indirizzare la nostra attenzione su di uno “scritto” che si affida alla confessione, con un impegno culturale di notevole spessore. Il percorso emozionale del poeta tiene viva la coscienza del contatto legato alle libere associazioni del “transfert”.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 3 aprile 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***Sabato santo 2021 di Alessia***
Vago cielo 2021 per Alessia
nel trarre dal volo a destra
del viso del bianco di gabbiano
un lieto presagio.
Esiste ancora il Parco Virgiliano
e nella cameretta – porto
Alessia fa l’amore con Giovanni
nel contemplare il primevo
azzurro prima delle nuvole
e il tempo è quello prima della
felicità (la fine della pandemia)
mentre nel piacere Alessia
gli legge gli alfabeti degli occhi.
*
"Alessia verso maggio 2021"
Natura gemmante da marzo
il nuovo verde e la festa
degli alberi, i lecci, gli aucalipti
i pini e le centenarie querce
gli aranci, i melograni dai
fiori rossi e gli abeti dalle
nuove foglie. Tutto accade
il miracolo della rigenerazione
nel fondo delle campagne
senza età e fanno compagnia
le farfalle nell’aria polita
nell’infinità fin da ora
e Alessia nell’aria sorride.
*
Raffaele Piazza

venerdì 2 aprile 2021

SEGNALAZIONI VOLUMI = ROSSELLA SELLER


***Rossella Seller, Antenati del Futuro, Bertoni, 2020, Perugia, pp. 64, 12.50 euro***
In questo breve romanzo psicologico-esistenziale in versi, congedato con il titolo Antenati del Futuro, Rossella Seller si muove linguisticamente nella lucida contezza di due fattori della contemporanea condizione umana, la precarietà del pensiero non identificante e la quieta consapevolezza che ciò che possono continuare a dare le parole poetiche all’uomo del nostro tempo forse non è granché ma è pur sempre qualcosa di ineguagliabile, di insostituibile, di importante contro la «atroce morsura/ di nafta e di sterco» che ci soffoca, per dirla con il Montale di quell’alluvione che a Firenze sommerse il pack dei mobili e che segnò la fine della identità dei grandi filoni del simbolismo, del decadentismo, dell’orfismo e dei suoi ultimi rappresentanti..
E ancora Montale ritorna come un’eco di antiche lontananze in:
"Comacchio"
L’anguilla vide l’alba e si innamorò
del canale che portava al mare
e dell’uomo che alle prime luci
la catturava senza prenderla.
Sarebbe scivolata fuori dal cesto
anche l’ultimo giorno del predatore
nobile e lui non l’avrebbe fermata.
Senza trabucco e lenze sarebbe stato
un vecchio qualunque,
deposta l’armatura lucente
l’avrebbe tradita per andarsene
al bar e alla briscola.
L’anguilla vide l’alba e si innamorò
del canale che portava al mare
e provò una fitta per l’uomo
che stava perdendo,
l’antagonista leale, il custode
delle ninfe tra i canneti
versi nei quali l’anguilla si fa anche in Rossella Seller, come fu in Montale, correlativo oggettivo del vivere caricandosi di facoltà di trasformazioni e di valenze simboliche, semantiche,metaforiche, allusive e allegoriche ad elevato impatto emotivo, anche in virtù di una sapiente tessitura poetica fondata sui sostantivi canale-canneti-custode-lenze-trabucco-mare-cesto-canale-predatore, i quali, eletti a correlativi oggettivi secondo la poetica di Tomas S. Eliot, disegnano il perimetro della Weltanshauung dell’autrice all’interno del suo modo di leggere e di sentire il mondo e anche la Storia.
Rossella Seller non si sottrae al duro confronto con il tempo che nei suoi versi oscilla fra pre-modernismo (il ciclo delle stagioni) e modernismo, con aperture verso l’ipermodernismo, come mostra di fare sia nei versi di "Vapore estivo" L’oceano prende, l’oceano restituisce.
La nenia accompagna i marinai
che avanzano nell’acqua.
Galleggiano languidi fino a quando
l’onda accarezza le spalle
e tutto il resto scompare.
La chiamano libertà questa leggerezza
di intenti e di ossa.
sia in quelli di
Vapore invernale
Un treno passa
lo sguardo si frantuma
sull’ombra dell’immagine violata,
su un finestrino che lascia
nel cuore del passeggero
le linee curve della luna.
Due testi brevi dai quali emergono l’estetica della archeologia del presente e la poetica del viaggio che l’autrice affida alla memoria.
Parlerei quindi di poesia tendente al quadri-dimensionalismo perché al poetico tridimensionale tempo-spazio-profondità, (psicologia e scavo psicologico) la Seller aggiunge la quarta dimensione, la Memoria. Una poiesis quadri-dimensionale in cui giocano un ruolo possente le immagini nei loro inestricabili legami con le parole, almeno secondo questa idea di Iosif Brodskij:« Le immagini rappresentano il contro movimento delle parole. C’è un rapporto debitorio tra le immagini e le parole, o un rapporto creditorio, uno squilibrio della contabilità, della partita doppia»
. Il tutto avviene in accordo con quanto, sulla poiesis e sul rapporto parole-versi, Giorgio Linguaglossa scrive:«I versi devono avere una solidità data dall’insieme delle parti affastellate e legate insieme. Affastellate non nel senso di riunire con disordine ma di riunire tutto ciò che è necessario e specifico a un verso affiancato a un altro verso composto, riunito e stratificato a suo modo, secondo sua necessità…».
Misurandosi con il tempo, la Seller afferma e indica la cifra tematico-stilistica della sua ricerca poetica la quale si aggrega intorno alla questione delle questioni: le parole abitano la temporalità in un posto che è l’originaria patria linguistica del poeta, il luogo della poiesis fatto di spazio/tempo e di Memoria, l’unico luogo nel quale cercare le risposte alla domanda: «Quale è il legame che unisce l’essere al linguaggio?».
*
Gino Rago
8/9 febbraio 2021
*
3 poesie di Rossella Seller
* Davanti al ritratto (1)
Passo agli angoli del tuo viso
sulle labbra tese a lasciare un segno
contemplo la piega intrusa del naso.
Hai passato secoli a cercare
risposte immortali, domestiche conferme
e mi vieni incontro sconosciuto fratello
simile allo sguardo curioso
di chi mi passa accanto
in questa piazza affollata oggi.
Intuisco una finale conquista
al fondo del viaggio quando
riponi la maschera tragica
e ti consegni al pennello dell’artista.
Nell’ordine ignoto i tuoi occhi
hanno visto molte ombre
e mi invitano a sorridere.
Il tuo enigma è un sussulto.
(1)In presenza del Volto di Ignoto di Antonello da Messina.
*
"Terzo millennio"
Alla fine passammo il millennio
soli nell’universo,
nessun argine al fiume delle paure
tranne la curva delle stagioni
che scorre senza accadere
e ci consegna alle ombre dentro le selve
alla lotta e al lamento del branco.
Mormora la terra un fiato corto di veleni,
ansima e si ribella quando gonfia i vulcani
quando l’oceano trabocca
nelle note del tuono.
Al culmine della pulsione animale
si fa largo l’uomo
povero equipaggio e fiero,
il corpo teso in una magia di simboli
porta il fuoco e l’acqua che lo spegne
inutile rimedio ai tamburi della guerra.
Abbiamo rinunciato a scaldare la capanna
comune per tessere una tela di ragno
ostile lungo il confine alieno.
Il puntino Terra aggrappa al ramo
la scimmia a cui torneremo e ci plasma
nell’incompiuto malanno del tempo.
*
"Vapore dell’autunno"
Il pensiero è un pendolo
nell’andamento taciturno dell’anziano
che si appisola e si sveglia
un dondolio leggero con cui
si appisola e si sveglia mentre sogna
il fuoco della gioventù
*
Bio-bibliografia
Rossella Seller è nata a Bari, ma vive a Roma da molti anni, dove lavora come medico, psichiatra e psicoterapeuta. Svolge anche attività di ricercatrice e divulgatrice scientifica ed è docente di Educazione Terapeutica nei corsi di formazione medica.
Appassionata viaggiatrice, scrive racconti e poesie spesso dedicati ai suoi incontri, alle storie che la coinvolgono ed ai luoghi della memoria. Giovanissima ha creato un programma radiofonico sulla poesia italiana ed è stata finalista del concorso letterario “Guido Gozzano” a quindici anni.
Nel corso del tempo ha ricevuto premi (nel 2005 vincitrice del Premio “Anguillara Sabazia”) e riconoscimenti letterari; diverse sue poesie sono presenti in riviste, raccolte antologiche e blog letterari.
Nel 2008 ha pubblicato la sua prima raccolta “Nello Specchio di Alice” (Lietocolle Ed. - Como), con cui ha vinto il Concorso Poetico “Città di Bellizzi” nel 2009
Più volte è stata invitata in diverse città italiane dove ha letto i suoi testi, inseriti anche in opere teatrali e all’interno di spettacoli musicali.
Nel 2017 è stata vincitrice del Premio Letterario Internazionale “La Recherche” dedicato a Marcel Proust.