martedì 28 febbraio 2012

Notizie

Premio di poesia "Città di Acqui Terme" - 2012 -
- Poesia in lingua italiana a tema libero per alunni scuola primaria
- Poesia in lingua italiana a tema libero per alunni scuola secondaria Inferiore
- Poesia in lingua italiana a tema libero per alunni scuola Secondaria Superiore
- Poesia in lingua italiana a tema libero per poeti adulti.
Scadenza 20 aprile 2012 -
Premiazione 1 settembre 2012 -
Richiedere il Bando completo a : archicultura@gmail.com

lunedì 27 febbraio 2012

Poesie = Carbonaro

Mare in burrasca a Gradola   
Onde altissime
si infrangono sulla roccia
tra montagne di spuma

Quel mare, prima calmo,
cobalto limpidissimo,
si è mutato in furia sfrenata.

Quali tumultuose, terribili
passioni lo straziano? 
 *

Sopore dell’afa                              

Piazzole di scogli a picco sul mare
Dalle fessure dei muri e
dagli incavi di pietra
ciuffi profumati di finocchietto
attirano nugoli di insetti
sulle corolle verdi.
Piccole farfalle bianche
volteggiano leggere
fino a sfiorarti.
Mare e cielo si fondono plumbei.
Nella calura piatta d’agosto
il verso di una cicala
sega con insistenza il silenzio,
interrompe il sopore dell’afa.
Riemergo a fatica dal limbo
appiccicoso di brandelli di sogni.

*



Glicine in fiore   


Grappoli fitti di boccioli sfumati
pendono dalla volta ricurva
si avvitano ai tronchi
vestono a nuovo il muro diroccato.
Brezza gentile muove
pioggia di piccoli fiori,
una distesa di petali lilla.
Dolce e intenso il profumo
svapora nell’aria.
Un merlo inebriato
gorgheggia canzoni.
E’ amore.
 *
Due bellissime donne 
Capri è una donna bellissima
fatale, sofisticata, ingioiellata,
mondana, raffinata, ricercata,
eccentrica, internazionale
e… un po’ snob.

Anacapri è una donna bellissima
radiosa, spontanea, riservata,
austera, sommessa, semplice,
allegra, romantica

e…molto autentica.

*

Yvonne Carbonaro

( dal volume "L'altra Capri" - raccolta di poesie - Editore Gaeta - 2006)
*
YVONNE CARBONARO, già docente di ruolo di italiano e storia. Traduttrice e scrittrice in spagnolo. Critico d’arte e letteratura. Giornalista. Autrice di teatro, narrativa e poesia e di ricerche storiche con particolare riguardo a Napoli e alla sua cultura nei Tascabili Napoli Newton    - E’ presente nell’Antologia poetica di Antonio Spagnuolo Frammenti imprevisti 2010, Ed Kairos , nell'antologia bilingue "Sentimento latino", edita in occasione del gemellaggio (2004) tra poeti napoletani e rumeni, e ha ricevuto a Bucarest il Titolo di Membro Onorario della Società Scrittori Militari Rumeni e il Premio di Poesia (Premiul de Poezìe - Bucuresti Septembrie 2005). Sue poesie tradotte in rumeno compaiono sulle riviste " Lumea Militara"  e "Renasterea culturala" -

Ha scritto poesie in lingua spagnola per richiesta della UNIVERSIDAD EXPERIMENTAL NACIONAL SIMÓN RODRÍGUEZUNIVERSIDAD NACIONAL ABIERTA (Caracas)- 2010 -

domenica 26 febbraio 2012

Poesie = Marisa Papa Ruggiero

Se vento –
Se vento apre sipari
se inverte i segni
sono occhi che guardano
come bocche di fiori aperte
su rampe lignee riverniciate di verde
pronuncerà parole
rubate ai nostri silenzi
e avrà nome di Arciere
il Sosia
che occuperà la scena
nel breve arco di luna
che fa bianco il seno .
*
Da qualche parte-
Da qualche parte in danza
prende altra svolta il verso
entra da sé nel luogo
che lo evoca
dove stanno l cose
(sottili scaglie d’urgenza
altrimenti introvabili)
che s’ accendono guardando
da finestre aperte
ricercando l’incognita
tra cuore e corde vocali
forzando il punto del vero
che accoglie il non visto
che vibra strappa strazia
tra nodi restando scritto.
*
Marisa Papa Ruggiero
( dal volume "Passaggi di confine" - Ed. L'Arca Felice - 2012 )
*
Marisa Papa Ruggiero , vive a Napoli . Ha svolto attività didattica
nei licei. Ottima pittrice ha pubblicato numerosi volumi di poesia.
Collabora a periodici di varia cultura.E' nella redazione della rivista "Levania" da
lei fondata.

mercoledì 22 febbraio 2012

Segnalazione volumi = Bonaccorso

 Giuseppe Bonaccorso :   “Gocce di mercurio” – 2011 –
“Nell’accecante fragore di un lenzuolo” è un verso dell’ultima poesia di questo volumetto, offerto in lettura come ebook , tra le numerose email che giungono impetuose e prepotenti giorno dopo giorno. Una lettura rapida e confortevole, anche se moltissimi passaggi sono volutamente duri per la loro incisiva fulmineità e per quel senso di smarrimento che alcuni versi lasciano inciso tra  taglienti squarci e rapide occasioni, pur scintillando di luce propria e accattivante. Egli scrive :Giganti erme ammutolite,/ protese verso il cosmo,/incupiscono la piazza./ Angusti spazi bianchi/ si dispiegano spettrali/ tra panchine inaridite/ e bagliori consumati./ Un sole ornato di carbone,/ intrappolato fra le spire/ d'una luna incandescente,/ ansima,/ eclissato a morte da una nube./ Una folla d’archi rotti/ si risveglia dolorante/ tra le balconate arrugginite,/ ove la vecchia fontanella/ ancora piange rauca,/ taglienti squame di vernice./ E la calma squarcia il buio,/ tra echi ormai in frantumi/ e vetri sporchi di fuliggine./ .../ Un uomo fissa un muro dalla pelle lacerata:/ « E' davvero possibile la vita oltre i mattoni ? ». Dentro una penombra, che dal subconscio attinge alcune visioni oniriche, per il desiderio di scrollare di dosso ogni frantumazione, ogni pensiero è intriso da ingredienti sensibili, per germinare in accordi di spazio, di libertà, di ritmo, di trasparenze e di profondità. L’ardore appare  nella concretezza di strutture psichiche , chiuse nel cerchio dell’esistenza, per cui coscienza e sentimento si imbrigliano in una varietà di immagini, che forniscono ai singoli testi una omogenea capacità di “parola”.
Antonio Spagnuolo

Poesie = Bafaro

Lo spettro di Duchamp -
C'è un girasole
messo nella fessura di un salvadanaio
ci sono alte e lunghe pareti bianche
in attesa dell'equazione: Arte e Vita
***
Si è arreso il mio corpo
di pensare alla tua persona come esistenza,
chi tira i suoi fili
sa che bisogna dare calma al respiro
e permettere che mediti invece
sull’assenza
e sul dono che la distanza
fa al cuore
di gioia inenarrabile
così forte da baciare il dolore
***
Il passo mio
eternamente ritorna
nella certezza di esistere
*
SAVERIO  BAFARO -

Saverio Bafaro nasce a Cosenza il 24 novembre 1982. Ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia dello sviluppo, dell’educazione e del benessere presso La Sapienza di Roma.
Ha pubblicato: Labirintitudine (Il Coscile, 2002); Lunario di poesia 2006 (Edizioni del Giano, 2005); La congiura dei poeti (Fabio Croce Editore, 2005) e Poesie alla madre (Rubbettino, 2007), con la prefazione di Antonio Veneziani. Sue opere sono, inoltre, apparse sulla rubrica curata da Maurizio Cucchi ne “Lo Specchio” de “La Stampa” e su vari blog con i quali collabora. Sulla rivista letteraria online www.larecherche.it è uscito l’anno scorso Eros corale, la sua ultima silloge di poesie in formato e-book.


martedì 21 febbraio 2012

Segnalazione volumi = Ermini

Flavio Ermini : “Il compito terreno dei mortali” – Ed. Mimesis – 2010 pagg. 80 - € 8,00 – (postfazione di Vincenzo Vitiello) –
“ Sono frammenti di una mitografia del pensiero, ove, però, non il pensiero scrive il mito, ma il mito il pensiero. Frammenti, pensieri-frammenti: non resti di una Totalità perduta; pensieri, bensì, che nascono come frammenti, pensieri che emergono alla luce della coscienza senza un inizio determinato e senza una conclusione certa: si iscrivono nella pagina dalla metà del rigo e mancano del punto che chiude la frase, il periodo. Né sono legati tra di loro – li divide un vuoto, lo spazio bianco della scrittura…”così Vitiello illumina il lettore, che potrebbe intravedere in queste poesie/non poesie, più che un illuminante verso, una semplice proposta del distillato multicolore di filosofia. L’incubo della morte , “la sorella del sonno”, è presente ad ogni sospiro, entrata nelle spire della vita stessa , e che ogni mortale affronta con apparizioni e dissolvenze, con la lotta taciuta ed urlata, mutilata ed illusoria, la quale ridesta le zone del dolore per intraprendere quell’itinerario che nelle varianti dell’indistinto procede ad immaginare le forme segrete della psiche.
Immersa nelle cose tangibili del mondo , pronta a rivendicare la propria irriducibile alterità, la realtà dell’esistere diviene una indiscrezione concentrata nelle eccezionali evocazioni del procedere, legata alla volontà inespressa di una liturgia incompiuta, capace di stordire per rinnovare, di ulcerarsi per continuare, di rivelarsi per interrompere l’ineluttabile corrodersi della carne.
Quale allora il compito terreno del mortale ?
Riuscire a contenere il destino che lo inchioda sulla terra per ricucire ferite, per curare fratture, per tamponare il sangue che sgorga senza ragione, quasi sempre senza lasciare traccia di questa sua tragica condizione di vittima.
Scrittura tutta tesa a coinvolgere per quella sua lucida selezione della parola, sospesa e ritrovata nell’incessante obbligo della memoria.
Antonio Spagnuolo

lunedì 20 febbraio 2012

Segnalazione volumi = Maggiani

Roberto Maggiani : “Scienza aleatoria” – Ed. Lietocolle – 2010 – pagg. 80 - € 13,00 –
“Fatemi vedere ancora oltre/ la luce viscida sulle pietre dopo la pioggia/ le forme del tramonto sulle cornici seicentesche di un/ palazzo fiorentino/ lo spazio tagliato dai raggi obliqui del sole che si spegne/ sulle cime dei cipressi, come fossero candele soffocate dal/ cappuccio della sera…”
La corrispondenza e la complementarità impegnate a ritrovare ragioni del comporsi, tra emozioni e avvenimenti, in una diuturna registrazione dell’esistenza, si svolgono in un ruolo sempre attivo lungo il corso di questa raccolta che ha tutti gli aspetti di un lungo poemetto, propenso al diario, in un esito di ricerca ben determinato: frammenti, annotazioni, riflessioni, vortici che potremmo intercettare nella composizione più singolare che ha il titolo “Equazioni di Maxwell del campo elettromagnetico”. Qualcosa – questa -che trascina a lampi e a scintille nella rapida scansione di una lettura fratturata e ricomposta per proporre sinuose alternanze di energie tra il verso e la esplosione.
Le soluzioni appaiono intessute da una non indifferente pregnanza culturale , per la quale psiche e spiritualità, materia e intelletto, pathos e ribellione si alternano per motivi lirici, sempre in anticipo negli schemi stilistici, che hanno superato gli abbandoni convenzionali per avere e proporre una certezza privilegiata della composizione.
Interrogazioni ed equivalenze mostrano con arguzia esperimenti poetici e pittorici che accompagnano le sensazioni di un circuito che si avviluppa nel segno delle ascendenze. Il poeta porge una testimonianza sulla ripercorrenza del sé con lo strumento della razionalità, utilizzando un’organizzazione e una strutturazione attente allo scorrere minaccioso del tempo, ma anche alla sua ciclicità, che in fondo è consolatoria. Si può ipotizzare che la scansione dei momenti che egli ha ritenuto di riordinare altro non sia che la successione delle fasi della scrittura. Riordinare le immagini per rielaborarle e rileggerle, non solo in una originale interazione fra lo scorrere della parola e un’istanza di novità, ma anche per comporre ispirazioni che contribuiscano alla creazione di una poesia forte , condivisibile, variabile, modellata di volta in volta per un approdo delle speranze e delle illusioni e delle speranze disilluse.
Respiro ampio, ritmo incalzante, figurazioni colorate.
Antonio Spagnuolo  

Segnalazione volumi = Catri

Franca Maria Catri : “La rosa afgana” – ed.  Gazebo – 2009 – pagg. 44 – s.i.p.

Poeta di antica militanza Franca Maria Catri continua a sorprenderci per una personale e suggestiva scrittura, ricca di colori e suggerimenti, che la distinguono in ogni  intervento.
Il superamento originale delle dissolvenze, magma profondo della sua poesia, dilata in “movimenti” e “ritmi”, trasformando la creatività in misure dell’umano, fertile coinvolgimento di un ascolto attento e sorvegliato degli accadimenti.
“…più luce amore mio/ bisognerà dunque strappare/ al vento al bicchiere alla rosa/ che ancora cola innocente rosso/ come se fosse il sole/ vacilla/ il chiaro dell’andare di noi/ la folla caduta in un’onda triste/ oltre il magro abitare orlato di fumo/ amore mio adesso/ che tutto è aperto arresa/ menzogna di ferro e polvere/ adesso è il passo/ come ogni segno che sia chiaro e forte/ fino all’esplosione del cristallo/ traccia la rosa grande di cuore/ il luogo dell’incontro/ l’andare vegetale del sentiero/ verso l’irrisolta allegria/ o quanto di giusto/ il cuore sopporta…”
Condensare, armonizzandosi in partiture musicali ove oggetti e figure esistenziali vengono scandite in esperienze concrete, condensare e contemporaneamente conferire alla parola quella energia necessaria al senso della favola e della metafora che richiami i segni capaci di detergere le ombre e reinventare il verso.
“…vedi come sillabe opache/ si sciolgono sui muri/ spogliano i rami di ogni allegria/ nessuna erba di campo/ cresce sul verbo/ illeggibile seme-/ sazia il vuoto di scena/ un ciuffo di canne gialle/ o il saluto dell’albero in fuga/ sull’onda di uno sguardo/ o di un respiro…”
L’occasione gioca nella molteplicità delle apparenze ed aggiunge elementi di riflessione, a volte per una strana fascinazione delle immagini , a volte per una sorta di soglia del nulla che apre all’improbabile. Tutto d’un fiato esplorazione e conclusione magicamente stabiliscono un rapporto con il tempo e la l’infinito che ci lascia delicatamente sospesi.

Antonio Spagnuolo

sabato 18 febbraio 2012

Segnalazione volumi - Serafino -

Giancarlo Serafino : “Poesie sociali e civili” – Ed. CFR – 2011 – pagg.72 - € 10,00
Un tema che propone interrogativi irrequieti e problematici, ricchi di immagini suggestive e tema redatto in poesia, sospesa alle illusioni del subconscio. Qui la tecnica della parola è di sorprendente luminosità, in un lungo colloquio, per il quale la profonda carica umana esalta il pensiero nella ricerca di una realtà quotidiana e sociale e civile , che nel contempo arricchisce e stordisce. “Paesaggi della realtà – scrive Gianmario Lucini nella prefazione – che accompagnano la nostra esistenza, anche quando volgiamo lo sguardo altrove e non vogliamo o possiamo vederla, questa realtà.” La misura è metafora anche quando ogni verità sembra sbandare, quando il pensiero si ferma. Un accordo affidato al segno della psiche, tra le innumerevoli impressioni del sociale , consapevoli di memorie o nostalgie che incombono sulla città, accomunando stagioni o proponendo particolari significazioni. Passaggi che riconoscono il riferirsi al comune pensiero nettamente distinto dalla incursione della fantasia. –
Antonio Spagnuolo -

Segnalazione volumi - Saveriano

Armando Saveriano: Versoñador. Scenari della mente, Edizioni Laceno/Mephite, Atripalda, Avellino 2010, pp. 126, € 8,00-
*
< La “poesia mariuola” di Armando Saveriano > -
*
   Armando Saveriano continua la pratica ormai inattuale – ma per questo più importante – di una poesia ad alto tasso di sperimentazione, refrattario com’è, lui,  a ogni rappel a l’ordre. Certo, il sud è la patria di molti autori irregolari, e Napoli e la Campania, fino al cosiddetto gruppo ’93, hanno dato i natali a una serie di poeti ancora ostinatamente legati al lavoro sulla scrittura, da voltare e rivoltare come un guanto. Per il gruppo ’93 Romano Luperini disse che esso, più o meno (vado a memoria), pur recuperando il lavoro sul linguaggio del gruppo ’63, non ne condivideva lo spirito di assoluta corrosione e di dissoluzione totale, riprendendo invece l’impegno civile di “Officina”. Ecco, ancora adesso, la poesia di Saveriano sembra porsi nella tensione fra questi due ‘sperimentalismi’. Così, nei suoi testi il confronto con il mondo nel quale viviamo è fortemente presente. Ecco allora il G8 di Genova, insieme ai nomi di autori politici che più politici non si può, il tutto in una poesia sulfurea, à la Saveriano: “Nessuna meraviglia ipocrita / se la città soffrigge piazze sopra teglia di psicosi, / se esplode il rock ansiogeno, / se i tamburini battono quindici lingue di protesta, / se sottobraccio Majakovskji, Scotellaro e Pasolini / rammemorano fastidi, sgocciolano d’imbarazzi incandescenti, / fiottano il cammino oltre le blindate vergogne delle zone rosse / […] / Qualcuno vorrà pure schiacciarla e spremerla , quell’ingiuriata poesia, / per farne un virus contro i sintomi della disumana malattia…” (pp. 11-12). Il verso lungo, onnifago, si distende sulla pagina a ritmo incalzante, disponibile però altrove a frangersi e a disporsi come opera grafica, memore della poesia visiva che fu. Cfr. Threnos (p. 55):

lampi di coltello               19
su/giù                                la lama
dentro/fuori                      la lama
guizzo:squarcio:strappo:schiuma
spillato gorgoglia copioso
              imbratta
vino per se stesso stupefatto
il SANGUE: per terra adesso
              o v u n q u e

che si scioglie poi in un dialogo (però concitato). Se questa poesia riguarda l’eccidio satanico della suora di Chiavenna perpetrato da due ragazzine, un altro dei testi più duri (quello immediatamente successivo) riguarda un kamikaze palestinese che si fa esplodere: per di più, a renderlo ancora più scomodo, riproducendo il punto di vista del ‘terrorista’ che riconduce la sua di azione a Sabra e Chatila, dove furono i palestinesi a essere massacrati. Il fatto che si parli di una tragedia non frena il gioco verbale, e in Threnos si ha anche il coraggio della rima sconveniente: “Sì: suora Mainetti, da noi non te l’aspetti” (p. 60): ma non è in fondo la sconvenienza della realtà a venire come stenografata sulla pagina?
   È il meccanismo (e lo spirito: forma e materia) di questa “poesia mariuola” che gareggia con il barocco della realtà (Gadda) che ha bisogno, per non essere mistificata, del respirare di quella voce: “Strofe e sonetti converte in cicale / dalle elitre elettriche che graffiano la pagina / in un blues dove la marea s’appoggia / e planano la gioia e la malinconia / per banchetti insonni in tutte le stagioni aspre o rubiconde” (p.113). Gioia e malinconìa: così, il senso di costruzione a tavolino che questa poesia potrebbe anche dare va a bagno nel calderone delle emozioni: e allora, se pure vogliamo ancora tenere in piedi una qualche linea di raccordo con il gruppo ’93, più che la voce di Lello Voce, la scrittura di Saveriano, per questa tonalità emotiva, può ricordare quella che fu di Biagio Cepollaro. Anche se le torsioni linguistiche, fino alla costruzione di un qualche nuovo idioletto, erano pur maggiori in quelle esperienze di fine anni Ottanta-inizio Novanta (vado sempre a memoria).
   Se l’indignatio che muove la poesia civile è forte, d’altro canto s’aprono pure scenari di sconcertante e irredimibile nichilismo, appena mitigato da un anelito che pure portiamo in noi, che pure ci conduce con sé: “Quel che di eterno è in noi / modula il respiro della terra, / improbo tuttavia lo sforzo / di preservare un fiore di ciglio / mentre muoviamo i passi / radente l’orlo della vita / inzavorrati di passioni ambigue, di trame nefaste / di egoità nelle ortiche dei sensi” (p. 31). E il poeta se ne va tra acrobazie della coscienza e “mediterranei tormenti” di un sud che torna prepotente, pur in una poesia e in una formazione culturale a tutto tondo dell’irpino Saveriano. Allora, fa capolino un Ispirator Vesevo ( pp. 29-30) e il vernacolo di ‘Na malatia che s’impasticcia con un italiano pure colto e pieno di neologismi (vedi il corpo “denervato”), come di neologismi si cosparge il tessuto di un dialetto, di una lingua napoletana tesa e dura, che è meno di Salvatore Di Giacomo quanto più di un Raffaele Viviani: “dint’ ‘o core prosciugata ogni esuberanza / pe’ chistu munno taccariato / ra’ ’e curtielle r’ ‘a camorra e d’ ’e tasse e  ‘nu guverno ‘nfame / ‘na malatìa nel lazzariarmi omocontuso m’iscoria” (p. 35), un misto dialetto-italiano che in una febbre plurilguistica scivola poi anche al francese.
   Una poesia questa che non può ovviamente non essere anche gioco meta-letterario, in una favella che la fa da nocchiero e trasporta il poeta che si lascia portare di buon grado, in un verso che è sogno, in un sogno che si fa verso, laddove non si spezzi del tutto (forse sbagliavo attenuando la radicalità di tale scrittura rispetto ad altri precedenti sperimentalismi, se qui in azione c’è addirittura uno “sfracellatore di sillabe e di senso”?, cfr. p. 121). Un gioco meta-letterario nel quale il poeta versipelle chiama continuamente a convegno i Grandi (s’affollano in queste pagine nomi su nomi di scrittori) e Dio stesso col quale avviene un qualche gioco d’irritata identificazione: “Giace con me l’oblio e il Dio che ero” (p. 120). Che un po’ ci ricorda il Nietzsche che affermava che, se fosse esistito Dio, non avrebbe tollerato di non esserlo lui. Se non proprio Dio, il poeta è forse almeno, nel gioco dell’ebbrezza creativa, un dio, quel Dioniso al quale sempre Nietzsche faceva tornare tutto come colui che nel vortice del divenire impedisce il quieto ristare delle cose. Se per il filosofo tedesco l’ordine è solo stile imposto al caos, Saveriano così conclude la poesia Dioniso e il poeta, e insieme il suo libro: “Non perdonerebbe l’ebbro Disordine / nel sogno del poeta / un giorno calmo  e regolato”.
Enzo  Rega -

venerdì 17 febbraio 2012

Poesie - Dall'Olio

Frontiere -

I filamenti urbani s’insinuano
cittàmondo metacittà virtuali
distanze possibili s’accorciano

il sistema addita i nuovi contrasti          
ignora i ghetti arterie del sistema.         

Democrazia finestra schiusa
geometria imperfetta.
Follia resta perfetta.

frontiere specchio del divenire
porta sull’avvenire
invito alla speranza

le frontiere implicano
                                  esploratori
                                  valicatori

frontiere voglia di imparare
                             partecipare
                             inventare
*
Urlo assoluto -
Urlo assoluto
schianta la chiglia
terra vichinga.

Muta la piazza
la mattanza infinita
è muta l’isola.

Urlo assoluto
schianta la chiglia
terra vichinga.
*
Anna Maria Dall’Olio
*
Anna Maria Dall’Olio è laureata in Lingue e Letterature Straniere e in Lettere, membro dell’Associazione di Scienze Lettere e Arti “La Brigata del Leoncino”.
Presente nell’”Enciclopedia degli Autori Italiani” (ALI, Penna D’Autore, 2007-2008), si è dedicata alla poesia, alla scrittura drammaturgica e alla narrativa breve, con testi presenti in antologie e calendari, riviste on line e agende letterarie, e-book e pamphlet.
Ha pubblicato L’angoscia del pane, Lietocolle (2010, 2a edizione 2012), e 2 sillogi poetiche nelle antologie Calamaio 2009 e Calamaio 2011, Book editore. Tra le varie produzioni, il racconto in mp3 Orizzontale (Vox Company, Padova, 2008). Da segnalare il dramma Tabelo (Edistudio, Pisa, 2006), scritto in esperanto. Varie volte premiata.

Notizie - N° 2

Premio di Poesia “Alessandro Contini Bonacossi”
Riservato a libri di poesia in lingua italiana pubblicati nell’arco del quinquennio 2007 – 2012 .
Inoltre per la poesia inedita e per l’opera prima.
Scadenza 30 aprile 2012 – Premiazione 17 giugno 2012 .
Chiedere il Bando completo alla segreteria : Salvatrice Santoro – Via Redolone 25 – D – 51034 – Casalguidi (PT) . Tel. 0573929049

mercoledì 15 febbraio 2012

Letture - per Temporelli

Lettura di “Terramadre”, opera seconda di Andrea Temporelli
                                                                                           Una madre  basta per cento figli  
                                                                           ma cento figli non bastano per una  madre.
                                                                           - (antico detto)   

Questa storia credo debba cominciare dal nome dell’autore , anzi dal suo nome e dal suo cognome poiché la scelta radicale che fonda l’opera , qui, è segnata dal passaggio che trasforma la finzione anagrafica in realtà poetica. Se , dunque, Marco Merlin si occupa delle impiegatizie questioni della critica Andrea Temporelli scrive versi. Marco Merlin risulta certificato in vita ma senza Andrea Temporelli sarebbe , appunto, soltanto un uomo fintamente vivo , un uomo un po’ più difficile , nervoso , scontento , eccitabile di altri ma pur sempre un uomo che cammina la strada da casa al lavoro , ripete lezioni ripetibili , si sfoga benscrivendo e malscrivendo di questo e di quello nella cornice di saggi e recensioni. Insegnante di mestiere e letterato di professione , Merlin reca con sé in saccoccia una livida reattività rispetto all’esistente , un risentimento giovanile fuori tempo massimo forse imparentato con quel cattolicesimo che un po’ odia un po’ ama il mondo , tra disprezzo e ipervalutazione , esplodendo prima della deriva moralistica e , però, scansando anche possibilità di feconda rivalsa ereticale. Perchè Merlin per amore della madre ha studiato dai preti - senza imparare ad odiarli – nei campi di polvere , tra le gambe  e i piedi dei compagni di seminario, alla rincorsa di un pallone risolutorio , a caccia di una rete da sfondare. Sul volto morto di Marco Merlin si riflette la scrittura poetica di Andrea Temporelli tanto che , nelle pagine critiche del primo, si intravede – a ben guardare – la filigrana dell’opera del secondo. All’interno di un gioco di rovesciamenti costitutivamente – ancora – cattolico ciò che appare vivo è in realtà morto e viceversa. Andrea Temporelli , poeta e niente altro, ha in sé e su di sé due nomi di morti. Anzi, un nome (quello del fratellino) ed un cognome (quello della madre). Figure di un altare e mondo rispetto al quale si chiama  dentro. Come a dire che la poesia  non è la critica poiché la poesia non è di questo mondo mentre la critica milita , terrena e meretrice , nel fango e sotto il sole cocente di un campo (di pallone , di battaglia) con tutto l’armamentario di trucchi, bugie, cortesie, ingenuità, cafonaggini e tattiche che vediamo nascere e morire (e soffrire) sui bordi delle regole.
E se la poesia è alternativa alla critica come Temporelli è alternativo a Merlin noi troviamo ugualmente un potente legame di sangue tra le due polarità poiché non è sempre vero , forse, che le opposizioni coincidono ma è vero che ciò che fa di un’ opposizione quella che essa è ha l’aria caina della fratellanza tradita , di uno scivolamento verso il basso, dell’ uno frammentato e moltiplicato e nostalgicamente  sognato.
Quando un cattolico , figlio dei salesiani e della propria madre , mette in campo (in gioco) un alter – ego / anti – ego che della madre porta il cognome e del frutto perduto del seno suo sepolto il nome facendo scrivere all’alter – ego / anti –ego un libro di  inspendibili (in questo mondo ) poesie intitolato Terramadre   subito – o quasi subito – si sente il grido o il lamento di un Padre tirato via da titoli e nomi , dunque innominabile se non come Padre (o padre). Sul Golgota temporelliano è il padre a perdere (almeno provvisoriamente ) in croce la partita , il padre malcerto , cancellato finchè il disamore non si fa (ancora rovesciamenti ) amore nel mentre   paradossale della scrittura ( il mentre   oltremondano del nonquando ) all’interno di una tradizione dalla traduzione della quale (dal tradimento della quale ) nasce la poesia di Andrea Temporelli : terra materna e fraterna sottesa – nel malseme  - dall’ ombra del padre.

Gianni Priano                    

Poesie - Balestriere

IL CONTO DEI GIORNI -
     
                       A  martello suona il tempo che grida
la fuga irreparabile dell’ora.
Il secco scalpitare del rintocco
calato dalla torre campanaria
preme a onde la corsa della vita,
scandisce arcani dolorosi suoni,
di perdite e profitti chiede conto,
di talenti fruttuosi o sotterrati.

(Ma tu calmati, cuore!)
                                   Ed a me stesso
adolescente ingiunsi di provare
ogni brano di questa breve corsa
per coglierne i sentori, e di allentare
le corde degli affetti. Era l’età
del sapias, vina liques, carpe diem,
dell’umanistica ebbrezza. Sapore
avevano le donne d’albicocca,
un fuoco divorava a riga a riga
le parole sul foglio della vita,
la terra sussultava sotto il cielo,
il sole rosso s’abbassava a mare,
mentre l’onda brucava la sua sabbia.

Ma quasi mai ho mantenuto fede
al mio proposito.  Disse un poeta:
Confesso che ho vissuto ; e un altro: Vissi
al cinque per cento, non aumentate
la dose.
           Quanto io abbia vissuto
ignoro. Ma del tempo che rimane
ruminerò con gran dolcezza il pane.  
                                               *              
            CORSI E PERCORSI –

Giace l’inerte signore
nel cuore della terra
in radici tronchi tralci
prima di ogni forma,
sostanza priva di nome.
Poi il tumido prodigio
di bocci foglie corimbi
racemi fughe di tralci grappi,
inclita forza
che la mano dell’uomo
accarezza, amorosa promessa.
E sarà vino.

Di queste vigne mi pasco
brevis  dominus
ne mieto dolcezze fugaci
nell’orizzonte circolare della vita
che s’apre al tramonto.

Poi il chiaro ottobre di vendemmie,
l’amabile cielo che rinnova
il cuore nello sfogliato
clamore di grappoli arrubinati.

Diletto autunno, di te mi piace
sopra ogni cosa
il sole adagiato su crocchi di racimoli
che già temono l’avventura
del trapasso. Ma diverranno
vino tra ansie ferventi
e felici fermenti.

Dev’essere così del vino:
che giunge al bicchiere,
t’avvolge con morbido
tumulto di sentori
e chiude la pienezza della vite.

Rotondo fortilizio di sapori,
io ti creo con mente e mani
-faber e poietès-
dalla vigna alla cantina
e t’esploro e t’espugno
con dolcezza di vibratile senso.
E così sono l’omega del tuo percorso.
*
Pasquale Balestriere
*
Pasquale Balestriere nasce a Barano d’Ischia (NA) il 4/8/1945. Studi classici e laurea in lettere classiche presso l’Università di Napoli “Federico II ”. E’ stato  per decenni  docente  in scuole superiori. In volume ha finora pubblicato solo sillogi poetiche: E il dolore con noi  (Menna, Avellino 1979),  Effemeridi pitecusane   ( La Rassegna d’Ischia – Rivista Letteraria editrici, Ischia 1994), Prove d’amore e di poesia   (Gabrieli Editore – Roma, 2007), Del padre, del vino (ETS, Pisa,2009), Quando passaggi di comete (Carta e Penna Editore, Torino, 2010), Il sogno della luce , Edizioni del Calatino, Castel di Judica -CT-, 2011). Ha ottenuto numerosi primi premi in concorsi di poesia e importanti riscontri critici.



martedì 14 febbraio 2012

Poesie - Lucrezi

Angeli

Rubliov del cuore
trinità di carne
e carne
e carne.
Intelligenza artificiale
strati interconnessi
il neurone centrale
è l’angelo?
*
Cumae
                                                                                  
Opera litica scossa da scomparsa,
lichene figurato che decori
gli evi coi tuoi blocchi terminati,
 chi sei tu, che paziente,
che buiamente pronunci
acerbi motti, sentenze lacustri,
tu che assisa in eterno non riesci
a fronteggiare lo sconcerto dei pesci,
a mitigare la loro meraviglia?
Sono pure da sempre
dirimpettai fedeli a tanto foro,
lucenti abitatori del tuo abisso,
popolo svelto dei limi atri e fecondi.
Tengono loro la poesia muta
 proveniente da te,
che tenta i suoni e scorda le parole
disarmate dagli echi che si chiamano
tra gli angoli dell’antro, risuonando
ugualmente lontani nei sussurri
 di acque e di aeropaghi …  

 … proveniente da te, che sei lo scanno
vuoto della sapienza, che non sei
donna parlante, e non sei sorda roccia.
*
Eugenio Lucrezi
*
Eugenio Lucrezi (Salerno, 1952) è autore di quattro libri di poesia: Arboraria, ed. Altri termini, Napoli 1989; L’air, ed. Anterem, Verona 2001; Freak & Boecklin (con Marzio Pieri), con una  postfazione di Stelio M. Martini, ed. Morra-Socrate, Napoli 2006; Cantacaruso : Lenonosong (con Marzio Pieri), libro + CD musicale Snake shake del gruppo Serpente nero, ed. La Finestra, Lavis, Trento 2008. Ha pubblicato il romanzo Quel dì finiva in due, Lecce 2000.

Poesie - Peluso

- A -
... idillio!
pioggia fulmini improvvisi
risate e sorrisi
anziché fobie
il paradosso
il mio paradosso: la vita!
dalla natura irruenta ad una donna solare grave in armonia
... con la natura con la vita…
*
- B -
I legami non si spezzano,
ci sono, si percepiscono, si condividono, pur divisi dalla realtà:
i legami legano uniscono e ad unisono si abbracciano se pur timidi e imbarazzati tra la gente
soli si amano si cercano si sentono
poi di nuovo soli si dividono...
nella realtà,
nella certezza di una vita che può sorprenderci
nell'imprevisto di un attimo.
*
Alessandra Peluso -
(Leverano, 14 febbraio 2012)
*
Alessandra Peluso è nata a Lecce – Laureata in Filosofia e addottorata in Scienze Bioetiche Giuridiche –Presente con successo in diversi "Concorsi", collabora a riviste di varia cultura , interessandosi particolarmente  di "poesia". Ha pubblicato il volume “Canto d’anima amante”.

lunedì 13 febbraio 2012

segnalazioni volumi (Pellegatta)

ALBERTO PELLEGATTA: “L’OMBRA DELLA SALUTE” – Lo Specchio – Mondadori – 2011 -
Mondadori, attraverso il direttore editoriale Antonio Riccardi, ha deciso di salutare ogni anno la giornata mondiale della poesia (21 marzo) con la pubblicazione di voci emergenti nella collana Specchio, in una veste snella e a basso costo. Si tratta senz’altro di un’iniziativa interessante, trattandosi di una delle collane più prestigiose nel panorama dell’editoria poetica italiana, e che premia e legittima il lavoro non solo di giovani autori di qualità, ma anche di tanti piccoli e medi editori di settore che quotidianamente tastano il polso della poesia contemporanea.
Nel battesimo di questa iniziativa, spicca la raccolta “L’ombra della salute”, del trentatreenne milanese Alberto Pellegatta.
La prima qualità distintiva della poesia di Alberto Pellegatta è una profonda riconoscibilità formale, una compattezza linguistica che non cede a nessun eccesso verbale, a nessuna sbavatura strutturale, lessicale e sintattica, indice evidente di una maturità espressiva sorprendente. Costruiti facendo leva su una sintassi piana, netta, precisa, i suoi versi si imprimono facilmente nell’immaginario e nella memoria del lettore e ci restano a lungo, perché sono profondamente sensoriali, evocativi, perché si nutrono di accostamenti di immagini lontani dal linguaggio e dalle logiche del parlato, ma di derivazione quotidiana e naturalistica e di esito quasi onirico.
La poesia di Pellegatta, soprattutto nella prima e nella terza sezione della raccolta, racconta di una materia in continua evoluzione, o piuttosto dissoluzione verso particelle elementari. Senza scomodare l’abusata linea lombarda, risulta evidente in molti punti l’affinità con la poetica pulviscolare del milanese Maurizio Cucchi: “Il meccanismo, nell’insieme / è sferico, e musicale. Eppure è quantico / fragile e infinitesimale / nel dettaglio”. Il poeta assiste alla rovina e registra il disfacimento dell’esistenza senza atteggiamenti introspettivi, essendo egli stesso parte di una realtà fisica che si riduce a un minimo che diviene un tutto liquido, gelatinoso o gassoso, intangibile, indistinto, caotico (“Girandole di gas nel vuoto concavo / che ci contiene tutti. Non c’è nessun centro e l’orlo / si cuce su se stesso. Il tempo è spazio che si espande.”). Il suo occhio infatti – perché è la vista il senso dominante –, costantemente rivolto all’esterno, fotografa immagini tendenti al buio, al grigio, all’oscurità. Si tratta spesso di atmosfere urbane, di una Milano ovattata, che non dà punti di riferimento, che disorienta (“Non c’è nessuna casa. Andando avanti così / non ci saranno neanche i viali nei quadranti / le mani i nani i cani – le circonvallazioni.”), come se alla disgregazione materica e geografica verso il nulla corrispondesse una dissoluzione intellettuale, ontologica e, finanche, antropologica e sociologica.  
Non è difficile notare echi montaliane nella poetica di Pellegatta, evidenti se si considera ad esempio il tema del rapporto tra l’individuo e la morte, intesa come non-esistenza, o il frequente utilizzo delle negazioni (“Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”), come nel testo forse più potente ed espressivo della silloge: “Chi separa e scarta secondo un progetto / crea esuberi incessanti. // Scriviamo senza calore / non ciò che avreste voluto / ma quello che non avete / pensato. Non per riscatto / ma per vendetta. // Non è mai / ciò che abbiamo scritto.”
Anche quando l’autore presenta atmosfere e toni più caldi e si abbandona all’abbraccio della relazione con un “tu”, il tema dominante resta quello del collasso, della rovina, del vuoto, da cui il poeta può solo suggerire la protezione, verso una salute latinamente intesa come salvezza: “La congiura vicino alle pagine, tosse / acqua, pesci, rane: difenditi dalla natura.”
Vito Russo

domenica 12 febbraio 2012

Notizie

Soglie – rivista quadrimestrale di poesia e critica letteraria –
Anno XIII – N° 1 – Aprile 2011 –
Sommario :
- Testi poetici :
Franca Mancinelli . L’azzurro torna (presentazione di Elio Grasso)
Claudiu Komartin : Chiodi nella spina dorsale ( a cura di Raluca Toma)
- Saggi:
Anna Chella : Prove di melodramma in poesia ( il conte di Kevenhuller di Gorgio Caproni )
Dalila Colucci: Un pedigree d’eccezione per Petote ( lettura di una poesia di Goffredo Parise)
- Recensioni :
Sandro Damiani : Quell’andarsene nel buio dei cortili – di Milo De Angelis
Francesca Luppichini : : Quell’andarsene nel buio dei cortili – di Milo e Angelis
Mara Boccaccio : La veduta forma ( di Sandro Varagnolo )
Sauro Damiani : Forme della leggerezza ( di Paolo Lagazzi )
Mara Boccaccio : Incontri con poetesse portoghesi.
Poesie ricevute :
Cogo , R. Maione Tamponi,  L. De Polzer, P. Cecchi, I. Arcelli, M. Germani.
*
Riferimento : Alberto Armellin – via vecchia Fiorentina 272 – 56023 – Badia (Pisa)

segnalazioni volumi - Valentini

Liliana Valentini : “Tra albero e cielo” – Genesi editrice – 2011 – pagg. 128 -€ 14,00 –
Rincorrere i pensieri per ricamare versi, cercando di distinguere con timore le immagini che si imprimono per un sospiro, per un sussulto, per un ricordo, diventa squarci di un mistero da svelare.
Liliana Valentini non è nuova nel panorama poetico contemporaneo ed ha a suo attivo diverse pubblicazioni e moltissimi riconoscimenti.
Scrive : “Ora con le parole/ scolpisco il mio ricordo./ Restavi in ascolto/ di una vita delicata,/ che nel cavo del corpo/ tentava di formarsi./ Accordavi il respiro/ a moti impercettibili./ Poi nell’ansia,/ trattenevi il respiro/ nel timore dei segni/ del distacco possibile./ Infine la vita vinse/ …e nacque.” Vincere la sintesi tra sogno e illusione traspare nel sottile ricamo del ritmo. Una musicalità ispirata alle memorie e alle illusioni, ricca di suggestivi passaggi tra le emozioni di una confessione e le vibrazioni del fascino . (Antonio Spagnuolo) -

poesie - Bonessio di Terzet

da Hopkins, con lui, e poi ...


Padre Hopkins, tu che sapevi e sai
tu che hai scritto per i morti per acqua
 aiutami a parlare attorno e di fronte all'isola
piccola e felice tra l'oscurità della notte e
le luci della festa, isola del simbolo di chi
Tu riconoscevi, a cui raccomandavi le persone
 in pericolo da ogni dissennatezza
errore o macchinazione, soprattutto paura
legandole ad un discorso molto più alto di quanti
sentiamo, voci non di coro ma riti stanchi
di uomini slegati dall'Eterno,
 superstiti di Chardin e di Nietzsche.
Parole consumate sull'abisso di
 una retorica falsificatrice che anche te,
 padre, colpì perchè criticavi quello che già
criticava il Maestro tuo
contro tribunali e curie di ben pettinati crini,
di stiratissime camicie, di non logori abiti e
mani curate lenti dorate che predicano l'opposto,
 mentre gente si animalizza sempre di più,
lasciata senza parola piena,
ripiena di possibilità di scegliere la propria vita
verso un obiettivo di amicizia e di contraccambio,
di onore e gloria autentica, non fine a se stessa,
 onore e gloria riportate qui sulla terra, regno degli uomini indiati,
di uomini che non potranno avanzare
 per la povertà di una o poche persone che pensano alla loro sbornia o
 civetteria, al nostro personalismo e narcisismo che
portano alla morte per annegamento,
 alla dispersione che non cancelleranno i sogni
 cristallizzati ogni sera in mostri e fantasmi.
Non posso seguirti, Padre, nella consonanza di
una poesia dotta, in una lingua e  in un  tempo diversi,
e data la differenza di intelligenza tra noi
 accetta con i silenziosi soccorritori dell'umanità il mentre dico.
So che la poesia oggi non è accettata
come i superiori Tuoi,  non calatasi nella nostra gente
 che la vede distante e non ad essa destinata ma
 per pochi distratti della realtà, gente che non pensa alla pensione,
alla percentuale del profitto, al miglioramento del pil.
Poeti, non comuni mortali che tentano solo di essere
pari al gene proprio, di avvicinarsi alla destinazione
 ultima dell'umanità ovvero di ritornare al
punto omega che è anche alfa,
porto di arrivo e di partenza dove il capitano
saluta la nave in allegria dopo aver preparato tutto
 per il ritorno, senza nessuna idea di naufragio
perchè confidante nell'amico in plancia
che non tradirà mai, la sua prerogativa di traghettarore
di anime verso lo splendore di
un porto non sepolto ma pavesato a festa.
Se questo non dovesse vedere,
 il pianto non sepellirà gli scomparsi
ma rigenererà i disperati e i vili e coloro che sono
nel terrore e nel disorientamento, allungando una mano che
affettuosamente li porterà al ricovero da se stessi.
Padre Hopkins, tutti coloro che hanno aiutato
 entrino nella tua poesia, nel Tuo continuo pensiero
legato a quello eternamente generativo del Padre,
 e ti chiedo di avere comprensione e
pietà per quelli che agognano di capire.


*
Ettore Bonessio di Terzet
*

Ettore Bonessio di Terzet è titolare della CATTEDRA DI ESTETICA presso l’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Scienze della Formazione. Dal 1982 al 1992 ha diretto il SEMINARIO SISTEMI VIDEO presso la Facoltà di Magistero, Università di Genova, insegnando Teoria delle comunicazioni dei mass media.Dal 1990 è responsabile dei SEMINARI DI ESTETICA dove intervengono artisti poeti filosofi italiani e stranieri.Ha insegnato Estetica alla Facoltà di Architettura e Teoria della comunicazione e Teorie della critica artistica al Master di “Architettura dello Spettacolo”, del quale cui fa parte del Consiglio Scientifico, Università degli Studi di Genova.
E’ stato responsabile della rubrica ARTISTI D’OGGI per la rivista STUDI CATTOLICI di Milano.Ha pubblicato numerosi volumi di “filosofia” e di “poesia” . Presente in mostre personali e collettive di grafica. Collabora a periodici di varia cultura per la stampa ufficiale ed in internet.