domenica 30 settembre 2018

POESIA = FELICE SERINO

Ondivaghe maceri parole

quando ti rigiri tra le lenzuola
-ondivaghe maceri parole
dove latita il cuore-
somigli al gabbiano ferito
che solo in sogno ritrova
il suo mare - la vita altra

*


Sprazzi di luce

non riesco a saziarmi di Te

penetri nella
mia vitrea solitudine
con sprazzi di luce come
attraverso una smagliatura

*


Angelo della luce

adagiati creatura del sogno
sulla curva del nostro abbandono

la lontananza è ferita insanabile
un cielo d'astri divelti

e tu balsamo sei
-tu orifiamma tu altezza
sognato stargate-
dove voce insanguinata c'inchioda

dalla caduta

*


Fonèma

insufflato dal dio
passa come un vento di mare
il ricercato fonèma

che nel sogno dispiega le ali
di scintillante bellezza

*
Come nella prima luce

si è
legati al cordone del sogno
quello viscerale - che ci vede
come nella prima luce

destare in noi l'angelo
svogliato - lasciare si schiuda
il fiore dell'anelito

in un canto - che abbracci
la sacralità della vita

*
FELICE SERINO -
*
Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino.
Copiosa la sua produzione letteraria (raccolte di poesia: da “Il dio-boomerang” del 1978 a “Lo sguardo velato” del 2018); ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici. E’ stato tradotto in otto lingue.
Intensa anche la sua attività redazionale. Gestisce vari blog e siti.

sabato 29 settembre 2018

POESIA GRECA CONTEMPORANEA -

- poesia greca contemporanea -

OCCHI APERTI
Non si chiudono con la morte gli occhi
brillano spalancati e guardano
i primi secondi del mondo
la mano che getta la luce e semina la tenebra
la mela morsa
che molti anni più tardi doveva
cadere sulla testa di Newton.
Non si chiudono con la morte gli occhi
splendono spalancati e guardano
l'estraneo che vivere ebbero in sorte .
*
Dimitris Perodaskalakis
( dal volume "Poesia neogreca" . editrice Fermenti
nella traduzione di Crescenzio Sangiglio )

SEGNALAZIONE VOLUMI = SIMONA CHIESI

Simona Chiesi : “Sfarsi” – Ed. Aletti – 2018 – pagg. 76 - € 12,00
“Lettore non farti ingannare,/ io non sono triste o felice,/non sono in colpa od innocente,/ non sono vittima o carnefice,/ non sono amata o amante,/ né figlia né madre, né vento né neve./ Ma sono onda o marea,/ gatto o gemma , guardia o ladra/ se nella mia testa spunta l’idea./ Della poesia sono amica,/ lei arriva e mi porta via./ Sono innamorata si, delle parole,/ gioco e costruisco palazzi di carte,/ voli di coriandoli o corse radenti,/ ma tutto è frutto di fantasia,/ mi chiede le gambe e scappa via./ Via dalla testa e via dal cuore,/ giusto o sbagliato non è che poesia./ Io sono e non sono, maschera o volto,/ non giudicare la vita mia.” – Con questa lirica esemplare si chiude il volume di Simona Chiesi , una raccolta densa e ricca di poesie , tutte scritte con la vertigine di chi schiva il cerchio imperfetto per ricamare ritmi dal pensiero fecondo e dalla sorpresa delle illusioni. Il volo radente che la poetessa riesce a realizzare nel soffio vitale della scrittura è un battito frequente e sigillante, che si traduce pagina dopo pagina in colorati e multiformi volteggi, per riuscire a completare la musica che arpeggia nei versi e incidere nel viaggio improvviso del poeta. Ella cerca di accalappiare le emozioni del dettato nell’impalpabile sortilegio del sussurro , nelle inaspettate catene dell’amore , nel meraviglioso chiarore della speranza , nel suono acuto di un grido che strappa frammenti, nella innocente lettera scarlatta incisa sul petto , nei sogni ombrati dei vicoli antichi . Mentre a scatti le istantanee si susseguono come fotogrammi nella tenera fioritura di immagini il verso si fa sempre più incalzante per “grumi di rabbia inghiottiti in fretta” , per “voli scompigliati e freschi” , o “strappando il germoglio della nostalgia”.
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 28 settembre 2018

POESIA = ADRIANA GLORIA MARIGO

dalla silloge inedita "Astro immemore"

Annunciazioni
(Luino, 14 settembre 2015)
L’aria, e più di essa l’azzurro
irriverente, converge sull’istante
già flesso
ora che la terra patisce
l’astro immemore, la fama
del mare agli inventari
***

Ricordo di un altro settembre
(a Vittorio Sereni)
Di vago fragrante si diffonde
l’osmanto tra il duro verde
d’amaritudine pungendo
aereo il destino d’ottobre
*

Autunno 2017
La divina proprietà del ritorno
inscrive bianche disgrafie celesti
entro il ciclico dono d’ànemos
alla resa del nitore su lambite
fissità petrose, avalli d’erte
La calma dell’ora deserta
– quando il sole sconcerta la forma,
conterìe d’universo laminano
di passione la foglia –
è deposta alla soglia dell’ombra
*

- (Luino, 12 febbraio 2018)
Si sbriglia Mergozzo giù dalle cime –
lusinga delle ombre plananti
sulle morene dove la città
affonda sereni suoi romitaggi
d’incorollata luce aspersi
*
ADRIANA GLORIA MARIGO
*
Adriana Gloria Marigo è nata a Padova, vive a Luino. Dopo gli studi universitari in pedagogia a indirizzo
filosofico, ha insegnato nella scuola primaria. Attualmente cura la presentazione di libri, collabora con
associazioni e riviste culturali, dirige la collana di poesia Alabaster per Caosfera Edizioni di Vicenza.
Ha pubblicato le sillogi Un biancore lontano, LietoColle, 2009; L’essenziale curvatura del cielo, La Vita Felice, 2012;
Impermanenza, plaquette per le edizioni Pulcinoelefante, 2015; Senza il mio nome, Campanotto Editore, 2015; Santa
Caterina d’Arazzo, plaquette per GaEle Edizioni, 2017; 15 Poesie da “Senza il mio nome” e una poesia inedita, plaquette
per Caosfera Edizioni, 2017; Minimalia, Campanotto Editore, 2017 (raccolta di aforismi).

SEGNALAZIONE VOLUMI = PAOLO ARTALE

Paolo Artale - I QUADERNI DELL’USSERO (a cura di Valeria Serofilli)
puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2018 – pag. 31 - € 8,00

Paolo Artale, nato a Busto Arsizio nel 1966, vive a Contello (VA). Ha fatto parte di diversi gruppi poetici e ha partecipato a numerose letture pubbliche. Suoi testi sono apparsi, tra l’altro, su “L’Ulisse”, rivista on – line per la quale ha intervistato Antonella Anedda; sulle riviste “Resine”, “Atelier”, “La clessidra”, e su “poeticodiario”. Dal 2010 al 2012 ha tenuto, in co-conduzione, un laboratorio di poesia per conto di un’associazione culturale. Ha pubblicato varie raccolte di poesia. Diversi sono i riconoscimenti letterari ricevuti.
Come scrive la curatrice Valeria Serofilli il Quaderno che prendiamo in considerazione in questa sede propone: la recensione critica al volume presentato, una scelta antologica del libro in oggetto e di altri testi editi e inediti dell’autore, un suo curricolo.
Alla prefazione della stessa Serofilli, intitolata “I meli di Paolo Artale: un lavoro poetico tra descrizione e meditazione” seguono le seguenti sezioni: Appunti per ottobre, I meli 1 – (la camera), I, II, III, IV, V, 2, Fine di marzo I, II.
Quanto scrive Valeria mette in luce la cifra distintiva che caratterizza la raccolta e la poetica del Nostro, essendo esse essenzialmente contraddistinte da componimenti che sono raffigurazioni introspettive.
L’oggetto preso in esame è la natura soprattutto nelle sue sembianze vegetali che sono nominate con precisione.
Si tratta di una natura interiorizzata della quale il poeta coglie i significati quasi come in modo speculativo per poi tradurlo in poesia.
Le descrizioni sono icastiche e leggere e si rivelano spesso in accensioni fulminanti alle quali seguono subitanei spegnimenti.
Una forma densa, precisa e scaltrita attraverso una forte coscienza letteraria è il risultato raggiunto dall’autore che con uno stile elegante e scattante, luminoso e ben cesellato, veloce e ritmato, raggiunge esiti alti.
La natura stessa, spesso oggetto dei poeti, è detta in un modo vagamente lirico ed è intellettualizzata secondo un canone che si potrebbe dire leopardiano: non è cattiva né buona ma è comunque il fondamento della vita essendo l’uomo stesso un microcosmo naturale che si apre a spazi immensi, numinosi e graziosi.
Anche il tema etico è affrontato poeticamente in alcuni casi come nei seguenti versi: - “…/buio a pergole a pentimento le stelle si separano e/ provvedono a tutto. //…”, versi nei quali il poeta crea un efficace effetto di straniamento nella descrizione virtuale di un’espiazione delle pergole stesse e delle stelle che si separano.
Un esercizio di conoscenza tout-court quello che compie Artale attraverso una dizione veramente originale dei sintagmi detti con urgenza.
Il risultato è quello di un poiein magico e affascinante che s’invera in strutture complesse e intriganti.
Sembrano essere il frutto di due livelli contigui, comunicanti le composizioni di Paolo, quello della speculazione iniziale al quale segue lo scatto e lo scarto dei versi spesso lunghi e sempre di ottima tenuta.
*
Raffaele Piazza





giovedì 27 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = PATRIZIA RISCICA

Patrizia Riscica : “Andar per versi” – Ed. Biblioteca dei leoni – 2018 – pagg. 112 - € 12,00
Nella musica dell’onda, che giunge luminosa tra lo scoglio dell’anima e la risacca del subconscio, i versi di Patrizia Riscica si arricchiscono pagina dopo pagina per quel ritmo incalzante che caratterizza il sussurro ed il colore del fremito .
Le quattro sezioni nelle quali si suddivide il volume : “L’andare dell’amore” , “L’andare delle donne” , “L’andare dell’andare”, “L’andare della vita” sono concatenate dall’incedere di un motivo dominante che arricchisce la scrittura per emozioni , visioni , illusioni , incisioni , apparizioni , ricamando il tessuto originale di una scrittura del tutto personale e particolarmente ricca.
“L’amore fa un altro giro/ questa volta lunghissimo,/ sembra essersi perso/ per quel vicolo scosceso./ Poi all’improvviso si volta,/ torna indietro e/ comincia a risalire./ Non c’è nulla da fare/ ritorna sempre, ancora,/ qui appiccicato a me,/ camuffato da finto addio.”
La temporanea presenza di vuoti improvvisi viene naturalmente allontanata dal simbolo , mentre metafore offrono colorate interpretazioni nella rigorosa costruzione del verso , quando il grido si alterna allo sguardo , il ricordo afferra un equilibrio ondeggiante , il respiro si adagia ad un amore irrequieto , la pura essenza insegue realtà da scoprire , la solitudine suggerisce vertigini , il fremito intenso cattura il nero della pupilla .
Il tema trova in poesia la massima espressione nella centralità della speranza o della magia, in questo ricco contesto delicatamente dolente ma primaverilmente ricamato.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 26 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = PRISCO DE VIVO

Prisco De Vivo – Dalla penultima soglia---Marcos Edizioni – Napoli – 2018 – pag. 63 - € 10.00

Prisco De Vivo è nato a San Giuseppe Vesuviano (Na) nel 1971. È pittore scultore e poeta. Dal 1990 ad oggi ha partecipato a varie attività culturali sul territorio nazionale. Si è interessato di poesia, teatro e cinema.
Ha collaborato a diversi periodici e riviste d’Arte e Letteratura, cartacee ed on-line; è stato presente a mostre di poesia visuale e recitals poetici.
Ha tenuto numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero: (Bruxelles, Lugano, Postdam, Praga, New York). Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private. Ha pubblicato varie raccolte di poesia.
"Dalla penultima soglia", il libro di poesia del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, include un’acuta ed esauriente prefazione di Marcello Carlino ed è illustrato con opere figurative dello stesso De Vivo nella loro versione in bianco e nero.
Il titolo del libro è fortemente programmatico: infatti la soglia, anche a livello filosofico, è un’idea forte perché individua un limite fisico, psichico e percettivo oltre il quale avviene un fenomeno.
La definizione di penultima, ne aumenta il senso di mistero e di inquietudine, cifra distintiva di questa raccolta.
Un’altra soglia è quella del passaggio dalle arti figurative alla poesia: tra i due campi c’è una forte osmosi.
La pittura dell’autore, anche se ultimamente egli ha prodotto opere che tendono al figurativo e ad una maniera più dolce, ha un carattere tragico e visionario che si rivela anche nella produzione poetica e diviene un comune denominatore tra le due forme espressive: entrambi i territori sono teatro dell’eterna vicenda di lotta tra amore e morte, eros e thanatos.
La breve raccolta, che si può considerare una plaquette, non è scandita e comprende componimenti tutti forniti di titolo.
Del tutto antilirica e anti elegiaca la poetica di Prisco che si manifesta in questo libro.
Domina a livello tematico l’erotismo e il poeta pare avere spesso come punto di partenza nei vari componimenti il corpo che, ovviamente mediato dal pensiero, produce lo scatto e lo scarto poetico che è spesso memoriale.
Sono presenti una forte carica di magia e mistero nelle composizioni di De Vivo, sia nelle opere pittoriche che in quelle letterarie.
L’artista realizza poesie e quadri inconfondibili che hanno per comune denominatore una forte dose di bellezza che emerge dalla crudezza delle raffigurazioni e proprio in esse trova la sua misura, il suo estrinsecarsi.
Una vena di icasticità serpeggia in tutte le opere di questo artista, icasticità che è frutto di una fortissima densità metaforica e sinestesica raggiunta attraverso le parole dette con urgenza e spesso gridate, anche se sono sempre ben controllate e mai debordanti.
La presenza di una natura rarefatta (e non si deve dimenticare che anche l’uomo è natura) si ritrova in molti componimenti di De Vivo presenti nel volume.
Inoltre anche il misticismo, in una forma appunto naturalistica, spesso si rivela nei tessuti linguistici affascinanti e permeati talvolta da una vena di neo orfismo.
*
Raffaele Piazza






POESIA GRECA CONTEMPORANEA

THEODOROS VORIAS
*
"STASERA FABBRICA UNA PATRIA"

Stasera cadono tutte le stelle,
cadono i castelli e le bandiere.
Stasera raccogli quel che c'è da raccogliere
i ricordi
che da storia stilleranno.
Chinati e ruba un po' di colore,
chinati e ruba un po' di terra,
mischiali a piene mani e fabbrica una patria
come una favola
per incantare i nostri figli.
*
Theòdoros Voriàs
( dal volume "Poesia neogreca" editrice Fermenti
nella traduzione di Crescenzo Sangiglio )

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia in viaggio per la città"
Dopo l’influenza, febbre a 40
per ragazza Alessia, nell’uscire
il primo giorno guidando come
una donna dal Parco Manzoni
dove abita non va al Virgiliano
per rigenerarsi ad ogni passo
con i cani spontanei ricomponendosi
di una vita l’affresco. Prende
via Petrarca Alessia, poi via
Mergellina e poi via Caracciolo
nel giungere a via Roma
per della galleria dalle nuove
luci a entrare nell’anima.
L’appuntamento è in Centro
con Giovanni, viaggio urbano
di Alessia dove era già stata:
ed eccolo nero vestito con il
pacchetto per l’esistere con
d’argento un braccialetto per
Alessia. Beve Alessia un caffè
il bacio e poi la porta
a casa sua per fare fiorevole
l’amore.
*

"Alessia e l’arcobaleno della gioia"

Sette tinte a cavalcare l’azzurrità
del mattinale cielo di Alessia
nel trarre dal suo segreto forza.
E vestita di luce compone una
poesia per Silvia Plath seduta
sui gradini del sagrato della chiesa
di Capri davanti alla piazzetta
mentre dipinge un pittore con
maestria dell’isola la marina
incielata nell’immenso numinoso
in di gioia un naufragio Alessia.
Poi mitezza del tempo e trova
pace Alessia in un varco del sole
occhio di Dio e rasenta la felicità
perché stasera fa l’amore.
*
Raffaele Piazza

martedì 25 settembre 2018

POESIA GRECA CONTEMPORANEA

"NEL MERCATO"
Perdersi nella rumorosa folla del mercato
mandar a memoria visi di donne, forme di capelli
vestiti, curve
confrontar le tue preferenze con le vetrine
scintillanti
con lo sguardo seguir miseri mendicanti
uomini orgogliosi , uomini insicuri
imparare le futili abitudini del mondo
dichiararti il danaro la propria onnipotenza
tutto ciò nel tuo sonno comporre
l'aspetto oppressivo di un amante
che corre disperato per uscir dal labirinto.
*
IGNATIOS CHUVARDAS
( dal volume "Poesia neogreca" - edizioni Fermenti
nella traduzione di Crescenzio Sangiglio )

lunedì 24 settembre 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


"Sussurro"
*
Quel passaggio che tu amavi
per complicare le cose reinventate
in consueta parodia
estende l'angolo di un quadrivio.
Ingorga ogni sera anche la mia smania
tra volti indifferenti ed arruffati.
Serena la poesia del passato
nella simbolica rappresentazione
degli estremi fuori del crocchio
ciarlatano
è groviglio che avanza nel ricordo.
Ho sperato di risentire il tuo profumo
fra le pieghe della mia pelle
con le braccia scolpite dentro il sussurro.
*
Antonio Spagnuolo

venerdì 21 settembre 2018

NOVITA' EDITORIALE = POESIA NEOGRECA

"POESIA NEOGRECA"---La generazione dei quaranta/cinquantenni ovvero la “invisibile” generazione del '90
introduzione e traduzione a cura di Crescenzio Sangiglio. Testo greco moderno a fronte. Note biobibliografiche degli autori
Fermenti Editrice--Collana Nuovi Fermenti/Poesia Internazionale -- pp. 156 - € 15,00 -
ISBN 978-88-94978-03-2

Genere: poesia

In copertina: Venite più su di Luigi Ravasio (1939-2018), olio su tela, 1975, cm. 50 x 40 (Collezione privata)
“Giravolte sinuose come allegre capriole di una fantasia incontenibile, frutto di una ricerca della forma, ottenuto grazie a una forbita costruzione tecnica”. (Mario Rondi)

POESIA NEOGRECA
Gli Autori: Jorgos Markòpulos, Jorgos Alissànoglu, Chrissùla Anghiranopùlu, Konstandinos Buras, Ignatios Chuvardàs, Petros Golitsis, Stella Jeorghiadu, Alèxandros Konstandinu, Jorgos Lillis, Dimitris Perodaskalakis, Theòdoro Voriàs.

Come traduttore così Sangiglio definisce gli autori proposti: Ci si trova di fronte ad una “generazione” certamente eclettica, pluritonale, con un numero di personalità di rilievo, da valutare opportunamente e valorizzare...
In sostanza, che sia in Grecia o altrove in Europa, la “famiglia poetica” dei quaranta cinquantenni (nati 1965-1975) deve fare altresì fronte alla sfortuna di trovarsi in un'epoca in cui la poesia in edizioni cartacee attraversa una crisi profonda non solo dovuta alla soggettiva mancanza di tematiche coinvolgenti ( che di certo non mancherebbero. Basterebbe “scoprirle” e debitamente “acquisirle” in forma letteraria), ma anche alla spietata concorrenza del libro elettronico, troppo “espansivo” e aperto, per nulla coagulante e in più notevolmente più accessibile e meno costoso per i nomi più noti.
Ci si trova di fronte ad una “generazione” poco numerosa, davvero, certamente eclettica, pluritonale, non compatta intorno ad un nucleo irradiante, ma con un sicuro numero di personalità degne di particolare rilievo, da valutare opportunamente e possibilmente valorizzare prima che lo schiacciasassi del tempo e del pubblico disinteresse le sprezzi definitivamente e alla fine le obliteri.
*****

POESIA = RICORDO DI FRANCO CAVALLO


"Theo-blema" di Franco Cavallo

( ad Artaud)
-
Il muro è cieco, l'ombra lo avvolge
nel suo nero viluppo e lo dissolve.
Il vento agita la bianca spuma delle acacie.
Antonin Artaud, Saint Antonin ,
al tuo costato ho bevuto
tutto il sangue degli uragani e mangiato
l'urlo ineffabile della follia planetaria.
*
Franco Cavallo (1929/2006) è stato un poeta tra i più significativi della sua generazione, oltre che fondatore di riviste (“Altri Termini”, “Colibri”) e promotore di iniziative editoriali.
“Animale anomalo”, come si definiva, ha scelto la marginalità e la lateralità, facendone un habitus mentale e comportamentale. Ha scritto di considerare il lavoro del poeta come “un infinito vagabondaggio attraverso le forme estetiche, un flusso pressoché ininterrotto mediante il quale il poeta, calandosi nel corpo vivo del linguaggio, realizza se stesso e la propria opera”.

giovedì 20 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Alessia----ilmiolibro.it – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12.00

“ALESSIA” di Raffaele Piazza una raccolta sulla luce della carne
Per rileggere con scrupolosità la poesia di Raffaele Piazza mi sono avvalso della lettura di alcuni suoi illustri predecessori, figure come Petrarca, Neruda, Machado, Prevert, con umiltà, ho cercato una piccola chiave ad un ingresso talvolta imperscrutabile, ho cercato di carpire con una misura eroica e libera “la bellezza dell’ispirazione amorosa”, cosa spinge a raccogliere un “verso” maturo dopo la semina attenta ed ineludibile della passione.
Nell’energico ed elevato ultimo lavoro di poesia di Raffaele Piazza dal titolo “Alessia” (Rosso Venexiano edizioni) c’è una rappresentazione metaforica del viaggio luminoso e numinoso del corpo e della sessualità genuina ed ingenua, mai perversa, che sfida la precarietà della bellezza, l’ineluttabilità del dolore che trasforma la vita e ci rende curiosi nostalgici della meraviglia.
Alessia vi immerge le mani / affilate in quell’estasi a / rigenerare il corpo e l’anima / interanimate al vento / nell’entrare nella Nissan verde petrolio / di Giovanni. Liquido bacio nello scorgere il delta del fiume / a poco a poco a fendere / a dell’oro delle spighe / fino acqua di sorgente un’epifania / con le mani a coppa beve / Alessia dopo la salita.
Tutto è descritto meticolosamente da Piazza con la precisione di un regista epidermico, che nulla sfugge alle capacità del suo “occhio” che scava senza interruzioni nel sogno, e ne fa un solco profondo aprendo continue invettive al verso, animando così un lirismo musicale e riflesso che non alimenta illusioni, anzi il visibile e l’invisibile, il reale e l’irreale che si abbracciano, si avvicendano per diventare sempre di più racconto elegiaco, sospeso tra la carne e lo spirito, l’eros / religio acquista forma nell’informe vacuità del tempo.
“Il tempo del giardino, ragazza / Alessia in limine con l’aria / ad accedere a svettare freddo / vento sul viso di donna / nell’intessersi il sorriso son / di Giovanni la linea delle labbra / rosse nel senso delle cose / nel resistere all’attimo / fuggente a portare Alessia / oltre il fondo del dolore / per addentare la mela / rossa di gioia”.
Tutto è rifondato e ricucito dallo stile della sua energica poesia ritratto naturale della bellezza che ha forza e identità nella sessualità femminile.
Un vero “specchio amoroso” diventa l’amore che è la sostanza di buona parte di tutto il racconto poetico, un attraversamento che si apre e si chiude a tutti i fondali dell’illusione che campeggia nell’universo adolescenziale.
Di Alessia attraverso la pelle / di ragazza fino a di retro l’anima / nell’ovale del volto medioevale / madonna, l’azzurro degli occhi, dei capelli il grano, gettati nell’affresco / della vita, fino al letto / con Giovanni per affilare piacere / e orgasmo.
L’amore, l’eros, il desiderio per Alessia sono il collante delle tante storie che si consumano al non tempo e ne fanno frammento, squarcio immermore.
Humana / fragilitas che segna i suoi luoghi, facendone nuvole di visioni che si misurano solo sui segni della carne, quella carne che si trasforma in libro, che assorbe tutto l’inchiostro della rinascita, quella carne che senza esistere diventa luce, per resistere al tempo ed assorbire solo i sussulti dell’amore che non trasformano ed invecchiano il corpo, quella luminosità che si percepisce nelle pieghe nascoste della rivelazione poetica, visione inesauribile dell’infinito.
*
Prisco De Vivo
Agosto 2018

mercoledì 19 settembre 2018

POESIA = PAOLO BIROLINI



"NON ERA UNA DOMANDA"

La frase illuminante che ti dissi
a luglio, nel frutteto sofferente,
è saltata solenne nel breviario
elementare degli Dei sconfitti.

Non era una domanda. Le tue labbra
non si fecero rughe e remissione
dei peccati, non era una risposta,
e non era un pensiero deponente.

Passammo oltre, inauditi,
impreparati a quella delusione,
carezzammo il sapere.

Non era un verso, non era un'opinione,
nemmeno un'aria che cantavi tu.
Non la ricordo più.
*


"PER SEMPRE"

Inutili i saluti.
Se è per sempre è per sempre.
Una volta scoperto
il gioco del racconto e della mano,
rimane la vertigine, il vulcano,
il rincorrersi vano.
Dimmi in quante città perdemmo i sensi?
Non era più ai vent'anni?
Già cercava i malanni il condannato,
ma non è come pensi.
Sapevo di salvarmi, di salvarlo
quel fanciullo incantato.

Per questo metto un segno
sul diario di velina di quei giorni.
Non ci sono ritorni.
Se è per sempre è per sempre.
*
PAOLO BIROLINI

SEGNALAZIONE VOLUMI = NINO VELOTTI

Nino Velotti – Sonetti per immagini-- La Vita Felice – Milano – 2017 – pag. 79 - € 15,00
Con testi critici di Carlangelo Mauro, Enzo Rega ed Eugenio Viola--
Nino Velotti, poeta e musicista, vive e lavora in provincia di Napoli. Laureatosi in Filosofia con una tesi sull’infanzia di Leopardi. Ha pubblicato varie raccolte di poesia, un romanzo e una raccolta di racconti. Cresciuto in una famiglia di musicisti e vincitore di vari premi con i testi delle sue canzoni, suona le tastiere e fa parte del duo pop – sperimentale Hueco, che ha all’attivo due album. Nel 2013 ha pubblicato un disco proprio, Incanti e disincanti.
Con il volume Sonetti per immagini, che prendiamo in considerazione in questa sede, Nino Velotti riattualizza un genere poetico poco praticato nel panorama attuale della letteratura italiana, appunto quello del sonetto, che nella versione postmoderna del Nostro, pur rimanendo in esso le rime alternate nei versi, si carica ovviamente di nuovi significati e possibilità rispetto a quello della tradizione delle nostre lettere.
L’opera di Velotti si accresce in originalità per l’associazione ad ogni singola poesia di un’immagine pittorica a colori o di una fotografia per la quale cosa il libro può essere considerato un ipertesto per l’interazione dinamica tra i due livelli espressivi che crea magia, sospensione ed una forte dose d’ipersegno.
C’è una stretta correlazione tra le immagini e le poesie e si costituiscono così forti effetti di suggestioni veramente intense che sono testimonianza dell’intelligente capacita creativa a tutto tondo dell’autore nel fare interagire i generi praticati.
A proposito della poliedricità di Nino si deve ricordare che è anche musicista e narratore: una vena fertile dunque in vari campi tra i quali, come in questo caso, si stabiliscono equilibrate osmosi, rendendo l’ordine del discorso veramente affascinante nella sua coerenza nella scelta dei temi trattati.
Non c’è un filo rosso, un motivo conduttore, un’unitarietà tematica nello strutturarsi architettonico delle pagine.
Ogni poesia, con sua relativa immagine, è dotata di autonomia e se si vuole ritrovare un comune denominatore tra i testi lo si ritrova a livello stilistico formale.
Infatti ogni sonetto è caratterizzato da una notevole abilità tecnica nel gestire le immagini e i contenuti.
La scrittura di Velotti s’invera di testo in testo attraverso una forte vena icastica e una grande leggerezza e non a caso il ritmo dei versi è serrato e produce piacevolissimi effetti di musicalità.
Il poeta punta il suo obbiettivo sulle più disparate e diverse tra loro situazioni della vita e le trasfigura in versi con le immagini a fronte quando per esempio fa il proprio autoritratto o fa parlare il gatto Charlie.
Emerge nella lettura di ogni tassello dell’opera una forte capacità introspettiva di Velotti che scava nei meandri della mente e produce poesie complesse.
E proprio il pregio maggiore che si evidenzia nelle poesie del Nostro è quello che si realizza nelle immagini, di strofa in strofa, nel riuscire a rendere insieme la suddetta complessità con una certa chiarezza per la quale non si sfiorano la scrittura anarchica o quella alogica.
Un esperimento creativo pienamente riuscito che potrebbe essere un modello da seguire, magari con qualche variazione, da altri autori.
*
Raffaele Piazza




martedì 18 settembre 2018

POESIA = GIUSEPPINA SCIORTINO

"La tristezza di Milano"
La tristezza di Milano è tristezza leggendaria, si racconta da anni.
Io la vedo a occhi chiusi, quando è giorno e quando annotta,
tra i carrelli della spesa e le insegne dei negozi.
La tristezza di Milano è una rete a maglie strette che per molti non esiste.
Si nasconde nella nebbia, si dirada con la pioggia, l’ora blu è la più lunga.
La tristezza è sempre troppa, popolare e sconfinata, fascinosa e ripugnante.
È frizzante ed è sciroppo, è qualcosa che t’aspetti, come i saldi a fine agosto.
La tristezza di Milano io la vedo e non la vedo ma ne sento un po’ l’affanno.
Io l’avverto sui miei occhi, fra le rughe del collo, sulla ciocca scomposta.
Cerco invano di versarla tra i pescetti del ruscello, nello stagno, nel naviglio.
La tristezza di Milano mi si legge su una mano, nella piega del polso.
La tristezza di Milano è leggera, lieve e fine, io l’afferro e già scompare.
*
GIUSEPPINA SCIORTINO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia e le previsioni atmosferiche"
Nell’intessersi dei pensieri
di Alessia con l’azzurrità
pervicace del sogno più bello,
in limine alla vita ragazza Alessia
nel ricordare di ieri del tempo
la previsione (bel tempo su Napoli
ma piove oggi un battesimo
di acque sull’esistere di Alessia)
lei prende il Rosario e prega Dio
e poi un solicello illumina il
sembiante con la preghiera
in sintonia perché Lui è luce
e San Gennaro ha fatto il miracolo
poi Alessia scrive una poesia.
*

"Alessia parte"
Partenza fiorevole per Alessia
ragazza per Firenze magica.
Autostrada d’incanti sottesa
alla casa – auto guidata da Alessia
come di 16 anni una donna.
Poi l’arrivo e il medioevo
nell’anima tra strade, chiese
e pittori postmoderni. Arno
a trascorrere nel senza tempo
delle acque del limpido fluire
nel sentirsi madonna Alessia.
*

"Alessia chiede felicità a Giovanni al bar"

Bar Celestiale al posto delle fragole
presso la marina fantastica dove
all’Albergo degli Angeli ha fatto l’amore
e ne porta nel viso le tracce in quel levigarsi
ragazza Alessia. Bar Celestiale per Alessia
nel chiedersi se oltre al sesso ci sia l’amore
e sta infinitamente. Chiede felicità
Alessia a Giovanni e lui sorride e la bacia
e la tocca con i suoi occhi mentre Alessia
prende il gelato a raffreddarle l’anima
e così esiste Alessia.
*
Raffaele Piazza

lunedì 17 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

MIRTA - Raffaele Piazza

"Anima di luna, tu Mirta", con quest'apertura e bellissima immagine che dà subito un'intensa sensazione d'irraggiungibilità, torniamo all'incontro insieme evanescente e fortissimo di Raffaele con l'amica scomparsa.
Ormai volato via il suo corpo nel salto supreme, "tu sei volata dal terzo piano della Reggia e hai aperto in me la ferita", è ormai alla sua anima che parla il poeta. Non si rassegna di averla persa per sempre - in un certo modo la rimprovera per questo atto che si potrebbe quasi definire come un tradimento incomprensibile -, e si rifiuta di tagliare il cordone che li legava. Così non smette di dialogare con lei attraverso i ricordi, alternativamente belli e dolorosi. Le acque del mare nel quale nuotavano felici sono diventate "acque del cielo", "fiume del paradiso".
Infinita la pena del poeta per la perdita dell'amica "senza peccati", "ancora così bruna e così donna", l'"unica amica nella ressa dei giorni quando mi traevi da tutti della vita i labirinti".
Torna ancora e ancora alla memoria, "dolce e ridente, sinuosa e sensuale", e sono momenti belli di felicità che neanche "il nulla" potrà cancellare, perché "sei viva più di prima". Ma questo tuo essere "dolce e ridente", chi sa cosa copriva e nascondeva, chi sa quali tormenti segreti hanno provocato questa "tua scelta di dolore"? Conosciamo mai veramente le persone che amiamo? Quali segreti si celano nelle pieghe della loro anima, che non siamo stati e non saremo mai capaci di intuire, percepire, lenire?
Particolare "l'amicizia uomo donna", "fiore raro" e tanto più prezioso. Mi hai lasciato partendo, sembra dire Raffaele a Mirta, l'amarezza e la pena, ma anche la bellezza dei ricordi, quando "giocavamo con le poesie". "ora non possiamo più giocare". Al poeta che oscilla tra questi due poli senza tregua, di più sono rimasti il dolore della perdita, la nostalgia profonda e la mancanza, negata, "perché ti sento ora più vicina di quando mangiavamo insieme". "Sento che adesso sei felice... senza peccati e mi apri alla gioia il varco."
Riuscirà mai, il poeta, se non a dimenticare, a ritrovare la serenità ?
*
Edith Dzieduszycka

POESIA = STEFANO VITALE

I-

Non è mai detta l’ultima parola
in questa vita lunga una frase intera
restiamo in equilibrio precario
su incerte latitudini
a sfidare la voce del silenzio
con l’inutile saggezza d’una causa persa
tra il muro, la finestra e il cielo
dentro al foglio bianco di latte
figlio d’un colpo di tosse
e d’una ferita coperta di sale
dove la lingua ricama sillabe e accenti
grezzo tappeto infinito d’aria e materia.

*
II -

Basta poco, un pensiero distratto
un salto da niente
per poter fare a meno di sé
per lasciare il mondo affondare
nello scuro silenzio che sfonda
il muro bianco della mente
mentre un fiore rosso spunta a sorpresa
nella neve sporca di fango
sul bordo sbilenco del marciapiede.

*
III -

Ci sono giorni felici
in cui salta il confine protetto
e si scioglie la pretesa della verità
e il battere quieto del martello
d’un pensiero ricuce la tela
delle ore rinate, rimesse in fila
sul fronte d’una nuova destinazione
ritorna l’antica primordiale carezza
della luce di passi ancora senza una meta,
gesti e mani senza la servitù d’una paga.
*
STEFANO VITALE
*
Stefano Vitale (1958) - vive e lavora a Torino - Giornalista pubblicista, è redattore della rivista “école”. Idee per l’Educazione (Como) dove cura la rubrica “Anni Verdi” e del giornale on line www.ilgiornalaccio.net con le rubriche “Fatti e Misfatti” e “Oggetti smarriti” dedicata alla critica letteraria e di poesia in particolare.

domenica 16 settembre 2018

POESIA = FRANCO CAPASSO

N° 37 -
Candida più candida
non c'è
Candida e Chiara
Bianca
più bianca
dell'allodola bianca
del fuoco bianco
più bianca della stessa neve
e del colore bianco
e della luce bianca
Candida
più candida
della mia terra nascosta
e mai scoperta
e mai ritrovata.
*
Franco Capasso . 1935 / 2006 ( da "Poesie del fuoco" )

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

"Percezioni dell’invisibile"---Antologia poetica a cura di Giuseppe Vetromile
Con fotografie di Gabriella Maleti--Edizioni L’Arca Felice – Salerno – 2018 – pag. 71

Il senso di una nuova antologia, come quella che prendiamo in considerazione in questa sede, va ricercato innanzitutto nella selettività del Curatore della stessa (in questo caso Giuseppe Vetromile) nello scegliere i sette poeti inclusi che, esprimendosi in maniere differenti, raggiungono in modo incontrovertibile esiti estetici alti.
I sette poeti antologizzati sono in ordine alfabetico Lucianna Argentino, Pasquale Balestriere, Floriana Coppola, Giovanna Iorio, Ketti Martino, Cinzia Marulli Ramadori e Marco Righetti.
Il filo rosso che guida l’opera vista nel suo insieme è quello della tematica delle percezioni dell’invisibile che si traducono in poesia, come afferma nella prefazione densissima e ricca di acribia lo stesso Vetromile.
Il testo è strutturato con la presenza iniziale della suddetta introduzione di Vetromile alla quale seguono le sillogi delle poesie precedute da un commento del curatore e poi vengono le note biografiche sugli stessi autori.
Sono presenti per illustrare il volume quattro fotografie di Gabriella Maleti.
Antologia dal titolo così sfumato e vago (Percezioni dell’invisibile) e nello stesso tempo accattivante e addirittura intrigante, come scrive il curatore.
L’invisibile stesso, nelle sue percezioni, nella sua vaghezza, è l’etimo sul quale le cinque poetesse e i due poeti sono stati invitati a dare le loro testimonianze in versi.
Argomento elusivo quello dell’invisibile da percepire che diviene forte nell’opera curata da Vetromile proprio perché si tratta di un’antologia poetica e in quanto proprio grazie alla poesia l’uomo può scrutare l’invisibile.
Come fa intendere il curatore, che cita Novalis, il quale affermava che la poesia ha molto in comune con il misticismo perché rappresenta l’irrappresentabile, vede l’invisibile, sente il non sensibile, l’arte e in genere tutta l’attività creativa dell’uomo è sempre una progressione, tesa ad un cammino inarrestabile e mai regredibile, verso l’irraggiungibile: è la ricerca che conta, molto più del “ritrovamento”.
La poesia e l’arte in generale hanno la loro genesi in profondità che il giorno non conosce e tendono a far venire alla luce frammenti di realtà che si avvicinano, tendono con tutte le loro forze all’invisibile che non può essere raggiunto in nessun modo perché non ha limiti.
L’inconscio controllato diviene quindi la provenienza dalla quale scaturiscono i versi ante rem prima della cosa che si vuole rappresentare e che non è attingibile, ente al quale ci si può solo approssimare e che viene a coincidere con l’invisibile stesso che è ineffabile.
L’intuizione poetica diviene per i poeti e le poetesse coinvolti momento essenziale per fare decollare i versi sulla pagina nell’autocoscienza che si tratta di una tensione fortissima ma che la meta può essere solo avvicinata tramite parole dette con urgenza in un contesto di consapevolezza.
E qui viene in mente ed entra in scena il tema del tempo che tiene in scacco la vita e che solo la poesia nel cogliere e cogliersi nell’attimo, feritoia atemporale, può superare e proprio nel momento dell’attimo ci si approssima maggiormente all’inattingibile invisibile.
*
Raffaele Piazza

sabato 15 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTON PASTERIUS



“Dodici racconti libertini non dozzinali”-- di Antòn Pasterius -- Fermenti editrice - 2018 --

Le caratteristiche artistiche di Antòn Pasterius mi sono ben chiare: una prima parte di queste è costituita dalle immagini (il Pasterius.pittore, che espone tra Parigi e Roma) ove si scatena una forte vivacità espressiva, probabilmente resuscitata dalle sue latebre di post-adolescente.
Proprio di recente ho visitato presso la galleria romana “Arti e Pensieri” la sua mostra “Le Esplosioni Universali 2018” e ne sono rimasta emozionata e colpita, scoprendo come alcuni accostamenti di forme, colori e soggetti, apparentemente in contrasto tra loro, trovino una loro sintesi del tutto armonica.
Uno stile fortemente personale ed unico che mi sembra trovi continuità nel secondo versante della sua espressività artistica, dove l'altro-Pasterius si colloca, alternativamente, all'interno del campo del linguaggio scritto.
Qui la consolidata metafora erotica dell'Autore si mescola sapientemente con una cospicua dose di un umorismo, il noto antidoto atto a raffreddare qualsiasi estasi, che abita sia il testo sia il sottotesto.
Quindi, un po' come nei suoi quadri, caldo e freddo, rosso e nero, élan vital e paralisi, vita e morte.
Ed è all'interno di queste coppie di contrari che si situa lo spazio espressivo dell'antico ma molto contemporaneo
scrittore. E, fra queste contraddizioni ossimoriche, Pasterius si muove agilmente, con ubiqua e costante disinvoltura.
L'ottantacinquenne sembra aver fatto proprio lo slogan principe della sua giovinezza, “l'immaginazione al potere”, e lo applica nel suoi brevi ma variegati racconti. Tutti quanti, cosa rara quanto per me personalmente molto importante, sono improntati ad una sorta di rispetto antropologico per il femminile. Questa sua collocazione sembrerebbe promanare da un suo profondo e non-paradossale “femminismo di marca maschile”.
Come se dicesse, rispettosamente, “le donne sono come gli uomini, solo che sono di sesso femminile”
Questa volta i racconti sono dodici, e si connettono idealmente ai “Nove pazzi facili” del 2016 e ai quattro racconti che danno vita e corpo alla Sezione Narrativa del recente numero 246 della Rivista Fermenti, del 2017.
Ma allora, in un prossimo futuro, dovremo attenderci “Le mille e una novella”, scritta da un unico autore? Non mi sentirei di escluderlo, se la sua lunga vita offrirà ad Antòn Pasterius, come mi auguro, quella ulteriore chance.
Intanto qui, i dodici acconti si inseguono con grande facilità e disinvoltura, facendo sfoggio d'una fantasia immaginativa ricca e rutilante di sapori e di colori.
Niente pennellate drammatiche, tutto scorre liscio, patinato e lussuosamente gradevole dal primo all'ultimo dei dodici brevi racconti. Anche i dubbi che possono animare i vari personaggi che vi compaiono sono trattati con leggiadria e leggerezza.
Per motivi di spazio non posso commentarli tutti, ma voglio almeno ricordare le avventure identitarie di “Se invece di essere me stesso” (una leggera e impeccabile costruzione iper-razionale sulla identità individuale) e “La voyeuse” ove - in maniera spiccatamente surreale - il presente, il passato e il futuro si alternano in maniera garbata e intrigante.
Dal mio punto di vista di donna mi sento adeguatamente rispettata, mentre da quello professionale posso affermare come sia assente ogni sfondone psicoanalitico, dimostrando il Pasterius una certa conoscenza teorica della materia.
Forse, attraverso i loro scambi, deve aver assorbito qualcosa da Antonino Lo Cascio, Past-President AIPA e suo Agente Generale per l'Italia, oltre che curatore e traduttore dal francese.
Concludo questa segnalazione scegliendo alcuni degli squisiti ex-ergo che precedono ogni racconto e che la dicono lunga sul continuo doppio sguardo sulle realtà narrate messo in campo dall'Autore (cfr. i primi due racconti):
il futuro è arginato / dal presente / che è compromesso / dal passato
se ti deve cadere / una tegola sul capo / è meglio che tu / lo sappia soltanto / a cose fatte
le favole erotiche / incarnano / le cronache / del proibito.
E, personalmente, mi permetto di aggiungere, traendola dal
suo recente “Blasfemie Concettuali e Aforismi (2017)” questa chicca:
Grazie a Magritte / sappiamo che / le foto / non sono mai la realtà / Sono le foto
*
Aprile 2018 - Cristina Brunialti, psicologo-analista AIPA

POESIA = GIOVANNI RABONI

"Commediola"
Non che me ne importi molto, sai. Non è mica
obbligatorio. E ho sempre queste cose
di scorta, il rametto da pelare , il profilo
dello scemo da intagliare nel bastone.
Non parliamone più, ti sembra ? (Il treno
riparte. Mai più buio di così.)
*
GIOVANNI RABONI
(da "Le case della vetra"- 1965)

mercoledì 12 settembre 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"In morte dell’Amica Mirta"

Ti specchiavi in me, Mirta
sottesa al tuo scenografico
suicidio e l’hai fatto veramente.
Mi parla la tua camera
dove ho dormito tra i tuoi
oggetti sul tuo letto.
M’invadono le linfe degli
alberi della tua villa (gli
aranci, i limoni e i melograni),
Mirta che dicevi che la vita
è bruttissima. C’era intimità
tra noi, Mirta nello spartirci
un gelato nel desiderarti.
Mi portavi al ristorante
dei vivi e ora sei cenere, Mirta.
*

"Dodici settembre di Alessia"

Napoli che sale negli occhi
di Alessia in auto guidando
come una donna refrigerata
dal climatizzatore diretta
ragazza Alessia a di Capodimonte
il bosco nel suo verde.
Ha appuntamento con lui
Alessia nell’intessersi con
del cielo la tinta i suoi pensieri
per fare l’amore senza avere
figli. Dodici settembre nel
differenziarsi da quello precedente
torrido. (Oggi spira il vento
e l’aria è secca). Pensa Alessia
a Giovanni e si chiede se
verrà per farlo tra le piante
rare da rinominare.
E così esiste Alessia.
*
Raffaele Piazza

martedì 11 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – Il Paradiso in Terra----Joker - Novi Ligure (AL) – 2017 – pag. 43 - € 12,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
"Il Paradiso in Terra", la raccolta di poesia di Loris Maria Marchetti che prendiamo in considerazione in questa sede, è risultata Vincitrice unica della Selezione per L’Agenda Poetica indetta dal Quadrimestrale di cultura letteraria La clessidra.
Il libro è scandito in tre sezioni eterogenee tra loro per tematiche e, per certi aspetti, anche a livello formale.
La poetica di Loris Maria Marchetti ha per cifra distintiva una forte vena intellettualistica, che si ripropone di raccolta in raccolta.
Con il tempo il poeta ha affinato i suoi strumenti espressivi e, attraverso il suo poiein, va delineando la sua concezione della vita dell’uomo di per sé stessa dolorosa, ma che può anche raggiungere la felicità.
E dunque la pratica della poesia come consapevole e catartico esercizio di conoscenza verso il superamento del varco montaliano.
Non caso, rispetto quanto suddetto, il Nostro ha scelto per il testo il titolo Il Paradiso in Terra, che risulta ottimistico.
Ovviamente Marchetti fa riferimento ad un paradiso laico, senza entrare nel merito della trascendenza, un paradiso che diviene sinonimo di gioia anche per chi, per dirla con Mario Luzi, vive sotto specie umana.
La prima sezione è composta da componimenti tutti senza titolo e si può considerare, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, un poemetto.
Il tema è qui quello del tempo che trascorre inesorabilmente insieme a quello della morte e dei morti, morti che continuano a vivere nella memoria e possono nella finzione creativa poetica diventare dei veri e propri interlocutori dell’io – poetante.
È presente un tu femminile al quale il poeta si rivolge, presumibilmente quello dell’amata defunta, figura della quale vengono detti pochi riferimenti.
Il poeta è davanti al suo sepolcro e con un volo della fantasia veramente molto alto e bello vede in lei la bambina (che forse mai conobbe in vita) proiettata verso le sue successive stagioni della vita quando il mistero impenetrabile del cosmo agiva a conformare in lei la donna nella virtualità di figlia, sposa, madre.
Si respira in questi versi raffinati e ben cesellati la forte sensazione di un sogno ad occhi aperti che si coniuga anche al tema metafisico del sonno.
In una poesia il poeta parlando con l’amata le dice che il sonno intermedio, in attesa della resurrezione del corpo lo dorme adagiata quietamente ai piedi della collina di Superga.
Ci sono un’intrinseca visionarietà e anche una venatura surreale nei precisi, leggeri e icastici tessuti linguistici che il Nostro ci propone, sempre permeati da bellezza, velocità e luminosità.
Le altre due parti del libro si diversificano notevolmente dalla prima per argomento avendo rispettivamente per oggetto un vero e proprio sogno americano in versi e la cronaca di un soggiorno a Parigi, città dalla quale il poeta immagina di inviare delle letterine.
Magia e sospensione sono i denominatori comuni delle composizioni che Loris ci presenta in questo volume.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 5 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – La via delle ortensie---Genesi Editrice – Torino – 2018 – pag. 35 - € 10,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
"La via delle ortensie", la raccolta del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Paolo Santarcangeli ricca di acribia.
Nel suddetto scritto il critico afferma che la poesia di Marchetti, malgrado qualche apparenza, non è facile, non è “aperta”, non è “fungibile”: esige più di una lettura ed una frequentazione “simpatetica”, tesa a cogliere la parola giusta che talvolta si nasconde tra le righe, con pudore e, “horribile dictu”, anche con intenzioni consolatorie.
Infatti, si può aggiungere, colpisce l’abilità di Loris di creare, delineare immagini (attraverso i sintagmi rarefatti) sempre avvertite, ben cesellate e raffinate nelle quali l’io poetante emerge come un acuto osservatore della realtà, come, per usare una metafora, un regista di film che punta non la cinepresa ma una penna acuminata sulle cose e sulla realtà del mondo per restituircela sublimata e rarefatta con quella che si chiama appunto poesia.
Di raccolta in raccolta Marchetti elabora esercizi di conoscenza profondi e sentiti e il fattore x della sua poetica, qualsiasi sia la materia trattata, i luoghi, i viaggi, l’amore o l’introspezione affabulante è sempre quello di una parola sottile e intelligente, pervasa da una forte attenzione che, se riportata ai campi della vita e della realtà, è piena di una brama di non sbagliare, di non fare errori: così la poesia stessa diviene propedeutica per la realizzazione di un esistere armonico, di un neoromanticismo controllato.
In La via delle ortensie si ritrovano costantemente magia e sospensione, senso della sorpresa che crea suspense anche attraverso le descrizioni, in una realtà quotidiana, di fatti semplici e apparentemente banali che si caricano di senso e quasi di mistero.
Come avviene in Troia, la prima poesia della prima sezione, nella quale uno dei monelli che giocavano a calcio chiede al poeta se è straniero, a lui con la sua faccia mezzo ebrea. di mediterraneo ad honorem.
L’autodefinizione di mezzo ebreo fa riflettere sul senso del dolore di un popolo, che riguarda anche il poeta che quasi somatizza le motivazioni del suo scrivere i versi per la particolarissima sorte degli ebrei stessi attraverso la storia.
La poesia eponima è pervasa da una forte carica di fascino che sfiora il neo orfico e il nonsense, piena di suggestione che porta il lettore ad un’immersione totale nel tessuto linguistico dal quale emergere veramente ammaliato.
La via delle ortensie stessa è detta come un non luogo e come un posto mitico insieme.
Lo stesso autore scrive che tale strada attraversa possessi illegittimi e rende grumi di vita inespressa, fittizia, sepolta e non è simbolo segno o ricordo e forse è l’essere stesso smateriato che si pensa. Il discorso del poeta potrebbe riferirsi ad una fusione ontologica dell’io – poetante con la stessa strada.
La raccolta è scandita nelle seguenti sezioni: Itinerario pugliese, La via delle ortensie e Traversata.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – La cripta di Superga---G. Giappichelli – Torino – 2017 – pag. 25 - € 10,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
"La cripta di Superga", la plaquette di Marchetti che prendiamo in considerazione in questa sede, ha come cifra distintiva la realizzazione di una poetica dei luoghi visibili, posti da visitare del capoluogo piemontese.
Il discorso del Nostro diventa intrigante perché si tratta di luoghi che si riferiscono al passato come i Giardini Reali e Piazza San Carlo.
Così entra in scena la nozione di cronotopo perché si tratta di luoghi del passato praticati nel nostro postmoderno occidentale e si crea quindi l’effetto magico e affascinante del tempo inserito nello spazio, in vari spazi.
Programmatica la poesia iniziale intitolata Un’ipotesi torinese nella quale il poeta si rivolge a Torino stessa definita amata – odiata città.
Nella suddetta composizione il poeta usa la metafora della donna – città, e Torino viene detta come una figura femminile sfuggente che offre al poeta il corpo ma non l’anima.
La città diviene una signora irraggiungibile e bella, un’amante perfetta per godere delle gioie dell’amore, e il poeta con intenso erotismo dice che la sua città quando fa l’amore tiene gli occhi aperti.
Torino e le sue bellezze soprattutto architettoniche come occasioni del poiein di Marchetti icastico, chiaro e luminoso e veloce nella sua leggerezza.
È presente il senso della ricerca della felicità, una gioia inseguita che pare irraggiungibile.
Infatti in Anche in questa città il poeta scrive: - “Pensare che la vita potrebbe essere così dolce/ anche in questa città- /la guglia della mole s’incastona nel cielo/ azzurro e rosato, l’aria tiepida…”.
Eppure, nel suo rapporto ambivalente con Torino, vincono gli slanci dell’anima che si traducono nella capacità di amare la città gustandone appieno le meraviglie artistiche.
Così la ricerca si fa esercizio di conoscenza e i luoghi stessi divengono, per usare una metafora musicale, la colonna sonora della vita.
Una scrittura attenta al dettaglio, raffinata e ben cesellata connota i tessuti linguistici di Loris che controllando le sue emozioni ci offre lo spaccato di una città interiorizzata.
E anche torinesi illustri come Gramsci, Gobetti, Monti e Pavese vengono citati per cogliere l’archetipo, l’etimo della mentalità torinese.
Un’opera originale questa plaquette di Marchetti nella quale è detto con urgenza il relazionarsi del poeta con il luogo d’origine in maniera intensa e a volte veramente struggente.
Siamo tutti sottesi al luogo in cui viviamo e questo emerge particolarmente in questo testo nel quale il poeta conferma la sua intelligenza creativa.
*
Raffaele Piazza

domenica 2 settembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka: "Haikuore" -- Genesi Editrice, Torino, 2017

Un tentativo di decostruzione del significante, un’evasione/ eversione , spesso più contenutistica che formale dalla angusta gabbia metrica dell’ haiku: ecco quel che subito colpisce e più attrae criticamente in questo recente libro di Edith Dzieduszycka, Haikuore , curato e prefato da Luigi Celi.
Vediamo subito qualche esempio di questi haiku dichiarativi. Pozzo profondo/ fucina d’haiku folta/ salto nel buio. Oppure questi: Senza eccezione/ sillabe diciassette/ né più né meno. E ancora: Ne va studiato/ il meccanismo oscuro/ ci vuol pazienza.
Provocazione e ricerca nella gabbia stretta della metrica di questo genere antico, apparentemente semplice, ma in realtà tramato di sensazioni ed equilibri insospettabili. Umorismo e distorsioni tematiche connotano vistosamente i testi delle sei ampie sezioni di cui si compone il libro. Programmatici si diceva sin dall’inizio i primi testi nella sezione Haikulla. Abbastanza legate ai temi tradizionali, ma già con vive scelte espressive, specie nei quinari finali, le sezioni intitolate Haikulto e Haikuculo. Estrapoliamo solo qualche esempio da queste due sezioni. Si pensi a Compito arduo/ calcolare le stelle/ panico puro. Emerge sì un timore, ma anche una sottile ironia nello smarrirsi nel conto esponenziale; un paradosso che genera sorrisi questo voler essere essere ragionieri, contabili della notte stellata! Impossibile a priori! Ironia che emerge anche in questo testo: Mortificata / si è scusata la rosa / fatto spinoso. A volte felicemente eretici, e sono forse i testi più interessanti, quelli amorosi, almeno sotto il profilo sociologico del vissuto quotidiano. Uno più uno / non sempre fanno coppia/ però qualcosa. Ed altri sono interessanti al riguardo la sfera pubblico/ privato, presenti nella sezione dedicata all’eros di Haikucucito, Arriva l’ora / del più niente da dire/ vertenza chiusa. Asettico, ma ironico e graffiante il silenzio dell’eros. Di questo tenore anche molti altri haiku compresi nelle sezioni finali di Haikucucito e Haikulmine. Un mondo di pensieri minuti popola dunque. quest’opera di Edith Dzieduszycka. Serve però anche un inquadramento generale del problema Haiku e della sua ricezione, per meglio comprendere quell’originalità che si evince dai testi che costituiscono la copiosa silloge dell’autrice.
Oggi la scelta dell’Haiku dilaga, specie sulla Rete. Un rigoroso minimalismo di antica tradizione è spesso ridotto a mero frammento: bonsai del quotidiano. Odicine all’ Impoetico Seriale, poi diffuso in forma virale! Ombra sermocinale di una vita in corsa che si affida a pillole di scrittura di pseudo quiete. Potremmo chiamarli … Sms di diciassette sillabe in tre versi! Una nuova app. da mettere su smartphone, flashes divita ridotta in pensieri minuti da condividere, o tenersi come diario del caos: ironico, gnomico , disperato o felice è l’arcobaleno dell’animo affidato a nuvole di scritture. Questo stato delle cose evidenzia sul piano critico e sociologico non solo un far west di auto e psico scritture, ma la consapevolezza che tale anarchia è segno decisivo, oggettivo del capolinea di ogni vero fare poesia. Ma poesia si può e si deve scrivere! Poesia è ombra di necessità del Sé; inquietudine in gabbia che va creativamente risolta. E allora per paradosso dilaga la forma dell’Haiku. Di questo genere, estraneo alla tradizione occidentale, vanno date alcune informazioni storiche e tecniche, anche per capire l’origine di taluni fraintendimenti, frutto anche di un sentire, di una mentalità storicamente e spiritualmente diversa tra oriente e occidente. Luigi Celi, che, come detto, ha curato il volume, ci guida in questo cammino storico ed estetico, con una premessa sull’antica poesia nipponica. Va chiarito in primo luogo il concetto di ku: le parti costitutive del tanka, forma poetica dominante in Giappone a partire dal IV secolo. I ku sono da intendersi come momenti, unità espressive di fenomeni catturati nei pittogrammi cinesi Kanji In sintesi l’Haiku, che rastrema la forma del tanka,- schema fisso di 5/7/5/7/7 ku- , è imperniato su una misura metrica fissa di soli 17 ku- 5/7/5 sillabe. Insomma solo la prima parte del tanka si mantiene. I ku erano le parti di un tanka che avendo una unità di senso servivano per contare quelli che noi chiamiamo erroneamente versi. Quando furono introdotti i kana, i pittogrammi - di ascendenza cinese - , furono mischiati con essi.
Ma questa è la storia di un genere! Ora la polimorfa scrittura di Edith Dzieduszycka segna un interessante bisogno di giocare con il linguaggio per dire epigraficamente con un suo haiku: Parole poche/ per guardare alla vita/ kuore conciso. Esempio perfetto, ci sembra, di un'ana scrittura rarefatta e minimale che la nostra poliedrica e creativa autrice usa con spregiudicatezza e intelligenza, cercando soprattutto squarci di sé e della realtà quotidiana, in consapevole allontanamento dalla tradizione di immagini quasi d’acquarelli, atemporali, come spesso sono i veri haiku dei maestri giapponesi. Un evento breve che trova d’improvviso la sua forma esatta, come acutamente ha riconosciuto Roland Barthes, verificando la cifra antidescrittiva dell’haiku tradizionale. I testi di Edith Dzieduszycka non sempre rispondono invece a questi canoni di esattezza, sono il magmatico specchio in onda di occhi- freccia sul mondo reale e su qualche atollo onirico.
*
Paolo Carlucci