sabato 27 febbraio 2021

CLOSE READING = RAFFAELE PIAZZA


***Raffaele Piazza – La Ricerca***
Bar Celestiale per Alessia
nel bere fredda la vita
che arriva al pozzo dell'anima.
A che età l'hai fatto per la
prima volta? Chiede Alessia
a Veronica che arrossisce
e dice sono vergine. Trasale
Alessia e poi ride come
una donna di sedici anni
e ride anche Veronica.
Guarda il cielo e se ne fa
una veste azzurra Alessia
nell'entrare nel file segreto
del cuore (il mistero
da custodire).
Arriva il cameriere e guarda
le ragazze e trasale
e ride di nuovo Alessia.

Confidenze tra amiche al Bar Celestiale, nome alquanto adatto! Ritroviamo Alessia, la portavoce e musa di Raffaele. Curiosa e un tantino indiscreta interroga la sua amica Veronica. “A che età l’hai fatto per la prima volta?” Non precisa che cosa… Potrebbe trattarsi di qualunque fatto… ascoltare Giorgia, Elisa o Beethoven… mangiare cioccolata… fumare… bere vino bianco… salire su un albero… prendere l’aereo…che so ancora?
Invece no. A domanda vaga, risposta molto netta che non ha avuto bisogno di contorni dettagli precisazioni per essere capita… Come fosse ovvio! Fare l’amore, da sedici anni in poi, è l’argomento chiave, l’oggetto principale d’ogni conversazione a quell’età, triviale tra i maschi, conturbante e stuzzicante tra le femmine.
E quando Alessia, come sempre di rosa o questa volta di blu cielo vestita, viene a sapere che Veronica è ancora vergine, trasalisce sorpresa e quasi incredula. Un tale candore non può che farla ridere e prendere in giro la sua amica “ritardata”!
Anche il cameriere sembra aver capito di che si tratta, così s’istaura tra di loro una complicità fatta di sotto-intesi divertiti, un episodio allegro che ricorderanno con nostalgia e tenerezza “da grandi”!
*
Edith Dzueuduszycka - 26 febbraio 2021

mercoledì 24 febbraio 2021

RIVISTA = POETI E POESIA


***Poeti e Poesia – Rivista Internazionale - N. 51 – Roma – Dicembre 2020 – PAGINE Direttore Elio Pecora***
Nel panorama contemporaneo delle riviste di poesia italiane Poeti e Poesia, quadrimestrale, occupa un posto di rilievo per l’alta qualità dei testi critici e poetici che di numero in numero ospita.
Scorrendo il sommario del numero della rivista, che prendiamo in considerazione in questa sede, troviamo conferma di quanto suddetto. Inizialmente incontriamo l’interessante sezione La poesia che si pensa che include un frammento di poetica di Nelo Risi tratto dal volume Di certe ore, Oscar Mondadori, 2016.
Segue la sezione Poeti italiani con i testi poetici di Mihail Banciu, Luca Campana, Maria Clelia Cardona, Davide Colletta, Leone D’Ambrosio, Menotti Lerro, Natalia Stepanova e Simone Zafferani.
Poi Poeti stranieri: Ihan Berk, nella traduzione di Nicola Verderame, Paul Celan nella traduzione di Anna Rachat, Alice Oswald nella traduzione di Giancarlo Corella e Marco Albini e Eugenio Solonovi tradotto da Bianca Maria Balestra, Claudia Scandara, Caterina Graziadei.
Da leggere e da rileggere Elio Pagliarani.
Saggi e riflessioni: Gandolfo Cascio A cena con Gabriella Sica, Gianluca Della Corte Una semantica del buio e della luce in Sandro Penna, Raffaele Piazza La poesia come strumento politico di Rocco Scotellaro, Paolo Popoli Il calcio nella letteratura, Brunello Tirozzi Geometria e poesia in Dante, Annamaria Vanalesti Gli haiku alfabetici di Mariella Bettarini.
Interessante in La poesia che si pensa l’affermazione di Nelo Risi che scrive che bisogna che il poeta oggi si renda conto che non ha nessuna missione da compiere: deve ridimensionarsi e muovere coi piedi ben saldi sulla realtà se vuole ottenere un risultato non effimero nel segno di quella grazia che non è appannaggio dei mistici se lo steso Marx la poneva come traguardo del sogno rivoluzionario. L’artista, quando crea, sogna di essere libero. Rendere concreti i propri sogni, ecco uno dei compiti del poeta, che non vuol dire tradurre sulla carta i fantasmi della notte precedente.
Affermava Maria Luisa Spaziani che nella poesia fondante è il ritmo che è quello che crea la musicalità del verso e si può affermare che con l’adozione, nella poesia occidentale, del verso libero si è verificata una vera e propria rivoluzione copernicana nel campo. Ora, come affermato da Eugenio Montale, bastano una penna e un foglio per scrivere poesie e salienti sono le testimonianze di bambini che hanno scritto splendide poesie.
Poeti e Poesia nel suo essere autorevolmente sulla scena della poesia contemporanea da numerosi anni è una delle tante conferme che attualmente la poesia è vivissima e dalla nascita del fenomeno internet le possibilità dei poeti si sono moltiplicate in modo esponenziale. Quindi del tutto contro l’assunto di Adorno sulla fine della poesia dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto, in un postmoderno occidentale dominato dall’incomunicabilità, la poesia è sopravvissuta come forma d’arte e di valore, contro ogni previsione e questo è un sintomo positivo nella nostra società consumistica e alienata.
*
Raffaele Piazza

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***Alessia e il 2021***
Attimo prealbare rosapesca
nello scendere nell’ansia
di Alessia 2021 e ci sarà
dell’anima la vaccinazione.
La stellano gli amuleti
ragazza al colmo della
grazia Alessia e pace
nelle cose azzurre del mondo
e pace nell’intimo
di Alessia 2021 di speranza
i biglietti per Parigi in jet
e la felicità della fine
della pandemia e da incubi
del nero soavità di sogni
come Nausica Alessia ragazza
dalle belle forme
nello spargere nel 2021 il flusso della fragola
nel parco condominiale
di margherite.
Raffaele Piazza

martedì 23 febbraio 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


***“Spiaggia”***
Il segno sugli scogli è nell’immenso dondolio
che raccoglie i ricordi ad uno ad uno,
sbiadite tracce dei frammenti dell’inconscio,
pugnalato al fragore delle onde.
Per completare il dubbio le arterie
ad ogni spazio hanno le note dello sciacquio,
che ritorna da quando tu sei andata via,
tra le agili pareti di legno nell’antifona azzurra.
Questo è l’andare stretto del tempo che a deriva
è ancora spinto per cesellare scritture nel vuoto,
lasciando precipitare l’orlo della mente
controllando le ore, per coniare la giusta scultura
delle nuove illusioni.
Spettacolo illusorio la realtà
con tentacoli ardenti dell’errore,
contorcendo il virus imbestialito
ad angoli più bui di pulsazioni.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 21 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANCARMINE FIUME


***Giancarmine Fiume -"!u!"---puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 75 - € 12,00***
Si tratta di una raccolta di poesie dal titolo originale perché l’unità minima u che in gergo fumettistico e anche nel parlare quotidiano sottende il senso della sorpresa e dello stupore qui diviene simbolo proprio del fare poesia per la meraviglia e l’emozione che sono correlate al poiein poetico stesso nel trasmetterle l’autore al lettore.
Il volume presenta una prefazione di Michelangelo Zizzi esauriente, acuta e sensibile ed è scandito nelle scansioni In descensus inferis e Chiara luce alle quali segue una nota dell’autore. Dai suddetti nomi delle parti che costituiscono il libro si potrebbe pensare all’intento del poeta di stabilire a livello ontologico una discesa virtuale nel dolore, nella perdita e nella morte dell’io-poetante che ha come antitesi e sintesi una risalita nella chiara luce che diviene redenzione e rinascita in un passaggio dalla disperazione alla serenità, accadimento che non vive solo il poeta ma che ogni persona ha sperimentato per il fatto di essere sotto specie umana.
Tutti i componimenti sono privi di titolo e per l’unitarietà formale, stilistica e contenutistica il libro potrebbe essere letto come un poemetto composto da due cantiche in rapporto dialettico tra loro.
Cifra distintiva della poetica di Fiume, che a quaranta anni celebra il suo felice esordio con questa raccolta di poesia, è quella di uno scrivere del tutto antilirico e anti elegiaco, nell’esprimersi con una parola icastica spesso gridata e mai sussurrata e sempre debordante ed espressione di un inconscio controllato. Centrale il tema amoroso nel rivolgersi il poeta ad un tu che è presumibilmente la persona amata in una maniera sensuale, modalità nella quale predomina la corporeità nel passaggio dai sensi ardenti alla parola usata per fermare l’attimo ed eternare situazioni sia che siano sofferte sia che siano gioiose riguardanti la dimensione amorosa e la capacità d’amare.
È presente nelle composizioni spesso un palese riferimento alla quotidianità e al vissuto personale per esempio quando è descritta l’azione del parcheggiare la macchina e l’atto di misurare nei pozzetti, con particolari attrezzi che si possono considerare strumenti umani, i contatori dell’acqua. Erotismo e misticismo si coniugano emblematicamente nell’efficace strofa nella quale e detto che inizia una messa e dal sesso dell’amata definito caverna affiorano ferruginosi i sospiri di una crescente litania.
Il poeta è alla ricerca del senso della vita e sembra divenire un feticista del quotidiano nel captare con la sua cinepresa puntata sulla realtà del mondo ogni sfumatura dell’esistere ed è proprio la figura della donna amata in ogni sfaccettatura della sua essenza nella relazione ad essere la più filmata in un rapporto in bilico tra gioia e dolore se è vero che l’amore fa soffrire anche se può riservare ineffabili gioie e l’amore stesso può essere ossessione che però può dare buoni frutti.
Bella l’espressione io resto aggrappato ad un lembo del tuo sorriso sull’assito del mio gravido tormento e si ha la sensazione che il poeta voglia pareggiare la partita con l’amore con l’amata anche se si ha l’impressione che il gioco lo vinca lei perché leggendo quanto scriva il poeta è lei la parte in causa dominante.
*
RAFFAELE PIAZZA

sabato 20 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI


*****Nazario Pardini: “Alla volta di Leucade” – Ed. Mauro Baroni – 1999 – pagg. 128 - € 9,30***
Giunge, gradito, un volume ormai datato, ma ricco di sospensioni poetiche ondulanti fra il mistero della favola e le contorsioni del quotidiano. Il canto modulato della memoria che riaccende ricordi e invita ad una frequentazione spirituale ricamata da componimenti che intessono un continuo canto di rassicurante dolcezza.
La necessità vitale del comunicare è modellata dalla visone del “sé” e del mondo interiore, disvelando le modalità dell’atto creativo nell’analisi del fantasma, dell’illusione, del musicale, che è alla base della struttura inconscia.
Le profondità del segnato attraversano una dolente tensione lirica, un vago desiderio di plasmare la realtà in immagini che erompono da un’emozione estetica.
Cinque i capitoli di questa raccolta: “Stagioni” interamente dedicato al tema della memoria, “Canti liguri”, quattro poesie intitolate al paesaggio, “La sera di Ulisse- poemetti serali” dove si intrecciano illusioni per una sempre nuova parola, viva di riflessi, “Fuga da settembre” con la tessitura di ricordi tra miraggi di costellazioni, e “Sulle rive del Biondo e dello Xanto- Canti arcaici” nella congeniale vitalità poetica , che distingue un autore impregnato di infiammata cultura.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 19 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALESSANDRO DI NAPOLI


***Alessandro Di Napoli : “Dieci anni di poesia tra meraviglia e impegno civile” – Ed. Centro documentazione sulla poesia del Sud- 2020 – pagg.564 -€ 20,00
Non nuovo alla ricerca culturale ed in particolare alla indagine sulla produzione poetica contemporanea Alessandro Di Napoli propone alle stampe un volume di notevole spessore, raccogliendo gli scritti da lui firmati tra gli anni 2008 e 2017.
“Uno degli aspetti più importanti dell’indagine statistica di Alessandro Di Napoli – scrive Paolo Saggese nell’introduzione- è rappresentata dalla straordinaria attenzione alla ricostruzione bibliografica: infatti si riconosce allo studioso un lavoro di scavo e di ricerca della bibliografia di straordinaria importanza soprattutto quando occorre dimostrare la fondatezza di un’ipotesi o quando occorre fornire notizie precise e puntuali al lettore. Questa cura è frutto di un vero e proprio amore per il libro, che induce lo studioso a raccogliere, acquistare, conservare volumi correnti ma anche rari, e a richiamarli all’attenzione di amici e collaboratori, quando l’occasione lo richieda.”
La letteratura italiana ha bisogno in questi anni di fermenti politici, sanitari, sociali, vertiginosi, ha bisogno di un ripensamento che possa dare ordine e struttura definitiva alla produzione poetica che viene realizzata in maniera disordinata ed approssimativa. C’è bisogno sia per la storiografia che per il lettore sprovveduto di un organigramma che possa dettare e delineare i binari di una proposta creativa degna di essere conservata.
A questo obiettivo mira il libro che abbiamo in mano.
Oltre ad una ricchissima raccolta di scritti di decine e decine di autori Alessandro Di Napoli offre in questo volume saggi dedicati alla produzione poetica e ad una serie di studi e antologie che trattano lo stesso argomento passando in rassegna le opere in particolare di Salvatore Anzalone, Donato Luigi Cassese, Domenico Cipriano, Massimo Ciotta, Francesco Di Sibio, Vincenzo D’Alessio, Ittaviano Di Biase, Carlo Di Lieto, Raffaele Della Fera, Alfonso Attilio Faia, Mario Fresa, Giuseppe Iuliano, Pasquale Martiniello, Giuseppe Napolitano, Ugo Piscopo, Alessandro Ramberti, Gianni Rescigno, Paolo Saggese, Salvatore Salvatore, Sangiuliano, Armando Saveriano, Antonio Spagnuolo e Giuseppe Vetromile.
Un panorama caleidoscopico, dalla impostazione rigorosa, ed immerso nel magma bollente nel segno della indiscutibile validità della critica.
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ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 17 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIELLA BETTARINI


***Mariella Bettarini : “Haiku alfabetici” – Ed. Il ramo e la foglia 2021- pagg.72 - € 12,00***
Instancabile operatrice culturale Mariella Bettarini si cimenta in una caleidoscopica impresa poetica, in una soluzione personale dell’alfabeto, provocazione per un susseguirsi di gioielli ritmici a partire dalla lettera A per chiudere con la lettera Z.
La evidente difficoltà di stendere ben 130 haiku si manifesta nel monotono procedere della lettura, che diviene pagina dopo pagina uno strano ritornello ripetitivo, un susseguirsi di fraseggi, quasi tutti volti alla luminosità della filosofia.
“Meriterebbero tutti gli haiku di questa raccolta – scrive Annamaria Vanalesti nella postfazione - d’essere commentati, perché ci squadernano una visione totalizzante della realtà, ma soprattutto dell’umanità, pervasa da un sentimento corale di pietas, che si configura come costante condivisione e compartecipazione con gli altri alla vita, pur nella sua quotidiana drammaticità, nel suo ineludibile e quotidiano mistero.”
Un tentativo in cui ritroviamo momenti di intensa complicità nella scrittura del “pensiero”, come tratteggio di una fusione con la ricerca.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = GABRIELLA FRENNA


***Gabriella Frenna – "Sguardo d’artista"--- omaggio a Michele Frenna e a Raffaello Sanzio nel 500° anniversario della morte
Magi Editore – Patti (Me) – 2019 – pag. 111 - € 10,00
Sguardo d’artista, il composito volume che prendiamo in considerazione in questa sede, può essere considerato, in senso lato, un ipertesto strutturato attraverso l’interazione e l’intersecazione di più linee di codice di natura artistica e concettuale.
Infatti nel suddetto libro si ritrovano molto bene amalgamate tra loro parti biografiche, saggistiche, poetiche e di riproduzioni di opere di carattere figurativo del genere del dipinto e del mosaico. Gabriella Frenna è l’autrice delle poesie sempre ispirate ai dipinti di Raffaello Sanzio e ai mosaici di suo padre Michele, tutti riprodotti a colori, ed è anche la coordinatrice del testo che include la biografia di Raffaello (1483-1520), lo scritto La Fornarina, il vero amore di Raffaello, la presentazione di Luigi Ruggeri e la nota Fede e arte in Raffaello Sanzio.
Come nota Ruggeri quando si scrive o si parla di grandi personaggi della storia, come del pittore urbinate e li si vuole contestualizzare nel tempo presente, bisogna sempre procedere con cautela. Così ho inteso muovermi fra le pagine di questo libro per cogliere aspetti artistici del grande maestro e porli, più che a confronto con Michele Frenna, in rapporto con la causalità dell’opera artistica. Il segno pittorico – musivo attraversa il confine della leggibilità narrativa e della scrittura per mettere a nudo la materia continuamente immersa in un costante, oggettivo, e pacificante flusso metamorfico.
Per quanto riguarda la poetica della Frenna bisogna affermare che appartiene tout-court al genere neolirico nelle descrizioni delle opere dei due autori. Poesie - riflesso che sono tutte affabulanti, poesie come didascalie alle geniali invenzioni figurative dei due artisti così distanti nel tempo tra loro eppure così vicini perché accomunati dal comune denominatore della fede nel carattere salvifico ed epifanico dell’arte attraverso forme che si mantengono, nelle loro totali differenze, connotate da efficaci cromatismi senza mai praticare i campi dell’astratto o dell’informale.
Le poesie sono tutte centrate sulla pagina e sembrano fluire in lunga ed ininterrotta sequenza come ruscelli icastici e leggeri di parole e le immagini dedicate alle icone scaturiscono le une dalle altre. Attraverso l’unirsi di poesia e pittura ci si ritrova nella dimensione dell’ipersegno e anche nei felici connubi il fortunato lettore ritrova il piacere del testo nelle scorrevoli e narrative poesie nitide e luminose che possono considerarsi come specchi dei quadri e dei mosaici in una sinergia esaltante sia che si evochi l’atmosfera rinascimentale sia che si tratti di segni della nostra contemporaneità perché l’Arte è atemporale.
In una poesia Raffaello viene detto con urgenza divino perché ritrasse nelle pitture l’ideale classico della somma bellezza con grazia e nobiltà dei bei atteggiamenti e in altri passaggi poetici Gabriella sembra entrare nell’officina del pittore nel suo descrivere anche tecnicamente il suo poiein di artista. Per quanto riguarda l’arte di Michele Frenna (1928-2012) si deve mettere in rilievo che ha praticato nella sua vita l’originale genere artistico del mosaico con i tasselli di vetro alimentato dal senso di stupore e di amore per la sua terra siciliana e le sue opere sembrano raffigurazioni pittoriche viste da lontano quando invece sono mosaici ben delineati con gradevoli tonalità cromatiche che si amalgamano con armoniose sfumature dove un ruolo importante lo gioca la luce.
Quindi come dal titolo il libro in toto, nella sua complessità, è un acuto sguardo d’artista e anche al lettore spetta il compito e il piacere estetico di guardare, leggendo la sinergica interazione che si realizza nei vari campi espressivi.
*
Raffaele Piazza

martedì 16 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GRAZIA PROCINO


***Grazia Procino : “Di albe e di occasi” – Ed. Macabor – 2021 – pagg. 81 - € 12,00
La sobria prefazione firmata da Alessandra Corbetta inizia con un serrato incipit incursore.
“Nanni Balestrini, con il suo consueto dire provocatorio, sosteneva che la poesia non possa salvare più del giardinaggio o del balletto ma, attraverso la forma della parola, possa riscattare dal dolore dell’esistenza; conserva, di questa precisa considerazione, tutta la potenza attribuita al riscatto, poiché Grazia Procino, nei versi che compongono la raccolta, si mostra consapevole dei limiti e dell’indomabilità del verbum e, al contempo, della sua forza sovversiva, realmente capace di modificare lo status quo delle cose. Qui, dunque, nella possibilità di un cambio-binario dell’esistenza, sempre attuabile grazie all’arte poetica, risiede il nucleo pulsante dell’opera.”
Un incipit dunque che avvisa per una lettura attenta, proiettata verso una scrittura che della cultura è lucido riflesso.
Le emozioni che la parola poetica insegue sono ricami leggeri, intessuti con il garbo di un animo irrequieto, quasi uno stato di fusione continua, che prende forma tra i momenti del silenzio interiore, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali e gli occhi nostri diventano acuti e penetranti, ed i momenti in cui si chiarisce la realtà quotidiana, ricca di sorprese e sospensioni.
Così le incertezze dell’assenza schiudono un alito leggero: “Non so più nulla di te/ in quale casa hai riparato le tue fragili ossa/ la tua mente occupata/ a domare gli eventi/ a classificare le cose/ quali voli intessi/ in quali veglie preghi/ quel Dio cui affidasti/ i timidi sorrisi.” Le memorie incidono il ritmo che il poeta riesce ad elaborare alla ricerca di un universo che si discioglie nel tempo e non viene più rivissuto, tra le donne del paese che tentavano di “rattoppare i dolori” e gli uomini intenti a racimolare il pane.
Incalza lo scenario delle illusioni e “nella morsa della distanza/ non penso al dolore della mancanza/ anelo al ritmo più lento/ dell’estate ricca di frutti squillanti/ cerco, cerco/ tra sterpaglia e gramigna l’ultimo nostro bacio/ e trovo più gioia in un rovo/ che nella curva del tuo abbraccio.”
Anche la danza dei pensieri sulla banchina del porto diviene puntuale passaggio dei sentimenti che alimentano il sub conscio della scrittrice, uno scenario che gioca a rimpiattino con il “mondo opaco” e si dipana nella illusione di una voce salvifica.
Prendere coscienza della propria immagine diviene percezione dell’io poetante, soggetto che non è un’apparente contraddizione della energia vitale, ma spontaneo prolungamento della propria soggettività tormentata che si ripropone nella apparenza della irrealtà.
I paesaggi hanno il respiro “delle pietre ferite”, nel variopinto tratteggio ove la tenerezza appare nei volti dei vecchi e dei bambini, ed il prato ha il magico tocco della freschezza dell’erba.
Un tocco personale vorticosamente affonda nell’amore, un amore che la poetessa dichiara vitale sino a quando “gli occhi vigili scruteranno l’orizzonte del nostro tempo, e le gambe sorreggeranno il peso del corpo con le spalle curve”. Disegno di un’intima intensità che traluce e trasporta nelle pieghe della tenerezza.
Grazia Procino ha il canto che si inanella nel valore spirituale, donando tutto ai quesiti esistenziali, nell’irrequietezza del fatto di esser/ci, come esperienza vertiginosa dal passo ondulatorio degli stati d’animo, a volte riflessivi, altre volte descrittivi, altre volte ancora intimistici, che con tutta la loro potenza emotiva, musicalmente attraente, affiorano con dolcezza espressiva.
Poesia questa che si inserisce con impegno validissimo nelle esperienze contemporanee per la sua formulazione che diviene stato di grazia nell’indissolubile catena tra poesia e vita.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


*** “La notte”***
Immobile la città nella notte
in cui il plenilunio illumina vicoli,
scalini sospesi alla brina
le case ridotte a tuguri.
La notte ha il senso del tempo
dentro le mura ingiallite, l’un contro l’altra
quasi volesse trincea di rottami
inghiottiti dal buio, le labbra bruciate dalla sete.
Un’eterna domanda ha più immagini
che si gonfiano alle stranezze del silenzio.
Immisurabile verità l’oblio che nasconde
l’urlo dalle sette teste.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 14 febbraio 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***Alessia e San Valentino 2021***
Cielo freddo dell’azzurro
a tessere di energia trasparente
per ragazza Alessia una veste
con l’aria polita nell’interanimarsi
il giorno di San Valentino
e il dono è la forza di Giovanni
nel prenderla all’Albergo degli
Angeli. Nell’immensità per i
fidanzati urla il gabbiano:
attenzione!!! Il figlio può attendere
e Alessia cerca gli occhi.
*
Raffaele Piazza

sabato 13 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI


***Nazario Pardini : “Lettura di testi di autori contemporanei” (volume V -2018-2020) - Ed. The writer – 2021- pagg. 1058- € 30,00
I coinvolgimenti ed avvolgimenti politici che distinguono questi primi venti anni del nuovo secolo credo siano un indiscutibile intoppo alla dissertazione culturale, qualunque essa sia: dal semplice discorso sociale alle elucubrazioni filosofiche, dal tentativo di critica letteraria alla scrittura in genere, ed alla poesia in particolare. Ulteriori difficoltà alla diffusione del libro lo ha evidenziato questo inaspettato esplodere della pandemia, che ha sospeso a cicli alterni diverse attività, compresa l’editoria.
Nazario Pardini, inesauribile operatore culturale, sfida le intemperie e pubblica un volumone di ben 1058 pagine, pieno zeppo di preziosissimi interventi. Recensioni, brevi saggi, liriche, commenti, in un progetto policromatico che mira a diffondere quanto di più significativo è stato scritto di poesia e per la poesia nell’arco di tempo che va dal 2018 al 2020. Gli autori presenti sono numerosissimi: da Anna Vincitorio allo stesso Pardini, da Luciano Domenighini a Patrizia Stefanelli, da Pasquale Balestriere a Maria Grazia Ferraris, da Rossella Cerniglia a Raffaele Piazza, da Ester Cecere a Marco dei Ferrari, da Franco Campegiani al sottoscritto, da Caludia Piccinno a Mattia Cattaneo, da Lidia Guerrieri a Lino D’Amico, da Lorenzo Spurio a Ivan Pozzoni, per citarne soltanto alcuni.
Un lavoro da certosino, capace di convogliare con precisione ed accortezza contributi critici nutriti e validamente sorretti da un consistente bagaglio culturale. Un vademecum gigantesco dall’ampio respiro, che va sorseggiato con attenzione per approfondire l’attento studio che lo sostiene.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 9 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RICCARDO MAZZAMUTO


**Riccardo Mazzamuto: “Divieto di calpestare formiche” – Ed. Eretica – 2021 – pagg.88- € 13,00 –
“Antologia in versi 1983-1997” è il sottotitolo, poesie giovanili presentate in elegante veste tipografica, nel costante martellare del verso, che giunge in una improvvisa e luccicante musicalità.
Lo scorrere rapido del soliloquio affonda nelle percezioni del quotidiano, che avviluppa e sorprende il poeta sussurrando: “Accarezzo velluto/ armonioso/ con la mano in calore/ evidenzio il dito lungo/ e l’affondo:/ avanti indietro su giù/ su giù avanti indietro/ avanti indietro su giù…lei comincia a gustare ogni attimo.” Uno sprofondare nei piaceri della carne, ammiccando a momenti di malcelata lussuria. E non teme la fine che la falce nera propina: “Brindisi orgasmi/ anche per quella/ notte il sorriso/ arrivò sazio di sperma/ lasciando il posto/ a lei, madama morte…” anche quando il canto diventa musica impercettibile e “la mente si trasforma/ in tela con blu viola/ azzurro verde rosa.”
La leggerezza del dettato, il celere intrecciarsi in nessi del respiro corto e a volte affannoso, l’architettura metrica della scrittura si adagiano su di uno spartito di accattivante ripartizione figurativa.
L’indefinito concede la possibilità di rompere gli stampi del consueto per recuperare i silenzi amalgamando il sentire con la vicenda umana travolta dal tempo.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 7 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI =TERESINA GIULIANA PAVAN


***Teresina Giuliana Pavan – Alla fine del giorno - Edizioni Tigullio – Bacherontius – Santa Margherita Ligure – 2020 – pag.47
Teresina Giuliana Pavan è nata a Rovigo dove risiede. Già insegnante partecipa attivamente alla vita culturale del suo ambiente e alle iniziative delle associazioni culturali di cui fa parte: “Gruppo Autori Polesani”, “Le Voci della luna, “ANPAI”, “Federazione Nazionale Esperti e Critici d’Arte”
Dal 1994 partecipa a concorsi letterari classificandosi sempre tra i vincitori e ottenendo lusinghieri apprezzamenti dalla critica.
La raccolta Alla fine del giorno è prefata da Marco Delpino con uno scritto intitolato Nel dolore trionfa la vita e presenta una postfazione dell’autrice stessa dal nome Una voce dell’anima. La poetica dell’autrice, nel delinearsi nella maniera della linearità dell’incanto e della chiarezza, che non è elementarità, va nettamente controcorrente nell’attuale panorama italiano della produzione poetica dove predominano i neo orfismi e le varie forme di sperimentalismi.
Il volume è caratterizzato dalla struttura dei versi che formano i componimenti che sono tutti centrati sulla pagina, fatto che crea un ritmo che nel suo delinearsi produce una forte musicalità. Il titolo ha una valenza metaforica e simbolica, nel coglierne pienamente il senso. Infatti se la fine del giorno è la sera, la sera stessa pare divenire correlativo oggettivo dell’ultima parte della vita, l’anzianità. Non a caso la poeta spesso rievoca costruttivamente l’infanzia e la giovinezza per riattualizzarle in positivo oltre la vana nostalgia per il passato che è sempre incontrovertibile.
E il pensiero del lettore va inevitabilmente alla poesia di Foscolo Alla sera che ha per tema la morte come sera a livello simbolico nella sua quiete. Da quanto suddetto il tema del tempo, che a livello di cronotopo s’immette nello spazio, è fondamentale in quest’opera e lo spazio stesso è fatto di scenari domestici oltre che di squarci naturalistici di grandissima bellezza. Protagonista è la natura detta idillicamente e in modo elegiaco, una natura primeva che ha una forte carica ammaliante.
In copertina si ritrova un dipinto ad olio di Mosè Baratella che illustra una sorgiva spiaggia con due figure sulla riva che guardano il mare in una magia visionaria che bene s’intona con i versi della Pavan.
Inoltre dello stesso artista è inserito tra le pagine un disegno che pare evocare una danza d’amore in un’ambientazione vagamente classicistica. Cifra fondamentale del poiein di Giuliana pare essere una vena neolirica toutcourt, tipo di versificazione che trova i suoi antecedenti nelle produzioni dei poeti dei secoli passati più che nel presente. Belle e alte sono le varie immagini raffinate e ben cesellate che la poetessa produce, icone tutte diverse tra loro che realizzano un caleidoscopico effetto, una polifonia, un mosaico. I componimenti si situano sempre nella feritoia tra gioia e dolore ed è presente spessissimo un tu. una figura della quale restano pochi riferimenti alla quale l’autrice si rivolge in modo sentimentale.
A questa persona lancia messaggi in bottiglia e si comprende che è un individuo importante nella sua vita e presumibilmente si tratta dell’amato con il quale l’iopoetante si svela. Complessivamente il libro può essere letto come un poemetto anche per il fatto di non essere costituito da sezioni.
Un suggestivo canzoniere della memoria soggettiva, un elegante esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza

sabato 6 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCO IANNONE


**Francesco Iannone : “L’usignolo di ferro” Ed. round midnight – 2021 – pagg. 40 € 15,00
In sole cento copie numerate e con la delicatissima aggiunta di quattro cartoncini riproducenti opere di Flavia Peluso ecco un volumetto elegantemente pubblicato in formato 15 x 15.
Poesia delicata questa di Francesco Iannone, che nasce come eco di possibili canti fanciulleschi e si sviluppa in un ritmo tutto personale, quasi racconto di una quotidianità che si snoda nella scioltezza del parlato.
La “mamma” piange sul divano come in tivvù Valeria Marini, i ragionamenti dei “grandi” hanno umori bizzarri, “quando mi sveglio ho una gran voglia di giocare”, “non è vero che è sempre stupendo essere bambini”, “quando sono felice sento persino ruminare gli arcangeli”, zio Peppino nascosto se la ride, il racconto diventa colloquio nei versi delicatamente sospesi al passo che a tratti è anche musicale.
Il poeta ha saputo comunicare, come una polla d’acqua cristallina, ciò che l’infanzia sussurra in accostamenti puliti e commoventi, sempre lontano dalla materialità e dagli approssimativi inquinamenti di ancoraggi disumani. Il tempo ha un valore assoluto e scorre mentre noi incaselliamo gli orologi, ma lo possiamo sospendere nei preziosi attimi della poesia.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 5 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO


**Antonio Spagnuolo :"Polveri nell'ombra" - Ed. Oedipus 2019 - pagg.96 - € 12,50 **
**RESISTERE… NEL SEGNO DELLA BELLEZZA**
POLVERI NELL’OMBRA (Oèdipus Edizioni, 2019) di Antonio Spagnuolo è un viaggio in versi, intensi e delicatissimi, che parte da una perdita profonda (dalla “tua tela disfatta”) e riesce a trovare una persistenza preziosa che strizza l’occhio all’eterno sfiorando “vertigini di memorie”.
La prima sezione porta lo stesso titolo del libro ed è tutto un suggestivo “traboccare” di versi necessari, di segni e ricordi “che permangono ancora”, di lampi importanti che accompagnano la descrizione del sentire (“e il dubbio ha gli argini fissi / dell’improvvisa inquietudine”). Si capisce da subito che la partita più delicata si gioca, “nel tremore della notte”, tra l’infinito e il tempo: reclama spazio e dignità con delicati sussurri (“L’assurdo poema dell’illogico sognare / ha raffiche di vento, dal profondo sospetto / del nulla, che il ventre apre al sussurro”) che puntano a solleticare le corde alla ricerca dei suoni più adatti (“sull’orlo dell’arpa affidata alle meraviglie”). Musiche leggere si alternano ai silenzi evocati, alle maschere, alle trasparenze, ai colori; il tu, che manca e che ostinato resta, sembra il motore di ogni emozione, di ogni gesto riflesso (“Hai disperso i segreti, le lusinghe, i coltelli / fra le ombre assediate dai ricordi, fino a sbiancare nelle pupille irrequiete”). Si confronta con il buio, con l’attesa, con un silenzio frantumato in lunghissimi istanti. Tutto rimanda ad un incanto evidentemente perduto, che continua però a regalare bellezza: “L’ombra frana e s’incrina nei dettagli, / nell’urgenza della tua figura, / quasi fantasma immobile nelle crepe del muro, / che mi opprime ogni sera, che incombe / a schiacciare i miei muscoli invecchiati / (…) / Il gelo ha il vecchio impatto della notte”. Tra desiderio di resurrezione e umanissime paure (“i tuoi chiodi hanno la ruggine dei secoli”) i versi di Spagnuolo inseguono sorrisi, speranze, silenzi e le ombre che popolano gli istanti evocati hanno il dono di dipingere paesaggi interiori, giocando con i contorni e i profili, sfidando l’ignoto, cercando con determinazione un corpo, una fisicità ritrovata; ma ogni freccia scagliata è un’attesa, un ricordo che resta tale, nell’incubo costante di un’illusione: “Ho plasmato la tua figura nella mia memoria / per correggere il fato, / ma il filtro del saccheggio ha le insidie di attese”. Incontriamo miraggi, gabbiani, danze, frammenti, ritmi, orizzonti… come fiori delicati di un mazzo donato, ma anche come colori e come forme che ricordano La persistenza della memoria di Dalì (“Ora che il tempo della solitudine / avvolge i silenzi / la tua presenza ha sconfinati orizzonti, / e non ha nomi / se non di celesti ritorni”). Ogni scheggia tratteggia poesie, traduce in voce e parole una profonda passione, offrendo “l’autentica verità dell’amore che dura contro la morte”, come giustamente suggerisce Giorgio Bàrberi Squarotti. Incombe il marmo di una sepoltura sul canto di queste pagine e mentre “La carne era l’attimo sublime / che interrompeva il ricordo”, tuttavia “Cambiano i fantasmi nello scatto di armonie / per raccontare il sospiro delle insidie del tempo”.
La seconda sezione, SVESTIRE LE MEMORIE, torna a giocare su musiche soavi e trasparenze, quasi filigrana di ciò che resta. Tra riflessi nuovi e vecchie vertigini, “Il ricordo ha l’incanto del sogno, / il profumo del baleno che rincorre, / che varca i mari del naufragio, / che inghiotte le illusioni, / e la memoria inciampa nel miraggio”. Tra tempo sospeso e penombre tornano profili incerti e ossa in bilico, tra segni, parole e colori, tornano a farsi spazio fantasmi e trasparenze (“Alle pareti il fragore del nostro pentagramma / grottesco infinito di passioni / confuse nel racconto lungo ciglia / per cancellare il richiamo / soffocato nel vuoto”). Ed è tutto un persistere della memoria (“mentre la tua bellezza crolla / nella dolorosa inquietudine del grido”) con l’iride squarciato in sospetti da tarocchi e velluti “ed il filtro dei miei anni a ritroso”. Un vagare attento tra speranze, incursioni, frammenti e riverberi (“Vagavi delicata fra le foglie d’autunno / e tra le labbra i petali di rose, / innamorata e gentile eri la ninfa / del viaggio indefinibile”), con la consapevolezza di essere rimasti prigionieri del sogno più crudele, sempre in attesa di una liberatoria e definitiva notte (“Sarà la notte ad acquietare tutte le indecisioni, / le tregue scatenate dei fulmini, delle nubi, / sarà l’estrema danza delle illusioni clandestine”). Appare un desiderio costante, in un contesto quasi da fiaba: pensare alla fisicità di quel tu che è volato via e quindi ecco le “tue mani”, “le tue braccia”, il “tuo corpo”. E ancora “il tuo sorriso”, “L’ombra tua vagante”, fino all’approdo ad un distico finale intenso e dilaniante: “C’è ancora un canto a fine di orizzonte / per le mie palpebre ferite dal silenzio”. Questa evocata fisicità è portata, naturalmente, sempre al cospetto dell’eterno e di tutto ciò che resta (“hai lineamenti d’ombre, / ed ora il tuo abbandono è gioco dell’eterno”.
La terza e ultima sezione, NUOVO REGISTRO, riesce a sorprendere distendendo il verso, scegliendo quasi il tempo dilatato del sogno e regalando pagine tutte da leggere e da scoprire: “Ancora l’esplosione della luna ripete agganci solitari nella / notte a segnare le confusioni del tempo rinnovati nel linguaggio e persino nel coraggio di affrontare carnefici e personali paure (“Dio senza inaridito o le / illusioni di un vecchio incitrullito dal sogno”. La cadenza diventa quella di una prosa lirica, che regala fendenti inaspettati, pur ripiegando sugli stessi temi e sorridendo alle medesime illusioni (“Circondavi le note a trascinare certezza e silenzi, per / immergermi sottile”, oppure “Sembra sfuggire anziché apparire l’unità, coesa ed ingrata, / che tentiamo nelle incoerenze e nelle tensioni della nostra / esistenza, nei recessi oscuri della nostra coscienza”). Sono testi potenti, tregua mi riporta ogni notte disastrato un / incubo a colori. / Ho paura del sonno nell’estrema possibilità del nulla / come di un gran buco colmo di un vago orrore e scorgo / l’infinito da tutte le finestre illuminate. / Preda della vertigine il grido accenna agli scambi proibiti / dell’amore, limbo dei numeri segreti”). Ci si accosta alla fede. Si esalta la vita, vissuta, sognata e condotta con fatica. Ci si prepara all’abbraccio di un Dio assolutamente non facile da capire: “Un Dio molto complicato mi ha concesso in comodato / gratuito ossa e carne per un corpo che avesse le facoltà / ben note di pensare, immaginare, amare, procreare”.
POLVERI NELL’OMBRA di Antonio Spagnuolo è, soprattutto, un tangibile esempio di resistenza, uno spiazzante inno alla vita, un invito costante a non rinunciare mai, in alcun caso, alla bellezza, continuando a sognarla, ad amarla e, quotidianamente, istante dopo istante, a crearla. Da leggere con gli occhi bambini della condivisione e con il dovuto tremore.
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DAVIDE TOFFOLI

giovedì 4 febbraio 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***Alessia e febbraio 2021***
Incanto del Parco Virgiliano
nel febbraio di Alessia
prima della felicità
nel continuare la storia
degli amplessi stasera
(camera otto dell’Albergo
degli Angeli).
Esiste ancora il Castel
dell’Ovo greto di spiaggia
dove iniziarono i baci
di Alessia vergine.
Freddo di febbraio
a rigenerarla nell’intessersi
con l’azzurro
un rigo di pensiero.
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Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI =ALBERTO DIONISI


***Alberto Dionisi, Amori nello specchio, PandiLettere, Roma, 2020***
Alberto Dionisi si è proposto alle “cronache della poesia” con la vittoria, per la sezione poesia inedita, alla III edizione del “Premio Internazionale Pushkin” (2019). Il premio è stato assegnato alla poesia “Dormo solo” che ritroviamo in questa sua organica silloge. Va detto che la Giuria del Premio era presieduta dal noto critico Arnaldo Colasanti e dal maestro Elio Pecora per la Poesia e composta da nomi eccellenti: la “pittrice ufficiale dei Papi” Natalia Tsarkova, la scrittrice e poetessa Gabriella Sica, la direttrice dell’Istituto italiano di Cultura a Mosca (2015-2019) Olga Strada, figlia d’arte dello slavista Vittorio, oltre a slavisti universitari come Claudia Scandura (La Sapienza) e Stefano Garzonio (Università di Pisa), la poetessa Natalia Stepanova e l’editore della Ensemble Matteo Chiavarone, presso la sede della Protomoteca del Campidoglio, da sempre culla della municipalità romana. Insomma un parterre importante a consacrare, tra gli altri, il nostro Alberto Dionisi. Che ha un passato da giornalista sportivo per svariate testate, oltre ad aver scritto libri dedicati al calcio ed in particolare al tema dell’arbitraggio. “Amori nello specchio” segna così il suo esordio poetico. Un esordio in età matura, a testimonianza di un bisogno di nuove strade espressive personali, intraprese con slancio e incosciente sincerità. Dionisi cerca il suo spazio nell’affollato panorama editoriale della poesia, approfittando del declino delle “Grandi Narrazioni” in letteratura, in poesia come in ogni campo della nostra società e cultura. In questo declino s’inscrive la moltiplicazione delle piccole narrazioni in una miriade di racconti miniaturizzati, nella narrazione di piccoli mondi: il mondo dell’affettività privata, la rammemorazione del vissuto e la rivivibilità del “privato”. Ma Dionisi, va detto, non cede totalmente alla frammentazione del moderno: egli aspira alla descrizione di un sentimento, l’amore, in qualche modo sub specie aeternitatis. Non ci si fraintenda: Dionisi ha ben chiaro che il suo è un universo personale, ma propone una lirica che egli desidera possa appartenere a tutti. Così “Amori nello specchio” vuole indicare l’idea che l’amore, un sentimento poetico primordiale è uno spazio umano frammentato, ricco di sfumature, sfaccettature, situazioni positive e negative, fatto di attimi felici e di devastanti dolori, ma così scrivendo Dionisi ci vuol dire che l’amore è soprattutto il riflesso di noi stessi, parte essenziale e imprescindibile della nostra esperienza e del nostro essere. Forse la più importante perché coincide con l’esperienza stessa della vita. Quindi “Amori nello specchio” ci mostra momenti poetici di “piccole narrazioni”, schegge di un diario amoroso che muovono dalla circostanza descritta o, più spesso, da esperienze emozionali, da momenti d’amore, appunto, densi, riflessivi, a tratti epigrammatici che non coincidono con l’asfittico senso di un’egoità richiusa in uno specchio puramente soggettivo. La sfida possibile di questa poesia, e vedremo se il nostro autore rilancerà in futuro con prove anche più consapevoli, è di essere intima e comunicativa senza soluzione di continuità. Nei versi, prevalentemente brevi, a volte verticali dove la narratività e lo smarrimento emotivo dell’insieme si frange in salti e silenzi, si trovano molti esempi di riflessione psicologica in cui l’occasione della relazione personale diventa un moto esplorativo tra interno ed esterno, figura e contorno, modalità di relazione tra l’io e il paesaggio: “Amore pieno, duro come il bosso, / legno / selvaggio all’odore di menta” La raccolta sfila compatta e senza interruzioni, è un unico canto senza sezioni, una voce continua che sbalza il lettore tra i diversi registri del suo sentimento amoroso, davvero in un gioco di specchi senza fine, in cui le evidenti ripetizioni non fanno che marcare il tempo e il ritmo di una ricerca che procede ora per cerchi concentrici ora per riflessi improvvisi, ora per racconti emotivi a metà strada tra l’acquarello- cartolina e il diario sentimentale. La narrazione poetica avviene prevalentemente in prima persona, avvalorando la dichiarata intenzione di restare dentro gli eventi, senza la paura di affrontare il rischio di un io poetico troppo in evidenza, ma forte nell’affrontare, con la sua endemica fragilità, le tempeste e le avventure dell’amore, “quell’essermi perso senza ritorno” che l’amore stesso esige. I versi si accendono di emozioni semplici, primarie: non c’è problematicità linguistica perché tutto appare chiaro in questi specchi: certo molti sono, come detto, i riflessi, ma le ombre sono ombre, il dolore è dolore e la felicità dell’amore è luce senza mezzi termini. Davvero nel leggerli si può pensare a certi poeti, anche poco noti, che il divino Franz Schubert ha reso immortali con la sua musica liederistica, anche grazie al gioco ritmico di alcuni incipit: “Ti temo perché ti amo”. C’è una coraggiosa semplicità in questi versi, una forma di ingenuità poetica che accompagna il lettore attraverso strade sicure, senza sorprese. Se non quelle del trasalire del cuore: “ho solo domande/ e se mi ami/non rispondere, /prolunghiamo le nostre incertezze”. Ma non crediate che Dionisi non sappia cogliere anche aspetti più crepuscolari. Non si tratta, come detto, della dimensione dominante, ma molti suoi versi sono avvolti da un velo di malinconia, da una patina di inquietudine che nasce dal tema del ricordo. Già, perché l’amore di cui parla il poeta è un amore che non sottovaluta il senso della fine di un amore. C’è in molte poesie della raccolta, l’eco di una ferita raggrumata provocata dall’assenza che rinnova il desiderio: “e ti perderò per non prenderti e desiderarti per sempre”, oppure si veda “gli amori che finiscono sono come i fiumi riarsi/ e il mare è colmo come il desiderio”. E’ come se le poesie vivessero comunque in un mondo postumo, in cui tutti i giochi sono già fatti. E’ questo senso della malinconica visione dell’amore, anche di quello eterno e sempreverde, che rende classico, impermeabile alla post-modernità queste poesie: “E le mie labbra, uccise, senza i tuoi baci?” versi di catulliana memoria, che comunicano ingenuità di tono e distanziamento riflessivo che rende partecipe il lettore di una storia più ampia. Dionisi predilige il verso breve, segnato da punti fermi e a capo decisi, dove spezzare il verso non ha una funzione formale ma fisica, per così dire, respiratoria; intrecciando la vena lirica fatta di scatti verticali (“No./ non dirmelo. /Non voglio ascoltare il diniego. / La tristezza di un mare finito”), con versi più distesi di natura gnomica che non temono il luogo comune: “Perché l’amore ha un costo, sempre, / anche se è inutile e dannoso, / anche quando non vivi ma lo invidi”. Il lessico, discorsivo e diaristico, ha il merito di non cercare l’inutile “poetichese”, né indugia in soste auliche: resta quotidiano, pur nella sua aperta vena di sfogo poetico, pur nella cura di alcuni fraseggi musicali e di alcune immagini efficaci come: “La pioggia buona che lava il peccato, / l’uomo ne taglia le radici, / decapitando serpenti velenosi./ Senza rimorso.”. Non discostandosi però da immagini classiche in cui dominano il mare, la notte, la luna, le stelle, le nuvole in una continua correlazione tra sentimenti umani e natura, le poesie di Alberto Dionisi conservano una cordialità linguistica che le rende familiari. Naturalmente si tratta di un percorso che deve crescere. Intanto attendiamo e visto che non siamo qui confrontati ad una poesia contorta, sperimentale, problematica, possiamo dire ogni tanto fa bene riposare, senza altri pesi.
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*****STEFANO VITALE****
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"Come faranno"
Come faranno i miei occhi a sopportare il vuoto della tua
assenza?
E le mie orecchie annegate dal silenzio della tua voce?
E il mio naso, senza gli odori che annunciavano la tua
presenza nascosta?
E le mie mani, che percorrevano le vie più sconosciute
del tuo corpo?
E le mie labbra, uccise, senza i tuoi baci?
***
"Dormo solo"
Dormo solo ormai da tempo.
Allungo un braccio per sfiorare un corpo inesistente.
Gli amori attendono l’alba per un incontro.
La mia notte non finirà questa notte.
Ma continuerà oltre il giorno, oltre la notte successiva.
Mi basterebbe un sorriso, una carezza per riprendere il volo.
Ma la morte è alla porta e come un viandante chiede cibo.
****
"La negazione"
Non cercarmi, è inutile come la sabbia in cielo.
Una parola sospesa.
Dimenticata.
Lasciata in pieno deserto a seccarsi
come una carcassa di animale.
Violenza del tempo che uccide prima ancora di vivere.
****
"Il vestito a fiori di un amore passato"
Dimmi che tornerai
con il vestito a fiori.
Con le labbra desiderose e il profumo
del tuo corpo a entrare nel mio.
In quel luogo di pietra con i fili
d’erba vibranti al sospiro del vento.
E quegli attimi colorati d’amore, a ritroso, verso l’inizio,
quando c’era soltanto uno sguardo a dirti ti amo.
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martedì 2 febbraio 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


***"TELO"***
Inutile aspettare il tuo ritorno!
Sfioro il marmo che ha chiuso il tuo sorriso
e i polpastrelli bruciano al contatto.
Sto come un telo che il vento
da un momento all'altro porta via.
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ANTONIO SPAGNUOLO