mercoledì 31 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA IACOMINO


***Rita Iacomino – Il segreto di L.M.--Poemetto -- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag.45 - € 10,00
Il volume presenta una prefazione di Ivan Fedeli e una postfazione di Carmelo Consoli entrambe acute, sensibili e ben strutturate.
Da notare che tutti i componimenti sono centrati sulla pagina, elemento che ne accentua il ritmo e la musicalità e che tutte le poesie sono numerate e senza titolo fatto che ne accresce la compattezza nell’insieme.
Ogni composizione diviene la tessera musiva di un mosaico di parole più vasto e si crea una dialettica tra le parti e il tutto. Da notare l’estrema chiarezza dei versi che fluiscono luminosi di strofa in strofa in uno sgorgare delle immagini le une dalle altre in un fluire che si potrebbe definire liberty.
Una vena assertiva ed epigrammatica connota non sempre le strofe producendo risultati intensi e sembra stabilmente serpeggiare il tema del tempo detto con urgenza attraverso le stagioni come la primavera o le ricorrenze come il Natale. Anche un intenso naturalismo emerge spesso nei componimenti che rasentano talvolta la linearità dell’incanto.
Ed è ricorrente la presenza di un tu al quale l’io-poetante si rivolge tu che potrebbe essere l’amato presumibilmente: ti vedo meglio al buio/ e sfioro i tuoi contorni/ con gesti delicati e il poeta rivolgendosi a questa entità in un passaggio afferma che è un tempo di dolore con spilli conficcati nelle spalle quello senza di lui, quando anche la corporeità entra in scena.
E c’è un passaggio in cui le emozioni si fanno personificate e di deve salire su un nuovo treno per poterle raggiungere.
La cifra distintiva della poetica della Iacomino espressa in questo libro è quella di una vena neolirica tout-court nell’effondersi dell’io-poetante sulle pagine quando i versi decollano con urgenza per poi planare nelle chiuse.
Da notare che armoniche immagini in bianco e nero illustrano l’opera armonizzandosi con la sua incontrovertibile dolcezza.
La raccolta spesso nelle immagini rasenta l’idillio secondo una vena che potrebbe essere definita neoromantica. Un senso di rêverie appare palese nel dipanarsi dei versi e colpisce la capacità della poetessa del meravigliarsi nei vari settori della vita specialmente nell’amore e nell’eros nonché dinanzi alla bellezza della natura. Anche il senso della quotidianità emerge nel versificare di Rita come quando è detta una torta che profuma nel forno o l’atto di guardare la televisione in un’aurea che si fa intimismo domestico anche nella descrizione del risveglio, quando in attesa del lavoro l'io-poetante si delizia tra lenzuola stropicciate e letto sfatto nel provare una gioia fisica.
Sembra di intravedere anche il tema dell'epica del quotidiano in questi versi che sono rari nel nostro panorama per la loro esenzialità e chiarezza e anche per l'ottimismo che da essi trasuda che si fa canto per la vita.
*
RAFFAELE PIAZZA

martedì 30 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = FERNANDO DELLA POSTA


***Fernando Della Posta : “Sillabari dal cortile” – Ed. Macabor 2021- pagg. 134 , € 12,00-
Scommettere sulla limpida oscillazione delle azioni quotidiane, intese come manifestazioni di impegni lavorativi, desideri insoddisfatti, lusinghe melodiose, aspettazioni amorose, diviene per la poesia la frammentazione del linguaggio, nella ricerca valida del ritmo.
Ampio, faticoso e generoso compito nel coordinare le schegge essenziali ed armoniose che proiettano le espressioni di sentimenti ombrosi, oltre il privato e l’effimero, chiusi nei momenti più profondi dei risvolti dell’anima.
Intrecciare e disintrecciare le vicissitudini, le figure ricamate, i paesaggi delineati, ripete le fascinazioni che una poesia dal tratto a volte anche leggero riesce a decifrare nel processo di identificazione-confrontazione, sia pure soltanto illusoria, della propria astrazione dalla realtà.
Con puntualità scrive in prefazione Nicola Grato:
“Nelle case, negli appartamenti chiusi da serrande fitte, dentro alcove, stanze, tinelli è la vita che pulsa e che chiede aria, ossigeno; sono luoghi della memoria le case, luoghi di incontri e riconoscimento di noi attraverso la polvere che vi alberga, i segni del passaggio di vite, il mobilio; il poeta annota su un taccuino, come il poeta Paterson dell’omonimo film di Jim Jarmusch, la vita: il rischio è la cancellazione dei versi e del mondo, la perdita della bussola e lo spaesamento, condizioni queste tuttavia di nuova scrittura, di nuova ispirazione.”
Il movimento di luci e di colori che ogni giorno trasforma le figure dell’immaginario si arrende innanzi alle verità che possono turbare silenziosamente: “Difficile passare fra le maglie/ della corporeità. Il sorriso del teschio/ prova che l’anima/ non conosce mancanza.” Asserzione che lascia perplessi nel dubbio che l’eterno ci avvolga nel nulla assoluto e deprecato. Eppure l’interpretazione della poesia si rivela acutissima, fuori dal disincanto e in una suggestione che non permette relazioni se non la semplice capacità di ascolto.
Come non meraviglia la descrizione del lavacro necessario dopo l’atto d’amore, un semplice tocco diluito nel pudore di chi ama passaggi sommersi.
Il poeta insiste: “Barocco straripante di realtà,/ l’incauta domanda dell’uomo/ che vuole raggiungere/ una scansione maggiore?/ Ma particolari troppo chiari/ ottundono i sensi,/ l’informazione può debordare, rivelarsi selva/ dalla troppa lucentezza./ O forse è solo un problema di materia?/ Può apparire innaturale il fitto intrico,/ di foglie rigogliose inciso nella calce/ o nel legno macerato di una cattedrale.”
La forma della narrazione impersonale filtra molteplici aspetti attraverso lo sguardo di chi indaga o le percezioni di chi rimane avvolto, quando l’esperienza minaccia di cedere alla memoria, prima di scomparire nel nulla.
I versi di Fernando Della Posta hanno variazioni tonali di gradevole spessore e vanno dalla peregrinazione di un lungo soggiorno nell’illusorio ad una vertigine che rimbalza nelle materie tangibili a noi care. “Gli oggetti pronti per l’oblio fluttuano/ nell’abitacolo, spazio senza più giudizio…” Un sussurrare intimo, privato, ma incredibilmente aperto al comunitario, segnacolo formale di un rendiconto corale che fuoriesce da ogni ripiegamento esclusivamente soggettivo e rivolge la sua musica nella saldezza di uno scambio psicologico.
Non mancano gli appunti per il riconoscimento delle pecche del contemporaneo tratteggio di un mondo culturalmente rarefatto, ed il poeta denuncia morbidamente il divario tra il passato di un ardore allusivo e un presente dagli anelli mancanti.
Toni infine di alta tensione emotiva, per una frequentazione che cerca di abbracciare suggestioni e misteri, con una scrittura snella, agile, libera dai vincoli metrici, declinata per una lunga decantazione disvelante luci ed ombre dell’esserci.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 28 marzo 2021

POESIA = PRISCO DE VIVO


"PIAZZA DANTE"
Osservo
e abbasso il mio sguardo.
Osservo lo sguardo fiero
di questa statua
al suo centro.
Il bianco opacizzato del marmo
i segni delle sue incrostature.
Penso alle tue ossa Dante
a quelle trafugate
e mai ripulite.
Penso ai rovi di rose
e le spine sotto ai tuoi piedi.
Penso alla scrittura
con inchiostro di china
che graffia
le macerate carte.
Penso a questa città
avvolta dalle sue ombre
che atona
non si accorge
di questa bianca presenza
e nel fracasso
ama solo il suo inferno.
(05 ottobre 2018)
** "ORPHEUS"
Nella notte di incanto e
morte,
il tuo sonno
la tua stanchezza di guardare
nebbia e calce.
Un librarsi al vento con la lira
un lento consumarsi
al barbaglio di luce...
Nell'acido dell'azzurro vivo.
*
PRISCO DE VIVO
*
Prisco de Vivo è nato a Napoli nel 1971 e vive ad Avellino. Ha pubblicato i volumi di poesia "Dell'amore del sangue e del ricordo"(selezionato al premio Pascoli 2005) - (Il laboratorio/le edizioni 2004 -prefazione di Plinio Perilli e postfazione di Raffaele Piazza), "Segni e parole" (In una notte oscura e uggiosa) (Il Laboratorio/Le edizioni, 2006, lavoro di poesia/immagini a quattro mani con Raffaele Piazza), "Dalla penultima soglia" (Marcus edizioni, 2008, prefazione di Marcello Carlino), "Ad Auschwitz" (Il Laboratorio/le edizioni, 2009, prefazione di Enzo Rega e postfazione di Antonella Cilento), ha ricevuto per la raccolta "Il lume della follia" il secondo posto del Premio Nazionale Minturnae XXIII edizione per l’inedito, 2009.
È stato incluso in varie antologie tra cui : Melodia della terra (Secondo Volume) 2006 (Crocetti editore, a cura di Plinio Perilli), Da Napoli, Verso Kairos editore, a cura di Antonio Spagnuolo e Stelvio Di Di Spigno) 2007 (Poeti e Pittori di [Secondo Tempo] 2013 Marcus Edizioni , a cura di Alessandro Carandente e Marcello Carlino).
Le recensioni sui suoi testi poetici e le sue poesie sono apparsi su: Poiesis, Risvolti, La Clessidra, Pagine, Gradiva, La Mosca di Milano, Secondo Tempo, Capoverso, Poesia, La Repubblica, La Stampa, Il Mattino, Sinestesie, Zeta, Cenobio, Trimbi, Clandestino, Graphie, Poeti e Poesia, Frequenze Poetiche.
Ha collaborato a diversi periodici e riviste d’arte e letteratura, italiane e straniere, cartacee ed on-line, inoltre è stato presente a mostre di poesia visuale e recitals poetici.
Si è occupato di saggistica, scrivendo su poeti come: Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza, Camillo Capolongo, Guido Ceronetti, Remo Pagnanelli. Nel 2020 ha pubblicato il volume di poesie e immagini Il lume della follia Oèdipus edizioni, il saggio illustrato "Rubina Giorgi: Sacrificio per la parola" edizioni Ripostes.

SEGNALAZIONE VOLUMI = OTILIA TEPOSU


***Otilia Teposu – "L’aria delle ossa"---puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 - pag. 91 - € 12,00***
"L’aria delle ossa", la raccolta di Otilia Teposu che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta la curatela di Vincenzo Guarracino con lo scritto introduttivo Per Otilia e la traduzione di Eliza Macadan.
Come scrive il curatore la solitudine e il dolore e su entrambi incombente la morte: è tra questi poli che si muove inquietamente la poesia di Otilia Teposu.
La raccolta non è scandita e si ha leggendola la sensazione che nonostante il fatto che il dolore e la solitudine dominano nell’essere sotto specie umana, in una vita che dà scacco, l’ipersensibile poetessa sia conscia che sono cose che non precludono se non la felicità o la serenità, almeno la capacità di resistere nella vita che è il quotidiano con il suo tran tran giornaliero.
Vengono in mente le parole di Mario Luzi che ha scritto che la poesia è alla struttura della vita e che in ogni attimo della vita stessa a qualsiasi età si sia in limine proprio con il limite che è la morte stessa.
Non a caso Guarracino nel suo scritto cita Leopardi con il suo pessimismo cosmico ma come ha scritto Severino nel suo saggio sul poeta recanatese è possibile ottimisticamente che dal nichilismo di una natura matrigna emerga dal nulla stesso in qualche modo una parvenza di essere che salvi la persona e tra le righe leggendo le poesie si ha la sensazione che Otilia sia conscia di quanto suddetto.
Incontrovertibilmente una vaga bellezza che si coniuga a un senso di magia connota i componimenti e se non si può sconfiggere la morte almeno si può scrivere e nella scrittura ritrovare la pace perduta insieme alla libertà nel tentativo di abitare poeticamente la terra.
I versi hanno nella loro chiarezza, leggerezza ed icasticità nonché nella loro affabulante narratività impresso il segno di una parola avvertita, raffinata e ben cesellata.
Aleggia nelle composizioni un senso di mistero che si coniuga a sospensione e la poetica può essere definita tout – court neolirica per l’effondersi della voce dell’io – poetante sulla pagina e serpeggia palesemente un senso d’attesa quando la poetessa scrive i versi inquietanti: Quell’autunno sono stata di continuo alla finestra, / aspettavo aiuto dall’infuori/ il sole non sorgeva più//.
E poi emerge nella lettura la presenza di un tu che deve arrivare, presenza carica di mistero anche perché di lui ogni riferimento resta taciuto
Nel suo crudo realismo nei versi s’incontrano luci e ombre kafkiane e tutto l’ordine del discorso verte verso una estenuante ricerca del senso della vita stessa in versi e non in versi
La poetessa pare fare trasparire dalle parole una difficoltà di comunicazione con il suo interlocutore che comunque non risponde ai messaggi che lei gli lancia. In Freddo emblematicamente Otilia scrive: Sento il tuo freddo quando taci, / tremo d’indifferenza/.. e non a caso qui il freddo stesso si fa simbolo di purezza e compostezza in quello che si potrebbe definire un rarefarsi dei pensieri. Ed è struggente il verso: Caro mio, caro mio/ che facciamo ora?
E interlocutrice che non risponde diviene anche La Morte con la M maiuscola che diviene compagna di viaggio e sembra che Otilia non ne abbia paura.
*
Raffaele Piazza

venerdì 26 marzo 2021

RIVISTA = LA CLESSIDRA


***La Clsssidra*** N° 1/2 2019 - Speciale Poesia Campania -Ed. Joker 2021 - pagg.348 - € 25,00
Corposo volume a cura di Sandro Montalto e Prisco De Vivo con la partecipazione di ben 59 autori, tutti ampiamente accolti in un susseguirsi vertiginoso di composizioni. Da Gglielmo Aprile a Lello Voce accompagnano centinaia di poesie attraverso le illuminazioni fantasiose di poeti campani viventi, e con il ricordo di alcuni scomparsi come Franco Capasso, Franco Cavallo, Stelio Maria Martini, Michele Sovente, Ciro Vitiello.
Scrive Prisco de Vivo in editoriale :"La speranza di aver aperto la strada ad un primo profilo il più possibile esaustivo delle voci e delle direzioni della poesia campana degli ultimi quarant'anni..."
In ordine alfabetico : Aprile, Auriemma, Bàino, Capasso, Carandente,Caserza, Cavallo, Cipriano, Coppola, D'Atri, De Novellis,De Pietro, De Vivo, Del Giudice, Di Legge, Di Lorenzo, Di Pietro, Eisenberg, Filia, Fresa, Frungillo, Gaita, Gallo, Galluccio, Gaudioso, Gnerre, Grasso, Grossetti, Iandolo, Iannone, Ibello, Lucrezi,Marasco, Marmo,Martini, Mauro, Mele, Melillo, Mennillo, Moccia, Moio, Panico, Papa Ruggiero, Papallo, Piazza, Piemontese, Rainone, Rega, Ruotolo, Santoro, Simonetti, Sovente, Spagnuolo, Trucillo, Urraro, Velotti, Violante, Vitiello, Voce.
*****

giovedì 25 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = BARBARA CALCINELLI


***Barbara Calcinelli – 2 vicoli in anticipo sulla felicità----puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) - 2020 – pag. 73 - € 10,00***
Il volume presenta una prefazione di Ivan Fedeli sensibile, acuta e ben centrata nel suo evidenziare la cifra distintiva del testo.
Come scrive il poeta e critico l’aggettivo dolce, così abusato, apparentemente banale, vale per identificare la raccolta di Barbara Calcinelli 2 vicoli in attesa della felicità, una dolcezza inquieta, mai data del tutto che, terribilmente cerca di smussare gli angoli di una realtà mossa. ombrosa.
Ma, possiamo aggiungere, considerando la natura del titolo del libro improntata all’ottimismo, l’intento della dolcezza stessa può realizzarsi nella vita che non è poesia, poesia che è una proiezione della vita stessa, perché i due vicoli detti con urgenza, potrebbero simboleggiare metaforicamente due solitudini che da parallele s’incontrano a significare due che si amano o il rapporto che da solipsistico per l’individuo con sé stesso si apre in generale all’alterità.
La dolcezza stessa nel nostro liquido postmoderno, attualmente segnato dalle stigmate della pandemia, diviene una categoria utile alla redenzione per i superstiti dal morbo che tutti noi vorremmo essere e si proietta nella gioia futura di un tempo di rinnovata salute per il pianeta terra e per i suoi abitanti in una ritrovata armonia in un mondo da riabitare poeticamente non solo dai poeti.
La raccolta non è scandita e per la sua compattezza e unitarietà potrebbe essere considerata un poemetto.
La metafora del balcone, già cara ad Antonella Anedda, viene in questi versi riproposta e il balcone, che è anche quello dell’anima, diviene per la poetessa l’esatto punto in cui ogni cosa può ancora accadere e ogni luce sparire. Il balcone come sipario spalancato sul mondo anche se si è con le spalle al muro e l’accadimento avviene in una sera che potremmo dire di foscoliana memoria, una sera che viene cara quando viene l’ora dei bilanci e degli inventari della vita in una quiete infinita in un nulla dal quale leopardianamente emerge una parvenza di essere nel naufragare nell’infinito.
Da notare che l’io-poetante è fortemente autocentrato nel suo effondersi in maniera neo lirica venata da orfismi leggeri. Tutte le poesie è il caso di dirlo decollano dolcemente sulla pagina per planare soavemente nelle chiuse e a livello formale la tenuta del controllo dei versi è incontrovertibile.
A volte la poesia si ripiega su sé stessa come in Ali di carta dove è scritto che sono sempre battaglie di carta sul lato sbagliato del foglio cancellate da bozze, da fatti e concetti.
Una parola quella della Calcinelli che scava come una vanga nella terra dell’essere per arrivare tramite i versi, con gli oggetti che si fanno correlativi oggettivi, a cogliere l’essenza dell’essere sotto specie umana se non si può sapere se ci sono verità da proteggere in una tensione simile a quella dei filosofi greci presocratici alla ricerca, se mai può raggiungere il suo scopo, della cosa in sé.
Nella poetica della Calcinelli la parola si fa anche viatico di una confessione intima che porta ad una catarsi attraverso una vita in versi e non in versi.
E c’è un tu al quale la poetessa si rivolge in modo accorato dicendogli che affine al cielo più prossimo a Dio custodisce di nenia i lati belli di un sorriso che materno addormenta realizzandosi in una dimensione presumibilmente di idillio amoroso in poesia la salvezza se in poesia tutto è presunto.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 24 marzo 2021

PREMIO = FRANCESCO TERRONE


La Fondazione Francesco Terrone di Ripacandida e Ginestra bandisce il 1° Concorso letterario “Francesco Terrone”.
Il concorso, realizzato con il patrocinio della Sidelmed Spa e in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Salerno, ha finalità letterarie ed artistiche che pongono al centro dell’interesse la creatività, la passione, la voglia di cimentarsi nella grande avventura della scrittura poetica e/o narrativa.
Il concorso è gratuito ed è aperto a tutte le studentesse e gli studenti; vi possono partecipare con una poesia o un racconto. Il tema, per la prima edizione, è centrato sulla pandemia da Corona virus.
Scadenza 30 giugno 2021-
Richiedere il bando a : info@fondazionefrancescoterrone.it
*********

martedì 23 marzo 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia e il libro di poesia**
(a Sylvia Plath)
Scrive con vaga grafia, Alessia,
nell’aria disadorna senza fiato,
inchiostro rosapesca come l’estate
o l’inoltrata primavera.
Scatta il volo di un gabbiano
e trasale Alessia azzurrovestita
nell’aria vegetale della consecutiva
attesa. Sulla scrivania I fiori del male,
sua lezione per la vita e la
scrittura accade dalle mani affilate
come un attimo disadorno
come un bagliore Alessia
alla trentesima poesia
del suo libro per la vita,
pioggia a cadere esteriore
sulle cose senza tempo in segno
di vittoria. A destra il mare
a sinistra una nube bluastra
gioca a farsi ragazza o cavallo.
Epifanie del nulla, a poco a poco
tutto si ricompone, ecco lo squillo
del telefono, la voce di Giovanni.
È il 1984 attesa sgretolata ecco
il primo appuntamento
ci sono il parco, la panchina e le labbra
da baciare.
*
Raffaele Piazza
***Close – reading sulla poesia “Alessia e il libro di poesia”***
Alessia da ispiratrice di poesia, così come siamo stati abituati a conoscerla, qui, in questa poesia, si trasforma, attraverso la scoperta della scrittura, in soggetto creatore lei stessa di poesia. La sua grafia ‘vaga’ (aggettivo caro alla nostra tradizione lirica) riesce ad avere la vittoria ‘sulle cose senza tempo’ che, grazie alle sue ‘ mani affilate’ diventano forme della sua vita, dove le ‘epifanie del nulla’ si ricompongono. La poesia compie il miracolo di ricongiungere Alessia alla realtà sensibile, alla contemplazione della natura da un lato (‘A destra il mare, a sinistra una nube bluastra’), all’esperienza amorosa dall’altro, nella concretezza dell’incontro con Giovanni: ‘il parco, la panchina e le labbra da baciare’. A fare da intermediario c’è il poeta delle corrispondenze simboliche, Baudelaire, che con i suoi Fiori del male le mostra la strada dell’atto creativo. È bello vedere come il nostro autore, Raffaele Piazza, alla sua maniera lieve e densa nello stesso tempo, sia capace di dare alla sua Alessia spessori nuovi che rendono più ricca questa figura poetica in un simbiotico cortocircuito, capace di saldare l’archetipo femminile fonte d’ ispirazione con la propria identità più profonda: è il caso di dire, parafrasando Flaubert, ‘ Alessia c’est mio’.
*
Anna Cacciatore

sabato 20 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO DAINOTTI


***FABIO DAINOTTI : "Ultima fermata" Ed. La vita felice 2021 - pagg.64 - € 12,00 ***
Il detto e il non detto nei versi di Fabio Dainotti
***
Dalla nebbia dei ricordi riaffiorano immagini, visi, sguardi. Nei testi di Ultima fermata di Fabio Dainotti tutto è così tremendamente lontano, ma anche così tremendamente vicino, e in un certo senso ancora palpitante di vita.
Sembra quasi di poter allungare una mano e di poter toccare gli oggetti descritti, quel libro letto in silenzio, quel fiore spuntato all’ombra di un albero, quegli ombrelli venduti con il vecchio amico dalla lunga barba, andando in giro su quel furgone dal colore ormai indefinibile. Così come sembra di dover sentire da un momento all’altro le voci dei personaggi delle brevi storie in versi contenute nella raccolta, il Marco, la Carla, oppure il subdolo venditore di libri, oppure la giovane operaia, oppure la grande madre che aspetta il figlio, vestale minuta in gramaglie, laggiù in cucina. Questi sono i protagonisti di un mondo minore, di una realtà fatta di piccole lotte e di ingenue speranze, che l’autore osserva con disincanto e che descrive con il suo sorriso amaro.
I colori dei paesaggi, i rumori delle strade, i profumi, le attese, le partenze, i tradimenti, tutto è accaduto, e tutto torna nuovamente ad accadere, ogni volta che viene raccontato, come in un tempo senza tempo, come in un tempo che si ripete all’infinito.
I sentimenti vissuti una volta, oggi sono rimpianti, e le antiche ferite ancora non si sono rimarginate, e forse questo non accadrà mai. Non è facile leggere Fabio Dainotti, le assenze sembrano più importanti delle presenze e il detto sempre più spesso lascia il posto al non detto, così come la luce lascia il posto alle ombre. Le parole si perdono in una dimensione indefinita, in una sorta di labirinto della coscienza, ciò che sembra passato invece è il nostro presente, e il nostro presente diventa anche il nostro futuro.
E così poco per volta il vuoto si riempie della nostra stessa tristezza, dei nostri vecchi dolori, della nostra memoria, e della nostra voglia di tenere stretti tra le mani quei ricordi, ma allo stesso tempo di lasciarli cadere. Della nostra voglia di restare, ma anche di fuggire.
Nei versi di questa raccolta (ma in generale nei versi del nostro poeta) c’è grande attenzione per i particolari, un’aiola verde a Vimercate, il verde biliardo, il sole maliardo, il giornale sportivo sul tavolo, il tram che scompare tra le foglie rosse e gialle, il vialetto ghiaioso di Villa Malcontenta.
Sono dettagli, ma non sono solo dettagli. Per l’autore e per noi che leggiamo rappresentano molto di più. Sono le piccoli grandi cose di un mondo che è stato, di un mondo oramai confinato nel ricordo, al quale noi oggi guardiamo ancora con stupore. E nel miscuglio di sensazioni che restano, terminata la lettura di Ultima fermata, questa forse è quella che poco per volta prende il sopravvento.
C’è una poesia, tra le prime della raccolta, che racconta l’importanza di quel tempo. Si andava ‘Da Gisella’, nelle sere d’estate, in Franciacorta,a sentire il juke-box, un cerchio di splendore e intorno l’ombra. Erano gli anni Sessanta.
La nostalgia, quindi, è la nostra vera compagna. E si tratta di un dolore sottile, quasi impercettibile, che rimane sottotraccia, ma che non ci abbandona mai, dovunque noi andiamo, come fanno intendere questi versi: uno sguardo d’intesa, una parola smozzicata, tra una sigaretta e un bicchiere, sempre l’ultimo, quello della staffa. Oppure questi altri versi: ora è finita, eppure credevamo (o forse io credevo) il nostro breve amore imperituro.
Le poesie di Fabio Dainotti parlano alla parte più profonda di tutti noi. La sua voce e la nostra si sovrappongono, e infine si confondono. Le sue domande sembrano le nostre domande e le sue non risposte sembrano proprio le nostre non risposte.
*
Enrico Fagnano

mercoledì 17 marzo 2021

POESIA = GIORGIO MOIO


***Il non potere lo turba***
cam(m)inano le parole anche se non hanno piedi
oh lory loruccia mia
in punta di pie
de nel rumoroso silenzio ‒ nella presenza dell’assen
za
dei cambiamenti
dei mutamenti
nel marciume intraionico intratirrenico
di un quadro acrilico ’o mare laccìso l’acciso
il diadema furiosamente mani polato
ne li campi flegrei
e nunn ’o pave
nella terra desolata che rrutta all’apparire de’ la similitu
dine
dove simpunt
ano aghimolli di mollighia
nel kuscino di euridice
: che dice dice ma non dice
che di-ce di-ce dicerie
: como el canto de’ gallini
nelle trame di veleno di una serpe di montecitorio
con le corna simili ad un intreccio di rami impazziti
le famose corna ramificate
per un narcisso
che bove cor(n)uto ’mbriaca
: (tra i cedri affraska
: ) tra i limoni attresca
è lì che si staglia lombrula confusa
affusa
contusa
intrusa
invadente & petulante
infittazioni indifatte dazzurro
infatti
di cornamuse dalla metrica
di mucosa bavosa di comusa bosava
la sua caratteristica di punta
è un punto di fantasmi dal cuore di panna
: pleonasmi di asmi e frecature
“Juar, voi no sei corteso
que me chaidejai denzo,
que negota no farò.
Anche fossi voi apeso!
Vostr’amia non serò” (1
dicea lancella
a lo messer bisbiglio
rio
a rottamazione / si va per rottami
per rottaminarda a minar d’amor
“comme vont à dos
d’âne de très jeunes filles
d’antrefois
En robes d’acacia” (2
più tardi ci sarà una sorpresa nel quadro appeso
invece qui il rituale diletta ipnotici sentimenti
sementi per una terra che stenta a dare frutti
pomeriggi sull’asfalto liquido per mete
dordinaria follia
le laxtre di pietra in confusione immonda
sur la route chi monte et discend
toutes les écolieres :
le sphinx
a passi farciti dallegoria
in allegrata d’ombrata luce che effonde sperma calura
sulle poltrone di palazzo madama
dove si fa aggara per le corna più belle
ma dove sembra essere rettilineo il divenire
: non sarà che a sghimbescio
: accurva annòzzoli bubbati
a tric-e-trac
– a lingua di cane
– a lisca di pesce
ammanifesto del signor poetese
camminano le anzie
o lory
anzie in punta di pie
de in ogni angolo
in ogni angolo c’è un angolo
un angolo senza angolo
è come un fiume senz’acqua
ma ricordati che la poesia è sofferenza
lacera certezze)
racela il dubbio)
il dubbio di euclide
il dubbio di margherita
del casanova di fellini ma poi si fa allegrezza
priezza in mezzo a lo mar
* GIORGIIO MOIO
____________ 1 Rimbaldo de Vaqueiras
2 André Breton

martedì 16 marzo 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“Carne”**
Ho lacerato la carne stringendo fra le labbra il non senso della mia illusione.
Quel voler procedere a memoria aspettando i riflessi sanguinanti avvolti nel canto
inesauribile dei colori, del vero vuoto che vuole divenire verso.
Imprendibile e fragile allo sguardo la vertigine che avvolge un sapore che lievita
lento, e torno alle forme di goccia, sempre pronto al segno che sugella.
Traccio la sembianza del tuo corpo al calore della nostalgia e riprendo i pensieri
per quel che rimane di un sogno.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = EDITH DZIEDUSZYCKA


***Alessia in attesa dell’aurora***
Mappa nell'anima per Alessia
nella cameretta porto per ritrovare
l'aurora prima dell'ora blu prealbare
e sta nuda ragazza Alessia
nel tepore del denso piumone
del letto fisica gioia a pervaderla.
Si lava la mente con la notte Alessia
nel vegliare e le stelle guardare
dalla finestra bucata e la luna
nel durare nel farla pensare
al suo ciclo. E poi sarà luce
bianca d'aurora in quel condominio
nel differenziarsi dai villaggi
in campagna che ancora esistono.
Non dorme ragazza Alessia
e lui arriverà, aprirà con la chiave
di Alessia la porta dell'amore.
(Raffaele Piazza)
**
"Alessia sempre in attesa dell’aurora"
Alessia sempre
in attesa dell’amore
Fremente fanciulla
di desiderio accesa
sognante e pronta
al giuoco sensuale
che accende la miccia
accarezza la micia
nella morbida tana
al complice chiarore della luna
al sobbalzare delle stelle
visitatrici tenere
che dall’orlo del vetro
sbirciano complici
il corpo fresco
e l’anima tremante
Presto arriverà il prode cavaliere
il principe azzurro
ad infilare piano nella porta
socchiusa di Alessia
la sua chiave.
*
EDITH DZIEDUSZYCKA. 15.3.21

domenica 14 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA


***Edith Dzieduszycka – "Greve è la neve" -Genesi Editrice – Torino – 2020 – pag. 61 - € 10,00
Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Greve è la neve presenta una prefazione di Giacomo Trinci acuta e centrata intitolata La poesia e il non sapere di sapere, frase che riporta alla memoria i rapporti tra detto e non detto che, nel campo dell’esperienza della scrittura poetica, sono fondamentali nel divenire il poiein di ogni autore un esercizio di conoscenza soprattutto tra i poeti e le poetesse che raggiungono risultati alti come Edith, esiti sottesi ad una fondante e sviluppata coscienza letteraria.
Inoltre, elemento saliente, di volume in volume, la poetessa rivela un lato raro veramente positivo, quello di una originalità di argomenti trattati in ogni singolo libro, mantenendo una forte coerenza nella forma e nello stile.
Sia che si tratti di haiku, sia che venga affrontato il tema della pandemia, sia che il libro sia un bestiario, sia che si tratti di un’opera in memoria dell’amato Edith rivela una cifra inconfondibile sempre antilirica ed anti elegiaca che sottende intelligenza vivissima e una notevolissima e raffinata cultura.
Tra i fenomeni atmosferici la neve è uno dei più trattati da poeti e scrittori e la stessa neve ha ispirato un film intitolato Il senso di Smilla per la neve. La neve evoca l’idea del freddo e della purezza nel suo candore e nel caso di Greve è la neve, la materia nivea assume anche la caratteristica della pesantezza anche se la scrittura dell’autrice nella sua icasticità diviene sempre leggera e questo è innegabilmente un pregio.
Come scrive l’autrice queste poesie derivano da pensieri nati dopo la lettura del romanzo-analisi della psicoanalista lacaniana Céline Menghi, intitolato "Blu cobalto", Genesi 2020.
"Greve è la neve" non è scandito e tutte le poesie sono senza titolo e anche per questi fattori potrebbe il testo essere considerato un poemetto. Una matrice filosofica oltre che psicoanalitica pare connotare questa scrittura che ha una natura anche sperimentale e a questo proposito si deve affermare che ha volte i versi sono costituiti da una sola parola.
Contrariamente alle altre raccolte di Edith questa ha un carattere che sfiora l’alogico e questo non è un caso derivando le parole da un inconscio controllato e la struttura dei versi e sempre anarchica e non caso si rivela nei tessuti linguistici una intellettualistica riflessione sulla parola nel suo ripiegarsi su sé stessa e le poesie sono fatte di parole.
Le atmosfere evocate da questi versi sono vaghissime e il lettore si emoziona nell’entrare nel flusso di coscienza dell’autrice e tutti i componimenti fluiscono in lunga ed ininterrotta sequenza in un fluire magmatico delle parole dette con immensa urgenza.
Da notare che non si registra un’effusione dell’io-poetante nel senso che le poesie sono descrittive nel loro essere pervase da un alone di magia.
*
Raffaele Piazza

martedì 9 marzo 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


***“Insonnia”***
Improbabile danza l’insonnia
che il demone sottile spiega ogni sera
nel cerchio delle ore intorpidite.
Inarca prima di tacere la rosa amata
l’impazienza per la luce forsennata,
il pugno nell’orecchio
nell’attesa di un trasalimento,
alle prese con segreti e vittime di scontri,
quando trascorro molte battute al tono
di intervalli, ricoperto dai grappoli di acacia.
Le coltri hanno il tepore della nevrosi,
la pietra è antica argenteria.
Mordo le gradazioni nel candore apparente,
ondulando sotto il tepore di una frivolezza
che non è più mia.
Ho confidato ai giorni il tuo ritmo raggiante.

ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 7 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

>
**Raffaele Piazza : "Alessia e Mirta"-Ed Ibiskos- 2019 ***
Si nota, leggendo questa raccolta di Raffaele Piazza, una interessante ricerca sulla parola, termini non scontati, un notevole approfondimento linguistico che dà rilievo all'opera in questione. Termini come per es "trasale", "alberate", "interanimarsi", "albereto", "infiorescenze", "azzurrità", "incielarsi", "campita", danno il senso della cura con cui sono stati scritti i versi. Questi nell'opera vanno a tratti a sovrapporsi a versi più immediati, diretti, espliciti, come quando si citano gli euro, le telefonate, come quando si descrive le vesti di Alessia, gli incontri "alla camera 8" fra i due personaggi, che comunque si amano.
Vi è dunque la narrazione di un storia - a mio dire - d'amore tra i due protagonisti di questo "sequel poetico", fatto di episodi, di situazioni, ambientazioni diverse, che portano il lettore all'interno di una storia sentimentale da seguire, ma anche passionale nella sua descrizione, un amore che risulta anche puro e sincero, direi una narrazione vicina ad un racconto breve in forma poetica. A volte forse, alcuni riferimenti espliciti possono risultare eccessivi se rapportati alla forma lirica del verso: "spera che il preservativo non si rompa....poi ha l'orgasmo e dice non lasciarmi!" Oppure "Si veste Alessia come una donna (slip e reggiseno rosa confetto e gonna corta cobalto di cielo e a quadri camicetta, scarpe nere con i tacchi alti). È già bagnata Alessia nell’attesa del prossimo letto e aspetta Giovanni per l’amore. È appassionata Alessia calda e sudata", ma sono pur sempre scelte stilistiche dell'autore poiché sembrano essere cercate nella forma espressiva voluta appositamente come forma di linguaggio, che denota una chiara immediatezza di espressione. Ho trovato anche una certa attenzione e riferimenti alla natura, una descrizione che arricchisce sicuramente il panorama letterario di queste poesie.
Altro è l'aspetto relativo alla parte in cui si cita Mirta, dove si intrecciano sentimenti di amicizia, di dolore, di nostalgia, di tristezza per una vita che purtroppo non c'è più. Sono atti drammatici la cui descrizione porta sempre un autore a varcare superfici non facili da solcare, o da descrivere, ciò quando vi è stato, come questo sembra il caso, un coinvolgimento piuttosto intenso e reale fra le due vite, di momenti condivisi e rapporti confidenziali, di ricordi indissolubili. Ma si aggiunge alla perdita di una persona cara anche il dramma, poiché è esplicito nell'opera le modalità con le quali Mirta ha scelto di lasciare questa terra. Qui i versi, sempre a mio avviso, si fanno meno articolati, meno controllati, meno astrusi nel linguaggio, divenendo più liberi, personali ed intimi, semplici ma pur sempre efficaci nella descrizione dello stato d'animo che a tratti incupisce l'autore di fronte alla vita, la quale resta sempre il luogo delle nostre passioni, del nostro amore, della nostra realtà.
GIANNI MARCANTONI.

sabato 6 marzo 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia e marzo**
Sole nel fresco a illuminare
di Alessia la vita nel tempo
prima della felicità
la fine della pandemia
Alessia ragazza vaccinata
nell’anima di 18 grammi.
Mentre poi piove e spiove
sottesa all’acqua Alessia
nel rigenerarla e il Parco
Virgiliano ancora esiste
con la pianta rara da rinominare
il roseto del cuore
e dei pini i verdi che hanno
visto la storia dei baci.
*
Raffaele Piazza

venerdì 5 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALINA RIZZI


***Alina Rizzi – Gente che se ne va----puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 85 - € 12,00 "Gente che se ne va", la raccolta di poesie di Alina Rizzi che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Alessandra Paganardi centrata e ricca di acribia intitolata "Libertà e misura nei versi di Alina Rizzi".
Il testo composito e bene strutturato architettonicamente è scandito nelle seguenti sezioni: Preludio, Ricostruzione e Un’estate a contraddire.
I componimenti, molti dei quali sono brevi, hanno una venatura epigrammatica e assertiva e sono ben risolti nella loro compattezza formale e nell’icasticità che li connota pur nella loro leggerezza.
In Sera, la breve poesia che apre il volume, la poetessa parla della sua vita raggomitolata per parare i colpi del silenzio e in questo testo è implicitamente trattato il tema del detto e non detto e delle parole che scaturiscono dalla virtuale feritoia tra i due termini inverandosi proprio nei versi. Nella prima sezione Preludio si respira nei versi stessi un’atmosfera di sogno ad occhi aperti e tra accensioni e spegnimenti si realizza una forte e magica sospensione che crea visionarietà in sensazioni che sembrano connotate da un forte onirismo purgatoriale.
Altre volte prevale la linearità dell’incanto anche nel relazionarsi dell’io-poetante ad un tu del quale ogni riferimento resta taciuto. Anche il senso della fisicità di un corpo cogitante si rivela con frequenza, corpo che si fa parola e dallo scatto e scarto memoriale scaturisce la chiarezza dei dettati, che sottende una complessità intrinseca giocata sulle tastiere analogiche e forte è la densità semantica, metaforica e sinestesica.
Una sensazione di già vissuto, di ritorno dove si era già stati caratterizza queste poesie fluide nel loro sgorgare come sorgenti di acque limpide sulla pagina decollando negli incipit e planando dolcemente nelle chiuse.
Una vaga armonia sembra sottendere tutto l’ordine del discorso dell’autrice e l’io-poetante è molto autocentrato solipsisticamente su sé stesso e dai sensi acuti e sensitivi scaturiscono le parole dette con urgenza. Nella seconda parte Ricostruzione si assiste a un forte cambiamento di registro espressivo e la materia si fa spesso magmatica e oscura nella trattazione dei massimi sistemi come il tempo che è scritto con la lettera maiuscola iniziale a dimostrazione della sua titanica forza di condizionamento delle vite di chi è sotto specie umana e ne sconta la gravità e il tempo stesso è collegato alla morte che per dirla con Ungaretti si sconta vivendo.
Si tratta di un tempo violato dalla presunta, se tutto in poesia è presunto, volontà di annullarlo come categoria che va stretta per la sua percezione soggettiva e per la sua velocità che aumenta nella mente temporale con il trascorrere appunto della durata della vita.
Nella terza sezione dall’intrigante titolo Un’estate a contraddire ritroviamo poesie senza titolo e numerate che potrebbero essere lette come un poemetto a sé stante connotato da un’aura fortemente surreale ed evocativa.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA


***Edith Dzieduszycka : “Viraggio” – Ed. Genesi – 2021 – pagg. 168 - € 15,00
Il “diario” che incontriamo tra le pagine di questa raccolta è un cesellato ricamo quotidiano che trasporta le policromatiche riflessioni della vita di ogni giorno verso il filtro della meraviglia e della immaginazione.
Il grigiore della potenza filosofica, che attanaglia il pensiero del poeta, rivela un canto senza dubbio ricco di melodiosi tocchi, quasi un continuo sussurrare a se stessa e al lettore il tremore che il verso concede alla trasfigurazione del momento. Il “tempo” diventa presenza acuta della coscienza, anche quando le nostre azioni si rallentano innanzi agli interrogativi che tastoni ritroviamo nella nostra impotenza.
Una strana forza ineludibile libera la tensione “sine macula” in un percorso di incremento significativo, come la cornice che trattiene uniti i motivi tutt’altro che marginali di un sopravvivere sempre sul filo delle epifanie: “Che bello poter stare/ su poltrona e sofà/ su divano e dormeuse/ con la benedizione del capo dello stato./ che bello addormentarsi/ dalle piccole ore al mattino avanzato/ svegliarsi ancora cisposo/ con orzo-caffè al posto dell’hamburger/ che bello ciondolare nelle stanze silenti/ senza preoccuparsi/ di postare su FB un selfie con trucco/ ma poi all’improvviso/ per conto suo va/ la mente addormentata/ e le passa davanti la sfilata infinita/ dei camion militari/ trasportando bare al rogo purgatore.”
La tela ha i colori delle vertigini e passo dopo passo gli appunti si addensano tra musiche, animali e fiori, tra mura impotenti e bersagli dormienti, tra ricordi a male pena trattenuti ed impalpabili virus, nello strano paradosso che può ricamare la tristezza. Una cordata che ospita un’innocenza mai smarrita per un percorso vissuto con passione, emotivamente fremente, diacronicamente in progress.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 4 marzo 2021

POESIA = FRANCESCA LO BUE


**Pistis Sophia**
Come di consueto, la Lo Bue, in questa poesia gioca con il linguaggio in una semantica articolata tra mithos e logos. Ciò, in una situazione poetica nella quale la sincronia e la diacronia si incociano in un simbolismo che possiede le sue radici nella cultura classica e articola i suoi effetti nella nostra contemporaneità, aprendo, così, lo scrigno di significati nascosti che evocano la memoria di espressioni allusive, capaci di suscitare gli effetti delle metafore proiettate ad esplicitare i contenuti ineffabili ed emotivi del non dicibile.
La chiave di lettura di questo componimento poetico si colloca senz’altro nell’archeologia di un pensiero sommerso. Così, il linguaggio realizza il suo ruolo centrale in tutta la composizione immaginativa. Ciò manifesta la sintonia onirica di un rito arcano in cui le parole sono oggetti, immagini e sentimenti, suscettibili di una profonda penetrazione umana nel mondo della comunicazione interpersonale. Pertanto, l’itinerario poetico realizza un vero e proprio racconto simbolico composto di flash di luce e di sentieri interrotti, in modo tale che la poesia medesima esprime una musica di voci misteriose.
Tutto ciò apre il discorso ad una ermetica interrogazione che esige una risposta sperata e inattesa, che tuttavia trova il suo spazio immaginativo nel silenzio della meditazione.
Aurelio Rizzacasa
*
PISTIS SOFIA
I
Un solco di luce s’inchioda nel cuore anelante
quando la mente ama.
Tu sei freschezza e passione,
stille dal calice della luna nuova,
armonie cangianti di citazioni antiche.
Le maschere s’abbandonano nei poggi di pietra,
il tempo ritorna al tempo,
nella giara incrinata si disfà la giovinezza,
nell’eco di un sogno fuggente
repente sarà fumo di cera.
L’acqua parla e io canterò con la voce di tutti i giorni,
inseguirò il canto del povero,
le orme disperse nelle scalee delle nuvole.
Devono venire le api coi fiori a cavallo,
devono venire i pastori con la lama dei dromedari,
deve venire un cane fra portici di vetro e canali salmastri,
deve venire la Santa madre che sta sola,
che sta nuda.
II
Errano gli dei nelle tenebre del mare,
nel meriggio ardente delle strade.
Errano le chimere e gli amanti
Nei marciapiedi voraci,
arrivano a un santuario violaceo.
È Lei,
e sono le sue voci nelle sette ghirlande della carne,
soavi voci,
braci di gemme di alberi sonnolenti
che si impadroniscono di un mistero in cielo,
regno compatto avvolto di grigiore perlaceo.
Sei calore di desiderio,
mentre io sono albero vinto.
III
Madre addormentata in un torbido tappeto,
qual è la tua scienza?
Darai parole,
pucritudine di scienza senza fine,
il musicare dell’alloro di Lazzaro
che raddolcisce la carne di Sebastiano
nell’echeggiare di specchi allucinati.
L’epifania del cammino,
come fulgore di cometa nella notte dei tempi,
l’orma invisibile della tua voce silenziosa.
*
Francesca Lo Bue

martedì 2 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANNI MARCANTONI


***Gianni Marcantoni – Complicazioni di altra natura***puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 75 - € 12,00
Si tratta di una raccolta di poesie non scandita e compatta che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.
Il volume è prefato da Alessandra Paganardi che, con le sue parole acute e piene di acribia. entra felicemente nel merito di una definizione del testo con lo scritto Per non essere distratti dal niente. Programmatico il titolo "Complicazioni di altra natura" che sembrerebbe avere una connotazione pessimistica non di un pessimismo cosmico di stampo leopardiano, bensì di un pessimismo che sembrerebbe individuale, che si riferisce presumibilmente al vissuto privato e pubblico del poeta.
Se la vita dà scacco un po’ a tutti con tutte le sue contraddizioni tipiche dell’essere sotto specie umana anche nel postmoderno occidentale nell’era di internet, e-mail, sms e di tutti gli strumenti che la rendono liquida e velocissima le inevitabili complicazioni nel quotidiano sono più acute per il poeta rispetto al non – poeta e attualmente ancora di più per il fenomeno pandemia.
Il discorso potrebbe continuare con la constatazione che i poeti e le poetesse sono persone ipersensibili ma, attenzione, non per questo devono essere annoverate necessariamente come persone deboli, anzi la poesia stessa, la leggerezza dell’esistenza stessa, se controllata dal poeta può divenire uno strumento vincente nel confrontarsi del poeta con la realtà. Quindi anche se le complicazioni della vita sono di varia natura il poeta può superarle come ogni persona, un po’ facendo uso di strategie come il difendersi e migliorare la propria capacità d’amare, un po’ ricorrendo alla scrittura poetica salvifica perché il male è sempre in agguato e questo prescinde dal parallelismo etico – estetico che ha i suoi limiti intrinseci.
Entrando nel merito della poetica di Marcantoni si constata innanzitutto che si può definire antilirica e antielegiaca e predomina in essa un fortissimo senso del dolore e della morte che provoca emozioni nel lettore e che è gridato e debordante e forse non efficacemente controllato.
Sia che l’io-poetante si ripieghi solipsisticamente su sé stesso, sia che si apra all’alterità, un tu del quale ogni riferimento resta taciuto, la sua parola icastica fa i conti con l’autocompiacimento nel suo essere veramente detta con una viscerale urgenza. Ma non è un’angustia fine a sé stessa quella di Marcantoni che attraverso la sofferenza non manca d’intravedere un possibile approdo nel mare – magnum di un mondo caotico e di una vita stessa che, per dirla con i pragmatisti americani, è sempre degna di essere vissuta. Colpisce la chiarezza dei versi e la densità metaforica e sinestesica crea talvolta accensioni fulminanti con spegnimenti successivi che potrebbero essere correlati al senso del dolore suddetto.
La felicità sembra essere una lontana possibilità: un vento puro ha sradicato il nostro albero felice, scrive il poeta e il discorso complessivamente potrebbe essere considerato come affabulante e il poeta è perfettamente conscio della funzione che può avere la poesia nel suo vissuto.
*
Raffaele Piazza