martedì 29 novembre 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


** “Vagabondo”
Trappola l’autunno con i boccioli che non potrai toccare!
Che tu possa ritornare è un assurdo, eppure io cerco ancora,
tra le pieghe che le coltri disegnano, le forme della tua carne.
Nel letto, che la morte ha concesso, il tuo nudo è di marmo rosato.
E il tempo sembra interrompere vibrazioni di luci
mentre l’immagine allunga a sbalzi timorosamente.
Nella dissolvenza dell’abbandono ho visto giungere il buio
ad occhi aperti, e resta l’improbabile vagabondaggio
fra le memorie, insieme con l’apprensione del sopravvivere,
vigile e insonne nel terribile frastuono del pensiero.
La divina follia è un festoso scattar dalla tomba
tra i colori dei vetri ed il filtrare dei fiori profumati,
più oltre si udiva il canto di un flauto solitario
lento nello staccare le note in attesa del segreto di un’ora tarda.
Avrei dovuto aspettare il riflesso di un raggio,
ma la fuga gioca con la punta delle scarpe.
*
ANTONIO SPAGNUOLO
(dal volume "Proiezioni al crepuscolo" - Ed. Macabor 2022)

domenica 27 novembre 2022

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessa e il cielo polito**
Sera azzurra a scendere
nell’anima e nel corpo
di ragazza Alessia rosavestita
per la vita.
Si sono schiuse le abetaie
che al Parco Virgiliano
portano in esatta armonia
(tanto Giovanni non mi lascia).
A poco a poco il volo radente
e di platino delle rondini
squarcia il cielo in un arabesco
di stelle e va la luna a detergere
ferite con lattescente balsamo.
La strada per l’albereto dell’amore.
La strada del per sempre.
Il cielo polito libera di Alessia
il pensiero e ci sarà raccolto.
*
*
"Al cinema Alessia"
Sala pari a golfo mistico
cinema per Alessia
mano nella mano con Giovanni.
Guardano “Il posto delle fragole”.
Sequenze in bianco e nero contro il mal d’aurora per Alessia
pervasa dagli occhi di Giovanni.
Attimi rosapesca e la fabula
si fa favola ed entra Alessia
nello schermo e attrice diviene.
Recita la vita. Segue il film
Alessia nell’uscire dal suo,
dove era prigioniera. Si libera
Alessia.
*
Raffaele Piazza

giovedì 24 novembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = DELMA CIGARINI


**Delma Cigarini – "Sensazioni" -- Metafore in movimento - Roma – 2022 - pag. 161 - € 16.00
La presente raccolta di Delma Cigarini presenta una prefazione di Giulia Calfapietro esauriente e ricca di acribia.
Intitolare un volume di poesie Sensazioni pare essere un elemento di carattere implicitamente ridondante perché è ovvio che la poesia stessa ipostaticamente trasmetta nel lettore sensazioni e il discorso della Cigarini, impostato sul piano del neolirico e dell’elegiaco, bene si adatta per veicolare questo tipo di messaggio che è universale nella storia della poesia di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Del resto sottotitolare l’opera con la definizione metafore in movimento è un elemento che pare essere sotteso alla consapevole coscienza letteraria di Delma perché l’epifania della poesia stessa è fatta di metafore e se si sottolinea che le metafore stesse sono appunto fluttuanti sulla pagina, sono il precipitato della poetica stessa e del poiein dell’autrice, si coglie nel segno perché la poesia della Cigarini, nel suo essere debordante e carica di senso, bene si adatta alle denominazioni suddette.
Il volume non presenta scansioni e per la sua unitarietà formale, stilistica e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto. Un inno alla vita attraverso l’amore e l’esaltazione della natura pare essere questa raccolta della raffinata poetessa. E questo a partire dalla poesia eponima che apre il libro e ci trasmette appunto la sensazione di un universo naturalistico caleidoscopico e magico. La buona esplosione della stagione aurorale e primaverile pare dipanarsi nei versi carichi di sospensione e visionarietà. La poetessa in un discorso che sembrerebbe spinoziano secondo la definizione deus sive natura dice con urgenza la primavera che ha la forza vitale dell’aurora in un salutare naufragare nelle cose della natura che ci riporta alla memoria L’infinito di Giacomo Leopardi. Il tutto s’inserisce in un discorso panteistico di fusione con la natura stessa, discorso che è anche neoclassicistico secondo la definizione di Goethe della natura stessa di abito vivente della divinità.
E tra i riferimenti possibili alla cifra essenziale della poetica di questa autrice non può non venire in mente il premio Nobel della poesia del 1913 Tagore che espresse mirabilmente il suo amore per la vita e per la natura nel suo Il canto per la vita.
Nell’amplesso cosmico dell’essere che abbraccia l’universo si ritrova la chiave d’accesso per entrare nelle ragioni di questo libro, e, del resto, l’autrice potrebbe anche essere definita poetessa della metafora vegetale, per le tante specie vegetali che nel fitto discorso vengono nominate e si fanno correlativo oggettivo delle tonalità affettive della gioia dell’esserci sotto specie umana.
E in quel fasto multicolore di erbe officinali in un campo odoroso svettano forsizie e fior di pesco e inflorescenze di alberi da frutto a corollare sulla nostra pelle SENSAZIONI.
È quindi tutto un interanimarsi dell’io-poetante con il creato, che sembra riportare alla memoria e alla mente il Cantico delle creature di San Francesco, che non è a caso il santo proterrote dei poeti.
*
RAFFAELE PIAZZA

POESIA = RODOLFO GRANAFEI


**EPIFANIA**
Come una fiammante Ferrari
Procedendo al minimo
Attraversa le file grigie
Di noi che passo passo
Strisciamo verso la cassa
- L’effetto è la stessa
Torsione del collo
A inseguire il rossofiamma
Del cappottino su minigonna viola,
le lunghe toniche gambe
ben piantate sul tacco 12
e lo chignon che la eleva
verso/oltre i 190 centimetri.
Ma il suo fondo terrestre
Si rivela nella lite con la vecchietta
- Lei non sa leggere! -
Che poco più alta del pianocassa
Alza gli occhi verso l’apparizione
Flebilmente osservando: - Però è maleducata..
Come non parlasse nessuno
La fanciullaFerrari resta in fila sbuffando,
un padre o chi ne fa le veci
tracagnotto mezzo metro più basso
traffica con merci varie,
lei col naso al soffitto
a volte lo abbassa degnandosi di scostare
con la punta delle unghie
pacchetti sottovuoti buste.
Poi aspetta impazientemente
Che il vicepadre imbusti tutto,
gingillandosi con una miniminerale.
14-16.10.20
*
RODOLFO GRANAFEI

martedì 22 novembre 2022

NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI PIER PAOLO PASOLINI


Giovanni Cardone
*
PIERPAOLO PASOLINI E L'ESPRESSIONE LINGUISTICA NELCENTENARIO DELLA SUA NASCITA
Pier Paolo Pasolini uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo il suo pensiero ancora attuale, nel festeggiare i cento anni dalla nascita e nel ricordare questo grande Poeta, volevo evidenziare attraverso una mia ricerca storiografica e scientifica la sua figura apro questo saggio dicendo: La complessa e articolata vicenda artistica e intellettuale di Pier Paolo Pasolini, l’ossessione per l’esprimere e l’esprimersi si pone come forza trainante della sua magmatica produzione, che spazia dalla poesia dialettale alla narrativa, dalla scrittura critica e giornalistica alle sceneggiature teatrali e cinematografiche, dalla pittura alla canzone, dagli interventi radiofonici e televisivi alla grande avventura del cinema. Per lo scrittore, infatti, il linguaggio rappresenta al contempo un elemento di estrema privatezza, che gli consente di instaurare un contatto immediato con le proprie diverse dimensioni di appartenenza, e un veicolo, eminentemente sociale, in grado di superare l’autoreferenzialità per farsi strumento d’azione nel mondo e sul mondo. La ricerca linguistica pasoliniana si inscrive allora in una più ampia concezione dell’esperienza artistica come forma di azione, inscindibile quindi dalla figura dell’autore, che in quanto tale entra a far parte, con ogni suo gesto, parola, presa di posizione, manifestazione pubblica, della totalità della propria opera. La sperimentazione linguistica incarna quindi una condizione necessaria di esistenza, in quanto riflette e al contempo garantisce il suo grado di partecipazione alla realtà circostante: allora, il suo furore comunicativo, al contempo gioioso e tormentato, non può evidentemente essere soddisfatto solo dal patrimonio espressivo del linguaggio verbale, nel quale egli scorge anzi il pericolo dell’impoverimento semantico, ovvero di un graduale scollamento dalla realtà delle cose, che egli rifugge volgendosi a una molteplicità di codici linguistici differenti, nell’ansiosa ricerca di strumenti comunicativi il più possibile autentici e trasparenti. Per tutta la sua vita, Pasolini vive in effetti una sorta di «sofferenza del linguaggio» dovuta alla reciproca estraneità dei differenti codici, i cui confini gli appaiono come barriere rispetto “alla cattura di una presunta realtà immanente» al di fuori di essi: è per questo che egli «non si è mai lasciato andare veramente e sino alle estreme conseguenze alla specificità dei vari linguaggi via via adottati e poi accantonati, per poi essere recuperati, mescidati, contaminati con altri”. In effetti, la pulsione del poeta verso l’universo linguistico incarna l’urgenza esistenziale del doversi esprimere per sopravvivere, il che richiama alla mente la concezione wittgensteiniana del linguaggio come «parte di un’attività, o di una forma di vita» e davvero, per Pasolini, i differenti linguaggi costituiscono altrettante forme di rapportarsi agli altri e al mondo, oltre che di entrare in connessione profonda con i diversi aspetti della propria identità. Il dialetto rappresenta in questo senso sicuramente uno strumento d’elezione, capace di suscitare nel poeta echi profondissimi, riconducendolo al Friuli della sua prima giovinezza e quindi a un’età in cui gioia, purezza, tormento e desiderio erano in lui ancora vivissimi e indistinti: nella visione pasoliniana, il dialetto coincide infatti con l’intero paesaggio naturale e umano delle campagne friulane, configurandosi come lingua dei desideri, della memoria e, soprattutto, come lingua per la poesia, una lingua «che più non si sa» e in cui egli invece scorge la straordinaria capacità di restituire alla Parola il suo potere primigenio, quello di ‘agganciare il mondo’ e contenerlo in sé. Così, non solo egli sceglie di conferire dignità letteraria al dialetto materno di Casarsa, privo di tradizione scritta, utilizzandolo per la sua prima raccolta poetica nel 1942, ma indaga e impiega il romanesco per i suoi romanzi degli anni Cinquanta, dedica numerosi articoli e saggi critici alla riflessione sul ruolo e l’importanza del dialetto fino all’ultimo intervento, a pochi giorni dalla morte, dedicato appunto al ‘volgar’eloquio’, e si impegna con passione e acribia filologica nella riscoperta sia delle opere, misconosciute, dei poeti dialettali novecenteschi, che dei canti popolari tradizionali. La lingua italiana, d’altro canto, agisce sullo scrittore come un irresistibile fulcro di riflessioni tanto stimolanti quanto problematiche, che vanno dalle considerazioni in merito alla consunzione della lingua letteraria, esprimibile dato anche le vicende storiche succedute, fino alla celebre denuncia nel saggio Nuove questioni linguistiche del 1964 della drammatica assenza di una lingua nazionale in Italia, cui fanno seguito il proclama dell’imminente avvento di una neo-lingua tecnologica e antiespressiva e i vari tentativi, teorici e narrativi, di individuare e sperimentare nuovi ambiti e nuovi usi dell’italiano, per giungere infine agli angosciati appelli degli ultimi anni in merito alla progressiva trasformazione della lingua italiana in uno strumento asservito al Potere borghese, e pertanto degradato, vacuo e menzognero. Parallelamente agli articolati sviluppi della riflessione pasoliniana sulle condizioni e le sorti della lingua italiana, lo scrittore non manca di sperimentarne le differenti varietà: non solo l’italiano colto e letterario, dunque, ma anche differenti linguaggi settoriali, come l’italiano scientifico dei suoi scritti critici, il linguaggio giudiziario si veda il volume Cronaca giudiziaria, persecuzione e morte: «in un paese orribilmente sporco e quello politico-ideologico da intellettuale impegnato, l’italiano giornalistico e quello delle sceneggiature teatrali e cinematografiche, oltre ai registri più bassi dell’italiano informale-trascurato e gergale, cui Pasolini, a partire dagli anni Cinquanta, si interessa particolarmente. Quest’ampia gamma di usi del linguaggio verbale non sembra però soddisfare la frenesia espressiva di Pasolini, che lavora con molti altri materiali diversi, da quelli grafico-pittorici ama disegnare e dipingere alla musica scrive versi che poi diverranno canzoni grazie a maestri quali Ennio Morricone o Piero Piccioni, e saranno interpretati da personaggi del calibro di Domenico Modugno e Sergio Endrigo, fino a quel grande «amalgama di linguaggi eterogenei» che dà vita e sostanza all’universo cinematografico. Il cinema rappresenta in effetti per Pasolini un’esperienza teorica e sperimentale particolarmente significativa, in grado di attrarre a lungo il suo interesse semiologico, dando origine a un’importante serie di riflessioni ispirate alla sua visione del cinema come «lingua scritta della Realtà» , o lingua scritta dell’azione, moderna proiezione del «primo e principale dei linguaggi umani», ovvero “l’azione stessa: in quanto rapporto di reciproca rappresentazione con gli altri e con la realtà fisica” . Egli scorge infatti nella realtà «che è sempre azione» la fisionomia di un vero e proprio linguaggio, in cui gli oggetti sono segni di se stessi, non certo scritti-parlati, ma “iconico-viventi, che rimandano a se stessi» di questo Linguaggio della Realtà, allora, le lingue verbali ‘scritto-parlate’ non sarebbero che un’integrazione, o meglio, delle «traduzioni per evocazione», mentre il cinema ne costituirebbe «il momento “scritto” , in quanto sarebbe in grado di riprodurre meccanicamente tale lingua, dotandola al contempo di una funzione estetico/espressiva. Secondo il regista, allora, «oltre a essere la lingua scritta di questo pragma, il cinema «è forse anche la sua salvezza, appunto perché lo esprime e lo esprime dal suo stesso interno: producendosi da esso e riproducendolo» di qui, la scelta del cinema come strumento d’elezione per una rappresentazione autentica all’immediatezza dell’esistere, che solo attraverso questo linguaggio è possibile, finalmente, trasformare in arte. Così, attraverso questo peculiare strumento comunicativo, l’esperienza artistica non è svincolata dal contatto con il reale, e può anzi realizzare l’eterna utopia pasoliniana di una forma espressiva che sia anche, e soprattutto, un mezzo di intervento nella vita sociale. Ecco quindi che nel cinema si sublima l’ideale pasoliniano dell’espressione come forma di vita, cioè presenza attiva nella realtà; Pasolini sa bene che il cinema non è solo un mezzo di riproduzione del reale, ma è anche, e soprattutto, un mezzo di espressione della propria soggettività più volte parla del ‘cinema di poesia’, inteso come possibilità di svincolarsi dalle tradizionali norme cinematografiche per attingere ai sotterranei aspetti onirici, barbari, irregolari, aggressivi, visionari, arricchendo quindi la lingua del cinema delle caratteristiche «irregolari» proprie di uno stile personale, ma ciò che scorge in questo strumento è soprattutto la possibilità di interagire direttamente con la realtà, ‘inseguendone la sacralità’ e rappresentandola in forma mitica, come manifestazione di energia vitale. Nell’ottica pasoliniana, infatti, è proprio grazie all’accumulo e al reciproco scambio tra linguaggi eterogenei come appunto avviene nel cinema che si può sperare in una rappresentazione sufficientemente complessa, vitale e dinamica della realtà, perché solo «la complessiva interazione tra linguaggi diversi, come nella realtà, garantisce la massima continuità fra la realtà e le sue rappresentazioni.» Questa volontà di «dizione totale della realtà» si realizza in Pasolini come “interscambio, contaminazione e fusione dei generi e dei linguaggi tradizionalmente e rigidamente separati” egli, infatti, non si limita a portare avanti una serrata ed appassionata sperimentazione multimediale, ma oltrepassa ogni confine fra linguaggi e materiali, trasgredisce le loro normali condizioni di utilizzo, le norme e i limiti, e già col giustapporli in tal numero li trasforma, li violenta. Allora, la sua smania comunicativa onnivora e insaziabile, connotata dalla giustapposizione di stili, generi e finalità espressive, dilata all’infinito gli universi del discorso, oppure esonda fino ad attribuire alla parola artistica finalità pratiche, come in una straordinaria performance di cui i testi costituiscono in fondo solo un residuo; così, l’arte di Pasolini finisce per identificarsi con la «disperata vitalità» della sua intera vicenda biografica, in un cortocircuito che ben esemplifica la sua acuta consapevolezza del «senso profondamente vitale e culturale delle scelte linguistiche». La bruciante volontà di esserci, di comunicare, che «fa del linguaggio il centro vitale e propulsore della sua sperimentazione multimediale» , di ogni sua opera artistica, dei suoi saggi critici e degli interventi giornalistici, è infatti la stessa che anima le sue scelte private, umane e civili: riprendendo una bel pensiero di Tullio De Mauro che, a proposito di Pasolini, cita Rilke e la sua formula ‘Gesang ist Dasein’ , nel caso dello scrittore-poeta-regista, si può certamente affermare che, per lui, esprimersi è esistere, nel duplice senso di una vita vissuta sempre sulla scena, fino a diventare parte integrante della propria arte, e di una voce che, con il suo canto, ma anche con le orazioni, i lamenti, le battaglie, coincide con la ragione stessa del proprio esistere.
*
GIOVANNI CARDONE

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA ROMPIANESI


Andrea Rompianesi: “Tracce di pellicola da film sulla costa di ponente” – Book Editore– pag.80 - €15,00
Già dal titolo il lettore frettoloso ha un impatto un poco rugginoso, nell’ accettabile dubbio che un tale avvio suscita per la molteplice possibilità di interpretazione. Ma appare chiaro il coinvolgimento dell’autore in un vertiginoso carosello di flash, che diventano pagina dopo pagina dei veri e propri fotogrammi, luminosamente alternati al lampeggiare dei ricordi e alle figurazioni inseguite dall’intreccio pirotecnico delle comparse.
Scrittura serrata, scelta del vocabolo con accurata sobrietà, per un racconto a sbalzi e ritorni, soste e sguardi, sospetti e riferimenti, pennellate e riflessi scoppiettanti, nel distendersi di un afflato poetico del tutto ricamato dalla fuga immaginativa.
Sono giorni trascorsi tra le luci che seducono e scandiscono i tempi, tra le attese di antiche terrazze sospese sul mare, tra le sagome di personaggi ormai lontani, tra i passi ancora leggeri lungo un viale inanimato, tra imprevisti dietro gli angoli rapidi, tra gli striduli richiami dei gabbiani e i tavoli invitanti di una trattoria.
I ritmi del presente si intrecciano così nel fascino avvolgente di un percorso intimamente disegnato, fondendosi a volte nella storia più grande del quotidiano, riflesso con perfetta distribuzione dei tempi in una catena poliedrica di inflorescenze armoniche.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 21 novembre 2022

UN COMMENTO AL VIDEO ARCA DELLA POESIA del 22 novembre


** I miei più sinceri complimenti, caro Antonio Spagnuolo, per l'attenta e profonda cura con cui hai dialogato con i relatori convenuti sulla tua poetica e stilema, nella trasmissione "L'arca della poesia". Ho ascoltato con molto interesse i temi e le tematiche che prendendo spunto solo da alcuni versi della tua vasta poesia, e portano in ogni dove a perquisire, osservare, scrutare diversità, cambiamenti epocali i quali mentre si registrano effettivi, concreti, conclamano al loro fianco, sull'altra parallela, una vacuità di essere, di viversi, vivere, vedersi vivere che negli ultimi decenni sta scivolando nelle più ombratili e melmose sabbie mobili....Altro elemento molto caro a Spagnuolo il quale, intervenendo qui in diretta, lo dispiega e illumina con pacata ed anche rattristita sicurezza, nella consapevolezza di non poter essere smentito, é il sentimento della decadenza che sta deteriorando lentamente, i virgulti alti che hanno sempre portato, la linfa della grande cultura, della narrazione dell'umanità quale distintivo eccellente del transitare terreno... Spagnuolo lo dice chiaramente e con partecipata esperienza negativa, che un uomo senza memoria, è un uomo fantoccio, un uomo che si piega su se stesso e si spezza, si discioglie e dissolve lasciando di sé.... ai posteri.... non si sa cosa.... Cosa? Dunque, cosa è domanda implicita che Spagnuolo formula alla platea sensibile a costruire e fondare universi infiniti, attraverso lingue e linguaggi, affinché giammai l'uomo lasci scadere il valore, la ricchezza, la bellezza estetica, unana, sociale, politica e non solo, di narrarsi nel suo tempo e, narrandosi, costutuirsi testimone di progresso, evoluzioni e civiltà... " La Poesia è scavo"... ci dice con trasporto fisico e sensoriale, il poeta Spagnuolo... Bisogna continuare a scavare, anzi è d'uopo estendere gli scavi, in ambiti forse non ancora intaccati, per insorgere e vivificare altro ed altro ed ancora altro... perché la poesia stessa è altro, ciò che diviene in mano senza che il poeta abbia fatto nulla per forgiare quella forma e non un'altra!...Egli segue perpetuamente la scia, la fragranza, la sua essenza che annusa nell'aria, come profumo acre e delizioso d'incenso..... Complimenti, caro Antonio Spagnuolo....
ALFONSINA CATERINO

domenica 20 novembre 2022

NOVITA' IN RETE = BALESTRIERE E GLOSSE


Nuovo Blog alla ricerca della poesia, ricco di novità e di speranze. Pasquale Balestriere ha dato vita ad una nuova palestra scrivendo: **Perché Glosse alla vita**
La vita è un testo che si dispiega in una sorta di libro, in cui convivono forme, suoni, colori, parole, azioni: per ognuno di noi, esseri caduchi, precari, transeunti. Tuttavia non sempre siamo in grado di leggere questo libro che pur ci appartiene. O forse non vogliamo. Eppure il libro c’è, sta lì, si arricchisce giorno per giorno, ci invita, ammicca… Se accade di leggerlo, può capitare di annotarlo: con riflessioni, constatazioni, opinioni. Glosse, se vogliamo usare una voce nobile e antica; glosse che qui sono espresse prevalentemente in poesia. GLOSSE ALLA VITA, dunque.
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contatti : https://glosseallavita.it ---

venerdì 18 novembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE


**Francesca Lo Bue, Albero di alfabeti, Árbol de alfabetos, Raccolta poetica bilingue, pp. 69, € 8,00, Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2020
Albero di alfabeti è una nuova interessante prova poetica di Francesca Lo Bue, poetessa italo- argentina, da anni trapiantata a Roma, che ha già al suo attivo diverse raccolte di poesie tra cui Moiras, Edizione Scienze e Lettere, Bardi editore Roma 2012, Itinerari- Itinerarios, Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2017, con le quali si è fatta conoscere al pubblico, ottenendo lusinghieri apprezzamenti dalla critica.
Quello di Francesca Lo Bue è un caso davvero singolare di un doppio espatrio: lasciata l'Italia ancora bambina con la sua famiglia che, alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, si traferì in Argentina da Lercara Friddi nel palermitano, vi ritorna nel 1979, dopo la laurea in Lettere e Filosofia conseguita presso l'Università Nazionale di Cuyo di Mendoza, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri Italiano, stabilendosi nella capitale, dove, tra l'altro, ha l'opportunità di specializzarsi in Filologia Romanza alla “Sapienza” sotto la guida del professor Aurelio Roncaglia, il quale intuì per primo le sue potenzialità di studiosa della parola.
Le due lingue: l' italiano, appreso in età pre-scolare, verosimilmente mescolato al dialetto ( in seguito riconquistato attraverso gli studi universitari e a contatto con la lingua viva) e lo spagnolo (la lingua acquisita in Argentina e che l'ha fortemente plasmata culturalmente) sono rimaste entrambe dentro di lei ponendosi all'incrocio del suo lavoro poetico. Francesca, di fronte alla scrittura, si trova perennemente davanti alle sue due lingue-come alle due patrie che si porta dentro- senza poter scegliere tra l'una e l'altra. Per questo le sue poesie presentano una doppia redazione in spagnolo e in italiano, dove la prima non va considerata, come erroneamente si potrebbe pensare, il testo a fronte della seconda, bensì un testo che coesiste accanto al primo.
Con questi presupposti non sarà difficile comprendere come il linguaggio sia presto diventato il fulcro del suo itinerario poetico che in questo Albero di alfabeti trova la sua formula più esplicita e radicale.
Citando in esergo un verso del poeta spagnolo Gerardo Diego: “La vida es un único verso interminable”, Francesca Lo Bue costruisce, misurandosi con la tecnica dell'acrostico alfabetico - partendo dalla A fino alla Z- una doppia sequenza di componimenti in versi liberi in italiano e in spagnolo (e viceversa) proprio come fa un albero che propaga le sue fronde. L'incipit del suo discorso poetico è aperto dalla lettera A “Aspirazione è dissotterare il ritmo del tuo/ alfabeto./Acque solenni desidera il mio cuore che mastica desolazione,/aria limpida e sedili di pietra per leggere nei solchi del tuo/abaco enigmatico” - Aspiración es desenterrar el ritmo de tu /alfabeto./ Aguas solemnes quieren mi corazón que mastica desolación,/ aire limpido y asiento de pietra para leer en los surcos de tu/ abaco enigmático”, p.9.
Si tratta indubbiamente di una dichiarazione di poetica, ma per comprenderne appieno il significato vale la pena di richiamare qui di seguito alcune riflessioni premesse dalla stessa autrice nell'Introduzione e che ci guidano nella decifrazione di una raccolta che a una prima lettura appare criptica se non addirittura astratta: “L'alfabeto germina dal caos”...”L'alfabeto è vita e ordine di suoni che divengono sensi, sentimenti, pensieri, visioni, armonie del vero, intuizioni dell'universale” (p.5); “Nel grande alveo dell'alfabeto - il linguaggio- c'è un io che dice testardamente i nomi”(p.6).
E' del tutto evidente da queste annotazioni che Francesca non ha fatto ricorso a questa tecnica come ad uno strumento ludico con cui sperimentare le sue capacità retoriche (e il sospetto, in un primo momento, potrebbe essere giustificato), al contrario per lei l'alfabeto è fertile humus in cui sono depositate le parole che aspettano di essere chiamate ad una ad una a nuova vita . Leggiamo la poesia a p. 53 corrispondente alla lettera P: “Palabra, de ti espero. Apojo mis / pasos claudicantes en las sendas de tus melodìas”. “Parola aspetto da te/ passi nel sentiero delle tue melodie”.
La ricerca della parola poetica non è mai agevole, spesso coincide con l'attesa (Pazienza! Nell'aria /plumbea dello stagno le/paulonie imputridiscono”, p.24) oppure con la solitudine (Solitudine,/ salice nel declivio,/ sapore di esilio, crogiulo bruciato” - “ Soledad, / sauce en el declive./ Sabor de exilio, alquimia quemada”, p. 27). Talvolta sembra invece germogliare del tutto inaspettata come nei bellissimi versi dell'acrostico contrassegnato dalla G “Girasoli feriti dal vento d'aprile, /girandole di fecondità”- “Girasoles se abren al viento de abril /griales de fecunditad” p.15).
Francesca raramente fa trapelare dai versi il suo vissuto: la sua poesia è visionaria, allusiva; sta al lettore coglierne gli indizi che potrebbero riguardarla e ci sembra che questo accada, ad esempio, nei versi del componimento contrassegnato dalla lettera B “Braccia fraterne s'annodano nella cella di una prigione sperduta e nelle / bocche il silenzio è devastato dal grido” - “Brazos hermanados se jiuntan en la oscura celda de una prision perdida y en las / bocas el silencio devasta el grito”, p.10 dai quali sembra affiorare il ricordo mai sopito del golpe militare avvenuto in Argentina nel 1976, proprio negli anni della sua giovinezza. “La storia, di per sé obliata, si vivifica quando c'è un lettore” (Itinerarios, p.3): e quel lettore Francesca l'ha trovato.
La raccolta si chiude con una piccola silloge di traduzioni da Pablo Neruda, Emily Dickinson e Kavafis, poeti lontani tra loro, ma qui accomunati dal tema dell'esilio, della lontananza e della prigione, temi molto sentiti dall'autrice.
*
Gabriella Milan

giovedì 17 novembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO


**ANTONIO SPAGNUOLO: "Ricami dalle frane" -Ed.Oedipus - 2021 - pag 88 - € 12,50
È voce mutevole, ora sussurrata in ore “che esplodono distratte”, ora voce intrisa di solitudine che assapora i ricordi.
I suo versi sono tracce d’inconscio che esprimono illusorie realtà. Costante il pensiero che rimanda a presenze che più non sono.
Ricorrente il riflesso degli specchi. Realtà fallaci che svaniscono al muoversi dell’immagine. Sfida del poeta che richiama realtà di un passato forte e ancora presente in lui anche se illusorio: “lo stupore della tua gioia galleggiante,/ rosa gazzella nel discreto segno,/ nel regno ormai lontano degli affreschi/ del tuo fianco tiranno aperto alle delizie…”.
Il poeta è preso da incantamento che riporta in vita “frantumi a nuovo incanto”. La sua compagna è la scrittura e nel rorido caldo attende la sera “per rinverdire i ricordi…”. La vita trascorsa con l’amata compagna in lui è continuo sussurro; un telo con ricami di memorie. Ha solo splendidi ricordi che scaldano i silenzi. Lucide penombre che possono corrodere l’anima. Il suo sentirsi uomo, assapora con gli occhi della mente, sussurri, baci, anche se lontano “il tempo dei bagliori”. Sembra tutto ancora vero ma poi il suo raccontarsi diviene repentina illusione. “All’improvviso ti svegli e chiedi una carezza/ crogiolo di future inesattezze/ punto e daccapo nel rombo di un naufragio”. Sempre, nella memoria, le sere trafugate “che accolsero gli incendi delle coltri,/ per segreti rintocchi o per magie del labbro infocato e impertinente,/ per il delirio della carne e il sospetto/ dell’infinito mimetizzato agli sguardi”. La poesia è il sostegno del poeta. È la forza della parola che gli farà toccare senza tremori il marmo che nasconde le ossa dell’amata, il labbro sfigurato, le palpebre consunte, i ricordi degli ultimi istanti. Solo allora potrà scrivere l’ultima sua poesia. Scrivere versi sfogliando il tempo “arrugginito dai silenzi”.
Le ore saranno meno cupe e daranno luce alle parole.
Le sue labbra infiorate d’amore e dolore formulano una realtà in versi che vince la morte. La poesia di Antonio Spagnuolo va oltre il tempo. Lo avvolgono come trame di un ordito, frammenti di memorie: “l’amata che segnava le dita al passaggio breve della luna”. Il poeta esiste circondato da ore di solitudine. Tanti gli anni trascorsi ma la realtà prevarica l’illusione del sogno.
"Inutile aspettare il tuo ritorno!
Sfioro il marmo che ha chiuso il tuo sorriso…
e i polpastrelli bruciano al contatto.
Sto come una tenda che il vento
da un momento all’altro porta via”.
Il volto del poeta si impone una maschera e sopravvive cercando parole fallaci. Vorrebbe essere un fiume tranquillo ma i ricordi sono più forti di qualunque menzogna.
Ricorda le pupille dell’amata, le labbra di lei “sogno e rugiada”. Ma al mattino tutto sfuma in indefiniti contorni. Cosa resta?
“Avevi l’aroma del glicine, leggenda
di croce e di luna.
La tua figura dormiente e muta
è l’ombra del sonno eterno”.
*
ANNA VINCITORIO
*
Firenze, 29/10/2022
NOTA su Antonio Spagnuolo
Poeta versatile. Il suo vocabolario è ricco d’immagini di ampio respiro che coinvolgono il lettore. Molte e conosciute le sue pubblicazioni. Si è occupato anche di poesia visiva con la quale ha effettuato molte mostre.
Originalità, metafora, sperimentalismo, nei suoi scritti. Ampia attività di critico editore. È tra i più noti poeti italiani del 2° novecento. In lui si riscontrano abilità e sensibilità creativa molto sviluppata e una disponibilità rara a dedicarsi a recensire la poisia di chi sirivolge a lui.
A.Vincitorio -

mercoledì 16 novembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUCIO ZANIBONI


**“Il respiro dell’universo” – Antologia a cura di Lucio Zaniboni- Ed.Allprint – 2022 – pag 168 – s.i.p.
Da più parti e da tempo si chiede a che serva un’ennesima antologia di poeti, oggi che la poesia straripa in rete alla portata di chi voglia inseguirla, senza troppo impegno di severità o di critica. Appaiono tentativi di agglutinamento, tentativi di cernita, tentativi di storicizzare gli interventi, tentativi di diffondere l’operato di alcuni elementi, e quasi sempre tentativi che non riescono a mostrare l’ampio panorama in tutto il suo svolgersi nel contemporaneo. Troppa zavorra viene disseminata senza alcun controllo di selezione così che il pubblico disattento si nutre a suo piacimento di contrasti culturali credendo di essere immerso nella tradizione del verso corretto. Lucio Zaniboni con certosina passione ci dice invece che in questo suo tentativo “c’è l’intenzione di raccogliere un gruppo di poeti che, nel magma di guai del nostro tempo, siano voce eversiva (la vera poesia è sempre tale), ribellione a un mondo che allontana la vita dalle leggi della natura, che sfrutta dissennatamente depauperandola con abnormi emissioni di gas nell’atmosfera, distruzione di foreste, incendi dolosi, inquinamento… creando così un buco nell’ozono, con ripercussioni importanti nel pianeta.” Un momento di sospensione allora? Ricerca di autori che sappiano fermamente dimostrare la validità di uno scavo della parola poetica?
Ecco pronto uno squarcio abbastanza ampio attraverso la lettura di trentotto poeti, invitati a presentare due poesie ciascuno nel policromatico segno del ritmo, con la severità di una scelta oculata e ben ponderata. Lavoro di esplorazione che restituisce lo scavo di tante sfaccettature. Da un appassionato canto lirico all’armonia dei corpi celesti, dall’altalena armoniosa degli affetti alle visioni di un esistenzialismo larvato, dal simbolo nefasto della pandemia alle doglie dell’amore, dalla speranza in armonie ad una sonda per l’incongruenza umana, dalla ingenua tensione del tocco religioso alla fantastica lama che incide visioni oniriche, dalla confessione di un testamento spirituale all’armonia dei rimpianti. Questi gli accorti assaggi che ci vengono offerti nel cortocircuito del ritmo, affidato alla simultaneità dell’immaginario. Le trentotto schede biobibliografiche, che arricchiscono le pagine, danno un preciso riconoscimento del valore magico di tutti i risultati raggiunti da ogni singolo autore.
Lucio Zaniboni, veterano cultore della scrittura poetica, presenta un’antologia nella sua variegatura fuori dalla vulgata, cercando di catturare e portare alla frequenza elitaria il lettore attento e culturalmente agguerrito. ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 10 novembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = PAOLO OTTAVIANI


**Paolo Ottaviani: “La rosa segreta” – Ed. Manni 2022 – pag. 80- € 13,00
Variegata raccolta di poesie che si offrono in tutto il candore di una scrittura semplice e luminosa insieme, sia per il dettato colloquiale che riempie le pagine, sia per il riuscito tentativo di mantenere un tocco classicheggiante con la persistenza delle rime.
La ricchezza simbolica emerge in tutta la sua coinvolgente proiezione e ricama versi che si leggono con frequenze accelerate, inseguendo una particolarissima leggerezza e una fluidità esistenziale.
Quattro le sezioni del volume: “Comete e comete”, “20 sonetti”, “Spigolature” (in un dialetto medievale nursini), “Altre poesie”, ed ogni capitolo intesse una propria vitalità, distinguendosi per stesura e per immagini.
Nostalgie, memorie, illusioni, amori, meteoriti fulminanti, danze ammaliatrici, pacifici azzurri, note illibate, tramonti di fuoco, testimonianze di grazia, in un gioco sempre rutilante e turbinoso.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 8 novembre 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“Granulomi”**
Inceppo granulomi agglutinati
in questo dormiveglia, che ritorna
e oppone all’esistenza un varco nero.
Contro il tempo spezzo le mie dita
chiedendo spazi o sagome velate.
Cupo il cielo nel dubbio quando entro
nel tuo silenzio e aspetto
nuovi segnali della tua presenza-
*
ANTONIO SPAGNUOLO
** "Granulación"
Tropiezo gránulos apiñados
en este velar que vuelve
y opone a la existencia un surco negro.
Contra el tiempo quiebro mis dedos
pidiendo espacios o atrios velados.
El cielo es oscuro y dudo cuando entro
en tu silencio y espero
nuevos signos de tu presencia-
*
traduzione FRANCESCA LO BUE

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO BARBON


**Fabio Barbon : “Fototessera” Ed. Biblioteca dei leoni – 2022 – pag. 80 - € 12,00-
“Una mappa di bordo – scrive l’autore in prefazione – con indicati gli scogli, le secche e le correnti che possono portare al largo, col conseguente rischio di non far ritorno al porto.”
Viaggio attraverso ricostruzioni di eventi, quasi sfiorando di volta in volta quella esperienza umana che travolge negli attimi di sospensione, trascinando la scrittura contro i marosi che la quotidianità propone.
Ogni giorno una sfida contro il logorio del tempo, contro l’avvicinarsi della morte, contro l’ardire del peccato, ma sempre legato al sentimento celato nel pensiero e pronto a cancellare l’irrisolto cerchio dell’illusione, e ricco di speranze del “vero canto che incorona l’attesa”. Scorre il velo che avvolge ricordi per avventure sempre nuove e per la vertigine d’amore verso le persone, i luoghi, le cose, ricamato nella fitta trama delle inquietudini personali, o quando “l’incerta mano ruba carezze alla notte”.
Poesia scorrevole che ben riesce a fondere l’intensità delle emozioni con l’intensità del processo artistico, e attraverso la quale ben si delineano una specie di visualizzazione verbale ed una variegata attenzione alla caleidoscopica struttura delle scene.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 4 novembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = SARA DURANTINI


**NOTA PER L'INTERVENTO DI FLORIANA per Annie Ernaux (Sara Durantini)**
Che lo sguardo possa intrappolare i riflessi del pensiero e dei sentimenti che infiammano nella poesia lo possiamo accertare nel delicato e sobrio acquerello che Floriana Porta realizza per il volume “Annie Ernaux - ritratto di una vita” di Sara Durantini pubblicato da Dei Merangoli editrice.
Il tocco sfumato dei colori tratteggia la figura creando una dimensione che evapora nella sua stessa sostanza.
Così la perfezione del segno svela quella mano sicura che riesce a catturare lo scorrere del tempo nell’abisso che si apre negli occhi della poetessa, imprimendo quella foga che potrebbe levitare nel senso imminente del verso.
Annie Ernaux, ottantaduenne vincitrice del Nobel 2022, narra in un suo precedente libro la vita del padre, dalla giovinezza alla morte, ripercorrendo le tappe della sua vita lavorativa, da contadino e operaio a gestore, con la moglie, di un piccolo bar-drogheria nell'entroterra francese. Alla storia dei genitori, descritti nella fissità delle loro abitudini e dei ruoli sociali, la scrittrice affianca il racconto di come gli studi e la successiva professione di insegnante in un liceo le abbiano consentito di affermarsi socialmente, a scapito però di un progressivo allontanamento dalla sua famiglia - estranea al suo nuovo tenore di vita e ai suoi orizzonti culturali - e dalla sua classe sociale d'origine. L'assimilazione dei valori della classe borghese e il conseguente disprezzo delle sue origini operaie la porteranno a maturare un senso di colpa per il tradimento compiuto con l'acquisizione del nuovo status sociale. Questo senso di colpa sta, secondo l'autrice, alla base della sua scrittura, interpretabile come una sorta di "risarcimento" nei confronti delle persone oggetto del suo tradimento. Immergendosi con la sua poesia in un mito universale che abbandona la scena dell’effimero e diviene trama di sottile ripresa.
Floriana Porta ricama in questo intervento una preziosa composizione dal titolo “Ogni parola è un canto” proponendo versi dal calore originale e che trasmettono con purezza e discrezione un profondo senso della femminilità, in una originalità di modulazioni-immagini, e penetrando per misura e immediata schiettezza in un personale dinamismo che riesce a svelare quel mondo interiore intenso e suggestivo. Rivolge il canto direttamente alla Ernaux sussurrando: “Ogni parola è un canto/ doloroso ma necessario/ che colma ogni vuoto/ e ci apre al tuo universo./ E’ una perfetta tarsìa/ di godimenti e sofferenze/ tradotta in un linguaggio universale/ che appartiene a tutti noi.”
L’intimo riesce a illuminarsi in un perfetto recupero della sincronia di una vertigine che diviene perpetuo stimolo ad un risveglio.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 2 novembre 2022

POESIA = MARIA EROVERETI


**AD ANTONIO POETA**
“… le dita stringono
l’inseparabile livido della solitudine…”
Aghi nel cuore
le tue parole
che gemono al mondo
l’anima deserta
dell’uomo
dal tempo consumato.
Una lama
la tua voce di poeta
che insegue la sua amata ombra
“presenza che svanisce”
nelle desolate stanze:
“Che tu possa ritornare è un assurdo, eppure io cerco
ancora…”
Ed è il nostro esistere
una perenne rincorsa dell’arcano
per colmare di senso il cammino
per lenire le assenze
che lancinano il petto.
Cosa troveremo noi
“nel vortice ignoto dell’eterno”?
Quanto si espanderà la nostra voce?
“Andiamo e non sappiamo dove”.
**
**MADRE**
Due novembre
il primo senza di te
e neanche un fiore.
Solitario lo scrigno nero
nella casa deserta
ed io qui sola
non recito per te
la preghiera dei morti.
Non lo consente il cuore
cinto in un abbraccio
scaldato da una dolcissima
struggente nostalgia.
*
MARIA EROVERETI (novembre 2022)
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