martedì 30 dicembre 2025

RIVISTA = NUOVO MERIDIONALISMO


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E' in distribuzione il numero 250 (settembre novembre 25) della elegante e ricca rivista "Nuovo Meridionalismo", sapientemente realizzata e diretta da Giuseppe Iuliano.
"Numero speciale" per ricordare i quaranta anni dalla fondazione del pariodico /1985-2025) -
Firmano: Generoso Benigni, Gianni Festa, Francesco D'Episcopo, Filippo Doria, Filomena Marino, Paolo Testa, Emanuele Macaluso, Francesco Petrillo, Giovanni Verde, Bruno Troisi, Gerardo Iuliano, Clara Spadea, Mino Mastromarino, Aldo De Francesco, A. Michele Iuliano, Chiara Severino, Gennaro Iannarone, Carmelo Sichinolfi, Alfonso Attilio Faia, Paolo Saggese, Giuseppe Iuliano, Maria Romano, Gennaro Iannarone, Mirella Napodano, Michele Vespasiano, Michele Miscia, Emanuela Sica, Mirella Iannaccone, Teodoro Russo, Antonio Spagnuolo, Vincenzo Aversano, Michele Sessa, Costantino Severino, Antonio Pulcrano, Paola De Lorenzo Ronca, Paolo Nigro, Anna Maria Galasso, Francesco Frisari, Pasquale Martiniello, Aurelio Benevento, Alfonso Nannariello, Tiberio Fusco, Matteo Claudio Zarrella, Francesco Coloia, Franco Mangialardi, Riccardo Sica.
Arricchiscono questo luminoso volume di ben 96 pagine Le "Vignette" di Malatesta.
Per contatti : giiuliano@tiscali.it =

lunedì 29 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = SERGIO GALLO


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Sergio Gallo: “Gleba/Adamah” – ed. Gatto Merlino 2025 – pag. 140 - € 14,00
Micro e macrocosmo si fondono in unica amalgama nello scorrere limpido dei versi, innanzi alle meraviglie, illusioni, esplosioni della realtà quotidiana, divenendo di volta in volta ribellione contro eventi che abbuiano i giorni di fede.
“Gleba” in ebraico significa suolo, zolla, humus, terra da coltivare, donde l’adagio “servo della gleba” che ben conosciamo nella storia che ci precede.
Le sezioni nelle quali si suddivide la silloge hanno tutte un fortissimo legame, una coscienza lampante di quanto necessaria sia la coesione e la capacità di distendere il velo della pace e dell’amore, in questo mondo contemporaneo nel quale tenacemente cerchiamo di custodire i sentieri invisibili e sospesi tra luce e tenebre.
“A noi, fugaci osservatori/ cui spetta l’incombenza/ della vita e della morte,/ a noi privi d’un cuore che ascolta/l’esigua urgenza della parola.”
Il simbolo che riesce a coniugare, sterminando ogni ostacolo!
E la parola prosegue: “Il presente: una minaccia continua. / Tengo la rotta fra dense nebbie;/ emorragie d’anime inafferrabili/ tra maglie di reti lacerate./Con pazienza sciolgo grumi di dolore.”
“Mi guardo attorno turbato, sperduto./Mi rendo conto di non fare eccezione.”
“Ogni sasso uno sgravarsi del cuore,/ un sussulto dell’anima, il ristoro/ del pensiero. Disdoro mancare la visuale/ dalla Cima del Tor. In avvicinamento/ lampi e turbini del Dio Thor.”
La globalità che gestisce l’uomo contemporaneo è sempre in cerca di una bacchetta magica che sappia apparare conflitti e misfatti, illusioni e profezie, flussi informatici e idee di civiltà, pazienza e saggezza, intelletto e adesioni dello spirito.
“Abbiamo letto nei libri di storia del più grande/annientamento nel minor lasso di tempo; ora, senza/ neanche rendercene conto, assistiamo complici al più/copioso sterminio nel più lungo intervallo di tempo.”
Sergio Gallo stempera le sue liriche con una scrittura sapientemente equilibrata, tra movimenti classicheggianti e tragitti attuali, in modo da offrire un tragitto policromatico nel quale si esalta l’utopia e si aspira ad una comunanza di intenti.
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ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 28 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

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Nota di lettura di Carla Malerba per “Dissolvenze e sussurri” di Antonio Spagnuolo - ed. La valle del tempo 2025 -- pag. 60 - € 14,00
Ho letto sempre con curiosità e attenzione le raccolte di Antonio Spagnuolo, poeta molto noto non solo negli ambienti letterari partenopei, ma anche in quelli nazionali e internazionali per essere stato tradotto in molte lingue. Dalla sua biografia si evincono i suoi studi classici, la brillante laurea in Medicina, l’amore per una sola donna.
Amore, paesaggio e cromatismo connotano i suoi versi di note del tutto particolari e di cadenze e di effetti in modo tale da tale da renderli inimitabili. Tutto questo affiora in ogni sua raccolta e amplifica la sua capacità descrittiva fondendo sentimento e sonorità del verso che diventano così parte integrante del suo canto.
Ritrovo oggi leggendo “Dissolvenze e sussurri”, non solamente la musicalità di molte sue raccolte, ma anche l’efficacia descrittiva dei versi:
“Anche la luna riflette le illusioni/ che la notte prepara tra le onde/ mentre luccica il ventre tuo nel mare/ tra sorrisi e perle luminose” (“Riflessi” in “Svestire le memorie”)
E ancora in Futili arpeggi (2024) ecco apparire immagini di fascino assoluto nella poesia “Policromie”:
“Abbagliano le scie dall’ampio raggio/ nel brusio di quelle metamorfosi/ come risacche dalle diafanie …”
D’altronde, nel suo giovanile, classicheggiante “Ore del tempo perduto “(1953) con nota di Umberto Saba, risplende nella poesia” Maia” l’idillio di natura dove i colori si stagliano netti: il “rosso vermiglio del cielo sereno”, i biondi capelli di una donna come una fantastica torcia e il giallo delle ginestre mentre Maia appare: un quadro di colori e sensazioni, opera dei sapienti versi dell’allor giovane poeta.
Se oggi i moltissimi poeti presenti nel panorama nazionale e internazionale cercano di distinguersi l’uno dall’altro, Spagnuolo non ha mai avuto bisogno di ricorrere a certi espedienti: la sua lingua è forbita, ma non ricercata; le sue immagini ti camminano accanto, i suoi sfondi li suggerisce l’incantata natura campana e lì il poeta crea, a getto quasi ininterrotto, la sua favola bella, la perdita dell’amata, il sogno tormentato dall’assenza, le dolci visioni.
I temi della raccolta si fanno fin dalle prime liriche evocativi e misteriosi. Sul video si sfuma la realtà inglobata dall’azzurro, come recitano i versi e il blu si colloca un po’ ovunque: sulle mani, su onde che già lo possiedono, sui segreti che la poesia vuol nascondere. Sono versi che giocano con l’azzurrità dello schermo mentre egli scrive, mentre il mouse rincorre i ricordi, ricercandoli invano.
Spagnuolo è stato sempre fedele ad una ricerca poetica interiore in nome di un amore mai svanito, mai abbandonato. Cos’è quindi per lui l’immagine dell’amata? Questa volta Spagnuolo per rincorrere la sua finalità utilizza la visione di fotogrammi e pixel per immortalare il suo sentimento, per inseguire il suo passato felice.
Cerca la meraviglia nei colori da cui sempre è stato attratto, la sua anima soffre e rincorre nel sogno la grande illusione. Ma questo gli comporta talvolta la caduta della gioia, seppur effimera, quella cui non vorrebbe rinunciare mai.
Sembra che il suo alter ego gli sussurri: “Prendi parte, poeta, alle chiassate festose, non rinunciare ai paesaggi silvestri o ai colori delle marine, ai segnali d felicità che ti vorticano intorno!”
Ecco, i colori, i colori del mondo sembrano essere protagonisti di molte liriche di Antonio, in visita alle mostre di pittura dove lo colpisce un “arlecchino inciso sulla tela”:
= Un arlecchino inciso sulla tela
porge stupore danzando in bianchi cerchi
Prende vita l’arlecchino in un mondo altro da quello del quotidiano e il poeta pare, osservandolo, che si immedesimi nel dolore della maschera: “…sicuramente s’aggroviglia l’anima/ per l’amore smarrito”
Riprende il filone del cromatismo anche nella poesia Hardback dove l’occhio del poeta rincorre l’ispirazione dell’artista, attento a scorgere le bizzarrie che ne affiorano:
= Nel trucco delle tele colano i colori
come fulgidi tocchi tradotti per dovizie
ansiose di scoprire il tempo degli umani.
E così le affinità sovrapposte, amalgamate, intersecate creano l’idea dando sostanza alle attese/ e conquistando cromatiche misure. Il dominio del colore, il rosso in particolare viene scelto anche nella poesia Tramonto rosso proprio per la sua forza, come un respiro che si spegne. La poesia che rappresenta il nucleo della silloge riassumendo ed esaltando insieme il pensiero di un poeta che ha fatto dei versi la sua essenza vitale, viene qui riportata per intero.
"TRAMONTO ROSSO"
L’ultima fiamma è rosso sangue,
come un respiro che si spegne
sull’orlo levigato dei silenzi.
Il sole ormai stremato, si ritira
dietro le ciglia dell’orizzonte intatto,
e l’ombra allunga le sue dita
sui campi, sulle case, sui volti arroventati.
È il tempo in cui più dolce è il peso
degli anni rubati clandestinamente al cuore,
quando ogni battito ora ricorda
che la fine è sull’orlo del non ritorno.
Le nuvole, le foglie in abiti scarlatti,
sfilano come vecchissimi pensieri,
e il vento porta via con sé
sussurri di giorni perduti tra il nonnulla.
Così la vita china il capo, non vinta,
ma riconciliata all’imprevisto,
abbracciando l’attimo nel quale eterno
tutto tace, e tutto resta impietrito nel miraggio.
Nel tramonto ogni sera si riscrive
la poesia dell’ultima ora-
una bellezza che non implora,
ma si spegne, fiera, nel fuoco.
*
Credo che non ci sia necessità di parole di chiusura in questa mia breve recensione al poeta Spagnuolo e che i versi, bellissimi, di Tramonto rosso rappresentino in modo assoluto il suo percorso poetico continuo e proficuo, percorso che nella poesia italiana odierna è quello di un poeta unico per poetica e versificazione.

CARLA MALERBA

venerdì 26 dicembre 2025

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


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"2026 e Alessia"
-
Stabile gelo nella pineta
del Parco Virgiliano
per ragazza Alessia, il freddo
a scendere nell’anima
invisibile col nome nulla
dal quale sporgerne la vita
nuova nell’assetata Alessia
alla sorgente magica a bere
come una donna di desideri
realizzati (Giovanni non mi lascia).
E le corse per raccogliere
portafortuna le pigne e i
genitori con bambini nel
folto del verde gemmante
in risate di Alessia,
nel brivido salutare
dell’attesa.
-
Raffaele Piazza

martedì 23 dicembre 2025

POESIA = PIETRO LUCIANO BELCASTRO


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= Briglie =
Sai che tieni le briglie alla mia bocca
Ma col tuo sguardo volto sempre altrove
Sussurri che son vecchio.
Lo so, lo dice pure questo specchio,
Ma il tuo sussurro è lama che ferisce
Il cavallo che indomito galoppa
Illuso ancora dalla fresca biada
E da quello spirito che non dorme.
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= Silenzi =
Vorrei fosse come questo silenzio,
Seduto nel pomeriggio assolato
Di questa primavera,
Tra refoli di vento e pigolìi,
Tra Rombi d’un biplano
E uno scampanìo lento.
Forse così sarebbe più una sera
Di vermiglie speranze
Che non una notte profonda e nera.
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= Lux =
Le sere agostane mi riportano
Un tempo giocoso, tra spume del mare
Canneti ventosi e riottose fiumare;
Il sole a stento nella fitta abetaia
Aspettando un cenno di quella luce gaia.
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= Ad Afrodite =
Non mortificarmi ancora di più
Di quanto già faccia il volto sgualcito
E la dissolta cromìa
Della mia primavera.
Volgi altrove la brezza,
Io guardo nel cielo di questa sera
Che mesce al sole porpora e cobalto
E sento già più lieve
E penso quel silenzio
Che tace la voglia di giovinezza.
***
PIETRO LUCIANO BELCASTRO

SEGNALAZIONE VOLUMI = DANIELA PERICONE


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Daniela Pericone: “Corpo contro” – Passigli editore 2024 – pag. 112 - € 13,50
Eternamente in agguato la disgregazione spezza la ricostruzione invisibile della struttura corporea per rilevare nella sua interezza la sostanza che ha consapevolezza di accogliere l’equilibrio delle consuetudini e le vertigini del quotidiano.
In prefazione Gianfranco Lauretano inizia con lo scrivere: “La poesia di Daniela Pericone è contrassegnata da una profonda raffinatezza della voce, ottenuta attraverso una forma di temperanza che si situa tra l’espressione chiara ed espressiva di ciò di cui parla e il nascondimento, l’allusività dettata dalla discrezione della stessa voce. Non si arriva mai alla definizione precisa e lampante del fondamento che muove il testo, neppure quando il riferimento è chiaro come, ad esempio, il riecheggiare di Eliot o Montale, oppure la straordinaria, estesa èkphrasis caravaggesca.”
“Vengo dai regni trascurabili
attraverso i cunicoli i vagoni
le corsie – l’ansia confinata
dentro gli occhi, la fatica
che s’intana tra le dita.
L’ordine da ricomporre
vuole la sua forza e non basta
rincorrere i millenni
né conta il desiderio – l’alba
si rigira in mezzo ai chiodi
appesa al nero
che trabocca dalle labbra –
non una terra su cui contare
doppia e capovolta la citta
l’una impietrita sul mare, l’altra
arresa al suo splendore –
ovunque il mondo
contempla la sua fine.”
Acerba confessione di chi a lungo rovista tra le tasche per rintracciare il gioco che propone l’immagine o la struttura che genera il contrario, o l’illusione di riuscire a riprendere il riflesso di una sorta di onnipotenza che rimane sempre immobile in attesa.
Le cinque sezioni in cui si suddivide la raccolta: “Una gioia inutile”, “A grandi falcate”, “A guardia della notte”. “Una forza impareggiabile”, “Il turbamento”, pur distinguendosi nettamente per contenuti, figura e profili, hanno luminosamente in comune il tocco impareggiabile di una creatività del tutto personale, vuoi per la scrittura piana e ben ritmata, vuoi per quel motivo intimo di manipolazione del verso che lo tratteggia in suture molteplici ed improvvise.
“Soli dinanzi alla morte
che va in scena senza solennità
si confondono i volti con le ombre
non sanno se rivolgersi al cielo
o alle profondità della terra.”
La parola riesce a sostenere la costanza del linguaggio, una grandezza al variare dei parametri per la proiezione della presenza umana, dove la carne dei corpi e le sfumature dei pensieri si coagulano per slittamenti di un concreto percorso letterario.
La poetessa nuota decisamente fra le onde di un registro che cerca di annotare un caleidoscopio riflesso esistenziale e nelle differenze medita alle falde dell’immaginazione.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 18 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = CRISTINA SIMONCINI


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Cristina Simoncini: “Linea di mira” Ed. Pietre vive – 2025 – pag. 92 - € 12,00
Un lungo racconto si progetta attraverso il decantare dei versi, che nel ritmo sempre cadenzato delle sillabe riescono a mantenere quella musicalità necessaria al sussurro.
Ed il sussurro si fa voce narrante affondata nel ricordo degli anni passati, con la pennellata policromatica delle figure, incise nel testo con una precisione adamantina e arricchite da elementi particolari. Notizie che fanno riemergere le ore scavate con entusiasmo o gli appunti da ricostruire, in un avvicendarsi di accadimenti che sembrano essere ancora in atto.
“C’è stato un tempo in cui si nascondevano i fucili per paura che nostro padre potesse usarli contro se stesso», comincia a parti¬re da questa constatazione Linea di mira, lungo poema in versi – in parte memoir, in parte autofiction – che ripercorre cinemato¬graficamente la storia italiana di una fami¬glia borghese, chiusa nella propria fortezza, dalla metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, quando nel crollo del muro di Berlino si rispecchia il primo grande crollo economico che ha portato molte persone alla rovina e alla morte, polverizzando la fami¬glia d’origine dell’autrice e segnando così la fine della giovinezza.”
La madre (una fortezza) è ben presente:
“La bocca canterina e la parata bianca
dei denti richiamavano in basso
l’attenzione – gli occhi li vedevi
solo a tratti, uscivano dalle lacrime
già arresi – il resto del viso
lo incavava un vento di vendetta,
era l’istinto a baciarlo nelle pieghe:
due vite ci sarebbero volute
per decifrarla, e tutto il profilo in lei
pareva da salvare.”
Ricamando la silente meraviglia che della memoria sostiene le trafitture, l’amore come rivivificazione dell’essere, riappare nell’esercizio della quotidianità e nelle illusioni di un divenire molto spesso incognito. Dalle preghiere del mattino recitate con devozione al dominio della sera ella era fulcro di attenzioni:
“Certe sere in cucina dominava
il rumore delle sedie, il tempo sonnolento,
la sciatteria di tazze nel lavello,
parlavi e qualcosa, come un lampo di grazia,
sollevava anni di polvere dalle spalle
pigre e supponenti di tua madre.
A guardarla di sfuggita la attraversava
un’ombra, il vetro di un sorriso.”
Nel semplice rinnovamento della consapevolezza la poetessa ricuce frammenti, con particolare attenzione al fervore sei sentimenti, all’entusiasmo dei barlumi, alla totalità degli albori, anche quando tastoni e sospirando la testa bianca della mamma era il segno della vecchiaia.
Bene articolati i brandelli di un periodo post bellico, vissuto tra le necessità divoranti ed i limiti della ripresa, tra le sbavature dei fucili e il timore delle improvvisazioni, sino al tempo attuale che condivide fatiche e sogni, il tremolio di una sigaretta ed il diario del padre che rincorre quotidianamente le parole. In post fazione scrive Vincenzo Di Maro:
“Quando ho cominciato a leggere le tue poesie le ho trovate immediatamente molto narrative: ogni poesia era pienamente conclusa in sé stessa; tuttavia insieme rispecchiavano una riconoscibile serialità. Le tue poesie, insomma, delineano una storia: vi si riconoscono oggetti e atmosfere concretissime, quelle degli anni Settanta, Ottanta e Novanta del Novecento. Eppure sembra tu avessi un’urgenza, una serie di interrogativi cui rispondere. È così? Cosa nasce prima, l’urgenza di giungere a una risposta o la scrittura?”
Scrittura uniforme, ben modulata nelle sequenze che appaiono come inquadrature di un lungo film, la cui etichetta ben si propone come cronaca da recuperare.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 13 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABRIZIO BREGOLI


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Fabrizio Bregoli: “Referti” - Società Editrice Fiorentina – 2025 – pag. 128 - € 16,00
Lavorare sulla parola, per la parola, con la parola è paragonabile alle fatiche di un fabbro che cerca di cesellare profili esemplari maneggiando con estrema competenza il ferro rovente. Un immergersi quotidianamente tra le onde che il simbolo nasconde in lontananza o manifesta in chiaroscuro come principio dello spazio aperto. Il connubio allora tra memoria e mistero, tra lampeggi e imprevisti, si lega inesorabilmente all’episodio che incide nel quotidiano.
Con il simbolo che ferma il titolo della silloge “Referti” ritornano alla mia memoria le esperienze di vecchio medico, che per conto del tribunale stilava, a conclusione di perizie, qualche “referto”, il quale è in effetti una relazione scritta rilasciata da un consulente (o professionista sanitario) atta a descrivere l'esito di un esame, oppure, in ambito giuridico, è la comunicazione obbligatoria di un reato all'autorità giudiziaria. Un sostantivo che chiarisce immediatamente che ci troviamo anche in queste pagine nelle onde dell’indagine, una poesia di ricerca continua, pur accostandosi spesso ad un linguaggio scientifico e tecnologico, un’essenza primaria capace di ricercare la “verità”.
“E tutto che sfa, sfarfalla o farfuglia
s’attorce s’attanaglia s’ingarbuglia.
Quando un accento nitido
un asserire secco, senza chiasmo
quando un petrarchismo?”
La schietta richiesta che sboccia nella riattivazione del partecipare, e nel contempo si affida assolutamente al semplice rinnovamento del linguaggio, che semmai è una conseguenza alla frammentazione del globo terrestre in microelementi proliferanti, interpretati da micro pensieri immediati, destinati a corroborare le necessità della nostra contemporaneità.
E nel mistero un difendersi dalla corrosione:
“Dicevo: abiurare. Come dire acqua
pane. Non è questione
di scienza né di fede, ma di togliere
l’uomo dall’imbarazzo
dalla troppa solitudine Dio.”
Mario Fresa, che dirige con accortezza la collana, scrive in postfazione: “Vi è una dolorosa precisione scientifica nella lingua di Bregoli.
Questo aspetto ci spinge a intendere la Parola non solo come indagine oltre la quale non è possibile nessun’altra indagine (quindi, come sommo segnale della fine di ogni rapporto, di ogni dualità), ma soprattutto come riflessione della lingua sulla lingua.
Si tratta di una meditazione che mostra il senso più acuto di quella forma di resistenza e di difesa che noi chiamiamo Arte: la prospettiva della comunicazione poetica precede e supera, confutandolo, il linguaggio stesso delle lingue.”
Tra un sobbalzo di emozioni ed un sussurro di incisioni la scrittura offre variegate soluzioni capaci di volare alto, alla luce delle interpretazioni che cercano di rivelare la realtà contraddittoria della quale siamo costituiti ed il mondo vertiginoso della relatività che svela il volto dei momenti più fascinosi della storia personale. Nell’incontro circospetto con i numeri Bregoli cerca di dare voce agli ultimi, così come converrebbe fare nei dettami cristiani, e li evoca cullandoli mollemente.
“E non chiedere ragione a noi, numeri
primi. Siamo soltanto una biologia
minore, un rettilario inanimato
disumano. Scotomi,
chiazze squamose tra ℝeali: : nel loro
campo completo, archimedeo
noi intrusi e nobili, la stessa grazia
spietata di un fiore. Questo in fondo siamo:
soltanto il nostro accadere,
la presunzione indebita di esistere”.
Si susseguono pagine che sembrano robusti e policromatici manuali per addetti ai lavori, nello scintillio di mille idee adatte alla comunicazione. Il poeta ha ben compreso dove si nasconde la perenne verità e cerca di indicare gli accorgimenti idonei a manifestarla.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 11 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = NADIA CHIAVERINI


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Nadia Chiaverini: “Impronte, frammenti e altri segni” – Ed. puntoacapo – 2025 – pag. 92 - € 12,00
La metafora, molto sostenuta in queste pagine, riesce a trattenere le infinite sospensioni che il pensiero realizza nel quotidiano, fra il dubbio filosofico ed il costante progredire della realtà.
“Anche una carezza può far male/ a chi è nudo senza pelle/ un soffio è cartavetra che squama/ niente è abbastanza niente è sufficiente/ non è un sangue che si vede/ sorrisi stirati i malori nelle membra rigide/ atrofia d’organi i respiri lenti…”
Inesorabilmente affondiamo nell’incertezza, come un abbandono involontario che si realizza in silenzio “proprio come un calzino/ quando cade dal terrazzo/ senza rumore/ respiro lento”. Ed il gioco delle parole ha un’acutezza di connessioni tra accadimenti casuali, senza precisi riferimenti e profondità del sentire, trafugate a inquietudini dell’anima ed arcani proibiti.
Le modulazioni del tracciato si intrecciano nei vai capitoli della silloge: “Macelleria dell’amore”, “Confronti”, “Mai ho raccolto fiori per mia madre”, “Omaggi”, “Cadono le foglie”, “Il coraggio dei papaveri”, “Verità e menzogna”, tutti inanellati in una specie di racconto che accosta l’affetto di figlia provato da un rapporto falsato alle esperienze di un vissuto sempre inestricabile. Si alternano composizioni delicatamente dedicate a Raymond Carver, Antonia Pozzi, Eugenio Montale, a momenti di intimità riaccesa dalla memoria: “Altra traccia altra memoria, lo sguardo di mio padre/ ogni giorno più opaco e sempre più vuoto. / Chissà chi volerà prima..” quasi a suggellare bagliori nell’oscurità di un corrodersi del tempo.
La delicatezza del simbolo è per la poetessa immersione colorata nella natura che circonda: “Mi commuove il silenzio delle rose/ la danza sinuosa che ascolta/ il fiorire del seme/ attesa che si schiude/ rivelazione aurorale.”
“Quanto può una singola vita soggettiva entrare a pieno titolo in un testo poetico? – scrive Gabriella Musetti in prefazione -Domanda non semplice e già posta innumerevoli volte in letteratura, con differenti ipotesi e indicazioni a fornire una risposta adeguata. Sappiamo bene che mai l’io scrivente riveste in modo esatto gli abiti dell’autore reale, chiunque sia. In questa distanza, anche minima o sottilmente adombrata, abita la creazione.”
Il pensiero giostra con abilità tra sospensioni che sembrano aperture e sguardi che indagano, un ricamo tra illusioni caleidoscopiche e sussurri del sub conscio.
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ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 9 dicembre 2025

RIVISTA = FERMENTI


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E' in distribuzione il numero 260 (annoLV) della corposa rivista Fermenti, realizzata e diretta da Velio Carratoni
Numero da collezione nelle cui ricchissime pagine firmano Gualberto Alvino,Francesco Muzzioli, Marcello Carlino, Alberto Artosi, Stefano Lanuzza, Andrea Carnevali, Maurizio Nocera, Giovanni Baldaccini, Bernardo Pieri, Vitaldo Conte, Massimo Pamio, Roberto Guerra, Velio Carratoni, Gian Luca Di Stefano, Gemma Forti, Assunta Sànzari Panza, Ariodante Marianni, Antonio Spagnuolo, Italo Scotti, Marco Palladini, Eleonora Bellini, Sergio D'Amaro (con la rubrica policromatica "Miscellania"),Enzo Bacca, Francesca Piga, Francesco Giuliani, Renato Pennisi, Carlo Di Legge, Gualtiero De Santi, Stefano Magni, Gabriella Colletti, Alfredo Camozzi, Crescenzio Sangiglio, Giovanni Fontana.
Molto accattivante l'inserto dedicato alla Fondazione Piazzolla, con i capitoli: Saggistica, Recuperi, Manifestazioni.
All'interno riproduzioni artistiche di V. Conte, G. Fontana, P. Montana, U.L.Ronco
Per contatti: email = ferm99@iol.it /// libroco@libroco.it

venerdì 5 dicembre 2025

POESIA = LIDIA POPA


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"La Fontana Nascosta"
-
Nel bel mezzo del giorno
Trovai una fontana nascosta,
dove l’acqua non scorreva,
ma tratteneva in profondità
tutte le voci dei defunti.
=
Toccai il suo specchio
E vidi volti
Che non so più nominare,
ma che mi guardavano
come se fossi
il loro ultimo lettore.
=
Dal silenzio della fontana
Un canto si levò,
non per le orecchie,
ma per il cuore,
come una strada senza fine.
***
"Sonetto della Menzogna"
-
Il male veste il volto della menzogna,
sussurra piano e spegne la memoria,
trasforma in cenere la fede che sogna,
e ruba al cuore il senso della storia.
-
Non è dolore il male che ci affligge,
ché il dolore è via alla resurrezione,
ma è infedeltà che l’anima dirige
lontano dalla vera rivelazione.
-
La menzogna è notte senza stelle,
è voce che tradisce la promessa,
è passo che ci porta tra le celle
di un cuore chiuso, prigioniero e oppresso.

Ma chi rimane fedele al Signore
Vince la notte e ritrova l’amore.
***
"Amore è"
=
Non chiedere al corpo
La prova dell’amore,
ché il corpo arde e si spegne
come torcia nel vento.
-
Chiedi invece al tempo
Se resta accanto,
se intreccia i giorni
con fili di cura.
-
Amore è dimora,
non fame improvvisa.
È il passo che ritorna,
è la voce che veglia
quando il desiderio tace.
=
©️ LIDIA POPA

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


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“Tempo”
Muoio in silenzio stilla dopo stilla
aspettando che si spenga il bagliore per toccare
il feltro raffinato della ghigliottina.
Non ho più compagni, già spariti,
e la mia solitudine ha il carisma
che sfiora con discrezione tasti dal suono segreto:
sospetto pressante d’un ultimo pensiero
che ha tonfi e distacchi per frugare
equilibri predisposti alla minaccia.
Provavo le figure come gobbe contrarie
per abbindolare il tempo
composto ancora dalle miniature di un cesello
complice involontario delle dimenticanze.
Con te chiuso nel grigio delle nebbie
provo il biglietto d’ingresso alla minima brezza!
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 4 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = PASQUALE MESOLELLA


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Pasquale Mesolella: “L’ultimo guerriero” – Ed. Pentalinea – 2025 – pag. 52 -€ 13,00
L’assenza improvvisa corrode inesorabilmente ogni possibilità di ripetizione, e troppo spesso incide negativamente contro ogni ondeggiamento dei sentimenti, intrecciando interstizi di contrarietà e ricucendo gli strappi del caos quotidiano per un frammento colorato di sentimentalismo.
Il lutto è il mantello nero che avvolge ed immobilizza!
Molto più devastante l’onda d’urto quando la Falce Nera colpisce un figlio ancora giovane, di soli trentasei anni, e nel pieno della sua espressione artistica e culturale. Il torrente dei versi che Pasquale Mesolella avvia, in un crescendo di vibrazioni emotive e in un cratere acceso dalla memoria, continuano ad accostare momenti di comunanze artistiche a inesorabili giochi del fato, per raccontare e rivivere alcune occasioni di creatività e riabbracciare nell’ombra dell’eterno la figura dell’erede prematuramente scomparso.
Le poesie raccolte in questa silloge mostrano date differenti, che si avviano dal 2023, quasi a voler disegnare un tragitto di vita e di affetti che hanno modellato il rapporto amoroso, anche prima della catastrofe.
“In questa strada senza fine mi perdo/ come un sonnambulo a tentoni/ con le mani libere/ mi sento senza appigli/ che possano fermare/ le braccia tese.”
Scrive Nicolàs Lopez-Perez in prefazione: “L’ultimo guerriero è un libro che sa delineare gli interstizi di amarezza e dolcezza che un poeta è in grado di identificare con il suo sguardo e la sua passione (intesa come pathos); con il suo corpo e il suo mestiere. Il volume presenta sprazzi di un presente in cui il poeta non è solo: la guerra, la memoria, alcune presenze che rattristano, le complicità inaudite, e altre esistenze che indignano.”
“E sei volato come un’ombra nera/ nel cielo plumbeo di un pomeriggio/ di marzo senza neppure darmi il tempo/ di salutarti, di darti un caldo addio.”
Un racconto infervorato che trasporta in un linguaggio decorosamente forgiato, che conduce a qualcosa di delicato, qualcosa che concorda con la “volubilità delle intemperie/ sulla rotta dell’ignoto, dell’imprecisato”.
Arricchiscono il volume diverse riproduzioni di disegni, serigrafie, fotografie, di Luca Mesolella, e che testimoniano la sua poliedrica capacità creativa.
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ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 1 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARTINA GIANNI'


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“Per brevità chiamato amore” di Martina Giannì (Eretica Edizioni, 2025 pp. 60 € 15.00) analizza, con sapiente e intenzionale laconicità, la frammentaria esposizione alla vita intorno alla ricerca tangibile e sensuale dell'identità e al sedimento emotivo, carnale della realtà dell'innamoramento. Martina Giannì indaga la varietà teatrale dell'anima in un palcoscenico di espressioni concesse al gioco delle apparenze, dove gli sguardi si posano lievi sull'amara consapevolezza e oltrepassano gli entusiasmi e gli incanti del cuore, da voce al respiro infinito di ogni tentazione sensibile di essere viva e di accogliere il desiderio, creando un dialogo suggestivo tra le varie voci interiori che animano i suoi versi e compongono l'entità coinvolgente dell'amore. La poesia di Martina Giannì è un territorio privilegiato in cui ogni intensa attrazione verso l'altro risponde a un'estensione seducente della vicinanza, un'oasi naturale dove approdare, un'autentica necessità di lasciarsi andare e cadere tra le braccia di una sensazione, nel confine labile e provvisorio delle atmosfere vissute e sentite. Evoca scenari transitori, allestiti nella fragilità delle relazioni umane, descritti in un linguaggio incisivo, epigrammatico, ma nella brevità e nell'evidenza scultorea dei versi è racchiusa tutta la forza divulgatrice dell'essenza, lucida e fuggevole, di ogni esperienza.
L'autrice rincorre la natura delle proprie vulnerabilità elevandole a motivo di resilienza e di crescita personale, alimenta una nuova intuizione alle parole donando loro uno strumento illuminato per diffondere la percezione affettiva, per scavare la dimensione olfattiva dei luoghi e l'occupazione sensoriale delle persone, per comunicare la contraddizione suscettibile della coscienza e per incoraggiare l'efficacia dei versi come un'ancora di salvezza. Martina Giannì conosce il vuoto dell'assenza, attraversa gli avvertimenti della solitudine, si confronta con l'irresolutezza del nulla e la vibrazione della provvisorietà, rivela una riflessione tagliente e ironica sull'amore, consolida la pungente intesa esistenziale contro le ipocrite consuetudini morali, suggella la sincerità nella connessione fiduciosa di un tempo percorso da fondamenti vivi di nostalgia e malinconia. Sperimenta e consolida il proprio cammino poetico intorno alla conferma di ogni congiuntura favorevole per il viaggio dell'accadere, conforto e sostegno in una successione naturale delle presenze e degli abbandoni, nell'ordine miracoloso del flusso delle stagioni interiori, nel labirintico e spietato incrocio delle illusioni, nell'abbraccio decisivo e languido delle attese perdute. Il libro conserva l'amorevole tenerezza, delicata e inafferrabile sulle cose, custodisce l'acuta e disarmante dichiarazione sulle aspettative affettuose, l'inesorabile e accorata comprensione delle tensioni romantiche, l'inquieta e struggente elegia dei ricordi. Martina Giannì conduce il tragitto bruciante e disilluso delle relazioni verso la rotta realista di ogni spazio bianco, da riempire, nella pagina trafitta da agguati impulsivi e accordi passionali, insegue un richiamo caloroso verso l'assedio rovente del contatto umano, l'oscillazione di uno spirito smanioso che dalla terra riceve la sua linfa empatica e identifica, oltre la disgregazione, la traccia dell'appartenenza. Nell'impalpabile distacco da ogni perfezione, esegue le declinazioni possibili di ogni sequestro emozionale, nella forma diluita e inaspettata del divenire.
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Rita Bompadre
- Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
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Testi scelti
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Qualcuno dice
che i sentimenti non sono innati,
nessuno ce li ha mai spiegati. Bisogna insegnare il sentimento:
la cura,
la paura,
il malcontento,
/> quella cosa nel tuo sguardo
che si perde nel vento.
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Voglio essere
una carezza leggera
che scivola lontana,
una dolce parola vana.
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Era bello il cielo
sfregiato dalla tua ombra.
Ci sono cose
che si somigliano
quando si rompono.
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Scrivi una poesia
sulle mie braccia,
leggi ad alta voce,
urlamela in faccia.

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L'amore,
la vita,
il disincanto.
Ho seppellito
i suoi versi
in un solenne pianto.
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Non esiste
condanna peggiore
del disamore
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C'è la nostalgia,
c'è la poesia
a tenermi compagnia. La tua voce
che sfiora le persiane,
il cielo vuoto della sera,
un pezzo di pane.
Aiutami a colmare
i vuoti del cuscino,
ad immaginare
il mio destino.
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Nei luoghi
rimane ogni cosa:
le orme dei passi,
gli odori nell'aria,
il fermo immagine
della tua ultima posa.
Dove ti ho incontrato l'ultima volta
è nata una rosa.
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È nata la terra
sotto i miei piedi,
per camminarti lontano,
per non chiedermi più
chi siamo,
per non cercarti più invano.
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