martedì 9 gennaio 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA


**“La milionesima notte” di Carla Malerba (FaraEditore, 2023 pp. 64 € 12.00) è una raccolta poetica delicata e preziosa che consegna la sottile inquietudine di un tempo in bilico, arreso ai titoli delle sezioni che compongono la silloge.
“Attese”, “Segnali”, “Tracce” danno già il significato interpretativo del percorso introspettivo dell'autrice e delineano l'espressione ermeneutica delle parole. Carla Malerba affronta la consuetudine insistente e ossessiva della vulnerabilità umana, comprende la dolorosa invariabilità dell'inconsistenza, subita nell'assenza, canta la superficie delle emozioni, descrive la percezione della malinconia e la consapevolezza della proiezione inesorabile della fragilità, insegue la luminosa nostalgia del desiderio, contro la crudele vacuità del tutto. Diffonde l'inclinazione del suo pensiero poetico, attinge nella risorsa spazio-temporale dell'attesa l'indicazione positiva per accogliere l'evoluzione dell'anima, esplora la forza inalterabile dell'invocazione, intonata alla toccante solennità della propria sensibilità, nel vivo clamore di ogni risonanza, capace di amplificare l'oscillazione delle immagini nell'inabissamento prolungato della memoria, di rimuovere l'intervallo incerto e indolente della dissolvenza.
Concentra l'illuminazione di una trasmutazione vitale, cerca con energica fermezza di oltrepassare l'indefinita e assorta provvisorietà per poter infine manifestare le indicazioni della gioia, attraversare il confine silenzioso di un epilogo e di un nuovo principio. La poesia di Carla Malerba si posa lungo gli argini dell'oscurità, nell'indugio esitante delle notti insonni, nella mancanza, nella speranza fiduciosa di poter recuperare l'agilità della vita. Nel torpore del succedersi tra il giorno e la notte la protettiva salvaguardia dei luoghi familiari subisce un restringimento, ma il segnale inequivocabile della presenza consola e incoraggia la conversazione dei pensieri, valica la fenditura degli eventi angosciosi degli ultimi anni, affianca l'epifania del vivere e del morire.
“La milionesima notte” conta la progressione della parabola esistenziale, include la disorientante discordanza delle reazioni dell'uomo, spiega l'inafferrabile solitudine della comunità, commenta il lento affievolimento delle relazioni nel tentativo vano del loro annientamento, trasferisce la mutevole e indefinita destinazione della psiche nelle confessioni delle percezioni intime e confidenziali. Carla Malerba riscatta il proprio turbamento attraverso la pacatezza dei versi, guida la trasparenza sensibile della funzione disvelativa della sua poesia. Legge la propria realtà nelle pagine tracciate dalla tenerezza dell'inconscio, stimola l'orizzonte empatico della riflessione e lo svolgimento autentico dell'osservazione quotidiana.
L'espansione dell'esclusione dei contatti umani, subita nel devastante provvedimento durante la pandemia, è per l'autrice una nota fondamentale per la sua poesia che affranca il tracciamento e l'identità di ogni territorio interiore, finalizza una lacerazione nel presente, indispensabile per riscrivere la biografia dei ricordi, per inseguire le tracce che riportano l'energia coraggiosa della vigilanza al senso dell'appartenenza. L'agguato disincantato della consapevolezza di sé è un'interazione privilegiata con la necessità di illuminare le esperienze in sintonia con l'esilio poetico e l'attitudine generosa di amare.
*
Rita Bompadre -
Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
***
testi scelti=
**
Il buio ci sorprende
quando la luce indora
un poco le montagne
e precipita il giorno
oltre il crinale
così di fretta
tra un aprire al mattino una finestra
e richiuderla appena si fa sera.
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Un piccolo lume
in questa veglia
nel chiuso delle case
l'amore un filamento
di fumo parola impastata
dal sonno corrotta
dall'abitudine.
Lo sguardo
si allunga a spiare
barlumi di faville
che brillano nel buio
il tempo di un batter di ciglia.
----------------------------
Quello che resta in fondo
è la poesia.
Non ti ricorderai
di chi l'ha scritta,
ma sempre e perdurante
il senso dato,
il respiro allargato
nella sosta, nel sogno
dire ti ho incontrato,
ho provato in quel giorno
ed in quell'ora lo smarrimento
dell'anima che sola
ancora
non ha scorto la salita.
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L'oro dei girasoli
mi hai portato
invade la stanza
riverbera di luce
tra pareti che sanno
quanto vorremmo
per un giorno almeno
essere girasoli
in mezzo a un campo.
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martedì 22 agosto 2023

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA


**CARLA MALERBA, "La milionesima notte" - Poesie, Fara Editore, Rimini 2023
L’ultimo volume di poesie di Carla Malerba, La milionesima notte, presenta sia caratteri di continuità rispetto alle precedenti raccolte, sia di originalità.
Contrasti cromatici (azzurro / giallo, / nebbia / sole, / luce / ombra) rimandano a un mondo che appartiene alla poesia di Carla Malerba fatto di sogno e realtà, di poesia e di ascolto, di «oniriche visioni» e silenziosi richiami alle atrocità della guerra o all’isolamento in cui siamo vissuti durante la recente pandemia per ricordare a tutti la nostra fragilità. Ma c’è anche un passato fatto di speranza, quello di noi giovani che volevamo cambiare il mondo e che a molti di quegli ideali siamo rimasti legati, quasi un dono che la vita ha voluto farci. Da queste radici nasce la nostra solitudine di uomini sradicati, costretti a vivere in un mondo che non gli appartiene più, ma anche la consapevolezza di aver accettato con dignità un vissuto a volte felice, altre dolorosamente sofferto. A questa visione si ispirano le quattro sezioni che compongono questa silloge, ricca di vissuto personale e di amore per la vita, accettata in tutta la sua bellezza e, insieme, nell’impossibile sopravvivenza che ci è destinata.
La prima sezione Attese si apre con un frammento introduttivo tratto dalla raccolta Vita di una donna (2015) e contiene in nuce il tema centrale della sezione stessa. «Occorre forse una distesa di vento / su una terra senza confini, / occorre che tutte insieme / le cornamuse suonino all’alba, / che di stelle non sia avara la notte / per dispiegare le note della gioia.» Occorre dunque l’impossibile per raggiungere la felicità, perché «L’attesa che incombe / distrugge» e il sonno rischia di chiudere gli occhi al domani, privo com’è ormai di speranza. Compare già qui il grande tema della notte, amica fedele, compagna di ricordi e riflessioni solitarie, dagli anni lontani della giovinezza, fino alla poesia che mette a fuoco la poetica e la visione del sogno di cui la Malerba si nutre: «La notte come uno sposo / mi accudisce / mi circonda / col suo silenzio / mi regala spazi lucenti». Ma vita e notte, dice la poetessa, non sarebbero nulla senza la poesia, la sola in grado di «suggerirle parole» che diano un senso alla vita e al sogno che l’accompagna, unico breve spazio concesso alla nostra illusione d’immortalità. Ma presto scende il buio della sera, metafora del nostro breve cammino sulla terra, che d’improvviso cala a ricordare lo spazio di un giorno, fra finestre che si aprono al mattino e si chiudono appena si fa sera. Proprio fra le «misure imposte», nei «limiti da non oltrepassare» serpeggia l’attesa e mentre l’estate «muta, senza suono, assorta nel silenzio» ci ricorda il tempo degli amori e delle promesse, «la vacuità del conforme / … cancella i legami / ancor prima del tempo». Ma c’è sempre nella poesia di Carla Malerba un filo di speranza che riaffiora pur nella certezza che questa è la realtà, il tempo che ci è stato assegnato. Così nel ricordo del padre torna la forza dell’amore impresso nei suoi «sguardi azzurri» che impediscono alla memoria di distruggere un passato fatto di tenerezza e di pianto a lungo trattenuto, fino alla bellissima poesia che chiude la sezione nella quale si parla ancora del bisogno di vivere una vita che abbia un senso: «Se dopo la notte / ci fosse un giorno estremo / […] e sola mi trovassi / senza amore / né sogni né parole», allora – dice la poetessa – sarei presa da un terribile sgomento né la vita sarebbe vita, senza poter più ascoltare «il percettibile schiudersi di un fiore».
Segnali, la seconda sezione, sviluppa il tema della ripresa e della speranza che, sola, potrebbe dare un senso al creato facendo crescere «tenui steli» capaci di germogliare. Allora si potrebbe vedere «dalle antiche fessure» spuntare l’erba nuova o la luce cobalto del cielo perdersi all’infinito al confine del mondo, fino ad esplodere nell’oro dei girasoli che inondano la stanza di una solarità assoluta.
È l’approdo alla terza sezione, La milionesima notte, che dà il titolo alla silloge, dove, fra ricordi di una gioventù ormai lontana («Di notte / tra luci e caseggiati dalla fama oscura / […] ci avvolgeva la nostra gioventù / in turbini di vita / onde magnetiche / flussi di energia. / Era il 1968.»), si levano le voci di poeti conosciuti e amati, come Fuad Kabasi, o il ricordo di un amore intensamente vissuto tra Giuseppina e Gabriele D’Annunzio, in quella Villa Mancini le cui finestre ‘mute’ segnano il trascorrere del tempo e della vita: «polvere e terra ormai / i loro cuori / neppure due sillabe intrecciate / a segnarne la storia».
Ne La milionesima notte, la poesia che chiude la sezione, luce e ombra si disegnano ancora nel plenilunio che rischiara «l’astro trafitto / da un nero ramo». L’ombra scivola sui fossati, copre gli argini: è la speranza che non riesce a vincere sull’attesa, mentre la memoria chiude con il suo fardello di ricordi il dolore che invano si tenta di cancellare. L’incipit di Tracce, l’ultima sezione, apre infine al desiderio di poter ritrovare segni di un passato felice, nella consapevolezza, sempre presente nella poesia della Malerba, che la vita ci ha reso diversi, che la realtà non si può né eludere né mistificare, anche se la speranza non viene mai meno, perché in fondo «siamo stelle destinate / a effondere parabole di luce». Tracce ci porta nel cuore di un’interiorità vissuta e sentita come condizione della nostra esistenza, sospesi fra realtà e sogno, fra illusione e accettazione, dove soltanto la solitudine dell’anima può essere compagna del nostro breve passaggio sulla terra. Si distendono così le tracce del vissuto, quei «millenni di tenerezze» che portano verso un mondo lontano e mai dimenticato dove si perde l’eco della guerra e i contrasti si fondono nell’armonia del ricordo. Sono «Ombre di sogno / in piazze di sole» e anche se il tempo tutto cancella, «Ritrovare un tempo intatto / e le care stagioni dà conforto.» - dice la poetessa! Torna in questi versi l’eco delle foscoliane illusioni, vissute con la nostalgia di chi sa che «la luce della sera» è ormai incerta. L’ombra, la morte diventano ora il mistero di una creazione che ci vuole avidi di vita anche in quell’ultimo giorno e, come il fiore sente reclinare lo stelo mentre la linfa lo abbandona, anche noi conosceremo «di quell’ultimo giorno / l’estremo suo fulgore». Il contrasto luce/ombra è tutto giocato nell’opposizione: nebbia/sole; vano/breve; metà ombra/metà luce a indicare una visione della vita che, nella sua brevità, aspira all’eterno, tanto che il cuore ormai spento «bucherà la pietra sepolcrale / fino a trovare la gloria della luce» come si legge nella poesia che ha per titolo Nella meraviglia del silenzio.
La sezione si chiude con questi versi che sottolineano l’importanza della poesia, pur nella consapevolezza che forse non ci sarà una sopravvivenza:
Al buio scrivo parole
che la mente illumina
e guida la mano
il pensiero del nulla che siamo.
perché come si legge altrove «Quello che resta in fondo / è la poesia».
Arezzo, agosto, 2023
*
Fernanda Caprilli

mercoledì 5 agosto 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA

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Carla Malerba – Poesie future-- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 61 - € 12,00

Poesie future, la raccolta di poesie di Carla Malerba, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’acuta prefazione di Ivan Fedeli e una sensibile postfazione di Gemma Mondanelli.
Come scrive lo stesso Fedeli la poesia in questione ha una sua particolarità: si stende a ventaglio generando una musicalità intensa che rende l’idea di un ampio respiro e dà aria.
Si può aggiungere alla suddetta citazione che la stessa musicalità dei versi è amplificata dal fatto che quasi tutti i componimenti sono centrati sulla pagina e questo fattore fa sviluppare una melodia incantatoria tramite il ritmo serrato.
Il testo articolato e composito architettonicamente è scandito nelle seguenti sezioni: Straniamenti, Dove nulla si perde, Se vuoi ti cerco e Ritorni.
Tutte le poesie sono senza titolo e il libro si apre con una poesia che precede i vari segmenti che non a caso ha un carattere programmatico.
Tale composizione si potrebbe definire una breve dichiarazione di poetica in versi: qui la Malerba afferma che cercherà la parola mare per quante volte l’ha scritta e che cercherà di non farsi dominare dalla perversità della rima o dalle immagini aperte. Aggiungendo che è meglio la chiusa parola che travesta il mistero e che è meglio celare il pensiero di ciò che tocca a ciascuno.
Cifra essenziale della poetica, del poiein della Malerba è una parola magica e sognante di vaga bellezza non neolirica tout-court, anche se sono presenti accensioni e spegnimenti lirici soprattutto quando è detta con urgenza una natura rarefatta in passaggi in cui è raggiunta la linearità dell’incanto.
Una lucida profondità di pensiero che è sottesa ad una scaltrita coscienza letteraria connota i componimenti nei quali è frequente la presenza di un tu al quale l’io – poetante si rivolge e del quale ogni riferimento resta taciuto.
Perché Poesie future? In realtà il tema del tempo qui è centrale e vengono detti i millenni e il passato con modulazioni riuscite ed efficaci.
Tutte le composizioni sembrano pervase da una luce cangiante, a volte solare, a volte siderea e in altri casi selenica e il dipanarsi dei versi tende alla lunga ed ininterrotta sequenza nonostante la ripartizione in strofe.
Anche il tema del dolore è detto da Carla un dolore sublimato e controllato anche se gridato che potrebbe riguardare le sofferenze amorose connesse all’esserci sulla Terra sotto specie umana però con la possibilità di un riscatto nella vita che può portare anche alle felicità
Ed è proprio la parola poetica sempre raffinata e ben cesellata della Malerba a fare varcare all’autrice e anche ai lettori quella soglia della speranza nell’essere consci e sicuri che la vita è degna di essere vissuta.
Anche il senso di una fusione ontologica con l’universo alimenta spesso i componimenti quando la poetessa afferma che una notte si sperse in una solitudine di stelle e che dall’alto le spioveva un senso vitale, la sua forza e il suo dolore umano, un dolore astratto.
Una raccolta all’insegna della piena convinzione della forza salvifica della parola poetica.
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Raffaele Piazza

venerdì 17 aprile 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA

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CARLA MALERBA: "UN TEMPO NUOVO" - FaraEditore, 2026
… Ora sotto lo specchio immoto/fluttuano foreste d’erba/con braccia amorose invocano/i messaggeri del disgelo.
Come le foreste d’erba che, fluttuando, invocano un prossimo disgelo, così l’essere umano invoca che qualcosa o qualcuno sopraggiunga a liberarlo da una condizione di chiusura e solitudine. Qualcosa accade, un improvviso bagliore che lacera la notte, e la vitalità dell’essere si risveglia, esplode. L’essere entra in Un tempo nuovo. Nel quale “Come gioia pura” “A tratti senti”.
Così, iniziando dall’ultima poesia, mi piace cogliere l’essenza di questa raccolta di poesia, ultima fatica di Carla Malerba, dall’immagine di copertina del tutto allusiva al contenuto: rovine in primo piano (il passato) quasi del tutto ricoperte da una rigogliosa vegetazione (il presente). La vita ritorna sempre ciclicamente nella natura, come nell’intimità umana. “Come gioia pura/l’oro delle foglie/scende lieve dai rami/a formare tappeti solari/muoiono/ma risplendono/ciclo che si chiude/attesa che si rinnova”.
La poetessa si è rigenerata, ha conquistato un tempo nuovo; ora vive e canta il suo sentire presente in cui dominano la contemplazione della bellezza “Nell’albero la luce del crepuscolo…” e la meditazione quieta sulle cose del mondo “E’ il dono della vita/che stupisce/è l’occhio universale/che risveglia/accenti d’amore alle creature…”
Il ricordo del passato non soddisfa “Ritornare/è un po’ come morire/anche i luoghi invecchiano/ e negano la dolcezza del vissuto…” “…sentire il vuoto dell’indifferenza verso passate stagioni/di cui l’unica certezza/è l’incerta memoria…”.
In questa nuova dimensione intima è il tempo presente che conta, un tempo di accettazione e di serenità, un tempo in cui lo spirito si riempie di gioia per le cose piccole, ma a ben vedere grandi, che ci sono state donate insieme alla vita; le cose essenziali del mondo cantate dall’amato Francesco d’Assisi: “…per quella famiglia/di sole, d’aria e vento/d’acqua di fuoco e stelle…” Ed ecco che ricorrono sparse nei versi le parole quieto/a, lieve, luce, cielo, sole a testimoniare la gioia di vivere in questa rinnovata semplice spiritualità, dove anche la morte è dono di Dio.
Lo stile di Carla Malerba sembra essersi ulteriormente affinato, ora consiste in poche parole selezionate con cura per testi brevi, quasi frammenti, dal dire essenziale e delicato, fatto di espressioni spesso nominali.
Dai versi in cui, come esprime nelle due meta-poesie presenti nella raccolta, privilegia chiarezza e raggiunta semplicità, si sprigiona una musica dolce e una certa misteriosità, quasi che le parole ci raggiungano dalle nostre lontane origini. Molto efficaci le immagini rappresentate, talvolta anche suggestive “…il fischio del treno/ancorato alle rotaie/ripete senza sosta/le stesse parole ferrate d’addio…”
Un tempo nuovo è una raccolta di poesia in frammenti che, se lo leggi e lo rileggi, ti si squaderna con forza nel cuore in vastità di luce e bellezza, donando benessere all’anima.
Trascrivo qua sotto tre poesie come esempio di ciò che si può trovare di bello e di vero nel libro.
***
A tratti senti
fluire il tempo
non questo tempo
l’altro
del tutto che si compie
vuoto d’ore
eterno
***
Ho pensato parole
da darti
per vita donata
parole che sai
sussurrate
per dirti
che amore s’infinita
ad onta dei divieti
e provo a immaginarti
nei gesti
negli sguardi
e il mio sfiorarti
è lieve scricchiolio nella spalliera
***
In questo vespero appannato
che prelude
a un assorto tempo umano
depongo con cura ciò che resta
delle trascorse stagioni
Qui è vivo il presente
Scandisce ore di tedio
il ticchettio della pioggia
-
Nel cielo velato
fosco di ambigui sussurri
si compie il passaggio
e quel che resta
il Tempo trasfigura
***
FRANCA CANAPINI

martedì 13 giugno 2023

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA


**CARLA MALERBA: "LA MILIONESIMA NOTTE" - FARA EDITORE, 2023
*
“…Sul cuore ho tracce/di millenni di tenerezze…”
*
Dopo “Poesie future” torna ancora la poetessa CARLA MALERBA con la sua parola lieve e i suoi versi raffinati e malinconici che vanno a comporre la nuova silloge intitolata LA MILIONESIMA NOTTE. Titolo suggestivo nella sua iperbole, a suggerirci in metafora - lo intuiamo già dalle prime poesie - che sono espressioni poetiche sgorgatele dal cuore durante il lungo periodo della pandemia, dal quale per fortuna dopo lunghi patimenti stiamo uscendo.
Leggendo, vengono in mente i versi di Quasimodo “…Ancora un anno è bruciato, senza un lamento, senza un grido levato a vincere d’improvviso un giorno”---1) , con i quali il poeta esprime la monotonia dei giorni vuoti e il senso di tristezza che ne deriva per il tempo sprecato mentre passa inesorabilmente. Così Carla. Anche lei è in attesa di un grido che scuota il tempo inerte, di un cambiamento repentino, di una fine e un nuovo inizio, per poter “ dispiegare le note della gioia”, come afferma nell’exergo o come chiede con forza in “L’attesa…
“…che passi, che torni la notte a vociare richiami, che rombi di motociclette
disturbino il sonno
piuttosto che il sonno ci annulli il domani.”
Mi piace immaginare queste sue poesie come la spuma luminosa prodotta dall’ondeggiare della anima nell’oscurità di lunghe notti di veglia solitaria. Notti (e giorni) di attesa incerta di poter riprendere a vivere normalmente; notti insonni dentro i confini abbastanza sicuri della casa dove però si sta stretti, come stretti nei vasi sono i fiori in veranda; notti di lucine azzurre del modem che in un accenno di presenza /assenza confortano la veglia pensierosa; notti angosciose di rare finestre accese in abitazioni, dentro le quali si stanno consumando eventi drammatici tanto che il vivere e il morire sembrano estratti da una lotteria
“ ….Da quella finestra che rimane accesa fino a che la sirena si allontana
solo parole e pianto a sostituire ogni amoroso slancio
come fosse la regola l’antidoto trovato l’accettare. “
Notti e giorni di forzato isolamento durante i quali, e forse grazie ad esso, la poesia accade, perché come dice Milo de Angelis: “L’isolamento è fondamentale per la Poesia. … scendiamo in fondo a noi stessi e raggiungiamo un luogo interiore dove quello che ci minaccia e che ci circonda non conta più nulla…” --2)
E così nella notte, nell’attesa, nell’incerto, d’improvviso si produce uno squarcio nel presente e da quel “luogo interiore” vividi emergono i ricordi del bel tempo passato, regalando al lettore perle di poesia come queste che mi piace trascrivere per intero.
Di quelle estati non ricordo che sandali portavo ma solo il fruscio degli eucalipti e quei balli campagnoli. L’odore del mare e il suo parlare e noi per ore a districare matasse di pensieri. La notte era flusso di maree si consumava l’amore fino all’alba le barche parevano smarrite in alto mare.
Come nel quadro di Boccioni
pieno di squarci di colore la folla si muoveva in diagonali rapide
sui marciapiedi sull’asfalto della strada fino ai gradini d’accesso di Villa Bellini. Di notte tra luci e caseggiati dalla fama oscura
per consumate storie d’amore e morte
ci avvolgeva la nostra gioventù
in turbini di vita onde magnetiche flussi di energia.
Era il 1968.
Nel presente, invece, anche l’amore si è fatto cauto, non c’è più la spontaneità della giovinezza e una vita tutta da inventare, ora c’è la stanchezza e forse il disincanto, tuttavia nell’intimo di Carla è chiara la consapevolezza di sé e della sua capacità, tutta femminile, di amare
Sul cuore ho tracce di millenni di tenerezze madre compagna sorella sposa respiro parole che sanno di levante e di ponente
e di lidi da dove si dipartono
strade verso il deserto.
Qui non odo fragori di guerra.
Una donna ama e accudisce, una donna genera e persegue la pace, una donna scrive poesia al femminile. Ed è una poesia squisitamente femminile la sua, che mi ricorda la voce di Antonia Pozzi; una poesia che non si impone, ma si propone; che ti entra lentamente e lentamente si lascia assaporare nei condivisibili assunti e nelle scelte parole. La poetessa ci immerge nel suo “patire le cose” che è amore-dolore per la vita e con levità ci trasmette un senso di dolorosità esistenziale che trasferisce anche alla natura con versi di rara bellezza
“…l’ombra percorre i fossati/scivola lungo gli argini…”
“…sembra caduto il cielo su di noi/di valli d’ombra si è coperto il sole…gli astri disseminati per misteriose strade…”
“…come accade nei boschi quando la nebbia invischia i tronchi e li confonde…”
“…Quando equinozio sbalestra/Nel vento le marine…”
“…al raggio di sole che s’infiltra tra i rami e crea sospese cattedrali di luce”
E’ un vagare poetico quello di Carla Malerba, sussurrando a se stessa, tra presente e passato, luoghi e persone care, ville abbandonate dove si è consumato un amore e voci poetiche risonanti, consapevole che ciò che dà senso alla sua vita è soprattutto la Poesia, che le sgorga dall’intimo e la permea di emozioni buone.
…Al buio scrivo parole che la mente illumina e guida la mano il pensiero del nulla che siamo.
La poesia non salverà il mondo, ma sicuramente giova ai singoli individui che la “fanno” e la donano come a coloro che la ricevono, in un interscambio di pensieri e sentimenti che ci fa sentire in sintonia tra noi e in pace con il mondo. Perciò grazie a Carla per la delicatezza e la sapienza con le quali ha tessuto i suoi versi, donandomi/ci verità e bellezza.
*
1 Da Salvatore Quasimodo, Già la pioggia è con noi
2 Dall’intervista a Milo de Angelis di Antonio Gnoli. La repubblica- Robinson, sabato 3 giugno
*
FRANCA CANAPINI

giovedì 10 dicembre 2020

POESIA = CARLA MALERBA


***NON È PERDERTI***
Quante volte non ci siamo parlati,
eppure ci udivamo
nelle notti lunghe
in cui i ruoli si erano capovolti.
Ma prevalevano gli sguardi,
i tuoi azzurri di sempre
investono ancora la mia mente.
Mi oppongo alla memoria
che si disgrega , al pianto
che non sgorga.
Tuttavia adattarsi ai giorni,
non è perderti, padre.
***VEGLIA***
Un piccolo lume
in questa veglia
nel chiuso delle case
l’amore un filamento
di fumo parola impastata
dal sonno corrotta
dall’abitudine lo sguardo
si allunga a spiare
barlumi di faville
che brillano nel buio
il tempo di un batter di ciglia.
***LA NOTTE COME UNO SPOSO***
La notte come uno sposo
mi accudisce
mi circonda
col suo silenzio
mi regala spazi lucenti
ma vita e notte
nulla sarebbero
-ancelle amanti fra le più care-
se non ci fosse poesia
a suggerirmi parole
che si posano
sulle nervature delle foglie
tremanti
sull’orlo evanescente del sogno
(del sogno che è la vita)
**
CARLA MALERBA
**
Carla Malerba è nata in Africa Settentrionale, ma risiede in Italia da molti anni. A Tripoli, sua città natale, ha frequentato il Liceo Scientifico “Dante Alighieri” e ha pubblicato i primi versi su quotidiani locali. Iscritta alla facoltà di Lettere Moderne di Catania interrompe gli studi a seguito di eventi politici legati al paese di adozione. Si laurea nel 1986 presso l’università degli Studi di Siena. Ha insegnato lettere ad Arezzo, città nella quale vive. Sue pubblicazioni sono: Luci e ombre(1999), Creatura d’acqua e di foglie(2001), Di terre straniere(2010) Vita di una donna(2015), Poesie future(2020). Le sue liriche sono presenti nell’antologia “Novecento non più-Verso il Realismo Terminale, La Vita Felice, 2016; nelle riviste Pioggia obliqua- Scritture d’arte; Fiordalisi-Menti sommerse, in Tanti Pensieri, in Poeti oggi, Poetare, Poetry Factory e su alcune riviste. Ha ricevuto riconoscimenti per la poesia inedita in alcuni concorsi nazionali tra cui il Gran Premio della Giuria per le sezioni A e B al premio Le Occasioni 2020.

mercoledì 18 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA


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Carla Malerba: “Un tempo nuovo” – Ed. Fara – 2026 – pag. 56 - € 12,50
Silloge votata al Narrapoetando 2026 ricevendo dal giurato Luigi Palazzo il seguente giudizio:
«Con tocco delicato, il tempo, la natura, la vita sono mescolati in versi essenziali, profondi, riflessivi.»
Così, come stemperato dalla ritmata scansione del metronomo, il susseguirsi dei pensieri, delle immagini, delle illusioni, delle irrequietezze che ci invitano alla vertigine del quotidiano, riesce a comporre una policromatica miscela di perfetta poesia e audace estetica della scrittura.
Due le sezioni: “Come gioia pura” e “A tratti senti”, che in effetti si agganciano delicatamente nell’afflato e tracciano un percorso del gesto in movimento, della emotività che emerge dalle visioni.
Il soffio di adagia semplice: “Perduti campi di primavera/ guazze di petali/ confuse e d’erbe/ luce di sole e vita/ in movimento/ nessun’ombra/ nei giardini felici/ neppure suoni/ parla solo il vento/ respiri di corolle.” In special modo quando la natura ci aggancia son le sue stagioni, o quando il sub conscio tenta aggiustamenti: “Semplice è sinonimo di chiaro/ è parola che invita/al sincero rispetto delle cose/ semplice come lo sguardo di un bambino/ l’occhio del poeta/ osserva intuisce riferisce/ cosa c’è nell’anima del mondo.”
Carla Malerba indaga silenziosamente, ma con ritmo vigoroso, tra le ombre e le improvvise luci, tra il verde della natura e il solfeggio dell’opulenza, nella chiarissima brama di esserci ancora perché costantemente insidiata nella corsa del tempo, anche quando l’eco delle voci, il riverbero delle memorie rimandano alle falde del silenzio. Indaga fra il germogliare delle immagini e i fotogrammi di un rastrellamento, fra gli angoli delle reminiscenze e il fascino della percezione, fra il segno di ogni passo e una tensione che urge. Un fluire che genera fibrillazione anche quando il verso si presenta spoglio di languori o di smerigli.
“Inseguire chimere/ apparteneva/ a un’età governata/ da venti improvvisi/ altro era il tempo/delle sfide coscienti/ che irridevano l’ombra/ fioriva la poesia/ per l’amore non menzognero/ per l’attimo che si eterna/ e subito scompare/ non per corone d’alloro/ma per un serto di viole.”
Rivelazioni che attraversano verticalmente l’idea, quella idea che giungerà quale strale che ubbidisce sempre attivamente e mostra le nuove motivazioni delle suggestioni e delle speranze.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 8 ottobre 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA


*Carla Malerba : “Poesie future” – Ed. Puntoacapo 2020 – pagg. 60 - € 12,00
L’inquietudine che a volte si manifesta nei versi che rincorrono illusioni e incertezze, memorie e ripensamenti, abbandoni quotidiani ed emozioni serrate, è l’armonia capace di coinvolgere il lettore per un rapido rincorrere emozioni e trasalimenti.
Trasparenza nel senso dello svelamento di tensioni, che tendono verso l’assoluto con la parola poetica, tentando di condurre ad una dimensione sovratemporale, non senza il bagno necessario per il divenire della realtà.
Le quattro sezioni che compongono il volume “Straniamenti”, “Dove nulla si perde”, “Se vuoi ti cerco”, “Ritorni”, sono melodicamente fuse per quella tenace e garbata asciuttezza del verso breve, che rende il canto di una concretezza materialistica nel disegno del simbolo.
“A volte prende forte/ di pensieri/ una strana mescolanza./ Ti rammenti/ la terra natale?/ Anche se non era la tua terra/ l’hai amata come tale,/ e se non era il tuo/ il suo idioma,/ lo sentivi familiare./ E sempre/ ti segue forte/ una solitudine amara,/ un doloroso straniamento.”
Parola rivelatrice di solitudine, nella quale l’estraniazione dilaga per respingimenti ed esclusioni, nella melodia che cerca di disperdere la giornata tra possibili bagliori. E nei bagliori la poesia di Carla Malerba va incontro alla espressione pura e decantata.
Le immagini si ricamano in un contesto che riesce a cogliere l’attimo fuggente, senza vacillare, ma capace di trascinare il ritmo in ogni pagine, e che si nutre, nella capacità culturale della poetessa, di formule relative e nel senso elevato tra lo sconvolgimento ed il mistero.
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 13 aprile 2023

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA

***Carla Malerba : “La milionesima notte” – Fara editore – 2023 - € 12,00
Quasi il ventaglio di una frammentazione del pensiero in quella atmosfera che affonda con le immagini per rincorrere le onde e immergersi nelle luminosità della folgorazione. L’esistenza si rispecchia nel ritmo della quotidianità, prima di abbandonare illusioni, e: “Solo per questo/ lettere di fuoco/ non bastano/ a dire che è sogno/ si sia potuto vivere/ o morire/ come estratti da una lotteria”.
Alessandro Ramberti scrive in postfazione:
“C’è una intensità concreta e saggia nelle poesie di Carla, e se il suo sguardo appare abbastanza disilluso (“guardarci attorno / non ci basta a vivere”, p. 21) non è mai però venato di pessimismo: si constata certo con piglio qoethiano la realtà, ma gli occhi sanno percepire altro e infondere una speranza senza enfasi eppure, di fatto, illimitata per cui, se “Sembra caduto il cielo / su di noi”, la poetessa libico-aretina non si perde d’animo, ma ci ricorda con fiducia a p. 53 che “siamo stelle destinate / a effondere parabole di luce” e che (p. 52) “La solitudine dell’anima si allarga / eppure è solitudine compagna” (v. anche la poesia introduttiva di sezione a p. 28).”
Il flusso dei ricordi ricama versi di una plasticità del tutto personale e si rincorrono ritmi che attraggono l’attenzione per considerazioni strettamente legate alle figurazioni e alle metafore che invitano ad una sorta di visione aperta in chiave ideologica.
La poesia diventa il respiro profondo, la chiave segreta ed ideologica, fedele alle radici che non possono più nascondere profonde risonanze e policromatici ritocchi. Mentre l’assedio dei giorni non riesce a segnare determinati confini “il silenzio regala spazi lucenti….sull’orlo evanescente del sogno”, e il sussurro diviene testimone, che con la parola scritta riesce a modulare schegge e piccole incursioni per un itinerario che potrebbe essere prestabilito dalle emozioni.
Il tocco ha delle chiuse che riescono a riportare il lettore alla realtà che incombe, al pensiero del nulla che siamo, alle atmosfere sospese dei sentimenti, all’alternarsi delle vicende, che scorrono tra la fulmineità di un’incisione e la massima disponibilità della ricerca. Scompaiono e ritornano i fotogrammi, in una serie di dissolvenze incrociate o nelle particolarità di un cesello, così come il vento contro i vetri rimbalza in un impeto che ritorna al cielo.
L’improvviso cobalto del pennello traccia sorprese ed ombre ed invade le stanze tra pareti discrete, capaci di sospendere anche l’ansia dell’amore.
*
ANTONIO SPAGNUOLO
******
Qui la postfazione di Alessandro Ramberti
**
“fino a trovare la gloria della luce”
È molto femminile la voce di Carla Malerba, si sente che ha vissuto, viaggiato, incontrato, assaporato, amato …il suo canto vola alto e leggero e si abbassa dolcemente per incoraggiare, per donarci quel luogo prezioso che è lei stessa, bussola necessaria a non perdersi, anzi ancora di più a ritrovarsi, a riscoprire in sé stessi risorse latenti e dimenticate, ad accettare e curare le ferite lasciate da eventi funesti.
La notte è lo spazio in cui i pensieri si rincorrono, si fissano sulla tela effimera dei sogni, si intersecano a pulsioni, sentimenti, desideri, in un gioco chiaroscurale, in cui si crea quella tensione che ci mette a un po ’a nudo, con amorevolezza, come abbiamo, ad esempio, appena visto nell’ultima poesia della raccolta,
Al buio scrivo parole
che la mente illumina
e guida la mano
il pensiero del nulla che siamo.
o in quelle alle pagine 17 e 18 da cui stralciamo i brani seguenti
La notte era flusso
di maree
si consumava l’amore
fino allalba’
le barche parevano
smarrite in alto mare.
La notte come uno sposo
mi accudisce
mi circonda
col suo silenzio
mi regala spazi lucenti.
C’è una intensit àconcreta e saggia nelle poesie di Carla, e se il suo sguardo appare abbastanza disilluso (“guardarci attorno / non ci basta a vivere”, p. 21) non è mai però venato di pessimismo: si constata certo con piglio qohletiano la realtà, ma gli occhi sanno percepire altro e infondere una speranza senza enfasi eppure, di fatto, illimitata per cui, se “Sembra caduto il cielo / su di noi”, la poetessa libico-aretina non si perde d’animo, ma ci ricorda con fiducia a p. 53 che “siamo stelle destinate / a effondere parabole di luce ”e che (p. 52) “La solitudine dell’anima si allarga / eppure è solitudine compagna ”(v. anche la poesia introduttiva di sezione a p. 28).
C’è dunque un timbro musicale mozartiano diffuso in questa Milionesima notte che dispiega immagini radiose ed altre senza infingimenti, con le loro asperit àe crudezze, ma al contempo, con la sua musica, il flusso poetico riesce a riscattare la negatività, ci offre il modo di considerare le situazioni nella loro impegnativa e a volte dolorosa complessit à(evidenti, ad esempio, i riferimenti alle restrizioni imposte dalla pandemia) e a farne memoria, dunque a reagire. Gi àla condivisione e il ricordo sono infatti un modo per non restare inerti in una passiva accettazione, ma per sentirsi in relazione, membri di una comunità, consapevoli di essere sulla stessa barca. Abbiamo davvero bisogno di recuperare i tratti di una umanit àche non isoli le persone e non dimentichi di essere frutto di un tessuto di incontri, di vicendevoli gesti di attenzione e di amore (rileggiamo in tal senso la splendida poesia a p. 23, “Se dopo la notte / ci fosse un giorno estremo…”).
Anche la morte, se abbiamo amato, se ci siamo donati, viene accolta come avvenimento naturale che apre a una nuova incognita e folgorante dimensione, (cfr. la poesia dedicata Ad Alfredo R.):p. 49
È ’lultimo giorno
avido di vita.
Quanto vicino al nostro
il morire del fiore
quando sapremo
di quell’ultimo giorno
’lestremo suo fulgore.
*
Rimini, 21 febbraio 2023

giovedì 8 maggio 2025

CARLA MALERBA = PER "ORE DEL TEMPO PERDUTO"


***************
Antonio Spagnuolo. "Ore del tempo perduto" - edizione anastatica (La valle del tempo, 2025)- pag.76 - € 12,00
Una lettura di Carla Malerba
Ho letto con interesse e curiosità la raccolta “Ore del tempo perduto “di Antonio Spagnuolo, una ristampa anastatica con lettera di Umberto Saba del lontano 1953. Conosco da molti anni la produzione in versi di Spagnuolo, poeta notissimo e riconosciuto per la sua inconfondibile, limpida scrittura in cui, accanto a variegati temi, prevale il sentimento amoroso per un’unica donna, l’amata Elena.
Un Canzoniere quindi la sua vastissima opera dove si intrecciano momenti indelebili, paesaggi, natura, considerazioni esistenziali senza che mai si duplichi verso o situazione poiché ogni poesia si connota di particolari originali attraverso l’utilizzo di un linguaggio poetico sensibile ed erudito. Spagnuolo è poeta da sempre, vista la sua lunghissima carriera letteraria che corre parallela a quella di medico.
Alla raccolta della quale si parla in questa nota appartengono le poesie di uno Spagnuolo ventiduenne e in esse si denota quella compiutezza che Umberto Saba evidenzia nella lettera a Spagnuolo del 28 marzo 1953:
… le dirò che c’è davvero nei suoi versi una vena sottile di poesia ed una attenta e collaudata ipotesi di ricognizione che si fa sentire in quasi tutti i componimenti di “Ore del tempo perduto”
In un tempo in cui in poesia riaffiora il solipsismo e fa perdere di vista la funzione comunicativa tra autore e lettore spesso annullando l’empatia necessaria per la fruizione dei contenuti, non si può non ritrovare nei versi del giovane Spagnuolo questa funzione proprio in virtù del fatto che egli riesce a stabilire un legame col suo lettore. Le poesie contenute in “Ore del tempo perduto” hanno come caratteristica principale uno sguardo allargato sul mondo, parlano d’amore, ma anche di stagioni e paesaggi, di mitologia.
Il lettore vede Elena nella sua bellezza, nel suo darsi all’amato, nel suo sguardo e nelle sue lacrime in un erotismo splendidamente velato, come fossero i versi del poeta simili alle carezze date all’amata e soprattutto perché la grande poesia non ha bisogno di ricorrere ad espedienti per arrivare al lettore, ma deve solo far scaturire l’empatia della condivisione, l’universalità dei sentimenti.
Ritornano anche nella produzione successiva i cari temi giovanili: il tempo, la bellezza, l’impeto amoroso, la fede. La vita ha dato e ha tolto ad Antonio Spagnuolo, ma non gli ha mai lesinato l’ispirazione poetica che già si rivela in atto nella silloge del 1953. “Ore del tempo perduto” è un titolo che lievemente unisce amore, rimpianto e coscienza della illusorietà dell’esistenza, altro tema ricorrente quest’ultimo che lo accosta immediatamente a Calderon de La Barca per quell’affermazione su una vita che è sogno e chimera nel tempo umano che ci viene concesso. La raccolta giovanile già in sé custodisce le potenzialità future del poeta Spagnuolo: stupisce la perfezione e la cadenzata musicalità dell’endecasillabo, il metro da lui più amato, quello che nella tradizione letteraria italiana esprime meglio il fascino della narrazione poetica.
“A cosa serve la poesia?” Questa è la ripetuta domanda che il poeta pone ai suoi lettori nella presentazione alla ristampa della sua silloge del 1953 dove le parole di Umberto Saba lo incoraggiano a proseguire sulla strada della poesia. E più volte insiste nella sua aperta provocazione verso la ricerca di senso della scrittura poetica reiterando l’interrogazione: A cosa serve la poesia?
Domanda che il poeta pone mentre si rilegge criticamente a distanza di settant’anni e osserva l’evoluzione della sua scrittura finalizzata alla “corretta ricerca della parola” e Spagnuolo per ben tre volte si risponde "non serve a niente, ma è la fascinazione del tutto, ma è la brace sotto la quale scopppietta la riflessione, ma è lo scintillio di mille simboli che tentano di ricamare una catena!”
E ancora definisce l’atto creativo poetico qualcosa di sublime che si compie quando dal momento indistinto dell’ispirazione si giunge al suo perfezionamento dove è il poeta ad avere un suo preciso ruolo. Ma qual è la finalità del poeta nell’indistinto tempo in cui viviamo? Oggi egli non può perdere di vista la potenzialità del suo messaggio, come si legge nell’ introduzione della raccolta in cui si scorge l’impegno sociale e personale di chi scrive.
La raccolta, composta da una quarantina di liriche, presenta già ben definite le linee portanti della sua poetica e si apre all’idillio fin dalle prime composizioni, ricche anche nel lessico di richiami classici. Inoltre sono sempre presenti il divino e la bellezza del creato di fronte a cui il cuore del poeta si stupisce e ammira. Nell’opera si affacciano anche influenze di Lorenzo Stecchetti che tanto piacevano ai giovani di allora (Col teschio, pag.12), compaiono frammenti di rara intensità (Sera, pag.34), irrompono le figure mitologiche, ricordo degli studi classici di Spagnuolo donando al lettore atmosfere particolari, piccole odi alla dea della fecondità e alle divinità silvestri, il tutto immerso nel trionfo della natura.
Ma eccelle il poeta giovane nella poesia amorosa dove la figura di Elena nelle liriche a lei dedicate assume una valenza ispiratrice di ampio respiro. La devozione del poeta verso la donna amata si legge nelle parole che introducono Armonie:
“… io ti sarò accanto nella vita e nella morte, perché non esiste amore se non in ciò che il tempo non cancella…” Ho scritto nella mia recensione per “Più volte sciolto” uscita nel mese di aprile 2025 sulla rivista Nuovo Meridionalismo: Un uomo, un poeta Spagnuolo che ha continuato ad amare la sua donna trattenendone amplessi e sorrisi nei versi delle sue raccolte…
Elena come Laura? Forse ancor più presente Elena nell’ispirazione di Antonio Spagnuolo perché dettata dal sincero dolore dell’assenza, mai artificio letterario, ma presenza che si dispiega nei limpidi versi a lei dedicati e che pur in sua assenza hanno il merito di riportarla ogni giorno, ogni notte, viva e bella tra le sue braccia.
CARLA MALERBA
****
"SEI TU"
Sei tu che a sera
ambrosia
su questi occhi,
lieve sfiorando con le labbra,
spandi.
La tua parola gocciola:
chiara ametista,
che confonde il tatto
delle mie mani
e la tua bocca schiude.
Vicina ,
il buio ti vela ed io ti sento.
Il braccio tuo,
morbido arcano che stringe,
che stringe.
A tratti un respiro:
un gelsomino,
un soffio.
*****
"Mani"
Strette vorrei tener quelle tue mani
che scelgono tra l'erba i ciclamini,
premute sulla bocca assaporare
il tuo profumo e quello dei giardini.
Inconsci i fiori esalano la vita:
freschezza nelle mani affusolate.
Trema un bocciolo sperso fra le dita
sfiorate da due labbra appassionate.
*****
Le poesie sono tratte da “Ore del tempo perduto” La Valle del tempo, ristampa anastatica del 1953

mercoledì 26 giugno 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLA MALERBA


**Carla Malerba: “Di terre straniere” – Ed. La vita felice – 2010 – pag. 64 - € 8,00
Rammentare gli anni della gioventù, trascorsi in terra d’Africa, nella sua città natale (Tripoli), diviene un diario poetico che suscita meraviglia e tremori, per la tessitura di versi che, nel ritmo serrato della musicalità, si sciolgono pagina dopo pagina in sussurri per esplodere in policromatici fotogrammi o spezzoni di film.
Nelle parole palpita il fervore di un vissuto molto particolare, si sente l’odore acre del paesaggio e delle ombre nascoste dal destino. Nel conforto di una storia personale, autentica ed impaurita, palpabile e realizzata, “il sussurro sulla scia del vento governa il destino” o nella “solitudine lunga spezzata da silenzi incerti passi segnano le ore”.
Alcuni passi di questa silloge, stilata con il bagaglio di una cultura profonda e severa, si gustano come l’osservazione di un’opera pittorica, nella quale le pennellate altro non sono che semplici squarci di presenza. I versi accompagnano nella rievocazione di un tempo passato molto in fretta, ma capace di segnare incisioni profonde. Un tempo ancora vivo nella ricerca di un altrove in cui ritrovare la duttilità dei sentimenti, o tracciare vertigini nella speranza di preservare il vissuto in un dialogo che non ha termine.
Il ripiegamento introspettivo qui amplia la coscienza del se, quale preludio al disinganno, ed è esso stesso appagamento per una stagione che ha inseguito la realtà quotidiana.
Scrittura piana e scorrevole, dove i fantasmi diventano una strana inafferrabilità dell’oggetto immaginario, e la poesia si condensa in un segnale luminoso e perturbante.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 7 maggio 2024

POESIA = CARLA MALERBA

==
**Cornamusa d'estate**
Si perdono
le note di una cornamusa
dentro un perfetto tramonto
che non conosce
sbavature di profilo.
Prevaricano
sul sospiro dell'acqua
leggero.
Inducono
all'anima assorta
un'indolenza amara.
Intridono d'universo
una scomposta teoria
di pensieri.
Perché l'estate non è stagione di cornamuse.
==
**Malastrana**
Per ignote vie
strette
stride il violino
balzano le note
contro i muri
delle case desolate
urlano alla vita
pezzi d'amore
come specchi
rifulgenti al sole.
Lo zingaro
riprende il suo cammino
mentre s'alza il canto.
E le note,
le note
sembrano non avere mai fine.
==
**Che lungo autunno**
Che lungo autunno
di nebbie e sole misto
di giorni tempestosi e di bonaccia
che strano autunno
di attese lente e grevi
nelle pause del tempo
che ci assedia
che odiato autunno
di speranze vano
mentre vorrebbe l'animo salpare
verso le terre infisse in alto mare
e da lì verso altre più lontane
dove il sogno davvero tale appare
dove non rischia il temerario
tra le braccia amorose del suo mare.
**
CARLA MALERBA (dal volume "Di terre straniere" Ed. La vita felice - 2010)

giovedì 17 febbraio 2022

POESIA = CARLA MALERBA


"VIA ETNEA"
Come nel quadro di Boccioni
pieno di squarci di colore
la folla si muoveva
in diagonali rapide
sui marciapiedi
sull’asfalto della strada
sui gradini di accesso
a villa Bellini.
Di notte
tra luci e caseggiati dalla fama oscura
per consumate storie d’amore
e morte
ci avvolgeva la nostra gioventù
in turbini di vita
onde magnetiche
flussi di energia.
Era il 1968
(inedito)
*
"QUALI TERRE DI MARE"
Quali terre di mare
elette per caso,
dove soffia un vento
per ogni tempo e stagione,
dove poco cambiano
i segni sui tronchi nodosi,
ho abitato per oscure ragioni?
Quali terre di mare,
attratta dalle lunghe strade
del silenzio,
dove l’erba respira
all’ombra di tumuli antichi,
ho scelto per oscure ragioni?
Quali musici infanti
ricerco
e infine dispero
di ritrovare uguali
a quelli del sogno?
Si accordano come note le musiche vane del cuore.
(da Vita di una donna,2015)
*
"CORNAMUSA D’ESTATE"
Si perdono
le note di una cornamusa
dentro un perfetto tramonto
che non conosce
sbavature di profilo.
Prevaricano
sul sospiro dell’acqua
leggero.
Inducono
all’anima assorta
un’indolenza amara.
Intridono d’universo
una scomposta teoria
di pensieri.
Perché l’estate non è stagione di cornamuse.
(da - Di terre straniere 2010)
*
CARLA MALERBA

mercoledì 26 aprile 2023

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO


**Antonio Spagnuolo: "Riflessi e velature" Ed. La valle del tempo -2023 -pag. 76 - € 10,00
--Lettura di Carla Malerba. =
In questa raccolta della maturità della vita, Antonio Spagnuolo compie una severa introspezione su se stesso. Egli deve fare i conti con i fantasmi dei ricordi:
“immagini che sono ragnatele/ dipinte nel cristallo che batte alle tempie”.
Tre sono le sezioni dell’opera: Circostanze, Visioni, Frammenti e in esse la meditazione ne rappresenta la centralità , una meditazione che, specie nelle ore notturne, quando le parole paiono rimbombare, quasi incaglia il poeta mentre la visione amata trascolora fino a dissolversi. La presa di coscienza dell’impossibile si fa netta:
“Le nostre sere più non torneranno/ perfezione che avviava all’infinito”
I segni quindi non sono di conforto, ma sono spirali anguste che delineano crudamente la verità.
Sembra al poeta che il rimpianto, non più alleggerito dalla speranza, nel tempo che lo raccoglie, tutto acquieti. Ma forse è un’impressione, perché si leva l’invocazione, egli chiede solo un momento per un ritorno impossibile, agognando altrove un ricongiungimento ideale con la persona amata.
Pur profondamente amaro nella sua debolezza, Spagnuolo cerca un palliativo al dolore dell’esistenza in un colloquio che non si interrompa mai: così il lettore cerca una blanda parvenza di pace, ma i versi si rincorrono e le immagini si fanno dolorosamente nitide in una alternanza di dolcezze e di rimpianti e culminano nella parola poetica:
“nel tentativo di un commiato/ ricamo note/ per una melodia d’addio”
Improvvisamente la sezione Visioni apre a descrizioni di opere d’arte che hanno ispirato il visitatore facendo scaturire versi preziosi dove si incontrano cromie e appunti derivanti dalla bellezza delle opere osservate. L’atmosfera di attesa definisce parole dal lessico preciso:
“altro spazio, altro tempo filtra da reti/dove l’oblio cerca nuovi colori…”
I momenti di contemplazione sono nitidi flashes, impressioni cromatiche, ricami dagli intrecci in cui sempre si insinua la memoria.
Anche in Frammenti, l’ultima delle sezioni di “Riflessi e velature” ricorrono parole quali illusione, desideri, frammenti, rovi, petali: qui Spagnuolo esprime gli stati d’animo con musicalità sapiente, ricorrendo a memorie che non tacciono, rivolte ad un’attesa che rimane indefinita, ma che a tratti, ma solo a tratti, dona un’amara rassegnazione.
*
CARLA MALERBA

mercoledì 23 luglio 2025

POESIA = CARLA MALERBA


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(inedite)
CATTEDRALI
Ho visto cattedrali di luce
volte ardite
nella follia dello slancio
aneliti di cielo.
Rimane poi nell’ombra
il desiderio dello sguardo
sospinto verso l’alto
nella luce del vasto mezzogiorno.
*
UNA SERA QUIETA
Una sera quieta
in un posto dove
non sono nata
né vissuta.
Spiovono profumi
di lentisco sul mare
dal fico si alzano aromi
e voci si rincorrono
in questo gioco di conferme
mentre su cose e parole
il silenzio si posa.
*
SCRIVO POESIE DI GUERRA
Scrivo poesie di guerra
là dove alle lacrime
fluiscono lacrime
che lasciano sul foglio
tracce di muto dolore
che niente ha da spartire
con trite parole.
La guerra è di chi muore
sul proprio portone
sui cigli dei fossi
assurdo assedio
che non dà scampo
pianto che si dissecca
nell’angolo dell’occhio
respiro spezzato
grigio mescolato al nero
sullo sfondo di un cielo
vuoto deserto di voli.
*
SEMPLICE
Semplice è sinonimo di chiaro
è parola che invita
all’aperta visione della luce
al sincero rispetto delle cose.
Semplice come lo sguardo di un bambino
l’occhio del poeta
osserva intuisce riferisce
cosa c’è nell’anima del mondo.
*
CARLA MALERBA

venerdì 22 marzo 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCA CANAPINI


**Nota di lettura di Carla Malerba a = Franca Canapini: "Misteri d’amore" = Ed. Puntoacapo,2024 = € 12,00
La nuova raccolta poetica di Franca Canapini dal titolo Misteri d’amore -Poema ispirato al Simposio di Platone- è una affascinante escursione nel mondo antico con la volontà di indagare e narrare l’amore, forza che muove il mondo e quanto è ad esso collegato, a partire dalla meraviglia della sua manifestazione che collega il divino all’umano.
Già il titolo, dal sentore iniziatico, pare invitare ad un percorso di scoperta: l’autrice correda i brani lirici con sintetiche, ma efficaci didascalie che evidenziano la valenza, la forza e il potere che Eros esercita sulla natura e sui viventi.
Fin dai primi versi la voce dell’autrice sembra voler dichiarare il proprio iniziale coinvolgimento che assomma stupore, pathos, comprensione, appagamento: elementi necessari per esaltare i contenuti del Simposio e dare risalto alla tensione verso la bellezza, una bellezza investita dalla luce che tutto trascende in una sorta di fusione tra natura ed esseri viventi protesi al compiersi del mistero d’amore a cui sono destinati.
QUANTA LUCE
Cavalco culmini di luce in aurore primordiali
Quanta luce-tutta-questa- luce!
Sbuca dalla profondità dei boschi
il Nume famelico e cencioso
sbuca e si erge sulle messi
roteando lame rosse di geranio […]
A questo esordio seguono le lodi a Eros e il canto sulla nascita del dio a sancire l’origine di un tempo nuovo attraverso le parole di Gea, celebrazione del suo venire al mondo in un tripudio di immagini che si fanno canto alla vita e “divina possessione”:
Tu, di mistero, Tu di luce
Tu, sconosciuto e raro
emerso come me
dalla voragine del Caos
Sarai figlio
del mio grembo
-fecondo oscuro operoso grembo-
e il padre cielo
che m’illumina e mi scalda
e mio fratello
l’ombra, che mi accompagna [...]
Si affacciano le tappe della ricerca esistenziale: la conoscenza, attraverso il viaggio dell’individuo verso la ricerca della verità; il dialogo che rappresenta la forma più idonea per giungere ai preziosi doni ricevuti: il bene, la ragione, i miti, l’amore, l’eros, la memoria. Nelle pagine del Simposio l’autrice ha scorto la forza dell’Amore nella contemplazione e nel desiderio della bellezza che ne è il motore. Eros “datore di ali” spinge ad amare l’oggetto del suo sentire sia per la bellezza del corpo sia per quella dell’anima. Esempio ne è la descrizione de “La divina possessione” esaltata dall’altalenare del ritmo e dalla efficacia del linguaggio:
Ti cerco, ti scorgo, ti acchiappo
mi sfuggi su sentieri di roccia
riappari un secondo ammiccante
da dietro il granito sul mare
: irridi, sorridi, scompari
Nel blu scintillante due falchi!
Riprendo, ti cerco
svoltando il costone, indietreggio
ti aspetto appostato, trattengo
il respiro al tuo passo [ …]
Il viaggio di Franca Canapini prosegue arditamente con una alternanza di impressioni che suggellano nella parola poetica l’inclinazione al bello e lo collocano nelle immagini di una natura d’alberi e colori verso cui la sua poesia è sempre protesa.
C’è
nello scintillio del mare
nel suo scrosciare sordo
nei bambini rondine
in volo sulla sabbia
È
nell’aria in movimento
delle foreste nel respiro
Si sprigiona aperto al sole
da ogni calice di fiore
Brilla nel lillà
cola dal maggio ciondolo
Si radica alla terra
Risale le montagne, fino ai ghiacci
Fluttua
eterno nell’infinito spazio […]
A conclusione delle letture e riflessioni sui Misteri d’amore di Franca Canapini, non si può fare a meno di ribadire quanto sia pregnante la poetica dell’autrice: la sua è un’idea di mondo che si proietta nel qui e nel dopo con una visione che è canto che s’imprime nella natura umana dalla nascita alla fine, un eterno ritorno alla ciclicità dell’esistenza. Nella sua poesia si scorge un’immagine di uomo che si affida alla forza generatrice di un amore concordato tra la specie e la natura, tra l’esaltazione del suo rigoglio- “Bellezza è ovunque e ti ferisce il cuore - e il desiderio di una perenne felicità.
CARLA MALERBA

giovedì 26 novembre 2020

NOTA DI LETTURA = ALESSIA


****
ALESSIA di Raffaele Piazza
Una nota di lettura di Carla Malerba.
*********
I versi di Raffaele Piazza presentano un andamento narrativo molto coinvolgente che si avvale di un linguaggio poetico misto di luce e quotidianità, di forte fusione con la natura e con la bellezza del paesaggio (l’alba, il mare, le isole del Golfo di Napoli) in cui si avverte la tensione “di essere in due oltre i confini delle cose”. La protagonista di questo poema, Alessia, risiede nell’anima del poeta e nelle sue immagini: “Passano i giorni disadorni/ pari a polvere d’argento/ a posarsi sulla tela lavorata/ da Alessia nell’ansia serale”. Le immagini si susseguono, limpide nelle descrizioni del vissuto di Alessia – “che con carta e forbici ritaglia la vita” - e talvolta sognanti nei ricorsi alle analogie che perseguono accostamenti e similitudini di effetto (Alessia ricorda l’acqua al poeta che la descrive) Piazza fa un elogio alla donna nella figura del suo personaggio, ma soprattutto esalta la gentilezza in atmosfera quasi stilnovistica. Le sue parole, che tante donne non hanno mai avuto, scaldano il cuore. Nei luoghi dove Alessia fa da sfondo e dà risalto-bellezza su bellezza- a luoghi come Capri, Ischia, Assisi, Salisburgo, si avverte una nota sospesa, una felicità incontenibile, una armonia totalizzante. Nei versi si snodano gli anni e la parola ampia e descrittiva segue un percorso luminoso e mutevole dove la giovane “dal volto di medievale Madonna” o di moderna Beatrice percorre le strade della sua giovinezza e racconta di giardini segreti, di fioriture smaglianti e delle sue felicità amorose con Giovanni. Raffaele Piazza riesce a cogliere questa tersa armonia e a trasmettercela in un viaggio che si compie attraverso i moti del cuore in un poema lirico che culmina nella poesia “Alessia e le gocce del mare” dove la protagonista si chiede di quante gocce sarà fatto il Mediterraneo. Attualissima dunque la poesia di Piazza che riesce a conciliare bellezza del reale e sogno, amore, elogio alla donna: cose di cui tutti oggi sentiamo la necessità.
Carla Malerba ****

martedì 10 dicembre 2024

POESIA = CARLA MALERBA


***
"TRASCORRE RAPIDA"
Trascorre rapida
la stella dei natali
in questo effimero vissuto d’ombre:
finiscono
quelli dell’uomo
in bianchi, sfocati paesaggi.
Uomo di pena, scriveva il poeta,
in noi fatica credere,
fatica scorgere il senso
di una notte dispersa nel tempo:
paglia e mirra,
incenso e oro,
su una piccola forma di uomo
forse un sussulto.
===
"IL DONO DELLA VITA"
È il dono della vita
che stupisce
è l’occhio universale
che risveglia
accenti d’amore alle creature
dischiuse come fiori
nel mattino
nell’estasi perfetta
della riconciliazione:
al sogno eterno
del ritorno
unisce un disperato affetto.
=====
"NOVEMBRE"
Calpestio.
Rimbomba
la terra di parole.
Senti tu
dall’altra parte
voci
senti
l’altro che non eri
o che sei stato?
Fantasia di chi
scioglie nodi all’ombra
e nei fiori la cura ripone
degli affetti mai spenti.
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CARLA MALERBA

giovedì 17 febbraio 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = MATTIA CATTANEO


** Mattia Cattaneo:"Partiture di pelle" - 2021 - € 12,00
(Nota di lettura di Carla Malerba) Mattia Cattaneo, poeta e diffusore di poesia, con la raccolta “Partiture di pelle” si propone di compiere un percorso poetico che, nato dal dolore possa, fin dal primo verso all’ultimo, trovare parole che alimentino perennemente l’amore tra madre e figlio, tra chi parte e chi resta.
L’assenza che viene subita è difficile sempre da rielaborare e superare e induce nei versi del poeta il ricordo della protezione materna : – “spingevi il giorno e il male lontano” -
mentre ora tutto è vuoto e silenzio, un silenzio ingigantito da altri eventi che hanno reso ancor più fragile il senso dell’esistenza . Ma se da una parte il luogo ostile, quella terra dei morti da cui non si ritorna sembra rendere a volte vana la ricerca della parola e annullare la speranza di un reciproco ritrovamento, l’appiglio per non cedere si affaccia, come scrive Mattia, da un “cantico di ripresa” che solo la scrittura poetica fa intravedere offrendo l’alternativa ai giorni del dolore e della solitudine: è la dolce voce della scrittura – “la scrittura che mi salva” – ad alleviare in parte la sofferenza.
Mattia dunque raccoglie il disorientamento legato agli eventi e l’esperienza della perdita quasi fossero il principio di una rinascita e riesce a trasformare il riscatto dal dolore in un dono che la madre gli indica e che si rinnova in un dialogo mai interrotto. Così l’autore ricorre al ricordo e improvvisamente si aprono marine, si ripercorrono luoghi: la presenza-assenza è quasi tangibile, si sprigiona dalla forza del pensiero.
Il poeta formula propositi, costruisce un’intesa che, tramite la parola, gli restituisca la madre: e, quando è necessario, quando il dolore della realtà lo trafigge, ricorre ad una forza salvifica, a un luogo dove si possano sussurrare parole soavi “…ti scrivo contro le paure/ conosco il varco che riporta a me” Cattaneo nel suo viaggio mentale cerca attraverso il varco-parola quel qualcosa che si colloca tra la sua vita e quella della madre, ma sa anche che i versi sono pur sempre “afflitta scrittura/…/ linguaggio liquido” che non fa che esasperare il sentimento dell’impotenza umana nel frangente del distacco e delle avversità. I versi seguono l’andamento del cuore, specie quando l’assenza si fa più forte: “Vorrei vivere/ nel mio viso accanto/ al tuo” Qui la parola si fa alata, sognante perché nel sogno tutto si ricompone. Poi l’uomo torna improvvisamente bambino e si svela non nella debolezza, ma nel gesto rievocativo dell’amore: “spalanco porte/della casa materna/ per appoggiarvi la fronte” Con appropriata parola Mattia definisce l’ordine delle cose un ordine “disfatto”: intorno a lui cielo, grandine, sera, acqua, sono le voci che si addensano nel mistero, sono i luoghi sconosciuti dove a tratti si rischiarano le fulgide immagini affettive che si collocano nei suoi versi.
Questo protendersi verso un linguaggio che sia espressione di un profondo sentire rimane alla base della ricerca di “Partiture di pelle”, una silloge che conduce il lettore ad una assorta meditazione sull’amore, sul dolore e sulla poesia.
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Carla Malerba

domenica 28 dicembre 2025

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

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Nota di lettura di Carla Malerba per “Dissolvenze e sussurri” di Antonio Spagnuolo - ed. La valle del tempo 2025 -- pag. 60 - € 14,00
Ho letto sempre con curiosità e attenzione le raccolte di Antonio Spagnuolo, poeta molto noto non solo negli ambienti letterari partenopei, ma anche in quelli nazionali e internazionali per essere stato tradotto in molte lingue. Dalla sua biografia si evincono i suoi studi classici, la brillante laurea in Medicina, l’amore per una sola donna.
Amore, paesaggio e cromatismo connotano i suoi versi di note del tutto particolari e di cadenze e di effetti in modo tale da tale da renderli inimitabili. Tutto questo affiora in ogni sua raccolta e amplifica la sua capacità descrittiva fondendo sentimento e sonorità del verso che diventano così parte integrante del suo canto.
Ritrovo oggi leggendo “Dissolvenze e sussurri”, non solamente la musicalità di molte sue raccolte, ma anche l’efficacia descrittiva dei versi:
“Anche la luna riflette le illusioni/ che la notte prepara tra le onde/ mentre luccica il ventre tuo nel mare/ tra sorrisi e perle luminose” (“Riflessi” in “Svestire le memorie”)
E ancora in Futili arpeggi (2024) ecco apparire immagini di fascino assoluto nella poesia “Policromie”:
“Abbagliano le scie dall’ampio raggio/ nel brusio di quelle metamorfosi/ come risacche dalle diafanie …”
D’altronde, nel suo giovanile, classicheggiante “Ore del tempo perduto “(1953) con nota di Umberto Saba, risplende nella poesia” Maia” l’idillio di natura dove i colori si stagliano netti: il “rosso vermiglio del cielo sereno”, i biondi capelli di una donna come una fantastica torcia e il giallo delle ginestre mentre Maia appare: un quadro di colori e sensazioni, opera dei sapienti versi dell’allor giovane poeta.
Se oggi i moltissimi poeti presenti nel panorama nazionale e internazionale cercano di distinguersi l’uno dall’altro, Spagnuolo non ha mai avuto bisogno di ricorrere a certi espedienti: la sua lingua è forbita, ma non ricercata; le sue immagini ti camminano accanto, i suoi sfondi li suggerisce l’incantata natura campana e lì il poeta crea, a getto quasi ininterrotto, la sua favola bella, la perdita dell’amata, il sogno tormentato dall’assenza, le dolci visioni.
I temi della raccolta si fanno fin dalle prime liriche evocativi e misteriosi. Sul video si sfuma la realtà inglobata dall’azzurro, come recitano i versi e il blu si colloca un po’ ovunque: sulle mani, su onde che già lo possiedono, sui segreti che la poesia vuol nascondere. Sono versi che giocano con l’azzurrità dello schermo mentre egli scrive, mentre il mouse rincorre i ricordi, ricercandoli invano.
Spagnuolo è stato sempre fedele ad una ricerca poetica interiore in nome di un amore mai svanito, mai abbandonato. Cos’è quindi per lui l’immagine dell’amata? Questa volta Spagnuolo per rincorrere la sua finalità utilizza la visione di fotogrammi e pixel per immortalare il suo sentimento, per inseguire il suo passato felice.
Cerca la meraviglia nei colori da cui sempre è stato attratto, la sua anima soffre e rincorre nel sogno la grande illusione. Ma questo gli comporta talvolta la caduta della gioia, seppur effimera, quella cui non vorrebbe rinunciare mai.
Sembra che il suo alter ego gli sussurri: “Prendi parte, poeta, alle chiassate festose, non rinunciare ai paesaggi silvestri o ai colori delle marine, ai segnali d felicità che ti vorticano intorno!”
Ecco, i colori, i colori del mondo sembrano essere protagonisti di molte liriche di Antonio, in visita alle mostre di pittura dove lo colpisce un “arlecchino inciso sulla tela”:
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Un arlecchino inciso sulla tela
porge stupore danzando in bianchi cerchi
Prende vita l’arlecchino in un mondo altro da quello del quotidiano e il poeta pare, osservandolo, che si immedesimi nel dolore della maschera: “…sicuramente s’aggroviglia l’anima/ per l’amore smarrito”
Riprende il filone del cromatismo anche nella poesia Hardback dove l’occhio del poeta rincorre l’ispirazione dell’artista, attento a scorgere le bizzarrie che ne affiorano:
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Nel trucco delle tele colano i colori
come fulgidi tocchi tradotti per dovizie
ansiose di scoprire il tempo degli umani.
E così le affinità sovrapposte, amalgamate, intersecate creano l’idea dando sostanza alle attese/ e conquistando cromatiche misure. Il dominio del colore, il rosso in particolare viene scelto anche nella poesia Tramonto rosso proprio per la sua forza, come un respiro che si spegne. La poesia che rappresenta il nucleo della silloge riassumendo ed esaltando insieme il pensiero di un poeta che ha fatto dei versi la sua essenza vitale, viene qui riportata per intero.
"TRAMONTO ROSSO"
L’ultima fiamma è rosso sangue,
come un respiro che si spegne
sull’orlo levigato dei silenzi.
Il sole ormai stremato, si ritira
dietro le ciglia dell’orizzonte intatto,
e l’ombra allunga le sue dita
sui campi, sulle case, sui volti arroventati.
È il tempo in cui più dolce è il peso
degli anni rubati clandestinamente al cuore,
quando ogni battito ora ricorda
che la fine è sull’orlo del non ritorno.
Le nuvole, le foglie in abiti scarlatti,
sfilano come vecchissimi pensieri,
e il vento porta via con sé
sussurri di giorni perduti tra il nonnulla.
Così la vita china il capo, non vinta,
ma riconciliata all’imprevisto,
abbracciando l’attimo nel quale eterno
tutto tace, e tutto resta impietrito nel miraggio.
Nel tramonto ogni sera si riscrive
la poesia dell’ultima ora-
una bellezza che non implora,
ma si spegne, fiera, nel fuoco.
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Credo che non ci sia necessità di parole di chiusura in questa mia breve recensione al poeta Spagnuolo e che i versi, bellissimi, di Tramonto rosso rappresentino in modo assoluto il suo percorso poetico continuo e proficuo, percorso che nella poesia italiana odierna è quello di un poeta unico per poetica e versificazione.

CARLA MALERBA