sabato 24 luglio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIAPIA CRISAFULLI


**Mariapia L. Crisafulli: “La vita là fuori” – Ed. Macabor 2021 – pagg. 96 - € 12,00
Misurandoci con quello che abbiamo di fronte quotidianamente riusciamo a realizzare il nostro pathos e a rappresentarlo, così come faremo con un semplice ritratto, tracciando linee colorate che vertiginosamente coinvolgono la realtà in qualcosa di più semplice e nello stesso tempo di particolare. La poesia ha un difficile ancoraggio nel congegno delle inquietudini esistenziali e non bisogna credere in un’arte amorfa se la vita risulta essere sottrazione di memorie, per quelle immagini che attorniano stati d’animo vari ed articolati: gioie, rimpianti, illusioni, speranze, pensieri, odio, amore.
La giovanissima Mariapia realizza un reportage impietoso mettendo gioiosamente in scena virtualità e spettacolo, eventi di cronaca e finitezze eroiche, contraddizioni effimere e meditazioni profonde, ipotetiche fonti di misticismo e chiavi interpretative del sub conscio. Una poesia che si propone densa e amalgamata, a volte proteiforme in un tragitto policromatico che cerca di giungere quasi sempre ad una levatura razionale.
Anche se diviso in cinque sezioni il volume si offre come un unico ininterrotto canto, che concede ai versi le più nascoste peripezie in armoniche misure, che a loro volta danno corpo a sentimenti plurimi e vitali. La conflittualità tra solitudine e sussurri, tra sogno ed inquietudine, tra eros e thanatos ha la sua proteiforme complessità, concedendo ai versi quella euritmica armonia necessaria per una verifica del simbolo. “Siamo radici che sotterrano/ rami/ Nelle viscere i frutti verranno/ dalle visceri saranno raccolti/ e ruttati-marciume alla linfa/ Ma un tempo anche noi/ sognavamo,/ persino dal folto delle trincee.” Una panica fusione per una eventuale quietudine esistenziale, dove il soggetto ispirativo si immerge nell’infinito e non riesce a trovare quella che potrebbe essere una soluzione.
Di particolare interesse è l’ultima sezione del testo, dal titolo “Sull’invenzione poetica”, nella quale l’autrice tesse una lucidissima interpretazione di come gestire l’atto poetico: “La facciamo complicata/ a predicare/ gli incastri di parole/ che ci scavano le dita/ ma cosa ne sappiamo/ noi,/ che la mattina usciamo/ dalla porta a mani vuote/ e bocche piene di disastri/ A svilire il vicinato?”
La sua poesia affronta gli argomenti che sanno di filosofia, di storia, di humanitas, di sconvolgimenti, di avventure ambientali, e vive la sua storia in un armonioso discorso di purificazione che non accenna mai ad un finale.
*
ANTONIO SPAGNULO

giovedì 22 luglio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ORONZO LIUZZI


**Oronzo Liuzzi : “Non stop” – Ed. Musicaos – 2021 – pagg. 166 - € 13,00
Elegante antologia di poesie scelte dai volumi che Oronzo Liuzzi ha pubblicato tra i 1970 ed il 2020.
Per gustare il tutto conviene leggere prima il corposo saggio che la completa, a firma di Luciano Pagano. Una esaustiva escursione attraverso tutte le sillogi del poeta, ricca di acribia e di notevoli illuminazioni, capaci di accompagnare il lettore passo dopo passo in una suggestiva revisione del testo.
Evidente in queste pagine poetiche la volontà di rifondazione del linguaggio espressionista, in termini debordanti ed incisivi, fra l’esperienza del sentire ed il tocco filosofico, quasi figura irrequieta che cerca di trasmettere palpitazioni librate nello spirito dell’inquietudine. La scrittura dalla prima all’ultima pagina è carica di suspense e di tensioni emotive, che affondano nei versi in immersioni icastiche e nello stesso tempo leggére come delle piume sospinte dal sussurro. In incisioni ritmiche la complessità strutturale e affabulatoria ricama sorprendenti cifre, che vanno dal misterioso luccichio alla magia del simbolo che sottende.
La ricerca in Oronzo Liuzzi si realizza in una personalissima capacità creativa, profondamente arricchita da un bagaglio culturale di tutto rispetto, in una attualità che rispecchia il migliore sedimento del pensiero.
Il poeta ha la capacità di accendere espressioni tra le urgenze ambientali ed i ricamati afflati ideologici, tra “le ombre che attraversano ogni giorno la strada” ed i contrasti che la carne propone, tra le “immagini visibili in continuo movimento” e “l’impeto dei tormenti dell’odissea umana”.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Fiore di padre**
"Prologo"
Dal cielo delle
tue mani alle mie
un fiore d’erba
azzurro sotto il sole
hai messo per caso
a sbocciare per
altre generazioni.
1
Hai attraversato
il tempo in auto e
sei venuta a dare
il senso del latte
al figlio diciottenne,
amato e non voluto
nella magia duale e
2
nella chiostra
prealbare nel movimento
di gioia dello specchio
la tua fotografia
ad entrarmi per gioco
negli occhi e
il jet che ti ha
portato nel candore
del cappotto l’anima
di vetro nel fondersi
della notte con la
visione dei pini
piantati nel primo
‘900 in Villa
Comunale e
3
qui si respira aria di
trasparenza degli occhi
incanto di sorgente
dai tuoi fianchi
di ragazza nel tendere
alla via serale e
una scala per salire alle
cose della natura è rimasta
nelle durate, incantesimo tra
i nostri genitori e i nostri
figli e sei partita per altre
navigazioni su internet
e sul bordo del Mediterraneo e
4
oltre lo squillo del
telefono e la lettera alla
portineria arrivata
o nel nuovo diario,
per accedere al luogo
dove eravamo venuti
con il bambino quando
aveva cinque anni e
ora è la stagione delle
spighe e il figlio ha
18 anni, la forza
trasparente dell’aria
nell’accadere di ore
al mio polso sottile e
a stringere la giovinezza
a respirare la brezza
di un luglio dove tutto
è fermo anche del sole
la lamina, il dischetto
che vedi alle diciannove
dall’oasi del Parco
Virgiliano e poi
la forza nelle gambe
che vengono da me
se sei l’icona a
scendere nella camera
della mente e nella
stanza fino a
di leggerezza porti
altri.
*
Raffaele Piazza

lunedì 19 luglio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = LINO ANGIULI


**Lino Angiuli : “Poesie vegetali/ Green poems” – Edizioni di Pagina – 2021 pagg.144- s.i.p.
Già nella sua passata produzione Lino Angiuli aveva caratterizzato la sua poesia nel senso di una strana ed avvincente attenzione alla natura, madre natura, sempre vigile agli incantesimi che il prodotto materiale del creato offre al ritmo quotidiano. In trama linguistica ritmico-modulata, con una vena meditativa intelligente e coinvolgente, egli raccoglie ed aggiorna ulteriormente quelle poesie che sembrano sbocciare da un sub-conscio da esplorare, un confronto melodico con la realtà tutta espressa in visioni oniriche.
Un conto approfondito di versatilità, nel suo ingegno policromatico capace di sedurre il lettore per un impegno penetrante di riflessioni proposte a tratti come prove di ricerca e di immersione, attento a non lasciare nulla al caso anche se il dettato appare stravagante ed esplosivo. Si traccia un armonioso soliloquio protagonista assoluto di una testimonianza che accompagna i versi nella musica di un racconto dalla misura breve.
Ogni verso ha una sua propria aggressività nella strutturazione che aggiorna continuamente espressioni e tracciati, mirati alla trama linguistica meditativa e intelligente.
“Questa selezione antologica, questo volume ricognitivo – scrive Maria Rosaria Cesareo in prefazione- come del resto l’intera produzione poetica di Angiuli, è sostanzialmente un’immersione nella madreterra, una vera e propria dichiarazione d’amore e d’intenti, reale e simbolica, che da sempre l’uomo, il poeta, il figlio rivolge a una Terra dalla forte personalità e dai connotati naturalistici che ne fanno una delle perle del Mediterraneo: la Puglia.”
Elegante e prezioso volume curato dal Consiglio Regionale della Puglia, con testi a fronte in inglese, tradotti magistralmente da Barbara Carle, la quale stila anche una esaustiva prefazione, sottolineando che “La poesia di Lino Angiuli unisce elementi di pastiche, satira menippea, insieme ai suoi modi carnevaleschi. Con questo intendiamo dire che il suo lessico mescola parole e termini alti e bassi. Usa gergo, frasi idiomatiche, parole del suo dialetto pugliese, dal latino, greco, arabo e altre lingue.” Giusto per far comprendere che il lavoro di traduzione è stato oltremodo laborioso.
Bombardamento continuo soprattutto nell’ambito del significante, in un circuito specifico che accarezza la tradizione sapienziale, la speculazione filosofica, il contrasto verbale, come formule e parole magiche.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 14 luglio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = CAMILLA ZIGLIA


**Camilla Ziglia – Rivelazioni d’acqua -- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2021 – pag. 65 - € 10,00
Si definisce rivelazione la manifestazione di fatti riservati o comunque nascosti, difficilmente attingibili o disponibili.
Crea un titolo veramente intrigante Camilla Ziglia, nell’accostare i termini rivelazione e acqua, come se l’acqua non fosse solo una forma liquida tout-court, ma avesse anche valenze e significati arcani che sfuggono ad una prima considerazione empirica, materiale della sua essenza stessa.
Del resto junghianamente l’acqua è un archetipo che indica rigenerazione, epifania e rinascita.
Rivelazioni d’acqua presenta una prefazione di Ivan Fedeli centrata, acuta e sensibile nel cogliere le ragioni del testo.
La raccolta è composita e articolata architettonicamente essendo scandita nelle sezioni Stagione di mancanza, Stagione di sangue e perdono, Stagione di promesse, Stagione di percorsi, sezioni che sono precedute da incipit e alle quali segue exploit, scansioni che sono quattro come la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno parti di un anno della storia di un’anima.
E se è l’acqua stessa a parlare attraverso le parole avvertite dette con urgenza e pronunciate senza sforzo dall’io – poetante, veramente ci rendiamo conto che attraverso il detto e il non detto ci troviamo di fronte al mistero perché non ci è rivelato in che cosa si realizzano la mancanza, il perdono, le promesse e i percorsi nel crearsi incontrovertibilmente un’atmosfera di onirismo purgatoriale che avvince il lettore nei testi che sono tutti senza titolo e che si librano dolcemente negli incipit per planare nelle chiuse.
Ma c’è anche la linearità dell’incanto nel suo sovrapporsi al dono del turbamento nella nominazione della natura, per esempio nei cieli e nei ghiacciai oltre che nelle numerose descrizioni di piante e alberi per cui la Ziglia potrebbe essere definita anche poetessa della metafora vegetale.
Tutti i componimenti sono senza titolo e l’io-poetante pare essere inserito naturalisticamente nel mondo della realtà nel suo contemplarla con la capacità di meravigliarsi o stupirsi che potrebbero avere un adolescente o un bambino e questo si realizza sintatticamente nelle numerose e subitanee accensioni nel testo alle quali seguono subito spegnimenti.
Una vena neolirica non ingenua caratterizza i componimenti della Ziglia, vena che rasenta l’elegia. È un microcosmo quello dal quale partono con lo scatto e lo scarto memoriale i versi di Camilla microcosmo che potremmo definire pascoliano ma dal quale si parte per saltare la siepe leopardiana per il salutare naufragio nell’universo: Lo strappo sull’altissimo universo/ senza stelle giovane ancora/ a quest’ora del mattino. Nell’iridato paesaggio, che è espressione della costellazione dell’identità dell’autrice, tutto pare avere un senso che parte dall’equazione natura-bellezza quando il salto dei lavarelli rivela il ventre nero del lago.
Amore per la vita in una poetica neoromantica nei versi densi dalla forte carica d’ipersegno.

Raffaele Piazza

martedì 13 luglio 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Pervasivo giardino** (prologo)
La rosa, ovviamente,
entra in scena nell’attimo di tegole,
una goccia di adolescenza
cade in pioggia
o in acqua sul balcone:
dov’è il tempo?
O forse consumano i giorni
nei gualciti quaderni fanciulle
che non conosci,
traggono gioia da quanto avviene
in campus di paesaggi
ragazzine di rosa, sbocciate di linfe
insegnano a tessere trame
mosaici, arabeschi, il senso del tempo
della vita e il fiume si ferma: riproviamo
messaggio su internet interrotto
lei portava un jeans
si chiama Alessia, ama il mare, studiava
medicina, aveva avuto ventuno ragazzi
non mi ha donato amuleti
voleva avere un bambino.
*
RAFFAELE PIAZZA

lunedì 12 luglio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = PAOLA CASULLI


*Paola Casulli : "PITHEKOUSSAI -CANTI DI UN’ISOLA" - Ed. Kairos 2021
Niente di più affascinante di una scrittura poetica che affabula di isole e marine dove protagonisti sono i moti dell’anima e la bellezza assoluta della natura: qui parlano venti e onde, luci straordinarie e profumi di viole e limoni. Forte detta alla poetessa il pensiero del luogo felice dove la Madre la partorì “in segreto gemellaggio col mare”.
Non si può certo prescindere dai luoghi magici della poesia di Paola per introdursi alla sua parola poetica che apre allo svelamento del Sé più intimo e segreto, ma con generosità, senza nascondimento delle pulsioni dell’animo, un animo capace di cogliere tutte le sfumature sonore e visive di questo edenico luogo del cuore.
Così Paola Casulli disegna con maestria i contorni di una poesia pervasa da un nostos che a tratti svela quanto l’allontanamento dall’isola, talvolta necessario, ma doloroso, rimarchi il desiderio ineludibile del tornare.
Leggere questa raccolta è stato come intraprendere un viaggio verso Pithekoussai, opporre le sue atmosfere al tedio e al grigiore delle città che abitiamo, un sentirsi presenti, lirica dopo lirica, in luoghi che abbiamo sfiorato e ammirato, ma mai posseduto.
Questa immedesimazione proviene dalla ricchezza lessicale dell’autrice che ci fa vedere, ascoltare e respirare l’isola attraverso i suoi sensi. Ed è qui che si compie il miracolo della poesia per tutta la durata del viaggio memoriale che riesce a raccontare un passato prossimo velato di onirismo e a renderlo irrinunciabile.
Phitekoussai, Canti di un’isola è già nel titolo premessa di personificazione nel riconoscere facoltà umane a un luogo che dialoga e fa sì che le note della risacca divengano il canto dell’isola fanciulla che interagisce con chi l’ama: “Profondissimi lineamenti di terra/ -Tenace stringici- di quell’Epomeo percorso da venti/ nidificano alla sua roccia/ che rosso-granata, nella torbidezza/settembrina, ora è fresca giada” E durante il viaggio descrittivo la scrittura poetica eleva i luoghi bellissimi ad affreschi amorosi dove l’elegia del distacco dall’amore (…mi rannicchio ora/ in un’indagine sulla tua mano che vorrei/sentire accanto, ma non c’è) e dall’isola amata si alimenta alla capacità di non dimenticare. -Ma ora- tacciono i miei pensieri e -mi addormento - -l’ultimo termine- presto dovrò andare-presto dovrò partire. Amato baluginio di stelle-è già accaduto e- non vi ho dimenticate.
Questo proposito si avverte sempre nei versi e nel loro ritmo certi che il lontano non potrà mai scalfire le immagini dei luoghi e delle atmosfere e il lettore, da parte sua, tornerà a ricercare nelle liriche nomi noti: Maronti, Forio, Casamicciola, Sant’Angelo… continuerà a sentire l’eco del mare, il languore dello Shuluq . Perché almeno una volta nella vita ad Ischia bisogna esserci stati.
*
CARLA MALERBA
**
Seguono tre poesie tratte da Pithekoussai -Canti di un’isola di Paola Casulli
SALPANDO
E le stelle a stringersi
in guarnigioni. Con quella voce
a balbettare una difesa di cenere.
Così io. In attesa di salpare
pianto bulbi di certezze. Generano
raggianti calici: rogo
indaco di giacinti sulla rena.
*
ORIZZONTI
Ci vuole il nudo sguardo
per vedere l’impronta rosa del tramonto
sulle ali dei gabbiani
in darsene cigolanti
di carene all’ancora.
Ci vuole il mare aperto
per godere di una corsa in assenza di respiro
colmo così
di ciò che puoi temere.
*
SHULUQ
Shuluq lo chiamano
Shuluq che genera spirali di silenzio
Infonde languore con lanterne erranti
di magrebina diaspora.
Colui che cerca
le sconfitte dei vincenti
le attese dei perdenti
per un esito che resterà dubbio
impresso sulla retina del mare.
*

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA


**Edith Dzieduszycka - Ingranaggi--Edizioni Progetto Cultura – Lavis (TN) – 2021 – pag. 49 - € 10,00
Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
"Ingranaggi" presenta una prefazione di Gino Rago acuta, sensibile e ben centrata nel cogliere le ragioni del testo.
L’autrice sottolinea in una nota che si tratta di componimenti scritti tra il 2017 e il 2019, quando ben lontano ancora stava nascosto il Covid da qualche parte. Però se ne sentiva forse già nell’aria l’impercettibile afrore. Infatti alcune pagine hanno un richiamo quasi premonitore (particolarmente il Sé privato, pag. 22 e Senza notte, pag.66). E l’omino segnaletico sulla copertina sembra cercare protezione sotto la tela mascherina.
Un’atmosfera di onirismo purgatoriale parfare da scenografia alle poesie inquietanti e che presentano venature anarchiche nell’assemblarsi sulle pagine, componimenti densi, icastici e antilirici.
Un senso di disagio e di morte serpeggia nei testi in cui è detto anche il suicidio dei ghiacci stupefatti in un Inverno personificato di fuoco e con la maiuscola che bussa alle porte del Tempo. La raccolta, del tutto antielegiaca, anche per il fatto che non è scandita potrebbe essere considerata un poemetto per l’unitarietà semantica, formale, stilistica e contenutistica.
Pare che un sostrato filosofeggiante sottenda i testi della poetessa e non a caso lo stesso Tempo si fa categoria nell’essere detto con urgenza con la lettera maiuscola che ne accresce il significato titanico se è vero il detto comune che il tempo è tiranno e che tutto inesorabilmente scorre. In Esseri incerti con la sua maniera avvertita e ben controllata che è una costante della sua poetica l’autrice ci descrive una forma di consorzio umano nel quale sembra inverarsi il detto homo homini lupus e, attraverso la scaltrita densità semantica, Edith mette in scena persone che sembrano votate al male, che è uno dei temi della raccolta, votate al male perché sono deturpati dall’ansia di potere e denaro e seminano trappole in ogni pio anfratto vomitando e sporcando e sono anche esseri sordidi perché da lontano si guardano senza vedersi dietro maschere nere incollate da pus.
Vengono in mente come referenti alle descrizioni della poetessa La terra desolata di T. S. Eliot e Aspettando Godot di Beckett a causa del nonsense che accomuna i due poeti alla Dzieduszycka in atmosfere cariche di fascino e magia dove ogni essere umano come dal titolo diviene la parte di un ingranaggio che potrebbe corrispondere sia alla natura che alla società nelle quali tutti siamo inevitabilmente inseriti. E come di diceva il male che sconfina nel noir proprio perché sottende il bene che resta nel non detto, pare essere il filo conduttore di quest’opera bella nella sua spietatezza quando Edith scrive che lo sa l’oscena mano quello che provoca il coltello brandito, il nastro che strozza o il veleno versato nel bicchiere innocente in quello che sembra il trasfigurato canto di pagine di giornali scritte da meticolosi cronisti o di trasmissioni televisive come La vita in diretta.
*
Raffaele Piazza

sabato 10 luglio 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


*"Prigioniera"*
Era tempo di luci, a volte morbide,
attorno al tuo profilo delineato dai colori,
fra le semplici velature di foschie
lungo le strade del destino.
Le attese segrete, le parole celate,
da offrire alle scoperte della primavera
rincorrono gli sguardi arrossati dal violino,
una fresca memoria.
Il cerchio magico delle tue moine
accende il fuoco di pupille,
nel bruciore che annulla
e nel possesso di qualcosa che rimbalza
al riflesso obliquo degli squarci.
Nel vigore spossante
s’inchioda al polso il gioiello conteso
quando hai tra le mani un pezzo di cielo.
Il cristallo che ripete gli estremi
apre la sorte del tuo sguardo,
precipita a ritroso
dove tutto si piega terribilmente
nell'altrove.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 6 luglio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA


**RAFFAELE PIAZZA, Alessia e Mirta, prefazione di Valeria Serofilli, Ibiskos Ulivieri Editori,Empoli 2019, pp. 52, € 12,00, ISBN 978-88-32720-89-1
Pubblicato nella collana Plumbago, il testo incentrato sulla storia di “Alessia e Mirta” è accompagnato da una puntuale prefazione di Valeria Serofilli
Quello che colpisce alla prima lettura è la poesia in forma di diario che potrei definire fotodidascalica. Raffaele Piazza in questo libro ci presenta la naturale conseguenza della sua occasione poetica da sempre plasmata su figure di giovani donne.
Il poeta fa vivere la realtà, come scrive la prefatrice, “inserendo nei suoi versi il chi-comedove-quando. E il passo ulteriore, il più impegnativo, è quello di arrivare ad un perché” che dia almeno una ipotetica spiegazione del senso della vita.
La raccolta contiene quaranta testi, trentaquattro intitolate ad Alessia e solo sei sono intitolate a Mirta, anche se il titolo della silloge le accomuna ad una pari dignità. Questo lascia pensare che l’importanza di Mirta vada oltre la presenza nelle poesie a lei direttamente dedicate ma pervada come un non detto tutti i testi della raccolta.
Già nei titoli si evidenziano polarità differenti, una emozionale (Alessia “sfoglia la margherita rosa”, “vola sulle nuvole”, “vestita di luna”, “campita nel cielo”, “alle porte del sogno”, “alla scuola delle stelle”) ed una più erotica (Alessia “compra calze nere”, “con i tacchi alti”, “appassionata”) che alla fine si sfumano reciprocamente e riportano all’evidenza la presenza di Giovanni. Presenza, assenza o forse anche solo timore dell’assenza di Giovanni, del desiderio che costituisce. Eccone alcuni esempi: «S’inalvea un pensiero / di gioia multiforme / (sono viva e non mi lascia)», “Alessia nel jet” «(stasera l’amore con / Giovanni, anima e corpo)», “Alessia alle porte del sogno” «Arriva Giovanni e l’amore / a farlo nel fieno afrodisiaco, / negli occhi lo guarda Alessia/ (comprende: non mi lascia)», “Alessia a cavallo” Oppure come in “Alessia appassionata” che merita la citazione completa: «Sera di profumi di fiori
da rinominare per Alessia
nuda allo specchio dell’anima.
Si veste Alessia come
una donna (slip e reggiseno
rosa confetto e gonna corta
cobalto di cielo e a quadri
camicetta, scarpe nere
con i tacchi alti).
E’ già bagnata Alessia
nell’attesa del prossimo
letto e aspetta Giovanni
per l’amore. E’ appassionata
Alessia calda e sudata
mentre della casa tra le piante
donna dei boschi,
squilla il campanello.»
Se il personaggio di Alessia è realisticamente letterario, è un sogno che prende vita, il personaggio di Mirta è la realtà, è una tragica realtà di una donna amica morta suicida a 44 anni. Proprio per questo la sola presenza in 6 poesie pervade la raccolta nel suo insieme. Infatti Piazza in “Mirta ancora vicina” conclude scrivendo «Grazie per avermi dettato / questa poesia» lasciando intendere non solo la singola poesia ma tutta la silloge.
Vanno infine rilevate alcune particolarità stilistiche di Raffaele Piazza. Come una serie di verbi certamente inusuali come “iridarsi”, “stellarla”, “inalvearsi”, “incielarsi”, “campire”, “interanimarsi”, oppure l’utilizzo di neologismi composti: “tintadifragola”, “rosapesca”, “finestravisore”, “lucevestita”, “lucelunavestita”, “rosatramonto” che conferiscono una particolare musicalità all’insieme.
Nell’insieme “Alessia e Mirta” è un testo di buona lettura che lascia emozioni forti e visionarie che scuotono e ravvivano ogni vita.
*
ROBERTO CASATI

sabato 3 luglio 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


"Illusione"
Anche gli umori più terreni hanno
un primitivo mitigare furie.
Non saprò mai chi sono adesso
lacerando il tessuto che mi imbriglia
tra inconsueti angoli di mura.
Preferisco i golfi,le serpentine, il tocco fragile,
quando le labbra squarciano le ombre
nell'infinito adagio delle notti.
Il vello d'oro offriva le vertigini
accendendo il fantasma dell'inconscio
ove l'ombra tratteggia figure lontane
e svanisce l'illusione quotidiana,.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Attendo**
Attendo che il tempo passi
tra i miei passi fino a settembre
e ci sarà raccolto.
I granai sfiorano l’anima
e tutto resta pari a sé.
Nella casa entra il tempo
delle querce e sono contento
nella fuga verso le panetterie
e le farmacie e siamo tutti guariti
e il figlio tornerà dalla guerra.
Mi muovo in prove di flamenco
e sarà l’autunno la più felice
delle stagioni.br /> *
Raffaele Piazza

giovedì 1 luglio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = PASQUALE MONTALTO


**Pasquale Montalto – "Il mio pinocchio" - MACABOR – Francavilla Marittima (CS) – 2020 – pag. 76 - € 10,00
Il mio pinocchio, la raccolta di poesie dello psicologo Pasquale Montalto che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Daniele Giancane acuta, sensibile e ben centrata.
Il testo non è scandito e per la sua unitarietà contenutistica e stilistica potrebbe essere considerato un poemetto e fa parte della collana di poesia in trenta volumi I fiori di Macabor, diretta da Bonifacio Vincenzi.
Il personaggio Pinocchio si presta a divenire un archetipo della condizione umana, attraverso la notissima vicenda nell’immaginario collettivo del burattino di legno che, dopo prove quasi iniziatiche, (con l’entrata nella sua vita di personaggi di pura fantasia che potrebbero divenire simbolici e che sono il gatto e la volpe, Lucignolo, Mangiafuoco e la Fata dai capelli turchini, nonché il tremendo pescecane) diviene un bambino in carne e ossa.
Al fondamento della sua essenza umana, c’è stato inizialmente, come creatore o demiurgo Mastro Geppetto, che ha scolpito il burattino da un pezzo di legno e che diviene per Pinocchio un padre putativo.
Ovviamente le suddette circostanze sono cose che s’inverano, a livello eidetico, solo nelle favole e non nella realtà.
C’è da sottolineare che l’aggettivo mio nel titolo della raccolta sembrerebbe indicare la consapevolezza di Montalto di voler dare in versi un’interpretazione del tutto personale e soggettiva del fenomeno Pinocchio.
Il suddetto tema è stato già oggetto dell’interesse di scrittori e artisti come il narratore per l’infanzia, poeta e musicista Nino Velotti con il suo Pinocchio 2000, che è un romanzo fantasy nel quale la figura si ritrova a vivere nella nostra contemporaneità nella quale non sono assenti fenomeni come quello della droga e dell’attività degli assistenti sociali.
Anche il noto cantautore Edoardo Bennato con il disco L.P. Burattino senza fili ha dato alla fine degli anni settanta la sua testimonianza a livello musicale del celebre personaggio di Collodi contornato dalle altre figure del libro. Un tono di sogno ad occhi aperti pare connotare stabilmente i componimenti di questa densa e intrigante raccolta e l’io-poetante si rivolge spesso a Pinocchio con un tono affettuoso e accorato nella sua vicenda nel suo affrontare ostacoli, ma è implicito il lieto fine e non a caso è detto un Angelo. Altre poesie non vedono la proiezione dell’io-poetante sul personaggio ma sembrano riflettere sul senso di una vita in generale che nasce creaturale, esistenza nella quale non si perde minimamente la capacità di meravigliarsi soprattutto dinanzi ad una natura incantevole con lo stupore di un bambino. Ci sono chiarezza, nitore e luminosità in questi versi che potrebbero essere definiti tout court come neo lirici frutto di un lavoro raffinato e ben cesellato del poeta che senza apparente sforzo produce un’opera del tutto originale.
Non mancano liriche amorose che hanno per destinatario un tu presumibilmente femminile del quale ogni riferimento resta taciuto e se si avverte la presenza del male come nei metaforici lupi detti con urgenza, sembrano vincere i sentimenti nobili come l’Amore e il perdono. A volte è lo stesso Pinocchio a parlare a manifestare in poesia l’oscuro fascino della sua condizione che esce fuori da ogni catalogazione possibile nella realtà e tutto il testo è permeato da una grandissima e vaga bellezza.
Nel componimento Un angolo di cielo del tutto descrittivo è detta la condizione dell’individuo gettato nell’occhio del ciclone, della quotidiana ressa, per dirla con Montale, ma nel rivolgersi al tu che non è necessariamente Pinocchio l’io poetante, con un affetto, simile ad un’amicizia, dice che in ogni terrena tribolazione troverà un angolo di cielo a consolarlo o un bacio che potrebbe essere quello dell’amata o nel caso del burattino della fata.
Quindi a partire dal tema Pinocchio vengono toccati molti ambiti dell’esperienza umana che tende a uscire dalla solitudine che potrebbe essere anche quella a due o quella che si prova anche stando insieme agli altri in ogni frangente della vita. In VIVI non chiedere viene affrontata una tematica filosofeggiante quando il poeta afferma che a forza di domandare stiamo costruendo un mondo interrogativo dove tutti chiedono e a domanda si risponde con domanda creando un universo statico colmo d’ansia e frenesia perplesso e non capace d’ascoltare.
Si è preda dell’efficientismo e dell’intelligenza artificiale e si vorrebbe costruire un cosmo a misura di essere umano nel tentativo di un cominciamento e allora si può inventare il mondo e con piacere denominarlo in modo tale da produrre un nuovo mondo e questo si può raggiungere solo attraverso il medium della poesia. In Il falco avanguardista il poeta esorta il tu ad abbandonarsi al lento incedere del falco avanguardista che plana lentamente e con dolcezza e il tema del volo si fa simbolo di riuscita e vittoria nella vita stessa e nell’immensità di un angolo di cielo si può ancora volare, sognare e compiere prodigi.
Una certa magmatica magia pare pervadere questi versi avvertiti e che hanno spesso una valenza anche didascalica e programmatica nel loro diventare esercizio di conoscenza a partire dalla figura di Pinocchio burattino – bambino nel quale possiamo tutti noi identificarci in un salutare elogio dell’immaturità.
Raffaele Piazza

martedì 29 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = BAGLI & PICCINNO


**Elisabetta Bagli & Claudia Piccinno : “Versi al crocevia” – ed. Dunken – 2021 – pagg. 88 – s.i.p.
Affascinante duetto redatto, in contemporanea versione spagnola, nel sottile invaso di cristallo che appartiene alla poesia proiettata nell’esistenziale. Due abili poetesse intrecciano, alternandosi piacevolmente, i propri testi tessendo in un continuo canto il miraggio che la chimera cerca di offrire al quotidiano.
Lo stile uniforme rende accattivante il susseguirsi del ritmo, che a tratti si innalza in uno sfarfallio di accenti e a volte si adagia nel trascinarsi della parola. Parola sempre attenta al pensiero dominante che affonda nei sentimenti più segreti e accarezza le melodie della sinfonia umana.
Elisabetta Bagli ci trasporta in una morsa che appartiene al destino, tra fortuna e libertà di amare, tra livide illusioni e probabili speranze, tra la fatica che scuote ed il mostro degli ingranaggi, tra le forze misteriose che sfuggono e quegli ideali che si nascondo nell’immaginazione. Quasi una preghiera mostra inflessioni: “Ho bisogno di poesia,/ di carni lacerate/ di caldi e lunghi abbracci/ e anime innocenti,/ di vite controvento,/ di amore vivo e vero/ e ali per volare/ verso terre di fuoco/ che mai saranno mie.”
Claudia Piccinno accenna ai messaggi subliminali che possono agganciarsi alla nostra mente, nella tremante visualizzazione di un semplice bip, o tra l’inganno delle promesse nello smalto di un tempo che sorride ai barlumi di tenerezza, sperimentando alcuni temi con passione quasi scientifica (“Davide è il tuo nome” - poesia dedicata a un bambino affetto da autismo). A volte la nostalgia e l’attesa decretano il senso del fallimento o della rovina, ma specularmente nel sogno l’amore e la sollecitudine diventano pilastri massicci, scalini di marmo, in allarme incessante capace di lenire l’inerzia di un processo negativo.
Allora il canto diviene più sereno: “Ho letto nei tuoi occhi/ l’alfabeto che cercavo./ Ho sentito nei tuoi pugni/ la forza dei miei passi/ per arrivare lì/ in quel preciso istante/ dove tu eri arrivato per me.”
Degno di attenzione l’impegno nel tradurre ciascun testo, lasciando inalterato ogni più nascosto significato ed imprimendo quella musicalità necessaria affinché la poesia rimanga costantemente melodiosa.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORENZO SPURIO


**Lorenzo Spurio: “La testa tra le mani” (2016)**
La testa tra le mani di Lorenzo Spurio, silloge prima classificata al “Premio Letterario Nazionale Patrizia Brunetti” di Senigallia, può essere letta più come un poemetto che una raccolta poetica. L’idea che guida il lavoro è la visione di un mondo che avrebbe bisogno di una correzione per le negatività che si riscontrano in ogni sua parte.
L’incipit è la dedica ai terremotati di Amatrice e dei territori limitrofi; si prosegue con quella ad Antonia Pozzi per giungere alle stragi di Bruxelles e al “Lamento per le donne yazide”.
C’è una forte tensione lirica a reggere lo sviluppo, ma anche politica nel senso più vero e migliore della parola. Il mondo è soggetto all’ingiustizia, sia essa pubblica o privata e la sofferenza si dilata come i cerchi concentrici, per un sasso lanciato, in uno specchio d’acqua. Il poeta è partecipe di questa pena, la vive, perché sa: “che è difficile dire” e, aggiungiamo noi, ancor più farsi percepire. “La ruggine par che non arda: / ho chiesto alle poche pietre / di ascoltare un canto di sfogo / ma irrorate dalla vigliaccheria, / mute hanno assistito alla tragedia”.
Fra quelle pietre ci siamo noi che rimaniamo sordi al pianto dei sofferenti, indifferenti alla tragedia di milioni di esseri ridotti allo stremo, calpestati e privati di ogni diritto.
Il grido di dolore dell’umanità prosegue con la visione del luogo in cui Reyhaneh Jabarri è stata sepolta dopo l’impiccagione e ancora con la fiumana di genti in fuga da morte e fame verso il territorio ungherese e una nuova terra in cui ritrovare la vita. È questa di Lorenzo Spurio, un’opera che unisce all’alto valore etico una liricità sorprendente. Filosofia e poesia sono in simbiosi perfettamente. Il poeta riesce a librarsi ad alta quota, cosa ardua per chiunque imbocchi questo duplice binario, senza cedimenti, cadute di vento e riprese di volo. D’altra parte ha dato prova della sua validità in diverse altre opere di poesia, narrativa e saggistica. Particolare qui, intima, incisiva, e a mio parere chiave di lettura della raccolta è la lirica “Colloquio”, interrogativo e muto dialogo poeta-terra.
È colpevole la terra dell’iniquità della vita sul suo suolo?
“L’Atomo opaco del male” non risponde, ma addita quanto vi è attorno, sulla terra e in cielo. Indica così che tutto obbedisce alle leggi naturali cui terra e cielo devono sottostare e così tutte le creature, sino alle più microscopiche.
È l’eterno problema, questo del mondo, che ha unito scienza, filosofia e poesia alla ricerca di risposta. Soltanto la fratellanza, ci ha detto il Pascoli, può mitigare il dolore dell’umanità. Leopardi lo ha dichiarato universale e inevitabile, mentre il Manzoni ha superato “l’impasse” degli scogli della vita con il concetto della Provvidenza che guida il cammino della storia e dei singoli, secondo un disegno divino. Ad ogni uomo prove da superare per acquisire il merito per la “vita futura”.
Lorenzo Spurio ci dà conferma di quest’ultima fede nei versi di “Sezione 98 del Cimitero Beheshte Zahra”, “Leggi tribali osano l’Assoluto e triturano tutto…”.
La fede affiora e risolve l’interrogativo suo e nostro. La testa tra le mani è senz’altro fra le opere recensite recentemente quella che più mi ha convinto. Mi piace terminare questo mio breve intervento lasciando Spurio a continuare (da “Difficile dire”): “Per di più era successo / anche se il lambrusco era mezzo. / Quei ninnoli impolverati / erano ormai diventati una pietra / incorruttibile e filosofale. / Sodoku spezzati da vette di grafite / perse in giro, / un po’ per malcuranza, agognando reminiscenze del futuro./ Incollavo frammenti di scontrini stinti / e leggevo biglietti d’avvertimento / per sentire compagnia /in quella terra desolata e lagnante. / Imprigionai la testa nelle svogliate mani / per ingabbiare gl’incorruttibili pensieri, / di notte, andando a letto, mi accorsi che era ancora giorno”.
Raccolta poetica che sicuramente lascerà il segno.
*
Prof. Lucio Zaniboni

venerdì 25 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = PASQUALE MESOLELLA


**Pasquale Mesolella : “Canti d’amore” – ed. Astronomica – 2021 – pagg. 110 – s.i.p.
Trenta poesie d’amore tradotte (testo a fronte) in spagnolo da Felipe Lòpez Pèrez, un racconto lungo che affonda nella quotidiana vertigine di Eros per trasformare le palpitazioni in un vero e proprio canto e trasportare nell’empireo il pensiero che incide.
“Mesolella si fonde con il suo oratore lirico e trasforma l’esperienza metafisica ed epistemologica dell’amore in una esperienza di osservazione. - Scrive Felipe Lòpez Pèrez in prefazione- Cioè, non cosa fa l’amore con un soggetto (poetico o no) né perché lo fa, ma come lo fa.” Così che il ritmo incalzante dell’innamoramento ricama il tessuto musicale che affannosamente assume le variegate fisonomie e si immerge pagina dopo pagina nella vastità che sconfina fra cielo e mare, fra sussurro e labbra, tra carne e sublimazione.
La silloge raccoglie testi sparsi tra gli scritti dell’autore già pubblicati o inediti, testimonianza di quel sentimento amoroso che accompagna il poeta attraverso gli anni della maturità. In “quella dolce/ malinconia/ di sere/ passate/ a parlarsi/ parole / intrise/ di pianto./ Non sono/ che il pallido/ sorriso/ della mia / sofferenza/ patita/ a gocce.”
Mostrando una creazione armoniosa la scrittura si fa leggera, capace di incursioni e connessioni di abilità sensoriali, un organico susseguirsi di riflessioni facili da decifrare e variegate da un tocco molto spesso scintillante e sospeso.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 24 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROBERTO CASATI


**Roberto Casati – Appunti e carte ritrovate---Guido Miano Editore – Milano – 2020 – pag. 91 - € 16,00*
Pubblicata nella collana di testi letterari Alcyone 2000, la raccolta di poesie Appunti e carte ritrovate è costituita da componimenti scritti nell’arco di tempo che va dal 1988 a 2020 e presenta un’acuta e centrata prefazione di Nazario Pardini.
Come scrive lo stesso prefatore il poeta Roberto Casati (Vigevano, 1958) si dimostra un vero cesellatore di parole, che, assemblate in iuncturae di grande forza reificante, si offrono a un dire vario e articolato.
Il volume, composito e bene strutturato architettonicamente, è scandito nelle seguenti sezioni: Diario di viaggio, Carte disperse e Carte ritrovate. Dai suddetti nomi dati con urgenza alle tre suddette scansioni si può intuire che l’autore sia conscio dell’itinerario, il percorso a livello spaziotemporale della vita stessa che junghianamente è un viaggio.
Nel riferirsi alle carte disperse e a quelle ritrovate il poeta, se in poesia è tutto presunto, ci restituisce, proprio attraverso le composizioni poetiche tout-court una mappatura della sua esistenza che è in gran parte frutto delle strategie usate per affrontarla e per realizzarsi e riuscire nella stessa.
Del resto come affermava Goethe la poesia è sempre d’occasione e quindi la raccolta diviene di poesia in poesia un diario di bordo del cammino nel mare magnum della vita liquida, consumistica e spesso alienata nel nostro postmoderno occidentale quando in antitesi alla teoria di Adorno e Paul Celane sulla morte della poesia stessa dopo le guerre mondiali e l’Olocausto si moltiplicano i poeti stessi figli del verso libero e dell’incomunicabilità anche quando si hanno degli interlocutori. Tutti i componimenti sono senza titolo e pur assemblati nel percorso delle tre parti potrebbero essere considerati un poemetto che ha per temi il viaggio e l’amore che tematicamente si fondono e quindi si potrebbe parlare con urgenza di storia di baci in un canzoniere erotico che ha per sfondo il mare e la navigazione. Poetica neolirica ed elegiaca quella di Casati che delicatamente decantando l’estasi dell’amore, che diviene il porto franco nel tran tran quotidiano, improntata ad un raro ottimismo, ad un respirare aria buona, ci dimostra che la felicità è possibile proprio perché il tu femminile al quale l’io-poetante si rivolge pare ricambiare i suoi sentimenti. Ed è un amore anche sensuale quello di Roberto e del resto non potrebbe essere altrimenti, amore che esteticamente si realizza anche nell’elogio del corpo femminile per esempio nell’impertinenza delle gambe dell’amata elemento tra i tanti che alimenta l’inestinguibile fiamma dell’amore stesso.
Ti amo, ma forse è inutile dirlo, scrive Casati e in questo coglie nel segno perché forte come la morte e l’amore e virgilianamente vincit omnia amor.
Dall’altra parte c’è l’indicibile, il non detto, l’ipersegno e il poiein della poetica di Casati per il senso di magia e sospensione che trasmette nella sua immediatezza che non è semplicità o elementarità è frutto dell’icasticità dei versi che s’impennano e che poi ben controllati densi e leggeri planano nelle chiuse.
Attraverso la donna cantata come musa, amante, compagna e amica, è manifesto il raggiungimento anche di un’ottima fusione con la natura nel coniugio salvifico che dai sensi raggiunge le menti e tutto l’essere.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 23 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO GRIMALDI


*Fabio Grimaldi : “L’ape e la rosa” – Raffaelli editore – 2018 – pagg.48 - € 10,00
Superare il silenzio attraverso la minuziosa rincorsa al lussureggiare delle api, in uno sciame di frammenti che sono memorie e folgorazioni del presente, è la capacità sorprendente di uno sfolgorio di rarefazione.
L’alveare è per il poeta sorgente di abbagli ripetuti, nelle intermittenze di un nastro che continuamente svolge una dimensione lirica, fra profumi penetranti e i pollini che sorridono al vento, tra “petali di rosa in lacrime” e la saggezza della “vecchia regina”.
Brevità e sintesi sono elemento fondamentale di queste pagine, nelle quali termini ed immagini appartengono ad un unico senso che si propone per effetto del significante.
“Ogni ape sceglie la sua rosa/ d’amarla nessun altro osa.”
Lo sguardo abbraccia voluttuosamente l’elemento onirico.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = LUIGI BALOCCHI


*Sorpresa*
Ora dimmi che sei sola, con quel cigno
rotto tra le mani.
Anche la luna a volte cade a pezzi.
La luna, il cigno,
i sogni di una vita che pur deve bastare.
Così giudiziosa
rimetti a posto le cose di casa,
apri un cassetto,
stiri uno straccio. Tutto è tranquillo,
sedato. Tutto,
a parte quella carezza, un coriandolo
fastidioso, il foulard
nel vento. Tu sai che era amore.
*
*Fabula stòrta*
Qualcosa che mi emozioni. Che su questa faccia scarna
cada un petalo di rosa. In verità, ti sono sempre stato
accanto. Ad ascoltarti, amarti per quel che d’amore
si può. Io, poor teatrant, non posso che tenerti qui:
dove il dramma si risolve in una battuta, un bacio
improvviso. Per quell’attimo solo, un tonfo, l'incanto.
*
LUIGI BALOCCHI

lunedì 21 giugno 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


* "Alessia gioisce"
Nel guardarlo negli occhi
mentre fa l’amore
tocca l’anima e gioisce
Alessia ragazza di viva
meraviglia e le pareti
sono gli alberi e il roseto
del Parco Virgiliano
mentre accanto l’aria
è polita e nel condominiale
giardino danza la vita
un bianco di farfalla.
Alessia si distende nel piacere
e sa che l’amore è salvo.
*
Raffaele Piazza

venerdì 18 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCO CONTI


**Marco Conti : “La mano scrive il suono”- Ed. Archinto – 2021 – pagg. 128 - € 16,00 *
Un originale scenario che dal mitico corre verso il pre conscio, attraverso la musica delicata del rifugio incantato, di un mondo fantastico, che cerca di sottrarre il poeta dal peso della vita reale. Il tutto nella proiezione di una rappresentazione scenica creata dai semplici fantasmi del distacco e del ritorno, in opposizione ai legami della quotidianità.
La raccolta è strutturata in sette sezioni, sette capitoli di un viaggio caleidoscopico, dentro i quali i frammenti, per deliberata scelta dell’autore, sono tutti senza un titolo, così da realizzare una silloge unitaria, che da una pagina all’altra, da una sezione all’altra si concatena in un impianto articolato che non trova mai veramente soluzione di continuità.
Un unicum trasparente per il quale l’anelito dell’uomo naviga nella drammatica consapevolezza di una corsa che non cede a sconvolgimenti. “Immagino sarete con me/ su questa zolla/ in questo crescente/ allargando le braccia/ uccidendo questi amori/ posando la testa sulla pietra:/ il cielo tutto terso,/ il battito che si perde/ parola per parole/ più lontano del giorno.”
Con padronanza di stile e con bagaglio culturale di notevole spessore Marco Conti dispone di una scrittura complessa e determinata, senza frange, ma con i margini accorti del dettato, che molte volte diventa filosofico e accattivante. L’uso equilibrato della parola modella con fermezza il ritmo musicale, in un registro pregnante che si centellina in brevi boccoli, in profondi pensieri, in surreali sfaldature, sempre nella rincorsa del tempo, che fugge inesorabilmente ed incide il suo segno nella carne.
“Fuori è il tempo stellato delle foglie/ vorrei ci lasciassimo toccare/ da questi prati freddi e inesplorati/ come quando le ombre delle dieci/ saltavano sui banchi/ nell’aula massacrata/ dai piccoli crocifissi.”
Un sentimento creativo rinvigorisce il canto nella folgorazione delle immaginazioni e nel possesso di un abbrivio emotivo.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA IACOMINO


**Rita Iacomino – La rupe del biancospino---DiFelice Edizioni – Martinsicuro (TE) – 2019 – pag. 101 - € 10,00**
Rita Iacomino nasce a S. Vito Chietino nel 1950, nel 1966 si trasferisce a Limbiate (MB) dove vive e lavora come impiegata. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e sue opere sono inserite in più antologie e raccolte. È ideatrice e presidente del Premio Letterario Internazionale “Energia per la vita”, promosso dal Lions Club Rho ed è ideatrice e presidente del Concorso Letterario Internazionale “La girandola delle parole” promosso da Pro Loco Limbiate. È inoltre giurata in vari Premi Letterari Internazionali.
Siamo tutti eroi in quanto uomini e donne, bambini o adolescenti, giovani o anziani: questo si riferisce ad ogni persona reale e ad ogni protagonista nel campo letterario, che sia narrativa, poesia o sceneggiatura.
L’epica del quotidiano quando la vita col giungere alla maturità dei lutti e delle responsabilità diviene sempre più difficile e avanza in progressione geometrica il senso della percezione soggettiva del passare del tempo trova espressione e manifestazione proprio in un romanzo di natura autobiografica come La rupe del biancospino, con l’inevitabile identificazione del lettore nei personaggi caratterizzati da un grande realismo e profondità introspettiva.
Rita Iacomino, con questo romanzo in terza persona che ha avuto, caso raro, il dono della ristampa, a conferma della sua notevole qualità, riesce a descrivere con efficacia e acume psicologico dell’io-narrante onnisciente le vicende dei protagonisti Camilla e Rocco che vivono in un’epoca, quella delle guerre mondiali e del fascismo che sembrano distanti anni luce per costumi, mode, atmosfere e tecnologia dal terzo millennio di internet, e-mail e sms. Camilla nasce nel 1888 in un piccolo paese del centro Italia, su una collina a picco sul mare sesta figlia di genitori ricchi.
Quando Camilla aveva dieci anni il padre si ammalò e morì lasciando la famiglia con gravi problemi economici avendo speso quasi tutte le sue sostanze per cure costosissime quanto inutili. A livello di partecipazione empatica del lettore alle vicende del plot si deve sottolineare che il lettore stesso si trova immerso in due atmosfere tra loro contrastanti che finiscono per sovrapporsi e si fondono tra loro.
Se da un lato c’è la raffigurazione della idilliaca famiglia di Rocco e Camilla con i loro otto figli ai quali si aggiunge una nona figlia, che da neonata è abbandonata dai genitori, famiglia serena nella sua scarsa ricchezza e fondata da tutti i membri sul lavoro e la collaborazione reciproca, elementi per il quale viene in mente il verso di Antonio Riccardi sento il senso comune alla specie come profitto domestico, verso che infonde fiducia sul susseguirsi armonico della vita tra generazioni diverse, d’altro canto c’è il tema del male e del dolore che s’identifica proprio nelle due guerre mondiali e nel fascismo che nell’inevitabile e crudele sfondo della storia mette in crisi lo splendido e armonico microcosmo domestico con fenomeni a noi persone del terzo millennio del tutto estranei e peraltro inverosimili e inimmaginabili nell’era del villaggio globale per gli occidentali rifugio sicuro nonostante il flagello del consumismo, della caduta dei valori e della pandemia.
Bellissima inizialmente la descrizione dell’innamoramento di Rocco e Camilla nell’incrociarsi degli occhi che si guardano in un momento di grazia fugace, garanzia di equilibrio e fortezza anche nelle sfavorevoli contingenze storiche che non saranno prive di dolore per la famiglia patriarcale.
*
Raffaele Piazza

lunedì 14 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUIGI CRIVELLARO


**Luigi Crivellaro : “In trasloco” – Ed. Biblioteca dei leoni – 2021 – pagg. 88 - € 10,00**
Nel leggere la dotta ed esaustiva prefazione di Patrizia Riscica si rimane ammaliati dalla eleganza della scrittura e dalla luminosa introspezione del testo, immergendosi con dettagli accattivanti nel mondo poetico di Luigi Crivellaro.
Un mondo che si manifesta in tutta la sua magnificenza, sfolgorando nel ritmo incessante della parola per una continua sfida del tempo, per un continuo ammiccamento alla relatività, per un continuo scontrarsi con l’emozione delle ombre.
La filosofia che sottende queste pagine ha il ritmo degli abbagli, tra il racconto delle vicende quotidiane e le sospensioni della memoria, tra lo smagliarsi della fascinazione e l’affondo del pensiero, tra l’accavallarsi degli interrogativi ed i continui riferimenti al sopraggiungere di Thanatos. L’inquietudine ha il suo più che semplice manifestarsi tra la mente che non riesce a farsi barriera e l’ansimare di una scadenza.
La stesura, sapientemente plastica, procede spedita tra le metafore di indubbia motivazione, completando così le composizioni tra simbolismo accattivante ed intense folgorazioni.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 12 giugno 2021

SAGNALAZIONE VOLUMI = VINCENZO MORETTI


**Vincenzo Moretti – Carmina docta--Genesi Editrice – Torino - 2021 – pag. 85 - € 12,00**
Vincenzo Moretti, è nato a Casale Monferrato nel 1947. Ora vive tra Sardegna e Piemonte. Ha pubblicato studi sulla letteratura italiana moderna e contemporanea e tre raccolte di versi oltre ad un’opera di narrativa.
Carmina docta presenta una prefazione a cura di Sandro Gros-Pietro.
La raccolta è composita e articolata architettonicamente e non a caso è suddivisa in numerose sezioni. Inizialmente ritroviamo la sezione Per Annetta scritta in morte del narratore Sebastiano Vassalli.
In questa parte in un’atmosfera di onirismo purgatoriale che ha il dono del turbamento ritroviamo l’enigmatica figura di Annetta in un ospedale in un contesto tragico di malattia e sofferenza. Ma Annetta stessa si decide per la vita e attraverso una porta antincendio fugge dal luogo di dolore.
Per Annetta può considerarsi un poemetto autonomo rispetto al resto della raccolta ed è scandito in otto parti. Una volta libera dalla prigionia dell’ospedale la donna si ritrova in un contesto naturalistico surreale con uccelli che nuotano sott’acqua e pesci vivi e vegeti nella sabbia e altre creature misteriose e c’è la fonte dell’eterna giovinezza e addirittura il personaggio gettando gli occhi al cielo, in un volo pindarico dell’autore, vede Dio in trono immerso tra nubi nere che le dice di ritornare a casa dove la madre che ha bisogno di lei l’aspetta.
Annetta stessa nel suo vagare vede figure di varia umanità ma non trova la madre e si può affermare che anche una vena realistica faccia parte della scrittura di Moretti visionaria e del tutto antilirica e antielegiaca. Poi in un luogo idilliaco di giardino si mette a pregare e nel contesto irreale c’è pure la presenza di un canarino giallo che dice alla donna cantando che sua madre è morta e per la presenza di tanti animali nominati con urgenza si potrebbe parlare di un bestiario in quest’opera di Moretti che è differente dalle sue prove precedenti ed è veramente originale.
Una scrittura che sfiora la vena anarchica connota i versi del Nostro che hanno un carattere affabulante, narrativo e prosastico nella loro intensa chiarezza.
Il titolo Carmina docta, con il consapevole uso del latino, potrebbe considerarsi come voluta ricerca autoironica dell’autore e tentativo d’instaurare un’atmosfera di mistero, intento nel quale Vincenzo riesce pienamente. Poi apprendiamo che il lavoro del misterioso personaggio è quello di dare assistenza amorevole ai malati e a questo proposito è doveroso ricordare che anche la pratica della scrittura poetica è terapeutica non solo per il poeta ma anche per il lettore e sul tema della sanità fisica e della malattia Moretti del resto si era già soffermato nella sua raccolta di versi precedente Terra di salute.
Seguono le varie scansioni Botte di vita nelle quali varie tappe dell’esistere umano sono viste come iniziazioni a conferma del dato realistico del poiein di Moretti al quale si accennava.
*
Raffaele Piazza

venerdì 11 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = LINO ANGIULI


**Lino Angiuli :"Poesie vegetali/ Green poems" --Edizioni di Pagina- a cura del Consiglio Regionale della Puglia-
Poesie vegetali / Green poems è una silloge poetica bilingue, curata da Maria Rosaria Cesareo e Barbara Carle, frutto di un lavoro di ricerca e setacciamento dell’intero percorso creativo di Lino Angiuli, nell’arco temporale di un cinquantennio, inseguendo il filo verde di quell’umanesimo vegetale di cui l’autore può definirsi – a ragione – il “seminatore”.
Questa selezione antologica, questo volo ricognitivo, come del resto l’intera produzione poetica di Angiuli, è sostanzialmente un’immersione nella madreterra, una vera e propria dichiarazione d’amore e d’intenti, reale e simbolica, che da sempre il poeta rivolge a una Terra dalla forte personalità e dai connotati naturalistici che ne fanno una delle perle del Mediterraneo: la Puglia.
I testi sono tradotti in inglese dalla poetessa Barbara Carle, che da Sacramento (California), nella cui Università insegna Italianistica, ha pensato di intraprendere la non facile impresa di “trasportare” i versi di Angiuli nella lingua internazionale, spingendo la nave al largo, in direzione degli States.

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia verso luglio 2021**
Che sarà? Si chiede Alessia
all’ombra dei pini e del destino
al Parco Virgiliano che ancora
esiste non solo nel pensiero
sotteso alla candela che sul bordo
del Mediterraneo ha acceso.
Oggi ha compiuto
sedici anni Alessia ragazza
e le stelle brilleranno sul cammino
e la luna sullo specchio
del mare sarà ostia di platino
e l’albergo degli angeli
con l’aria condizionata
è prenotato da Alessia per l’amore
per il 21/7/2021
e ci sarà raccolto nell’intessersi
con i pensieri il vento.
*
Raffaele Piazza

lunedì 7 giugno 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANGELA GRECO


**Angela Greco – Personale Eden---La Vita Felice – Milano – 2015– pag. 53 - € 10,00
Personale Eden, la raccolta di poesie di Angela Greco che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta lo scritto introduttivo di Rita Pacilio intitolato La poesia è una lente bruciante d’amore che coglie pienamente la ragioni del poiein della poetessa.
L’originale titolo del libro pare alludere, come è poi confermato dai versi di Angela, ad un’esaltazione della vita privata dell’autrice nel suo realizzarsi, potremmo dire inverarsi per usare un termine teatrale (ammesso che la vita sia una recita metaforicamente), essenzialmente nella duale dimensione amorosa che è anche erotica e sensuale e non a caso nei ringraziamenti finali l’autrice nomina il marito Nicola e allude alla figlioletta vista come frutto dell’amore, del coniugio salvifico di un matrimonio sorgivo e pienamente felice.
Poetica dell’ottimismo quella della Greco se è vero quello che ha scritto Bertrand Russell in La conquista della felicità, saggio divulgativo. che la cosa primaria per essere felici la si ritrova nell’amore ricambiato.
E non a caso Angela nomina con urgenza l’Eden religiosamente luogo biblico abitato da Adam ed Eva gioiosamente prima del peccato originale, della caduta.
Uno splendido canzoniere amoroso quello di Angela che potrebbe essere letto come un poemetto anche per il suo stile a livello formale nello scorrere dei versi in lunga ed ininterrotta sequenza in un fluire Liberty, barocco, e a questo proposito si deve dire che è ottimo il controllo dei versi lunghi e debordanti, Da Dante a Neruda, da Petrarca a Montale, da Ovidio a Catullo, da Saffo a Orazio la poesia amorosa è un genere che pare esaltare quell’idea di sintesi della coppia amorosa perché se l’amore fa soffrire dà indicibili gioie frutto della stessa capacità d’amare che è sottesa all’intelligenza della persona.
In un panorama letterario come quello attuale è difficile ritrovare poeti felici come Angela Greco perché si scrive sempre di sé stessi e come diceva Goethe la poesia è sempre d’occasione. Se come ha scritto Mario Luzi la poesia è sempre nella struttura nel dato basilare delle cose, l’assunto del poeta toscano trova esemplarmente conferma nella poetica di Angela Greco nella quale due creature, l’io- poetante e il tu che è l’amato attraverso l’estasi delle anime e dei corpi si fanno persone. Un amore fortissimo per la vita trasuda dai versi della Greco che nei riferimenti al lato sensuale dell’amore, l’erotismo ricordano vagamente quelli del veterotestamentario Cantica dei cantici
Stupore e meraviglia anche nello stesso atto di congiunzione dei corpi ed è raro ritrovare nelle poesie amorose una tale solarità che sottende sicuramente il credere da parte dell’autrice che la vita stessa oltre ad essere un mistero è un dono. Notevole la densità metaforica e sinestesica nella scrittura ben strutturata, armonica e luminosa che emoziona fortemente il lettore nel suo affondare nelle pagine durante la lettura che è veramente coinvolgente. Aria buona si respira in questi versi contrariamente a tanto pessimismo che da Leopardi in poi è il tema saliente per tanti poeti.
*
Raffaele Piazza

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


** TRADUZIONE DI CLAUDIA PICCINNO
“Sabato”
Di nuovo si ribella la barriera delle ore,
che inseguimmo sino a ricadere nell’oro fuso,
cantando angoli di strade in penombra
mentre rispondeva il clamore della sera.
Ogni tessuto cede alle foglie ingiallite
per rinnovare il sogno nato dalla terra,
sostanza ed energia nel raggio breve
chiamato angoscia.
Percorro le tue minuscole letizie
per sottili cammini di sangue,
e cerco il suono limpido delle dita
per il fugace sentiero delle palpebre,
oggi che la tua bocca ha silenzio infinito.
*
"Saturday"
Again the barrier of hours rebels,
the same we chased until we fell back into molten gold,
singing street corners in dim light
while the evening clamor answered.
Each fabric yields to the yellowed leaves
to renew the dream born of the earth,
substance and energy in the short range
called distress.
I walk through your tiny joys
through thin paths of blood,
and I look for the clear sound of the fingers
by the fleeting path of the eyelids,
today that your mouth has infinite silence.
*
“Il capriccio”
Da morto a morto, scambiate le armature,
bestemmiammo alla guerra,
futilità di minuzie in attesa di speranze.
Delitti immaginati per scoprire
quali fossero i veri nemici della poesia
in questa rovente prepotenza di anarchia.
Ai margini della solitudine si sfianca l’oro del cielo
e affogo senza pietà nella tua vigna
umida e attaccaticcia di secreti.
Nel suggere la chiocciola
ho ancora sulla lingua l’acre selezione
della tua scheggia, e negli orecchi
il capriccio verbale che ti piacque scandire.
Un rullio di ricordi comprime le incertezze
del buio.
*
"The whim"
From dead to dead, swap armor,
we cursed at the war,
futility of minutiae waiting for hope.
Crimes imagined to discover
who were the real enemies of poetry
in this scorching arrogance of anarchy.
At the edge of solitude the gold of the sky wears out
and I drown without mercy in your vineyard
wet and sticky with secretions.
In sucking the snail
I still have the acrid selection on my tongue
of your splinter, and in the ears
the verbal whim that you liked to articulate.
A roll of memories compresses the uncertainties
of the dark.
*
ANTONIO SPAGNUOLO
( traduzione di Claudia Piccinno) of the dark.

giovedì 3 giugno 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**Attimi**
Attimo quel raggio di sole che acceca.
La fulminante immagine del tuo sorriso
ammutolita nell'aria folgora l'unico aggancio
alla mia irrealtà.
Il fardello delle ore monotone
urla nei visceri, tra quei segreti
che resero incandescenti anche le coronarie.
Invoco l'offerta di un declino
bussando alla memoria.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 2 giugno 2021

POESIA = MARIA LUIGIA CHIOSI


**Andata e ritorno**
Grigia è l'acqua della laguna
in questo giorno povero di sole.
Ricordo l'odore delle viole
unico aggancio con il mondo.
Ho paura della notte che viene.
Ho contato le ore cercando
il ristoro del sonno,
ma ogni attimo di cedimento
diventava terrore.
Ho atteso un raggio
nel turbine della gora
stringendo nella mano sinistra
il biglietto di andata...
nella destra la speranza
di un ritorno.
*
Maria Luigia Chiosi - (dal volume "Dopo la marea dei giorni")

lunedì 31 maggio 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


** Raffaele Piazza**
La Recherche – Maggio 2021
"Attimo d’incanto"
Poi nella luce nel toccarti
con gli occhi la ripetizione
della selezione delle parti
belle dell'amore che prosegue
e il tempo si ferma
in un presagio di Parco e la
vita è nel melograno
frutto del giardino di Mirta
ora sulla mia mensola
bagnata dalla luce della luna
che è rimasta dalla sera che
non torna. Ed entro in te
ed è una sola e duale carne
mentre le parti di noi
nel ricomporsi s'illuminano.
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Vibrazioni tra natura, luce lunare e sesso, questa poesia notturna di Rafaele Piazza viene raccolta e racchiusa in un bozzolo di tempo insieme romantico e sensuale che l’avvolge e la fa poi esplodere in un bagliore di godimento condiviso.
edith dz…
30.5.21-

sabato 29 maggio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = FILIPPO RAVIZZA


**Filippo Ravizza – Nel tremore degli anni--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 61 - € 10,00
Nel tremore degli anni presenta una prefazione di Gianmarco Gaspari, una postfazione di Giuliana Nuvoli intitolata La spinosa verità del nulla e una nota di Ivan Fedeli.
Il testo non è scandito e per la sua unitarietà stilistica e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto.
Una vena gnomica, assertiva e riflessiva pare essere la cifra distintiva di questa scrittura del tutto antilirica e anti elegiaca, un ripiegarsi su sé stesso dell’io-poetante nel suo riflettere sulla caducità delle cose per arrivare a una concezione della vita che sfiora il nichilismo in un pessimismo cosmico e personale anche, paragonabile vagamente a quello leopardiano.
Prevale a livello formale la scrittura dei versi in tessuti linguistici in lunga e interrotta sequenza che ha qualcosa di barocco e di liberty.
E proprio rispetto a quanto suddetto la poesia diventa salvifica e liberatoria per Ravizza nell’intravedere uno spiraglio di luce nelle cose quando non mancano nemmeno attimi di inaspettata felicità e tensione verso l’essere quando il poeta afferma che è dolce la carezza delle cose e tutto in fondo abbraccia questi capelli bianchi, questi occhiali, queste teste occidentali ritrovandosi nella categoria della dolcezza e del riscatto (non è del tutto inutile vivere).
Il tema del nulla si ricollega necessariamente a quello del tempo, tempo che è tiranno ed è limitato per l’arco di qualsiasi vita e che come avverte il poeta viene scandito attraverso le generazioni che sono perdute perché alla resa dei conti nulla resta.
Nei versi prevale la chiarezza e il poeta, pur nel dolore per un’esistenza che dà scacco, non si geme mai addosso nel sublimare la perdita e la desolazione con un procedimento cosciente perché alla fine svaniranno i baci belli e le carezze date ai figli con amore sincero La poetica del Nostro pare trovare la sua antitesi in quella del poeta Antonio Riccardi, autore della raccolta Il profitto domestico, nella quale non a caso si sa rendere efficacemente un senso di fiducia nella vita proprio attraverso il tranquillo trasmigrare delle generazioni l’una nell’altra con profitto che è sotteso a gioia di vivere oltre ad essere qualcosa che riguarda anche gli aspetti materiali dell’esistenza.
Invece qui come dal titolo gli anni tremano e si sente un forte senso di precarietà che trova il suo simbolo nelle plumbee pareti del limite.
Se gli anni tremano, tremano anche le persone sotto specie umana e non c’è salvezza nell’attimo anche se da quel nulla pare sporgere fuori qualche tonalità dell’essere quando in qualche immagine scabra ed essenziale si coglie una diafana speranza attraverso una natura bella che pervade i dettati sempre efficacemente controllati e mai debordanti.
E si viene a creare per il lettore un senso di onirismo purgatoriale che pervade ed emoziona nell’entrare in una dimensione di dissolvenza e sospensione che ha qualcosa di fortemente visionario.
La scrittura quindi diviene un esercizio di conoscenza tout-court in una filosofia che tende all’essenza delle cose non lontana dall’esistenzialismo.
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Raffaele Piazza

venerdì 28 maggio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = EUGENIO REBECCHI


**Eugenio Rebecchi: “Terzo tempo” – Ed. Blu di Prussia - 2021 - pagg. 94 - € 11,00
prefazione
Le epifanie svelanti un io profondo, ed in continua ricerca, sono come un gioco di forze controverse e pur avviluppate ad una molteplicità quasi mai contraddittoria, tra il lacerante fluire melodico dei versi e la gesticolazione scenica, che appare scissa, disarcionata, ma attraversata dal diuturno spazio di fantasie oniriche e pulsanti.
Fare poesia diviene condivisione di una personale interpretazione dell’interesse speculativo di indagare nel quotidiano o nel processo insicuro ontologico-esistenziale.
Eugenio Rebecchi affonda nei misteri di un orizzonte di attesa, in un alternarsi di cerchi concentrici tra emozioni e pennellate, memorie e illusioni, sussurri e frantumazioni, rincorrendo con il ritmo originale dei suoi versi giochi di rimandi visionari, resoconti dettagliati e coerenti che sospingono verso l’ignoto, ritagli di memorie, abbagli di illusioni.
Ricama una storia personale partendo da “un trasloco faticoso/ chilometri di strada in direzione sud/ per raggiungere quello che chiamiamo/ cuore verde d’Italia: l’Umbria sognata”, con la chiave dorata dell’incantesimo che accompagna chi cerca l’abbaglio delle novità.
La scena ha i contraccolpi dell’indefinibile e si arricchisce “per l’accoglienza garbata e pur festosa…nel plenilunio che è luce gentile per dar senso alla notte.” Nel trascorrere di un tempo che ha dell’indefinito, vuoi per la dimora in luoghi ove “il violino triste lamenta l’ingiustizia / della sua dimensione assai ridotta”, vuoi per le originali pennellate dell’uomo che “vaga intorno all’illusione/ d’essere il primo tra gli animali/ perché dotato di fine intelligenza.”
Tirocinio poetico di normale quotidianità, senza farsi influenzare da impennate eccezionali di forme audacemente ed inutilmente innovative, quali espedienti sottoposti ad un linguaggio fuorviante e al di fuori del ritmo. La poesia di Rebecchi è piana, elaborata secondo temi e schemi psicologici più o meno convenzionali, ma ricchi di un sottofondo culturale di notevole impegno, con i moduli di richiamo classicheggiante e ricca di ammiccamenti con netta prevalenza di ricordi o di rappresentazioni paesaggistiche.
Gli scenari hanno la stilizzazione melodica, trasposta entro orizzonti variegati, interrotta saltuariamente da rievocazioni delicatamente dolenti, ove i personaggi presentano un’ombra inerme e remissiva.
La parola è stata presa alla lettera, indicata in sospensioni ed incisa in forma superlativa per divenire luogo aperto ai riflessi proiettati nell’evanescenza.
Non c’è un diaframma che impedisca il dialogo e non c’è una limitazione che impedisca l’impressione visiva, così che ogni componimento tenta di incidere, senza risparmiarsi, nelle coordinate di una realtà che non è mai sfuggente.
Si lancia un appello a forare cunicoli per penetrare nella simbologia dallo slancio positivo.
“L’uomo cavalca il tempo/ ed i suoi spazi/ anela, sorride, poi si accorge/ d’un ultimo chiarore/ che è raffinata cornice/ attorno al giorno morente.” Un’allusione fortemente trasposta ai grandi occhi di chi legge, oltre la ripetizione della contraddizione virtuale.
Nasce anche il tema dell’apertura fiduciosa per una traccia inconfondibile che si adagia alle illusioni, e per decifrarla bisogna immaginare l’intimo contatto che ciecamente tasta ed insegue, in una concordanza di infiniti gesti, di intimi sguardi, di delicate carezze, tanto da far apparire irreale anche il silenzio.
Il poeta stempera con destrezza brani policromi, balzando dall’afflato filosofico all’intaglio del corporeo, in una schermaglia attenta e intercalante. Abbastanza di frequente ricorrono espressioni metaforizzanti con un lessico che avvolge e si intreccia con la riflessione entro i confini di una dimensione autobiografica, nel tentativo, sempre riuscito, di saldare la poesia classica con quella moderna, nel distacco dal periodo di certezza del logos e del verbum, per divenire registri, luminosità, spiragli, divergenze, armonie.
Il flusso della soggettività è dirompente, adagiato ad un monologo ininterrotto, una colata di lava ribollente che compare dal cratere incandescente del verso, sempre composito e rigoroso.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANFRANCO ISETTA


**Gianfranco Isetta – Senza turbare il cielo--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag 89 - € 12,00
Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (Al) nel 1949. Laureato in Statistica presso l’Università Cattolica di Milano, è stato per dieci anni sindaco di Castelnuovo, promuovendo il Centro Internazionale di Studi “Matteo Bandello”. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e ha vinto vari premi.
Senza turbare il cielo, la raccolta più recente di Gianfranco Isetta, presenta una prefazione di Ivan Fedeli sensibile, acuta e ben centrata.
Il testo non è scandito e per la sua unitarietà contenutistica, stilistica e formale potrebbe essere considerato un poemetto. Il volume si apre con un componimento breve l’unico senza titolo il cui ultimo verso riproduce il titolo del libro Senza turbare il cielo che ha una connotazione misteriosa e ricca di senso.
Nella suddetta poesia viene detto con un’urgenza un compito che si porrà quando non ci sarà più la pietas dell’albero ma il vento a scegliere le foglie più caduche e più lievi le ultime a cedere.
Il termine compito potrebbe essere interpretato come l’etimo più profondo della vita quando spetta alla persona, all’ individuo, crearsi le sue strategie per affrontare l’esistenza, fatto di per sé difficile, per tentare di trovare armonia ed equilibrio in amore, nel lavoro e in tutto per diventare felice perché quello è lo scopo. Se la pietas dell’albero, che è comunque animato, verrà a mancare entrerà sullo spazio scenografico della vita il vento e farà cadere le ultime foglie dello stesso albero e non dimentichiamo l’assunto di Pascal L’uomo è canna al vento ma canna pensante, frase veramente profonda. E si deve aggiungere che il vento stesso non e né cattivo né buono ma che è la sintesi di tutti i fattori esterni che influenzano la vita dell’uomo e che lo condizionano e a questo punto l’uomo solo con la sua intelligenza che è pensiero tramite la sua reazione agli eventi, che è fondante, troverà la forza di andare avanti e possibilmente anche se non è poeta di abitare poeticamente la terra.
Da notare che il fluire dei versi di Isetta è connotato da chiarezza nei dettati e da una certa vena affabulane nonché da una tonalità gnomica che s’inserisce in un discorso di sua natura affabulante.
L’io – poetante è molto autocentrato e potrebbe definirsi vagamente neolirica la poetica di Gianfranco che è caratterizzata da tessuti linguistici plastici e ben concentrati che si traducono in versi che creano immagini sempre ben controllate.
Forte la densità metaforica, sinestesica e semantica che non pregiudica la facilità d’interpretazione delle composizioni a volte sottese ad una struttura anarchica ma che non sfiora nemmeno l’alogico e l’autore riesce spesso a produrre una notevole linearità dell’incanto.
Nella poesia eponima nell’incipit l’autore scrive due suggestivi versi: abbozzano i miei piedi/ ombre di desideri e con il riferimento ai piedi che servono per camminare si simboleggiano le strade del cammino della vita e vengono dette le tasche colme dalle quali fili d’argento in lampi occhieggiano sui rami. che guardano il mattino e il poiein d’Isetta è sempre esercizio di conoscenza consapevole e acuto.
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Raffaele Piazza

mercoledì 26 maggio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = SANDRO PIGNOTTI


**Sandro Pignotti – 50 Creativo--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 87 - € 12.00
Sandro Pignotti (Sanremo 1953) ha pubblicato varie raccolte di poesia e ha vinto numerosi premi nazionali.
È presente nell’antologia del “Premio Astrolabio 2009” edita da puntoacapo Editrice.
50 Creativo presenta una nota dell’autore nella quale il Nostro spiega l’iter del suo poiein per giungere al risultato finale.
Emblematico il titolo perché ogni poeta è un creativo e si deve sottolineare che la creatività stessa è pensiero divergente, salutare nella contemporaneità liquida e consumistica che ha visto una forte caduta dei valori come già stigmatizzato da Erich Fromm nel suo saggio Avere o essere uscito negli anni ’80 del Novecento.
Ora più che mai la poesia è vivissima anche per il fenomeno Internet e ovviamente l’aumento statistico dei poeti è legato, ha la sua radice, nella rivoluzione del verso libero per la quale ogni persona munita di lapis e foglio di carta può diventare poeta come ha messo in luce Montale. Il libro è tripartito nella sezione eponima, Caribù e Quinto quaderno.
Cifra essenziale della poetica di Pignotti è quella di uno sperimentalismo che produce risultati surreali e spesso è presente una forte dose di corporeità che si fa parola, parola detta sempre con urgenza nel dipanarsi anarchico delle strofe che talvolta sfiora l’alogico. A volte pare di avvertire nei versi una certa forma epigrammatica, aforismatica sempre molto avvertita e le poesie così finiscono anche per avere un contenuto gnomico e oltretutto sono permeate da dolcezza.
Due osservazioni si devono fare a proposito del lavoro di Sandro: la prima è quella caratteristica che ne fa una poesia di oggetti che per il correlativo oggettivo tendono a diventare altro; la seconda annotazione è quella secondo la quale si ritrova molto spesso nei componimenti una vena che ha una forte carica minimalistica e pare sempre di essere immersi nella lettura in atmosfere di onirismo purgatoriale per cui si produce visionarietà. Poetica del tutto antilirica e antielegiaca quella di Pignotti che puntando la sua cinepresa munita di lenti deformanti riesce attraverso la parola a produrre strutture anamorfiche e il dato dello sperimentalismo al quale si accennava si invera anche attraverso la disposizione spesso sghemba dei versi sulla pagina per la quale molti versi sono composti da una sola unità minima. Un evanescente tu lampeggia sporadicamente nelle composizioni che hanno spesso una connotazione misteriosa e di questa entità al quale l’io poetante lancia messaggi confidenziali ogni riferimento resta taciuto.
Anche la natura che viene detta attraverso specie animali e vegetali pare avere il suo peso in queste poesie e le suddette entità assumono spesso un valore simbolico in un ordine del discorso che più che al cosmo tende all’entropia.
È l’inconscio del poeta ad affiorare per trovare attraverso le parole risalite in superficie dall’abisso, dall’ansia che si specchia sul fondo, una possibilità di salvezza proprio tramite l’atto creativo.
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Raffaele Piazza

lunedì 24 maggio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA IACOMINO


**Rita Iacomino – Ostriche a mezzogiorno--Ibiskos Risolo Servizi Editoriale -2019 – pag. 65 - € 10,00
Rita Iacomino nasce a S. Vito Chietino nel 1950, nel 1966 si trasferisce a Limbiate (MB) dove vive e lavora come impiegata. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e sue opere sono inserite in più antologie e raccolte. È ideatrice e presidente del Premio Letterario Internazionale “Energia per la vita”, promosso dal Lions Club Rho ed è ideatrice e presidente del Concorso Letterario Internazionale “La girandola delle parole” promosso da Pro Loco Limbiate. È inoltre giurata in vari Premi Letterari Internazionali.
La raccolta di Rita Iacomino che prendiamo in considerazione in questa sede e che è giunta alla quarta edizione, cosa rarissima per un libro di poesia nel panorama contemporaneo, presenta una prefazione di Alessandro Quasimodo centrata e ricca di acribia.
Elemento fondante della poetica della Iacomino che serpeggia anche nelle altre raccolte è quello dell’ottimismo che si coniuga alla forte convinzione del potere salvifico della poesia e che trova l’esemplificazione nella dedica ai lettori che precede i versi: …a chi vorrà e saprà riconoscersi/ fra le parole dei miei piccoli versi…all’amore e alle emozioni/ che ne derivano.
Tuttavia esiste anche il rovescio della medaglia rispetto alle affermazioni suddette: infatti come scrive il prefatore la poetessa con le sue liriche costruisce un percorso accidentato fatto di picchi e di abissi, di momenti di calma apparente e di esordi improvvisi (falsamente) rappresentativi di una improbabile svolta.
E qui nel mare magnum dell’anima dell’autrice che trapela si ritrova la riscoperta dei versi di Goethe essere tutto gioia e patimenti/ solo è felice l’anima che ama e che è ricambiata nell’amore, potremmo aggiungere. E qui la parola amore riguarda i vari settori della vita e si riferisce innanzitutto a quello per la persona amata e poi per l’umanità e la natura divenendo amore cosmico che diviene antidoto a qualsiasi forma di dolore come si affermava e quindi si può accedere dalla serenità ad attimi di felicità anche se questa, e ciò è un fatto saliente, può e deve fare paura con la sua carica ansiogena. Tuttavia, sempre per citare lo storico poeta tedesco, è possibile raggiungere equilibrio e armonia per una vita evangelicamente costruita sulla roccia e il riferimento religioso comunque non sarebbe condiviso dallo stesso Goethe che non era credente. Il volumetto non è scandito e per la sua unitarietà formale, stilistica e contenutistica può essere considerato un poemetto.
L’amore comunque fa soffrire come quando Rita scrive rivolgendosi all’amato che sembrava facile dirgli che è finita, non incontrarlo più, non pensarlo più, come leggiamo nella poesia eponima che apre la raccolta.
Invece, in Il portachiavi, pur ritrovando tutto il pathos che dà l’eros, l’amore della coppia, potremmo dire quello duale o magari della solitudine a due, trionfa veramente nei versi nei quali la poeta esprime con parole trepide e accorate che è stato facile fare breccia nel cuore con due rose rosse e augura all’amato buon compleanno e vive l’attimo magico delle mani che faticano a staccarsi tra loro con il sapore di miele sulle labbra.
E in La rosa rossa la struggente speranza di amore ricambiato per l’amato s’invera quando sono dette con urgenza queste parole salutari: fa che non si spenga questo sogno,/ lo stelo diventi prato verde/ la rosa un raggio d’amore/ rinnovato, quando l’Ars Amandi di ovidiana memoria si realizza in modo struggente nella coppia amorosa.
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Raffaele Piazza