mercoledì 14 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA OLIVERO


Claudia Olivero : "Ma tu, tu sei la pianta" - Ed. RPlibri 2021 - pagg. 32 -- € 10,00
Elegante veste editoriale su carta avoriata di pura cellulosa, un quaderno di poesia arricchito da dieci illustrazioni a colori di Lodovica Paschetta.
Le pagine si alternano in un policromatico rincorrere di disegni e di versi che rende la lettura agevole ed accattivante, vuoi per il tocco delicato delle figure che vengono presentate, vuoi per il significativo esplodere del ritmo, tutto teso verso il disincanto della passione amorosa.
La scitnilla che scocca propone alterne apparizioni quasi a contemplare la malia della parola. "Labbra/ di donna, labbra/ che han trovato altre labbra/ altre vie, insegnano/ che se un uomo ti ospita a casa/ dev'essere il suo, il tuo letto/ la notte, deve essere il tuo/ il suo corpo-stanotte."
L'esperienza dialettica risolve lo scioglimento che coinvolge nella scansione in tempi, per i quali sono rappresnetati segnali puntuali e compiuti in una narrazione che diventa canto: "L'amore si accontanta / di un quarto di letto, di poche vocali./ Dei cinque sensi./ L'amore è l'esapserazione/ dei sensi,tesi/ nell'incavo del collo, una carezza. Così,/ addormentarsi."
Poesie scandite con fermezza ed una compostezza stilistica che riesce ad esprimere vitalità personale, capace di rientrare nella veste leggera dell'esperienza di una scrittura originale, nel momento troppo affollato della poesia contemporanea , e perizia nell'incursione di uno stile.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 10 aprile 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“Parola”**
Come l’esplosione di un fiore la parola
ha un lungo laccio che ricama passati,
come un fossile rimane traccia di echi,
più non è canto nei riverberi del giorno,
nel rosso di ferite, ma stormire variegato.
Cerchiamo la parola che da se non si presenta,
annodata al germoglio di un fecondo schermire.
Immergersi per un cambio mutilante
di un rendiconto che ammicca nel silenzio.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 7 aprile 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROCCO SALERNO


Rocco Salerno : "Dolce, misteriosa essenza dell'Universo" - Ed. Macabor 2021 - pagg. 80 € 12,00
Che un gatto possa ammaliare il poeta è qui dimostrato in maniera elegante e suggestivamente lirica, per quel tocco magico che il rapporto tra uomo e animale riesce a creare, al difuori di ogni ideale sanguigno capace di infiammare la vita del singolo, costringendolo a mettere a tacere le inutili ambiguità del quotidiano. Un rapporto che dovrebbe consentire a tutti stati emotivi squisitamente intimi, fra la carezza furtiva e delicata e lo sguardo illuminato e raccolto, un sussurro che diventa alito nella trasparente caducità di una pausa. Rocco Salerno diviene il cantore di una strana inquietudine che da sobbalzi emotivi sfocia in un corteggiamento assiduo, il cui orizzonte rappresenta la sintonia essenziale che consegue all’armonia creatasi giorno dopo giorno tra l’autore ed un gatto randagio. Un’armonia le cui ondulazioni tessono una rete vincolante nella quale l’uomo diventa metafora di un dettato poetico morbido e indomabile. Egli stende con l’essenzialità della riflessione filosofica alcune meditazioni fulminanti che richiedono immediatezza e prontezza espressiva, permettendo di conciliare le forze ontologiche con iuncture concise od espanse, in base alla richiesta del suo subconscio.
La struttura del volume, che alterna composizioni brevi a quelle lunghe, di un afflato prettamente lirico-epigrammatico, come tanti flash, momenti, spaccati discorsivi, a volte quasi narrativi, si rivela, come un diario, un viaggio nel quotidiano che manifesta, insieme alla gioia, ai momenti festaioli, anche sofferenza e instabilità d'animo. Il gatto offre un caleidoscopico panorama di certezze/incertezze, che spesso sfuggono anche all’osservatore più attento, mirando ad ottenere pause ravvicinate e momenti di sfrenata corrispondenza, per quel suo carattere che ne fa un individuo rinchiuso nel suo intimo tepore e ben disposto a trasmettere le fusa, come un fratello francescanamente angelico e docile. La poesia prende l’avvio dalla frantumazione del tempo, sillabando, con un lessico moderno e accattivante, brandelli di un filo conduttore che gioca con il sentimento magico dell’esserci, nell’arte e nel fantasmatico equilibrio esistenziale. La tensione diventa cromatica, l’interazione sentire-manifestare agisce sull’emozione dello scrittore e ne diventa freschezza di vita.
Molte volte l’attesa si manifesta con il sussurro: “sei riapparso/ come l’ultima scia di sole rosso/ al tramonto/ fugando le tenebre/della nostra incertezza/ per la tua assenza.” L‘accostamento della figura diviene immagine salvifica alla quale viene affidata una sorta di liberazione che si sedimenta e rinfranca. Il poeta continua a carezzare quasi inebriato in un transfert : “non è più il cibo che mi interessa/ o ti alletta pur nella ricerca/ né la tua carezza salutare/ o il tuo sinuoso pelame arruffato/ che si perde tra le gambe e le mani/ ma il tuo essere/ in cui mi perdo/ come un confidente/ nella tua segreta intelligenza/ opera del Nostro Onnipotente.” Ad ogni tappa, ad ogni sosta dobbiamo riconoscerci nel gioco di una partita doppia, dal valore di un evento come espressione normale di scambio, uno scambio nel quale si avvicendano entità che appartengono all’inconscio, per un valore particolare che diviene armonia natura – uomo.
Quel che ammalia in questa raccolta di Rocco Salerno è la semplicità con la quale egli tesse il segmento tracciato dall’emozione, un dettato che addirittura commuove: “Quando siamo insieme/ è come se vivessimo nell’Eden/ nella perfetta innocenza. / E anche il cortile è un paradiso/ con l’ulivo che copre il nostro respiro.” Ecco l’organicità del suo mondo, in un unico afflato partecipativo. Riflette sul bisogno di una coscienza unitaria tra la tensione psicologica e la tenerezza dell’animale in un’armonia dell’io con la natura. La realtà di questo “scenario” si conforma in tutto con il sentimento riflesso dell’artista, quando la riflessione fa emergere dall’inconscio un mondo nuovo ed inaspettatamente scintillante. Nasce così il culto del vero per la spontaneità che apprezza ed ammira una certa sensibilità estetica anche nel gatto suo amico. In queste poesie, così curate, non possiamo negare l’aspetto personale e la novità del poetare, tutta raccolta in una ontologica e quanto mai attenta ricerca del “verbo” e dei suoi nessi che ne convalidano lo stupore e l’azzurrità esistenziale. Il particolare valore dei frammenti rimane nell’armonia di alcuni valori che si sospendono nell’eterno gioco dei sentimenti per affiorare anche al solo tocco di una carezza, quella che avvicina al sublime e nella quale ci illudiamo di conoscere la nostra stessa natura.
Questo volume credo trovi la sua compattezza partendo proprio dal sapore della realtà, da ciò che conserva di primitivo per ampliarsi in un più ampio respiro, teso a farci intendere come la fantasia, l’immaginario, filtrati dal quotidiano riescano a diventare certezza decantata nell’anima fino a farsi attuale, esistenziale, autobiografica, simbolo con i suoi pregevoli squarci di luce. Rocco scrive in privato: “Vivo, ringraziando anch'io il Creatore, non è azzardato affermarlo, in definitiva, questo essere come un "fratello", una presenza angelica che mi fa sentire, ungarettianamente, "docile fibra dell'universo", e, francescanamente, Bellezza dell'Universo o nell'Universo, un tutt'uno con il creato, con il Cantico delle creature: Laudato si’, mi' Signore, cum tucte le tue creature.” – Parole sufficienti ad indirizzare la nostra attenzione su di uno “scritto” che si affida alla confessione, con un impegno culturale di notevole spessore. Il percorso emozionale del poeta tiene viva la coscienza del contatto legato alle libere associazioni del “transfert”.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 3 aprile 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***Sabato santo 2021 di Alessia***
Vago cielo 2021 per Alessia
nel trarre dal volo a destra
del viso del bianco di gabbiano
un lieto presagio.
Esiste ancora il Parco Virgiliano
e nella cameretta – porto
Alessia fa l’amore con Giovanni
nel contemplare il primevo
azzurro prima delle nuvole
e il tempo è quello prima della
felicità (la fine della pandemia)
mentre nel piacere Alessia
gli legge gli alfabeti degli occhi.
*
"Alessia verso maggio 2021"
Natura gemmante da marzo
il nuovo verde e la festa
degli alberi, i lecci, gli aucalipti
i pini e le centenarie querce
gli aranci, i melograni dai
fiori rossi e gli abeti dalle
nuove foglie. Tutto accade
il miracolo della rigenerazione
nel fondo delle campagne
senza età e fanno compagnia
le farfalle nell’aria polita
nell’infinità fin da ora
e Alessia nell’aria sorride.
*
Raffaele Piazza

venerdì 2 aprile 2021

SEGNALAZIONI VOLUMI = ROSSELLA SELLER


***Rossella Seller, Antenati del Futuro, Bertoni, 2020, Perugia, pp. 64, 12.50 euro***
In questo breve romanzo psicologico-esistenziale in versi, congedato con il titolo Antenati del Futuro, Rossella Seller si muove linguisticamente nella lucida contezza di due fattori della contemporanea condizione umana, la precarietà del pensiero non identificante e la quieta consapevolezza che ciò che possono continuare a dare le parole poetiche all’uomo del nostro tempo forse non è granché ma è pur sempre qualcosa di ineguagliabile, di insostituibile, di importante contro la «atroce morsura/ di nafta e di sterco» che ci soffoca, per dirla con il Montale di quell’alluvione che a Firenze sommerse il pack dei mobili e che segnò la fine della identità dei grandi filoni del simbolismo, del decadentismo, dell’orfismo e dei suoi ultimi rappresentanti..
E ancora Montale ritorna come un’eco di antiche lontananze in:
"Comacchio"
L’anguilla vide l’alba e si innamorò
del canale che portava al mare
e dell’uomo che alle prime luci
la catturava senza prenderla.
Sarebbe scivolata fuori dal cesto
anche l’ultimo giorno del predatore
nobile e lui non l’avrebbe fermata.
Senza trabucco e lenze sarebbe stato
un vecchio qualunque,
deposta l’armatura lucente
l’avrebbe tradita per andarsene
al bar e alla briscola.
L’anguilla vide l’alba e si innamorò
del canale che portava al mare
e provò una fitta per l’uomo
che stava perdendo,
l’antagonista leale, il custode
delle ninfe tra i canneti
versi nei quali l’anguilla si fa anche in Rossella Seller, come fu in Montale, correlativo oggettivo del vivere caricandosi di facoltà di trasformazioni e di valenze simboliche, semantiche,metaforiche, allusive e allegoriche ad elevato impatto emotivo, anche in virtù di una sapiente tessitura poetica fondata sui sostantivi canale-canneti-custode-lenze-trabucco-mare-cesto-canale-predatore, i quali, eletti a correlativi oggettivi secondo la poetica di Tomas S. Eliot, disegnano il perimetro della Weltanshauung dell’autrice all’interno del suo modo di leggere e di sentire il mondo e anche la Storia.
Rossella Seller non si sottrae al duro confronto con il tempo che nei suoi versi oscilla fra pre-modernismo (il ciclo delle stagioni) e modernismo, con aperture verso l’ipermodernismo, come mostra di fare sia nei versi di "Vapore estivo" L’oceano prende, l’oceano restituisce.
La nenia accompagna i marinai
che avanzano nell’acqua.
Galleggiano languidi fino a quando
l’onda accarezza le spalle
e tutto il resto scompare.
La chiamano libertà questa leggerezza
di intenti e di ossa.
sia in quelli di
Vapore invernale
Un treno passa
lo sguardo si frantuma
sull’ombra dell’immagine violata,
su un finestrino che lascia
nel cuore del passeggero
le linee curve della luna.
Due testi brevi dai quali emergono l’estetica della archeologia del presente e la poetica del viaggio che l’autrice affida alla memoria.
Parlerei quindi di poesia tendente al quadri-dimensionalismo perché al poetico tridimensionale tempo-spazio-profondità, (psicologia e scavo psicologico) la Seller aggiunge la quarta dimensione, la Memoria. Una poiesis quadri-dimensionale in cui giocano un ruolo possente le immagini nei loro inestricabili legami con le parole, almeno secondo questa idea di Iosif Brodskij:« Le immagini rappresentano il contro movimento delle parole. C’è un rapporto debitorio tra le immagini e le parole, o un rapporto creditorio, uno squilibrio della contabilità, della partita doppia»
. Il tutto avviene in accordo con quanto, sulla poiesis e sul rapporto parole-versi, Giorgio Linguaglossa scrive:«I versi devono avere una solidità data dall’insieme delle parti affastellate e legate insieme. Affastellate non nel senso di riunire con disordine ma di riunire tutto ciò che è necessario e specifico a un verso affiancato a un altro verso composto, riunito e stratificato a suo modo, secondo sua necessità…».
Misurandosi con il tempo, la Seller afferma e indica la cifra tematico-stilistica della sua ricerca poetica la quale si aggrega intorno alla questione delle questioni: le parole abitano la temporalità in un posto che è l’originaria patria linguistica del poeta, il luogo della poiesis fatto di spazio/tempo e di Memoria, l’unico luogo nel quale cercare le risposte alla domanda: «Quale è il legame che unisce l’essere al linguaggio?».
*
Gino Rago
8/9 febbraio 2021
*
3 poesie di Rossella Seller
* Davanti al ritratto (1)
Passo agli angoli del tuo viso
sulle labbra tese a lasciare un segno
contemplo la piega intrusa del naso.
Hai passato secoli a cercare
risposte immortali, domestiche conferme
e mi vieni incontro sconosciuto fratello
simile allo sguardo curioso
di chi mi passa accanto
in questa piazza affollata oggi.
Intuisco una finale conquista
al fondo del viaggio quando
riponi la maschera tragica
e ti consegni al pennello dell’artista.
Nell’ordine ignoto i tuoi occhi
hanno visto molte ombre
e mi invitano a sorridere.
Il tuo enigma è un sussulto.
(1)In presenza del Volto di Ignoto di Antonello da Messina.
*
"Terzo millennio"
Alla fine passammo il millennio
soli nell’universo,
nessun argine al fiume delle paure
tranne la curva delle stagioni
che scorre senza accadere
e ci consegna alle ombre dentro le selve
alla lotta e al lamento del branco.
Mormora la terra un fiato corto di veleni,
ansima e si ribella quando gonfia i vulcani
quando l’oceano trabocca
nelle note del tuono.
Al culmine della pulsione animale
si fa largo l’uomo
povero equipaggio e fiero,
il corpo teso in una magia di simboli
porta il fuoco e l’acqua che lo spegne
inutile rimedio ai tamburi della guerra.
Abbiamo rinunciato a scaldare la capanna
comune per tessere una tela di ragno
ostile lungo il confine alieno.
Il puntino Terra aggrappa al ramo
la scimmia a cui torneremo e ci plasma
nell’incompiuto malanno del tempo.
*
"Vapore dell’autunno"
Il pensiero è un pendolo
nell’andamento taciturno dell’anziano
che si appisola e si sveglia
un dondolio leggero con cui
si appisola e si sveglia mentre sogna
il fuoco della gioventù
*
Bio-bibliografia
Rossella Seller è nata a Bari, ma vive a Roma da molti anni, dove lavora come medico, psichiatra e psicoterapeuta. Svolge anche attività di ricercatrice e divulgatrice scientifica ed è docente di Educazione Terapeutica nei corsi di formazione medica.
Appassionata viaggiatrice, scrive racconti e poesie spesso dedicati ai suoi incontri, alle storie che la coinvolgono ed ai luoghi della memoria. Giovanissima ha creato un programma radiofonico sulla poesia italiana ed è stata finalista del concorso letterario “Guido Gozzano” a quindici anni.
Nel corso del tempo ha ricevuto premi (nel 2005 vincitrice del Premio “Anguillara Sabazia”) e riconoscimenti letterari; diverse sue poesie sono presenti in riviste, raccolte antologiche e blog letterari.
Nel 2008 ha pubblicato la sua prima raccolta “Nello Specchio di Alice” (Lietocolle Ed. - Como), con cui ha vinto il Concorso Poetico “Città di Bellizzi” nel 2009
Più volte è stata invitata in diverse città italiane dove ha letto i suoi testi, inseriti anche in opere teatrali e all’interno di spettacoli musicali.
Nel 2017 è stata vincitrice del Premio Letterario Internazionale “La Recherche” dedicato a Marcel Proust.

mercoledì 31 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA IACOMINO


***Rita Iacomino – Il segreto di L.M.--Poemetto -- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag.45 - € 10,00
Il volume presenta una prefazione di Ivan Fedeli e una postfazione di Carmelo Consoli entrambe acute, sensibili e ben strutturate.
Da notare che tutti i componimenti sono centrati sulla pagina, elemento che ne accentua il ritmo e la musicalità e che tutte le poesie sono numerate e senza titolo fatto che ne accresce la compattezza nell’insieme.
Ogni composizione diviene la tessera musiva di un mosaico di parole più vasto e si crea una dialettica tra le parti e il tutto. Da notare l’estrema chiarezza dei versi che fluiscono luminosi di strofa in strofa in uno sgorgare delle immagini le une dalle altre in un fluire che si potrebbe definire liberty.
Una vena assertiva ed epigrammatica connota non sempre le strofe producendo risultati intensi e sembra stabilmente serpeggiare il tema del tempo detto con urgenza attraverso le stagioni come la primavera o le ricorrenze come il Natale. Anche un intenso naturalismo emerge spesso nei componimenti che rasentano talvolta la linearità dell’incanto.
Ed è ricorrente la presenza di un tu al quale l’io-poetante si rivolge tu che potrebbe essere l’amato presumibilmente: ti vedo meglio al buio/ e sfioro i tuoi contorni/ con gesti delicati e il poeta rivolgendosi a questa entità in un passaggio afferma che è un tempo di dolore con spilli conficcati nelle spalle quello senza di lui, quando anche la corporeità entra in scena.
E c’è un passaggio in cui le emozioni si fanno personificate e di deve salire su un nuovo treno per poterle raggiungere.
La cifra distintiva della poetica della Iacomino espressa in questo libro è quella di una vena neolirica tout-court nell’effondersi dell’io-poetante sulle pagine quando i versi decollano con urgenza per poi planare nelle chiuse.
Da notare che armoniche immagini in bianco e nero illustrano l’opera armonizzandosi con la sua incontrovertibile dolcezza.
La raccolta spesso nelle immagini rasenta l’idillio secondo una vena che potrebbe essere definita neoromantica. Un senso di rêverie appare palese nel dipanarsi dei versi e colpisce la capacità della poetessa del meravigliarsi nei vari settori della vita specialmente nell’amore e nell’eros nonché dinanzi alla bellezza della natura. Anche il senso della quotidianità emerge nel versificare di Rita come quando è detta una torta che profuma nel forno o l’atto di guardare la televisione in un’aurea che si fa intimismo domestico anche nella descrizione del risveglio, quando in attesa del lavoro l'io-poetante si delizia tra lenzuola stropicciate e letto sfatto nel provare una gioia fisica.
Sembra di intravedere anche il tema dell'epica del quotidiano in questi versi che sono rari nel nostro panorama per la loro esenzialità e chiarezza e anche per l'ottimismo che da essi trasuda che si fa canto per la vita.
*
RAFFAELE PIAZZA

martedì 30 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = FERNANDO DELLA POSTA


***Fernando Della Posta : “Sillabari dal cortile” – Ed. Macabor 2021- pagg. 134 , € 12,00-
Scommettere sulla limpida oscillazione delle azioni quotidiane, intese come manifestazioni di impegni lavorativi, desideri insoddisfatti, lusinghe melodiose, aspettazioni amorose, diviene per la poesia la frammentazione del linguaggio, nella ricerca valida del ritmo.
Ampio, faticoso e generoso compito nel coordinare le schegge essenziali ed armoniose che proiettano le espressioni di sentimenti ombrosi, oltre il privato e l’effimero, chiusi nei momenti più profondi dei risvolti dell’anima.
Intrecciare e disintrecciare le vicissitudini, le figure ricamate, i paesaggi delineati, ripete le fascinazioni che una poesia dal tratto a volte anche leggero riesce a decifrare nel processo di identificazione-confrontazione, sia pure soltanto illusoria, della propria astrazione dalla realtà.
Con puntualità scrive in prefazione Nicola Grato:
“Nelle case, negli appartamenti chiusi da serrande fitte, dentro alcove, stanze, tinelli è la vita che pulsa e che chiede aria, ossigeno; sono luoghi della memoria le case, luoghi di incontri e riconoscimento di noi attraverso la polvere che vi alberga, i segni del passaggio di vite, il mobilio; il poeta annota su un taccuino, come il poeta Paterson dell’omonimo film di Jim Jarmusch, la vita: il rischio è la cancellazione dei versi e del mondo, la perdita della bussola e lo spaesamento, condizioni queste tuttavia di nuova scrittura, di nuova ispirazione.”
Il movimento di luci e di colori che ogni giorno trasforma le figure dell’immaginario si arrende innanzi alle verità che possono turbare silenziosamente: “Difficile passare fra le maglie/ della corporeità. Il sorriso del teschio/ prova che l’anima/ non conosce mancanza.” Asserzione che lascia perplessi nel dubbio che l’eterno ci avvolga nel nulla assoluto e deprecato. Eppure l’interpretazione della poesia si rivela acutissima, fuori dal disincanto e in una suggestione che non permette relazioni se non la semplice capacità di ascolto.
Come non meraviglia la descrizione del lavacro necessario dopo l’atto d’amore, un semplice tocco diluito nel pudore di chi ama passaggi sommersi.
Il poeta insiste: “Barocco straripante di realtà,/ l’incauta domanda dell’uomo/ che vuole raggiungere/ una scansione maggiore?/ Ma particolari troppo chiari/ ottundono i sensi,/ l’informazione può debordare, rivelarsi selva/ dalla troppa lucentezza./ O forse è solo un problema di materia?/ Può apparire innaturale il fitto intrico,/ di foglie rigogliose inciso nella calce/ o nel legno macerato di una cattedrale.”
La forma della narrazione impersonale filtra molteplici aspetti attraverso lo sguardo di chi indaga o le percezioni di chi rimane avvolto, quando l’esperienza minaccia di cedere alla memoria, prima di scomparire nel nulla.
I versi di Fernando Della Posta hanno variazioni tonali di gradevole spessore e vanno dalla peregrinazione di un lungo soggiorno nell’illusorio ad una vertigine che rimbalza nelle materie tangibili a noi care. “Gli oggetti pronti per l’oblio fluttuano/ nell’abitacolo, spazio senza più giudizio…” Un sussurrare intimo, privato, ma incredibilmente aperto al comunitario, segnacolo formale di un rendiconto corale che fuoriesce da ogni ripiegamento esclusivamente soggettivo e rivolge la sua musica nella saldezza di uno scambio psicologico.
Non mancano gli appunti per il riconoscimento delle pecche del contemporaneo tratteggio di un mondo culturalmente rarefatto, ed il poeta denuncia morbidamente il divario tra il passato di un ardore allusivo e un presente dagli anelli mancanti.
Toni infine di alta tensione emotiva, per una frequentazione che cerca di abbracciare suggestioni e misteri, con una scrittura snella, agile, libera dai vincoli metrici, declinata per una lunga decantazione disvelante luci ed ombre dell’esserci.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 28 marzo 2021

POESIA = PRISCO DE VIVO


"PIAZZA DANTE"
Osservo
e abbasso il mio sguardo.
Osservo lo sguardo fiero
di questa statua
al suo centro.
Il bianco opacizzato del marmo
i segni delle sue incrostature.
Penso alle tue ossa Dante
a quelle trafugate
e mai ripulite.
Penso ai rovi di rose
e le spine sotto ai tuoi piedi.
Penso alla scrittura
con inchiostro di china
che graffia
le macerate carte.
Penso a questa città
avvolta dalle sue ombre
che atona
non si accorge
di questa bianca presenza
e nel fracasso
ama solo il suo inferno.
(05 ottobre 2018)
** "ORPHEUS"
Nella notte di incanto e
morte,
il tuo sonno
la tua stanchezza di guardare
nebbia e calce.
Un librarsi al vento con la lira
un lento consumarsi
al barbaglio di luce...
Nell'acido dell'azzurro vivo.
*
PRISCO DE VIVO
*
Prisco de Vivo è nato a Napoli nel 1971 e vive ad Avellino. Ha pubblicato i volumi di poesia "Dell'amore del sangue e del ricordo"(selezionato al premio Pascoli 2005) - (Il laboratorio/le edizioni 2004 -prefazione di Plinio Perilli e postfazione di Raffaele Piazza), "Segni e parole" (In una notte oscura e uggiosa) (Il Laboratorio/Le edizioni, 2006, lavoro di poesia/immagini a quattro mani con Raffaele Piazza), "Dalla penultima soglia" (Marcus edizioni, 2008, prefazione di Marcello Carlino), "Ad Auschwitz" (Il Laboratorio/le edizioni, 2009, prefazione di Enzo Rega e postfazione di Antonella Cilento), ha ricevuto per la raccolta "Il lume della follia" il secondo posto del Premio Nazionale Minturnae XXIII edizione per l’inedito, 2009.
È stato incluso in varie antologie tra cui : Melodia della terra (Secondo Volume) 2006 (Crocetti editore, a cura di Plinio Perilli), Da Napoli, Verso Kairos editore, a cura di Antonio Spagnuolo e Stelvio Di Di Spigno) 2007 (Poeti e Pittori di [Secondo Tempo] 2013 Marcus Edizioni , a cura di Alessandro Carandente e Marcello Carlino).
Le recensioni sui suoi testi poetici e le sue poesie sono apparsi su: Poiesis, Risvolti, La Clessidra, Pagine, Gradiva, La Mosca di Milano, Secondo Tempo, Capoverso, Poesia, La Repubblica, La Stampa, Il Mattino, Sinestesie, Zeta, Cenobio, Trimbi, Clandestino, Graphie, Poeti e Poesia, Frequenze Poetiche.
Ha collaborato a diversi periodici e riviste d’arte e letteratura, italiane e straniere, cartacee ed on-line, inoltre è stato presente a mostre di poesia visuale e recitals poetici.
Si è occupato di saggistica, scrivendo su poeti come: Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza, Camillo Capolongo, Guido Ceronetti, Remo Pagnanelli. Nel 2020 ha pubblicato il volume di poesie e immagini Il lume della follia Oèdipus edizioni, il saggio illustrato "Rubina Giorgi: Sacrificio per la parola" edizioni Ripostes.

SEGNALAZIONE VOLUMI = OTILIA TEPOSU


***Otilia Teposu – "L’aria delle ossa"---puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 - pag. 91 - € 12,00***
"L’aria delle ossa", la raccolta di Otilia Teposu che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta la curatela di Vincenzo Guarracino con lo scritto introduttivo Per Otilia e la traduzione di Eliza Macadan.
Come scrive il curatore la solitudine e il dolore e su entrambi incombente la morte: è tra questi poli che si muove inquietamente la poesia di Otilia Teposu.
La raccolta non è scandita e si ha leggendola la sensazione che nonostante il fatto che il dolore e la solitudine dominano nell’essere sotto specie umana, in una vita che dà scacco, l’ipersensibile poetessa sia conscia che sono cose che non precludono se non la felicità o la serenità, almeno la capacità di resistere nella vita che è il quotidiano con il suo tran tran giornaliero.
Vengono in mente le parole di Mario Luzi che ha scritto che la poesia è alla struttura della vita e che in ogni attimo della vita stessa a qualsiasi età si sia in limine proprio con il limite che è la morte stessa.
Non a caso Guarracino nel suo scritto cita Leopardi con il suo pessimismo cosmico ma come ha scritto Severino nel suo saggio sul poeta recanatese è possibile ottimisticamente che dal nichilismo di una natura matrigna emerga dal nulla stesso in qualche modo una parvenza di essere che salvi la persona e tra le righe leggendo le poesie si ha la sensazione che Otilia sia conscia di quanto suddetto.
Incontrovertibilmente una vaga bellezza che si coniuga a un senso di magia connota i componimenti e se non si può sconfiggere la morte almeno si può scrivere e nella scrittura ritrovare la pace perduta insieme alla libertà nel tentativo di abitare poeticamente la terra.
I versi hanno nella loro chiarezza, leggerezza ed icasticità nonché nella loro affabulante narratività impresso il segno di una parola avvertita, raffinata e ben cesellata.
Aleggia nelle composizioni un senso di mistero che si coniuga a sospensione e la poetica può essere definita tout – court neolirica per l’effondersi della voce dell’io – poetante sulla pagina e serpeggia palesemente un senso d’attesa quando la poetessa scrive i versi inquietanti: Quell’autunno sono stata di continuo alla finestra, / aspettavo aiuto dall’infuori/ il sole non sorgeva più//.
E poi emerge nella lettura la presenza di un tu che deve arrivare, presenza carica di mistero anche perché di lui ogni riferimento resta taciuto
Nel suo crudo realismo nei versi s’incontrano luci e ombre kafkiane e tutto l’ordine del discorso verte verso una estenuante ricerca del senso della vita stessa in versi e non in versi
La poetessa pare fare trasparire dalle parole una difficoltà di comunicazione con il suo interlocutore che comunque non risponde ai messaggi che lei gli lancia. In Freddo emblematicamente Otilia scrive: Sento il tuo freddo quando taci, / tremo d’indifferenza/.. e non a caso qui il freddo stesso si fa simbolo di purezza e compostezza in quello che si potrebbe definire un rarefarsi dei pensieri. Ed è struggente il verso: Caro mio, caro mio/ che facciamo ora?
E interlocutrice che non risponde diviene anche La Morte con la M maiuscola che diviene compagna di viaggio e sembra che Otilia non ne abbia paura.
*
Raffaele Piazza

venerdì 26 marzo 2021

RIVISTA = LA CLESSIDRA


***La Clsssidra*** N° 1/2 2019 - Speciale Poesia Campania -Ed. Joker 2021 - pagg.348 - € 25,00
Corposo volume a cura di Sandro Montalto e Prisco De Vivo con la partecipazione di ben 59 autori, tutti ampiamente accolti in un susseguirsi vertiginoso di composizioni. Da Gglielmo Aprile a Lello Voce accompagnano centinaia di poesie attraverso le illuminazioni fantasiose di poeti campani viventi, e con il ricordo di alcuni scomparsi come Franco Capasso, Franco Cavallo, Stelio Maria Martini, Michele Sovente, Ciro Vitiello.
Scrive Prisco de Vivo in editoriale :"La speranza di aver aperto la strada ad un primo profilo il più possibile esaustivo delle voci e delle direzioni della poesia campana degli ultimi quarant'anni..."
In ordine alfabetico : Aprile, Auriemma, Bàino, Capasso, Carandente,Caserza, Cavallo, Cipriano, Coppola, D'Atri, De Novellis,De Pietro, De Vivo, Del Giudice, Di Legge, Di Lorenzo, Di Pietro, Eisenberg, Filia, Fresa, Frungillo, Gaita, Gallo, Galluccio, Gaudioso, Gnerre, Grasso, Grossetti, Iandolo, Iannone, Ibello, Lucrezi,Marasco, Marmo,Martini, Mauro, Mele, Melillo, Mennillo, Moccia, Moio, Panico, Papa Ruggiero, Papallo, Piazza, Piemontese, Rainone, Rega, Ruotolo, Santoro, Simonetti, Sovente, Spagnuolo, Trucillo, Urraro, Velotti, Violante, Vitiello, Voce.
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giovedì 25 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = BARBARA CALCINELLI


***Barbara Calcinelli – 2 vicoli in anticipo sulla felicità----puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) - 2020 – pag. 73 - € 10,00***
Il volume presenta una prefazione di Ivan Fedeli sensibile, acuta e ben centrata nel suo evidenziare la cifra distintiva del testo.
Come scrive il poeta e critico l’aggettivo dolce, così abusato, apparentemente banale, vale per identificare la raccolta di Barbara Calcinelli 2 vicoli in attesa della felicità, una dolcezza inquieta, mai data del tutto che, terribilmente cerca di smussare gli angoli di una realtà mossa. ombrosa.
Ma, possiamo aggiungere, considerando la natura del titolo del libro improntata all’ottimismo, l’intento della dolcezza stessa può realizzarsi nella vita che non è poesia, poesia che è una proiezione della vita stessa, perché i due vicoli detti con urgenza, potrebbero simboleggiare metaforicamente due solitudini che da parallele s’incontrano a significare due che si amano o il rapporto che da solipsistico per l’individuo con sé stesso si apre in generale all’alterità.
La dolcezza stessa nel nostro liquido postmoderno, attualmente segnato dalle stigmate della pandemia, diviene una categoria utile alla redenzione per i superstiti dal morbo che tutti noi vorremmo essere e si proietta nella gioia futura di un tempo di rinnovata salute per il pianeta terra e per i suoi abitanti in una ritrovata armonia in un mondo da riabitare poeticamente non solo dai poeti.
La raccolta non è scandita e per la sua compattezza e unitarietà potrebbe essere considerata un poemetto.
La metafora del balcone, già cara ad Antonella Anedda, viene in questi versi riproposta e il balcone, che è anche quello dell’anima, diviene per la poetessa l’esatto punto in cui ogni cosa può ancora accadere e ogni luce sparire. Il balcone come sipario spalancato sul mondo anche se si è con le spalle al muro e l’accadimento avviene in una sera che potremmo dire di foscoliana memoria, una sera che viene cara quando viene l’ora dei bilanci e degli inventari della vita in una quiete infinita in un nulla dal quale leopardianamente emerge una parvenza di essere nel naufragare nell’infinito.
Da notare che l’io-poetante è fortemente autocentrato nel suo effondersi in maniera neo lirica venata da orfismi leggeri. Tutte le poesie è il caso di dirlo decollano dolcemente sulla pagina per planare soavemente nelle chiuse e a livello formale la tenuta del controllo dei versi è incontrovertibile.
A volte la poesia si ripiega su sé stessa come in Ali di carta dove è scritto che sono sempre battaglie di carta sul lato sbagliato del foglio cancellate da bozze, da fatti e concetti.
Una parola quella della Calcinelli che scava come una vanga nella terra dell’essere per arrivare tramite i versi, con gli oggetti che si fanno correlativi oggettivi, a cogliere l’essenza dell’essere sotto specie umana se non si può sapere se ci sono verità da proteggere in una tensione simile a quella dei filosofi greci presocratici alla ricerca, se mai può raggiungere il suo scopo, della cosa in sé.
Nella poetica della Calcinelli la parola si fa anche viatico di una confessione intima che porta ad una catarsi attraverso una vita in versi e non in versi.
E c’è un tu al quale la poetessa si rivolge in modo accorato dicendogli che affine al cielo più prossimo a Dio custodisce di nenia i lati belli di un sorriso che materno addormenta realizzandosi in una dimensione presumibilmente di idillio amoroso in poesia la salvezza se in poesia tutto è presunto.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 24 marzo 2021

PREMIO = FRANCESCO TERRONE


La Fondazione Francesco Terrone di Ripacandida e Ginestra bandisce il 1° Concorso letterario “Francesco Terrone”.
Il concorso, realizzato con il patrocinio della Sidelmed Spa e in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Salerno, ha finalità letterarie ed artistiche che pongono al centro dell’interesse la creatività, la passione, la voglia di cimentarsi nella grande avventura della scrittura poetica e/o narrativa.
Il concorso è gratuito ed è aperto a tutte le studentesse e gli studenti; vi possono partecipare con una poesia o un racconto. Il tema, per la prima edizione, è centrato sulla pandemia da Corona virus.
Scadenza 30 giugno 2021-
Richiedere il bando a : info@fondazionefrancescoterrone.it
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martedì 23 marzo 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia e il libro di poesia**
(a Sylvia Plath)
Scrive con vaga grafia, Alessia,
nell’aria disadorna senza fiato,
inchiostro rosapesca come l’estate
o l’inoltrata primavera.
Scatta il volo di un gabbiano
e trasale Alessia azzurrovestita
nell’aria vegetale della consecutiva
attesa. Sulla scrivania I fiori del male,
sua lezione per la vita e la
scrittura accade dalle mani affilate
come un attimo disadorno
come un bagliore Alessia
alla trentesima poesia
del suo libro per la vita,
pioggia a cadere esteriore
sulle cose senza tempo in segno
di vittoria. A destra il mare
a sinistra una nube bluastra
gioca a farsi ragazza o cavallo.
Epifanie del nulla, a poco a poco
tutto si ricompone, ecco lo squillo
del telefono, la voce di Giovanni.
È il 1984 attesa sgretolata ecco
il primo appuntamento
ci sono il parco, la panchina e le labbra
da baciare.
*
Raffaele Piazza
***Close – reading sulla poesia “Alessia e il libro di poesia”***
Alessia da ispiratrice di poesia, così come siamo stati abituati a conoscerla, qui, in questa poesia, si trasforma, attraverso la scoperta della scrittura, in soggetto creatore lei stessa di poesia. La sua grafia ‘vaga’ (aggettivo caro alla nostra tradizione lirica) riesce ad avere la vittoria ‘sulle cose senza tempo’ che, grazie alle sue ‘ mani affilate’ diventano forme della sua vita, dove le ‘epifanie del nulla’ si ricompongono. La poesia compie il miracolo di ricongiungere Alessia alla realtà sensibile, alla contemplazione della natura da un lato (‘A destra il mare, a sinistra una nube bluastra’), all’esperienza amorosa dall’altro, nella concretezza dell’incontro con Giovanni: ‘il parco, la panchina e le labbra da baciare’. A fare da intermediario c’è il poeta delle corrispondenze simboliche, Baudelaire, che con i suoi Fiori del male le mostra la strada dell’atto creativo. È bello vedere come il nostro autore, Raffaele Piazza, alla sua maniera lieve e densa nello stesso tempo, sia capace di dare alla sua Alessia spessori nuovi che rendono più ricca questa figura poetica in un simbiotico cortocircuito, capace di saldare l’archetipo femminile fonte d’ ispirazione con la propria identità più profonda: è il caso di dire, parafrasando Flaubert, ‘ Alessia c’est mio’.
*
Anna Cacciatore

sabato 20 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO DAINOTTI


***FABIO DAINOTTI : "Ultima fermata" Ed. La vita felice 2021 - pagg.64 - € 12,00 ***
Il detto e il non detto nei versi di Fabio Dainotti
***
Dalla nebbia dei ricordi riaffiorano immagini, visi, sguardi. Nei testi di Ultima fermata di Fabio Dainotti tutto è così tremendamente lontano, ma anche così tremendamente vicino, e in un certo senso ancora palpitante di vita.
Sembra quasi di poter allungare una mano e di poter toccare gli oggetti descritti, quel libro letto in silenzio, quel fiore spuntato all’ombra di un albero, quegli ombrelli venduti con il vecchio amico dalla lunga barba, andando in giro su quel furgone dal colore ormai indefinibile. Così come sembra di dover sentire da un momento all’altro le voci dei personaggi delle brevi storie in versi contenute nella raccolta, il Marco, la Carla, oppure il subdolo venditore di libri, oppure la giovane operaia, oppure la grande madre che aspetta il figlio, vestale minuta in gramaglie, laggiù in cucina. Questi sono i protagonisti di un mondo minore, di una realtà fatta di piccole lotte e di ingenue speranze, che l’autore osserva con disincanto e che descrive con il suo sorriso amaro.
I colori dei paesaggi, i rumori delle strade, i profumi, le attese, le partenze, i tradimenti, tutto è accaduto, e tutto torna nuovamente ad accadere, ogni volta che viene raccontato, come in un tempo senza tempo, come in un tempo che si ripete all’infinito.
I sentimenti vissuti una volta, oggi sono rimpianti, e le antiche ferite ancora non si sono rimarginate, e forse questo non accadrà mai. Non è facile leggere Fabio Dainotti, le assenze sembrano più importanti delle presenze e il detto sempre più spesso lascia il posto al non detto, così come la luce lascia il posto alle ombre. Le parole si perdono in una dimensione indefinita, in una sorta di labirinto della coscienza, ciò che sembra passato invece è il nostro presente, e il nostro presente diventa anche il nostro futuro.
E così poco per volta il vuoto si riempie della nostra stessa tristezza, dei nostri vecchi dolori, della nostra memoria, e della nostra voglia di tenere stretti tra le mani quei ricordi, ma allo stesso tempo di lasciarli cadere. Della nostra voglia di restare, ma anche di fuggire.
Nei versi di questa raccolta (ma in generale nei versi del nostro poeta) c’è grande attenzione per i particolari, un’aiola verde a Vimercate, il verde biliardo, il sole maliardo, il giornale sportivo sul tavolo, il tram che scompare tra le foglie rosse e gialle, il vialetto ghiaioso di Villa Malcontenta.
Sono dettagli, ma non sono solo dettagli. Per l’autore e per noi che leggiamo rappresentano molto di più. Sono le piccoli grandi cose di un mondo che è stato, di un mondo oramai confinato nel ricordo, al quale noi oggi guardiamo ancora con stupore. E nel miscuglio di sensazioni che restano, terminata la lettura di Ultima fermata, questa forse è quella che poco per volta prende il sopravvento.
C’è una poesia, tra le prime della raccolta, che racconta l’importanza di quel tempo. Si andava ‘Da Gisella’, nelle sere d’estate, in Franciacorta,a sentire il juke-box, un cerchio di splendore e intorno l’ombra. Erano gli anni Sessanta.
La nostalgia, quindi, è la nostra vera compagna. E si tratta di un dolore sottile, quasi impercettibile, che rimane sottotraccia, ma che non ci abbandona mai, dovunque noi andiamo, come fanno intendere questi versi: uno sguardo d’intesa, una parola smozzicata, tra una sigaretta e un bicchiere, sempre l’ultimo, quello della staffa. Oppure questi altri versi: ora è finita, eppure credevamo (o forse io credevo) il nostro breve amore imperituro.
Le poesie di Fabio Dainotti parlano alla parte più profonda di tutti noi. La sua voce e la nostra si sovrappongono, e infine si confondono. Le sue domande sembrano le nostre domande e le sue non risposte sembrano proprio le nostre non risposte.
*
Enrico Fagnano

mercoledì 17 marzo 2021

POESIA = GIORGIO MOIO


***Il non potere lo turba***
cam(m)inano le parole anche se non hanno piedi
oh lory loruccia mia
in punta di pie
de nel rumoroso silenzio ‒ nella presenza dell’assen
za
dei cambiamenti
dei mutamenti
nel marciume intraionico intratirrenico
di un quadro acrilico ’o mare laccìso l’acciso
il diadema furiosamente mani polato
ne li campi flegrei
e nunn ’o pave
nella terra desolata che rrutta all’apparire de’ la similitu
dine
dove simpunt
ano aghimolli di mollighia
nel kuscino di euridice
: che dice dice ma non dice
che di-ce di-ce dicerie
: como el canto de’ gallini
nelle trame di veleno di una serpe di montecitorio
con le corna simili ad un intreccio di rami impazziti
le famose corna ramificate
per un narcisso
che bove cor(n)uto ’mbriaca
: (tra i cedri affraska
: ) tra i limoni attresca
è lì che si staglia lombrula confusa
affusa
contusa
intrusa
invadente & petulante
infittazioni indifatte dazzurro
infatti
di cornamuse dalla metrica
di mucosa bavosa di comusa bosava
la sua caratteristica di punta
è un punto di fantasmi dal cuore di panna
: pleonasmi di asmi e frecature
“Juar, voi no sei corteso
que me chaidejai denzo,
que negota no farò.
Anche fossi voi apeso!
Vostr’amia non serò” (1
dicea lancella
a lo messer bisbiglio
rio
a rottamazione / si va per rottami
per rottaminarda a minar d’amor
“comme vont à dos
d’âne de très jeunes filles
d’antrefois
En robes d’acacia” (2
più tardi ci sarà una sorpresa nel quadro appeso
invece qui il rituale diletta ipnotici sentimenti
sementi per una terra che stenta a dare frutti
pomeriggi sull’asfalto liquido per mete
dordinaria follia
le laxtre di pietra in confusione immonda
sur la route chi monte et discend
toutes les écolieres :
le sphinx
a passi farciti dallegoria
in allegrata d’ombrata luce che effonde sperma calura
sulle poltrone di palazzo madama
dove si fa aggara per le corna più belle
ma dove sembra essere rettilineo il divenire
: non sarà che a sghimbescio
: accurva annòzzoli bubbati
a tric-e-trac
– a lingua di cane
– a lisca di pesce
ammanifesto del signor poetese
camminano le anzie
o lory
anzie in punta di pie
de in ogni angolo
in ogni angolo c’è un angolo
un angolo senza angolo
è come un fiume senz’acqua
ma ricordati che la poesia è sofferenza
lacera certezze)
racela il dubbio)
il dubbio di euclide
il dubbio di margherita
del casanova di fellini ma poi si fa allegrezza
priezza in mezzo a lo mar
* GIORGIIO MOIO
____________ 1 Rimbaldo de Vaqueiras
2 André Breton

martedì 16 marzo 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“Carne”**
Ho lacerato la carne stringendo fra le labbra il non senso della mia illusione.
Quel voler procedere a memoria aspettando i riflessi sanguinanti avvolti nel canto
inesauribile dei colori, del vero vuoto che vuole divenire verso.
Imprendibile e fragile allo sguardo la vertigine che avvolge un sapore che lievita
lento, e torno alle forme di goccia, sempre pronto al segno che sugella.
Traccio la sembianza del tuo corpo al calore della nostalgia e riprendo i pensieri
per quel che rimane di un sogno.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = EDITH DZIEDUSZYCKA


***Alessia in attesa dell’aurora***
Mappa nell'anima per Alessia
nella cameretta porto per ritrovare
l'aurora prima dell'ora blu prealbare
e sta nuda ragazza Alessia
nel tepore del denso piumone
del letto fisica gioia a pervaderla.
Si lava la mente con la notte Alessia
nel vegliare e le stelle guardare
dalla finestra bucata e la luna
nel durare nel farla pensare
al suo ciclo. E poi sarà luce
bianca d'aurora in quel condominio
nel differenziarsi dai villaggi
in campagna che ancora esistono.
Non dorme ragazza Alessia
e lui arriverà, aprirà con la chiave
di Alessia la porta dell'amore.
(Raffaele Piazza)
**
"Alessia sempre in attesa dell’aurora"
Alessia sempre
in attesa dell’amore
Fremente fanciulla
di desiderio accesa
sognante e pronta
al giuoco sensuale
che accende la miccia
accarezza la micia
nella morbida tana
al complice chiarore della luna
al sobbalzare delle stelle
visitatrici tenere
che dall’orlo del vetro
sbirciano complici
il corpo fresco
e l’anima tremante
Presto arriverà il prode cavaliere
il principe azzurro
ad infilare piano nella porta
socchiusa di Alessia
la sua chiave.
*
EDITH DZIEDUSZYCKA. 15.3.21

domenica 14 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA


***Edith Dzieduszycka – "Greve è la neve" -Genesi Editrice – Torino – 2020 – pag. 61 - € 10,00
Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Greve è la neve presenta una prefazione di Giacomo Trinci acuta e centrata intitolata La poesia e il non sapere di sapere, frase che riporta alla memoria i rapporti tra detto e non detto che, nel campo dell’esperienza della scrittura poetica, sono fondamentali nel divenire il poiein di ogni autore un esercizio di conoscenza soprattutto tra i poeti e le poetesse che raggiungono risultati alti come Edith, esiti sottesi ad una fondante e sviluppata coscienza letteraria.
Inoltre, elemento saliente, di volume in volume, la poetessa rivela un lato raro veramente positivo, quello di una originalità di argomenti trattati in ogni singolo libro, mantenendo una forte coerenza nella forma e nello stile.
Sia che si tratti di haiku, sia che venga affrontato il tema della pandemia, sia che il libro sia un bestiario, sia che si tratti di un’opera in memoria dell’amato Edith rivela una cifra inconfondibile sempre antilirica ed anti elegiaca che sottende intelligenza vivissima e una notevolissima e raffinata cultura.
Tra i fenomeni atmosferici la neve è uno dei più trattati da poeti e scrittori e la stessa neve ha ispirato un film intitolato Il senso di Smilla per la neve. La neve evoca l’idea del freddo e della purezza nel suo candore e nel caso di Greve è la neve, la materia nivea assume anche la caratteristica della pesantezza anche se la scrittura dell’autrice nella sua icasticità diviene sempre leggera e questo è innegabilmente un pregio.
Come scrive l’autrice queste poesie derivano da pensieri nati dopo la lettura del romanzo-analisi della psicoanalista lacaniana Céline Menghi, intitolato "Blu cobalto", Genesi 2020.
"Greve è la neve" non è scandito e tutte le poesie sono senza titolo e anche per questi fattori potrebbe il testo essere considerato un poemetto. Una matrice filosofica oltre che psicoanalitica pare connotare questa scrittura che ha una natura anche sperimentale e a questo proposito si deve affermare che ha volte i versi sono costituiti da una sola parola.
Contrariamente alle altre raccolte di Edith questa ha un carattere che sfiora l’alogico e questo non è un caso derivando le parole da un inconscio controllato e la struttura dei versi e sempre anarchica e non caso si rivela nei tessuti linguistici una intellettualistica riflessione sulla parola nel suo ripiegarsi su sé stessa e le poesie sono fatte di parole.
Le atmosfere evocate da questi versi sono vaghissime e il lettore si emoziona nell’entrare nel flusso di coscienza dell’autrice e tutti i componimenti fluiscono in lunga ed ininterrotta sequenza in un fluire magmatico delle parole dette con immensa urgenza.
Da notare che non si registra un’effusione dell’io-poetante nel senso che le poesie sono descrittive nel loro essere pervase da un alone di magia.
*
Raffaele Piazza

martedì 9 marzo 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


***“Insonnia”***
Improbabile danza l’insonnia
che il demone sottile spiega ogni sera
nel cerchio delle ore intorpidite.
Inarca prima di tacere la rosa amata
l’impazienza per la luce forsennata,
il pugno nell’orecchio
nell’attesa di un trasalimento,
alle prese con segreti e vittime di scontri,
quando trascorro molte battute al tono
di intervalli, ricoperto dai grappoli di acacia.
Le coltri hanno il tepore della nevrosi,
la pietra è antica argenteria.
Mordo le gradazioni nel candore apparente,
ondulando sotto il tepore di una frivolezza
che non è più mia.
Ho confidato ai giorni il tuo ritmo raggiante.

ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 7 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

>
**Raffaele Piazza : "Alessia e Mirta"-Ed Ibiskos- 2019 ***
Si nota, leggendo questa raccolta di Raffaele Piazza, una interessante ricerca sulla parola, termini non scontati, un notevole approfondimento linguistico che dà rilievo all'opera in questione. Termini come per es "trasale", "alberate", "interanimarsi", "albereto", "infiorescenze", "azzurrità", "incielarsi", "campita", danno il senso della cura con cui sono stati scritti i versi. Questi nell'opera vanno a tratti a sovrapporsi a versi più immediati, diretti, espliciti, come quando si citano gli euro, le telefonate, come quando si descrive le vesti di Alessia, gli incontri "alla camera 8" fra i due personaggi, che comunque si amano.
Vi è dunque la narrazione di un storia - a mio dire - d'amore tra i due protagonisti di questo "sequel poetico", fatto di episodi, di situazioni, ambientazioni diverse, che portano il lettore all'interno di una storia sentimentale da seguire, ma anche passionale nella sua descrizione, un amore che risulta anche puro e sincero, direi una narrazione vicina ad un racconto breve in forma poetica. A volte forse, alcuni riferimenti espliciti possono risultare eccessivi se rapportati alla forma lirica del verso: "spera che il preservativo non si rompa....poi ha l'orgasmo e dice non lasciarmi!" Oppure "Si veste Alessia come una donna (slip e reggiseno rosa confetto e gonna corta cobalto di cielo e a quadri camicetta, scarpe nere con i tacchi alti). È già bagnata Alessia nell’attesa del prossimo letto e aspetta Giovanni per l’amore. È appassionata Alessia calda e sudata", ma sono pur sempre scelte stilistiche dell'autore poiché sembrano essere cercate nella forma espressiva voluta appositamente come forma di linguaggio, che denota una chiara immediatezza di espressione. Ho trovato anche una certa attenzione e riferimenti alla natura, una descrizione che arricchisce sicuramente il panorama letterario di queste poesie.
Altro è l'aspetto relativo alla parte in cui si cita Mirta, dove si intrecciano sentimenti di amicizia, di dolore, di nostalgia, di tristezza per una vita che purtroppo non c'è più. Sono atti drammatici la cui descrizione porta sempre un autore a varcare superfici non facili da solcare, o da descrivere, ciò quando vi è stato, come questo sembra il caso, un coinvolgimento piuttosto intenso e reale fra le due vite, di momenti condivisi e rapporti confidenziali, di ricordi indissolubili. Ma si aggiunge alla perdita di una persona cara anche il dramma, poiché è esplicito nell'opera le modalità con le quali Mirta ha scelto di lasciare questa terra. Qui i versi, sempre a mio avviso, si fanno meno articolati, meno controllati, meno astrusi nel linguaggio, divenendo più liberi, personali ed intimi, semplici ma pur sempre efficaci nella descrizione dello stato d'animo che a tratti incupisce l'autore di fronte alla vita, la quale resta sempre il luogo delle nostre passioni, del nostro amore, della nostra realtà.
GIANNI MARCANTONI.

sabato 6 marzo 2021

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia e marzo**
Sole nel fresco a illuminare
di Alessia la vita nel tempo
prima della felicità
la fine della pandemia
Alessia ragazza vaccinata
nell’anima di 18 grammi.
Mentre poi piove e spiove
sottesa all’acqua Alessia
nel rigenerarla e il Parco
Virgiliano ancora esiste
con la pianta rara da rinominare
il roseto del cuore
e dei pini i verdi che hanno
visto la storia dei baci.
*
Raffaele Piazza

venerdì 5 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALINA RIZZI


***Alina Rizzi – Gente che se ne va----puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 85 - € 12,00 "Gente che se ne va", la raccolta di poesie di Alina Rizzi che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Alessandra Paganardi centrata e ricca di acribia intitolata "Libertà e misura nei versi di Alina Rizzi".
Il testo composito e bene strutturato architettonicamente è scandito nelle seguenti sezioni: Preludio, Ricostruzione e Un’estate a contraddire.
I componimenti, molti dei quali sono brevi, hanno una venatura epigrammatica e assertiva e sono ben risolti nella loro compattezza formale e nell’icasticità che li connota pur nella loro leggerezza.
In Sera, la breve poesia che apre il volume, la poetessa parla della sua vita raggomitolata per parare i colpi del silenzio e in questo testo è implicitamente trattato il tema del detto e non detto e delle parole che scaturiscono dalla virtuale feritoia tra i due termini inverandosi proprio nei versi. Nella prima sezione Preludio si respira nei versi stessi un’atmosfera di sogno ad occhi aperti e tra accensioni e spegnimenti si realizza una forte e magica sospensione che crea visionarietà in sensazioni che sembrano connotate da un forte onirismo purgatoriale.
Altre volte prevale la linearità dell’incanto anche nel relazionarsi dell’io-poetante ad un tu del quale ogni riferimento resta taciuto. Anche il senso della fisicità di un corpo cogitante si rivela con frequenza, corpo che si fa parola e dallo scatto e scarto memoriale scaturisce la chiarezza dei dettati, che sottende una complessità intrinseca giocata sulle tastiere analogiche e forte è la densità semantica, metaforica e sinestesica.
Una sensazione di già vissuto, di ritorno dove si era già stati caratterizza queste poesie fluide nel loro sgorgare come sorgenti di acque limpide sulla pagina decollando negli incipit e planando dolcemente nelle chiuse.
Una vaga armonia sembra sottendere tutto l’ordine del discorso dell’autrice e l’io-poetante è molto autocentrato solipsisticamente su sé stesso e dai sensi acuti e sensitivi scaturiscono le parole dette con urgenza. Nella seconda parte Ricostruzione si assiste a un forte cambiamento di registro espressivo e la materia si fa spesso magmatica e oscura nella trattazione dei massimi sistemi come il tempo che è scritto con la lettera maiuscola iniziale a dimostrazione della sua titanica forza di condizionamento delle vite di chi è sotto specie umana e ne sconta la gravità e il tempo stesso è collegato alla morte che per dirla con Ungaretti si sconta vivendo.
Si tratta di un tempo violato dalla presunta, se tutto in poesia è presunto, volontà di annullarlo come categoria che va stretta per la sua percezione soggettiva e per la sua velocità che aumenta nella mente temporale con il trascorrere appunto della durata della vita.
Nella terza sezione dall’intrigante titolo Un’estate a contraddire ritroviamo poesie senza titolo e numerate che potrebbero essere lette come un poemetto a sé stante connotato da un’aura fortemente surreale ed evocativa.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA


***Edith Dzieduszycka : “Viraggio” – Ed. Genesi – 2021 – pagg. 168 - € 15,00
Il “diario” che incontriamo tra le pagine di questa raccolta è un cesellato ricamo quotidiano che trasporta le policromatiche riflessioni della vita di ogni giorno verso il filtro della meraviglia e della immaginazione.
Il grigiore della potenza filosofica, che attanaglia il pensiero del poeta, rivela un canto senza dubbio ricco di melodiosi tocchi, quasi un continuo sussurrare a se stessa e al lettore il tremore che il verso concede alla trasfigurazione del momento. Il “tempo” diventa presenza acuta della coscienza, anche quando le nostre azioni si rallentano innanzi agli interrogativi che tastoni ritroviamo nella nostra impotenza.
Una strana forza ineludibile libera la tensione “sine macula” in un percorso di incremento significativo, come la cornice che trattiene uniti i motivi tutt’altro che marginali di un sopravvivere sempre sul filo delle epifanie: “Che bello poter stare/ su poltrona e sofà/ su divano e dormeuse/ con la benedizione del capo dello stato./ che bello addormentarsi/ dalle piccole ore al mattino avanzato/ svegliarsi ancora cisposo/ con orzo-caffè al posto dell’hamburger/ che bello ciondolare nelle stanze silenti/ senza preoccuparsi/ di postare su FB un selfie con trucco/ ma poi all’improvviso/ per conto suo va/ la mente addormentata/ e le passa davanti la sfilata infinita/ dei camion militari/ trasportando bare al rogo purgatore.”
La tela ha i colori delle vertigini e passo dopo passo gli appunti si addensano tra musiche, animali e fiori, tra mura impotenti e bersagli dormienti, tra ricordi a male pena trattenuti ed impalpabili virus, nello strano paradosso che può ricamare la tristezza. Una cordata che ospita un’innocenza mai smarrita per un percorso vissuto con passione, emotivamente fremente, diacronicamente in progress.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 4 marzo 2021

POESIA = FRANCESCA LO BUE


**Pistis Sophia**
Come di consueto, la Lo Bue, in questa poesia gioca con il linguaggio in una semantica articolata tra mithos e logos. Ciò, in una situazione poetica nella quale la sincronia e la diacronia si incociano in un simbolismo che possiede le sue radici nella cultura classica e articola i suoi effetti nella nostra contemporaneità, aprendo, così, lo scrigno di significati nascosti che evocano la memoria di espressioni allusive, capaci di suscitare gli effetti delle metafore proiettate ad esplicitare i contenuti ineffabili ed emotivi del non dicibile.
La chiave di lettura di questo componimento poetico si colloca senz’altro nell’archeologia di un pensiero sommerso. Così, il linguaggio realizza il suo ruolo centrale in tutta la composizione immaginativa. Ciò manifesta la sintonia onirica di un rito arcano in cui le parole sono oggetti, immagini e sentimenti, suscettibili di una profonda penetrazione umana nel mondo della comunicazione interpersonale. Pertanto, l’itinerario poetico realizza un vero e proprio racconto simbolico composto di flash di luce e di sentieri interrotti, in modo tale che la poesia medesima esprime una musica di voci misteriose.
Tutto ciò apre il discorso ad una ermetica interrogazione che esige una risposta sperata e inattesa, che tuttavia trova il suo spazio immaginativo nel silenzio della meditazione.
Aurelio Rizzacasa
*
PISTIS SOFIA
I
Un solco di luce s’inchioda nel cuore anelante
quando la mente ama.
Tu sei freschezza e passione,
stille dal calice della luna nuova,
armonie cangianti di citazioni antiche.
Le maschere s’abbandonano nei poggi di pietra,
il tempo ritorna al tempo,
nella giara incrinata si disfà la giovinezza,
nell’eco di un sogno fuggente
repente sarà fumo di cera.
L’acqua parla e io canterò con la voce di tutti i giorni,
inseguirò il canto del povero,
le orme disperse nelle scalee delle nuvole.
Devono venire le api coi fiori a cavallo,
devono venire i pastori con la lama dei dromedari,
deve venire un cane fra portici di vetro e canali salmastri,
deve venire la Santa madre che sta sola,
che sta nuda.
II
Errano gli dei nelle tenebre del mare,
nel meriggio ardente delle strade.
Errano le chimere e gli amanti
Nei marciapiedi voraci,
arrivano a un santuario violaceo.
È Lei,
e sono le sue voci nelle sette ghirlande della carne,
soavi voci,
braci di gemme di alberi sonnolenti
che si impadroniscono di un mistero in cielo,
regno compatto avvolto di grigiore perlaceo.
Sei calore di desiderio,
mentre io sono albero vinto.
III
Madre addormentata in un torbido tappeto,
qual è la tua scienza?
Darai parole,
pucritudine di scienza senza fine,
il musicare dell’alloro di Lazzaro
che raddolcisce la carne di Sebastiano
nell’echeggiare di specchi allucinati.
L’epifania del cammino,
come fulgore di cometa nella notte dei tempi,
l’orma invisibile della tua voce silenziosa.
*
Francesca Lo Bue

martedì 2 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANNI MARCANTONI


***Gianni Marcantoni – Complicazioni di altra natura***puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 75 - € 12,00
Si tratta di una raccolta di poesie non scandita e compatta che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.
Il volume è prefato da Alessandra Paganardi che, con le sue parole acute e piene di acribia. entra felicemente nel merito di una definizione del testo con lo scritto Per non essere distratti dal niente. Programmatico il titolo "Complicazioni di altra natura" che sembrerebbe avere una connotazione pessimistica non di un pessimismo cosmico di stampo leopardiano, bensì di un pessimismo che sembrerebbe individuale, che si riferisce presumibilmente al vissuto privato e pubblico del poeta.
Se la vita dà scacco un po’ a tutti con tutte le sue contraddizioni tipiche dell’essere sotto specie umana anche nel postmoderno occidentale nell’era di internet, e-mail, sms e di tutti gli strumenti che la rendono liquida e velocissima le inevitabili complicazioni nel quotidiano sono più acute per il poeta rispetto al non – poeta e attualmente ancora di più per il fenomeno pandemia.
Il discorso potrebbe continuare con la constatazione che i poeti e le poetesse sono persone ipersensibili ma, attenzione, non per questo devono essere annoverate necessariamente come persone deboli, anzi la poesia stessa, la leggerezza dell’esistenza stessa, se controllata dal poeta può divenire uno strumento vincente nel confrontarsi del poeta con la realtà. Quindi anche se le complicazioni della vita sono di varia natura il poeta può superarle come ogni persona, un po’ facendo uso di strategie come il difendersi e migliorare la propria capacità d’amare, un po’ ricorrendo alla scrittura poetica salvifica perché il male è sempre in agguato e questo prescinde dal parallelismo etico – estetico che ha i suoi limiti intrinseci.
Entrando nel merito della poetica di Marcantoni si constata innanzitutto che si può definire antilirica e antielegiaca e predomina in essa un fortissimo senso del dolore e della morte che provoca emozioni nel lettore e che è gridato e debordante e forse non efficacemente controllato.
Sia che l’io-poetante si ripieghi solipsisticamente su sé stesso, sia che si apra all’alterità, un tu del quale ogni riferimento resta taciuto, la sua parola icastica fa i conti con l’autocompiacimento nel suo essere veramente detta con una viscerale urgenza. Ma non è un’angustia fine a sé stessa quella di Marcantoni che attraverso la sofferenza non manca d’intravedere un possibile approdo nel mare – magnum di un mondo caotico e di una vita stessa che, per dirla con i pragmatisti americani, è sempre degna di essere vissuta. Colpisce la chiarezza dei versi e la densità metaforica e sinestesica crea talvolta accensioni fulminanti con spegnimenti successivi che potrebbero essere correlati al senso del dolore suddetto.
La felicità sembra essere una lontana possibilità: un vento puro ha sradicato il nostro albero felice, scrive il poeta e il discorso complessivamente potrebbe essere considerato come affabulante e il poeta è perfettamente conscio della funzione che può avere la poesia nel suo vissuto.
*
Raffaele Piazza

sabato 27 febbraio 2021

CLOSE READING = RAFFAELE PIAZZA


***Raffaele Piazza – La Ricerca***
Bar Celestiale per Alessia
nel bere fredda la vita
che arriva al pozzo dell'anima.
A che età l'hai fatto per la
prima volta? Chiede Alessia
a Veronica che arrossisce
e dice sono vergine. Trasale
Alessia e poi ride come
una donna di sedici anni
e ride anche Veronica.
Guarda il cielo e se ne fa
una veste azzurra Alessia
nell'entrare nel file segreto
del cuore (il mistero
da custodire).
Arriva il cameriere e guarda
le ragazze e trasale
e ride di nuovo Alessia.

Confidenze tra amiche al Bar Celestiale, nome alquanto adatto! Ritroviamo Alessia, la portavoce e musa di Raffaele. Curiosa e un tantino indiscreta interroga la sua amica Veronica. “A che età l’hai fatto per la prima volta?” Non precisa che cosa… Potrebbe trattarsi di qualunque fatto… ascoltare Giorgia, Elisa o Beethoven… mangiare cioccolata… fumare… bere vino bianco… salire su un albero… prendere l’aereo…che so ancora?
Invece no. A domanda vaga, risposta molto netta che non ha avuto bisogno di contorni dettagli precisazioni per essere capita… Come fosse ovvio! Fare l’amore, da sedici anni in poi, è l’argomento chiave, l’oggetto principale d’ogni conversazione a quell’età, triviale tra i maschi, conturbante e stuzzicante tra le femmine.
E quando Alessia, come sempre di rosa o questa volta di blu cielo vestita, viene a sapere che Veronica è ancora vergine, trasalisce sorpresa e quasi incredula. Un tale candore non può che farla ridere e prendere in giro la sua amica “ritardata”!
Anche il cameriere sembra aver capito di che si tratta, così s’istaura tra di loro una complicità fatta di sotto-intesi divertiti, un episodio allegro che ricorderanno con nostalgia e tenerezza “da grandi”!
*
Edith Dzueuduszycka - 26 febbraio 2021

mercoledì 24 febbraio 2021

RIVISTA = POETI E POESIA


***Poeti e Poesia – Rivista Internazionale - N. 51 – Roma – Dicembre 2020 – PAGINE Direttore Elio Pecora***
Nel panorama contemporaneo delle riviste di poesia italiane Poeti e Poesia, quadrimestrale, occupa un posto di rilievo per l’alta qualità dei testi critici e poetici che di numero in numero ospita.
Scorrendo il sommario del numero della rivista, che prendiamo in considerazione in questa sede, troviamo conferma di quanto suddetto. Inizialmente incontriamo l’interessante sezione La poesia che si pensa che include un frammento di poetica di Nelo Risi tratto dal volume Di certe ore, Oscar Mondadori, 2016.
Segue la sezione Poeti italiani con i testi poetici di Mihail Banciu, Luca Campana, Maria Clelia Cardona, Davide Colletta, Leone D’Ambrosio, Menotti Lerro, Natalia Stepanova e Simone Zafferani.
Poi Poeti stranieri: Ihan Berk, nella traduzione di Nicola Verderame, Paul Celan nella traduzione di Anna Rachat, Alice Oswald nella traduzione di Giancarlo Corella e Marco Albini e Eugenio Solonovi tradotto da Bianca Maria Balestra, Claudia Scandara, Caterina Graziadei.
Da leggere e da rileggere Elio Pagliarani.
Saggi e riflessioni: Gandolfo Cascio A cena con Gabriella Sica, Gianluca Della Corte Una semantica del buio e della luce in Sandro Penna, Raffaele Piazza La poesia come strumento politico di Rocco Scotellaro, Paolo Popoli Il calcio nella letteratura, Brunello Tirozzi Geometria e poesia in Dante, Annamaria Vanalesti Gli haiku alfabetici di Mariella Bettarini.
Interessante in La poesia che si pensa l’affermazione di Nelo Risi che scrive che bisogna che il poeta oggi si renda conto che non ha nessuna missione da compiere: deve ridimensionarsi e muovere coi piedi ben saldi sulla realtà se vuole ottenere un risultato non effimero nel segno di quella grazia che non è appannaggio dei mistici se lo steso Marx la poneva come traguardo del sogno rivoluzionario. L’artista, quando crea, sogna di essere libero. Rendere concreti i propri sogni, ecco uno dei compiti del poeta, che non vuol dire tradurre sulla carta i fantasmi della notte precedente.
Affermava Maria Luisa Spaziani che nella poesia fondante è il ritmo che è quello che crea la musicalità del verso e si può affermare che con l’adozione, nella poesia occidentale, del verso libero si è verificata una vera e propria rivoluzione copernicana nel campo. Ora, come affermato da Eugenio Montale, bastano una penna e un foglio per scrivere poesie e salienti sono le testimonianze di bambini che hanno scritto splendide poesie.
Poeti e Poesia nel suo essere autorevolmente sulla scena della poesia contemporanea da numerosi anni è una delle tante conferme che attualmente la poesia è vivissima e dalla nascita del fenomeno internet le possibilità dei poeti si sono moltiplicate in modo esponenziale. Quindi del tutto contro l’assunto di Adorno sulla fine della poesia dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto, in un postmoderno occidentale dominato dall’incomunicabilità, la poesia è sopravvissuta come forma d’arte e di valore, contro ogni previsione e questo è un sintomo positivo nella nostra società consumistica e alienata.
*
Raffaele Piazza

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


***Alessia e il 2021***
Attimo prealbare rosapesca
nello scendere nell’ansia
di Alessia 2021 e ci sarà
dell’anima la vaccinazione.
La stellano gli amuleti
ragazza al colmo della
grazia Alessia e pace
nelle cose azzurre del mondo
e pace nell’intimo
di Alessia 2021 di speranza
i biglietti per Parigi in jet
e la felicità della fine
della pandemia e da incubi
del nero soavità di sogni
come Nausica Alessia ragazza
dalle belle forme
nello spargere nel 2021 il flusso della fragola
nel parco condominiale
di margherite.
Raffaele Piazza

martedì 23 febbraio 2021

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


***“Spiaggia”***
Il segno sugli scogli è nell’immenso dondolio
che raccoglie i ricordi ad uno ad uno,
sbiadite tracce dei frammenti dell’inconscio,
pugnalato al fragore delle onde.
Per completare il dubbio le arterie
ad ogni spazio hanno le note dello sciacquio,
che ritorna da quando tu sei andata via,
tra le agili pareti di legno nell’antifona azzurra.
Questo è l’andare stretto del tempo che a deriva
è ancora spinto per cesellare scritture nel vuoto,
lasciando precipitare l’orlo della mente
controllando le ore, per coniare la giusta scultura
delle nuove illusioni.
Spettacolo illusorio la realtà
con tentacoli ardenti dell’errore,
contorcendo il virus imbestialito
ad angoli più bui di pulsazioni.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 21 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANCARMINE FIUME


***Giancarmine Fiume -"!u!"---puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 75 - € 12,00***
Si tratta di una raccolta di poesie dal titolo originale perché l’unità minima u che in gergo fumettistico e anche nel parlare quotidiano sottende il senso della sorpresa e dello stupore qui diviene simbolo proprio del fare poesia per la meraviglia e l’emozione che sono correlate al poiein poetico stesso nel trasmetterle l’autore al lettore.
Il volume presenta una prefazione di Michelangelo Zizzi esauriente, acuta e sensibile ed è scandito nelle scansioni In descensus inferis e Chiara luce alle quali segue una nota dell’autore. Dai suddetti nomi delle parti che costituiscono il libro si potrebbe pensare all’intento del poeta di stabilire a livello ontologico una discesa virtuale nel dolore, nella perdita e nella morte dell’io-poetante che ha come antitesi e sintesi una risalita nella chiara luce che diviene redenzione e rinascita in un passaggio dalla disperazione alla serenità, accadimento che non vive solo il poeta ma che ogni persona ha sperimentato per il fatto di essere sotto specie umana.
Tutti i componimenti sono privi di titolo e per l’unitarietà formale, stilistica e contenutistica il libro potrebbe essere letto come un poemetto composto da due cantiche in rapporto dialettico tra loro.
Cifra distintiva della poetica di Fiume, che a quaranta anni celebra il suo felice esordio con questa raccolta di poesia, è quella di uno scrivere del tutto antilirico e anti elegiaco, nell’esprimersi con una parola icastica spesso gridata e mai sussurrata e sempre debordante ed espressione di un inconscio controllato. Centrale il tema amoroso nel rivolgersi il poeta ad un tu che è presumibilmente la persona amata in una maniera sensuale, modalità nella quale predomina la corporeità nel passaggio dai sensi ardenti alla parola usata per fermare l’attimo ed eternare situazioni sia che siano sofferte sia che siano gioiose riguardanti la dimensione amorosa e la capacità d’amare.
È presente nelle composizioni spesso un palese riferimento alla quotidianità e al vissuto personale per esempio quando è descritta l’azione del parcheggiare la macchina e l’atto di misurare nei pozzetti, con particolari attrezzi che si possono considerare strumenti umani, i contatori dell’acqua. Erotismo e misticismo si coniugano emblematicamente nell’efficace strofa nella quale e detto che inizia una messa e dal sesso dell’amata definito caverna affiorano ferruginosi i sospiri di una crescente litania.
Il poeta è alla ricerca del senso della vita e sembra divenire un feticista del quotidiano nel captare con la sua cinepresa puntata sulla realtà del mondo ogni sfumatura dell’esistere ed è proprio la figura della donna amata in ogni sfaccettatura della sua essenza nella relazione ad essere la più filmata in un rapporto in bilico tra gioia e dolore se è vero che l’amore fa soffrire anche se può riservare ineffabili gioie e l’amore stesso può essere ossessione che però può dare buoni frutti.
Bella l’espressione io resto aggrappato ad un lembo del tuo sorriso sull’assito del mio gravido tormento e si ha la sensazione che il poeta voglia pareggiare la partita con l’amore con l’amata anche se si ha l’impressione che il gioco lo vinca lei perché leggendo quanto scriva il poeta è lei la parte in causa dominante.
*
RAFFAELE PIAZZA

sabato 20 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI


*****Nazario Pardini: “Alla volta di Leucade” – Ed. Mauro Baroni – 1999 – pagg. 128 - € 9,30***
Giunge, gradito, un volume ormai datato, ma ricco di sospensioni poetiche ondulanti fra il mistero della favola e le contorsioni del quotidiano. Il canto modulato della memoria che riaccende ricordi e invita ad una frequentazione spirituale ricamata da componimenti che intessono un continuo canto di rassicurante dolcezza.
La necessità vitale del comunicare è modellata dalla visone del “sé” e del mondo interiore, disvelando le modalità dell’atto creativo nell’analisi del fantasma, dell’illusione, del musicale, che è alla base della struttura inconscia.
Le profondità del segnato attraversano una dolente tensione lirica, un vago desiderio di plasmare la realtà in immagini che erompono da un’emozione estetica.
Cinque i capitoli di questa raccolta: “Stagioni” interamente dedicato al tema della memoria, “Canti liguri”, quattro poesie intitolate al paesaggio, “La sera di Ulisse- poemetti serali” dove si intrecciano illusioni per una sempre nuova parola, viva di riflessi, “Fuga da settembre” con la tessitura di ricordi tra miraggi di costellazioni, e “Sulle rive del Biondo e dello Xanto- Canti arcaici” nella congeniale vitalità poetica , che distingue un autore impregnato di infiammata cultura.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 19 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALESSANDRO DI NAPOLI


***Alessandro Di Napoli : “Dieci anni di poesia tra meraviglia e impegno civile” – Ed. Centro documentazione sulla poesia del Sud- 2020 – pagg.564 -€ 20,00
Non nuovo alla ricerca culturale ed in particolare alla indagine sulla produzione poetica contemporanea Alessandro Di Napoli propone alle stampe un volume di notevole spessore, raccogliendo gli scritti da lui firmati tra gli anni 2008 e 2017.
“Uno degli aspetti più importanti dell’indagine statistica di Alessandro Di Napoli – scrive Paolo Saggese nell’introduzione- è rappresentata dalla straordinaria attenzione alla ricostruzione bibliografica: infatti si riconosce allo studioso un lavoro di scavo e di ricerca della bibliografia di straordinaria importanza soprattutto quando occorre dimostrare la fondatezza di un’ipotesi o quando occorre fornire notizie precise e puntuali al lettore. Questa cura è frutto di un vero e proprio amore per il libro, che induce lo studioso a raccogliere, acquistare, conservare volumi correnti ma anche rari, e a richiamarli all’attenzione di amici e collaboratori, quando l’occasione lo richieda.”
La letteratura italiana ha bisogno in questi anni di fermenti politici, sanitari, sociali, vertiginosi, ha bisogno di un ripensamento che possa dare ordine e struttura definitiva alla produzione poetica che viene realizzata in maniera disordinata ed approssimativa. C’è bisogno sia per la storiografia che per il lettore sprovveduto di un organigramma che possa dettare e delineare i binari di una proposta creativa degna di essere conservata.
A questo obiettivo mira il libro che abbiamo in mano.
Oltre ad una ricchissima raccolta di scritti di decine e decine di autori Alessandro Di Napoli offre in questo volume saggi dedicati alla produzione poetica e ad una serie di studi e antologie che trattano lo stesso argomento passando in rassegna le opere in particolare di Salvatore Anzalone, Donato Luigi Cassese, Domenico Cipriano, Massimo Ciotta, Francesco Di Sibio, Vincenzo D’Alessio, Ittaviano Di Biase, Carlo Di Lieto, Raffaele Della Fera, Alfonso Attilio Faia, Mario Fresa, Giuseppe Iuliano, Pasquale Martiniello, Giuseppe Napolitano, Ugo Piscopo, Alessandro Ramberti, Gianni Rescigno, Paolo Saggese, Salvatore Salvatore, Sangiuliano, Armando Saveriano, Antonio Spagnuolo e Giuseppe Vetromile.
Un panorama caleidoscopico, dalla impostazione rigorosa, ed immerso nel magma bollente nel segno della indiscutibile validità della critica.
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ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 17 febbraio 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIELLA BETTARINI


***Mariella Bettarini : “Haiku alfabetici” – Ed. Il ramo e la foglia 2021- pagg.72 - € 12,00***
Instancabile operatrice culturale Mariella Bettarini si cimenta in una caleidoscopica impresa poetica, in una soluzione personale dell’alfabeto, provocazione per un susseguirsi di gioielli ritmici a partire dalla lettera A per chiudere con la lettera Z.
La evidente difficoltà di stendere ben 130 haiku si manifesta nel monotono procedere della lettura, che diviene pagina dopo pagina uno strano ritornello ripetitivo, un susseguirsi di fraseggi, quasi tutti volti alla luminosità della filosofia.
“Meriterebbero tutti gli haiku di questa raccolta – scrive Annamaria Vanalesti nella postfazione - d’essere commentati, perché ci squadernano una visione totalizzante della realtà, ma soprattutto dell’umanità, pervasa da un sentimento corale di pietas, che si configura come costante condivisione e compartecipazione con gli altri alla vita, pur nella sua quotidiana drammaticità, nel suo ineludibile e quotidiano mistero.”
Un tentativo in cui ritroviamo momenti di intensa complicità nella scrittura del “pensiero”, come tratteggio di una fusione con la ricerca.
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ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = GABRIELLA FRENNA


***Gabriella Frenna – "Sguardo d’artista"--- omaggio a Michele Frenna e a Raffaello Sanzio nel 500° anniversario della morte
Magi Editore – Patti (Me) – 2019 – pag. 111 - € 10,00
Sguardo d’artista, il composito volume che prendiamo in considerazione in questa sede, può essere considerato, in senso lato, un ipertesto strutturato attraverso l’interazione e l’intersecazione di più linee di codice di natura artistica e concettuale.
Infatti nel suddetto libro si ritrovano molto bene amalgamate tra loro parti biografiche, saggistiche, poetiche e di riproduzioni di opere di carattere figurativo del genere del dipinto e del mosaico. Gabriella Frenna è l’autrice delle poesie sempre ispirate ai dipinti di Raffaello Sanzio e ai mosaici di suo padre Michele, tutti riprodotti a colori, ed è anche la coordinatrice del testo che include la biografia di Raffaello (1483-1520), lo scritto La Fornarina, il vero amore di Raffaello, la presentazione di Luigi Ruggeri e la nota Fede e arte in Raffaello Sanzio.
Come nota Ruggeri quando si scrive o si parla di grandi personaggi della storia, come del pittore urbinate e li si vuole contestualizzare nel tempo presente, bisogna sempre procedere con cautela. Così ho inteso muovermi fra le pagine di questo libro per cogliere aspetti artistici del grande maestro e porli, più che a confronto con Michele Frenna, in rapporto con la causalità dell’opera artistica. Il segno pittorico – musivo attraversa il confine della leggibilità narrativa e della scrittura per mettere a nudo la materia continuamente immersa in un costante, oggettivo, e pacificante flusso metamorfico.
Per quanto riguarda la poetica della Frenna bisogna affermare che appartiene tout-court al genere neolirico nelle descrizioni delle opere dei due autori. Poesie - riflesso che sono tutte affabulanti, poesie come didascalie alle geniali invenzioni figurative dei due artisti così distanti nel tempo tra loro eppure così vicini perché accomunati dal comune denominatore della fede nel carattere salvifico ed epifanico dell’arte attraverso forme che si mantengono, nelle loro totali differenze, connotate da efficaci cromatismi senza mai praticare i campi dell’astratto o dell’informale.
Le poesie sono tutte centrate sulla pagina e sembrano fluire in lunga ed ininterrotta sequenza come ruscelli icastici e leggeri di parole e le immagini dedicate alle icone scaturiscono le une dalle altre. Attraverso l’unirsi di poesia e pittura ci si ritrova nella dimensione dell’ipersegno e anche nei felici connubi il fortunato lettore ritrova il piacere del testo nelle scorrevoli e narrative poesie nitide e luminose che possono considerarsi come specchi dei quadri e dei mosaici in una sinergia esaltante sia che si evochi l’atmosfera rinascimentale sia che si tratti di segni della nostra contemporaneità perché l’Arte è atemporale.
In una poesia Raffaello viene detto con urgenza divino perché ritrasse nelle pitture l’ideale classico della somma bellezza con grazia e nobiltà dei bei atteggiamenti e in altri passaggi poetici Gabriella sembra entrare nell’officina del pittore nel suo descrivere anche tecnicamente il suo poiein di artista. Per quanto riguarda l’arte di Michele Frenna (1928-2012) si deve mettere in rilievo che ha praticato nella sua vita l’originale genere artistico del mosaico con i tasselli di vetro alimentato dal senso di stupore e di amore per la sua terra siciliana e le sue opere sembrano raffigurazioni pittoriche viste da lontano quando invece sono mosaici ben delineati con gradevoli tonalità cromatiche che si amalgamano con armoniose sfumature dove un ruolo importante lo gioca la luce.
Quindi come dal titolo il libro in toto, nella sua complessità, è un acuto sguardo d’artista e anche al lettore spetta il compito e il piacere estetico di guardare, leggendo la sinergica interazione che si realizza nei vari campi espressivi.
*
Raffaele Piazza